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Quante storie nella storia La didattica in archivio L’archivio di un ente locale è un tesoro per qualsiasi comunità, soprattutto per quelle piccole, le.

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Presentazione sul tema: "Quante storie nella storia La didattica in archivio L’archivio di un ente locale è un tesoro per qualsiasi comunità, soprattutto per quelle piccole, le."— Transcript della presentazione:

1 Quante storie nella storia La didattica in archivio L’archivio di un ente locale è un tesoro per qualsiasi comunità, soprattutto per quelle piccole, le quali, anche se non hanno monumenti straordinari di altro genere, vantano quasi sempre una lunga storia, testimoniata dalle carte dell’archivio. La visita delle scuole è quindi una conseguenza logica di questo rapporto privilegiato tra l’ente comunale, l’autorità pubblica più vicina, che governa da secoli il territorio ed i suoi abitanti. Tanto più giovani sono i visitatori, tanto maggiore deve essere l’attenzione verso la didattica della storia locale, affinché mentre essi iniziano la loro formazione alle grandi idee, ai grandi principi, alla grande conoscenza, conoscano anche la storia del luogo in cui abitano e comincino ad esercitare tutti i giorni un comportamento civico e consapevole, rispettoso delle esperienze umane di chi è venuto prima di loro, delle istituzioni e del passato. Anche se essi hanno alle spalle esperienze diverse e culture lontane dalla nostra. I giovani che incontro sono attenti e curiosi e si avvicinano all’archivio con l’istintiva sensazione che lì dentro ci sia qualche cosa di diverso rispetto a ciò che c’è nella biblioteca o in un museo, capiscono che lì dentro c’è di più, c’è la memoria, cioè anche una parte di loro stessi. -…l’archivio è un “attrezzo” che tutela tutti…- (frase tratta dal commento di un ragazzo delle scuole E. Fermi) Fabrizio Ori Ufficio Cultura, Archivio, Biblioteca

2 I disegni sulle pareti delle caverne. Fin dai tempi più remoti i popoli avvertirono la necessità di tramandare testimonianze della loro storia e della loro civiltà. Già gli uomini preistorici registravano la propria memoria, affidando alle rocce ed alle pareti delle caverne le raffigurazioni grafiche degli avvenimenti da ricordare e comunicare. In seguito, con lo sviluppo delle organizzazioni sociali più complesse, nacque l'esigenza di memorizzare la proprietà dei beni, i contratti e gli scambi commerciali, finché, quando maturarono le capacità di documentare in modo permanente, avvenne il passaggio dalla preistoria alla storia. Incisioni rupestri della Val Camonica. Le prime testimonianze risalgono all’8000 a.C. e proseguono in diverse forme e stili sino all’epoca romana e persino nel Medioevo.

3 Ideogrammi cinesi e geroglifici egiziani. Con gli ideogrammi cinesi e i geroglifici egiziani si ebbero le prime forme di scrittura. L'ideogramma è un simbolo o un carattere grafico corrispondente ad una parola, ad un suono o ad un concetto, Gli ideogrammi possono anche significare oggetti veri e propri, mediante un disegno stilizzato. Questo ideogramma cinese significa “ambizione”. Sopra un simbolo che indica chiusura sotto il disegno di un cuore chiuso. Significa che l’ambizione è sintomo di un cuore che non riesce ad espandersi verso l’esterno. Cartiglio reale contenente il nome di Tutankhamon che significa “Immagine vivente del dio Amon”

4 Caratteri sillabici sumeri. Furono i Sumeri, a partire dal 3200 a.C, a diffondere la prima lingua scritta basata sull'utilizzo di caratteri cuneiformi sillabici, con i quali venne creato un codice di scrittura in cui i simboli convenzionali non avevano alcuna correlazione grafica con quanto si voleva rappresentare. Il nuovo codice di scrittura attribuiva ad ogni suono della parola un simbolo. L’invenzione fu di importanza straordinaria per la storia dell’occidente. Tavolette d’argilla sumeriche incise a caratteri cuneiformi

5 La produzione di documenti aumentò quantitativamente e qualitativamente con l’invenzione dei codici alfabetici. Quanto resta di tali documenti di origine antichissima dipende dalla tipologia di materiale (supporto) sulla quale essi furono redatti. La maggior parte degli antichi archivi, per varie ragione è andata distrutta. Quelli scritti su materiali vegetali, papiri o altri materiali delicati non ha superato le ingiurie del tempo e degli uomini, mentre la documentazione registrata su ossa, tavolette di argilla e di bronzo o altri materiali più resistenti a volte è riuscita a giungere fino a noi. Spesso grazie al fatto che se ne perse memoria in antico e ricomparvero sotto forma di reperti archeologici. Sono un esempio di documenti di straordinaria rilevanza storica le trentanove tavolette di bronzo del IV - III secolo a.c. scritte in greco e rinvenute presso il santuario di Zeus a Locri o quelle cerate di Pompei ed Ercolano, rivelatesi capaci di resistere addirittura all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. senza dimenticare le tavolette d'oro di origine etrusca di Pyrgi. Tutti i reperti fin qui citati corrispondono anche ai più antichi fondi d'archivio prodotti e conservati.

6 La civiltà greca. La civiltà occidentale ha le sue origini nella cultura greca. Essa si distingue da quella orientale grazie alle vittorie dei Greci sui Persiani. La civiltà greca antica permea di sé ancor oggi l’Occidente. Le parole che usiamo, il pensiero filosofico, le strutture civili e politiche che abbiamo hanno le loro radici negli esperimenti di organizzazione culturale e civica delle antiche pòleis (città) greche. I primi archivi veri e propri nacquero in epoca ellenistica. Ma da molto prima esistevano i cosiddetti mnemònes, che fornivano notizie sullo stato patrimoniale dei cittadini. La città in cui si organizzarono i primi archivi fu Atene, dove gli atti emanati dalle alte magistrature vennero conservati anzitutto sull'Areopàgo, una collina dove sorgeva il tempio del dio Ares sede delle magistrature conservatrici. Atene: l’Areopàgo, sede dell’antico archivio ateniese.

