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La classe V gin. A è orgogliosa di presentare il suo nuovo lavoro multimediale UN VIAGGIO CON GLI ANTICHI.

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1 La classe V gin. A è orgogliosa di presentare il suo nuovo lavoro multimediale UN VIAGGIO CON GLI ANTICHI

2 “Ibam forte via…... Annia …”

3 …I GRECI… … in viaggio …

4 I VIAGGIATORI I mercanti greci commerciavano soprattutto via mare, percorrendo il Mediterraneo. A seconda della brevità o meno dei trasporti vi erano diversi tipi di imbarcazione. Se i viaggi erano di poca durata venivano usate navi più piccole e veloci,per quelli invece più lunghi vi erano navi più grandi, capaci e sicure. In queste spedizioni, spesso commerciali, vi era un seguito di schiavi che dormiva sul ponte mentre invece gli altri membri dell’equipaggio dormivano in cabine, riparati dal freddo e dalla pioggia.

5 LE VIE I viaggi per terra erano invece faticosissimi. La gente andava a piedi portando con sè uno o due schiavi se il tragitto era breve e animali da soma per trasportare i bagagli più pesanti. I greci non usavano, al contrario dei romani, lettighe o portantine, in quanto pareva loro che fossero un’ostentazione e le ammettevano solo per i malati e le donne. Dove le strade lo permettevano venivano usati dei mezzi di trasporto. Per i trasporti leggeri vi erano carri trainati da una coppia di muli mentre per quelli pesanti vi erano carri a quattro ruote trainati da buoi: apene= leggero calesse per passeggeri hamaxa=calesse pesante. Si costruirono inoltre”strade a rotaia” ovvero si scavavano un paio di rotaie, profonde otto-dieci centimetri distanti fra loro circa un metro e mezzo.

6 I LUOGHI DI SOSTA Durante i viaggi i luoghi di sosta potevano essere alloggi di nobili e ricchi che ospitavano i mercanti o famiglie unite da un legame di amicizia; importante era infatti il principio di ospitalità e in ogni casa vi era una camera per gli ospiti (xenon). Coloro che non potevano disporre di tali privilegi, ricorrevano a semplici locande di campagna (pandokeion = luogo per ospitare tutti). Qui lo spazio interno era suddiviso in piccole camere ciascuna delle quali si apriva su un cortile o su un porticato coperto che lo circondava e in ognuna di queste si trovava come letto un solo pagliericcio e come coperta doveva essere usato il mantello dello stesso ospite. In tutte le città i visitatori potevano inoltre divertirsi nelle osterie dette “capeleia” o “potisteria”.

7 Chiton : ampia tunica di lino o lana senza maniche e lunga fino al ginocchio o al polpaccio, trattenuta in vita da una cintura (ZONE); Clayns :corto mantello; Petasos : cappello a larghe tese; Imation o Claina : grandi rettangoli di lana usati come coperte. GLI ABITI IN VIAGGIO

8 …I ROMANI…

9 VIABILITA’ ROMANA La rete stradale costituisce un elemento di primaria importanza nella storia romana di una regione. Nessuna regione italiana, escluso il Lazio, presenta un sistema stradale complesso quanto quello della decima regione augustea, la Venetia et Histria.

10 Una parte di questo sistema passava per il territorio di Concordia, collegato così da una parte con l’Italia settentrionale e peninsulare e con le regioni occidentali dell’Impero, dall’altra con la regione balcanico-danubiana e verso il nord con il Norico e l’Europa centro-settentrionale. Quindi uno dei motivi dell’ubicazione di Concordia fu l’incontro di due grandi vie, la Postumia ed Annia.

11 LA VIA POSTUMIA La più antica delle vie consolari di questa zona, la Postumia, congiungeva il Tirreno con l’Adriatico e Genova con Aquileia. Il suo percorso, documentato da alcune pietre miliari e dalla Tabula Peutingeriana, è il seguente: partendo da Genova, per Dertona e Piacenza raggiungeva Cremona, dove attraversava il Po. Oltrepassando quindi il Mincio presso Goito, toccava Villafranca, Mantova, Verona, Vicenza e si dirigeva verso il Piave, passando a nord di Treviso.

