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Il fascino dell’Italia Dal Rinascimento al Grand Tour.

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Presentazione sul tema: "Il fascino dell’Italia Dal Rinascimento al Grand Tour."— Transcript della presentazione:

1 Il fascino dell’Italia Dal Rinascimento al Grand Tour

2 Le origini L’idea di rinascita si collega ai concetti di scoperta e viaggio come esperienza concreta. Ruolo degli umanisti nella diffusione di tali idee. Tale tradizione trova il culmine con Erasmo ( ), ma già Petrarca ( ) è prototipo del viaggiatore moderno. L’affermazione della centralità dell’uomo comporta un nuovo modo di vedere il mondo. Il viaggio finestra aperta dalla quale si impara a guardare con i propri occhi e con una nuova capacità di percezione (nell’arte è la prospettiva, nuovo sistema di misura del mondo sensibile). Si attenua il filtro della fede religiosa, che aveva fino ad allora dominato.

3 Le guerre d’Italia e la nascita del mito Tra Quattro e Cinquecento brusco cambiamento geo-politico causato dalla trasformazione delle relazioni tra monarchie europee (dalla staticità al dinamismo). La discesa di Carlo VIII apre la crisi (1494). La lotta tra Francia e Impero. Carlo V e l’egemonia spagnola. Il Sacco di Roma e la diaspora degli artisti verso l’Europa. Il declino politico si trasforma in primato culturale. La cultura rinascimentale da elitaria diventa “nazional popolare”, cioè si volgarizza e si diffonde per tutta Europa. Nasce il mito basato sul racconto orale. Contaminazione tra arti maggiori e minori. Non solo quadri e oggetti preziosi, ma anche mobili e suppellettili domestiche che sono però frutto di alto artigianato. Un esempio: i cassoni nuziali, sintesi di motivi artistici e culturali (allegorie, testi classici), che diventano testimonianza di usi, costumi, valori di un’intera società. La cultura materiale italiana (strumenti, saperi, competenze, in una parola moderna il know how) diventa segno di un primato riconosciuto a livello europeo per due secoli.

4 Una tappa del mito italiano: Venezia Posizione geografica e ruolo economico della città: ponte tra Europa del nord e Mediterraneo (il fondaco dei Tedeschi). L’esperienza di Albrecht Dürer: i suoi viaggi (tra 1494 e 1507). Cammino di formazione intellettuale. Descrizione dei luoghi: gli acquerelli (fondamentali per la moderna pittura di paesaggio e la sua maturazione artistica). Subisce l’influsso della scuola veneziana (Carpaccio, Bellini), ma anche Giorgione e Tiziano. Il suo esempio testimonia che per la pittura il referente non sono più i Paesi Bassi (gotico fiammingo), ma l’Italia. Segno della svolta: il veneziano Jacopo de’Barbari pittore di corte di Massimiliano I, del duca di Sassonia e del margravio del Brandeburgo (due principi elettori).

5 Fiamminghi e olandesi in Italia. L’antiestetismo di Erasmo è un’eccezione alla regola per cui molti artisti nordici scendono in Italia per aggiornarsi e formarsi (a partire dal primo Cinquecento). Il repertorio di K. van Mander (modello Le vite di Vasari). Esperienza pionieristica di Jan van Scorel: a Roma al servizio di Adriano VI ( ). Realizza molti paesaggi e vedute (disegni che poi si vengono incisi e stampati, alimentando un grande mercato di stampe). Gli artisti stranieri non solo copiano i grandi maestri (Raffaello, Michelangelo), ma dipingono paesaggi e vedute: P. Brueghel. Gli italiani considerano il genere paesaggistico di secondo piano, rispetto a quello storico-religioso. Un grande illustratore: Joris Hoefnagel ( ) e il Civitates Orbis Terrarum (atlante in sei volumi tra 1572 e 1617). Anche le città minori, grazie alla diffusione delle illustrazioni, entrano nell’immaginario collettivo. A Roma si forma una colonia nordica. Si impongono nella pittura di paesaggio e conquistano un primato riconosciuto dagli stessi italiani. Si crea quindi un osmosi tra quanto essi cercano in Italia (studio plastico della figura) e quello che loro colgono dell’ambiente. Si realizza un’influenza reciproca nord-sud. Questi pittori portano in patria effetti rilevanti, ma dove soggiornano in Italia (Venezia, Roma, Genova, Napoli, Messina) portano un sentimento del paesaggio che influenzerà l’arte italiana, creando i presupposti della moderna pittura di paesaggio.

