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Boccaccio - Decameron Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a. 2014-2015.

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Presentazione sul tema: "Boccaccio - Decameron Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a. 2014-2015."— Transcript della presentazione:

1 Boccaccio - Decameron Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a

2 Boccaccio - Decameron La novella è una narrazione in prosa breve e semplice, più breve di un racconto, nella quale c'è un'unica vicenda semplice e in sé conclusa, colta nei suoi momenti essenziali, i cui personaggi si possono facilmente ritrovare nella vita quotidiana. Contesto della letteratura orale, sorta in Oriente per poi diffondersi in Occidente verso il XII secolo. Il genere è presente nelle letterature orientali in particolare in quella indiana dove vi sono varie raccolte, tra cui la celebre Pañcatantra. In India nasce anche la struttura delle novelle precedute da una cornice, struttura che poi avrà diffusione anche in Occidente con il Decameron

3 Boccaccio - Decameron Per cornice narrativa si intende una parte di testo all'interno del quale l'autore inserisce la narrazione di un racconto Il primo esempio si trova nella letteratura indiana nella raccolta Pañcatantra, scritta in sanscrito. Le mille e una notte sono il più noto esempio di questo artificio letterario. Il Decameron di Giovanni Boccaccio. I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. Un gruppo di ventinove pellegini partono dal Tabard Inn (Locanda del Tabarro) nel Southwark a Londra e si recano in pellegrinaggio alla tomba di san Tommaso Becket posta nella Cattedrale di Canterbury.

4 Cornice “L'inizio dell' Ottocento vide scoperte filologiche tali da entusiasmare anche i non specialisti. Gli antichi testi sanscriti esattamente interpretati permettevano anzitutto di scorgere un' unita' linguistica estesa dall' India all' Europa, con differenze esplicate da leggi fonetiche e peculiarita' culturali. Nasceva presto la glottologia, travolgendo con il suo rigore tante fantasticherie sui rapporti fra le lingue. Ma la lettura dei testi sanscriti rivelava anche l' esistenza di tesori narrativi cui nella prima infatuazione si volle ricondurre tutto il tesoro novellistico occidentale. Poi questa attraente ipotesi monogenetica venne sfumata e precisata; ma non c' e' dubbio che testi sanscriti come il Panciatantra, o di probabile origine indiana come il Libro dei sette Savi, hanno fornito una massa imponente di materiali ai narratori europei dal Duecento in poi. Come giunsero le novelle e i temi narrativi dall' antica India sino a noi? Naturalmente possono esservi state una circolazione e una diffusione orali, favorite dalle migrazioni di popoli che si sono succedute nei secoli. Ma novelle e raccolte di novelle si trasmisero anche in veste scritta, tramite una catena di traduzioni e rimaneggiamenti. E' appunto il caso del Panciatantra, composto fra il II e il IV secolo, tradotto in una lingua iranica, il pehlevico, nel VI secolo, e in arabo nell' VIII. E' da questo rifacimento, tradotto ancora in ebraico e di li' in latino, che derivano le redazioni occidentali, anche se la Spagna ricorse direttamente alla versione araba. Insomma, mentre l' originale sanscrito rimase pressoche' sconosciuto sino alla pubblicazione a opera di Theodor Benfey nel 1859, e' nel testo arabo e nei suoi derivati che l' Europa l' ha conosciuto. Il Panciatantra e' una raccolta di novelle "a cornice", cioe' inserite entro una narrazione unitaria che le collega e organizza. Tale struttura avra' successo sia in Oriente (con Le mille e una notte) sia in Occidente: esempio massimo, il Decameron. Nel nostro caso abbiamo il dialogo tra un re e un filosofo, il quale gli illustra i principi morali o comportamentali cui gli conviene attenersi” (Cesare Segre, Corriere della Sera, 6 febbraio 1992).

5 Boccaccio - Decameron Alla stesura del Decameron Boccaccio attende tra il 1348 e i primi anni '50 Continua però a rivederne il testo sino alla scrittura, attorno al '70, della versione definitiva nel codice berlinese Hamilton 90.

6 Boccaccio - Decameron «Comincia il libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece dì dette da sette donne e da tre giovani uomini»: Una raccolta di novelle dunque. Come i Fragmenta petrarcheschi, anche quest'opera infatti è il frutto della riunione entro una struttura complessiva di articolate dimensioni di forme letterarie brevi e come per Petrarca tale raccolta prende le mosse all'indomani dell'epidemia di peste del '48. Difficile però dire se anche in questo caso si tratta della riunione di tesi in parte già scritti, oppure se la stesura delle novelle consegue all'ideazione del loro contenitore narrativo. Maggiore novità rispetto alla tradizione consiste non tanto nella scelta del genere lirico o novellistico in sé quanto piuttosto nell'inserimento di forme letterarie sino ad allora circolanti prevalentemente "alla spicciolata" entro il progetto organico e unitario di un libro che, giustificandole, le contiene. Piena maturazione di tendenze già abbozzate a partire dagli ultimi decenni del secolo precedente. Rinsaldare i singoli racconti vere e proprie "cornici“ che regolano la struttura come in opere di ascendenza orientale come la Disciplina clericalis di Pietro Alfonso (1076?- 1140?) e il Libro dei sette savi, i cui racconti, come nelle Mille e una notte, si fingono narrati per scongiurare una condanna a morte.