12 Attraversato il Piave la Postumia continuava fino a Faè e proseguiva verso ovest, poco più a sud di Opitergium, centro paleoveneto e poi municipio romano. Dopo Oderzo la Postumia raggiungeva più a nord Fontanafredda e quindi Codroipo, poi Aquileia. Oderzo era collegato invece a Concordia da una via secondaria. Secondo un’altra ipotesi invece tale via era proprio la Postumia, che si congiungeva quindi presso Concordia con la via Annia.

13 LA VIA ANNIA L ’altra grande via consolare che interessava Concordia era la via Annia. Univa la colonia da un lato con Altino, dall’altro con Aquileia. E’ probabile che la via Annia si allacciasse con una Popilia: la via, a partire da Altino, si dirigeva verso Portegrandi, costeggiava un tratto dell’odierna provinciale e correva verso il Piave. Attraversato il Piave poco più a sud di San Donà, la via si dirigeva verso il piccolo fiume Grassaga, dove sono stati rinvenuti i resti di un ponte.

14 Un altro ponte fu rinvenuto sul Canalat, a partire dal quale la via puntava alla Livenza verso S.Anastasia. presso Ceggia, in località Prà di Levada, fu rinvenuto un miliario che attestava un’indicazione di venti miglia, cioè la distanza di Altino. Oltre la Livenza la strada entrava nell’agro concordiese. Per un certo tratto essa si confondeva con la via chiamata Comune, attraversava quindi alcuni piccoli fiumi e raggiungeva l’odierna provinciale.

15 In località Paludetto la massicciata, a causa delle depressioni del terreno, era visibile per circa un chilometro. La via puntava quindi su Concordia non passando per il centro, ma tenendosi leggermente più a nord.

16 VIE PER IL NORD La principale via di comunicazione tra le regioni costiere della Venetia et Histria era la Iulia Augusta. Essa partiva da Aquileia, toccava Tricesimo e passava per Gemona, quindi arrivava fino a Iulium Carnicum, l’odierna Zuglio e valicava al passo di Montecroce Carnico. A Stazione per la Carnia, la via si biforcava per raggiungere il Norico sulla valle del Fella. Via Iulia Augusta

17 ALTRE VIE O ltre alle strade principali nell’agro di Concordia vi erano altre vie meno importanti. Ad una via accenna il toponimo di Settimo, circa a sette miglia da Concordia, e così pure quelli di Azzano e Cinto. In questo tracciato si ravvisa il cardo maximus dell’agro concordiese, cardo che probabilmente serviva anche come via di comunicazione, oltrepassava a Fontanafredda la cosiddetta Postumia seconda e raggiungeva la pedemontana e le sorgenti della Livenza. La via pedemontana, che si disparte da Sacile e collega paesi come Aviano, Malnisio, Montereale Cellina, Maniago, Cavasso, Travesio e Pinzano, probabilmente esisteva anche in età romana.

18 N on si hanno notizie di strade che da Concordia portassero al mare, anche se si può pensare che vi fosse un percorso per congiungere la colonia con il Portus Reatinum di Plinio, che tuttavia sicuramente poteva essere raggiunto per via fluviale. Vi era probabilmente un percorso che da Annone portava a Codroipo per Settimo, Sesto e Vissignano. Via Annia e Postumia

19

20 Epoca: 180 a.C. – 476 d.C. La presenza romana in Friuli è testimoniata dall’esistenza di alcuni paesi di fondazione risalente proprio a questo periodo storico, quali Muzzana, Precenicco, Rivignano e Titiano, che prendono il loro nome dai legionari Muzio, Precinio, Rivinio e Tito, i quali possedevano appunto queste terre; possiamo elencare poi Codroipo, chiamata allora Quadruvium, forse per la sua posizione nei pressi di un incrocio di due importanti vie, o per il nome degli Dei protettori di questo (Quadruviae), e Palazzolo (Palatiolum), allora centuria romana, il cui porto, importante per i traffici diretti a Roma e oltralpe, è stato citato anche da Plinio (I sec a.C.). Qui, rinveniamo anche le rovine del ponte di epoca Cesariana, ormai sommerse dal fiume Stella (Anaxum), e parte della via Annia.