6 L’Italia del Cinquecento.

7 Letterati e artisti francesi. Rinnovamento culturale della Francia nel ‘500 grazie contatto con Italia. Umanisti francesi imparano lezione di Valla e Ficino. Testo di Rabelais (Gargantua) testimonia il cambiamento. Figure significative: Budé (umanista), Rabelais (soggiorna a lungo a Torino). Il ruolo di Francesco I (la rêve italienne), protettore di Leonardo. L’opera di Rabelais summa della cultura umanistica, ma anche critica alla Chiesa. Lo stile è un misto colto-popolare. Personaggio centrale a Roma: cardinale Jean du Bellay (protegge Rabelais e l’architetto Philibert de l’Orme, divulgatore arte antica in Francia). Altra esperienza fondamentale: il viaggio di Montaigne (descritto negli Essais, 1580).

8 L’influenza italiana: cortesia, politica, arte. Un testo fondamentale: il Cortegiano di B.Castiglione (1528). Sua fortuna europea (60 edizioni tra 1528 e 1619). Il Principe (1513) e il dibattito sul potere: machiavellici e antimachiavellici. Sua (s)fortuna in Francia e Inghilterra. La diffusione dei modelli architettonici: Sebastiano Serlio (scuola bolognese in Francia). Andrea Palladio (i Quattro libri dell’architettura, 1570 con dedica a E.Filiberto di Savoia). Vincenzo Scamozzi (l’Idea della architettura universale, 1615). Fortuna inglese del palladianesimo: Inigo Jones architetto degli Stuart e dell’aristocrazia. In Olanda fortuna di Scamozzi. L’architettura come scienza. Diffusione di modelli e regole in tutta l’Europa settentrionale. Un modello artistico: la Venezia di Giorgione e Tiziano. Tiziano e la sua scuola: un marchio italiano alla conquista dell’Europa. Le botteghe tizianesche centri di diffusione soggetti e tecniche pittoriche (da Venezia ad Augusta).

9 Il Grand Tour: un’istituzione inglese. L’Inghilterra in parte impermeabile alla cultura italiana nel primo ‘500 (diffidenza accresciuta dal contrasto religioso). Poca arte italiana (più fiamminga o tedesca). Il caso di Hans Holbein. Con Elisabetta il viaggio d’istruzione per l’Europa diventa un programma educativo (finanziato da stato e privati). Strumento di formazione del ceto dirigente. Tuttavia già nella prima metà del secolo ci sono viaggiatori inglesi in Italia. Più che all’arte sono interessati alla politica e ai costumi.

10 Un fenomeno paneuropeo. Il viaggio di istruzione istituzione inglese, ma ben presto europea. Se la data d’inizio è incerta (ma sicuro metà ‘500), chiara la fine: età guerre napoleoniche. Caratteri dominanti: l’esperienza visiva (tele, disegni) e il testo letterario (diario, guida, memoria). Si tratta di aspetti inscindibili, che vanno al di là della nazionalità dei singoli e compongono una storia della mentalità europea. Si realizza una fusione tra immagine verbale e visiva, per cui l’immaginario fantastico diventa reale una volta narrato o dipinto.

11 L’Italia svelata. All’Italia è riconosciuto ruolo essenziale nella formazione intellettuale e artistica, ma anche l’attrazione sentita verso il Bel Paese getta nuova luce su di esso. Grazie allo sguardo del viaggiatore l’Italia si libera via, via, dei pregiudizi e incrostazioni ideologiche accumulate nei secoli precedenti e si presenta così com’è in un singolare strip-tease. Fenomeno del Grand Tour (l’espressione si trova per la prima volta in trascrizione francese in un diario di un viaggiatore inglese del 1670), si snoda per due secoli e mezzo (dall’età elisabettiana alla Rivoluzione francese). Prima istituzione inglese, poi viene consolidato dai francesi nel Seicento e dal contributo di tutti i paesi europei. All’inizio connotazione aristocratica, poi interclassista. Non è necessario essere nobili per appassionarsi alle arti.

