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Educazione degli adulti Educazione degli adulti Prof.ssa Elena Marescotti Dispense a solo uso didattico interno Elena Marescotti 2011 Università degli.

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Presentazione sul tema: "Educazione degli adulti Educazione degli adulti Prof.ssa Elena Marescotti Dispense a solo uso didattico interno Elena Marescotti 2011 Università degli."— Transcript della presentazione:

1 Educazione degli adulti Educazione degli adulti Prof.ssa Elena Marescotti Dispense a solo uso didattico interno Elena Marescotti 2011 Università degli Studi di Ferrara Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Scienze delleducazione Anno Accademico 2010/2011 II parte: il concetto di ADULTO

2 ADULTO: suggestioni letterarie «Ora che, passati gli anni, ho smesso darrovellarmi sulla catena dinfamie e di fatalità che ha provocato la mia detenzione, una cosa ho compreso: che lunico modo di sfuggire alla condizione di prigioniero è capire come è fatta la prigione» I. Calvino, Il conte di Montecristo, in Tutte le cosmicomiche, Milano, Mondadori, 1997, pp

3 Luomo non entra una volta e definitivamente, a un dato momento della sua storia, in uno status fisso e stabilizzato che sarebbe lo status di un adulto. Al contrario: la sua esistenza è fatta di ingressi successivi che punteggiano il cammino della sua vita. Luomo è totalizzazione in corso senza mai essere totalità compiuta […] Non vi è individuo, non vi è gruppo umano che possa essere definito veramente adulto, a meno che non si chiami adulta, relativizzando il termine, la capacità di cambiare e laccettazione del cambiamento […] Se infatti si ammette che ogni impresa umana resta incompiuta, lidea classica di unetica che permetta di stabilizzare la vita deve essere abbandonata e far posto ad una riflessione mirante semplicemente a circoscrivere una strategia dellesistenza. Per questo attingerò qui dal linguaggio di unattività sociale – la politica – che è per sua natura problematica e strategica, il concetto di entrismo, che deve designare il moto permanente attraverso il quale luomo si sforza, fino alla fine della sua esistenza, di entrare nella vita […] Ora proprio questa ci sembra essere la situazione delluomo nel mondo. Unadesione senza veri legami, un impegno che implica un incessante disimpegno. Il che potrebbe significare: qualunque sia il grado di disperazione, di solitudine, di alienazione in cui si trova, lessere umano, dal momento che tutte le sue posizioni sono incompiute, resta capace di superare le sue schiavitù. Sotto la maschera degli status e dei ruoli, luomo entrista milita per un nuovo destino G. Lapassade, Lentrée dans la vie. Essai sur linachèvement de lhomme, Paris, Les Editions de Minuit, 1963; tr. it., Il mito delladulto. Saggio sullincompiutezza delluomo, Bologna, Guaraldi, 1971, pp , passim.

4 Adulto: etimologia Adulto: dal latino adultus-adultum, cresciuto, sviluppato, participio passato del verbo adolesco-adolescere, crescere, svilupparsi. Adolescente, che sta crescendo, che si sta sviluppando, è invece il participio presente dello stesso verbo, che reclama un tempo futuro per il compimento in progress della stessa azione del crescere e dello svilupparsi

5 Come superare la contraddizione in termini? La stessa espressione educazione degli adulti è, alla lettera, unespressione ossimorica: se leducazione è crescita, sviluppo, maturazione, e se ladulto è colui che è cresciuto, sviluppato, maturato, laccostamento tra i due termini pare inconciliabile e forzato, e, di conseguenza, la loro interazione inattuabile. a) O si rinuncia, dunque, allidea di educazione come trasformazione e ristrutturazione continua di quello che siamo, e la si concepisce, da un certo punto della vita in poi, tuttal più come semplice aggiunta o recupero di qualcosa… b) …O si rinuncia allidea di adulto come soggetto che ha concluso lavventura della costruzione della sua identità, che è compiuto, determinato, prodotto