7 Durante il governo democratico di Pericle (460) l’Areopago perse d’importanza e la responsabilità di conservare i documenti della città fu affidata a sette sorveglianti speciali, detti nomofulakes. Un vero e proprio archivio di Stato, però, sorse ad Atene solo verso la metà del IV sec. presso il tempio di Cibele ed era detto Metroon. Il grammateus che lo reggeva, unitamente ai suoi assistenti, provvedeva a conservare e registrare le leggi, i risultati dei plebisciti e gli atti processuali per difenderli da eventuali alterazioni o manomissioni e consentiva ai cittadini di prenderne visione. Già in quell'epoca, dunque, il termine arkeion stava ad indicare sia la raccolta degli atti che il luogo in cui essi erano conservati. Busto di Pericle

8 Roma. Ricostruzione dei Fori romani. Sullo sfondo il Tabularium. Attualmente se ne conserva la base caratterizzata da tre grandi arcate. Al di sopra si trova la sede di rappresentanza del Comune di Roma, progettata nel XVI sec. assieme a tutta la piazza del Campidoglio, da Michelangelo. Prima della costruzione di questo edificio i documenti dell’antica Roma erano conservati in diversi luoghi dell’urbe, tra i quali il tempio di Saturno, a sinistra. Rostri Arco di Settimio Severo Tempio della Concordia Tempio di Giove capitolino Tempio di Vespasiano e Tito Tempio di Saturno Tabularium Nel tempio di Saturno, presso il Foro Romano, erano conservati dai questori poi dai prefetti i plebisciti, le leggi, i provvedimenti del Senato (Senatus Consulta)

9 Roma, Fori imperiali. Il Foro di Cesare sede dell’Atrium Libertatis uno degli antichi archivi romani. Nel Foro di Cesare, presso l’Atrium Libertatis, nella sella di collegamento tra Campidoglio e Quirinale, erano conservati gli atti dei Censori. Nell’Aedes Nimpharum del Campo di Marte si depositavano le tavole relative al censo dei cittadini. Oltre a quelli pubblici, anche gli archivi familiari erano diffusissimi tra i romani e di solito venivano conservati nell’archivio di casa, detto tablinium. Erano i tabelliones a redigere, per conto dei privati, quegli atti, che, per godere della fiducia dei cittadini, dovevano essere poi depositati in appositi uffici pubblici. Roma, ricostruzione del Campo Marzio, sede di boschi sacri e un archivio presso l‘Aedes Ninpharum. Presso il Campo si svolgevano le esercitazioni militari e quelle della gioventù romana. La zona fu resa monumentale dal mausoleo di Augusto, dall’Ara Pacis e dalla meridiana.

10 Roma. Nell’anno 78 a.c. Quinto Lutazio Catulo fece costruire sul Campidoglio il primo edificio destinato ufficialmente a conservare i documenti dello Stato romano: il Tabularium. Il suo nome deriva dalle tabulae, ossia le lamine di bronzo sulle quali erano incise le leggi dell’impero, che lì venivano conservate. Occupato attualmente dai Musei Capitolini, vi sono conservate tra l’altro le lapidi che ricordano in ordine cronologico i nomi dei più importanti magistrati romani. Ne era responsabile un magister census che aveva a disposizione numeroso personale, tra cui i tabulari deputati alla stesura dei documenti, il Tabularium conteneva materiale ordinato ed era frequentemente consultato da storici ed ufficiali pubblici. Negli ultimi tempi della Repubblica divenne obbligatorio depositare prima le tabulae publicae, che riproducevano contratti privati, conti, poi gli acta, ovvero manifestazioni di imperio o esecuzioni di provvedimenti, presso pubblici uffici controllati dagli iudices archiviarii. Roma, Fori romani, il Campidoglio con il Tabularium, ora sede del Comune di Roma.

11 ARCHIVIO: dal greco archèion, da arché, antichità, autorità, governo oppure dal latino àrca, armadio. Luogo in cui si conservano le carte antiche e i documenti. Il termine contiene l’idea dell’archivio come locale custodito, teca, armadio, in cui conservare le carte importanti contenenti i diritti di un soggetto. Indica anche i fondi (insiemi di documenti) in esso contenuti che sono un “tesoro di carta” poiché attestano i privilegi, che spesso sono antichi e sono la prova del potere e dell’autorità esercitata. Un archivio è “la raccolta ordinata degli atti di un ente o di un individuo, costituitasi durante lo svolgimento degli scopi politici, giuridici e culturali di quell'ente o individuo” E. Casanova in Archivistica (1928),

12 L’abbazia di Montecassino L’abbazia di Bobbio a Piacenza L’abbazia di Farfa a Rieti La basilica di Sant’Ambrogio a Milano L’abbazia di Nonantola, sede di uno scriptorium Nel medioevo per archivio s’intende per lo più un archivio pubblico.

13 Tommaso da Modena: serie dei quaranta domenicani illustri, ex convento di San Niccolò, Sala del Capitolo, Treviso, 1352 I padri domenicani del convento di San Niccolò a Treviso intenti alla scrittura ed allo studio. Si noti, nell’immagine a sinistra, l’uso degli occhiali e nell’immagine a destra Ugo di Billon che soffia sulla penna per ripulirla dall’inchiostro in eccesso. Si scriveva con una penna d’oca la cui punta, tagliata trasversalmente e con al centro una fessura, veniva indurita nella sabbia rovente. L’inchiostro era composto da noci di galla (escrescenze delle querce dovute alla puntura di un insetto, ormai quasi scomparse) o da nerofumo ottenuto dalla combustione di legno di vite mischiato a solfati ferrosi e diluito nell’acqua o nella gomma. Gutemberg dovette addensare i tannini con olii, poiché le soluzioni acquose non aderivano alla lega di metallo con cui erano fabbricati i caratteri mobili.

14 Reggio Emilia, statua di Marco Emilio Lepido all’ingresso del palazzo comunale. Tutte le città romane conservavano i principali documenti pubblici del governo cittadino e quelli più importanti dei privati cittadini. Ai prefetti era demandata la conservazione delle gesta municipalia, gli antichi archivi pubblici.

15 Gli archivi laici dell'epoca medievale furono organizzati al fine di conservare i documenti il cui contenuto godeva della pubblica fiducia. Essi erano conservati ut fidem faciant, erano l’autorità emanante ed il conservatore dell’archivio che davano autorevolezza e garanzia di veridicità al contenuto dei documenti. L’Imperatore Giustiniano con alcuni esponenti della corte bizantina. Ravenna, basilica di San Vitale Una pagina del Corpus iuris civilis raccolta di leggi romane voluto da Giustiniano, base ancor oggi del diritto civile. Biblioteca Laurenziana di Firenze. Copia medievale.

