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Osservazioni Botaniche 4 Vegetazione spontanea arboreo-arbustiva alla testa e lungo l’asta del Fontanile –Sambuco, Sanguinella, Berretta da prete, Rovo,

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Presentazione sul tema: "Osservazioni Botaniche 4 Vegetazione spontanea arboreo-arbustiva alla testa e lungo l’asta del Fontanile –Sambuco, Sanguinella, Berretta da prete, Rovo,"— Transcript della presentazione:

1 Osservazioni Botaniche 4 Vegetazione spontanea arboreo-arbustiva alla testa e lungo l’asta del Fontanile –Sambuco, Sanguinella, Berretta da prete, Rovo, Robinia, Olmo, Acero, Quercia, Noce, Pioppo

2 90° > di 90° Acero campestre Acero Campestre (Acer campestre) Possibile Ibridazione Tra Acero campestre e.. ?.. Acer opalus

3 E’ facile dire …quercia …ma... … è Roverella Quercus pubescens, Farnia Quercus robur, o Rovere Quercus petraea ? Picciolo lungo: escluderebbe la Farnia Alette basali: tipiche della Farnia. La peluria che caratterizza la Roverella non è molto evidente. Il picciolo della ghianda è troppo corto per Farnia, ma è troppo lungo per Rovere e Roverella che hanno ghiande sessili.

4 Sambuco (Sambucus nigra) Il sambuco cresce dovunque il contenuto di azoto del suolo sia alto: vicino agli edifici abbandonati e intorno agli allevamenti. In questi luoghi, il suolo è stato arricchito dalla decomposizione di materia organica, quale foglie e rifiuti. Il sambuco è però comune anche in formazioni naturali, nelle siepi e ai margini dei boschi, ma sempre in luoghi abbastanza umidi. Dai frutti e dai fiori si ottengono distillati e marmellate eccellenti, ricche di vitamina C. Si curava la tosse con un te fatto dai fiori, e un estratto delle radici veniva usato come purgante. Tinture vengono ricavate da parti diverse dell'albero: nera dalla corteccia, verde dalle foglie, blu o lilla dai fiori. I fiori vengono anche consumati in frittate e frittelle. Il legno, che è tenero e bianco-giallastro, può essere usato per piccoli oggetti, quali giocattoli, pettini e cucchiai di legno. Generazioni di bambini hanno svuotato i fusti di questa pianta per farne fischietti e cerbottane. Il sambuco cresce dovunque il contenuto di azoto del suolo sia alto: vicino agli edifici abbandonati e intorno agli allevamenti. In questi luoghi, il suolo è stato arricchito dalla decomposizione di materia organica, quale foglie e rifiuti. Il sambuco è però comune anche in formazioni naturali, nelle siepi e ai margini dei boschi, ma sempre in luoghi abbastanza umidi. Dai frutti e dai fiori si ottengono distillati e marmellate eccellenti, ricche di vitamina C. Si curava la tosse con un te fatto dai fiori, e un estratto delle radici veniva usato come purgante. Tinture vengono ricavate da parti diverse dell'albero: nera dalla corteccia, verde dalle foglie, blu o lilla dai fiori. I fiori vengono anche consumati in frittate e frittelle. Il legno, che è tenero e bianco-giallastro, può essere usato per piccoli oggetti, quali giocattoli, pettini e cucchiai di legno. Generazioni di bambini hanno svuotato i fusti di questa pianta per farne fischietti e cerbottane.