6 Questioni di fondo… La prima opzione non è perseguibile: ad essa si oppongono molteplici ragioni e argomentazioni, che provengono tanto dalla ricerca scientifica (della Scienza delleducazione, ma non solo) quanto dalla semplice osservazione e rielaborazione razionale di quanto avviene, quotidianamente, nella vita di ognuno di noi e fino allultimo istante della nostra esistenza. Di continuo, ogni essere vivente cambia, si trasforma: è lo stesso principio dellessere in vita e dellenergia che lattraversa e la sostiene. La portata e lintenzionalità di tali cambiamenti sono, ovviamente, diverse, diversissime, ma la vita in quanto metamorfosi, plasticità, complessità e movimento è la conditio sine qua non delleducazione. Finché cè vita cè educazione, cè possibilità di educazione, dunque. La stessa parola educazione, nella sua accezione etimologica primaria che proviene dal verbo latino educare, allevare, nutrire, curare si intreccia alla vita nella sua forma basilare che è la sopravvivenza, per poi sussumerla e superarla tendendo a livelli via via più complessi e articolati (quelli delledocere, insegnare, istruire, ammaestrare, e delleducere, trarre fuori, estrarre, far uscire). Ma continua, necessariamente, ad essere avviluppata alla vita, sempre e per sempre.

7 La seconda opzione, di conseguenza, è lunica sostenibile: lessere umano è compiuto, determinato, prodotto solo quando è, appunto, finito, quando la sua vita si è arrestata; fino a quel momento egli è nel presente per il futuro, e il suo passato è continuamente rimesso in circolo, rivitalizzato in queste due dimensioni; e tutte e tre, pertanto, circolarmente interconnesse, diventano le dimensioni in cui si persegue leducazione e si invera la suscettibilità educativa dellessere umano. Definire e definirsi adulto, dunque, è alludere ad uno status, è ambire ad una situazione esistenziale compiuta solo in parte, è fare riferimento ad una metafora, ad una traslazione di significato da un ideale ad una situazione concreta, nella consapevolezza che – regola aurea di ogni uso traslato di pa­ role e concetti – tale passaggio non è né può essere mai esaustivo. Ed è proprio in questo scarto che trova spazio leducazione.

8 Ladulto in prospettive NON educative… Nonostante non sia possibile rilevare né una congruenza tra i criteri comunemente adottati per sancire lidentità adulta né una loro affida­bile continuità nel tempo e nello spazio (basti pensare alle molteplici possi­bili sfasature, in prospettiva sia diacronica che sincronica, tra il raggiungimento della maggiore età normativamente stabilita, lingresso nel mondo del lavoro, la maturità sessuale, solo per ricordarne alcuni, tra le soglie e i passaggi), il principio sostanziale comune è quello di decretare il compimento della fase evolutiva per eccellenza – quella dellinfanzia e delladolescenza, appunto – e lingresso in una fase della vita contraddistinta dalla responsabilità sociale, dalla partecipazione al ciclo produttivo e, anche, da un sempre più accentuato decadimento fisico e mentale. Come se ladultità fosse un apice effettivamente raggiungibile, relativamente statico e stabile, rigidamente posto tra la curva ascendente della crescita e quella discendente dellinvecchiamento. Poco importa se, presi ad uno ad uno ed a seconda dei contesti e dei periodi storici, tali criteri anticiperanno o posticiperanno, da un punto di vista meramente cronologico, questa tappa esistenziale. Di fatto, in questa prospettiva, lessere adulto segna in ogni caso il passaggio da un periodo di crescita e trasformazione – e quindi, di educazione – ad un periodo di stabilità che precede, nel presunto regolare ciclo naturale della vita, una presunta involuzione senile e la morte.

9 Ladulto in prospettiva educativa… Nellottica della Scienza delleducazione, ladulto non può essere considerato come colui che ha terminato la sua crescita, il suo sviluppo. Portando alle estreme conseguenze un simile discorso, si può affermare che tutti gli individui sono adolescenti, ovvero soggetti in crescita. Scienza delleducazione e riconoscimento delleducabilità continua dellindividuo vanno di pari passo. Luna non può sussistere senza laltra. Vale a dire che, laddove venisse meno la Scienza delleducazione non vi sarebbe, di principio, alcuna garanzia logica di perseguimento continuo delleducazione. E viceversa: laddove venisse meno lidea dellindividuo come entità passibile di educazione – ossia di trasformazione migliorativa – da una certa età o situazione in poi, e su questo venisse organizzato il vivere sociale in generale e il sistema educativo e formativo in particolare, la Scienza delleducazione subirebbe un duro colpo a livello di legittimità, poiché si troverebbe a mettere a punto un oggetto di studio che non solo non può sperimentare a pieno, ma non può neppure pensare in ottica universalistica. Bambino, fanciullo, adolescente, adulto e anziano, allora, sono accomunati, innanzitutto, dallessere – perennemente – nella condizione delleducando.

