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Poetica del Barocco e Marino Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a. 2014-2015.

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1 Poetica del Barocco e Marino Armando Rotondi Letteratura Italiana Università di Napoli “L’Orientale” a.a

2 Poetica del Barocco Nella generale definizione moderna, barocco designa periodo delle arti che abbraccia tutto il ’600. Non ha più quella valenza di cattivo gusto come conferito da critica ottocentesca e da Croce nel primo ’900. Prima per le arti figurative, poi per la poesia: da Bernini e Caravaggio a Marino. Maraviglia è il carattere fondamentale: È del poeta il fin della maraviglia / chi non sa stupir, vada alla striglia (Marino) Metafore, arguzie, acutezze di concetti.

3 Poetica del Barocco Emanuele Tesauro ( ) nel suo Cannocchiale aristotelico definisce la metafora: “riflessivamente penetra e investiga le più astruse nozioni per accoppiarle e veste le parole medesime di concetti; portando a volo la mente da un genere all’altro, fa travedere in una sola parola più di un obietto; e al contrario del paragone dove tutti gli obietti con la sua propria parola successivamente ci si presentano, la metafora tutti a stretta li rinzeppa in un vocabolo e quasi in mircauloso modo gli ti fa travedere l’uno dentro l’altro”.

4 Poetica del Barocco Elaborazione stilistica come nuova interpretazione della vita che è alla base della civiltà del Barocco. Principio rinascimentale dell’uomo arbitro del proprio destino – Ora invece visione della realtà basata sulla coscienza della labilità delle cose – visione del mondo e di Dio travagliata. Mondo espande i propri confini geografici e astronomici – presenza di Dio torna ad essere preoccupante L’uomo lotta per il possesso di questo mondo e di Dio raffinando la sua filologia e la sa tecnica in ogni settore del sapere. Unica fede nella validità di una tecnica sempre più perfezionata. Certezza è nella coscienza dell’incertezza delle cose, dell’isntabilità del reale.

5 Poetica del Barocco Uso metaforico come riflesso di questa instabilità del reale nella visione barocca del mondo. Metafora – gioco complesso di allusioni e illusioni. Metafora non solo figura retorica, ma prima ancora visione della vita. Si crea una nuova estetica e una poetica intellettualistica. Non mira a effondere sentimenti e impressioni immediati, ma a elaborare impressioni in modo complesso. Abbellire e arricchire la natura con artifici tecnici, metafore strane e bizzarre, Poetica del Barocco come superiorità dei moderni sugli antichi e sostituzione degli scittori latini dell’età aurea con quelli dell’età argentea (Tacito, Ovidio, Seneca, Lucano, Apuleio, Fedro, Floro) Stile immaginifico e nervoso, ripudio della compostezza classica. Poeti dell’età Barocca sono consapevoli di essere diversi dal passato

6 Poetica del Barocco Critica romantica: interpretazione negativa sostituendo alle motivazioni di ordine stilistico quelle di origine storico-politico-morale. De Sanctis: “La passività dello spirito, naturale conseguenza di una teocrazia autoritaria, sospettosa di ogni discussione, e di una vita interiore esaurita e impaludata, teneva l’Italia estranea a tutto quel gran movimento di idee e di cose da cui uscivano le giovani nazioni d’Europa; e fin d’allora egli era tagliata fuori dal mondo moderno, e più simile a museo che a società di uomini vivi; nella letteratura i contenuti si sono esauriti e non ci essendo la forza di rinnovare il contenuto, tutti eran dietro ad aguzzare, assottigliare, ricamare, manierare, colorire un mondo invecchiato che non dicea niente più allo spirito. Meno il contenuto era vivo e più le forme erano sottili, pretenziose sonore, una vita da scena, con grandi esagerazioni e abbondanza di frasi, un eroismo religioso, patriottico, morale a buon mercato, perché dietro alle parole, non ci era altro. Il quest’epoca la parola, come parola fine a se stessa, è il carattere della forma letteraria e accademica, ma quando il di dentro è vuoto, e la parola non esprime che se stessa, riesce insipida e noiosa… la parola non era più un’idea, era un suono… tutto il sollecito è nell’orecchio”.