16 Paleografia Scienza che studia le antiche scritture su un supporto morbido, carta, pergamena, papiro, ecc. A noi interessa la paleografia latina cioè quella che esamina i testi redatti dal primo secolo a.C. al XVIII secolo d.C. Essa serve a leggere le antiche testimonianze scritte, serve a stabilire luogo d’origine ed il tempo di uno scritto antico, a correggere gli errori di trascrizione e ci fa conoscere le cultura del passato. In antico tutti i documenti aventi rilevanza pubblica erano scritti in latino, il volgare comincia ad essere scritto diffusamente nel ‘400. Sino agli inizi del secolo scorso l’analfabetismo era la norma. Nel corso dei secoli le scritture sono cambiate, nei documenti antichi, oltre al latino, si usavano abbreviazioni e simboli grafici che rendevano incomprensibile il contenuto degli stessi ai più. Sino alla seconda guerra mondiale un impiegato comunale scriveva in bell’italiano le richieste che i cittadini rubieresi rivolgevano all’Amministrazione comunale. Nel corso dei secoli si passa da una scrittura ad un’altra, i loro nomi sono capitale, onciale, semionciale, corsiva nuova, carolina, gotica, umanistica corsiva, ecc. Anche il tempo viene misurato in modo diverso da un luogo all’altro. Tutto ciò genera un’enorme quantità di tipologie documentarie con caratteristiche diverse.

17 Un assalto all’Archivio comunale di Modena nel medioevo. “Il ghiaccio sulle paludi divenne tanto spesso che gli uomini vi andavano sopra a piedi, a cavallo e coi carri come sulla terra ferma; per cui, messa da parte la chiassosa esultanza per la cacciata degli uomini del marchese. gli abitanti dei borghi cittadini e dei villaggi vicini entrarono in città di giorno e di notte, passando sul ghiaccio dei fossati come sulla terra ferma ed abbattendo completamente il palancato della città. I rustici ed i cittadini ignoranti entrarono anche nel palazzo del comune e presi dall’ira lacerarono e portarono via i libri delle cause civili e criminali e i libri di memorie con sommo danno per le singole persone, anche se allora essi non se ne resero conto. Ruppero e dispersero per tutta la piazza anche gli atti segreti dei notai che si trovavano nello stesso palazzo dentro i rispettivi scrigni.” Si tratta della cronaca di un attacco agli organi comunali e ai suoi rappresentanti in una fase in cui le condizioni contrattuali dei contadini erano pesantemente a favore dei proprietari terrieri. Ad un certo punto il comune di Modena decreterà addirittura la pena di morte per chi avesse tentato di introdursi senza autorizzazione nell’archivio comunale. Lo scempio degli archivi in tempo di guerra è una pratica antica tesa a cancellare la memoria storica, l’identità e il prestigio delle città vinte. Una sorte simile toccò a Rubiera agli inizi dell’Ottocento.

18 L'ETÀ MEDIEVALE Alla Chiesa cattolica ed agli archivi ecclesiastici spetta il merito di aver salvato gran parte dei documenti anteriori al IX secolo. Anche i copiatori islamici svolsero un ruolo importante nel tramandare i testi filosofici dell’antica Grecia. Con l'avvento del cristianesimo, infatti, ai templi pagani si sostituirono le basiliche cristiane e per molto tempo chiese e monasteri furono gli unici luoghi in cui venivano depositati documenti. Tra gli archivi ecclesiastici che si andavano così formando, il più prestigioso divenne quello della Chiesa romana, consapevole dell’importanza di salvaguardare i documenti relativi alla sua storia, a quella dei luoghi sacri ed alle vite dei suoi martiri. Di questo prestigioso archivio parlò Isidoro di Siviglia ( d.C), definendolo una raccolta di mezzi per la difesa dei diritti e per la salvezza della vita spirituale. San Giovanni in Laterano a Roma.

19 Dopo la confusione amministrativa e sociale dell’alto medioevo, gli imperatori bizantini ripristinarono l'uso antico di riporre gli archivi nei templi. L’idea romana della conservazione degli atti pubblici presso luoghi ed istituzioni rappresentanti il potere civile fu ripresa, invece, con la riorganizzazione statale del Sacro Romano Impero dai monarchi franchi, quando agli archivi fu associata una cancelleria da cui gli atti erano emanati e dove venivano conservati. Tutte le leggi, le costituzioni, i testamenti venivano conservati nel palatium o nell'armarium palatii. La corte di Carlo Magno fu itinerante perciò egli aveva la necessità di portare con sé in viaggio i propri archivi. La parte mobile degli archivi, fu detta viatoria. Quella che restava nella sede originaria, fu detta statoria ed era più consistente. Il potere di detenere un archivio era dato dallo jus archivi, potere esercitato dall'imperatore o dal pontefice, oppure da chi ne aveva ricevuto direttamente da loro la facoltà. Carlo Magno in una miniatura medievale

20 L’imperatore Federico II di Svevia, che risiedette per lungo tempo nel sud Italia, volle che nelle sue Costituzioni di Melfi o Liber Augustalis (1231) fossero inserite norme relative all’obbligo di tenere con la massima cura le carte presso la curia, ossia la cancelleria imperiale di Palermo. I documenti più importanti dell’amministrazione dovevano essere custoditi e trascritti in archivio e solo i notai potevano trarne copie. Melfi in un’antica stampa. Il castello di Melfi. Federico II con uno dei suoi amati falconi da caccia.

21 I Comuni. In Italia, furono i notai, che il potere imperiale aveva investito della facoltà di emanare atti in forma pubblica, a dare voce e potere ai Comuni, nati come organismi sostanzialmente illegali, frutto di giuramenti di natura privata tra cittadini contro il potere dell'Impero, ebbero da subito importanti archivi, prima conservati presso le autorità poi in luoghi pubblici. Infatti, i notai, funzionari di nomina imperiale o pontificia, erano in grado di conferire, grazie alla publica fides di cui godevano, valore pubblico agli atti delle magistrature comunali che erano chiamati a redigere e che essi stessi custodivano. I Comuni, infatti, in quanto centri di un'organizzazione e di un governo che avevano sede in città dove tutte le classi sociali potevano contare su una propria rappresentanza politica, acquisirono ben presto l'aspetto di Stati territoriali definiti e i loro archivi divennero espressione degli interessi di tutti i cittadini Reggio Emilia, Archivio di Stato: una cassa dell’archivio storico comunale. Reggio Emilia piazza Prampolini: l’antica sede del Comune e l’attuale sede quattrocentesca, con la torre dell’archivio.