10 G. Vidari, voce Educando, in G. Marchesini (direttore), Dizionario delle Scienze pedagogiche, Milano, Società Editrice Libraria, 1929, vol. I, p. 443, passim. Leducazione si riferisce soltanto alluomo in quel momento di sua vita spirituale che corrisponde a quello in cui la pianta si coltiva, e lanimale si ag­gioga o si addomestica o si addestra, cioè, quindi, al momento iniziale, così che possa definirsi la pedagogia come la scienza delleducazione delluomo nel periodo di suo sviluppo, oppure essa si riferisce alluomo in qualunque momento e fase di sua vita? […] Se leducazione si rivolge alluomo in quanto soggetto cosciente e autocosciente, essa avrà ragione di essere sempre là dove la vita spirituale appaia, pur in gradi e forme diverse, in processo di continua elaborazione e di svolgimento; epperò nellinfante come nel fan­ciullo, nelladolescente e nel giovine, nelluomo e nella donna, nel normale e nel deficiente, purché un qualche barlume di spiritualità vera, cioè attiva e non mecanizzata, vi brilli. E leducazione daltra parte non ha più ragione né possibilità di essere là dove la vita dello spirito sia spenta o vada spegnendosi nella ripetizione meccanica di atti, nella incoscienza, nella insensibilità: se essa si rivolge essenzialmente alluomo, luomo che si educa non può essere in largo senso che il giovine: quando luomo invecchia (e si può invecchiare a venti anni), cessa di essere soggetto di educazione.

11 Adulto: parole chiave Il Sé adulto si connota, dunque, prima di tutto, come «teatro del cambiamento»[1], in cui non solo sperimentare quella «tensione anagogica» (dal greco anagoghé: elevazione, perfezionamento, miglioramento) che connota limpegno delladulto nella ricerca del «proprio miglioramento»[2], ma anche in cui progettarne ed inventarne, accoglierne o respingerne, consapevo­mente ed intenzionalmente, gli itinerari, le forme, i tempi, i modi, e i compagni di viaggio.[1][2] Età ambigua, quella dellessere adulto, dellincertezza, delle contraddizioni, delle complessità e, quindi, in altri termini, metaforicamente, condizione di «eterna adolescenza»[3].[3] Ma, anche, al contempo, età dellautonomia, della consapevolezza, dellintenzionalità, della maturità e della responsabilità, elementi tra loro circolarmente interrelati al punto da co­stituire luno il presupposto e lesito degli altri. Senza scendere nel dettaglio di ognuno dei concetti indicati, qui basti ribadire che, nel loro insieme, essi sottolineano con forza crescente levidenza degli effetti delleducazione sullindividuo, vale a dire la realizzazione, pur sempre parziale, dello sviluppo delle sue potenzialità in direzione di una più piena appropriazione dello svolgersi della propria esistenza e partecipazione sociale. Di più. Credo che un individuo possa dirsi in situazione adulta quando cominciano a svilupparsi in lui quelle caratteristiche che consentono di farne un educatore, oltre che un educando [1][1]. Cfr. D. Demetrio, Letà adulta. Teoria dellidentità e pedagogie dello sviluppo, Roma, La Nuova Italia scientifica, 1990, p [2][2]. D. Demetrio, Manuale di educazione degli adulti, Roma-Bari, Laterza, 1997, p. 35. [3][3]. Cfr. L. Bellatalla, Adulto o eterno adolescente?, in L. Bellatalla, E. Marescotti, P. Russo, Lossimoro intrigante. Studi di Pedagogia degli adulti, Milano, FrancoAngeli, 2004, pp

12 Ladulto nella letteratura pedagogica generalista I primi decenni del Novecento: indizi di un adulto auto-educando Dal secondo dopoguerra al Sessantotto: ladulto come stadio della vita Gli anni Settanta: ladulto al centro dello snodo Educazione/Politica Gli anni Ottanta: adultità e maturità nelleducazione permanente Gli anni Novanta: lepifania pedagogica delladulto Dallanno 2000 ai giorni nostri: ladulto in estensione e in profondità Uno sguardo alla situazione internazionale: un adulto in trasparenza