7 Poetica del Barocco Croce: “È certo che il concetto di barocco si formò nella critica d’arte per contrassegnare la forma di cattivo gusto artistico che fu propria di gran parte dell’architettura, e altresì della scultura e della pittura del Seicento… Dunque il barocco è una sorta di brutto artistico, e, come tale, non è niente di artistico, ma anzi, al contrario, qualcosa di diverso dall’arte, di cui ha mentito l’aspetto e il nome, e nel cui luogo si è introdotto e si è sostituito. Esso risponde ad un fine edonistico e il suo carattere consiste nel sostituire la verità poetica e l’incanto che da essa si diffonde, con l’effetto dell’inaspettato e dello stupefacente, che eccita, incuriosisce, sbalordisce e diletta mercé la particolare forma di scotimento che procura… tale caratteristica fu programamticamente esposta dai letterati di quella scuola e dal principale di essi, il Marino, che diedi al poeta per fine la meraviglia ammonendo che chi non sa stupire, lasci di fare il poeta e vada alla striglia, vada a fare il mozzo di stalla.”

8 Poetica del Barocco Critica post-crociana. Aspetti positivi del Barocco. Nuova interpretazione della vita. Travaglio spirituale dietro il trionfo del formalismo. Congiungere l’incongiungibile – conciliare l’inconciliabile – dire l’indicibile – basandosi sull’empirica sensoria. Poetica del mirabile come sforzo dell’ingegno di superare le contraddizioni conoscitive del reale. Secolo rivoluzionario perché la sua ricerca di innovazione tende ad aprire una nuova età. Apparente decadenza, ma affermazione della superiorità dei moderni sugli antichi. Secolo sfrenato in ognisua scoperta.

9 Marino: Adone Il Seicento presenta una ricca produzione di poemi epici eroici modellati sulla Gerusalemme Liberata. Ma è con Alessandro Tassoni e Giovan Battista Marino che l’epoca barocca sancisce il definitivo abbandono e superamento del poema epico-eroico. Nel primo caso, attraverso un genere ibrido, il poema eroicomico; nel secondo, con la costruzione di un monumentale “poema lirico” che perde ogni legame tematico e stilistico con il genere della tradizione e cambia il suo schema. Alessandro Tassoni, nella Secchia rapita: narrazione epica, fondata sul fitto intrecciarsi e susseguirsi delle azioni dei personaggi che la animano, allo scopo, tuttavia, di svuotarne il senso originario per immettervi elementi parodiaci e irriverenti. Giovan Battista Marino, con l’Adone: dissolve del tutto l’elemento principe dell’epica, vale a dire la narrazione delle azioni. Il suo poema può definirsi tale solo se lo si consideri dal punto di vista della vastissima struttura, divisa ancora in canti e ottave. Tema di chiara marcia edonistica che perde ogni legame con la tradizione L’azione si dissolve nella descrizione minuta e ricchissima di sensazioni, supportate da una fitta rete di concetti e metafore d’ispirazione mitologica.

10 Marino: Adone Pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1623 e dedicato a Luigi XIII, con una lettera alla regia Maria de’ Medici. Vicende amorose di Adone e Venere. Uno dei poemi più lunghi della storia della letteratura italiana (5.123 ottave, per un totale di versi, poco più dell'Orlando Furioso di Lodovico Ariosto). Contiene in premessa una Lettre ou Discours de M. Chapelain con la quale il Marino intende rivolgersi agli eventuali detrattori del poema. Lo Chapelain dichiara che si tratta di una nuovo tipo di poema («poema di pace») che ricerca la meraviglia non nell'invenzione del soggetto ma nella trattazione elegante ed umile di una favola semplice. Ogni canto è preceduto dagli argomenti, composti da Fortuniano Sanvitale, e da Allegorie attribuite a don Lorenzo Scoto. Ogni singolo canto è fornito di un titolo e di un proemio.

