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CORSO DI METODOLOGIE E DETERMINAZIONI QUANTITATIVE D’AZIENDA TATIANA MAZZA STEFANO AZZALI.

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1 CORSO DI METODOLOGIE E DETERMINAZIONI QUANTITATIVE D’AZIENDA TATIANA MAZZA STEFANO AZZALI

2 2 IL PROGRAMMA  L’ANALISI PER INDICI DI BILANCIO E FLUSSI DI CASSA  RICLASSIFICAZIONI  STATO PATRIMONIALE  CONTO ECONOMICO  L’ANALISI PER INDICI  INDICI DI SOLIDITA’  INDICI DI LIQUIDITA’  INDICI DI REDDITIVITA’  ROE: ANALISI MOLTIPLICATIVA E ADDITIVA  ROI: ANALISI MOLTIPLICATIVA  SCOMPOSIZIONE EBIT/OF  L’ANALISI PER FLUSSI DI CASSA  OPERAZIONI STRAORDINARIE  TRASFORMAZIONE  LIQUIDAZIONE  FUSIONE

3 3 ESAME La prova scritta comprende esercizi e domande (parte interpretativa) su tutto il programma (vedi lucido precedente), con pari peso sulla valutazione finale.  Analisi degli indici di bilancio:  Riclassifica dello stato patrimoniale o del conto economico secondo i criteri sviluppati durante le lezioni.  Calcolo di alcuni indici di bilancio indicandone la relativa formula.  Interpretazione degli indici in base al caso analizzato. L’interpretazione deve finalizzata a comprendere lo stato di salute della specifica azienda oggetto di analisi.  Apprezzamento della dinamica finanziaria complessiva;  Apprezzamento del contributo offerto dalla gestione operativa, finanziaria e degli investimento sulle fonti e sugli impieghi di cassa della specifica azienda da esaminare.  Operazioni straordinarie: scritture contabili inerenti alle fusioni, trasformazioni e liquidazioni, con commento alle varie fasi di svolgimento delle operazioni.

4 4 RICEVIMENTO ORARIO DI RICEVIMENTO: MERCOLEDI’ ORE ORE LIBRO DI TESTO L’ANALISI DI BILANCIO CLAUDIO TEODORI SECONDA EDIZIONE 2008 G. GIAPPICHELLI EDITORE – TORINO Esclusi i paragrafi:

5 5 RICEVIMENTO APPELLI dicembre 2014, ore gennaio 2015, ore gennaio 2015, ore giugno 2015, ore giugno 2015, ore luglio 2015, ore settembre 2015, ore 14.00

6 ANALISI DI BILANCIO Cap. 1 Par Libro di testo

7 7 L’economicità rappresenta il principio guida nel governo delle imprese, il cui perseguimento è alla base del successo economico, in quanto permette all’impresa di conseguire la durabilità e l’autonomia. L’agire secondo economicità comporta l’ottenimento di equilibri sotto diverse prospettive. Per formulare articolati e completi giudizi, è necessario sottoporre il bilancio destinato a pubblicazione ad elaborazione, utilizzando tecniche riconducibili all’analisi di bilancio. Compiere analisi di bilancio significa applicare un metodo di ricerca in cui l’oggetto di indagine è scomposto ed esaminato nelle sue parti elementari, significative per il raggiungimento di definiti obiettivi conoscitivi. OBIETTIVI

8 8 Il bilancio destinato a pubblicazione è finalizzato, oltre a rispettare un obbligo di legge, a soddisfare il fabbisogno informativo di una molteplicità di interlocutori, prevalentemente esterni all’azienda. Genericamente essi si identificano con i conferenti capitale risparmio, i manager e i dipendenti, l’amministrazione finanziaria, i clienti, i fornitori, i conferenti capitale di prestito, i concorrenti, gli investitori istituzionali, i revisori, le agenzie di rating, i ricercatori, gli organi giudiziari, gli utilizzatori intermedi o a fini statistici, la stampa economica: non per tutti questi interlocutori risulta sufficiente il bilancio destinato a pubblicazione, che deve essere opportunamente integrato da altre informazioni quali- quantitative. Tale molteplicità di soggetti, con caratteristiche ed interessi anche divergenti, è causa delle necessità di adeguamento della metodologia generale di analisi agli scopi conoscitivi perseguiti. OBIETTIVI

9 9 Le analisi di bilancio per indici e flussi sono una tecnica fondamentale per conoscere ed interpretare la dimensione economico-finanziaria della gestione aziendale. Attraverso le analisi è infatti possibile ottenere importanti sintomi ed indizi su aspetti significativi dell’attività d’impresa, con l’esame critico del sistema di valori di cui è espressione il bilancio d’esercizio. Conoscenza della situazione economica finanziaria Interpretazione dei risultati Conoscenza della situazione patrimoniale OBIETTIVI

10 10 1) Periodicamente (il più spesso possibile) per comprendere l’andamento della gestione aziendale a fini interni (ma anche esterni) 2) Quando è necessario al fine di presentare dei documenti agli istituti finanziari ai fini di rilascio/conferma di linee di affidamento 3) Nei casi di piani di ristrutturazione aziendale TEMPISTICA

11 11 L’analista interno all’impresa avrà una mole di informazioni senz’altro maggiore rispetto all’analista esterno. Egli potrà, conseguentemente, arrivare, nell’analisi dei bilanci e delle relative performance aziendali, fino alla singola distinzione ed evidenziazione dei comportamenti e delle prestazioni a livello di singole funzioni aziendali e aree strategiche d’affari. L’analista esterno, invece, deve necessariamente fare riferimento ai dati di bilancio e dalle informazioni da questo desumibili evitando di procedere mediante l’uso di ipotesi arbitrarie che potrebbero condurre a conclusioni fuorvianti sullo stato di salute e di efficienza dell’impresa. SOGGETTI

12 12 Le tappe fondamentali dell’analisi sono le seguenti fase 1: Normalizzazione dei dati fase 2: Riclassifica dello stato patrimoniale e del conto economico Secondo criteri coerenti rispetto alle finalità dell’analisi fase 3: Analisi della struttura finanziaria e dei risultati economici con gli indici di bilancio fase 4: Analisi dei flussi finanziari con il rendiconto finanziario FASI

13 13 Normalizzare i dati Nell’ambito della lettura del bilancio come momento di prima interpretazione è data lettura di tutti i documenti disponibili: relazione sulla gestione, nota integrativa, Stato Patrimoniale e Conto Economico, relazioni di altri soggetti (collegio sindacale, revisore) singolarmente e in modo incrociato. L’analisi viene approfondita investigando le principali variazioni intervenute nelle classi di valori, le tavole integrative, i criteri di valutazione, i conti d’ordine. Si ricerca la presenza di operazioni straordinarie o intragruppo. Occorre individuare i destinatari e valutare il grado di discrezionalità. Normalizzare significa cercare di depurare il bilancio da eventuali interferenze fiscali o «extragestionali», o da politiche di bilancio. FASE 1

14 14 Cos’è la riclassificazione del bilancio? La riclassificazione dei documenti contabili del bilancio consiste in una rielaborazione e riaggregazione delle voci dello Stato Patrimoniale e del Conto Economico ai fini di disporre di dati più significativi per l’analisi di bilancio. FASE 2

15 15 IL RUOLO DELLA NOTA INTEGRATIVA E DELLA RELAZIONE SULLA GESTIONE  I valori delle tavole di sintesi di Stato Patrimoniale e Conto Economico di specie quantitativo-monetaria, rappresentano in modo parziale e non sufficientemente esplicativo i fenomeni aziendali (le operazioni di gestione) che li hanno generati.  Le informazioni integrative, supplementari e di specie anche qualitativa in Nota Integrativa e Relazione sulla gestione servono per descrivere, informare e spiegare. In questa sede sarà ampiamente utilizzata la Nota Integrativa per procedere alle riclassificazioni di bilancio. FASE 2

16 16 La riclassificazione del bilancio risulta utile, oltre che per i motivi visti in precedenza, in quanto consente di ricorrere ad altri strumenti di analisi: IL SISTEMA DEGLI INDICI FASE 3 Gli indici di bilancio possono essere raggruppati in tre distinti sottoinsiemi, a seconda della dimensione aziendale a cui si riferiscono: Indici di Redditività Indici di Liquidità Indici di Solidità

17 17 L’analisi della dinamica finanziaria è effettuata con il RENDICONTO FINANZIARIO FASE 4 Questo documento presenta i flussi di cassa complessivi interventi in un determinato periodo amministrativo in una impresa, e i flussi di cassa scomposti nelle seguenti gestioni : Gestione operativa Gestione degli investimenti Gestione dei finanziamenti

18 STATO PATRIMONIALE Cap. 3, Par Cap. 4, Par Cap. 11 Par Libro di testo

19 19 SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI NAZIONALIINTERNAZIONALI ATTIVO PASSIVO E NETTO ATTIVO PASSIVO E NETTO A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI A) PATRIMONIO NETTO Immobilizzazioni materiali Investimenti immobiliari Avviamento Attività immateriali Partecipazioni Altre attività finanziarie a lungo Crediti per imposte differite Crediti commerciali Crediti finanziari a breve Rimanenze di magazzino Disponibilità liquide Altre attività PATRIMONIO NETTO Finanziamenti a breve Imposte differite Fondi TFR e di quiescenza Fondi per rischi e oneri Finanziamenti a lungo Debiti commerciali Debiti tributari Altri debiti B) IMMOBILIZZAZIONI B) FONDI RISCHI E ONERI C) ATTIVO CIRCOLANTE C) TFR D) RATEI E RISCONTI D) DEBITI E) RATEI E RISCONTI STATO PATRIMONIALE

20 20 CONSIDERAZIONI SUGLI SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI NAZIONALI CRITERI MISTI DI CLASSIFICAZIONE DELLE ATTIVITA’  CRITERIO FINANZIARIO  CRITERIO GESTIONALE Secondo la normativa italiana, si ricorda a tale proposito, l’esistenza di alcune classi di valori sia all’interno dell’attivo circolante sia delle immobilizzazioni (ad esempio, le partecipazioni e di crediti): l’inserimento in un’area piuttosto che nell’altra viene effettuato in base alla destinazione cioè alla funzione assunta dall’investimento nell’ambito della gestione. Anche se il doppio principio classificatorio fornisce informazioni rilevanti al lettore, l’effetto immediato di tale scelta è la disponibilità di aggregati che non possono essere immediatamente interpretati: si pensi ad esempio all’attivo circolante che non si identifica né con un concetto finanziario ne con un concetto operativo/gestionale. CRITERIO DI CLASSIFICAZIONE DELLE PASSIVITA’  ABBANDONO CRITERIO FINANZIARIO  SEPARAZIONE DELLE VOCI RELATIVE A MEZZI PROPRI STATO PATRIMONIALE SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

21 21 CONSIDERAZIONI SUGLI SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI NAZIONALI NON VI È UNA RAPPRESENTAZIONE IMMEDIATA DELLA SITUAZIONE FINANZIARIA Non si deve sottoporre a critica lo stato patrimoniale: lo schema destinato a pubblicazione deve solo assicurare chiarezza. Le finalità conoscitive specifiche saranno poi raggiunte con l’analisi di bilancio e le diverse riclassificazioni. STATO PATRIMONIALE SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

22 22 CONSIDERAZIONI SUGLI SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI INTERNAZIONALI  CRITERIO MISTO DELLE ATTIVITA’ E PASSIVITA’ (corrente-non corrente/liquidità)  ECCESSO DI FLESSIBILITA’ Difficile comparabilità tra le imprese  A differenza della regolamentazione italiana, negli IAS/IFRS non sono previsti schemi vincolanti ma vengono solamente indicate delle informazioni di riferimento o minimali che debbono essere presenti.  Per questa ragione è difficile predisporre degli schemi di riconciliazione in quanto ciascuna impresa utilizzerà, pur nella comunanza delle indicazioni generali fornite, delle tavole coerenti con le proprie caratteristiche. In queste slide saranno forniti esempi di conti che è possibile trovare negli Stati Patrimoniali IAS/IFRS.  Inoltre è possibile trovare prospetti già riclassificati. Occorre analizzare quindi le scelte effettuate dall’azienda nella riclassificazione ed effettuare elaborazioni specifiche se necessario. Spesso la definizione di attività e passività correnti e non correnti non corrisponde con quella prevista dalla riclassificazione per pertinenza gestionale (ad esempio i crediti finanziari a breve sono considerati correnti dagli IAS/IFRS e non correnti dalla riclassificazione per pertinenza gestionale) STATO PATRIMONIALE SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

23 23 RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE La riclassificazione si pone come obiettivo di analizzare la struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa: ciò non tanto in termini di valore complessivo ma di composizione. Il bilancio previsto nella regolamentazione italiana e dai principi contabili internazionali deve essere soggetto a rielaborazione poiché il suo scopo (rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico) è garantire ai terzi un’informativa la più ampia e completa possibile. D’altro canto, la riclassificazione di un qualsivoglia bilancio viene effettuata in funzione degli obiettivi che si intendono perseguire e del soggetto che la effettua: non esiste un’unica metodologia applicabile poiché a fronte di uno scopo generale, molteplici sono i fini specifici che ci si può prefiggere. STATO PATRIMONIALE