7 Boccaccio - Decameron La cornice del Decameron però non si limita a delineare un'esile situazione- tipo in grado di giustificare la narrazione dei racconti Rango di complessa e dinamica vicenda parallela a quella delle novelle, presentata come vera (tali la peste e la fuga dei protagonisti) e solo per convenienza parzialmente trasfigurata in forme letterarie (tali i nomi imposti ai novellatori, quasi tutti "parlanti" e legati all'imagery letteraria boccacciana). Nelle introduzioni e nelle conclusioni alle giornate, così come negli incipit e negli explicit delle singole novelle entra quindi in scena la vita quotidiana di una brigata di giovani che, per fuggire la degenerazione fisica e morale portata a Firenze dalla peste del '48, si ritira in contado Soggiornando tra due ville e l'amena Valle delle donne, regola la propria esistenza secondo i parametri di «un "saper vivere" cortesemente atteggiato» (Battaglia Ricci, 2000, p. 150), programmaticamente escluso dalla pestilenziale situazione cittadina e ad essa contrapposto in quanto improntato a un ideale di decoro e letizia nelle forme di una rigida regolamentazione democratica del quotidiano.

8 Boccaccio - Decameron Sin da subito infatti l'ansia maggiore della brigata è quella di non rompere il delicato equilibro che permette di prendere «quella festa, quella allegrezza, quello piacere che noi potessimo, senza trapassare in alcuno atto il segno della ragione», a cominciare dall'invito rivolto dalle sette donne ideatrici della fuga ai tre uomini affinché siano per loro «e guida e servidor» (I, Intr., 65 e 80). A questo principio si ispira sia la decisione di reggere a turno l'organizzazione di ciascuna giornata, sia la scelta dei diporti da praticare, sia il rispetto delle pratiche devozionali nei giorni deputati.

9 Boccaccio - Decameron Il Decameron si propone dunque quale resoconto della vita della brigata e dei suoi svaghi. Tuttavia, nonostante Boccaccio registri praticamente tutti gli aspetti delle giornate dei dieci giovani (trascrivendo anche alcune delle ballate che essi cantano), sono in particolare le novelle che i giovani decidono di raccontarsi durante le ore più calde del giorno a interessargli e quindi a occupare la maggior parte dell'opera. Anche il racconto soggiace alla medesima regolamentazione democratica del resto della villeggiatura dei giovani. Al re di ciascuna giornata spetta la scelta del tema a cui i racconti dovranno ispirarsi, eccezion fatta per quelli di Dioneo, a cui viene concesso il privilegio di narrare per ultimo e libero dal vincolo tematico.

10 Boccaccio - Decameron Le novelle si dispongono quindi entro una rigida struttura in base alla quale le giornate I e IX sono a tema libero, mentre le altre sviluppano argomenti specifici a lieto fine (II giornata) di amanti (VI) l'«industria» (III) gli amori lieti (V) o tragici (IV) la prontezza di parola (VI) le beffe familiari (VII) e no (VIII) o la magnanimità (X). Tale ordinamento nella cornice viene presentato come l'esito del successivo adeguarsi dei re alle suggestioni che le novelle già narrate offrono, quasi ciascun tema suscitasse il successivo in una catena che, sviluppandosi per contiguità tematica, giunge ad abbracciare l'intero spettro del narrabile medievale.

11 Boccaccio - Decameron Schema oppositivo e ascendente che lega la prima all'ultima novella (es. il blasfemo opportunismo di Ciappelletto alla santa pazienza di Griselda) Infinità molteplice di temi, situazioni e personaggi, solo in parte racchiusa nel binomio, indicato dallo stesso Boccaccio, «piacevoli e aspri casi d'amore e altri fortunati avvenimenti» (Proemio, 14), dove tra Amore e Fortuna manca almeno l'Ingegno umano, e nella definizione del Decameron quale «epopea dei mercatanti» (Branca 2010, p. 172), dal momento che all'ambientazione mercantile di molti racconti si affianca quella comunale, cortese, clericale, antica o orientale di altri. L'insieme delle novelle va quindi a comporre una complessa e polifonica «commedia umana» (ivi, p. 173) giocata in un mondo dominato da forze quali Amore e Fortuna e al cui centro sta l'Ingegno dell'uomo che, sia nelle forme del motto sia in quelle della beffa, si traduce in pietra di paragone del suo agire nel mondo. Un universo narrativo nel quale i temi-chiave tendono a travalicare i confini delle giornate loro assegnate e quelli delle singole novelle, estendendo trasversalmente la propria presenza in un infinito gioco combinatorio teso a ricomporre l'eredità culturale del passato cortese con la nuova mentalità mercantile entro un nuovo, ancorché asistematico e sperimentale, universo di valori.

