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1 Le politiche di coesione Corso di Pubblica Amministrazione e Sviluppo Locale Massimo La Nave.

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Presentazione sul tema: "1 Le politiche di coesione Corso di Pubblica Amministrazione e Sviluppo Locale Massimo La Nave."— Transcript della presentazione:

1 1 Le politiche di coesione Corso di Pubblica Amministrazione e Sviluppo Locale Massimo La Nave

2 Cominciamo con un video 10 https://i.ytimg.com/vi/6y_14NTJQLI/ mqdefault.jpg

3 Il fine e il principio della politica di coesione 10 Il fine La politica regionale europea nasce per rispondere alla necessità di rilanciare lo sviluppo delle zone più deboli e bisognose e per fronteggiare i problemi di natura strutturale presenti in larga parte dei territori dell’Unione. Per ritardo di natura strutturale ci si riferisce a quei problemi, di natura non contingente, connessi all’incapacità di adeguamento delle strutture locali ai mutamenti del contesto economico e sociale comunitario. La politica di Coesione si pone come obiettivo prioritario il superamento di tali ritardi tramite strumenti solidaristici. Il Principio La politica di Coesione europea si fonda sul principio di sussidiarietà, che rappresenta la base giuridica dell’azione comunitaria in quei settori in cui l’Unione non ha una competenza di natura esclusiva bensì una competenza concorrente, ovvero condivisa con gli Stati membri. Dal principio di sussidiarietà discendono: la compartecipazione (che comporta il coinvolgimento degli attori del territorio destinatari degli interventi, cioè le regioni e gli enti locali); la concentrazione (delle risorse su un numero limitato di tipologie di azioni); l’addizionalità (che implica l’affiancamento dell’intervento comunitario con risorse nazionali); la compatibilità con i principi su cui l’UE si fonda

4 Gli elementi della politica di coesione 10 La politica regionale è lo strumento attraverso cui l’UE traduce le sue priorità politiche in risultati concreti ed è infatti caratterizzata da una serie di elementi che ne contraddistinguono il valore aggiunto: il cofinanziamento (cioè il fatto che le risorse dell’UE si sommano a quelle nazionali), che contribuisce allo sviluppo di partenariati pubblicoprivati e aiuta gli investimenti anche in periodi di maggiore austerità economica; il carattere pluriennale della programmazione, che rende possibile la pianificazione a lungo termine altrimenti difficilmente realizzabile a livello nazionale; l’effetto governance, che implica lo sviluppo, da un lato, della capacità di iniziativa e di responsabilità di tutti i livelli di governo e degli attori economici e sociali, dall’altro di una nuova prassi di governance basata sul partenariato, sulla condivisione degli obiettivi e dell’allocazione finanziaria;

5 Il Logical Framework 10

6 La cascata degli obiettivi 10

7 La gerarchia degli obiettivi 10 Gli obiettivi un obiettivo globale che ispira la strategia dell'intervento e dà origine a diversi obiettivi specifici, i quali corrispondono in larga misura alle aree prioritarie; ciascun obiettivo specifico è a sua volta attuato attraverso Degli obiettivi operativi attuati attraverso misure o linee di intervento La misurazione degli effetti gli obiettivi operativi sono espressi in termini di realizzazioni (ad esempio l'istituzione di corsi di formazione per i disoccupati di lunga durata); gli obiettivi specifici sono espressi in termini di risultati (ad esempio, il miglioramento, grazie alla formazione, delle possibilità occupazionali per i disoccupati di lunga durata); gli obiettivi globali sono espressi in termini di impatti (ad esempio calo della disoccupazione fra i disoccupati di lunga durata).

8 Le politiche di coesione 2014/20 in Italia 10 Il 29 ottobre 2014 la Commissione Europea ha adottato l’Accordo di Partenariato con l’Italia, cioè il piano strategico con le priorità d’investimento per il ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE):Accordo di Partenariato Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE), Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP). Le risorse comunitarie sono pari, complessivamente, a circa 44 miliardi di euro di cui 31,1 miliardi di euro sono destinati ai fondi FESR (20,6 miliardi) e FSE (10,4 miliardi), 10,4 miliardi di euro al FEASR e 0,537 miliardi di euro al FEAMP. Alla Cooperazione territoriale europea (che include Programmi condivisi fra più regioni di diversi Stati membri) sono destinati 1,1 miliardi di euro e 0,567 miliardi di euro sono invece le risorse per l’iniziativa in favore dell’occupazione giovanile “Youth Employment Initiative”. L’Italia è il secondo Stato membro UE per dotazione di questa parte del bilancio comunitario, dopo la Polonia ed è tra i contribuenti netti all’Unione. Agli stanziamenti comunitari si aggiungono gli oltre 20 miliardi del cofinanziamento nazionale dei Programmi che attueranno la strategia condivisa.