22 Tra le conseguenze della Pace di Costanza 1183, oltre al privilegio di poter costruire fortezze (Rubiera), i Comuni poterono amministrare il loro territorio in autonomia dall’impero. Gli archivi si riempirono di documenti privati e pubblici, di statuti, di leggi, di raccolte di consuetudini, di patti con le comunità vicine e con i nobili che controllavano il territorio. All’inizio gli archivi pubblici erano conservati in armadi, casse o sacchi presso gli uffici delle magistrature che li avevano prodotti, addirittura a casa dei funzionari comunali. In seguito si dedicarono appositi edifici per assicurarne la conservazione e scongiurare i falsi. Presto vennero poste norme sulla tenuta degli archivi ed essi potevano essere liberamente consultati da tutti i cittadini. La compilazione di elenchi di carte (cartulari) e riassunti brevi del contenuto dei documenti (regesti) si accompagnò alla tenuta dei registri di protocollo e furono inventati i primi criteri di classificazione delle carte. A Bologna anche i privati dovevano consegnare al Comune una copia dei loro contratti. Bologna: palazzo dei notai. I notai bolognesi furono ricchi e potenti; essi diedero impulso allo studio del diritto all’Università ed all’istituzione comunale (e viceversa). Modena, Piazza grande: la sede del Comune nell’attuale aspetto seicentesco è il risultato dell’unione di una serie di palazzi comunali Medievali. In antico l’archivio della comunità era conservato nella torre Ghirlandina. Attualmente è all’interno del Palazzo dei musei.

23 Le più importanti famiglie feudali italiane costituirono col passare dei secoli importantissimi archivi personali che raccontano la storia delle regioni su cui ebbero poteri vassallatici imperiali o papali. Anche le minori famiglie nobili, legate per secoli ai loro territori costituirono meravigliosi archivi privati che aprono fondamentali scorci sulla storia locale. I Savoia, gli Este a Ferrara poi a Modena, i Gonzaga a Mantova e tanti altri casati minori ci hanno lasciato mille anni di carte e documenti, con cui possiamo ricostruire la grande storia e la vita quotidiana del passato. Firma di Matilde di Canossa, “Matilda Dei gratia si quid est, SS (subscripsit)” ossia, “Matilde che è ciò che è per grazia di Dio, sottoscrisse” Il regno dei Canossa

24 Un produttore di pergamene al lavoro da una stampa rinascimentale. Noci di galla: neoplasie della quercia dovute alla puntura di un insetto che vi deposita le uova. Esse sono ricche di tannini e venivano utilizzate per fare l’inchiostro.

25 GLI ANTICHI REGIMI Le famiglie nobili traevano il loro prestigio dal sapere esattamente chi erano e da dove proveniva la loro stirpe. La precisa conoscenza della loro genealogia non bastava e spesso inventavano antenati illustri o immaginari, basti ricordare che gli Estensi raccontavano di discendere da Ruggiero e Bradamante (M. M. Boiardo ne L’Orlando innamorato). La storia di questi casati, fatta di diritti e privilegi, conquistati con le armi al servizio dei più alti feudatari, era gelosamente custodita nei documenti di famiglia e dimostrabile contro ogni forma di usurpazione. L’archivio assume così un’importanza fondamentale sotto un duplice aspetto: culturale, poiché tramanda la vita degli antenati che hanno fatto illustre la casa e giuridico, poiché contiene i documenti che ne dimostrano diritti e titoli. IL POTERE DEGLI ARCHIVI E DEGLI ARCHIVISTI inizia nel ‘500, quando entrambi diventarono importanti strumenti al servizio del potere: solo attraverso i documenti era possibile difendere i diritti o i privilegi acquisiti nel tempo; le raccolte diventarono tesori di carte, e vennero difesi e segreti, consultabili, cioè, solo da poche persone fidate. Occorrevano nuove regole, nuove forme di custodia. Occorreva fare chiarezza e discernere tra documenti falsi e documenti veri. Occorrevano nuovi strumenti di ricerca dei documenti, che dovevano essere trovati agevolmente, per mezzo degli inventari. Nel Seicento nacquero nuove discipline: l’archivistica e la diplomatica, con la prima si intendeva fissare le norme relative alla tenuta degli archivi, con la seconda si cercava di stabilire come si discerne un documento vero da uno falso. La Chiesa di Roma mise a punto, spronata dalle accuse di superstizione mosse dai movimenti di riforma protestante, metodologie efficaci per fare pulizia dei falsi documenti che nel corso dei secoli erano comparsi a supportare le fantasiose e immaginarie vite dei suoi santi.

26 IL SETTECENTO A partire dalla seconda metà del Settecento, sotto l'influenza delle idee della nuova filosofia, l’Illuminismo ed alla fine del secolo il vento nuovo della Rivoluzione francese, si rese indispensabile l’apertura degli archivi, per dissolvere su di essi la nebbia della segretezza e dell’esclusività, per fare luce su secoli di privilegi custoditi al buio degli armadi; col ché fu l’aspetto culturale e l'uso ai fini della ricerca storica a prevalere sulle esigenze probatorie giuridiche ed amministrative legate alla dimostrazione dei diritti. Le riforme dei sovrani illuminati, austriaci e toscani e le trasformazioni amministrative e civiche seguite alla fine dell'ancien régime, sviluppate nel corso delle grandi riforme napoleoniche ebbero come conseguenza l’accentramento dei fondi documentari in grandi archivi centrali separando gli istituti produttori dagli enti conservatori. Il problema è dare un’omogeneità ai criteri con cui le carte vengono conservate e soprattutto ordinate. Come ordinare le carte? Quali criteri seguire? Il dibattito fui acceso ed appassionato. L’Italia, ancora divisa in tanti Stati, non poté darsi criteri uniformi e rimase divisa anche dal punto di vista dell’organizzazione archivistica. Napoleone Bonaparte Un trattato di archivistica del 1632