12 Boccaccio - Decameron Una vastità tematica a cui sembra fare eco una molteplicità allargata a comprendere l'intero spettro delle forme narrative medievali Rivendicata dallo stesso Boccaccio nel definire il non del tutto scontato termine "novella" col ricorso a una terna di termini più consueti della teoria letteraria medievale, allusivi ai fabliaux francesi, alle parabole evangeliche e alle narrazioni a carattere storico («cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le vogliamo», Prologo, 13). Questi termini, pur non esaurendolo, disegnano l'estensione di quel narrabile medievale che offre a Boccaccio non solo un vasto repertorio di situazioni, trame (il meccanismo della beffa ai danni dell'ingenuo, quello del motto salvifico, la moglie fedifraga perché insoddisfatta, stilemi cortesi quali l'amor de lonh e il vassallaggio d'amore, ecc.) e personaggi (Cimone, il Saladino, Melchisedech, Ifigenia) Ma anche altrettanto ricco bagaglio di modelli narrativi assieme accolto e superato nella polisemia dell'accezione boccacciana del termine novella, dalle avventure alessandrine di Alatiel (II, 7) e da quelle mercantesche di Andreuccio da Perugia (II, 5) alla letteratura di viaggio cui s'ispira la predica di Frate Cipolla (VI, 10), dai moduli da Vitaspatrum parodiati nella novella di Rustico e Alibech (III, 10) e dalle marche esemplaristiche della finta visio di Ferondo (III, 8) alle filigrane penitenziali della confessione di Ciappelletto (I, 1) e a quelle agiografiche del racconto di Griselda (X, 10).

13 Boccaccio - Decameron Un retroterra narrativo accolto sì, ma anche superato in una rielaborazione che tende ad affidare una più precisa specificità ai personaggi e al contesto del racconto. Un'impostazione "realistica" che è la medesima che porta ad affiancare ai molti racconti ispirati ai tópoi narrativi medievali un'altrettanto cospicua serie di novelle d'impianto comunale e cortigiano (Cangrande della Scala, I, 7; Cavalcanti, VI, 9; Giotto, VI, 5; Bruno e Buffalmacco, VIII, 3, 6, 9 e IX, 3, 5, ecc.) Una delle cifre essenziali di quel nuovo tipo di racconto, la novella appunto, che trova proprio nel Decameron il luogo della propria codificazione letteraria. Codificazione (offrire conforto) al quale rinvia il grecismo Decameron coniato sul modello dei commenti patristici al Genesi quali l'Hexameron di Ambrogio (Proemio, par. 14), ma che, nel trascrivere il libro nell'ultima redazione del codice berlinese, affida alle prestigiose forme del volume universitario di studio, destinato a ben altri scopi e lettori. Una vera e propria codificazione della novella, intesa come breve racconto, e del suo contenitore narrativo, un libro che offre ai racconti una cornice di riferimento, destinata, anche di là dalle specificità della poetica boccacciana, a segnare profondamente l'evoluzione successiva del genere.

14 Boccaccio - Decameron Franco Sacchetti (1332/ ), infatti, informa che alla fine del Trecento il Decameron, «è divulgato e richiesto tanto che in sino in Francia e in Inghilterra l'hanno ridotto alla loro lingua» e, nel comporre la propria raccolta (ilTrecentonovelle), dichiara di guardare «allo eccellente poeta fiorentin messer Giovanni Boccacci», assumendo, pur senza ricorrere alla trovata della cornice, a oggetto quasi esclusivo di narrazione la medesima dimensione aneddotica e municipale che tanta parte gioca anche nel Decameron. (Proemio). Certo l'influsso del Decameron, così come delle altre opere boccacciane, sui Canterbury Talesdell'inglese Geoffrey Chaucer ( ), che raccolgono i racconti narrati da un gruppo di pellegrini diretti al santuario di Thomas Beckett, Ruolo centrale svolto da Boccaccio nell'evoluzione del genere novellistico tra Medioevo e Rinascimento. Grande stagione della novella cinquecentesca, passando attraverso le importanti prove quattrocentesche del Paradiso degli Alberti, in cui però la cornice (del tutto analoga ai "ragionamenti da giardino" del Decameron) si dilata sino a prevalere rispetto alle novelle Eterodosso e crudo Novellino di Masuccio Salernitano ( ) e Piacevoli notti di Gian Francesco Straparola ( ): ripresa di una struttura di impianto boccacciano s'associa a una più decisa virata dei contenuti delle singole novelle verso una dimensione enigmistica e fiabesca Seicentesca raccolta di fiabe di Giovanbattista Basile ( ): lo Cunto de li cunti, non a caso noto anche col titolo boccacciano di Pentamerone.


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