9 I Programmi Operativi 2014/20 10 L’Accordo individua 60 Programmi regionali e 14 Programmi nazionali, i cui contenuti specifici saranno definiti a conclusione del negoziato attualmente in corso con la Commissione Europea su ciascuno di essi. L’Accordo di Partenariato si articola sugli 11 Obiettivi Tematici previsti dai regolamenti europei intervendo nei vari ambiti di policy in modo differenziato nelle diverse categorie di regioni previste per il : le tredici “regioni più sviluppate” (11 regioni e 2 provincie autonome) corrispondo al Centro Nord geografico; il Mezzogiorno si articola in due categorie di regioni di cui Sardegna, Abruzzo e Molise sono definite “regioni in transizione” mentre Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le “regioni meno sviluppate” dove si concentra la quota maggioritaria (oltre il 70 per cento) dei Fondi assegnati all’Italia.

10 10 Come si “costruisce” un Programma L’analisi dei fabbisogni e la definizione della strategia di’intervento

11 L’analisi SWOT 10 L'analisi SWOT è uno strumento di pianificazione strategica usata per valutare: i punti di forza (Strengths), debolezza (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o di un programma o in ogni altra situazione in cui un'organizzazione deve prendere una decisione per raggiungere un obiettivo. La tecnica è attribuita a Albert Humphrey, che ha guidato un progetto di ricerca alla Università di Stanford fra gli anni Sessanta e Settanta utilizzando i dati forniti dalla Fortune 500.

12 10 L’evoluzione della SWOT a partire dagli anni ‘80 è stata utilizzata come supporto alle scelte di intervento pubblico per analizzare scenari alternativi di sviluppo oggi l’uso di questa tecnica è stato esteso alle diagnosi territoriali e alla valutazione dei programmi regionali i regolamenti comunitari ne consigliano l’utilizzo per la valutazione di piani e programmi Cos’è la Swot È un’analisi ragionata del contesto settoriale o territoriale in cui si realizza un programma di intervento. Lo scopo è definire le opportunità di sviluppo di un’area territoriale o di un settore o ambito di intervento, che derivano da una valorizzazione dei punti di forza e da un contenimento dei punti di debolezza alla luce del quadro di opportunità e rischi che deriva, di norma, dalla congiuntura esterna.

13 10 Le componenti I PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA sono propri del contesto di analisi e sono modificabili grazie alla politica o all’intervento proposto LE OPPORTUNITÀ E LE MINACCE derivano dal contesto esterno e non sono quindi modificabili

14 10 Come si realizza A tavolino I punti di forza, debolezza, e le opportunità e minacce vengono determinati dal ricercatore sulla base dei dati di contesto la previsione degli scenari si basa su “saperi esperti” neutrali ed oggettivi In modo partecipato I punti di forza, debolezza, e le opportunità e minacce vengono messi a fuoco mediante l’uso di tecniche partecipate (dal Delphi al Focus)

15 10 Le fasi della SWOT Prima fase: ricognizione del contesto territoriale in cui viene realizzato il programma (costruzione di indicatori socio-demografici ed economici) e identificazione dei principali trend e problematiche; Seconda fase: identificazione delle possibili azioni in relazione alle principali problematiche evidenziate; Terza fase: analisi del contesto esterno e identificazione delle opportunità e delle minacce (O&T); Quarta fase: analisi del contesto del programma e identificazione dei fattori, anche solo parzialmente sotto il controllo del gestore del programma, che possono agevolare o ostacolare lo sviluppo (S&W)

16 10 I vantaggi della SWOT l’analisi in profondità del contesto orienta nella definizione delle strategie ; la verifica di corrispondenza tra strategia e fabbisogni consente di migliorare l’efficacia; consente di raggiungere un consenso sulle strategie (se partecipano all’analisi tutte le parti coinvolte dall’intervento); Flessibilità I pericoli della SWOT rischio di procedure soggettive da parte del team di valutazione nella selezione delle azioni; può descrivere la realtà in maniera troppo semplicistica; se non viene attuata in un contesto di partnership esiste il rischio di scollamento tra piano scientifico e politico pragmatico.