5 Berretta da prete ( Euonymus europaeus) Il legno bianco, duro e compatto di questo alberello veniva usato nell'antichità per fare i fusi per filare la lana. Da questo uso del legno deriva, probabilmente, il nome comune di "fusaggine", con cui a volte e indicata questa pianta. Per gran parte dell'anno la berretta da prete è un arbusto poco appariscente, ma, in autunno, dichiara la propria identità con uno sfoggio di foglie rosso scuro o rosso-rosa e di frutti a quattro lobi, che, a maturità, si aprono mostrando i semi di un colore arancione vivo, del tutto inconsueto. A motivo di questo sfoggio autunnale, viene coltivata nei giardini e nei parchi come ornamentale, e da essa sono state tratte alcune varietà molto attraenti. Cresce particolarmente bene su terreni basici. L'albero emana un odore sgradevole se ammaccato e i frutti sono emetici. Erano usati dalle popolazioni rurali come purgante drastico: uso non privo di pericoli, data la loro velenosità. Nell'antichità, le foglie e i semi, ridotti in polvere, venivano spruzzati sulla pelle dei bambini e degli animali per scacciare i pidocchi. Il legno bianco, duro e compatto di questo alberello veniva usato nell'antichità per fare i fusi per filare la lana. Da questo uso del legno deriva, probabilmente, il nome comune di "fusaggine", con cui a volte e indicata questa pianta. Per gran parte dell'anno la berretta da prete è un arbusto poco appariscente, ma, in autunno, dichiara la propria identità con uno sfoggio di foglie rosso scuro o rosso-rosa e di frutti a quattro lobi, che, a maturità, si aprono mostrando i semi di un colore arancione vivo, del tutto inconsueto. A motivo di questo sfoggio autunnale, viene coltivata nei giardini e nei parchi come ornamentale, e da essa sono state tratte alcune varietà molto attraenti. Cresce particolarmente bene su terreni basici. L'albero emana un odore sgradevole se ammaccato e i frutti sono emetici. Erano usati dalle popolazioni rurali come purgante drastico: uso non privo di pericoli, data la loro velenosità. Nell'antichità, le foglie e i semi, ridotti in polvere, venivano spruzzati sulla pelle dei bambini e degli animali per scacciare i pidocchi.

6 Sanguinella ( Cornus sanguinea) Questo arbusto, poco appariscente per gran parte dell'anno, in autunno proclama la sua presenza grazie alle foglie rosse e alle drupe nere. In Italia, lo si trova un po' ovunque nelle siepi, nelle macchie e nelle boscaglie. Cresce, di solito, su terreni calcarei, poveri, invadendo spesso pascoli abbandonati; predilige, però, i terreni freschi e fertili. E’ una pianta frugale e può essere adottata per il consolidamento di terreni franosi. Fino all'inizio del secolo, il legno, duro e bianco, veniva bruciato come carbonella. Una cronaca del secolo XVII riferisce che da questo legno si ricavavano ingranaggi per mulini, pestelli, rocchetti e raggi per ruote. Le drupe amare e non commestibili, che crescono sulla sanguinella, venivano un tempo usate per estrarne olio da lampade; oggi, si usano per le loro qualità tintorie. I rametti si adoperano come tutori nelle colture da orto e della vite e servono anche per la fabbricazione di cesti. La sanguinella era considerata, un tempo, con timore nelle campagne per le sue proprietà magiche. Secondo quanto dice, nel 1613, 1'inquisitore De Laucre, la corteccia, il midollo dei rami e i semi venivano usati nei sabba dagli stregoni per preparare un veleno. Questo arbusto, poco appariscente per gran parte dell'anno, in autunno proclama la sua presenza grazie alle foglie rosse e alle drupe nere. In Italia, lo si trova un po' ovunque nelle siepi, nelle macchie e nelle boscaglie. Cresce, di solito, su terreni calcarei, poveri, invadendo spesso pascoli abbandonati; predilige, però, i terreni freschi e fertili. E’ una pianta frugale e può essere adottata per il consolidamento di terreni franosi. Fino all'inizio del secolo, il legno, duro e bianco, veniva bruciato come carbonella. Una cronaca del secolo XVII riferisce che da questo legno si ricavavano ingranaggi per mulini, pestelli, rocchetti e raggi per ruote. Le drupe amare e non commestibili, che crescono sulla sanguinella, venivano un tempo usate per estrarne olio da lampade; oggi, si usano per le loro qualità tintorie. I rametti si adoperano come tutori nelle colture da orto e della vite e servono anche per la fabbricazione di cesti. La sanguinella era considerata, un tempo, con timore nelle campagne per le sue proprietà magiche. Secondo quanto dice, nel 1613, 1'inquisitore De Laucre, la corteccia, il midollo dei rami e i semi venivano usati nei sabba dagli stregoni per preparare un veleno.