27 L'OTTOCENTO il Romanticismo rivolse la sua attenzione agli archivi in quanto custodi del passato e delle tradizioni dei popoli e ne legò l’utilizzo alla ricerca delle radici culturali degli Stati nazionali che andavano formandosi. Fu un momento d’oro per gli archivisti che, consci della loro importanza, svilupparono nuovi metodi ed una moderna dottrina. Al metodo di classificazione detto «per materia», che prevede il riordino dei documenti a seconda delle materie trattate e perciò lo smembramento dei fascicoli che contengono carte relative ad un solo affare per metterlo poi in una serie aventi la stessa materia, utilizzato dalla seconda metà del ‘700 sin dopo l'unità d'Italia, si sostituì il più moderno metodo «storico». L'UNITÀ D’ITALIA. Nel Congresso internazionale di statistica svoltosi a Firenze nel 1867 si giunse alle seguenti conclusioni: 1.Gli archivi sono istituzioni scientifiche dotate di una propria fisionomia distinta da quella di musei e biblioteche. 2.Qualunque documento con carattere di atto pubblico o privato appartiene alle istituzioni archivistiche (mentre le biblioteche avrebbero conservato tutti gli altri documenti privi di quelle caratteristiche), così come sarebbero confluiti negli archivi, altresì, i sigilli, la cui custodia era stata reclamata, fino ad allora, anche dai musei; 3.Riconoscimento della necessità di una tutela governativa anche sugli archivi privati; 4.Accettazione della condivisa esigenza di provvedere alla compilazione di strumenti di ricerca come gli inventari. Re Vittorio Emanuele I e Giuseppe Garibaldi

28 Nel 1870 venne istituita la Commissione Cibrario, dal nome del suo presidente, lo storico Luigi Cibrario, la quale, fu incaricata di discutere riguardo:  i versamenti e lo scarto dei documenti,  la consultabilità delle carte,  la formazione del personale,  la dipendenza del settore archivistico dal Ministero dell’Interno. Per gli archivi di Stato si prescrisse sia il principio del «rispetto dei fondi», cioè che le raccolte di documenti non andavano smembrate, ma anzi andavano riordinate rispettando l’ordine originario dato dal produttore e soprattutto, l'applicazione del “metodo storico”, che prevede il mantenimento dell’ordine originario delle carte così come storicamente si sono organizzate. Luigi Cibrario

29 La seconda guerra mondiale provocò molti danni al patrimonio documentario nazionale. Ad esempio subì danni l’Archivio di Stato di Napoli, dato alle fiamme. Con l’incendio andò in fumo un gran numero di documenti in grafia curialisca, una scrittura tipica della cancelleria napoletana. Alcuni archivi erano stati trasferiti nella Repubblica di Salò altri in meridione. Alla fine della guerra gli archivi furono riportati a Roma. Nel 1953 fu fondato l’Archivio centrale dello Stato, che raccoglie gli atti degli organi e dei ministeri dello Stato a partire dal Le Soprintendenze vigilano sulla corretta conservazione dei documenti negli archivi. Importantissima è da allora la libera consultabilità, nei termini stabiliti dalla legge, dei documenti conservati negli Archivi di Stato e a quelli degli enti pubblici. Nel 1998 infine, venne istituito il nuovo Ministero per i beni e le attività culturali nelle cui competenze rientra l'Amministrazione archivistica italiana.

30 Per documento si può intendere qualsiasi mezzo o cosa in grado di rappresentare un fatto, oppure di costituirne testimonianza o tramandarne memoria. In archivio possono esserci documenti in originale, in brutta copia, in copia. Atto e documento L'atto indica il comportamento ovvero la manifestazione di volontà che produce effetti giuridici (costituendo, modificando o estinguendo situazioni regolamentate dalla legge), mentre il documento è l'attestazione scritta nella quale la volontà che presiede alla produzione dell'atto prende forma per essere manifestata (documentata) all'esterno. GLI ARCHIVI COME COMPLESSI ORGANICI DI DOCUMENTI Qualunque persona, famiglia, ufficio, ente, impresa, custodisce, per fini pratici o istituzionali, i documenti che produce o riceve nel corso della propria esistenza e così crea un archivio. Anche le bollette di casa o i messaggi sul telefono portatile sono un archivio. Un archivio nasce dunque spontaneamente, in seguito al progressivo accumulo di documenti inerenti a un'attività pratica, amministrativa o giuridica. Il suo requisito fondamentale è il vincolo archivistico, che lega tra loro le carte conservate.

31 L’ORGANIZZAZIONE DEI DOCUMENTI La vita di un archivio si può suddividere in: archivio corrente conserva le pratiche in corso. archivio di deposito quelle concluse. archivio storico conserva gli atti conclusi da oltre 40 anni. I documenti dello stesso tipo sono raggruppati in serie ordinate cronologicamente. Ogni faldone o busta è suddiviso in fascicoli, ognuno dei quali contiene documenti relativi ad una materia omogenea. Ogni busta inventariata ha un suo numero che la identifica. I documenti dei Comuni italiani sono raggruppati tutti dal 1897 in circa 15 materie. Questo rende gli archivi comunali italiani straordinariamente omogenei a partire da quella data. METODI DI ORDINAMENTO Metodo per materia: proposto da Pierre Camille Le Moine nel I documenti vengono suddivisi per materia trattata. L’archivista al momento del riordino avrebbe trascritto il contenuto in un inventario poi avrebbe compilato un elenco. Esso prevalse in Italia sino alla metà dell’Ottocento e causò lo smembramento di migliaia di fascicoli, rendendo difficile agli storici la ricostruzione degli avvenimenti. Metodo cronologico: J. G. de Chevrières del 1775 raccomandava il riordino dei documenti seguendone la cronologia.

32 Metodo storico (Scuola archivistica toscana, Francesco Bonaini) Rispetto dei fondi: i documenti di fondi diversi, ossia di raccolte di documenti diverse non vanno mischiati tra loro. Principio di provenienza: il riordino doveva rispettare l’ordinamento dato alle carte dal produttore o ripristinarlo. Fu il metodo proposto dalla Commissione Cibrario ed Adottato dalla legge nel 1875.

33 Documento digitale La documentazione digitale è una rappresentazione astratta e numerica della realtà sensoriale. È la rappresentazione di un contenuto in forma numerica, in linguaggio in bit memorizzato su disco rigido o CD.

