La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

Corso di Economia dei trasporti Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Studi Aziendali e Giusprivatistici, Dr. Angelo Leogrande.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "Corso di Economia dei trasporti Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Studi Aziendali e Giusprivatistici, Dr. Angelo Leogrande."— Transcript della presentazione:

1 Corso di Economia dei trasporti Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Studi Aziendali e Giusprivatistici, Dr. Angelo Leogrande

2 I costi Obbiettivi Come vengono considerati i costi di breve e di lungo periodo Capire la distinzione tra costi fissi e costi variabili Analizzare le proprietà dei costi di breve periodo, tra cui il costo medi, il costo marginale il costo marginale del fattore

3 I costi Scoprire l’importanza della relazione tra il costo marginale e il costo medio Definire il concetto di combinazione tra il costo marginale e il costo medio Definire il concetto di combinazione di input economicamente efficiente Derivare una liea di isocosto per rappresentare combinazioni di input con lo stesso costo per l’impresa

4 I costi Trovare la combinazione di fattori di equilibrio per l’impresa dal punto di vista sia grafico sia matematico Derivare la funzione di lungo periodo Analizzare i concetti di economia di scala e di economia di scopo

5 I costi All’inizio degli anni novanta Toyota e Nissan decisero di entrare nel mercato statunitense. A questo scopo Nissan creò la divisione Infiniti e Toyota la divisione Lexus. Ciascuna delle due imprese dovette assumere un gran numero di decisioni in merito alla fabbricazione delle automobili. Per esempio, dovette decidere quale fosse il materiale più adatto per le carrozze e a questo riguardo la scelta di entrambe le case automobilistiche cadde sull’acciaio.

6 I costi Inoltre, sia Nissan che Toyota dovette decidere quanto capitale e quanto lavoro utilizzare. In questo caso le due imprese fecero scelte molto diverse: la divisione Infiniti decise di produrre i modelli Q45 e M30 in buona parte a mano, mentre la divisione Lexus creò uno stabilimento altamente automatizzato per fabbricare i modelli ES250 e LS 400.

7 I costi Su che basi le due imprese presero le loro decisioni ? Se Toyota vuole produrre in un mese 300 Lexus, deve essere sicura di avere a disposizione una quantità sufficiente di acciaio, di lavoro, e di tutti gli altri input. Ci sono varie combinazioni di fattori che consentono di ottenere il volume di produzione desiderato e non hanno tutte lo stesso costo.

8 I costi Per esempio utilizzare lavoratori lungo la linea di montaggio può essere molto più costoso che utilizzare dei robot. Poiché costi di produzione più elevati implicano un minor profitto, un’impresa che punti a massimizzare il suo profitto cercherà di individuare la combinazione di input meno costosa tra quelle ammissibili.

9 I costi In questo capitolo impareremo come l’impresa scelga la combinazione di fattori ottimale per ottenere un determinato volume di produzione, sviluppando un metodo mediante il quale potrà scegliere il sistema meno costoso per produrre la quantità di beni desiderata.

10 I costi Sapere come un’impresa sceglie i suoi input è importante per comprendere la decisione relativa al livello di produzione complessivo. In particolare, dalla decisione dell’impresa sui fattori da utilizzare nella produzione ricaveremo la sua funzione del costo totale e le corrispondenti curve del costo marginale e del costo medio. Le curve dei costi hanno un ruolo fondamentale nella scelta del volume di produzione da parte dell’impresa.

11 I costi di breve periodo Per individuare la combinazione di fattori ottimale e il relativo costo, l’impresa segue un procedimento che prevede due passaggi. Primo: l’impresa individua la combinazione di fattori di costo minimo all’interno dell’insieme di combinazione ammissibili. In altre parole, tra le combinazioni di input con le quali si può ottenere il volume di produzione desiderato, quale ha il costo (opportunità) più basso ?

12 I costi di breve periodo Ipotizziamo un concorrente delle Auto De Luxe S.P.A., La National Motors, che utilizza robot e lavoro per produrre automobili e può assumere e licenziare lavoratori nel giro di pochi giorni per cui il lavoro è il fattore variabile nel breve periodo. I robot, invece, sono un fattore fisso nel breve periodo: dal momento in cui si decide di ordinare dei nuovi robot devono trascorrere 10 mesi prima che vengano installati.