24 24 Per raggiungere la finalità indicata è necessario individuare un criterio attraverso il quale aggregare i singoli valori patrimoniali e finanziari. Nella realtà operativa 2 risultano essere i criteri più significativi: 1) Stato Patrimoniale riclassificato secondo il criterio di LIQUIDITÀ – ESIGIBILITÀ 2) Stato Patrimoniale riclassificato secondo il criterio di PERTINENZA GESTIONALE I 2 criteri sono alternativi, in quanto traggono origine da finalità conoscitive differenti, anche se entrambi portano alla determinazione della struttura degli investimenti da una parte e delle fonti di finanziamento dall’altra. STATO PATRIMONIALE DIVERSI TIPI DI RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE

25 25  SCOPO:  Esprime l’attitudine degli investimenti e delle fonti di finanziamento a procurare e a richiedere mezzi di pagamento. ANALSI DELLA LIQUIDITA’ E SOLIDITA’  Permette di verificare l’equilibrio tra le scadenze temporali degli investimenti e finanziamenti. Questo criterio pone l’accento sulla durata (scadenza) dell’investimento e del finanziamento. LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE

26 26  RISULTATO:  Stato patrimoniale a sezioni contrapposte con indicazione degli impieghi, complesso di investimenti in attesa di realizzo, e delle fonti, complesso di finanziamenti in attesa di estinzione.  Gli impieghi sono classificati per LIQUIDITA’: attitudine a trasformarsi in forma monetaria nel breve periodo  Le fonti sono classificate per ESIGIBILITA’: tempo entro cui si prevede di sostenere l’esborso monetario per la loro estinzione. LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE

27 27 L’analisi avviene riaccorpando le varie classi di valore (voci di bilancio) in base a criteri finanziari, secondo i quali le attività e le passività vengono presentate in ordine di liquidità decrescente (orizzonte temporale entro/oltre 12 mesi) STATO PATRIMONIALE IMPIEGHI ATTIVITA' A BREVE liquidità immediate liquidità differite disponibilità di magazzino ATTIVITA' A LUNGO (detto anche Attivo fisso netto) FONTI MEZZI DI TERZI (MT) passività a breve passività a lungo MEZZI PROPRI (MP) immobilizzazioni materiali immobilizzazioni immateriali immobilizzazioni finanziarie CAPITALE INVESTITO TOTALE FONTI STATO PATRIMONIALE LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ

28 28  Gli IMPIEGHI sono suddivisi in:  ATTIVO A BREVE  ATTIVO A LUNGO: questo corrisponde all’Attivo fisso netto o alle Immobilizzazioni con scadenza superiore a 12 mesi (se all’interno delle immobilizzazioni sono presenti degli investimenti classificati per destinazione in questo aggregato ma con scadenza inferiore a 12 mesi, come le quote a breve dei crediti finanziari a lunga scadenza, devono essere riclassificate nell’attivo a breve). LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE

29 29  L’attivo a breve, anch’esso, è rappresentato in ordine decrescente di liquidità: la componente più liquida è rappresentata dalla liquidità immediata che include tutte le disponibilità già in forma liquida o prontamente liquidabili (cassa, banca …); a seguire le liquidità differite che includono le attività convertibili in moneta alla loro naturale scadenza ovvero attraverso operazioni di finanziamento (crediti verso clienti, …); e infine le disponibilità di magazzino per le quali non si sono finora manifestati i ricavi e che richiedono l’effettuazione di una o più fasi del processo produttivo (rimanenze, …). LIQUIDITÀ STATO PATRIMONIALE IMPIEGHI ATTIVITA' A BREVE liquidità immediate liquidità differite disponibilità di magazzino

30 30 LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE ATTIVITA' A LUNGO (detto anche Attivo fisso netto) immobilizzazioni materiali immobilizzazioni immateriali immobilizzazioni finanziarie CAPITALE INVESTITO  L’attivo a lungo include 3 tipologie di immobilizzazioni: materiali, immateriali e finanziarie

31 31  Le FONTI sono suddivise in :  MEZZI PROPRI: questo raggruppamento rappresenta il Capitale Proprio o Patrimonio Netto, formato dal capitale sociale, dalle riserve e dagli utili.  MEZZI DI TERZI: questo raggruppamento rappresenta il Capitale di Terzi o Capitale di prestito, cioè le fonti di finanziamento provenienti dall’esterno dell’impresa. Ogni classificazione contiene la divisione tra mezzi propri e mezzi di terzi, la peculiarità della classificazione liquidità-esigibilità è la suddivisione dei mezzi di terzi in passività a breve e a lungo. LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE

32 32  A BREVE si intende entro 12 mesi  A LUNGO si intende oltre 12 mesi INDIPENDENTEMENTE DALLA GESTIONE  Esempi:  un debito commerciale a 18 mesi è a lungo  un credito commerciale a 8 mesi è a breve  un debito finanziario a 8 mesi è a breve LIQUIDITÀ - ESIGIBILITÀ STATO PATRIMONIALE

33 33 SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI ATTIVO PASSIVO E NETTO A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI Liq. differite A) PATRIMONIO NETTO B) FONDI RISCHI E ONERI C) TFR D) DEBITI Obbligazioni e finanziam. soci Banche e altri fin. Acconti Fornitori e titoli di cred. Controllate, collegate e controllanti Tributari Istituti di previdenza e sicurezza Altri debiti Mezzi propri Pass.a lungo Pass. a lungo e a breve B) IMMOBILIZZAZIONI Immateriali Materiali Finanziarie Imm. Immateriali Imm. Materiali Imm. Finanziarie/ Liq. differite C) ATTIVO CIRCOLANTE Rimanenze Crediti Attività finanziarie Disponibilità liquide Disp. magazzino Imm. Finanziarie/ Liq. differite Liq. differite Liq. immediate D) RATEI E RISCONTI Liq. differite/ Imm. Immateriali (disaggio) E) RATEI E RISCONTI Pass. a breve/ a lungo (aggio) STATO PATRIMONIALE

34 34 SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI (esempio) ATTIVO PASSIVO E NETTO Immobilizzazioni materiali Investimenti immobiliari Avviamento Attività immateriali Partecipazioni Altre attività finanziarie a lungo Crediti per imposte differite Crediti commerciali Crediti finanziari a breve Rimanenze di magazzino Disponibilità liquide Altre attività Imm. Materiali Imm. Immateriali Imm. Finanziarie /Liq. differite Imm. Finanziarie Liq. Differite Disp. di magazzino Liq. Immediate Immobilizzazioni/Liq. differite PATRIMONIO NETTO Finanziamenti a breve Imposte differite Fondi TFR e di quiescenza Fondi per rischi e oneri Finanziamenti a lungo Debiti commerciali Debiti tributari Altri debiti Mezzi propri Pass. a lungo Pass. a breve Pass. a lungo e a breve STATO PATRIMONIALE

35 35  SCOPO:  Separazione di impieghi e fonti relativi alla gestione caratteristica o operativa da altre aree della gestione  Evidenziare il ciclo acquisto-produzione-vendita (o ciclo economico-tecnico) indipendentemente dalle scadenze. Questo criterio pone enfasi alla gestione a cui partengono le differenti componenti patrimoniali e finanziarie. PERTINENZA GESTIONALE STATO PATRIMONIALE

36 36  RISULTATO:  Stato patrimoniale a sezioni contrapposte con separazione degli impieghi e delle fonti operativi  Gli impieghi e le fonti sono classificati per OPERATIVI e NON OPERATIVI.  Gli impieghi e le fonti OPERATIVI sono classificati in CORRENTI, derivanti da fattori produttivi la cui entità è influenzata dal ciclo acquisto-produzione-vendita che si rinnovano continuamente e NON CORRENTI, derivanti da fattori produttivi durevoli e strumentali per la gestione tipica, connessi alle scelte di investimento e disinvestimento per le decisioni di predisposizione e modificazione della struttura. PERTINENZA GESTIONALE STATO PATRIMONIALE

37 37 L’analisi avviene riaccorpando le varie classi di valore (voci di bilancio) in base a criteri di pertinenza gestionale, secondo i quali le attività e le passività vengono presentate in base a quale area gestionale appartengono indipendentemente dalla loro durata STATO PATRIMONIALE IMPIEGHI FONTI ATTIVO OPERATIVO PASSIVO OPERATIVO attivo corrente passivo corrente attivo non corrente passivo non corrente ATTIVO NON OPERATIVO (o extra caratteristico) PATRIMONIO NETTO CAPITALE INVESTITO TOTALE A PAREGGIO STATO PATRIMONIALE

38 38  Gli IMPIEGHI sono suddivisi in:  ATTIVO OPERATIVO che a sua volta è scomposto in corrente e non corrente.  ATTIVO NON OPERATIVO: questo raggruppamento rappresenta le attività non relative alla gestione caratteristica, come ad esempio le partecipazioni se non sono strumentali all’attività, gli immobili civili (di proprietà dei soci) ma non strumentali all’attività aziendale. PERTINENZA GESTIONALE STATO PATRIMONIALE

39 39  Le FONTI sono suddivise in :  MEZZI PROPRI: questo raggruppamento rappresenta il Capitale Proprio o Patrimonio Netto, formato dal capitale sociale, dalle riserve e dagli utili.  MEZZI DI TERZI: questo raggruppamento rappresenta il Capitale di Terzi o Capitale di prestito, cioè le fonti di finanziamento provenienti dall’esterno dell’impresa. Ogni classificazione contiene la divisione tra mezzi propri e mezzi di terzi, la peculiarità della classificazione secondo la pertinenza gestionale è la suddivisione dei mezzi di terzi in passività a correnti e non correnti. PERTINENZA GESTIONALE STATO PATRIMONIALE

40 40  CORRENTE si intende riferito al ciclo acquisto-produzione- vendita  NON CORRENTE si intende non riferito a detto ciclo INDIPENDENTEMENTE DALLA DURATA  Esempi:  un debito commerciale a 18 mesi è corrente  un credito commerciale a 8 mesi è corrente  un debito finanziario a 8 mesi è non corrente PERTINENZA GESTIONALE STATO PATRIMONIALE

41 41 SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI ATTIVO PASSIVO E NETTO A) CREDITI VERSO SOCI PER VERSAMENTI ANCORA DOVUTI Attivo non operativo A) PATRIMONIO NETTO B) FONDI RISCHI E ONERI C) TFR D) DEBITI Obbligazioni e finanziam. soci Banche e altri fin. Acconti Fornitori e titoli di cred. Controllate, collegate e controllanti Tributari Istituti di previdenza e sicurezza Altri debiti Mezzi propri Pass. corrente Pass. non corrente Pass. corrente Pass. non corrente o corrente Pass. corrente Pass. non corrente o corrente B) IMMOBILIZZAZIONI Immateriali Materiali Finanziarie Att. non corrente Att. non corrente/Att. non operativo C) ATTIVO CIRCOLANTE Rimanenze Crediti Attività finanziarie Disponibilità liquide Att. corrente Att. corrente o non corrente Att. non corrente/Att. non operativo Att. corrente D) RATEI E RISCONTI Att. corrente/ Att. non operativo (disaggio) E) RATEI E RISCONTI Pass. correnti STATO PATRIMONIALE N.B: Il libro di testo suggerisce di classificare le disponibilità liquide nell’attivo non operativo. In queste slide invece le consideriamo att. corrente. Ogni corrente di pensiero può prevedere delle varianti alle riclassificazioni.