7 Olmo campestre ( Ulmus carpinifolia ) L’Olmo campestre, presente in tutte le regioni italiane in pianura e fino a 500 m di altitudine, è stato uno degli alberi tradizionali del paesaggio agrario italiano. Molto resistente alla potatura e alla capitozzatura Molto resistente alla potatura e alla capitozzatura, veniva impiegato come tutore vivo della vite, e le foglie ricavate dai rami emessi in prossimità dei tagli, considerate un ottimo foraggio, venivano destinate al bestiame. I giovani frutti, chiamati "pane di maggiolino", venivano consumati in insalata o in frittate. grafiosi dell'olmo Ophiostoma ulmi coleotteri scolitidi Negli ultimi decenni, 1'avvento di una devastante malattia, la grafiosi dell'olmo, causata da un fungo microscopico (Ophiostoma ulmi), che viene diffuso da coleotteri scolitidi, ha provocato la morte di più di 5 milioni di piante. Oggi si cerca però di individuare olmi campestri resistenti alla malattia. Il legno e assai pregiato. Molto resistente e facile da lavorare, e stato usato, sin dai tempi antichi, per la fabbricazione di attrezzi agricoli. L’Olmo campestre, presente in tutte le regioni italiane in pianura e fino a 500 m di altitudine, è stato uno degli alberi tradizionali del paesaggio agrario italiano. Molto resistente alla potatura e alla capitozzatura Molto resistente alla potatura e alla capitozzatura, veniva impiegato come tutore vivo della vite, e le foglie ricavate dai rami emessi in prossimità dei tagli, considerate un ottimo foraggio, venivano destinate al bestiame. I giovani frutti, chiamati "pane di maggiolino", venivano consumati in insalata o in frittate. grafiosi dell'olmo Ophiostoma ulmi coleotteri scolitidi Negli ultimi decenni, 1'avvento di una devastante malattia, la grafiosi dell'olmo, causata da un fungo microscopico (Ophiostoma ulmi), che viene diffuso da coleotteri scolitidi, ha provocato la morte di più di 5 milioni di piante. Oggi si cerca però di individuare olmi campestri resistenti alla malattia. Il legno e assai pregiato. Molto resistente e facile da lavorare, e stato usato, sin dai tempi antichi, per la fabbricazione di attrezzi agricoli.

8 Ontano Nero (Alnus glutinosa) Secondo un'antica tradizione, nell’Ontano viveva il male. L'albero, conosciuto fin dall’antichità dall'Europa all'Estremo Oriente, era temuto perché il suo legno, se tagliato, si tinge di arancio sanguigno, quasi stesse sanguinando. Ciò diede vita alla leggenda secondo cui 1'albero era la personificazione di uno spirito maligno: 1’ Erlkönig delle leggende germaniche. Secondo un'antica tradizione, nell’Ontano viveva il male. L'albero, conosciuto fin dall’antichità dall'Europa all'Estremo Oriente, era temuto perché il suo legno, se tagliato, si tinge di arancio sanguigno, quasi stesse sanguinando. Ciò diede vita alla leggenda secondo cui 1'albero era la personificazione di uno spirito maligno: 1’ Erlkönig delle leggende germaniche. L'uso dell'ontano nero come pianta adatta alla bonifica di terreni umidi e malsani e per arricchire terreni poveri, o per impedire 1'erosione delle rive dei fiumi è noto da lungo tempo. Il legno dell'ontano nero, giallo quando e stagionato, si dimostra durevole in inverno. Essendo di facile lavorazione, era ricercato dagli zoccolai e ancora oggi trova un discreto impiego nella fabbricazione di zoccoli e manici di scopa. Dalla corteccia, dai frutti e dalle foglie si ottengono delle tinture. Come molte leguminose, 1'ontano (che però è una betulacea) ha radici che contengono batteri in grado di utilizzare 1'azoto dell'aria e di fissarlo, migliorando cosi la carenza di azoto che di solito si riscontra nei terreni molto umidi.


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