12 Gli itinerari canonici. Roma è il baricentro degli itinerari. Centro della cristianità, nel corso del tempo la sua immagine si laicizza, grazie al contributo di viaggiatori cosmopoliti che la visitano senza inibizioni derivanti da diverse ideologie politiche e religiose. La città grande mercato d’arte, concentrato intorno a Piazza di Spagna e diramato per le vie del «tridente», che confluiscono in Piazza del Popolo. In prima battuta sono gli inglesi i più numerosi, che fissano il codice del viaggio, stabilendo itinerari e mete. Contributo teorico di Francis Bacon (1615 ). Il tour classico comprende almeno Paesi Bassi, Francia, Italia. I gusti sono diversi: francesi prediligono Roma, tedeschi il Meridione, attratti da sole e natura, inglesi Venezia. Nel corso del ‘700 però ci si spinge sempre più al Sud, perché sono le radici della civiltà occidentale (Mediterraneo). Scoppia la febbre del collezionismo.

13 Un fenomeno sovranazionale. Il Grand Tour ha un’identità sovranazionale che appare fin dalle sue origini. Nell’immaginario l’Italia è la Mater tellus, che dispensa un nutrimento spirituale unico. Il viaggio si pone come esperienza iniziatica in cui ciascuno rivive il mito di Ulisse e compone una sua personale Odissea (scritta o visiva). Costante è la religione delle memorie classiche, mentre i paesaggi e le vedute d’Italia e delle antichità diventano soggetti privilegiati della pittura europea. Una galleria ideale di «ritratti» di città e di paesaggi diventa parte dell’immaginario collettivo di un’Europa di intellettuali, letterati e artisti.

14 Una realtà molteplice, ma unitaria. Nel ‘600 gli inglesi scoprono Venezia e ne consolidano il mito nel ‘700 (fortuna di Canaletto). I francesi invece attratti dalla cultura rococò (Guardi). Roma è la prediletta dai francesi, che l’hanno ammirata tramite i loro artisti (Dughet, Lorrain, Poussin). Poi scoprono Napoli e il Mezzogiorno (Voyage pittoresque dell’abate di Saint-Non, 1786). Contributo decisivo di repertori di antichità e opere enciclopediche: Collection of Etruscan, Greek and Roman Antiquities ( ), Geschichte der Kunst des Altertums di Jacob Winckelmann (1764) aprono la strada al neoclassicismo. Attorno ai centri più importanti si forma una rete di città e di località degne di interesse, ognuna delle quali ha un suo elenco di mirabilia (cose da vedere). Es: Genova il Porto, Pisa la Torre, Siena il Palio. L’Italia non è più solo un mito, ma paese reale. All’idea che l’Italia sia una «nazione» contribuiscono i viaggiatori che la visitano. Non più las Italias al plurale citate da Cervantes, ma l’Italia una con una sua identità spirituale e coscienza comune.

15 Non solo arte, ma anche politica. Modelli in positivo (le Repubbliche, specie Venezia e San Marino) o in negativo (Regno borbonico e Stato della Chiesa). Però Roma e Napoli affascinano. Ruolo dell’Académie de France a Roma e dei consoli britannici a Venezia, Firenze, Napoli (Smith, Mann, Hamilton). La galleria di turisti aristocratici di Pompeo Batoni. Italia criticata ed amata allo stesso tempo. La testimonianza di Giuseppe Baretti, An Account of the Manners and Customs of Italy (1768).