34 Documento digitale Flessibilità: qualsiasi tipo di materiale è integrabile tutto è passibile di rimaneggiamento. Simulazione: il doc. dig. originale non va mai perduto anche se è modificato Riproducibilità: consente ad un documento elettronico di sopravvivere nel tempo e di essere conservato. Dei dati registrati su un supporto elettronico non si conosce l’effettiva durata. I supporti informatici sono troppo recenti. Trasmissibilità: consiste nel trasmettere i bit che compongono il messaggio in modo che la sequenza di arrivo sia simile a quella di partenza. Due volte per sicurezza (T.C.P.). Interattività: non sono indipendenti ma collocati in un contesto ipertestuale su cui i lettori possono interagire.

35 Documenti digitali: vantaggi Non occupano spazio Ricercarli è veloce In uno stesso doc. si possono usare elementi multimediali immagini, suoni, animazioni… Possono essere trasmessi a distanza in tempo reale

36 Documento digitale: svantaggi Non c’è un metodo efficace di autenticazione Memorizzare dati e doc. con supporti diversi o con differenti formati senza possibilità di conversione da un formato all’altro Messaggi multimediali portano sovrabbondanza di informazioni Grande modificabilità comporta la difficile attribuzione della paternità del doc. Occorre conoscere l’informatica Come si fa a gestire doc. dig. memorizzati con un software proprietario che usa un software di cui non sono state rese pubbliche le specifiche? Come garantire che un doc. dig. possa essere usato come prova in tribunale?

37 Date importanti per l’archivio comunale di Rubiera 1898 circolare Astengo divide i documenti in 15 categorie 1813 incendio dell’archivio da parte delle truppe di Gioachino Murat Comune autonomo 17/12/1830 Francesco IV sopprime il Comune e lo sostituisce con un Agenzia comunale Agenzia comunale 1860 ripristino del Comune primo titolario per fascicoli Titolario Astengo dal unità archivistiche e 4 archivi aggregati

38 LE TERZE IN ARCHIVIO Anno scolastico 2009/10 “Ma allora qui dentro c’è la storia di Rubiera…è emozionante” “Può guardare se ci sono notizie di un mio parente morto nella prima guerra mondiale?” “Ma qui potrei trovare la storia dei miei antenati?” “Questa maestra non era molto brava, aveva molti sei” “In questo documento non si capisce niente”