42 42 SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI (esempio) ATTIVO PASSIVO E NETTO Immobilizzazioni materiali Investimenti immobiliari Avviamento Attività immateriali Partecipazioni Altre attività finanziarie a lungo Crediti per imposte differite Crediti commerciali Crediti finanziari a breve Rimanenze di magazzino Disponibilità liquide Altre attività Att. non corrente Att. non corrente / Att. non operativo Att. non corrente Att. non corrente/ Att. non operativo Att. non corrente Att. corrente Att. non corrente Att. corrente Att. non corrente IAtt. non corrente/Att. corrente PATRIMONIO NETTO Finanziamenti a breve Imposte differite Fondi TFR e di quiescenza Fondi per rischi e oneri Finanziamenti a lungo Debiti commerciali Debiti tributari Altri debiti Mezzi propri Pass. non corrente Pass. corrente Pass. non corrente Pass. corrente Pass. non corrente o corrente STATO PATRIMONIALE

43 CONTO ECONOMICO Cap. 2 Par Cap. 4, Par Cap. 11 Par Libro di testo

44 44 NAZIONALIINTERNAZIONALI A)VALORE DELLA PRODUZIONE B) COSTO DELLA PRODUZIONE RISULTATO OPERATIVO C)PROVENTI E ONERI FINAZIARI D) RETTIFICHE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI -IMPOSTE UTILE NETTO RICAVI OPERATIVI -COSTI OPERATIVI (per destinazione) Costi industriali Costi distributivi Costi generali e amministrativi Pubblicità e promozioni (per natura) Costi per acquisti Costi per servizi Costo del personale Ammortamenti Svalutazioni immobilizzazioni Altri costi RISULTATO OPERATIVO PROVENTI E ONERI FINAZIARI -IMPOSTE UTILE NETTO CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

45 45 CONSIDERAZIONI SUGLI SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI NAZIONALI  CLASSIFICAZIONE DEI COSTI OPERATIVI SOLO PER NATURA  MANCANZA DI DISCLOSURE PER ALCUNE VOCI DI BILANCIO (ESEMPIO: COSTI PER SERVIZI) NON VI SONO CONTRIBUTI SOSTANZIALI A LIVELLO GESTIONALE PER UN’IMMEDIATA ANALISI DEL REDDITO Nonostante la forma scalare, i risultati economici intermedi possono essere fonti di erronee interpretazioni. Non si deve sottoporre a critica il conto economico poiché presenta pochi risultati economici intermedi: lo schema destinato a pubblicazione deve solo assicurare chiarezza, in modo da comprendere se il reddito in massima sintesi sia determinato con criteri economicamente corretti e rappresenti l’effettivo risultato di una gestione unitaria. Le finalità conoscitive specifiche saranno poi raggiunte con l’analisi di bilancio e le diverse riclassificazioni del Conto Economico CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

46 46 CONSIDERAZIONI SUGLI SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI INTERNAZIONALI Mancata separazione della gestione straordinaria Assenza di risultati intermedi obbligatori Eccesso di flessibilità Difficile comparabilità tra le imprese A differenza della regolamentazione italiana, negli IAS/IFRS non sono previsti schemi vincolanti ma vengono solamente indicate delle informazioni di riferimento o minimali che debbono essere presenti. Per il Conto Economico si rilevano differenziazioni maggiormente significative. L’elenco delle voci minimali appare veramente sintetico. Per questa ragione è difficile predisporre degli schemi di riconciliazione in quanto ciascuna impresa utilizzerà, pur nella comunanza delle indicazioni generali fornite, delle tavole coerenti con le proprie caratteristiche. In queste slide saranno forniti esempi di conti che è possibile trovare nei Conti Economici IAS/IFRS. Inoltre è possibile trovare Conti Economici già riclassificati. Occorre analizzare quindi le scelte effettuate dall’azienda nella riclassificazione ed effettuare elaborazioni specifiche se necessario. In questa sede non si considerano i componenti di reddito non realizzati (other comprehensive income). CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

47 47 RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO La finalità di ogni riclassificazione del Conto Economico è comprendere il contributo offerto alla formazione dell’utile (o della perdita) dell’esercizio dai singoli gruppi omogenei di operazioni svolte durante il periodo amministrativo, scomponendo l’unitarietà della gestione in gestioni parziali. Le gestioni parziali sono: 1. GESTIONE CARATTERISTICA 2. GESTIONE FINANZIARIA 3. GESTIONE STRAORDINARIA 4. GESTIONE TRIBUTARIA CONTO ECONOMICO

48 48 RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO Ogni riclassificazione del Conto Economico terminerà quindi con la stessa suddivisione dei conti. Diverse riclassificazioni corrispondono a diversi modi di analisi della gestione caratteristica che porta all’individuazione del reddito operativo. Dal reddito operativo a seguire, la gestione finanziaria porta a determinare il reddito corrente, la gestione straordinaria (oneri finanziari) al reddito ante imposte e la gestione tributaria (imposte) infine permette di arrivare al reddito netto. CONTO ECONOMICO

49 49 Per determinare il reddito operativo relativo alla gestione caratteristica, analizziamo 3 tipi di riclassificazione del Conto Economico: 1) Conto economico riclassificato secondo il criterio di RICAVI E COSTO DEL VENDUTO 2) Conto economico riclassificato secondo il criterio del VALORE AGGIUNTO 3) Conto economico riclassificato secondo il criterio della VARIABILITA’ dei costi operativi CONTO ECONOMICO DIVERSI TIPI DI RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO

50 50  SCOPO:  Comprensione più efficace della gestione tipica divisa in sottoinsiemi industriale, amministrativo, commerciale tramite informazioni dalla contabilità analitica.  Strumento di pianificazione e controllo. L’analista esterno non dispone delle informazioni necessarie allo scopo. RICAVI E COSTO DEL VENDUTO CONTO ECONOMICO

51 51  RISULTATO:  Conto economico a forma scalare che mostra il contributo di ogni area di gestione alla formazione del risultato d’esercizio tramite risultati intermedi  Costi e ricavi classificato per funzione / destinazione economica RICAVI E COSTO DEL VENDUTO CONTO ECONOMICO

52 52 RICAVI NETTI - COSTO DEL VENDUTO =MARGINE LORDO INDUSTRIALE (MLI) -COSTI COMM., AMM. E DI RIC. E SVIL. =REDDITO OPERATIVO (RO) -ONERI FINANZIARI (Of) =REDDITO CORRENTE (RC)  COMPONENTI STRAORDINARI =REDDITO ANTE-IMPOSTE (RAI) - IMPOSTE REDDITO NETTO (RN) RICAVI ECOSTO DEL VENDUTO CONTO ECONOMICO Lo schema di riclassificazione é:

53 53 CONTO ECONOMICO RICAVI DI VENDITA (FATTURATO) +ALTRI RICAVI SE OPERATIVI E LAVORI INTERNI +PROVENTI FINANZIARI (INTERESSI ATTIVI) =RICAVI NETTI Per determinare il reddito operativo, la gestione caratteristica è analizzata secondo il seguente schema:

54 54 CONTO ECONOMICO +ACQUISTI RIMANENZE INIZIALI +RIMANENZE FINALI = CONSUMI CONSUMI + COSTI INDUSTRIALI (personale, servizi, ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti …) COSTO DEL VENDUTO

55 55 A)VALORE DELLA PRODUZIONE Ricavi delle vendite Variazioni rimanenze / lavori in corso Lavori interni Altri ricavi Ricavi netti Consumi Ricavi netti (o costi industriali segno -) Ricavi netti/Comp. Straordinari B) COSTO DELLA PRODUZIONE Acquisti e variazioni rimanenze Servizi Godimento beni di terzi Personale Ammortamenti e svalutazioni, accantonamenti Oneri diversi di gestione Consumi Costi industriali/commerc. amminis. R&S. Costi industriali/commerc. amminis. R&S./Comp. straordinari C)PROVENTI E ONERI FINAZIARI Proventi finanziari Oneri finanziari Differenze di cambio Ricavi netti Oneri finanziari Ricavi netti/Costi industriali/Comp. straordinari D) RETTIFICHE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE Rivalutazioni e Svalutazioni Comp. straordinari E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI Comp. straordinari -IMPOSTE Imposte CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

56 56 INTERNAZIONALI (esempio) RICAVI OPERATIVI -COSTI OPERATIVI (per destinazione) Costi industriali Costi distributivi Costi generali e amministrativi Pubblicità e promozioni (per natura) Costi per acquisti Costi per servizi Costo del personale Ammortamenti Svalutazioni immobilizzazioni Altri costi PROVENTI E ONERI FINAZIARI -IMPOSTE Ricavi netti Costi industriali Costi commerc. amminis. R&S. Costi industriali/commerc. amminis. R&S. Costi industriali/commerc. amminis. R&S./Comp. Straord. separare proventi in Ricavi netti e oneri in Oneri finanziari Imposte N.B. attenzione ai componenti straordinari CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

57 57 Dal conto economico pubblicato non si evince cosa rappresentano gli altri ricavi, serve quindi l’analiticità della nota integrativa. Tra gli altri ricavi possono essere presenti componenti straordinari (fitti per immobili civili, sopravvenienze o plusvalenze straordinarie, …) o componenti dei ricavi netti ordinari. NOTA INTEGRATIVA CONTO ECONOMICO

58 58  SCOPO:  Separazione della ricchezza creata all’interno dai fattori acquistati all’esterno per crearla. Il valore aggiunto mette in evidenza il valore che l’impresa con i propri fattori aggiunge a quello delle risorse periodicamente ottenute dall’esterno.  Strumento di pianificazione e controllo VALORE AGGIUNTO CONTO ECONOMICO

59 59  RISULTATO:  Conto economico a forma scalare che mostra il contributo di ogni area di gestione alla formazione del risultato d’esercizio tramite risultati intermedi  Costi e ricavi classificato per natura economica VALORE AGGIUNTO CONTO ECONOMICO

60 60 RICAVI NETTI - CONSUMI -COSTI ESTERNI =VALORE AGGIUNTO -COSTI PER IL PERSONALE =MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL) - AMMORTAMENTI E ACCANTONAMENTI =REDDITO OPERATIVO (RO) -ONERI FINANZIARI =REDDITO CORRENTE (RC)  COMPONENTI STRAORDINARI =REDDITO ANTE-IMPOSTE (RAI) - IMPOSTE REDDITO NETTO (RN) VALORE AGGIUNTO CONTO ECONOMICO

61 61 CONTO ECONOMICO Per determinare il reddito operativo, la gestione caratteristica è analizzata secondo il seguente schema: RICAVI DI VENDITA (FATTURATO) +ALTRI RICAVI SE OPERATIVI E LAVORI INTERNI +PROVENTI FINANZIARI (INTERESSI ATTIVI) =RICAVI NETTI

62 62 CONTO ECONOMICO +ACQUISTI RIMANENZE INIZIALI +RIMANENZE FINALI = CONSUMI +PRESTAZIONI DI SERVIZI +ALTRI CONSTI PER FATTORI ACQUISITI DALL’ESTERNO = COSTI ESTERNI

63 63 CONTO ECONOMICO =VALORE AGGIUNTO -COSTI PER IL PERSONALE =MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL) - AMMORTAMENTI E ACCANTONAMENTI =REDDITO OPERATIVO (RO) Le risorse interne utilizzate per la trasformazione dei fattori esterni in prodotti/servizi da collocare, nel breve e lungo periodo, sul mercato ed attraverso le quali si genera il valore aggiunto sono il lavoro e il capitale tecnico.

64 64 CONTO ECONOMICO Il valore aggiunto riflette qualsiasi scelta strutturale dell’impresa: ad esempio, a parità di tutte le altre condizioni, esternalizzare una fase del processo produttivo provoca una trasformazione di costi interni (ammortamenti e lavoro) in esterni (lavorazioni presso terzi) e l’effetto è una riduzione del valore aggiunto.

65 65 A)VALORE DELLA PRODUZIONE Ricavi delle vendite Variazioni rimanenze / lavori in corso Lavori interni Altri ricavi Ricavi netti Consumi Ricavi netti (o costi esterni con segno -) Ricavi netti/Comp. Straordinari B) COSTO DELLA PRODUZIONE Acquisti e variazioni rimanenze Servizi Godimento beni di terzi Personale Ammortamenti e svalutazioni, accant. Oneri diversi di gestione Consumi Costi esterni Costi per il personale Ammortamenti e accantonamenti Costi esterni/ Costi per il personale/ Ammortamenti e accantonamenti /Comp. Straord. C)PROVENTI E ONERI FINAZIARI Proventi finanziari Oneri finanziari Differenze di cambio Ricavi netti Oneri finanziari Ricavi netti/Consumi/Comp. straordinari D) RETTIFICHE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE Rivalutazioni e Svalutazioni Comp. straordinari E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI Comp. straordinari -IMPOSTE Imposte CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

66 66 INTERNAZIONALI (esempio) RICAVI OPERATIVI -COSTI OPERATIVI (per destinazione) Costi industriali Costi distributivi Costi generali e amministrativi Pubblicità e promozioni (per natura) Costi per acquisti Costi per servizi Costo del personale Ammortamenti Svalutazioni immobilizzazioni Altri costi PROVENTI E ONERI FINAZIARI -IMPOSTE Ricavi netti Consumi/ Costi esterni/ Costi per il personale/ Ammortamenti e accantonamenti /Comp. Straord. Costi esterni/ Costi per il personale/ Ammortamenti e accantonamenti /Comp. Straord. Consumi Costi esterni Costi per il personale Ammortamenti e accantonamenti Costi esterni/ Costi per il personale/ Ammortamenti e accantonamenti /Comp. Straord. separare proventi in Ricavi netti e oneri in Oneri finanziari Imposte N.B. attenzione ai componenti straordinari CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

67 67  SCOPO:  Valutare il grado di rischio operativo in base alla struttura dei costi, alla capacità della produzione di assorbire i costi fissi  Strumento di di pianificazione e controllo VARIABILITA’ dei costi operativi CONTO ECONOMICO

68 68  RISULTATO:  Conto economico a forma scalare che mostra il contributo di ogni area di gestione alla formazione del risultato d’esercizio tramite risultati intermedi  Costi e ricavi classificato per dipendenza dalle quantità prodotte VARIABILITA’ dei costi operativi CONTO ECONOMICO

69 69 RICAVI NETTI -COSTI VARIABILI (CV) =MARGINE DI CONTRIBUZIONE AZIENDALE (MdC) -COSTI FISSI (CF) =REDDITO OPERATIVO (RO) -ONERI FINANZIARI =REDDITO CORRENTE (RC)  COMPONENTI STRAORDINARI =REDDITO ANTE-IMPOSTE (RAI) - IMPOSTE REDDITO NETTO (RN) VARIABILITA’ dei costi operativi CONTO ECONOMICO

70 70 CONTO ECONOMICO Per determinare il reddito operativo, la gestione caratteristica è analizzata secondo il seguente schema: RICAVI DI VENDITA (FATTURATO) +ALTRI RICAVI SE OPERATIVI E LAVORI INTERNI +PROVENTI FINANZIARI (INTERESSI ATTIVI) =RICAVI NETTI

71 71 CONTO ECONOMICO - COSTI VARIABILI (CV) =MARGINE DI CONTRIBUZIONE AZIENDALE (MdC) -COSTI FISSI (CF) -REDDITO OPERATIVO (RO)  I costi variabili sono quei costi che variano al variare del volume/quantità del bene in oggetto. Ad esempio i costi d’acquisto variano a seconda della quantità acuistata. I costi fissi sono quei costi che devono essere sostenuti indipendentemente dalla volume produttivo. Ad esempio gli affitti, il personale devono comunque essere pagati anche se l’azienda non acquista/vende beni.