17 10 I fondi SIE (fondi strutturali e di investimento europei)2014/20 I fondi SIE intervengono, mediante programmi pluriennali, a complemento delle azioni nazionali, regionali e locali, per realizzare la strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. I regolamenti che definiscono gli obiettivi e l’attuazione dei Fondi sono: Regolamento (UE) n. 1303/2013 (il "regolamento generale"); Regolamento (UE) n. 1301/2013 (il "regolamento FESR“- Fondo Europeo di Sviluppo Regionale); Regolamento (UE) n. 1304/2013 (il "regolamento FSE“ – Fondo Sociale Europeo); Regolamento (UE) n. 1300/2013 (il "regolamento Fondo di coesione"); Regolamento (UE) n. 1299/2013 (il "regolamento CTE“ – Cooperazione Territoriale europea); Regolamento (UE) n. 1305/2013 (il "regolamento FEASR“ – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale); Regolamento (UE) n. 508/2014 (il "regolamento FEAMP“ – Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca);

18 10 Gli 11 obiettivi tematici dei fondi SIE per il 2014/20 1) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione; 2) migliorare l'accesso alle TIC, nonché l'impiego e la qualità delle medesime; 3) promuovere la competitività delle PMI, del settore agricolo (per il FEASR) e del settore della pesca e dell'acquacoltura (per il FEAMP); 4) sostenere la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori; 5) promuovere l'adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi; 6) preservare e tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse; 7) promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete; 8) promuovere un'occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori; 9) promuovere l'inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione; 10) investire nell'istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze e l'apprendimento permanente; 11) rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un'amministrazione pubblica efficiente;

19 10 La riserva di efficacia Il 6 % delle risorse destinate al FESR, al FSE e al Fondo di coesione, al FEASR e al FEAMP, costituisce una riserva di efficacia dell'attuazione che è stabilita nell'accordo e nei programmi di partenariato ed è destinata a priorità specifiche conformemente all'articolo 22 del presente regolamento. La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, effettua una verifica dell' efficacia dell’attuazione dei programmi in ciascuno Stato membro nel La verifica dell'efficacia dell’attuazione esamina il conseguimento dei target intermedi dei programmi a livello delle priorità, sulla base delle informazioni e delle valutazioni fornite nella relazione annuale sullo stato di attuazione presentata dagli Stati membri nel La riserva di efficacia dell'attuazione è destinata soltanto a programmi e priorità che hanno conseguito i propri target intermedi. Se le priorità non hanno conseguito i propri target intermedi, lo Stato membro propone una riassegnazione degli importi corrispondenti della riserva di efficacia.

20 10 Il FESR Il FESR contribuisce al finanziamento del sostegno destinato a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale eliminando le principali disparità regionali nell'Unione tramite lo sviluppo sostenibile e l'adeguamento strutturale delle economie regionali, compresa la riconversione delle regioni industriali in declino e delle regioni in ritardo di sviluppo. Nell'ambito dell'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" il sostegno del fondo si concentra su: ricerca e sull'innovazione, sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), sulle piccole e medie imprese (PMI), sulla promozione di un'economia a bassa emissione di carbonio Nell'ambito della priorità d'investimento "sviluppo locale di tipo partecipativo" il sostegno del FESR deve contribuire a tutti gli obiettivi tematici

21 10 L’ambito di azione del FESR a)investimenti produttivi che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro sostenibili, tramite aiuti diretti a investimenti nelle PMI; b) investimenti produttivi, indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa interessata, che concorrono alla realizzazione delle priorità d'investimento 1 e 4, laddove tali investimenti comportano una cooperazione tra grandi imprese e PMI; c) investimenti in infrastrutture che forniscono servizi di base ai cittadini nei settori dell'energia, dell'ambiente, dei trasporti e TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione); d) investimenti in infrastrutture sociali, sanitarie, di ricerca, di innovazione, economiche ed educative; e) investimenti nello sviluppo del potenziale endogeno attraverso investimenti fissi in attrezzature e infrastrutture di ridotte dimensioni, tra cui infrastrutture per la cultura e il turismo sostenibile, servizi alle imprese, sostegno a organismi di ricerca e innovazione e a investimenti in tecnologie e nella ricerca applicata nelle imprese; f) la creazione di reti, la cooperazione e lo scambio di esperienze tra le autorità competenti regionali, locali e urbane e altre autorità pubbliche, le parti economiche e sociali, gli studi, le azioni preparatorie e lo sviluppo di capacità.