39 Alcuni commenti dei ragazzi “Il giorno 07/12/2012 mi sono alzato non molto entusiasta perché pensavo che la gita non sarebbe stata interessante...secondo me questa gita mi ha insegnato che dei semplici fogli sono importanti e che esistono molti tipi di archivi. Vorrei fare un’altra esperienza come questa e penso che più gente dovrebbe conoscere queste cose che ho imparato io.” “Grazie a questa esperienza ho arricchito le mie conoscenze sia sulla cultura che sulla storia di Rubiera e ho capito l’importanza di una testimonianza o di un documento.” “La cosa interessante è stata vedere i documenti paleografici. E’ stata una bella esperienza, tanti saluti da V… M..! “Abbiamo potuto capire come lavora un archivista e come si possono ricordare alcuni avvenimenti storici importanti e a volte anche non.” “Il prof. Ori era seduto su una sedia al centro e noi eravamo seduti sul tavolo dei consiglieri. La prof. Bellei paragonò il prof. Ori a Monti e noi ai suoi ministri...alla fine ci ha dato da vedere dei documenti scritti in latino poi abbiamo fatto delle foto ricordo per metterle anche nella nostra cloud...alla fine siamo scesi e siamo entrati in una stanza con una scala a spirale dove le ragazze si sono sedute. Lì c’erano moltissimi documenti conservati con cura tra cui delle lettere segrete o lettere ricevute e non...” “Nell’archivio vengono conservati dei documenti che parlano dalla preistoria ai tempi d’oggi...nel medioevo ci fu una depressione i monasteri e la religione islamica furono gli unici a tramandare i documenti...” “Siamo partiti da scuola alla prima ora e siamo arrivati nel luogo prestabilito che coincide per posizione col municipio in poco tempo e dato che eravamo così vicini al luogo d’arrivo siamo andati a piedi e del viaggio di andata non ricordo molto solo il freddo invece del ritorno ricordo molte cose una cosa strana era vedere di prima mattina così tante macchine in giro per il centro del paese...ci siamo seduti quasi tutti nelle sedie dei consiglieri (io compreso) mentre io mi sono trovato un bel posticino comodo, con a sinistra Javier che giocherellava con il microfono a sinistra Enrico che non riusciva a piegare lo schienale della sedia (e io lo prendevo in giro) e dopo di lui c’era Nicola e non sono sicuro di aver capito cosa volesse fare lui...”gli archivi di Stato non sono più gestiti dal Ministero degli Interni, ma da quello per i Beni Culturali” per citare il prof. Ori. Al ritorno ho visto due persone (per non far nomi*) che trasportavano per le braccia un’altra persona (*) e ho sentito una ragazza (*) (ho specificato dato che furono accusati i maschi) gridare una parolaccia così ci siamo fermati per qualche secondo prima di rientrare in classe e venire a sapere che avremmo dovuto eseguire un tema su questa uscita.” “Gli archivi molto tempo fa erano dei posti bui e segreti fino ad un certo punto, perché Luigi Cibrario nel ‘700 disse che ad alcuni archivi ci si può accedere.,,infine ci hanno portato all’Archivio Storico Comunale di Rubiera dove ci sono dei documenti che partono dall’800 e terminano in data odierna.” “Finita la presentazione la nostra guida ci invitò a visitare l’archivio di Rubiera e noi accettammo...la visita mi è piaciuta molto, secondo me questa visita è stata molto interessante, molto piacevole, ben organizzata, ma soprattutto ben spiegata. Inoltre ho gradito molto la visita all’archivio storico di Rubiera.” “L’archivio è un luogo che raccoglie tutti i documenti mentre i documenti sono qualcosa che viene tramandato ai posteri. Poi ci ha fatto osservare dei vecchi giornali come la prima Gazzetta, o altri importanti attestati, abbiamo fatto qualche foto di classe vicino allo stemma di Rubiera. poi in un’altra stanza ci ha mostrato la costituzione che era racchiusa in una libreria piena di altri antichi testi. Nell’archivio di Rubiera appena entrati ci siamo seduti molto curiosi del posto, il luogo era pieno di documenti risalenti anche al 1990, l’archivio è come un labirinto senza uscita, solo che al posto dei muri di siepi ci sono i muri di scaffali, pieni di documenti è un luogo impolverato, ma interessante lì sono riposti molti documenti che riguardano la vita di tutti i rubieresi. Mentre eravamo in archivio il dott. Ori ci ha fatto avere sotto gli occhi un vero e proprio documento anche dei più recenti ci ha poi promesso che farà avere il video della visita e le diapositive. Questa visita è stata un’ottima occasione per scoprire le origini di Rubiera. “ “Il giorno 7 dicembre 2012 io e la mia classe siamo andati in visita all’archivio storico comunale di Rubiera per conoscere la nostra storia. Ora sappiamo che l’archivio è un luogo dove vengono conservati i documenti che sono “qualcosa” che tramanda nel futuro il ricordo del passato. Abbiamo potuto toccare alcuni giornali e documenti antichi. Ho scoperto tante cose nuove che prima non sapevo. “ “Molte volte gli archivi venivano distrutti dai cittadini che non approvavano le leggi e per questo motivo c’è un vuoto nella storia dell’archivio storico di Rubiera.abbiamo appreso che l’archivio storico è una cosa molto importante per lo svolgimento della vita politica del paese e ricorda di non commettere lo stesso errore più volte nel corso del tempo. “ “Lo scopo della gita era quello di acquisire informazioni capire e interpretare la storia dell’archivio e capire la sua funzione nel passare degli anni. L’archivio originariamente era una specie di biblioteca che conservava l’insieme dei documenti tramandate dalle generazioni passate a quelle future...” “Ori ci ha fatto vedere delle diapositive proiettate su una specie di telo attaccato al muro...” “Siamo entrati nell’archivio storico comunale una vecchia stanza stretta, ma lunga, la quale essendo a due piani conteneva migliaia di documenti di vario genere, lettere, registri e varie altre cose.” “Per le classi future proporrei di andare a visitare l’archivio comunale se si riesce con la professoressa nel giorno delle tre ore se fossero di seguito oppure sarebbe belo andarci di pomeriggio con più calma. A parte tutto penso sia stato molto interessante e spero che anche le future classi la pensino come me. “ “Anni fa i documenti venivano scritti in latino i notai servivano per la gente che non sapeva leggere né scrivere, la gita è stata discreta, l’esperto si è fatto capire...” “Ci ha portato nella stanza in cui si conservano i documenti di Rubiera grossi libri risalenti anche a più di cento anni fa tutti impolverati...senza gli archivi non ci sarebbe la storia i documenti attestano i nostri diritti e di conseguenza anche i nostri doveri quindi senza di essi non ci sarebbe la giustizia e le leggi che caratterizzano un paese civilizzato, non primitivo come nel passato.” “L’archivio è come un labirinto senza uscita, solo che al posto dei muri di siepi ci sono i muri di scaffali, pieni di documenti...” Quante storie nella storia 2011 L’appuntamento annuale di “Quante storie nella storia - Settimana della didattica in Archivio” costituisce l'occasione di presentare l'attività intrapresa da numerosi Enti pubblici e privati della regione, con finalità educativa. L'obiettivo comune è mettere al servizio di un pubblico giovane, a volte molto giovane, carte e documenti per l'approfondimento dei temi di storia studiati a scuola. Impegno che nasce dall'esigenza di recuperare le proprie radici e di far fronte al presente, avendo a mente il passato e cercando di concretizzare e rendere più "vera" una materia di studio spesso sentita come lontana e astratta, poiché non riconducibile all'esperienza diretta. “...mi è piaciuta molto, però alcune volte era noiosa perché Ori ripeteva le stesse cose; avrei preferito restare di più nell’archivio e approfondire quello che c’era all’interno...” “...siamo andati a visionare l’archivio: una stanza contenente delle scaffalature su cui sono poste delle cartelle tutte catalogate e numerate. Questo mi ha fatto capire che ogni documento scritto è testimonianza di un determinato momento e periodo della storia...riflettendo penso che in qualunque famiglia esista un piccolo archivio storico, formato soprattutto da cartoline, fotografie, lettere, documenti importanti”; “...l’archivio a me fa pensare all’ordine, in quanto catalogare e raggruppare in cartelline vuol dire non ritrovarsi la scrivania piena di fogli basta che sia...” “...i motivi che ci