16 Un’icona del Grand Tour: la Tribuna degli Uffizi di J.Zoffany (anni settanta del ‘700).

17 Echi e conseguenze del Grand Tour. Effetti non solo su chi lo vive, bensì fattore essenziale della trasformazione del gusto dei paesi d’origine (grazie ai dipinti, diari, reperti, raccolte d’arte importate). Effetto di andata e ritorno. Strumento importante: le guide (già molto diffuse a fine ‘600). Best seller: Voyage d’Italie di M.Misson (1691) tradotto in varie lingue. Primo Ottocento punto di svolta. Prima i diari e ricordi di viaggio sono testi che descrivono con oggettività analitica, che lentamente sfuma e diventa ricerca emotiva e descrizione delle sensazioni. Caso esemplare: le «impressioni di viaggio» di H.Heine (Reisebilder, ). Già a fine ‘700 influenza del pre-Romanticismo. Il viaggio ottocentesco assomiglia di più a quelli del nostro tempo che a quelli del XVIII secolo.

18 Il tramonto del viaggio aristocratico. Le guerre napoleoniche segnano la fine del Grand Tour come istituzione aristocratica. Cambiano i mezzi di trasporto e la disponibilità economica (creazione delle ferrovie e dei viaggi in comitiva). L’ultimo grande contributo aristocratico: il viaggio di Lord Burlington ( ). Mediatore tra architettura italiana (Palladio) e tradizione inglese (Inigo Jones e Cristhoper Wren). La sua villa di Chiswick cenacolo culturale e modello per architettura e giardini, che ispira anche il Nord-America (ville di Thomas Jefferson e John Adams).

19 In viaggio per l’Italia in compagnia degli scrittori. 1. Da Torino a Genova L’itinerario composto nel Dopo il valico del Moncenisio, Torino. La città rappresenta uno dei principali ingressi in Italia, specie per i viaggiatori provenienti dall’Europa occidentale (Francia, Inghilterra, Paesi Bassi). E’ la porta d’Italia, che prepara all’incontro con la realtà classica e che necessita di una sosta. Soltanto una sosta prolungata consente di capire la natura nascosta di Torino, “la più piccola città regale d’Europa”, punto di raccordo tra la grigia atmosfera continentale e quella luminosa della penisola. In questa prospettiva si comprendono il senso di riserbo ancora nordico e il gusto parigino e Torino sa svelare la sua natura, quale realtà culturale ben caratterizzata, gelosa delle tradizioni, ma animata da aria cosmopolita. Da Torino si prosegue per Genova: “il viluppo più intricato del mondo”. Punto d’arrivo della corniche provenzale che porta in Italia e approdo delle navi provenienti da Marsiglia e Nizza. Il paradosso genovese: magnificenza di grandi palazzi e collezioni d’arte in un contesto ambientale caotico.

20 In viaggio per l’Italia in compagnia degli scrittori. 2. Da Genova a Firenze. Lungo la Riviera di Levante (Recco, Rapallo, Sestri, Moneglia, Levanto), verso Livorno e Firenze. Tappe intermedie: Lucca e Pisa. Entrambe attirano: l’una per l’eccezionalità politica (l’essere stata “repubblica nana”) e la natura mercantile, l’altra per il fascino del glorioso passato, ormai decaduto. Firenze: suggerito lo sguardo dall’alto (dalla cupola del Duomo). Cosa colpisce? Il senso della misura, il rigore delle architetture, la razionalità del paesaggio disegnato dall’uomo. Se Roma attira per il fascino dell’antico, Firenze attira gli amanti dell’arte. Si sosta per ammirare le gallerie, le pitture e sculture disseminate in chiese e palazzi, si studia architettura, si impara la lingua italiana, si acquistano manufatti artistici. Per Roma due percorsi alternativi: via per Siena o per Arezzo. La prima tracciato famoso già da secoli (Via Francigena dei pellegrini). Città gloriosa per antichi fasti comunali e repubblicani, ma ora in declino. Il cammino dopo è impervio e pittoresco (Radicofani, Acquapendente, Montefiascone, Virerbo). La via per Arezzo più dolce: Perugia, con memorie storiche come il lago Trasimeno (Annibale), le fonti del Clitunno, la cascata delle Marmore, autentiche attrazioni naturalistiche.