11 Marino: Adone Per il Marino, nel costante raffronto con la Liberata del Tasso, la quantità era un fattore strettamente legato alla qualità di un'opera. Nel 1615 scriveva al Sanvitale: In Parigi penso di dare alle stampe parecchie opere mie, e specialmente l'Adone, il quale se bene è poema giovanile, composto ne' primi anni della mia età, nondimeno piace tanto a tutti gli amici intelligenti per la sua facilità e venustà, che mi son deliberato di pubblicarlo: e avendo fatta questa risoluzione, l'ho accresciuto ed impinguato in modo ch'è molto maggiore l'aggionta della fabrica nuova che non sono le fondamenta vecchie. L'ho diviso in dodici canti assai lunghi, talché il volume sarà né più né meno quanto la Gierusalemme del Tasso. Staremo a vedere la riuscita che farà.

12 Marino: Adone Scrive ancora nel 1615 Ciotti: «il volume sarà poco meno della Gerusalemme del Tasso»; e allo Stigliani: «l'Adone, poema quanto la Gierusalemme del Tasso». Si vanta in una lettera del 1621 a Giulio Strozzi: Il poema pian piano si è ridotto a tale ch'è per sei volte quanto la Gerusalemme del Tasso. Io non nego che le buone poesie non si misurano a canne; ma quando con la qualità si accoppia insieme la quantità, fanno scoppio maggiore; percioché le storiette e le cartucce alla fine son portate via dal vento, ed i volumi grossi e pesanti se ne stanno sempre immobili. E infine ancora al Ciotti: La stampa riesce magnifica e veramente degna di poema regio, perché si fa in foglio grande con dieci ottave per facciata in due file; onde la spesa è grossa, per esser volume forse di trecento fogli, e si fa il conto che sia per sette volte maggiore della Gierusalemme del Tasso.

13 Marino: Adone In questo poema smisurato confluivano le sterminate letture condotte dal Marino nell'arco di una vita. In una lettera del 1620 a Claudio Achillini scrive: Sappia tutto il mondo che infin dal primo dì ch'io incominciai a studiar lettere, imparai sempre a leggere col rampino, tirando al mio proposito ciò ch'io ritrovava di buono, notandolo nel mio zibaldone e servendomene a suo tempo: ché insomma questo è il frutto che si cava dalla lezione de' libri. […] Perciò se … razzolando col detto ronciglio, ho pur commesso qualche povero furtarello, me ne accuso e me ne scuso insieme, poiché la mia povertà è tanta, che mi bisogna accattar delle ricchezze da chi n'è più di me dovizioso. Rispetto alla tradizione classicista italiana, strade diverse. Dionisiache di Nonno e della poesia ellenista ad alternativa di una letteratura classicista latina. Presente e determinante tuttavia nel poema mariniano è l'opera di Claudiano (De raptu Proserpinae in tre libri e Gigantomachia). Derivazioni da Apuleio e Lucano. Sul versante cosmogonico Marino non si avvale dei classici quali Esiodo e Lucrezio o dei padri della Chiesa (Basilio, Ambrogio). Fondamentale per l'Adone è, ancora una volta, il Tasso con Le sette giornate del mondo creato.

14 Marino: Adone La trama, nella sua struttura narrativa principale, è molto semplice, se non scarna. Lo stesso Marino, a proposito dell'Adone, scriveva a un amico nel 1616: «La favola è angusta ed incapace di varietà d'accidenti; ma io mi sono ingegnato d'arricchirla d'azioni episodiche, come meglio mi è stato possibile». Ad Andrea Barbazza nel 1620: «lo stile può passare per essere fiorito e venusto, ma la favola è alquanto povera d'azioni». La vicenda mitologica di Adone viene sin dal primo canto condotta sotto il segno di Venere e dei valori (amore, pace, mansuetudine, grazia, pace, ozio, gioia e diletto) che le sono prossimi in contrapposizione alle ragioni della guerra. «Tu dar puoi sola altrui godere in terra / di pacifico stato ozio sereno. / Per te Giano placato il tempio serra, / addolcito il Furor tien l'ire a freno; / poiché lo del'armi e dela guerra / spesso suol prigionier languirti in seno, / e armi di gioia e di diletto / guerreggia in pace, ed è steccato il letto.» (I, 2)