72 72 A)VALORE DELLA PRODUZIONE Ricavi delle vendite Variazioni rimanenze / lavori in corso Lavori interni Altri ricavi Ricavi netti Costi variabili Ricavi netti Ricavi netti/Comp. straordinari B) COSTO DELLA PRODUZIONE Acquisti e variazioni rimanenze Servizi Godimento beni di terzi Personale Ammortamenti e svalutazioni, accantonamenti Oneri diversi di gestione Costi variabili Costi fissi Costi variabili/Costi fissi/Comp. straordinari C)PROVENTI E ONERI FINAZIARI Proventi finanziari Oneri finanziari Differenze di cambio Ricavi netti Oneri finanziari Ricavi netti/Consumi/Comp. straordinari D) RETTIFICHE DI ATTIVITA’ FINANZIARIE Rivalutazioni e Svalutazioni Comp. straordinari E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI Comp. straordinari -IMPOSTE Imposte CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

73 73 INTERNAZIONALI (esempio) RICAVI OPERATIVI -COSTI OPERATIVI (per destinazione) Costi industriali Costi distributivi Costi generali e amministrativi Pubblicità e promozioni (per natura) Costi per acquisti Costi per servizi Costo del personale Ammortamenti Svalutazioni immobilizzazioni Altri costi PROVENTI E ONERI FINAZIARI -IMPOSTE Ricavi netti Costi variabili/Costi fissi/Comp. straordinari Costi variabili Costi fissi Costi variabili/Costi fissi/Comp. straordinari separare proventi in Ricavi netti e oneri in Oneri finanziari Imposte N.B. attenzione ai componenti straordinari CONTO ECONOMICO SCHEMI PREVISTI DAI PRINCIPI CONTABILI

74 74 SCHEMAFINALITÀ CONOSCITIVE A costo del venduto Redditi attribuibili alle diverse funzioni aziendali (industriale, amministrativo, commerciale) A valore aggiunto Redditi attribuibili ai diversi stakeholders (fornitori di materie prime, dipendenti, banche, fisco) A margine di contribuzione Grado di flessibilità aziendale in base alla struttura dei costi CONTO ECONOMICO

75 INDICI DI BILANCIO Cap. 5 Par

76 76 Mediante l’analisi per indici si mira ad accertare lo stato di salute dell’impresa, nonché la sua capacità di conseguire un’adeguata remunerazione del capitale in essa investito. Gli indici di bilancio possono essere raggruppati in tre distinti sottoinsiemi, a seconda della dimensione aziendale a cui si riferiscono: Indici di Redditività Indici di Liquidità Indici di Solidità INDICI

77 77 Gli indici di bilancio se usati in modo originale sono strumenti assai efficaci; se applicati meccanicamente possono portare ad errori grossolani Il metodo e l’obiettivo per cui si procede ad un’analisi di bilancio condiziona la scelta degli indici da utilizzare e la metodologia per costruirli Un indice di bilancio è solo un rapporto aritmetico. Solo la combinazione di più indici può fornire indicazioni sull’azienda oggetto di analisi (unita alla conoscenza dell’ambiente di riferimento) Non esiste un unico valore corretto per un indice di bilancio. La correttezza dello stesso dipende dagli obiettivi dell’analista e dalle strategie competitive dell’azienda Il concetto di risorsa finanziaria assume significato in funzione del contesto in cui si effettua l’analisi L’analisi per indici e per flussi si devono “parlare” tra loro. È opportuno collegare sia quantitativamente (costruzione di indici) che qualitativamente (ricerca di correlazioni) le due analisi così da considerare il globale assetto economico-finanziario della società INDICI

78 78 Gli indici di bilancio sono caratterizzati da limiti in quanto: 1.Alcuni valori di bilancio possono non essere economicamente giustificati in seguito al perseguimento di politiche di bilancio; alla perdita di valore della moneta (dinamica inflazionistica); alla scarsità di informazioni; 2.Le riclassificazioni non coerenti con gli obiettivi perseguiti o la mancata ricerca di indici specifici per la realtà indagata compromettono tutta l’analisi successiva; 3.Il mancato ricorso al sistema di indici in fase interpretativa rende un unico indice poco espressivo. INDICI

79 79 Per formulare un giudizio attendibile su un’azienda, è essenziale osservare l’andamento nel tempo dei suoi indicatori (analisi temporale), e analizzare il contesto di riferimento (analisi spaziale). I parametri esterni per le comparazioni interaziendali possono essere le medie di settore o gli indici dei concorrenti o di comparto; i parametri interni per le comparazioni temporali possono essere i rapporti sistemici, i quozienti storici o i quozienti obiettivo. INDICI

80 INDICI DI SOLIDITA’ Cap. 6 da pag. 131 a pag. 138 Cap. 3 Par. 3.4

81 81 La SOLIDITÀ indica la capacità di resistenza dell’azienda, fondata su finanziamenti stabili, a fronte di particolari eventi interni o esterni d’ambiente; quindi la sua capacità a perdurare nel tempo. EVENTI INTERNI EVENTI ESTERNI NUOVI INVESTIMENTI RECESSIONE ECONOMICA STRETTA CREDITIZIA PROBLEMI VALUTARI RIORGANIZZAZIONE RISTRUTTURAZIONE SVILUPPO DELL’ATTIVITA’ SOLIDITA’

82 82 La solidità può essere vista da 2 punti di vista: 1. Secondo l’anali VERTICALE degli impieghi e delle fonti dello Stato Patrimoniale. Essa indica la dipendenza da terze economie e la rigidità degli investimenti secondo i seguenti indici: - Rapporto d’indebitamento - Indice di rigidità 1. Secondo l’analisi ORIZZONTALE tra fonti e impieghi. Essa è l’insieme delle condizioni di equilibrio di lungo periodo tra investimenti e finanziamenti: il bilanciamento è inteso in termini di scadenze temporali e comprende i seguenti indici: - Autocopertura dell’attivo fisso o Margine di struttura primario - Copertura dell’attivo fisso o Margine di struttura secondario SOLIDITA’

83 83 CALCOLO: Si possono usare tutte le classificazioni che separano i mezzi propri. Non occorre effettuare riclassificazioni in quanto anche gli schemi secondo i principi contabili nazionali e internazionali separano il Patrimonio netto dagli altri conti. I mezzi propri rappresentano il Patrimonio netto (capitale sociale, riserve e utili) dello Stato Patrimoniale. I mezzi di terzi possono essere calcolati per differenza tra il totale attivo e i mezzi propri. Rapporto d’indebitamento SOLIDITA’

84 84 INTERPRETAZIONE: Analisi verticale delle fonti. Esprime la relazione tra il capitale di prestito (di terzi) ed il capitale di rischio (proprio). Questo indice fa riferimento alla dipendenza finanziaria da terze economie. Maggiore è il valore dell’indice e più l’impresa risulta indebitata e dipendente dal capitale di prestito o da altri debiti. Quando l’indice raggiunge livelli troppo elevati l’impresa va in crisi finanziaria e può mettere in discussione la sua sopravvivenza. SOLIDITA’

85 85 Esempi: Rapporto d’indebitamento: 0.4 I mezzi propri sono maggiori dei mezzi di terzi. L’azienda è solida e non dipende da terze economie. Questo indicatore mostra un buon stato di salute dell’azienda per quanto riguarda la struttura delle fonti di finanziamento in quanto indica che l’azienda è in grado di resistere a eventi interni ed esterni ambientale e a perdurare nel tempo. L’azienda può pensare a incrementare il proprio indebitamento per incrementare la sua redditività, se il costo degli interessi sul debito è inferiore al costo opportunità di apportare mezzi propri (si veda la leva finanziaria). Rapporto d’indebitamento: 1.3 I mezzi propri sono minori dei mezzi di terzi. In particolare i mezzi di terzi sono 1.3 volte i mezzi propri. Questa è una situazione comune nella vita di un’azienda in quanto per operare spesso le aziende hanno maggiori debiti rispetto al capitale apportato con mezzi propri. L’azienda è comunque solida e non dipende da terze economie se riesce a ripagare gli oneri finanziari che derivano dal suo indebitamento. Questo indicatore mostra un buon stato di salute dell’azienda per quanto riguarda la struttura delle fonti di finanziamento in quanto indica che l’azienda è in grado di resistere a eventi interni ed esterni ambientale e a perdurare nel tempo. L’azienda può pensare a incrementare il proprio indebitamento per incrementare la sua redditività (si veda la leva finanziaria). SOLIDITA’

86 86 Esempi: Rapporto d’indebitamento: 2.6 I mezzi propri sono minori dei mezzi di terzi. In particolare i mezzi di terzi sono più del doppio dei mezzi propri (2.6 volte i mezzi propri). Più il rapporto di indebitamento si incrementa, più si riduce il grado di solidità e di resistenza agli eventi interni ed esterni. Per valutare la solidità dell’azienda in questo caso è opportuno verificare il suo tasso di crescita e la capacità di produrre reddito, le condizioni ambientali, settoriali e del gruppo, la tipologia di debito. Se l’azienda è in crescita e produce reddito sufficiente a ripagare gli interessi sul debito o se la tipologia di debito non produce interessi, allora l’azienda è comunque solida e non dipendente da terze economie. Altrimenti la situazione di solidità è da tenere sotto controllo e non conviene aumentare l’indebitamento. Rapporto d’indebitamento: 7.8 I mezzi propri sono molto minori dei mezzi di terzi. In particolare i mezzi di terzi sono 7.8 volte i mezzi propri. Alti valori dell’indice sono sintomo di sottocapitalizzazione: l’azienda è maggiormente esposta al rischio di tensioni se, per qualsiasi ragione, l’apporto dei terzi finanziatori venisse a mancare o a ridursi. SOLIDITA’

87 87 CALCOLO: Il totale attivo è il totale degli investimenti/attività che deve corrispondere sia nelle riclassificazioni sia nello Stato Patrimoniale pubblicato. Viene detto anche capitale investito e corrisponde anche al totale a pareggio delle passività più patrimonio netto. L’attivo a lungo invece è un raggruppamento previsto dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. Indice di rigidità SOLIDITA’

88 88 INTERPRETAZIONE: Analisi verticale degli impieghi. Esprime quanti investimenti sono a lungo termine rispetto al totale degli investimenti. Indica il grado di rigidità dato dall’investimento in attività a lungo ciclo di utilizzo, con difficoltà a far fronte ai cambiamenti ambientali esterni tipici dell’attuale contesto economico. Moltiplicando per 100, si può interpretare come percentuale. SOLIDITA’

89 89 Esempi: Rigidità: 0.2 Indica un certo grado di flessibilità. L’attivo a lungo è il 20% del totale attivo e quindi l’azienda è composta principalmente da investimenti a veloce ciclo di utilizzo che possono essere liquidati velocemente se l’evento interno e esterno lo richiede. Rigidità: 0.6 La soglia dipende molto dal settore in cui l’azienda opera. Un indice del 60% in un’azienda che per operare necessità di molti macchinari è meno grave di un indice di rigidità del 60% in un’azienda che non li richiede (come un’azienda fornitrice di servizi). Rigidità: 0.9 Indica un elevato grado di rigidità. L’attivo a lungo è il 90% del totale attivo. Se l’evento interno e esterno richiede una modifica dell’attività aziendale, l’azienda si ritroverà in difficoltà a cambiare le sue immobilizzazioni nel breve termine. SOLIDITA’

90 90 Autocopertura dell’attivo fisso Mezzi propri – Attivo a lungo Margine di struttura primario SOLIDITA’ CALCOLO: L’attivo a lungo è un raggruppamento previsto dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. I mezzi propri rappresentano il Patrimonio netto (capitale sociale, riserve e utili) dello Stato Patrimoniale. Si possono usare tutte le classificazioni che separano i mezzi propri.