21 Il Friuli era attraversato da diverse vie romane tra cui: La già citata Via Annia ( a.C.), per opera di T. Annius Luscus, sulla cui stazione di partenza troviamo tuttora dei diverbi (non si è certi se sia Cremona o Forum Augusti); si è però certi che passasse per Iulia Concordia e attraversasse il Tagliamento all’altezza di Latisanotta (ad Paciliam), e che la sua destinazione fosse Aquileia. Lungo il suo tracciato sono state rinvenute molte epigrafi, tra cui ricordiamo quella di Latisanotta, riconducibile a Servilio Al. Schizzo del ponte rinvenuto sotto le acque del fiume Anaxum.

22 Attuale “veduta” del ponte romano sulla via Annia Ponte romano

23 Percorso Veneto/Friulano della Via Annia Via Annia all’altezza di Palazzolo Via Annia a Muzzana

24 La Via Postumia diretta appunto nell’attuale Istria (Sulla tavola peutingeriana è tracciato il percorso da Genova ad Aquileia); sul percorso di questa strada sono state sviluppate due diverse ipotesi: secondo la prima, la strada, seguendo una deviazione, scendeva per Iulia Concordia, mentre la seconda ipotizzava che attraversasse il Tagliamento all’altezza di Codroipo; La Via Julia Augusta che parte da Aquileia e arriva fino al Norico; Una via priva di nome che unisce Concordia e Artegna, passando per Codroipo; Antico percorso della Via Postumia

25 ISCRIZIONE SULLE SPALLETTE DEL PONTE ROMANO A CONCORDIA SAGITTARIA Incise sulle spallette di un ponte, venuto alla luce nel 1977 nel fondo Borriero (a ovest di Concordia Sagittaria), ci sono due iscrizioni di identico testo entrambe a forma di rombo. La prima formata da cinque lastre di calcare, la seconda da sei. M(anius) Acilius M(ani) l(ibertus) Eudamus (sex)vir testamento fieri iussit

26 Le lettere, alte 14,5 cm, sono incise con una solcatura piuttosto profonda e, specialmente la D, la M e la V, tendono a iscriversi in un quadrato. L’iscrizione si può attribuire al I secolo d.C. come testimonia la formula “testamento fieri iussit ” scritta senza abbreviazioni.

27 Per comprendere meglio il periodo di appartenenza dell’iscrizione, bisogna sottolineare che Manlio Acilio risultava far parte della gens Acilia (ricca famiglia romana di antiche origini) tra la fine della repubblica e gli inizi dell’impero nell’ Italia settentrionale (testimoniato da 27 presenze), l’epitaffio di conseguenza viene collocato in questo periodo.

28 In relazione a questa incisione sono sorte opinioni divergenti: la più diffusa sostiene che il ponte con relative spallette sia oggetto della disposizione testamentaria del liberto. D’altra parte è però poco credibile l’ipotesi che un’ iniziativa di tale importanza fosse affidata alla responsabilità di un privato.

29 Sono di seguito riportate due epigrafi risalenti al I sec. a.C. provenienti da Concordia Sagittaria; sono riconducibili a due medici provenienti da Ariminum ( Rimini ), giunti probabilmente a Concordia attraverso la via Popillia, che si congiungeva ad Altino con la via Annia.

30 Coperchio di urna cineraria di marmo grigio azzurro, costituito da una base quadrangolare e da una pigna squamata sovrastante. Nella nicchia ricavata nella parte anteriore accoglie il ritratto del defunto. Proviene da Concordia, attuale collocazione: Mus. Naz. Concordiese di Portogruaro.

31 D. SEMPRONIO HILARO PATRONO MEDICO 1. D(ecimo) Sempronio Hilaro, 2. patrono, medico. Misure: 60/38/31 cm Altezza delle lettere: 3,6-3,22 cm

32 Questa epigrafe risale al I sec. d.C. ; tale datazione è possibile per gli aspetti paleografici dell’ iscrizione. Questa non è probabilmente completa, ma doveva continuare sulla fronte dell’ urna perduta, col nome del dedicante al nominativo e una formula dedicatoria, costituita anche da un semplice dedit. Tale monumento rappresenta l’unione di più elementi, alcuni della zona tra Altino e Treviso e altri della zona di Concordia Sagittaria. Il cognome gracanico Hilarius attesta la condizione libertina di D.Sempronio Hilarius