21 In viaggio per l’Italia in compagnia degli scrittori. 3. Roma e il suo territorio Roma, l’amore dei francesi (ruolo dell’Accademia di Francia). Per prima cosa uno sguardo dall’alto (da S.Pietro). Roma ha il potere di far sì che il viaggiatore si senta contemporaneo di un passato remoto, ma glorioso. Un passato che come d’incanto si anima nella penombra e nella notte (visite ai monumenti e ai musei al chiaro di luna, quando le statue sembrano dotate di vita propria per il gioco delle ombre). Roma però sa offrire una intensa vita diurna. Inoltre non va dimenticato il circondario: la campagna, i colli romani, i siti archeologici lungo l’Appia antica.

22 In viaggio per l’Italia in compagnia degli scrittori. 4. Napoli Da Roma a Napoli percorso tra i più disagevoli e infidi (paludi pontine, briganti, ma anche miseria tra Ariccia, Fondi, Gaeta, Capua, Aversa). Napoli però offre splendide vedute e un aspetto quasi orientale. Città di forti contraddizioni: popolosa e rumorosa, dominata da forze naturali distruttive (Vesuvio, pozzi di gas), che però si nasconde dietro l’immagine di un “giardino dell’Eden”. Una realtà che è un grande palcoscenico. Napoli e la piana di Paestum con i suoi templi costituiscono il limite meridionale del viaggio in Italia, una frontiera culturale e naturale valicata di rado e in tempi relativamente tardi: “L’Europa finisce a Napoli. La Calabria, la Sicilia e tutto il resto è Africa”.

23 In viaggio per l’Italia in compagnia degli scrittori. 5. La Sicilia Da Napoli opportunità di visitare la Sicilia (è un mito per i viaggiatori, ma pochi riescono a raggiungerla). Difficoltà oggettive: strade scomode, mancanza di strutture d’accoglienza). La scelta di molti è il viaggio per mare: da Napoli a Palermo o Messina. Per molto tempo il viaggio in Sicilia si configura come circumnavigazione con sosta nelle principali città costiere e nei siti archeologici (valle dei templi). Sicilia piena di contraddizioni: differenza tra capitale Palermo e resto del paese. Contrasto tra mito di isola “felice” e realtà arcaica dell’interno. L’altro polo di interesse è l’Etna. L’ascesa al cono del vulcano esperienza scientifica.

24 Il viaggio di ritorno: verso Venezia. Un luogo da non perdere: la cascata delle Marmore, eden naturalistico. Lungo l’Appennino: Spoleto, Foligno, poi deviazione sulla costa (Macerata e Loreto). Ancona: dalla crisi seicentesca al porto franco del Settecento (centro cosmopolita dove convivono pacificamente minoranze diverse, greci, turchi, ebrei, dalmati). In Romagna: da Rimini, città «piena di antiche vestigia» merita sosta a San Marino «culla della libertà» (mito repubblicano). Bologna: città d’arte, intersezione dei viaggi d’istruzione in Italia (università, raccolte scientifiche, accademie). Città del buon vivere (amabilità della cucina e della gente). Le via d’acqua fino a Ferrara (canali e chiuse). Grandezza e declino della «città fantasma».

25 Le ultime tappe: Venezia e Milano. Venezia. Una città che seduce con la propria bellezza, che però può provocare l’annientamento di sé: «beltà che se ne va verso la morte». Il suo fascino decadente diventa un topos letterario (la Morte a Venezia di T.Mann, 1912). Venezia tuttavia non è una realtà funebre, bensì viva in ogni stagione e propria in tale vivacità consiste la sua vera seduzione. Per chi è entrato in Italia da Ovest, la città lagunare rappresenta la fase finale del tour. L’itinerario verso l’uscita prevede Padova, Vicenza, Verona, il lago di Garda, Brescia, Bergamo. Milano crocevia per chi ha scelto l’itinerario della via Emilia (Bologna- Firenze-Roma), piuttosto che quello più accidentato della costa tirrenica. Città monumentale, ma incompiuta. Nascosti dietro le facciate dei palazzi si rivelano cortili e giardini (anima segreta e riservata della città). In ogni caso partire da Milano significa lasciare l’Italia con le sue bellezze. Il viaggio volge al termine: “si va verso il brutto” (Stendhal).


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