13 I costi di breve periodo Supponiamo che la National Motors abbia 220 robot e voglia produrre 180 automobili al giorno. Per ottenere questo volume di produzione, l’impresa deve utilizzare una combinazione di input appartenente all’isoquanto x_180 rappresentato nella seguente figura

14 I costi di breve periodo Isoquanto x_180 Robot al giorno Lavoratori al giorno Se nel breve periodo la National Motors ha a disposizione una quantità fissa di 200 robot l’impresa deve utilizzare 1000 lavoratori per produrre 180 automobili al giorno

15 I costi di breve periodo Individuata la combinazione di fattori che l’impresa utilizza per produrre 180 automobili al giorno, dobbiamo quanto costano questi fattori. Il costo totale che l’impresa deve sostenere per produrre 180 automobili deve tener conto del costo-opportunità dei fattori. In particolare supponiamo che il valore d’uso del capitale sia 200 euro al giorno per robot e che il salario giornaliero sia pari a 100 euro al giorno per lavoratore.

16 I costi di breve periodo Se l’impresa utilizza 1000 lavoratori e 220 robot, la sua spesa per il lavoro sarà pari a euro (=100 euro X 1000) e la spesa per il capitale sarà di euro (=200 euro X 220). Quindi la spesa totale dell’impresa per l’acquisto dei fattori sarà di euro. Dal momento che stiamo considerando la decisione di breve periodo dell’impresa riguardo alla combinazione di fattori da utilizzare, il costo corrispondente prende il nome di costo economico totale di breve periodo necessario per produrre x e viene indicato come C_SR (dove SR sta per short run, breve periodo).

17 I costi di breve periodo L’aggettivo «economico» serve invece a ricordare che dobbiamo tenere conto solo delle spese, relative all’acquisto di fattori produttivi, che rappresentano effettivamente costi economici o costi-opportunità. Poiché solo i costi economici sono rilevanti ai fini delle decisioni dell’impresa, da qui in avanti considereremo solo questo tipo di costi, di conseguenza possiamo sottintendere l’aggettivo economico e parlare semplicemente di costo totale di breve periodo.

18 I costi di breve periodo Il procedimento sopra descritto consente di calcolare il costo totale di breve periodo di un qualsiasi volume di produzione x_0 e può essere riassunto come segue. 1. tracciamo l’isoquanto corrispondente al volume di produzione di cui vogliamo calcolare il costo totale di breve periodo (isoquanto x_0 nella seguente figura)

19 I costi di breve periodo a L_a K_f Unità di lavoro Unità di capitale Se la quantità di capitale è fissa a K_f, l’impresa deve utilizzare L_a unità di lavoro per ottenere una produzione x_0. Costo totale=WxL_a dove L_a è salario per unità di lavoro.

20 I costi di breve periodo 3. Individuiamo il punto dell’isoquanto x_0 corrispondente alla quantità di capitale K_f (il punto a nella figura) 4. Moltiplichiamo la quantità di lavoro corrispondente al punto a L_a, per il salario, e in questo modo otteniamo il costo totale di breve periodo C_SR(x_0)

21 I costi di breve periodo Per ricavare l’intera scheda del costo totale di breve periodo non dobbiamo far altro che ripetere questi quattro passaggi per ciascun livello di produzione. Se definiamo il costo variabile di breve periodo come il costo che l’impresa deve sostenere per l’acquisto dei fattori variabili nel breve periodo allora è evidente come il concetto di costo variabile di breve periodo sia identico a quello di costo economico totale di breve periodo che abbiamo appena definito.

22 I costi di breve periodo In effetti, costo economico e costo variabile possono essere considerati sinonimi, in quanto se un’impresa non può variare la spesa per un fattore questa è una spesa irrecuperabile e non un costo economico. Relativamente ai costi fissi di breve periodo, le spese per l’acquisto dei fattori fissi non rappresentano costi economici perché i fattori fissi non hanno un costo opportunità nel breve periodo.

23 I costi di breve periodo Di conseguenza i costi fissi non dovrebbero influire sulle decisioni dell’impresa, perciò non ne terremo conto nella nostra analisi. In realtà, chiamare costi le spese per i fattori fissi può creare confusione ed è per questo motivo che noi li definiremo spese irrecuperabili. Perché tenere conto di questi costi fissi di breve periodo, se in realtà non rappresentano un costo economico ?

24 I costi di breve periodo Perché l’impresa può usare queste informazioni in due modi. Primo: nel lungo periodo tutti i fattori sono variabili, quindi ai fini della pianificazione l’impresa ha bisogno di tener conto delle spese di tutti i fattori. Secondo: i costi fissi servono a valutare le scelte passate. Benché fissi nell’attuale breve periodo, i livelli di questi costi furono scelti in un dato momento nel passato.

25 Il costo totale di breve periodo La somma dei costi fissi e variabili si definisce costo totale di breve periodo. Se questo si trova al di sotto o al di sopra del ricavo medio, l’impresa può valutare se le decisioni assunte in precedenza rimangono valide. Quale aspetto avrà la curva del costo totale di breve periodo dell’impresa ? La curva di costo totale di breve periodo è crescente, perché, per produrre una quantità maggiore, l’impresa deve utilizzare una maggiore quantità di input.