15 Marino: Adone Come in tutti i poemi mitologici la vicenda è chiusa, nel senso che ogni lettore conosce la storia e il suo intreccio. Non si aspetta cambiamenti nelle principali vicende della struttura narrativa che può essere scandita in quattro movimenti: 1.l'incontro e l'innamoramento di Venere e Adone; 2.la vita amorosa e felice in comune; 3.l'incidente mortale di caccia occorso ad Adone; 4.la nuova vita di Adone trasformato in anemone dalla dea. Su questo schema Marino opera e introduce vicende e personaggi che espandono e variano la fissità della vicenda. Al Marino non interessavano questioni quali l'unità dell'azione o la coerenza dei piani narrativi (vedi il Tasso della Liberata) Letture di Nonno di Panopoli, Ovidio, Apuleio e arti vicine (come la pittura e la musica). Marino mette in scena e inanella, su di un esile filo narrativo, una lunga e vertiginosa serie di episodi e di idilli letterari e mitologici, impreziositi da una lingua sovrabbondante e multiforme. Soluzioni metriche originali, che intendono generare nel lettore gli effetti di stupore, meraviglia e diletto.

16 Marino: Adone Presenti lunghi momenti didascalici dedicati ai luoghi, ai personaggi e alle cose in una moltiplicazione di dettagli e di esplorazioni descrittive minute. Descrizione del mondo e delle conoscenze scientifiche anche più moderne (limitate all'astronomia e alle scoperte astronomiche di Galileo). Riferimento all'«ammirabile stromento» galileiano che «scorciar potrà lunghissimi intervalli \ per un picciol cannone e duo cristalli» (X, 42, 7-8) che testimonia la capacità di saper modellare una poesia scientifica in grado di rivelare una nuova realtà e una nuova visione del mondo. Riferimenti alla contemporaneità che tuttavia sono limitati a forme di omaggio resi a nazioni e città che nulla hanno a che fare con l'ideologia politica del poema epico. Testo consapevolmente concepito per sedurre il pubblico e volutamente incurante delle armonie classiche.

17 Marino: Adone Adone è un personaggio piuttosto passivo. Non prende mai iniziative e non decide nulla, ma è oggetto delle iniziative altrui. Maschio antieroico e imbelle, inetto e facile alla fuga di fronte alle difficoltà. Più i tratti di una vergine fanciulla che di un eroe epico o da romanzo. Le sue grane vengono risolte da interventi divini. Anche la morte, che arriva dall'impeto virile del cinghiale, lo coglie intento alla fuga. Anche per l'Adone vale la preminenza della metafora nella costruzione della lingua e dei concetti. Metafora diviene dunque una macchina creatrice di forme e di contenuti attraverso un procedimento che mira costantemente a spettacolarizzare la parola e a sorprendere il lettore.

18 Marino: Adone I valori etici non sono più quelli dell'epica tassiana, valore morale e armi sacre della guerra santa. Nell'Adone i valori vengono cambiati di segno. Dal campo di battaglia di Gerusalemme si passa al giardino di Armida (sempre nella Liberata) e in Marino all’Isola di Cipro. Nel poema del Marino escono di scena la storia e l'ideologia della missione cristiana in luogo di un regno senza tempo dove la pace, l'amore e i piaceri profani diventano il polo attrattivo di tutto lo spazio poetico e narrativo. Dimensione simbolica dei luoghi rappresentati soprattutto per le suggestioni liriche e sensuali. Isola di Cipro: Luogo senza tempo di felicità e trastulli al quale si contrappone il sotterraneo di Falsirena. Ma anche nei giardini più belli può nascondersi l'insidia della serpe e sull'isola ciprigna Adone non solo deve affrontare masnadieri e briganti che lo proiettano nella dimensione romanzesca ma è su questo paradiso terrestre che il giovane viene sopraffatto dalla furia fatale e appassionata del cinghiale. In qualche modo si può anzi ravvisare nella figura di Adone una sorta di anti-Rinaldo. Il giovane guerriero, traviato dalle delizie del giardino di Armida e dall'amore, recupera il senso sacrale della sua missione crociata compiendo il suo destino nella liberazione del santo sepolcro, La sorte di Adone, tutta inscritta sull'isola dorata e senza tempo di Cipro, si compirà antieroicamente per opera di un cinghiale innamorato. Harold Bloom: l'«angoscia dell'influenza» ossia un constante confronto con l'opera e il modello di un maestro riconosciuto ma al tempo stesso ingombrante che ingenera un'ansia creativa, tra la pulsione della sfida e il desiderio di emancipazione, nel tentativo di un superamento.