91 91 INTERPRETAZIONE: Analisi orizzontale fonti-impieghi Evidenzia in quale misura le attività immobilizzate sono state finanziate con capitale proveniente dai soci. In pratica, questo indice mostra la capacità dell'azienda di autofinanziare le immobilizzazioni, cioè l’equilibrio finanziario di lungo periodo. L’autocopertura segnala le modalità attraverso le quali l’azienda finanzia gli investimenti durevoli, cioè vincolati per periodi non brevi: in particolare, ne evidenzia il grado di copertura interna. Data la durata di tali investimenti e l’impossibilità di un loro tempestivo smobilizzo è necessario che vengano finanziati da fonti con caratteristiche analoghe, come i mezzi propri che per loro natura hanno una lunga durata in quanto rimangono permanente vincolati all’azienda. SOLIDITA’

92 92 SOLIDITA’ Esempi: Autocopertura: 0.2 Situazione di rischio, con possibili condizioni di squilibrio se gli investimenti strutturali non sono sufficientemente coperti da fonti a lungo termine. Il capitale proprio copre solo il 20% dell’attivo a lungo e se il restante 80% non è coperto da passività a lungo l’azienda non è in equilibrio di lungo termine. Autocopertura: 0.6 Il capitale proprio copre 60% dell’attivo a lungo. Nonostante il capitale proprio non copra totalmente l’attivo a lungo, questa non necessariamente è una situazione negativa. Anzi questa è la situazione più comune nella realtà aziendale. L’azienda si affida a terzi, ricorrendo all’indebitamento (a volte conveniente come prezzo) e lo utilizza per coprire gli investimenti. Se i mezzi di terzi utilizzati per coprire l’attivo a lungo sono caratterizzati da una durata di lungo periodo, l’azienda è comunque in equilibrio di lungo periodo (verificarlo calcolando l’indice di copertura dell’attivo fisso).

93 93 SOLIDITA’ Esempi: Autocopertura: 0.9 Il capitale proprio copre 90% dell’attivo a lungo. Nonostante il capitale proprio non copra totalmente l’attivo a lungo, l’azienda può essere considerata in equilibrio di lungo periodo. Autocopertura: 1.5 Situazione ideale, evidenzia una solida struttura, le attività immobilizzate sono interamente finanziate con il Capitale di rischio. L’azienda può pensare di aumentare i propri investimenti durevoli. Questa situazione segnala l’esistenza di un patrimonio che, oltre a coprire gli investimenti durevoli e strutturali, rimane disponibile per la copertura degli impieghi dell’attivo circolante e anche come garanzia per i creditori e sostenere un’eventuale espansione futura.

94 94 Copertura dell’attivo fisso Mezzi propri + Pass. a lungo – Attivo a lungo Margine di struttura secondario SOLIDITA’ CALCOLO: L’attivo a lungo è un raggruppamento previsto dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. I mezzi propri rappresentano il Patrimonio netto (capitale sociale, riserve e utili) dello Stato Patrimoniale. Si possono usare tutte le classificazioni che separano i mezzi propri. Le passività a lungo sono una componente dei Mezzi di terzi e sono un raggruppamento previsto dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario.

95 95 INTERPRETAZIONE: Analisi orizzontale fonti-impieghi Capacità dell’impresa di investire nelle immobilizzazioni con le fonti a lungo termine in modo da poterli ripagare con i ritorni di questi investimenti a lungo, equilibrio finanziario di lungo periodo. Le fonti a lungo termine, dette anche passivo consolidato, sono la somma dei mezzi propri e dei mezzi di terzi a lungo termine. I mezzi propri per loro natura hanno una lunga durata in quanto rimangono permanentemente vincolati all’azienda. I mezzi di terzi sono invece considerati solo per la quota a lungo termine (con scadenze oltre i 12 mesi). SOLIDITA’

96 96 SOLIDITA’ Esempi: Copertura: 0.2 Situazione di pericolo, condizioni di squilibrio in quanto gli investimenti strutturali non sono sufficientemente coperti da fonti a lungo termine. Il capitale proprio e i debiti a lungo coprono solo il 20% dell’attivo a lungo, l’azienda non è in equilibrio di lungo termine. Il restante 80% dell’attivo a lungo è coperto con i debiti a breve. La situazione è insostenibile perché l’azienda deve liquidare parte degli investimenti (ad esempio vendere un’immobilizzazione) per poter pagare i debiti a breve (ad esempio i debiti verso fornitori). Copertura: 0.6 Il capitale proprio e i debiti a lungo copre 60% dell’attivo a lungo. Se un indice di autocopertura di 0.6 può essere considerato comunque positivo, un indice di copertura di 0.6 invece indica situazioni di squilibrio. Per avere equilibrio di lungo periodo l’indice di copertura deve avere valori maggiori dell’indice di autocopertura. Il 40% dell’attivo a lungo è coperto con i debiti a breve, considerato negativamente in quanto fonti a lungo sono collegate con fonti a breve.

97 97 SOLIDITA’ Esempi: Copertura: 1.5 Situazione ideale, evidenzia una solida struttura, le attività immobilizzate sono interamente finanziate con il Capitale di rischio e i debiti a lungo. Ci sono capitali sufficienti a coprire l’attivo a lungo ed a supportare scelte di espansione o contingenti situazioni negative. Verificare se l’attivo fisso è coperto anche esclusivamente con i soli mezzi propri tramite l’indice di autocopertura dell’attivo fisso.

98 98 SOLIDITA’ INTERPRETAZIONE DELLA SOLIDITA’ Gli indici devono essere interpretati a sistema: occorre quindi tenere in considerazione la situazione completa aziendale e non interpretare il singolo indicatore separato dal contesto ed analizzare la sua evoluzione temporale

99 99 SOLIDITA’ INTERPRETAZIONE DELLA SOLIDITA’ Esempi: Indebitamento: 1.63 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.95 Copertura: 1.35 L’azienda è in equilibrio finanziario di lungo periodo in quanto riesce a investire nelle immobilizzazioni con i debiti a lungo termine in modo da poterli ripagare con i ritorni di questi investimenti a lungo. L’azienda ha capitali sufficienti a coprire l’attivo a lungo ed a supportare scelte di espansione o contingenti situazioni negative. Inoltre anche considerando il solo capitale proprio l’indice risulta di poco sotto l’unità. Questa situazione potrebbe essere dovuta alla bassa rigidità che mostra la presenza di meno attività a lungo rispetto a quelle a breve. L’indice di indebitamento mostra che i mezzi di terzi sono maggiori dei mezzi propri, ma che comunque i mezzi propri sono di un’entità adeguata confermando le conclusioni sull’indice di autocopertura.

100 100 SOLIDITA’ Anno N Indebitamento: 3.5 Rigidità: 0.40 Autocopertura: 0.50 Copertura: 1.20 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Anno N+1 Indebitamento: 3 Rigidità: 0.40 Autocopertura: 0.70 Copertura: 1.40 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________

101 INDICI DI LIQUIDITA’ Cap 8. Par Cap. 10 Par. 10.3

102 102 Esaminare il GRADO DI LIQUIDITÀ significa determinare la capacità dell’azienda di fronteggiare tempestivamente ed in modo economicamente conveniente tutte le uscite monetarie che lo svolgimento della gestione determina. La liquidità si collega all’equilibrio finanziario e monetario nel breve periodo. Un’azienda con adeguata liquidità ha la capacità di generare flussi finanziari e monetari tali da mantenere un costante bilanciamento tra attivo e passivo a breve, ovvero l’attitudine a far fronte tempestivamente (senza ritardi) ed economicamente (a costi accettabili) ai propri impegni verso i finanziatori. LIQUIDITA’

103 103 La liquidità può essere vista da 2 punti di vista:  Secondo l’analisi della DURATA - Indice di liquidità corrente - Indice di liquidità immediata  Secondo l’analisi della PERTINENZA GESTIONALE - Capitale circolante netto operativo - Posizione finanziaria netta - La liquidità viene poi apprezzata attraverso il CICLO DEL CIRCOLANTE tramite: - -i giorni medi di incasso crediti - -i giorni medi di pagamento debiti - -i giorni medi di giacenza scorte LIQUIDITA’

104 104 Indice di liquidità corrente Capitale circolante netto finanziario Attivo a breve – Passivo a breve LIQUIDITA’ CALCOLO: L’attivo a breve e il passivo a breve sono un raggruppamenti previsti dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. All’interno dell’attivo a breve sono incluse le Liquidità immediate, le Liquidità differite e le Disponibilità di magazzino.

105 105 INTERPRETAZIONE: Indica la capacità dell’impresa di far fronte a impegni finanziari a breve con l’attivo a breve, cioè l’equilibrio finanziario di breve periodo con particolare attenzione al magazzino. All’interno dell’attivo a breve sono incluse le Liquidità immediate, le Liquidità differite e le Disponibilità di magazzino. Mentre le liquidità immediate sono di pronto utilizzo, le differite trasformabili in flussi monetari in breve tempo, il magazzino richiede l’effettuazione di ulteriori operazioni (di trasformazione e di vendita) prima di generare liquidità. Inoltre diventa importante analizzare la sua composizione (prevalenza di materie prime su prodotti) e la sua possibilità di vendita. LIQUIDITA’

106 106 LIQUIDITA’ Esempi: Liquidità corrente: 0.6 L’azienda è in disequilibrio di breve periodo. Situazione di alto rischio di insolvenzain quanto l’azienda non riesce a pagare i debiti a breve con le sue liquidità immediate e differite e neanche vendendo il magazzino. Liquidità corrente: 1 Condizione necessaria ma non sufficiente per esprimere un giudizio positivo sull’equilibrio di breve periodo. Le passivita’ correnti sono copribili solo vendendo integralmente le scorte ai valori iscritti. Liquidità corrente: 1.5 L’attivo a breve copre il passivo a breve. Occorre però fare attenzione al settore in cui si opera e alle caratteristiche del magazzino, perché se queste non sono trasformabili in forma liquida in breve tempo e a costi accettabili, la situazione non è comunque in equilibrio. Verificare tramite il calcolo dell’indice di liquidità immediata.

107 107 Indice di liquidità immediata LIQUIDITA’ Margine di tesoreria Liquidità differite + Liquidità immediate – Passivo a breve CALCOLO: Il passivo a breve è un raggruppamento previsto dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. Le liquidità differite e immediate sono 2 sottoraggruppamenti dell’attivo a breve previsti dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio finanziario. Essi sono il totale dell’attivo a breve meno le disponibilità di magazzino.

108 108 INTERPRETAZIONE: L’indice mostra la capacità dell’impresa di far fronte a impegni finanziari a breve con le sole disponibilità immediate e differite, cioè l’equilibrio finanziario di breve periodo. L’indice di liquidità segnala le modalità attraverso le quali l’azienda paga i propri debiti a breve. Data la durata di tali finanziamenti è necessario che vengano ripagati da impieghi con caratteristiche analoghe. Nel collegamento tra solidità e liquidità, la capacità della gestione di assicurare la puntualità nell’onorare gli impegni a breve contribuisce al mantenimento nel tempo di condizioni di solidità, in quanto evita il ricorso a finanziamenti di terzi imprevisti. LIQUIDITA’

109 109 LIQUIDITA’ Esempi: Liquidità immediata: 0.2 Eccesso di debiti a breve rispetto ai crediti a breve, quindi eccesso di pagamenti rispetto agli incassi. Questo indicatore mostra una possibilità di crisi di liquidità, in quanto l’azienda non riesce a pagare i debiti a breve con le sue liquidità immediate e differite. L’azienda è in disequilibrio di breve periodo a causa dell’eccesso di indebitamento a breve. Liquidità immediata : 1 Equilibrio fra debiti a breve e crediti a breve, equilibrio di breve periodo. Liquidità immediata : 1.5 Eccesso di crediti a breve rispetto ai debiti a breve. E’ poco vantaggioso per un’impresa detenere liquidità tanto elevata da superare la propria esposizione di breve periodo. Inoltre, consistenti riserve liquide possono essere segno, se mantenute nel tempo, di incapacità dell’azienda di crescere e investire nel business o di diversificarsi ed espandersi.

110 110 Capitale circolante netto operativo Attivo corrente – Passivo corrente LIQUIDITA’ CALCOLO: L’attivo e il passivo corrente sono un raggruppamenti previsti dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio della pertinenza gestionale. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. Questi valori NON corrispondono a quelli degli schemi di bilancio secondo i principi contabili. In questo indicatore si sottrae il passivo all’attivo. Il capitale circolante netto operativo (CCNop) non è da confondere con il capitale circolante netto finanziario (CCNf) calcolato con attivo e passivo a breve.

111 111 INTERPRETAZIONE: Investimento netto richiesto dalla gestione caratteristica. Tutti i valori correnti sono riconducibili alla gestione caratteristica, e quindi questo indicatore, indipendentemente dalla durata delle fonti e degli impieghi, fornisce indicazioni su questa gestione. La gestione caratteristica deve contribuire in modo rilevante al mantenimento di una soddisfacente situazione di liquidità: in caso contrario, vi sono elevate probabilità di incorrere in tensioni finanziarie anche gravi. Nel collegamento tra solidità e liquidità, la capacità della gestione caratteristica di originare autonomamente risorse finanziarie contribuisce al mantenimento nel tempo di condizioni di solidità, in quanto evita il ricorso a finanziamenti di terzi imprevisti. LIQUIDITA’

112 112 LIQUIDITA’ Esempi: CCNop: Indice minore di zero = fonti >impieghi L’attivo corrente è minore del passivo corrente. Le fonti finanziarie della gestione caratteristica riescono a coprire gli investimenti della gestione caratteristica e ne residuano anche risorse da investire in altre gestioni. L’azienda ha disponibilità di risorse. Il ciclo operativo si autofinanzia senza dover ricorrere all’indebitamento bancario. CCNop: Indice minore di zero = fonti

113 113 Posizione finanziaria netta Passivo non corrente – Attivo non corrente O Passivo finanziario – Attivo finanziario LIQUIDITA’ CALCOLO: L’attivo e il passivo non corrente sono raggruppamenti previsti dalla riclassificazione dello Stato patrimoniale secondo il criterio della pertinenza gestionale. Per poter calcolare questo indice quindi occorre prima effettuare questa riclassificazione. Questi valori NON corrispondono a quelli degli schemi di bilancio secondo i principi contabili. L’attivo e il passivo finanziario sono i conti all’interno dell’attivo e passivo non corrente che riguardano esclusivamente impieghi e fonti di tipo finanziario. A differenza del capitale circolante netto operativo, in questo caso si sottrae l’attivo al passivo.