33 Frammento di stele calcarea a edicola, con i busti di due coniugi, notevolmente deteriorati; conservato a suo tempo nel Municipio di Concordia. Attuale collocazione: Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro D. SEMPRONIVS IVCVNDUS MEDICVS ARI NENSIS D(ecimus) Sempronius Iucndus medicus Ari(mi)nensis Misure: 72/48/32 cm Altezza delle lettere: 4,2-2,6 cm

34 L’ indicazione Ariminensis (di Rimini) sembra un’aggiunta successiva. I due Sempronii delle due epigrafi esercitano la stessa professione, portano l’identico prenome; il cognomen del secondo (Iucundus) è la traduzione latina di quello grecanico della prima (Hilarius), di evidente impronta libertina. Si può allora presumere che i due medici, forse per legame di sangue, appartenessero alla stessa famiglia; inoltre si può dedurre che il presente Sempronius Iucundus, che per la forma latina del cognomen sembra più giovane di Sempronius Hilarus, forse di una generazione, abbia da lui appreso la professione medica. Appare dunque verosimile che anche costui provenisse da Rimini.

35 Un altro emigrato proveniente da Forum Cornelii che dimostra la frequenza di contatti tra l’Emilia e Concordia è Armonius Astura

36 L’iscrizione consiste in una tavola calcarea dai margini smussati, già nota nel secolo XVI, proveniente dalla raccolta Muschietti. Ora è consevata al Museo nazionale Concordiese di Portogruaro.

37 M. ARMONIO M.L. ASTVRAE PATRONO SEXVIR FORO CORNELI ET SEXVIR IULIA CONCORDIA M. ARMONO M.L. AVCTO OPPONIAI C.L. TERTIAI M. ARMONIVS M.L. SALVIVS SEXVIR IVLIA CONCORDIA TESTAMENTO FIERI IVSSIT 1.M(arco) Armonio 2.M(arci) L(iberto) Asturae 3.patrono, sexvir(o) Foro 4.Corneli(i) et sexvir(o) Iulia 5.Concordia 6.M(arco) Armon o M(arci) l(iberto) Aucto 7.Opponiai C(ai) l(ibertae) Tertiai 8.M(arcus) Armonius M(arci) l(ibertus) Salvius 9.sexvir Iulia Concordia 10.testamento fieri iussit. MISURE :118 X 50 X 18 ALTEZZA DELLE LETTERE : 9,8-5,6 cm.

38 Gli arcaismi, l’aspetto paleografico e la formula testamento fieri iussit convergono verso una datazione alla prima metà del I sec. d.C. L’epigrafe conferma l’esistenza di rapporti con Imola, l’antica Forum Cornelii, da cui è stata rilevata la provenienza di uno dei dedicatari, M.Armonius Salvius, che dedica l’area sepolcrale al patrono M.Armonius Astura, a un altro liberto della stessa famiglia e alla liberta Opponia Tertia. Nell’Italia settentrionale il gentilizio Opponius è attestato soltanto a Iulio Carnicum.

39 I VIAGGI NELL’ANTICA ROMA I VIAGGIATORI E I RISCHI DEL VIAGGIO I viaggi su strada erano in genere assai lenti. A viaggiare erano di norma persone facoltose oppure mercanti. Viaggiare era faticoso e talvolta molto rischioso, specie di notte per la costante minaccia dei briganti. I funzionari viaggiavano sempre con una scorta fornita dalle autorità dei centri attraversati, e venivano alloggiati da privati a spese dell’erario. Non altrettanto protetto era il comune viaggiatore nella tabernae e capuanae, sporche e squallide locande condotte da osti rapaci, le risse erano all’ordine del giorno e il viaggiatore rischiava di esser derubate, se non addirittura sgozzate nel sonno. Chi poteva, stava alla larga da simili posti, ricorrendo all’ospitalità di qualche amico.