19 Marino: Adone L’elogio della rosa è pronunciato da Venere nel canto III. Mentre Adone è addormentato, Venere lo vede e se ne innamora. Quando il giovane si sveglia, vorrebbe fuggire, ma Venere lo prega di curarle il piede ferito da una spina di rosa. Adone accetta e, toccando le membra della dea, se ne innamora. Di qui l’elogio della rosa messo in bocca a Venere. Si noti che la rosa, nella tradizione lirica, è sempre simbolo della persona amata: dunque, qui, di Adone stesso.

20 Marino: Adone L’ottava 156 si apre con una paronomasia: «rosa riso» non solo hanno le stesse consonanti, ma differiscono solo per una vocale. Si chiude poi con una metafora che proietta il proprio senso anche sulle ottave successive: la rosa è la signora («donna») del popolo dei fiori. Infatti subito dopo, nell’ottava successiva, viene presentata come un’imperadrice sul trono, circondata da una corte in cui i cortigiani sono rappresentati da una folla di dolci venticelli e le guardie dalle spine (e infatti l’autore parla di «guardie pungenti», al v. 5 dell’ottava 157). Il gioco delle metafore: accostamenti fra la corona d’oro e gli stami della rosa e il mantello di porpora e i petali Alla fine dell’ottava 159, viene introdotto un altro accostamento: non più interno all’immagine della rosa = regina, Ma esterno a questa immagine, fra la rosa e il sole. La rosa è il sole in terra, il sole è la rosa del cielo. Si stabilisce quindi una seconda equivalenza: rosa = sole.

21 Marino: Adone La rosa rappresenta l’oggetto d’amore, Adone, che è creatura mortale e terrena. Il sole rappresenta invece l’immortalità del cielo, dunque Venere. D’altra parte il sole dà la vita esattamente come Venere che presiede ai cicli vitali dell’amore e della fecondazione. Il mito greco di Adone celebra la fertilità terrestre. Attraverso l’amore il terreno diventa divino e immortale perpetuando la specie. Significato della congiunzione di Adone, uomo, con Venere, dea.

22 Marino: Adone Il tema della rosa è presente in numerosi poeti dell’età umanistico- rinascimentale: Poliziano (cfr. la canzone «I’ mi trovai, fanciulle, un bel mattino», in Parte Quarta, cap. III,T2), Ariosto (cfr. Orlando furioso, I, 42, in Parte Quinta, cap. VII,T2), Tasso (cfr. Gerusalemme liberata, XVI, 14). Rosa come simbolo dell’incanto fascinoso ma anche della fugacità della bellezza. Alla nota del piacere si aggiunge quella della malinconia, più forte in Tasso. Rosa serve di spunto per una riflessione sul destino delle cose terrene. In Marino, attenzione tutta concentrata sul gioco metaforico della rosa = regina e sul parallelo, anch’esso metaforico, con il sole. Di qui il carattere astratto e artificioso dei procedimenti mariniani, che indussero Francesco De Sanctis a una dura condanna, proprio attraverso il paragone con gli autori umanistico-rinascimentali (Poliziano, Ariosto, Tasso). De Sanctis: «non ci è il sentimento della natura e non la schietta impressione della rosa. Hai combinazioni astratte e arbitrarie dello spirito, cavate da somiglianze accidentali ed esterne, che adulterano e falsificano le forme naturali».


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