26 Il costo totale nel breve periodo Un’altra proprietà della curva del costo totale di breve periodo è che la sua posizione dipende dalla quantità di capitale che rimane fissa nel breve periodo. Consideriamo di nuovo l’isoquanto corrispondente a 180 automobili al giorno precedente; dalla figura risulta che se lo stock fisso di capitale fosse 250 robot, invece di 220, l’impresa avrebbe bisogno di 800 lavoratori e non di 1000, per produrre 180 automobili.

27 Il costo totale nel breve periodo Poiché il costo totale di breve periodo è dato semplicemente dal salario moltiplicato per il numero di lavoratori assunti, il costo totale di breve periodo necessario a produrre 180 automobili scenderebbe da a euro (=100 euro x 800). Questa relazione tra la quantità fissa di capitale e il costo totale di breve periodo vale anche per qualsiasi altro volume di produzione.

28 Il costo totale nel breve periodo Se dispone di uno stock di capitale maggiore, l’impresa utilizzerà meno lavoro per produrre qualunque quantità di beni, di conseguenza, un aumento della quantità di capitale determina uno spostamento verso il basso della curva del costo totale di breve periodo. Può sembrare paradossale che utilizzando una quantità maggiore di capitale il costo totale diminuisca; ma per comprendere questo risultato, si deve tener presente che siamo parlando di costo totale di breve periodo e che in economia, il termine costo va sempre inteso come costo- opportunità. Poiché il calpitale è un fattore fisso nel breve periodo, il suo costo-opportunità è pari a 0.

29 Il costo marginale Quando si conosce la funzione di costo totale di breve periodo, si possono facilmente ricavare altri tipi di costo. Il costo marginale di breve periodo (MC_SR) è la variazione del costo totale di breve periodo conseguente alla produzione di un’unità aggiuntiva. Per definizione il costo marginale si ricava dal costo totale e come abbiamo visto, il costo totale a sua volta è determinato dalla funzione di produzione.

30 Il costo marginale Ne consegue che il costo marginale dipende dalle caratteristiche della tecnologia utilizzata, come risulta dalla funzione di produzione. Esiste una relazione tra costo marginale e prodotto marginale; se l’impresa vuole accrescere la propria produzione nel breve periodo, deve acquistare una quantità maggiore del fattore variabile. Quindi nel breve periodo, il costo marginale di produzione è uguale alla quantità aggiuntiva del fattore variabile che l’impresa deve impiegare per accrescere la produzione, moltiplicata per quanto l’impresa deve spendere al fine di ottenere un’unità in più del fattore variabile.

31 Il costo marginale L’ammontare aggiuntivo che l’impresa deve pagare per ottenere un’ulteriore unità di fattore variabile prende il nome di costo marginale del fattore (MCF). Per esempio, se l’impresa può utilizzare 600 lavoratori al giorno per una somma complessiva di euro e 601 lavoratori per una somma si euro, il costo marginale del fattore 601° lavoratore (MFC_L) è pari a euro – euro= 150 euro.

32 Il costo marginale Utilizzando questo nuovo concetto, possiamo affermare che : costo marginale di breve periodo = (quantità aggiuntiva del fattore variabile necessaria per produrre un’unità in più) X (Costo marginale del fattore variabile). Supponiamo che il lavoro sia l’unico fattore variabile nel breve periodo e che l’impresa voglia accrescere la sua produzione di una unità. Quanto lavoro in più dovrà utilizzare ? Consideriamo dapprima un esempio numerico.

33 Il costo marginale Se per la National Motors il prodotto marginale del lavoro, MP_L è pari a 0,1 automobili per lavoratore, quanti lavoratori dovrà assumere l’impresa per produrre un’auto in più ? Per rispondere, dividiamo 1 per 0,1 e troviamo che sono necessari 10 lavoratori. In generale la quantità aggiuntiva di lavoro necessaria per produrre un’unità in più si trova dividendo 1 ( il prodotto aggiuntivo che si vuole ottenere) per MP_L, il prodotto marginale del lavoro.

34 Il costo marginale

35 Il costo marginale

36 Il costo marginale Il costo marginale dell’impresa che non fa il prezzo L’ipotesi dell’impresa che non fa il prezzo consente di semplificare il calcolo del costo marginale del fattore. Supponiamo che il salario giornaliero corrente sia 120 euro; se un’impresa che non fa il prezzo utilizza il lavoratore aggiuntivo per un giorno, la sua spesa totale per le retribuzioni aumenta di 120 euro indipendentemente dal numero di lavoratori utilizzati fino a quel momento.