114 114 INTERPRETAZIONE: Indebitamento al netto derivante dalla gestione non caratteristica (o finanziaria). La Posizione Finanziaria Netta (PFN) indica quanto le fonti di finanziamento riescono a coprire gli investimenti della gestione non caratteristica (o finanziaria). Nel collegamento tra solidità e liquidità, se l’azienda non presenta elevati gradi di dipendenza finanziaria, le risorse generate dalla gestione non sono vincolate alla remunerazione e al rimborso dei debiti, aumentando la possibilità di mantenere adeguate riserve di liquidità o di rafforzare ulteriormente l’autonomia finanziaria. LIQUIDITA’

115 115 LIQUIDITA’ Esempi: PFN: L’attivo non corrente è maggiore del passivo non corrente. Le fonti finanziarie della gestione non caratteristica non riescono a coprire gli investimenti della gestione non caratteristica. L’azienda ha un fabbisogno finanziario: per coprire gli investimenti della gestione non caratteristica deve usare fonti di finanziamento provenienti dalla gestione caratteristica. PFN: L’attivo non corrente è minore del passivo non corrente. Le fonti finanziarie della gestione non caratteristica riescono a coprire gli investimenti della gestione non caratteristica e ne residuano anche risorse da investire nella gestione caratteristica. L’azienda ha disponibilità di risorse.

116 116 GG. MEDI GIACENZA SCORTE + GG. MEDI INCASSO CREDITI - GG. MEDI PAGAMENTO DEBITI = CICLO DEL CIRCOLANTE Il ciclo del circolante è il tempo che intercorre dal momento del pagamento dei fattori produttivi al momento dell’incasso dei ricavi ottenuti con i prodotti venduti LIQUIDITA’ Ciclo del circolante

117 117 Giorni medi incasso crediti CREDITI VERSO CLIENTI _________________________ (RICAVI DI VENDITA / 360) LIQUIDITA’ CALCOLO: I crediti verso clienti sono una voce dello Stato Patrimoniale non riclassificato. All’interno del totale dei crediti, si selezionano solo quelli verso clienti. I ricavi di vendita sono una voce del Conto Economico non riclassificato. All’interno del totale del valore della produzione, si selezionano solo i ricavi di vendita. Al denominatore dell’indice non si inserisce il valore assoluto dei ricavi, ma il loro valore giornaliero effettuando quindi prima la divisione per il numero di giorni presenti in un anno (che per convenzione è stabilito a 360).

118 118 Giorni medi pagamento debiti DEBITI VERSO FORNITORI _________________________ (COSTO D’ACQUISTO / 360) LIQUIDITA’ CALCOLO: I debiti verso fornitori sono una voce dello Stato Patrimoniale non riclassificato. All’interno del totale dei debiti, si selezionano solo quelli verso fornitori. I costi d’acquisto sono una voce del Conto Economico non riclassificato. All’interno del totale del costo della produzione, si selezionano solo costi d’acquisto. Al denominatore dell’indice non si inserisce il valore assoluto dei costi, ma il loro valore giornaliero effettuando quindi prima la divisione per il numero di giorni presenti in un anno (che per convenzione è stabilito a 360).

119 119 Giorni medi giacenza scorte DISPONIBILITA’ DI MAGAZZINO _________________________ (RICAVI DI VENDITA / 360) LIQUIDITA’ CALCOLO: Le disponibilità di magazzino sono una voce dello Stato Patrimoniale. Esse corrispondono al valore delle rimanenze finali. I ricavi di vendita sono una voce del Conto Economico non riclassificato. All’interno del totale del valore della produzione, si selezionano solo i ricavi di vendita. Al denominatore dell’indice non si inserisce il valore assoluto dei ricavi, ma il loro valore giornaliero effettuando quindi prima la divisione per il numero di giorni presenti in un anno (che per convenzione è stabilito a 360).

120 120 LIQUIDITA’ Esempi: gg giacenza scorte: 50 In media l’azienda tiene in magazzino le scorte per 50 giorni. Poi le scorte saranno vendute e sorgerà il credito che sarà incassato dopo un altro periodo di tempo che dipende dalla dilazione di pagamento. L’interpretazione del valore dipende dal tipo di giacenza. gg incasso crediti: 60 In media l’azienda incassa i crediti dai clienti dopo 60 giorni circa dall’emissione della fattura. L’indice mostra che l’azienda riesce a concedere una dilazione non troppo lunga ai clienti (indicatore positivo). gg pagamento debiti: 200 In media l’azienda deve pagare i fornitori a 200 giorni. L’indice mostra che l’azienda riesce ad ottenere una dilazione abbastanza lunga dai fornitori (indicatore positivo). Ciclo del circolante: = -90 L’azienda è in disponibilità di risorse in quanto l’incasso dei crediti è precedente al pagamento dei debiti.

121 121 LIQUIDITA’ gg giacenza scorte: 50 In media l’azienda tiene in magazzino le scorte per 50 giorni. Poi le scorte saranno vendute e sorgerà il credito che sarà incassato dopo un altro periodo di tempo che dipende dalla dilazione di pagamento. L’interpretazione del valore dipende dal tipo di giacenza. gg incasso crediti: 170 In media l’azienda incassa i crediti dai clienti dopo 170 giorni circa dall’emissione della fattura. L’indice mostra che l’azienda concede una dilazione lunga ai clienti (indicatore negativo). gg pagamento debiti: 130 In media l’azienda deve pagare i fornitori a 130 giorni. L’indice mostra che l’azienda riesce ad ottenere una dilazione abbastanza lunga dai fornitori (indicatore positivo). Ciclo del circolante: = 90 L’azienda è in fabbisogno finanziario in quanto l’incasso dei crediti è successivo al pagamento dei debiti. L’azienda ha un ciclo del circolante positivo: dal momento del pagamento dei fattori produttivi al momento dell’incasso dei ricavi ottenuti con i prodotti venduti intercorrono 90 giorni in cui l’azienda deve anticipare liquidità. L’azienda riceve liquidità in media dopo giorni ma deve pagare i fornitori prima (dopo 130 giorni) e quindi ha un fabbisogno finanziario di risorse. La situazione negativa è dovuta principalmente alla prolungata dilazione concessa ai clienti.

122 122 LIQUIDITA’ gg giacenza scorte: 2 In media il gruppo tiene in magazzino le scorte per circa 2 giorni. Questo indicatore dipende molto dal settore in cui opera questa azienda. Avere un indicatore così basso, nel caso di aziende di servizi, non è un indicatore positivo ma è solo dovuto alla bassa entità di scorte per svolgere l’attività aziendale. gg incasso crediti: 200 In media l’azienda incassa i crediti dai clienti dopo 200 giorni circa dall’emissione della fattura. L’indice mostra che l’azienda concede una dilazione lunga ai clienti (indicatore negativo). gg pagamento debiti: 130 In media l’azienda deve pagare i fornitori a 130 giorni. L’indice mostra che l’azienda riesce ad ottenere una dilazione abbastanza lunga dai fornitori (indicatore positivo). Ciclo del circolante: – 130 = 72 Nonostante l’azienda abbia poche scorte immobilizzate, le lunghe dilazioni ai clienti mettono l’azienda in una condizione di fabbisogno finanziario.

123 123 LIQUIDITA’ INTERPRETAZIONE DELLA LIQUIDITA’ Esempi: Liq. corrente: 1.20 Liq. immediata: 0.60 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 60 L’azienda non è in equilibrio finanziario di breve periodo in quanto non riesce a far fronte agli impegni finanziari a breve con le sole disponibilità immediate e differite. Se considerassimo anche le rimanenze, l’azienda sarebbe in equilibrio, ma le rimanenze hanno un maggiore rischio/durata di ritorno in forma liquida e l’azienda non dovrebbe basarsi su di esse per fronteggiare i debiti a breve. Anche l’analisi del capitale circolante netto operativo e della posizione finanziaria netta mostra il mancato equilibrio, in quanto le fonti della gestione caratteristica non riescono a coprire gli impieghi della relativa gestione e le fonti della gestione non caratteristica non riescono a coprire i relativi impieghi non caratteristici. Infine il fabbisogno finanziario è visibile anche da un ciclo di circolante maggiore di zero.

124 124 LIQUIDITA’ INTERPRETAZIONE DELLA LIQUIDITA’ E DELLA SOLIDITA’ Indebitamento: 9 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.25 Copertura: 0.50 Liq. corrente: 0.75 Liq. immediata: CCNop: PFN: Ciclo del circolante: -5 L’azienda è flessibile e riesce a far fronte a eventuali cambiamenti ambientali esterni tipici dell’attuale contesto economico, considerato il settore industriale in cui l’azienda opera. Però non è in equilibrio di breve periodo e lungo periodo: le attività a breve non riescono a ripagare i debiti a breve (neanche con l’ausilio del magazzino) e le fonti a lungo, come il capitale proprio, non riescono a coprire le attività a lungo (neanche con l’ausilio del passivo a lungo). La relazione tra fonti e impieghi rispetto alle gestioni mostra un’avanzo di risorse dalla gestione caratteristica e un disavanzo di risorse da quella non caratteristica. Il disequilibrio è quindi dovuto molto alla situazione finanziaria, all’alto indebitamento che mostra un’azienda sottocapitalizzata. Il ciclo del circolante mostra equilibrio nello scadenzario.

125 125 Anno N _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Anno N+1 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Indebitamento: 1.63 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.95 Copertura: 1.35 Liq. corrente: 1.30 Liq. immediata: 1.27 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 40 Indebitamento: 1.38 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 1.05 Copertura: 1.45 Liq. corrente: 1.43 Liq. immediata: 1.33 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 30

126 INDICI DI REDDITIVITA’ Cap. 7 Par Cap. 10 Par

127 127 Per REDDITIVITÀ si intende, in prima approssimazione, la capacità dell’impresa di remunerare in modo adeguato il capitale in essa investito dal titolare e dai soci (capitale proprio) e da terze parti (capitale di terzi). L’analisi della REDDITIVITÀ utilizza rapporti tra una prescelta configurazione di reddito (ad esempio reddito operativo, reddito netto) ed il correlato volume di capitale necessario per produrlo oppure tra il medesimo reddito e grandezze espressive dell’attività svolta come il fatturato. REDDITIVITA’ Il numeratore e il denominatore degli indici di redditività variano in funzione dell’oggetto esaminato (azienda, prodotto). In questa sede si esamina l’azienda nel suo complesso.

128 128 Dopo aver prospettato gli indicatori principali, questi vengono disaggregati in modo da far risaltare le relazioni tra essi intercorrenti, al fine di meglio comprendere come e perché l’azienda ha ottenuto un definito livello di redditività, individuando le variabili su cui agire per migliorare i risultati futuri o mantenerli al livello degli attuali. In questa sede: La redditività complessiva (ROE) è indagata con: -Analisi moltiplicativa -Analisi additiva La redditività operativa (ROI) è indagata con: -Analisi moltiplicativa Il tasso di copertura dell’indebitamento è indagato con: --Analisi moltiplicativa REDDITIVITA’

129 129 ROE CALCOLO Il reddito netto è il risultato d’esercizio risultante dall’ultima riga di Conto Economico pubblicato (ad esclusione dei redditi non realizzati/other comprehensive income), che corrisponde al risultato finale di ogni riclassificazione del Conto Economico. Il risultato di esercizio può essere un utile o una perdita. I mezzi propri rappresentano il Patrimonio netto (capitale sociale, riserve e utili) dello Stato Patrimoniale. Si possono usare tutte le riclassificazioni dello Stato Patrimoniale che separano i mezzi propri. REDDITIVITA’

130 130 INTERPRETAZIONE: Il ROE è un indicatore sintetico e globale dell’economicità dell’impresa, intesa come la capacità dell’impresa di remunerare il capitale investito dal titolare e dai soci, cioè la capacità di remunerare i mezzi propri. Il ROE è influenzato da 3 gestioni: 1. Gestione operativa. 2. Gestione finanziaria. 3. Gestione extra-operative. Le formule moltiplicative ed additive che lo scompongono evidenziano le 3 gestioni separatamente per capire quali sono le cause di un certo valore del ROE. REDDITIVITA’

131 131 REDDITIVITA’ Esempi: ROE: L’azienda è in perdita. Capire se deriva da una perdita dovuta alla gestione extra-caratteristica (che potrebbe essere meno grave) o se dalla gestione finanziaria o caratteristica (che potrebbe essere più grave) è molto importante per cercare di risolvere una situazione non redditizia. La perdita economica deve essere valutata tenendo conto della congiuntura economica (crisi o sviluppo dell’economia) e del contesto temporale e geografico in cui l’azienda opera. ROE: 0.30 Per ogni 100 euro investito in azienda dai soci/portatori di capitale di rischio, l’azienda riesce ad produrre 30euro di reddito. Per capire se investire in quest’azienda è profittevole, l’indicatore va confrontato con tassi di rendimento di investimenti alternativi, che richiedono simili rischi sul mercato. ROE: 0.90 L’azienda mostra una situazione molto positiva in termini di redditività.