hanno fatto scegliere questo progetto sono per farci conoscere la storia locale nella quale molto facilmente hanno partecipato i nostri avi e perché la necessità di una memoria è connaturata all’esistenza stessa di una società organizzata. Dopodiché, ahimè, siamo dovuti tornare a scuola...a me questa visita all’archivio è piaciuta abbastanza; nella maggior parte dei casi è stata quasi illuminante, ma i miei “favolosi” compagni di classe hanno fatto parecchia confusione, nonostante i continui richiami della professoressa” “L’ultimo caso che abbiamo visto e secondo me non accadrà più, siamo andati a visitare l’archivio di Rubiera, lì dentro c’è di tutto!!! La sala del consiglio comunale, la quale è bellissima, per me è stato un vero onore entrare lì, visto che è quasi impossibile entrarci...chi possiede l’archivio ha un certo potere, Ori ci ha fatto vedere alcuni documenti uno è datato 17 marzo 1861, quando l’Italia si è unita....purtroppo poi siamo dovuti tornare a scuola. Secondo me la gita è stata bella e spiegata molto bene e le diapositive chiaritive...purtroppo però per colpa di alcuni che giocavano il lavoro è stato limitato...secondo me è importante averne uno (di archivi) nel quale si possano mettere le cose più importanti” “L’archivio è un luogo fisico conservatore di documenti di tutti i tipi...dopo questi argomenti affrontati siamo andati nell’archivio storico di Rubiera: è un posto molto stretto con moltissimi scaffali che contengono documenti...grazia e questo progetto ho capito che cosa è e a che cosa serve l’archivio storico; per me questo progetto è stato interessante, anche se non è stato approfondito come pensavo.” “...questa gita è stata molto bella e importante perché non è concesso a tutti visitare l’archivio” “L’archivio era fantastico, veramente molto bello, perché era pieno di documenti storici suddivisi in anni... è la cosa che mi è piaciuta di più stare lì dentro, perché è come se fossi andata indietro nel tempo” “La visita in archivio è stata molto interessante perché sono venuto a conoscenza di aspetti storici che non conoscevo, ma se devo essere sincero mi aspettavo qualcosa di più, ad esempio di toccare con mano questi documenti storici tale da rendere ancora più interessante la visita” “...in archivio abbiamo notato tantissimi documenti: qui ci hanno spiegato come venivano ordinati i documenti, poi un piccolo inconveniente: era stato nascosto l’ombrello di N… e per ritrovarlo abbiamo perso 10 minuti...ritornando per strada c’è stata un po’ di confusione...quando siamo arrivati siamo stati sgridati...secondo me è stata un’esperienza molto bella perché ho scoperto cose che non sapevo, speravo di starci ancora un po’, perché secondo me scoprivo cose che non so ancora ” “Dopo queste ed altre spiegazioni ci siamo diretti verso l’archivio di Rubiera: ci siamo entrati; il posto è piccolo e non molto accogliente, ma fortunatamente era caldo. Non mi è piaciuta più di tanto questa uscita, me l’aspettavo diversa, meno spiegazione e più pratica nell’archivio, infatti, l’unico momento che mi è piaciuto è quando ci siamo andati dentro, malgrado tutto sono stata fortunata a poter vedere l’archivio di Rubiera” “...nonostante la scarsità di fondi di cui la scuola dispone, questa uscita è stata approvata perché è stata un’occasione per visitare un luogo generalmente chiuso al pubblico. Successivamente ci siamo spostati nel luogo che fisicamente contiene tutti i documenti più importanti...questa parte è stata la più interessante; questa attività mi è piaciuta molto perché credo non avrò più l’occasione di visitare questo luogo ed è stato divertente perché con l’aiuto delle diapositive non mi sono annoiata. Nonostante la professoressa ci ha detto che non ci porterà più in uscita, spero ce ne siano delle altre, perché non mi sembra giusto che per colpa di pochi debba risentirne tutta la classe. “...i motivi di questo progetto sono molto validi, ad esempio è un’occasione per conoscere meglio e da vicino com’è fatto un archivio ed approfondire il passato del paese...arrivati in Comune siamo andati nella sala comunale, dove il sindaco e i suoi sottufficiali fanno le riunioni e ci siamo accomodati in comodissime poltrone flessibili ed ogni poltrona possedeva un fantastico appoggio per scrivere...Ori ha ottenuto un permesso per poter entrare in archivio...Questo progetto per me è stato molto bello e penso anche per i miei compagni e non ho nessuna critica a proposito da fare” “...ho trovato questa gita un’esperienza molto utile e interessante anche se non tutti l’hanno capito e trovo che siamo stati anche privilegiati andando negli archivi cosa che per altre classi non è stato possibile e che questo dovrebbe essere molto importante anche per capire qualcosa di più sul nostro passato e sull’importanza che questo ha ancora oggi...” “La parte più bella e coinvolgente è stata osservare i documenti, poterli toccare, studiare, analizzare quanto volevi. Ho visto il diploma di una maestra il sistema di illuminazione di Rubiera e qualche manifesto e giornale dove erano riportati fatti accaduti agli inizi del Novecento. La pratica ha seguito la teoria e son andato per la prima volta in un archivio. E’ uno spazio angusto pieno di scaffali, ma lì dentro è catalogata la storia di un paese, un archivio racconta una storia alla quale si è forse coinvolti; certamente tra i documenti ci sarà qualche nome dei miei parenti; a me ha lasciato qualcosa che mi è rimasto impresso meglio, potendo vedere e toccare l’archivio comunale e qualche suo documento.” “...ho capito l’importanza di un archivio ed è stato molto emozionante vedere quello della propria città, perché ci si rende conto che in quel luogo non è custodita solo la storia degli altri, ma anche la propria. Forse la spiegazione è stata un po’ noiosa, ma è anche vero che senza di essa non avrei potuto apprezzare il resto…” “...mi è piaciuto maneggiare cose molto antiche...abbiamo visto un giornale molto vecchio; mi sono divertito molto perché adesso i giornali sono totalmente diversi a me piacerebbero di più i giornali fatti come allora, ci hanno lasciati liberi di girare nell’archivio io e i miei compagni siamo andati a cercare cose un po’ interessanti e abbiamo trovato documenti segreti: trovavamo documenti uno più vecchio dell’altro e questo mi ha stupito, perché non sapevo che si tenessero i documenti di cent’anni fa insieme a quelli più recenti ma cosa più importante non sapevo che esistessero ancora...” “...mi immaginavo l’archivio un po’ più in ordine, e con un’atmosfera un po’ più magica però, è stato molto bello lo stesso specialmente quando abbiamo esplorato il luogo, peccato solo che non siamo potuti salire su quella scala a chiocciola che sembrava mi chiamasse per nome...ci saranno stati dei validi motivi. “ “...i conquistatori distruggendo l’archivio di una città distruggevano la storia e l’importanza del Comune stesso...è stato molto bello poter visitare l’archivio di Rubiera, dove abbiamo visto tanti volumi contenenti i fogli riguardanti aspetti della vita di Rubiera...ora ho capito come fanno gli storici odierni a sapere determinati avvenimenti che sono accaduti in tempi remoti” “Tutto era abbastanza noioso, però ci ha fatto vedere un vecchio giornale o un diploma di una maestra e tutto è diventato più interessante...L’archivio di Rubiera è una stanza molto polverosa, non grandissima...” “...è stato divertentissimo scuriosare tra gli scaffali colmi di cartelle e i titoli più strani...” “Quando siamo entrati sembrava di essere in un mini-labirinto, ci siamo divertiti a giocare a nascondino tra i corridoi dell’archivio e a cercare informazioni su persone che non conoscevamo... è bello pensare che sei e sarai ricordato dalla tua città un giorno...” “...la classe ha reagito abbastanza bene alla visita, soprattutto nei momenti trascorsi in archivio, quando ci hanno mostrato i documenti...questa attività è servita molto per capire, sapere, imparare cose nuove sul Comune, cosa che molte persone non conoscono al 100%...” “La cosa che mi ha incuriosito di più è stata quando ho visto il fascicolo -affari segreti- ed ho avuto la tentazione di aprirlo per vedere cosa c’era dentro, ma mi è stato proibito e questo vuol dire che c’è qualcosa di molto segreto e riservato e ciò mi incuriosisce ancora di più...”


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