37 Il costo marginale Quindi il costo marginale del lavoro (la somma aggiuntiva che l’impresa deve spendere per utilizzare un’unità in più di lavoro) è di 120 euro-, vale a dire il salario giornaliero. Possiamo dunque concludere che quando un’impresa non fa il prezzo nel mercato di un certo input, il costo marginale del fattore è uguale al prezzo di mercato di quel fattore.

38 Il costo marginale

39 Il costo marginale Da questa formula risulta che, a parità di altre condizioni, maggiore è il prodotto marginale del lavoro maggiore è il costo marginale di produzione. Questo risultato è ragionevole: infatti, se un lavoratore in più è in grado di produrre molto, non occorreranno molti nuovi lavoratori per ottenere una determinata quantità aggiuntiva di prodotto, e di conseguenza, produrre questa quantità aggiuntiva non costerà molto.

40 Il costo marginale Possiamo utilizzare la precedente equazione per osservare come l’andamento della curva del prodotto marginale di breve periodo dipende dall’andamento della curva del prodotto marginale del lavoro. Poiché per l’impresa i rendimenti marginali del lavoro possono essere crescenti, costanti o decrescenti, bisogna distinguere tre casi. Supponiamo dapprima che la tecnologia utilizzata dalla National Motors sia caratterizzata da rendimenti marginali decrescenti per quanto riguarda il lavoro.

41 Il costo marginale Ciò significa che MP_L decresce con l’aumentare della quantità di lavoro utilizzata. MA dall’equazione precedente risulta che, quando diminuisce MP_L, MC_SR aumenta. Dunque quanto la funzione di produzione è tale che la produttività marginale del lavoro sia decrescente, la curva del costo marginale di breve periodo è crescente. Intuitivamente, se i rendimenti marginali sono decrescenti, man mano che la produzione totale aumenta, sarà necessaria una quantità aggiuntiva di lavoro sempre maggiore per produrre un’ulteriore unità e quindi anche la spesa aggiuntiva per il lavoro diventerà sempre maggiore.

42 Il costo marginale Non tutte le imprese hanno una funzione di produzione caratterizzata da rendimenti marginali decrescenti. Se l’impresa utilizza una tecnologia con produttività del lavoro costante, MP_L e di conseguenza W/MP_L non cambieranno la variare del volume della produzione e della quantità di lavoro utilizzata. In questo caso la curva del costo marginale sarebbe piatta.

43 Il costo marginale Per concludere il discorso sulla relazione tra produttività marginale e costo marginale, esaminiamo ora un importante caso particolare. Come osservato precedentemente parlando delle funzioni di produzione, una situazione piuttosto frequente è quella in cui all’inizio i rendimenti marginali sono crescenti per diventare poi decrescenti (la situazione descritta dalla cosiddetta legge dei rendimenti decrescenti):

44 Il costo marginale Il costo marginale di breve periodo diminuisce nell’intervallo iniziale caratterizzato da rendimenti marginali crescenti, tuttavia, quando i rendimenti marginali cominciano a essere decrescenti, il costo marginale di breve periodo aumenta.

45 Il costo medio Il costo medio di breve periodo diviso per il numero di unità prodotte. Se usiamo l’abbreviazione AC_SR, quando si producono x unità vale l’uguaglianza AC_SR=C_SR/x. Analogamente al costo marginale di breve periodo, anche il costo medio di breve periodo può essere messo in relazione con la tecnologia utilizzata dall’impresa, quando questa percepisce il prezzo dei fattori come dato.

46 Il costo medio Consideriamo la funzione di produzione contenuta nelle prime tre colonne della Tabella seguente: essa indica diverse combinazioni di lavoro (misurato in lavoratori al mese) e trattori che possono essere utilizzati dalla Giardini Company, un’impresa che si occupa di architettura di giardini.

47 Il costo medio Numero di lavorator i Numero di trattori Numero di giardini al mese Quantità prodotta da ogni ulteriore coltivatore Numero medio di lavoratori per giardino , , , ,333

48 Il costo medio Come risulta dalla colonna 4, questa funzione di produzione è caratterizzata da rendimenti marginali crescenti del lavoro, in corrispondenza di tutti i livelli di produzione; il prodotto totale cresce in misura sempre maggiore, man mano che aumenta la quantità di lavoro impiegata. Dividendo i valori contenuti nella colonna 1 per i valori corrispondenti della colonna 3, si trova la quantità media di lavoro impiegata per ogni unità di lavoro prodotto, indicata nella colonna 5.


Scaricare ppt "Corso di Economia dei trasporti Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Studi Aziendali e Giusprivatistici, Dr. Angelo Leogrande."

Presentazioni simili


Annunci Google