22 10 Il primo passo per l’attuazione: l’Accordo di partenariato Ogni Stato membro prepara un accordo di partenariato per il periodo compreso fra il 1 o gennaio 2014 e il 31 dicembre Ogni Accordo contiene le modalità per garantire l'allineamento con la strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva un approccio integrato allo sviluppo territoriale sostenuto mediante i fondi SIE e una sintesi degli approcci integrati allo sviluppo territoriale sulla base dei contenuti dei programmi

23 10 Le sfide territoriali dell’Accordo di partenariato Tre sono le “sfide” territoriali dell’Accordo di partenariato italiano: Le aree rurali. Le aree interne Le aree urbane

24 10 Le aree rurali In Italia esiste una forte differenziazione a livello territoriale dei sistemi agricoli e agro ‐ alimentari, che si caratterizzano per le diverse forme di integrazione con il contesto urbano e industriale e con i più generali processi di sviluppo economico e sociale che caratterizzano il nostro Paese. La strategia si basa su un’articolazione territoriale in quattro tipologie di aree : a)aree urbane e periurbane; b)aree rurali ad agricoltura intensiva; c)aree rurali intermedie, nel cui ambito rientrano aree diversificate; d)aree rurali con problemi di sviluppo

25 10 Le aree rurali A. Aree urbane e periurbane: includono i capoluoghi di provincia che sono urbani in senso stretto e i gruppi di comuni con una popolazione rurale inferiore al 15 per cento della popolazione totale; B. Aree rurali ad agricoltura intensiva: includono i comuni rurali collocati in prevalenza nelle aree di pianura del Paese, dove, sebbene in alcuni casi la densità media sia elevata, la superficie rurale appare sempre avere un peso rilevante (superiore ai 2/3 del totale); C. Aree rurali intermedie: includono i comuni rurali di collina e di montagna a più alta densità di popolazione; D. Aree rurali con problemi di sviluppo: includono i comuni rurali di collina meridionale e di montagna a più bassa densità di popolazione.

26 10 Le aree interne La definizione generale di Aree interne è: “quella parte maggioritaria del territorio italiano caratterizzata dalla significativa distanza dai centri di offerta di servizi essenziali” non si presta a un’identificazione univoca e calata dall’alto dei confini territoriali di riferimento: cos’è “significativo” e quali sono i “servizi essenziali” non può che appartenere alla valutazione collettiva dei cittadini che vivono in tali aree. I presupposti teorici da cui la mappatura prende le mosse sono i seguenti: 1)l’Italia si contraddistingue per una rete di centri urbani estremamente fitta e differenziata; tali centri offrono una rosa estesa di servizi essenziali, capaci di generare importanti bacini d’utenza, anche a distanza, e di fungere da “attrattori” (nel senso gravitazionale); 2)il livello di perifericità dei territori (in un senso spaziale) rispetto alla rete di centri urbani influenza la qualità della vita dei cittadini e il loro livello di integrazione e di inclusione sociale; 3)le relazioni funzionali che si creano tra poli e territori più o meno periferici possono essere assai diverse.

27 10 Le aree interne Il “centro di offerta di servizi” è individuato come quel Comune o aggregato di Comuni confinanti, in grado di offrire simultaneamente: tutta l’offerta scolastica secondaria, almeno un ospedale sede di DEA di I livello e almeno una stazione ferroviaria di categoria Silver. Il DEA di primo livello è un’aggregazione funzionale di unità operative che, oltre alle prestazioni fornite dal Pronto Soccorso, garantisce le funzioni di osservazione, breve degenza e di rianimazione e realizza interventi diagnostico ‐ terapeutici di medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, terapia intensiva di cardiologia. Inoltre assicura le prestazioni di laboratorio di analisi chimico ‐ cliniche e microbiologiche, di diagnostica per immagini, e trasfusionali. RFI classifica le stazioni in: PLATINUM, stazioni caratterizzate da una frequentazione ed un alto numero di treni medi/giorno; GOLD, impianti medio ‐ grandi che presentano una frequentazione abbastanza alta; SILVER, impianti medio ‐ piccoli con una frequentazione media; BRONZE, impianti piccoli con una bassa frequentazione che svolgono servizi regionali

28 10 Le aree interne

29 10 Le aree urbane


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