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La corporeità umana. Panoramica storico-filosofica Monismo materialista Democrito, Epicuro, Lucrezio P. Pomponazzi, C. Cremonini Gassendi, Boyle, Hobbes.

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1 La corporeità umana

2 Panoramica storico-filosofica Monismo materialista Democrito, Epicuro, Lucrezio P. Pomponazzi, C. Cremonini Gassendi, Boyle, Hobbes Diderot, Helvetius, von Holbac, Condillac Haeckel, Spencer Feuerbach, Strauss, Marx Sartre, Marcuse, de Beauvoir Dualismo spiritualista Platone Ascetismi neo-platonici Cartesio, Malebranche, Leibniz Visione disincarnata del cristianesimo Concezione organicista- funzionale Ideologie volontariste

3 Totalità unificata Tommaso: L’uomo è una sostanza unitaria: indiviso in se stesso, diviso da qualunque altro L’anima è forma del corpo: principio che unifica la sostanza, organizzando le sue componenti ed effettuando le sue operazioni. Componenti ed operazioni materiali e spirituali: un’unica anima Agendo sul corpo si «tocca», si coinvolge l’anima dell’uomo, ossia tutto l’uomo, l’uomo in quanto tale.

4 Sessualità e costumi

5 Cambiamenti Il sesso: da cosa sporca e «tabu» a realtà antropologica pienamente positiva. “Sesso” e “sessualità” ≠ “genitalità” Ricerche di psicologia sperimentale, anatomia microscopica, fisiologia, endocrinologia, neurologia, genetica, Antropologia sessuale e una filosofia della sessualità. Aspetti positivi ed aspetti problematici

6 I costumi Un insieme di giudizi etici spontanei, non mediati dalla riflessione, considerati in quanto veicolati dal gruppo sociale e in quanto quest’ultimo tende a conferire ad essi la loro forza d’obbligazione. Un insieme di comportamenti più o meno stereotipati, ai quali i membri del gruppo si sottomettono, la maggior parte del tempo, senza pensarvi e per spirito d’imitazione. Rappresentano una dimensione inferiore dell’etica, perché vi hanno un ruolo notevole automatismi, iniziative meccaniche, pregiudizi, compromessi con il male, un certo fariseismo sociale e una qualche confusione tra morale ed etichetta (G. C OTTIER )

7 Cause della variazione: 1. dal punto di vista socio-culturale Civiltà agricola-artigianale E' normativo il comportamento delle generazioni precedenti, assimilato all’interno delle famiglie, ed accolto come “tradizione” di tipo sacrale. Civiltà tecnica-urbana E’ determinante, ma l’impatto dei mass media e il dominio dell’immagine. I nuovi modelli non sono più trasmessi dalla catena delle generazioni, ma sono costruiti deliberatamente.

8 V. Packard (sociologo): «Non sono le violazioni, ma la mancanza di una norma a rendere il problema contemporaneo importante dal punto di vista storico. D. Truman (già rettore della Columbia University): «Il problema attuale non è tanto il problema di un ribellarsi a un codice noto e affermato, quanto quello di dibattersi in una situazione senza limiti risaputi» M. Lenor (storico) : stiamo vivendo una fase di interregno morale. Il re è morto, ma non c’è il suo successore. Esistono, sì, dei princìpi operativi, ma sono il prodotto di un’evasione sistematica- M. Mead (antropologa) paragona gli amanti di oggi a due danzatori che non abbiano più passi tradizionali da eseguire, ma debbono improvvisare, e si chiedono come sarà il prossimo passo

9 Cause della variazione: 2. dal punto di vista comportamentale Rapporto Kinsey (uno zoologo): i comportamenti sessuali altro non sono che un “meccanismo relativamente semplice che provvede alla reazione erotica quando gli stimoli fisici e psichici sono sufficienti” ed “è perciò senza senso chiamare in causa categorie come il bene e il male, il lecito e l’illecito, il normale e l’anormale”». W. H. Masters e V. E. Johnson: studio delle reazioni neurofisiologiche dell’atto sessuale nell’uomo e nella donna riducendo la dinamica del gesto unitivo ad un complesso intreccio di reazioni misurabili. Diffusione dei contraccettivi, ed in particolare dalla pillola di Pinkus.