40 I mezzi di trasporto più economici erano, il cavallo e il mulo. Gli abitanti delle campagne usavano carri tirati da buoi e da muli, i cavalli erano impegnati quando la velocità era indispensabile. I poveri si limitavano a viaggiare a piedi. I MEZZI DI TRASPORTO I ricchi viaggiavano nei carpenta a due ruote e nei cisia trainati da muli per i ricchi in città e per percorsi più lunghi la carruola dormitiva, un carro coperto, comodo provvisto di tende. Il carro postale era trainato da cavalli veloci. I modesti mercati che portavano la merce sul dorso di qualche mulo preferivano però a qualche convoglio più importante scartato da una pattuglia di servi armati. (Carruola dormitiva)

41 Diffuso specialmente durante gli ultimi tempi dell’impero era il pilentum, che veniva trainato da scampanellanti pariglie di muli alla carruca che di tutti era il più veloce, lussuoso e comodo mezzo di locomozione perché permetteva ai viaggiatori di distendersi e di dormire durante i lunghi viaggi. Le caratteristiche più appariscenti di questo carro erano i molti ornamenti. Particolarmente lenta era invece l’arcera, una via di mezzo tra il carro e la lettiga che, era ideale per i vecchi patrizi delle saluti delicati e per i malati facoltosi. Il plaustrum era il tipico carro per il trasporto delle merci non troppo pesanti, specialmente per i prodotti che ogni giorno venivano trasportati dalle campagne vicine per sfamare la popolazione delle città. Era composto da massicci dischi di legno ed era trainato da buoi e da asini. Per i carichi più pesanti come le botti di vino e le belle piramidi di grano, veniva utilazzato il serracum dalle quattro ruote robuste. (Plaustrum)

42 C’era chi andava a piedi, c’era chi poteva usare carri e carretti di vario tipo. Nelle stagioni crude e nei viaggi lunghi in Spagna e Pannonia i quali si doveva superare ardui valichi quasi sempre flagellati dalle intemperie, i viaggiatori più ricchi usavano carri da viaggio, il più indicato dei quali per chi aveva fretta era (l’essedum) a due ruote ossia più leggero, ed un carro da guerra (ciasium) sempre a due ruote. A seconda dei viaggi da compiere, vi erano varietà di veicoli a ruote per soddisfare tutte le esigenze. Ad esempio, un carro a due ruote era il cesum. A quattro ruote era la carruca dormitoria, il mezzo più lussuoso dell’epoca. C’erano poi molti modelli da trasporto tra cui il carrum, il carretto a quattro ruote. Un altro modello a quattro ruote ed il più pesante era il plaustrum, usato dai contadini per portare i loro prodotti in città. Anche il carpentum era il carretto a due ruote ma per la sua eleganza veniva usato come la lettiga, quasi esclusivamente in città o nei brevi percorsi fino alle grandi ville patrizie dei dintorni. Inoltre, era privilegio delle matrone e delle fanciulle della famiglia imperiale usarlo anche in città, così come la lettiga portata a spalla da schiavi.

43 LE AREE DI SERVIZIO I dignitari e i viaggiatori pernottavano nelle locande chiamate mansiones. Qui il viaggiatore per servizio trovava un'intera villa dedicata al suo riposo. Spesso attorno alle mansiones sorsero campi militari permanenti o addirittura delle città. Anche i privati viaggiatori avevano bisogno di riposo, e in alcuni punti lungo la strada nacque un sistema privato di cauponae, una sorta di aree di servizio spesso vicine alle mansiones. La funzione era la stessa, ma la loro reputazione era inferiore, perché frequentate anche da ladri e prostitute. I nobili avevano però bisogno di qualcosa di meglio per le loro soste. Nei tempi antichi le case vicine alla strada dovevano offrire ospitalità per legge, e questo probabilmente originò le tabernae, termine che non significava "taverne", ma piuttosto "ostelli".

44 VESTI DA VIAGGIO I romani avevano bisogno di vesti comode per muoversi, tanto a piedi che a cavallo. La toga con il solenne disegno di pieghe a piombo e la ricchezza della stoffa impiegata, non era l’ideale per cavalcare anche il più tranquillo dei muli. Una tunica corta fino al ginocchio lasciava perciò ampia libertà ai viaggiatori romani. Per riposarsi dalle piogge e dal freddo bastava un mantello di lana munito di cappuccio. I bagagli, una bisaccia di pelle e di stoffe, una rete a secco, oppure per i viaggi lunghi trasferimenti di lunga durata, qualche cassa o baule di legno. Ciascun viaggiatore aveva poi una borsa di pelle (marsupium) che assicurata alla cintura custodiva oltre al denaro le cose più preziose e più personali. (Tunica romana)