13 Voce Adulto, in G. Genovesi, Lessico per la scuola. Dizionario delle idee e delle attività scolastiche, Torino, UTET, 2001, pp , passim Dal punto di vista educativo non esiste mai un momento della vita dellindividuo che possa definirsi come coincidente con la fine della crescita. Il crescere e il trasformarsi attraverso nuovi apprendimenti è un presupposto dellattività e del pensiero educativi. Per cui, a rigore, il termine cresciuto, e quindi adulto, non può essere considerato altro che una metafora […] In definitiva, in unottica educativa, il concetto di adulto insieme a quello dadultità – termine coniato per indicare dimensioni e situazioni che denotano lindividuo adulto – può avere il suo significato più pieno allorché lo si intende come cresciuto per cominciare ad assumersi le responsabilità derivanti dalla via associata e, in prima istanza, quelle del lavoro, cioè di una professione che, nel momento stesso in cui gli permette doffrire prodotti comunitariamente attesi e fruibili, gli permette anche desercitare al meglio il suo impegno etico-politico, ossia la sua dimensione morale

14 F. Toriello, voce Adulto/Adultità, in V. Sarracino, N. Lupoli (a cura di), Le parole chiave della formazione, Napoli, Tecnodid, 2003, pp Ladulto è soggetto a cambiamenti, ma non secondo una visione lineare e positivistica. La condizione adulta indica un universo complesso piuttosto che un dato compiuto. Ladulto non è da considerare come un individuo destinato a regredire inevitabilmente con il sopraggiungere della vecchiaia. Nel corso della vita impara, per riuscire a gestire questi stessi cambiamenti in una duplice finalizzazione: di conservazione e di innovazione. In lui coesistono dimensioni legate alla vita stessa e alla variabilità dellesperienze umane, situazioni di stabilità, ma anche situazioni di instabilità, regressioni fisiologiche e andirivieni (successi e insuccessi, sconfitte e vittorie…), in una logica sistemico-evolutiva. Questo adulto si comporta come un sistema complesso, allinterno del quale si verificano situazioni di equilibrio/disequilibrio/riequilibrio, organizzazione e caoticità proprie di un sistema vivente che intende mantenere vivo il suo stesso funzionamento […] È un individuo che va considerato lungo tutto il corso di vita, che conosce, allo stesso modo, momenti di maturità e di immaturità; si pone in atteggiamento capace di sostenere la provvisorietà e la pluralità dei cambiamenti che la sua stessa vita, in continua evoluzione, gli impone. Tuttavia, ladulto tende a finalizzare la sua crescita verso lautonomia personale e sociale. In ciò egli intende essere il decisore personale del proprio processo di valutazione. Così come ogni sistema vivente umano, egli, decidendo della direzione del proprio sviluppo, è un individuo che provvede alla personale autoformazione.

15 Per un verso lindividuo adulto adulto, appunto, lo è già. La sua maturazione psico-fisica si è variamente intrecciata a quella civico-sociale, culturale, di relazione, lavorativa, e la sua complessiva esperienza lo ha formato come tale. Può non esserci stata educazione intenzionale nelle fasi di questo processo, ma ladulto è tale anche nella misura in cui sa attribuire, in proprio, tale intenzionalità, ricostruendo (e proseguendo) il suo vissuto con senso educativo, una volta incontratane e riconosciutane lessenza. Così, solo per trascorso di lingua si potrà intendere leducazione degli adulti in termini compensativi o di recupero, giacché essa guarda comunque al dispiegarsi di un futuro intenzionalmente deciso come diverso (e come migliore) rispetto al passato. Ogni scienza, e così anche la Scienza delleducazione, si muove, infatti, più nellottica della prevenzione che non in quella del rimedio: lo stesso recupero di un passato che non cè stato – se si può accettare questo illogico – avviene nel presente e per il futuro. Tornare nel passato, rivisitarlo, conoscerlo, interrogarlo, metterne in relazione i contenuti, le cause, le conseguenze, e, più in generale, ripercorrerne le dinamiche e attribuirvi significati, è un esercizio tipicamente educativo, di ricerca, condotto in vista di una finalità che è con noi e davanti a noi, quella di tornare a crescere, conciliando ciò che già cè (ma che attende di essere conosciuto, ovvero ri-esperito ad altri livelli) con ciò che verrà, se si vorrà

16 D. Demetrio, Letà adulta. Teorie dellidentità e pedagogie dello sviluppo, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1990, p. 36. Il passato, negato attraverso atti contrari ai costumi precedenti o risolto attraverso atti di volontà meno radicali, continua ad appartenere alla biografia del soggetto. Da esso, il soggetto ha saputo prendere le distanze, può guardarlo come altro da sé senza per questo rinnegarlo. È in gioco, quando ciò si verifica, una dinamica prettamente evolutiva di tipo non cumulativo, e nemmeno sottrattivo, perché il soggetto non aggiunge o toglie: trasforma. Ponendosi di fronte al passato, nel presente, ne ha una percezione dettata pur sempre dal presente, pertanto nuova, dal momento che nel corso della vita non si può più essere ciò che si è stati: il rinnovato rapporto con linfanzia, con i modi infantili di esplorare il mondo è, nelladulto, non regressivo, se è occasione e incentivo per linnalzamento a un più alto livello di complessità della propria adultità. È desiderio di rigenerazione nel tempo presente e in funzione del futuro, non del passato.