10 Cause della variazione: 3. dal punto di vista teoretico e ideologico Pansessualismo legato alla psicanalisi freudiana Opere filosofico-militanti: Sartre, Marcuse, Reich, ecc. L’ideologia del gender

11 Cos’è il «genere» Uso grammaticale, «maschile» e «femminile»: tale distinzione è, la maggior parte delle volte, convenzionale. Uso classico: caratteristiche oggettive della natura di talune realtà: nelle piante e negli animali si distinguono organi maschili e femminili; in forza di essi si attribuisce l’uno o l’altro genere a chi presenta tali organi, o presenta caratteristiche che ricordano l’uno o l’altro sesso. Uso simbolico: alcuni elementi, a motivo di convenzioni unicamente culturali, sono ritenuti «maschili» o «femminili»: capi di vestiario, monili, colori, acconciature, linguaggi, gestualità, ecc., che in una specifica cultura possono essere ritenuti prettamente maschili e in un altra femminili.

12 L’uso ideologico del gender «Molto» di ciò che si attribuisce a un genere o a un altro è convenzionale, dunque «tutto» è condizionato culturalmente (!): nell’essere umano non vi è alcun fondamento oggettivo dell’appartenenza ad un genere. L’appartenenza ad un genere viene determinata unicamente dalla scelta del soggetto. L’affermazione dell’uguaglianza dei diritti sociali tra uomo e donna è venuta affermandosi come «annullamento» delle differenze o addirittura come «inversione» dei caratteri maschili e femminili. Nella cultura «moderna» l’uomo veniva presentato come razionale, volitivo, acquisitivo e competitivo; la donna invece come emotiva, sentimentale, oblativa e solidale. Nella cultura «postmoderna» non si sa più in cosa consista l’identità maschile e femminile, tanto a livello psicologico quanto a livello sociale e culturale.

13 “A un’infanzia e a un’adolescenza relativamente indifferenziate segue un periodo d’incontro fra i sessi denso d’incertezze e di ambiguità: essi non hanno più modelli da seguire; il loro unico «modello», se così si può dire, è ormai quello dell’attrazione, del farsi guidare dall’emozione. Quando un maschio e una femmina si mettono in coppia, la relazione si regge sul sentirsi attratti l’uno dall’altra, finché il sentimento perdura. Niente di più fragile, quindi. È così che diviene difficile per gli individui, nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta, trovare una ben definita identità di genere: non solo e non tanto in se stessi, quanto nella relazione con l’altro genere. Separazioni e divorzi aumentano soprattutto per questo motivo: apparentemente, si tratta di difficoltà caratteriali e comunicative; in realtà, nessuno dei partner sa più quale sia il proprio ruolo né quello altrui, ovvero che cosa spetti fare all’uomo e che cosa alla donna, di comune accordo, affinché la coppia funzioni”. (P. D ONATI )

14 La prassi del gender L’indifferenziazione dei ruoli è ravvisabile fin dai progetti educativi, scolastici o ricreativi. Si rifiuta l’idea che esistano ruoli maschili e ruoli femminili (es. la paternità e la maternità), fino a ritenere che il maschile e il femminile possano essere sovrapponibili in tutto e, per questo, irrilevanti. Si giunge così a negare che la famiglia, per essere tale, abbia bisogno di due generi distinti, e si tende a riconoscere lo stato di «famiglia» anche a relazioni uni-gender: single o coppie omosessuali che potrebbero adottare figli o procrearli artificialmente, ma solo se vogliono.

15 Valutazioni etiche Proprio questo viene contestato, soprattutto dagli approcci di Kinsey e Master-Johnson, come anche dal diffuso sociologismo che permea la nostra cultura. Ciò che è frequente nel comportamento viene considerato normale e quindi diventa normativo. Per comportamento “normale” dobbiamo invece intendere non ciò che è diffuso, ma il comportamento che corrisponde alla “natura” dell’uomo, per come ci è indicata dalla retta ragione. Il compito della riflessione etica sarà dunque di mettere in luce questi principi immutabili che diventano “normativi”, in quanto pongono limiti oggettivi e forniscono indicazioni concrete di comportamento.


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