45 La tabula Peutingeriana

46 La tabula Peutingeriana è una copia del XIII secolo di una antica carta romana che mostrava le vie militari dell’ impero. La tavola è composta da 11 pergamene riunite in una striscia di 680x33cm. Mostra duecentomila km di strade, ma anche la posizione di città, mari, fiumi, foreste e catene montuose. La tabula è probabilmente basate sulla carta del mondo preparata da Marco Vipsanio Agrippa, amico e genero dell’ imperatore Augusto, tra l’altro il costruttore del primo Pantheon. Si pensa che la sua redazione fosse finalizzata ad illustrare il cursus publicus (la rete viaria pubblica sulla quale si svolgeva il traffico dell’ impero, dotata di stazioni di posta e servizi a distanze regolari). La tabula mostra i Balcani, la Iugoslavia, l’ Adriatico con l’isola di Cefalonia, la Puglia, la Calabria, la Sicilia e la costa libica di fronte, mostra inoltre tutto l’ impero romano. Il vicino oriente e l’ India, indicando il Gange e lo Sri- Lanka. Viene menzionata anche la Cina. La tabula Peutingeriana fa riferimento alla tipologia descrittiva di una carta “itineraria picta”, cioè con itinerari graficamente disegnati che rappresentavano il territorio.

47 Descrizione della carta Il disegno cartografico della tabula, a causa del formato, procede da sinistra a destra e pone l’est in alto, e rappresentando l’ecumene secondo un forte sviluppo longitudinale, che lascia poco spazio ai valori della latitudine. I singoli oggetti geografici perciò vi appaiono stranamente disposti lungo un asse idealmente orizzontale, causando inattesi effetti di collocazione e grave distorsione di molti dei luoghi rappresentati. La grande sproporzione fra la lunghezza e l’altezza della tabula spiega la necessità di poterla raccogliere in un volumen per essere quindi facilmente trasportabile;ciò ha condizionato la stesura dell’intero testo geografico.

48 L’iconografia Nella tabula molte località risultano indicate non solamente con il loro nome, ma anche con una vignetta, cioè una rappresentazione simbolica. Sulla tabula infatti 555 località sono messe in evidenza mediante particolari raffigurazioni, spesso differenti fra loro per forma e grandezza. Le città sono rappresentate da due case, le città più importanti come Roma, Bisanzio e Antiochia sono segnalate da un medaglione. Vi sono inoltre indicate le distanze con minor o maggior precisione. Le strade sono tracciate in rosso, con segmenti uniti tra loro da brevi angoli, vicino ai quali compaiono i nomi delle località toccate;ogni segmento indica perciò una frazione dell’intero percorso. Le distanze sono espresse in miglia, con numeri romani.

49 Lo scopo della carta:un viaggio militare Lo scopo di questa carta ci viene descritto da uno studioso dell’ epoca: Strabone. E gli afferma che la geografia deve servire soprattutto agli interessi che sono per lo più di ordine militare. Per le operazioni militari risulta importantissimo possedere una buona conoscenza del territorio di operazione e perciò anche nelle carte più estese, deve essere dedicato alle regioni di più grande interesse, soprattutto militare, uno spazio maggiore e particolari più numerosi che a quelle meno importanti.

50 Roma:il centro del mondo (Roma Caput Mundi) Roma è rappresentata con una figura incoronata, assisa in trono e recante il globo, la lancia e lo scudo. La immagine e la scritta in rosso”Roma”sono racchiuse entro un doppio cerchio attraversato nella parte inferiore nel corso del fiume Tevere. Dal doppio cerchi si diramano 12 percorsi stradali, 11dei quali riportano dei nomi delle grandi vie storiche(via Aurelia,via Flaminia,via Appia,via Latina).

51 Aquileia: la grande metropoli del Friuli La città di Aquileia viene rappresentata da una cerchia di mura con delle torri,che evidenziano la forte vocazione militare della città friulana. Dai numerosi particolari cartografici che descrivono questa città si deduce la sua importanza all’ interno dell’ impero romano e la grandezza della città stessa

52 Altre citta di rilievo: Ravenna,Nicea,Tessalonica,Nicomedia Per questi centri, il simbolo cartografico che li illustra si rifà direttamente agli aspetti più peculiari di un antica città,vista dall’ alto “a volo d’uccello” con una prospettiva che permette di vedere non soltanto la cinta muraria, ma anche le parti superiori di qualche edificio, che si riesce ad intravedere nell’interno. E’ questo un tipo di illustrazione che si ritrova frequentemente nell’ arte romana, soprattutto nelle raffigurazioni di città.