132 ROE: ANALISI MOLTIPLICATIVA E ADDITIVA

133 133 Incidenza della gestione extra-caratteristica ROI Leverage ROE XX REDDITIVITA’ COMPLESSIVA ANALISI MOLTIPLICATIVA

134 134 Incidenza della gestione extra- caratteristica [ROI (ROI – Costo del Debito )*Leverage ] ROE + (] x REDDITIVITA’ COMPLESSIVA ’ [) x - ANALISI ADDITIVA

135 135 ROI REDDITIVITA’ CALCOLO Tutte le riclassificazioni evidenziano i risultati intermedi necessari al calcolo degli indici di redditività. Il valore del reddito operativo è lo stesso in tutte le riclassificazioni del Conto Economico. Il capitale investito è il totale degli investimenti/attività che deve corrispondere sia nelle riclassificazioni sia nello Stato Patrimoniale pubblicato.

136 136 INTERPRETAZIONE Il ROI indica la remunerazione del capitale investito generata attraverso la gestione caratteristica (redditività operativa), ovvero senza considerare gli effetti della gestione finanziaria e di altre componenti di reddito di natura straordinaria. Rappresenta la gestione caratteristica nella scomposizione del ROE. Il ROI mostra il grado di efficienza ed efficacia della gestione aziendale e rappresenta il presupposto fondamentale della globale redditività: solamente un’impresa caratterizzata da elevato e stabile ritorno sugli investimenti tipici, è in grado di garantire costantemente la remunerazione dei finanziamenti ricevuti, sia a titolo di prestito sia di capitale di rischio ed autofinanziare il proprio sviluppo. Un ROI soddisfacente è requisito necessario ma non sufficiente per il successo economico di qualsiasi azienda. REDDITIVITA’

137 137 REDDITIVITA’ Esempi: ROI: Perdita operativa derivante dalla gestione caratteristica. Situazione di pericolo, in quanto proprio l’attività tipica dell’azienda non apporta redditività. ROI: 0.3 Utile operativo: investendo 100€ di capitale investito, sia a titolo di prestito che con mezzi propri, si ottiene 30€ di utile. L’indicatore dipende dal settore, ciclo di vita, periodi di crisi o crescita economica. Nell’attuale periodo di crisi un ROI del 30% è un buon indicatore. Occorre però sempre verificare le altre gestioni per comprendere l’andamento della redditività globale. ROI: 0.90 Indica un buon grado di efficienza ed efficacia della gestione aziendale caratteristica. Il capitale investito viene ben remunerato dalla gestione tipica, indipendentemente dalle scelte di finanziamento.Verificare le altre gestioni per comprendere l’andamento della redditività globale.

138 138 Costo del debito REDDITIVITA’ CALCOLO Gli oneri finanziari sono i componenti finanziari negativi di reddito. Dal conto economico pubblicato vengono scorporati dai proventi finanziari e dalle differenze sui cambi per avere il valore esclusivo degli oneri finanziari nelle riclassificazioni del conto economico. I mezzi di terzi possono essere calcolati per differenza tra il totale attivo e i mezzi propri.

139 139 INTERPRETAZIONE Il costo del debito (CoD) rappresenta il costo medio delle risorse finanziarie. L’indicatore ha dei limiti in quanto comprende anche debiti non onerosi, cioè debiti che non producono oneri finanziari. Deve essere interpretato in relazione alla redditività del capitale investito ROI (scomposizione del ROE con la formula additiva). Un’impresa per operare secondo economicità, deve investire le risorse disponibili ad un rendimento (ROI) superiore al costo (CoD). Nel collegamento tra solidità e redditività, una struttura equilibrata dei finanziamenti son sufficienti mezzi propri, consente di ridurre il peso degli oneri finanziari. La congruenza temporale tra attività e passività, inoltre rende improbabile il ricorso a forme di finanziameto non programmate e come tali, maggiormente costose. REDDITIVITA’

140 140 REDDITIVITA’ Esempi: CoD: 0.05 Il tasso di interesse del 5% mostra una situazione in cui l’azienda riesce a negoziare condizioni favorevoli con i soggetti che concedono i debiti. Spesso indicatori così bassi sono inferiori al ROI. Il dato è da interpretare con attenzione, perché contiene anche i debiti verso fornitori. CoD: 0.15 Il tasso di interesse del 15% mostra una situazione in cui l’azienda per ogni 100 euro di debiti ne deve pagare 15 sottoforma di oneri finanziari. Questo rappresenta il costo esplicito delle fonti di terzi che sembra in linea con i tassi passivi del mercato. Occorre verificare la sua relazione con il ROI. CoD: 0.35 L’azienda possiede dei debiti molto costosi (o perché chi ha concesso il finanziamento la ha ritenuta rischiosa, o per l’assenza di garanzie, o per la mancata capacità di negoziare tassi migliori) che mettono a rischio la redditività aziendale. Spesso indicatori così alti sono maggiori del ROI.

141 141 Leverage CALCOLO Il primo indice è relativo alla formula moltiplicativa, il secondo alla formula additiva. Il capitale investito è il totale degli investimenti/attività che deve corrispondere sia nelle riclassificazioni sia nello Stato Patrimoniale pubblicato. I mezzi propri rappresentano il Patrimonio netto (capitale sociale, riserve e utili) dello Stato Patrimoniale. Si possono usare tutte le riclassificazioni dello Stato Patrimoniale che separano i mezzi propri. I mezzi di terzi possono essere calcolati per differenza tra il totale attivo e i mezzi propri. REDDITIVITA’ REDDITIVITA

142 142 INTERPRETAZIONE Rappresenta la gestione finanziaria nella scomposizione del ROE. Il primo indicatore mostra l’incidenza dei mezzi propri sul capitale investito, svolgendo un effetto moltiplicatore. Il secondo indicatore mostra quando mezzi di terzi sono presenti rispetto ai mezzi propri, svolgendo un effetto moltiplicativo sulla differenza tra ROI e CoD. Se la redditività del capitale investito (ROI) è superiore al costo medio dei debiti (CoD), il rapporto di indebitamento (Leverage) svolge una funzione moltiplicativa sulla redditività dei mezzi propri, tanto più evidente quanto più supera l’unità. Il beneficio della leva è tanto più alto al crescere del divario tra ROI e CoD. Se il differenziale rendimento/costo delle risorse finanziarie è negativo (ROI

143 143 Esempi: Leverage: 1.4 o 0.4 I mezzi propri sono maggiori dei mezzi di terzi. L’azienda è solida e non dipende da terze economie. Questo indica però anche che la gestione finanziaria non è fonte di produzione di redditività tramite il suo effetto moltiplicativo. L’azienda potrebbe aumentare il ricorso a finanziamenti per migliorare la redditività, tenuto conto della relazione tra ROI e CoD. Rapporto d’indebitamento: 2.3 o 1.3 I mezzi propri sono minori dei mezzi di terzi. In particolare i mezzi di terzi sono 1.3 volte i mezzi propri. La gestione finanziaria ha un lieve effetto leva sulla redditività operativa. Rapporto d’indebitamento: 3.6 o 2.6 L’azienda ha capitale di debito pari a 2.6 volte il capitale proprio. La presenza maggioritaria di capitale di debito riduce il grado di solidità dell’azienda, ma potrebbe avere effetti leva positivi sulla redditività aziendale (se il differenziale ROI-CoD risulta positivo). Rapporto d’indebitamento: 8.8 o 7.8 I mezzi propri sono molto minori dei mezzi di terzi. In particolare i mezzi di terzi sono 7.8 volte i mezzi propri. L’effetto leva positivo della gestione finanziaria deve però essere contrapposto agli elevati costi che conseguono ad un elevato indebitamento che potrebbero ribaltare la situazione. REDDITIVITA’

144 144 Incidenza della gestione extra-caratteristica CALCOLO Il primo indice è relativo alla formula moltiplicativa, il secondo alla formula additiva. Il reddito netto è il risultato d’esercizio risultante dall’ultima riga di Conto Economico pubblicato (ad esclusione dei redditi non realizzati/other comprehensive income), che corrisponde al risultato finale di ogni riclassificazione del Conto Economico. Il risultato di esercizio può essere un utile o una perdita. Il valore del reddito operativo derivante dall’attività caratteristica è lo stesso in tutte le riclassificazioni del Conto Economico, ma non corrisponde al reddito operativo del Conto Economico pubblicato. Il reddito corrente è la configurazione di reddito calcolata nelle riclassificazioni del conto economico andando a sottrarre gli oneri finanziari al reddito operativo. REDDITIVITA’

145 145 INTERPRETAZIONE Rappresenta la gestione extra-operativa nella scomposizione del ROE. Rappresenta tutto ciò che residua dopo la gestione operativa e finanziaria. In realtà nella formula moltiplicativa la differenza tra reddito operativo e reddito netto, oltre che dalla gestione straordinaria e tributaria, è data anche dalla gestione finanziaria. Quindi la gestione finanziaria non è ben individuata in questa scomposizione. La formula additiva risolve questo limite. REDDITIVITA’

146 146 REDDITIVITA’ Esempi: Extra-caratteristica : 0.2 Un elevata incidenza della gestione extra-operativa (basso indicatore derivante da un ampio divario tra numeratore e denominatore) può celare nel breve termine la grave situazione di aziende con redditività operativa ROI modesta e con eccessivo indebitamento con, per esempio, plusvalenze ottenute cedendo beni non strettamente necessari all’attività tipica. In questo caso il giudizio non può che essere negativo, in quanto non si tratta di eventi che possono ripetersi regolarmente nel tempo. Extra-caratteristica: 0.9 Se invece numeratore e denominatore sono simili, la redditività non deriva principalmente dalla gestione extra-operativa. Extra-caratteristica: -0.1 L’indicatore negativo può mostrare che la gestione operativa abbia inciso negativamente portando da un utile operativo ad una perdita complessiva.

147 147 REDDITIVITA’ INTERPRETAZIONE DELLA REDDITIVITA’ Esempi con la formula moltiplicativa: ROE: ROI: Leverage: 1.8 Extra-caratteristica: 6 L’azienda ha una perdita operativa (-0.6%) ma l'entità dell'indice indica che non è la causa principale della remunerazione negativa del capitale proprio (del ROE -6.48%). Siccome il ROI è negativo esso non copre il costo del debito e non è quindi presente un effetto leva positivo (1.8) sulla redditività aziendale. La causa dell'elevata perdita in relazione al capitale proprio è dovuta alla gestione extracaratteristica (finanziaria, straordinaria e fiscale). La situazione è quindi meno grave in quanto la perdita potrebbe essere solo temporanea, soprattutto se dovuta a fatti straordinari.

148 148 REDDITIVITA’ INTERPRETAZIONE DELLA REDDITIVITA’ Esempi con la formala additiva: ROE: [ ( )*0.65 ]*0.30 = 0.02 ROI: 0.06 CoD: 0.04 Leverage: 0.65 Extra-caratteristica: 0.30 La remunerazione del capitale investito generata attraverso la gestione operativa è positiva ed è un requisito per la redditività globale. La gestione finanziaria mostra che la redditività della gestione operativa riesce a coprire i costi della gestione finanziaria (oneri finanziari) e quindi la gestione finanziaria ha un effetto leva sulla redditività complessiva. I finanziamenti permettono di aumentare la redditività perché i loro costi sono sostenibili. La gestione straordinaria e fiscale incide negativamente, la bassa percentuale riduce la redditività aziendale.