17 Così, quelle cinque parole chiave dellidentità adulta (autonomia, consapevolezza, intenzionalità, maturità e responsabilità), solitamente intese come traguardi raggiunti, dinanzi alleducazione si schiudono (liberando ladulto e parimenti costringendolo ad andare avanti, ad andare oltre) e diventano, appunto, le chiavi di infinite porte, finalmente visibili, da aprire.

18 Lautonomia diventa progressivo esercizio di autonomia, prerogativa che si invera facendosi nella consapevolezza di non poter mai essere svincolo assoluto ma, piuttosto, assunzione consapevole di vincoli, ovvero sempre più autodeterminati, sempre meno apaticamente subiti. La consapevolezza diventa progressivo esercizio di consapevolezza, atto di scandagliata riflessione su se stessi e sul mondo, di partecipazione intenzionalmente assunta nelle relazioni che determinano le condizioni e le direzioni dellesistenza. Lintenzionalità diventa progressivo esercizio di intenzionalità, un interrogarsi e un rispondersi continuo sui desideri di cambiamento, sulle relative motivazioni e ragioni e, anche, un impegno etico-morale laddove si concretizza in azioni, in scelte di vita di cui si ha la responsabilità proprio perché sono state deliberatamente volute. La responsabilità diventa progressivo esercizio di responsabilità, al banco di prova del proprio e dellaltrui giudizio, configurandosi come dispositivo autoregolatore nellinevitabile intersecarsi dei comportamenti individuali con quelli collettivi. La maturità, infine – sinonimo per eccellenza delladultità – diventa anchessa progressivo esercizio: di quellautonomo, consapevole, intenzionale e responsabile orientamento esistenziale che ogni individuo deve essere poter messo nella condizione di intraprendere.

19 Tutto questo costituisce un patrimonio educativo e, massimamente, un patrimonio adulto le cui componenti – tanto quelle reali quanto quelle ideali – non saranno mai pienamente soddisfacenti, mai pienamente adeguate allinsopprimibile sogno, tipico degli adulti, di poter vivere meglio di quanto, fino a quel momento in cui da vagheggiamento diventa pervasivo e pressante bisogno, non sia ancora stato. È forse lavvertimento pieno di questo bisogno, unitamente allazione che sollecita per ricercarne appagamento, che segna una prima transizione profonda alladultità, accompagnandosi allesigenza di educarsi e di educare.

20 Leducazione, di principio, rifiuta il predeterminato: se così non fosse, dovremmo abbandonare qualsiasi aspettativa di trasformazione, e di miglioramento nella trasformazione; tuttal più potremmo confidare nel caso o, con maggiori probabilità, arrenderci ed abbandonarci ad una pseudo- occasionalità del cambiamento, occultamente e calcolatamente pilotata da qualcunaltro. Ma non rifiuta il determinato, anzi, ne fa oggetto di conoscenza: leducazione si dà come costante compagna delladulto in tutti i suoi tentativi di interpretazione e di comprensione del mondo. Il confine tra determinato – loggi – e pre-determinato – quel domani che ineluttabilmente ne deriva – si dà come pericolosamente labile e, pertanto, richiede in primis alladulto di essere costantemente vigilato e mantenuto come confine, affinché tra il prima e il dopo sia garantito uno spazio di intervento. Lautorità di ciò che è determinato non può essere negata: per essere messa in discussione va prima di tutto riconosciuta come tale, altrimenti non sarebbe neppure possibile immaginare alternative verosimili rispetto a quanto sembra già scritto e attende solo tempo per realizzarsi

21 Inevitabile è, piuttosto (e primariamente) che, in ottica educativa, allidentità adulta – nella sua componente reale e nella sua componente ideale, ma non dicotomicamente intese – corrispondano delle sfide, come spazio-tempo in cui – utopisticamente, ma non più di tanto, a ben vedere – i giochi non sono ancora fatti


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