53 Testi latini “Un viaggio movimentato” ORAZIO (Sat. 1, 5, 1-23) “Dedalo e Icaro” OVIDIO (Metamorfosi) “Una scampagnata fuori città” OVIDIO (Fast. III, ) “La dolorosa partenza per l’esilio” OVIDIO (Trist. 1, 3, 1-26)

54 Testi greci “Viaggiare…che fatica” SENOFONTE (Memorabili, 3, 13, 5-6) “Medea decide di aiutare Giasone” APOLLODORO (1, 9, 23) “Odissea” OMERO (libro V, ) “Storie” ERODOTO (IV, ) “Prometeo incatenato” ESCHILO ( ) “Storie” TUCIDIDE (I, 4-5) “Uccelli” ARISTOFANE (1-48)

55 Gli Argonauti furono un gruppo di 50 eroi che, sotto la guida di Giasone, partirono per il viaggio verso la Colchide, alla conquista del vello d’oro. Gli eroi erano accorsi da tutta la Grecia per organizzare la spedizione che Pelia, re di Iolco, aveva richiesto a Giasone, figlio di suo fratello Esone. IL VELLO D’ORO U n tempo, Atamante l‘Eolio, re di Beozia, era stato in procinto di sacrificare Frisso, il figlio avuto da Nefele, ma apparse Eracle a distoglierlo dal gesto, convincendolo dell'avversione che suo padre Zeus provava per i sacrifici umani. In seguito Ermes, per ordine di Era o di Zeus, inviò dal cielo un ariete alato dal vello interamente d'oro. L'animale magico, venne cavalcato da Atamate verso la Colchide dove, una volta giunto, sacrificò l'animale. Il vello d'oro rimase intatto e fu tenuto in conto come un grande tesoro dagli abitanti del luogo.

56 IL PRIMO ORACOLO Pelia una volta salito al trono, fece uccidere tutti i possibili aspiranti al regno. Giasone, figlio di Esone, riuscì al salvarsi, infatti, la madre e le ancelle, mentre il piccolo dormiva, piansero su di lui fingendo che fosse morto e con il pretesto di portarlo fuori per la sepoltura lo affidarono al centauro Chironte.

57 IL SECONDO ORACOLO Pelia sedeva ormai stabilmente quando un oracolo lo mise in guardia da un uomo che calzasse un solo sandalo. Un giorno, mentre celebrava un sacrificio a Poseidone il sovrano vide sulla spiaggia un giovane, si trattava di Giasone, che aveva perso un sandalo aiutandouna vecchina a guardare le acque fangose del fiume Anauro. Sotto le vesti di quella povera vecchia si nascondeva in realtà una teofania di Era; la moglie di Zeus, a lui sempre avversa. (Alla vista di quel giovane, il re si precipitò ad interrogarlo. Gli chiese quale fosse il suo nome e chi fosse suo padre e il giovane gli rispose con franchezza; al che il sovrano gli chiese come si sarebbe comportato se un oracolo gli avesse predetto che qualcuno concittadino stesse per ucciderlo. Giasone, ispirato da Era, rispose che avrebbe inviato quell'uomo nella Colchide, alla ricerca del vello d’oro. Ma quando riconobbe nel suo interlocutore l'usurpatore, Giasone gli chiese di restituirgli il trono; il re gli rispose ponendogli una condizione: prima avrebbe dovuto salvare il regno da una maledizione.)

58 LA PARTENZA A comando della spedizione fu inizialmente proposto Eracle, ma rifiutò e propose la candidatura di Giasone che, benché giovane ed inesperto, aveva organizzato il viaggio. Appena la nave ebbe preso il largo, gli Argonauti sacrificarono due buoi ad Apollo, per propiziarsi il viaggio. Mentre il fumo si alzava nel cielo gli Argonauti fecero festa; inebriati e resi violenti dal vino, gli eroi avrebbero sicuramente compromesso l'esito del viaggio, se non fosse intervenuto Orfeo che placò gli animi dei compagni con il dolce suono della sua lira. L’INCARICO Pelia disse che, secondo un oracolo, la loro terra sarebbe rimasta sempre povera fino a quando non fosse stato riportato in patria il vello d'oro, custode dell'anima di Frisso. Promise a Giasone che, se questi lo avesse riportato in patria, gli avrebbe restituito il trono. Giasone inviò araldi in tutte le terre dell'Ellade a chiedere aiuto.