149 149 Anno N _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Anno N+1 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Indebitamento: 1.63 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.95 Copertura: 1.35 Liq. corrente: 1.30 Liq. immediata: 1.27 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 40 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.63 Extra-caratteristica: 0.90 Indebitamento: 1.38 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 1.05 Copertura: 1.45 Liq. corrente: 1.43 Liq. immediata: 1.33 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 30 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.38 Extra-caratteristica: 0.90

150 ROI: ANALISI MOLTIPLICATIVA

151 151 Rotazione del capitale investito ROS ROI X REDDITIVITA’

152 152 CALCOLO Tutte le riclassificazioni evidenziano i risultati intermedi necessari al calcolo degli indici di redditività. Il valore del reddito operativo derivante dall’attività caratteristica è lo stesso in tutte le riclassificazioni del Conto Economico, ma non corrisponde al reddito operativo del Conto Economico pubblicato. Il valore delle vendite corrisponde ai soli ricavi di vendita inclusi nel valore della produzione. Questo deve essere scorporato da altri ricavi, variazioni riamanenze, lavori interni e non includere i ricavi finanziari. ROS REDDITIVITA’

153 153 INTERPRETAZIONE Indica il margine di utile che si ottiene per ciascun ciclo operativo (acquisto delle merci, gestione/lavorazione, vendita) ed è espressione dell’efficienza interna (utilizzo delle risorse) ed esterna (politiche degli acquisti) dell’impresa. Rappresenta l’aspetto economico dell’efficienza. Il ROS è particolarmente influenzato dalla dinamica dei mercati di sbocco, di approvigionamento oltre che dalle scelte connesse al grado di rigidità della struttura produttiva. Alcune aziende perseguono la redditività operativa tramite un elevato ROS, con modesti tassi di rotazione. E’ il caso, ad esempio, delle costruzioni meccaniche su commessa, immobiliari, imprese dell’ospitalità. Il ROS può essere anche output del conto economico riclassificato su basi percentuali, dove si affiancano ai valori le percentuali assegnando il 100% alle vendite. REDDITIVITA’

154 154 REDDITIVITA’ Esempi: ROS: Perdita sulle vendite: i prezzi di vendita non riescono a coprire i costi. ROS: 0.10 Un basso ROS non è necessariamente un indicatore negativo. Esso può essere espressione di aziende in cui si riducono i prezzi per puntare sulla quantità (si deve verificare il tasso di rotazione). Se invece la riduzione dei prezzi, non è compensata da una aumentata rotazione, ma è “subita”, imposta dal mercato; questo indicatore mostra una situazione di pericolo. ROS: 0.60 Un alto ROS indica un’alta redditività delle vendite. Esso è indicatore di un’azienda che utilizza i margini sulle vendite (stabilendo alti prezzi rispetto ai costi sostenuti) per ottenere la redditività caratteristica (ROI). L’alta redditività delle vendite indica efficienza esterna (alto valore aggiunto) ed interna (buon utilizzo della struttura aziendale in base al costo del lavoro e politiche di ammortamento). Per 100€ di fatturato si ha un reddito disponibile di 60€ dopo aver coperto tutti i costi della gestione tipica.

155 155 CALCOLO Il valore delle vendite corrisponde ai soli ricavi di vendita inclusi nel valore della produzione. Questo deve essere scorporato da altri ricavi, variazioni rimanenze, lavori interni e non includere i ricavi finanziari. Il valore delle vendite utilizzato al numeratore del tasso di rotazione deve corrispondere al valore utilizzato come denominatore per il ROS, per ottenere il ROI con la formula moltiplicativa. Il capitale investito è il totale degli investimenti/attività che deve corrispondere sia nelle riclassificazioni sia nello Stato Patrimoniale pubblicato. Rotazione del capitale investito REDDITIVITA’

156 156 INTERPRETAZIONE Esprime il rapporto tra il volume d’affari dell’azienda (vendite) e le risorse investite per realizzarlo (capitale investito), e rappresenta pertanto una misura di efficienza in quanto indica la velocità di disinvestimento delle risorse impiegate. Rappresenta l’aspetto finanziario dell’efficienza. Il tasso di rotazione permette di comprendere se il volume di attività è adeguato alla struttura disponibile. La rotazione è fortemente dipendente dal settore di attività e influenzata dai criteri valutativi adottati. Alcune aziende perseguono la redditività operativa tramite un elevato tasso di rotazione del capitale investito, con margini ridotti sulle vendite. E’ il caso, ad esempio, dele aziende della grande distribuzione, dei servizi di trasporto, delle imprese grossiste, dei rivenditori di auto di fascia medio bassa. REDDITIVITA’

157 157 INTERPRETAZIONE Nel collegamento tra redditività e liquidità, tutte le scelte relative al circolante presentano effetti sulla redditività e sulla liquidità: ad esempio, un’estensione delle dilazioni concesse ai clienti è funzionale al mantenimento od all’espansione del fatturato e dei margini operativi ma, contemporaneamente, causa fabbisogni da coprire con potenziali effetti sugli oneri finanziari e può, inoltre, generare una riduzione della rotazione del capitale investito. REDDITIVITA’

158 158 REDDITIVITA’ Esempi: Rotazione del Capitale Investito: 0.40 Una bassa rotazione può essere indicatore di alta dilazione media dei crediti concessi ai clienti, bassa rotazione del magazzino gira meno o di consistenti investimenti in immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie. Per migliorarla l’azienda può ampliare il grado di sfruttamento della sua struttura, cercando di aumentare le vendite verificando se il mercato è in grado di assorbire un aumento delle quantità prodotte, se vi è la possibilità di entrare in nuovi mercati, o se l’azienda può senza costi eccessivi espandere la propria quota di mercato. Altrimenti l’azienda può ridurre il capitale investito, analizzando quali sono le aree del capitale su cui dovrebbe intervenire. Una bassa rotazione del Capitale Investito è comunque accettabile nei processi di ristrutturazione aziendale, processi che vedranno, pur in modo differente nel tempo, aumentare la rotazione per il passaggio alla produzione di un bene più gradito dal mercato e/o per il passaggio alla produzione di un bene con maggiore margine sulle vendite (ROS). Rotazione del Capitale Investito: 3 Buon indicatore. Un alto indicatore non è positivo se la rotazione è dovuta a bassi prezzi che portano, ad avere un ROS “sostanzialmente” negativo. Ovvero: più vendo, più perdo (es. vendite sottocosto). Es. l’imprenditore decide di risolvere, in via temporanea, problemi di natura finanziaria.

159 159 REDDITIVITA’ INTERPRETAZIONE DELLA REDDITIVITA’ Esempi: ROI:0.25 ROS: 0.25 Rotazione Capitale Investito: 1 La redditività caratteristica (ROI) deriva principalmente dalla redditività delle vendite (ROS), che tramite i suoi margini sui costi permette di raggiungere una buona efficienza. La rotazione del Capitale Investito mostra una tempistica piuttosto lenta nel disinvestire le risorse impiegate abbassando l’indicatore molto positivo del ROS. Nonostante ciò l’azienda ha comunque una redditività caratteristica elevata. ROI: 0.25 ROS: 0.10 Rotazione Capitale Investito: 2.5 La redditività caratteristica (ROI) deriva principalmente dalla rotazione, che tramite alte quantità vendute permette di raggiungere una buona efficienza. Dato lo stesso ROI della caso precedente, questa situazione mostra che la redditività caratteristica deriva dalla causa opposta.

160 160 REDDITIVITA’ INTERPRETAZIONE DELLA REDDITIVITA’ Esempi: ROI:0.20 ROS: 0.10 Rotazione CI: 2 L’azienda attua una politica di alta rotazione con bassi prezzi. L’efficienza raggiunta con l’alta rotazione permette di avere una buona redditività caratteristica (ROI), ma con possibilità di migliorlaa attraverso soprattutto il ROS, in quanto presenta i maggiori spazi di miglioramento. ROI: -1 ROS: -0.5 Rotazione CI: 2 L’alta rotazione è dovuta a bassi prezzi (a vendite sottocosto). Situazione molto negativa. Nonostante l’azienda presenta la stessa rotazione del caso precedente, in questa situazione l’alta rotazione è negativa.

161 161 Anno N _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Anno N+1 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Indebitamento: 1.63 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.95 Copertura: 1.35 Liq. corrente: 1.30 Liq. immediata: 1.27 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 40 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.63 Extra-caratteristica: 0.90 ROS: Rotazione CI: 0.8 Indebitamento: 1.38 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 1.05 Copertura: 1.45 Liq. corrente: 1.43 Liq. immediata: 1.33 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 30 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.38 Extra-caratteristica: 0.90 ROS: 0.10 Rotazione CI: 0.6

162 SCOMPOSIZIONE DEL TASSO DI COPERTURA DELL’INDEBITAMENTO

163 163 Tasso di copertura dell’indebitamento Costo del debitoIndebitamento ROS X / REDDITIVITA’

164 164 CALCOLO Tutte le riclassificazioni evidenziano i risultati intermedi necessari al calcolo degli indici di redditività. Il valore del reddito operativo derivante dall’attività caratteristica è lo stesso in tutte le riclassificazioni del Conto Economico, ma non corrisponde al reddito operativo del Conto Economico pubblicato. Gli oneri finanziari sono i componenti finanziari negativi di reddito. Dal conto economico pubblicato vengono scorporati dai proventi finanziari e dalle differenze sui cambi per avere il valore esclusivo degli oneri finanziari nelle riclassificazioni del conto economico. Tasso di copertura dell’indebitamento REDDITIVITA’

165 165 INTERPRETAZIONE Il tasso di copertura degli oneri finanziari esprime la capacità dell'impresa di remunerare i finanziatori esterni (capitale di terzi) attraverso il risultato dell’attività operativa. Il giudizio è tanto migliore quanto più elevato risulta il valore dell'indice. REDDITIVITA’

166 166 REDDITIVITA’ Esempi: Tasso di copertura dell’indebitamento: Il risultato dell’attività operativa non riesce a remunerare i finanziatori esterni (capitale di terzi), in quanto il risultato operativo risulta negativo (perdita operativa). Tasso di copertura dell’indebitamento: 0.80 Il risultato dell’attività operativa non riesce a remunerare i finanziatori esterni (capitale di terzi), in quanto il risultato operativo è minore degli oneri finanziari.

167 167 REDDITIVITA’ INTERPRETAZIONE DELLA REDDITIVITA’ Esempi: Tasso di copertura dell’indebitamento: 1.83 ROS: 0.10 Indebitamento: 1.10 Costo del Debito: 0.06 La situazione positiva è anche data da un livello molto basso dei debiti. Il costo del debito del 6% è al di sotto dei tassi passivi di mercato, mostrando una situazione in cui l’azienda riesce a negoziare condizioni favorevoli con i soggetti che concedono i debiti. Il dato è da interpretare con attenzione, perché contiene anche i debiti verso fornitori. Tasso di copertura dell’indebitamento: 0.8 ROS: 0.04 Indebitamento: 1.4 Costo del Debito: 0.07 Anche se il livello di indebitamento non è eccessivo, la redditività delle vendite bassa non garantisce un tasso di copertura dell’indebitamento sopra l’unità. Il costo del debito non è sostenibile in questa situazione, bisognerebbe aumentare la redditività.

168 168 Anno N _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Anno N+1 _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________ Indebitamento: 1.63 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 0.95 Copertura: 1.35 Liq. corrente: 1.30 Liq. immediata: 1.27 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 40 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.63 Extra-caratteristica: 0.90 ROS: Rotazione CI: 0.8 Indebitamento: 0.65 Tasso di copertura dell’indebitamento: Indebitamento: 1.38 Rigidita’: 0.40 Autocopertura: 1.05 Copertura: 1.45 Liq. corrente: 1.43 Liq. immediata: 1.33 CCNop: PFN: Ciclo del circolante: 30 ROE: ROI: 0.06 CoD: 0.03 Leverage: 1.38 Extra-caratteristica: 0.90 ROS: 0.10 Rotazione CI: 0.6 Indebitamento: 0.76 Tasso di copertura dell’indebitamento: 2.53

169 BILANCI PER ESERCITAZIONI (semplificati) -

170 170 ESERCITAZIONE: PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI ASTALDI 2003

171 171

172 172

173 173

174 174

175 175

176 176

177 177

178 178

179 179

180 180 ESERCITAZIONE: PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI ASTALDI 2013

181 181

182 182

183 183

184 184

185 185

186 186

187 187

188 188

189 189

190 190

191 191

192 192 ALTRI BILANCI PER ESERCITAZIONI TISCALI 2012

193 193 Stato Patrimoniale Consolidato Tiscali 2012

194 194 Conto Economico Consolidato Tiscali 2012

195 195 Note al bilancio Altre attività finanziarie (nota 17) sono a lungo termine; altre attività finanziarie corrente (nota 22) sono a breve termine. Debiti verso banche e altri finanziatori e debiti finanziari (nota 26) sono a lungo termine; debiti verso banche e altri finanziatori e debiti finanziari (nota 30) sono a breve termine.

196 196 Note al bilancio

197 197 ALTRI BILANCI PER ESERCITAZIONI GEOX 2012

198 198 Stato Patrimoniale Consolidato Geox 2012

199 199 Conto Economico Consolidato Geox 2012

200 200 Note al bilancio Le attività finanziarie non correnti (nota 18-30) sono a lungo termine; le altre attività correnti non finanziarie (nota 17) e le attività finanziarie correnti (nota 18-30) sono a breve termine. I debiti finanziari non correnti (nota 23) sono a lungo termine, le altre passività correnti non finanziarie (nota 26), le passività finanziarie correnti (nota 18-30) e i debiti verso banche e altri finanziatori (nota 18) sono a breve termine.

201 201 ALTRI BILANCI PER ESERCITAZIONI CERAMICHE RICCHETTI 2012

202 202 Stato Patrimoniale Consolidato Gruppo Ceramiche Ricchetti 2012

203 203 Conto Economico Consolidato Gruppo Ceramiche Ricchetti 2012

204 204 Note al bilancio Gli investimenti immobiliari sono relativi a terreni e fabbricati NON strumentali, mentre le partecipazioni sono strumentali a lungo termine.

205 205 Note al bilancio

206 206 ALTRI BILANCI PER ESERCITAZIONI ITALCEMENTI 2002

207 207 Stato Patrimoniale Consolidato ITALCEMENTI 2002

208 208 Conto Economico Consolidato ITALCEMENTI 2002

209 209 Note al bilancio Le altre partecipazioni e i crediti per cessione partecipazioni e titoli sono NON strumentali a breve termine. Le manutenzioni specifiche sui fabbricati civili sono riferite solo al 2003 e non sono previste negli anni successivi.


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