59 L’ISOLA DI LEMNO La prima isola che gli Argonauti incontrarono lungo il viaggio fu Lemno, abitata da sole donne; queste, abili guerriere, erano state vittime di una maledizione di Afrodite, che le aveva indotte a sterminare tutti i loro uomini. Gli Argonauti furono quindi ben accolti dalle donne, che vollero giacere con loro per procreare una stirpe di eroi. In quelle notti furono concepiti molti figli,ma alla fine Eracle, stanco di fare la guardia alla nave, richiamò tutti gli Argonauti e li obbligò a riprendere il viaggio. Gli eroi partirono alla volta della Samotracia. Proseguendo il viaggio raggiunsero l'isola di Bebrico, dove regnava un re di nome Amico, figlio di Poseidone, che si vantava di essere un buon pugile. Egli volle mettere alla prova gli Argonauti, sfidando Polluce. Fu il dioscuro ad uscire vincitore, uccidendo l'avversario e scatenando la furia del popolo. ne seguì il saccheggio del palazzo reale e l’offerta di venti tori a Poseidone per propiziare la ripresa del viaggio.

60 L’INCONTRO CON EETE Arrivò quindi al palazzo di Eete che lo sottopose a tre prove: 1-aggiogare all’aratro due feroci tori dagli zoccoli di bronzo e dalle narici fiammeggianti; 2-seminare nel terreno denti di drago; 3-sconfiggere i guerrieri nati dalla semina dei denti; Venne in aiuto di Giasone Medea che innamorata di lui decise di dare all’eroe una pozione che l’avrebbe protetto dal fuoco dei tori, in cambio però di diventare sua sposa. Giasone riuscì così a domare le bestie e soggiogarle. A notte iniziò a seminare i denti del drago, da ciascuno dei quali spuntò dalla terra un guerriero; Medea lanciò un altro incantesimo: Giasone scagliò in mezzo a loro un enorme masso, creando una nube di polvere così i guerrieri iniziarono ad uccidersi fra loro.

61 Anche se Giasone aveva superato queste prove impossibili, il re Eete si rifiutò di donare il vello d’oro, minacciando di dar fuoco alla nave Argo. Giasone riuscì lo stesso a fuggire e grazie all’aiuto di Medea a conquistare il vello d’oro. LA ROTTA DEL RITORNO Dopo la morte di Apsirto,fratello di Medea, gli Argonauti furono liberi di affrontare la rotta che li avrebbe ricondotti a casa. La nave Argo, ritornò da dove era venuta; dal Bosforo superando l‘Ellesponto.

62 Non è forse quello di Enea il viaggio più famoso di tutti i tempi?!?

63 Un celebre viaggio, sospeso tra mito e realtà, è quello di Enea, eroe troiano, che fuggito dalla città in fiamme si vide costretto ad affrontare un lungo e difficoltoso percorso alla volta delle terre italiche. Enea mentre fugge da troia in fiamme

64 Enea,partito da Troia,dapprima approdò nell’isola di Creta per poi dirigersi alla volta di Butroto da dove,attraversando l’Adriatico,arrivò a Castro, la sua prima tappa italiana. Carta geografica di Creta

65 Da Castro salpò verso la sua meta definitiva, ma in seguito ad un naufragio giunse a Cartagine da dove, ripartito, fece scalo in Sicilia ed a Gaeta per poi stanziarsi definitivamente sulle coste del Lazio. Ricostruzione di Cartagine

66 L’eroe troiano, come spesso accadeva nell’antichità, nel percorrere il suo viaggio si trovò ad affrontare molteplici difficoltà. Tra queste ricordiamo i venti sfavorevoli liberati da Eolo su ordine di Giunone; la mancanza di provviste a Creta e talvolta l’assenza di venti favorevoli alla navigazione. Tutte queste ed altre difficoltà erano incontrate comunemente nei viaggi nell’antichità. Prua di una nave nel mare in tempesta


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