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Il Protocollo di Kyoto e Il Carbon Fund Ing. Natale Massimo Caminiti (ENEA) SACE – 19 maggio 2005.

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Presentazione sul tema: "Il Protocollo di Kyoto e Il Carbon Fund Ing. Natale Massimo Caminiti (ENEA) SACE – 19 maggio 2005."— Transcript della presentazione:

1 Il Protocollo di Kyoto e Il Carbon Fund Ing. Natale Massimo Caminiti (ENEA) SACE – 19 maggio 2005

2 N. M. Caminiti (ENEA)2 PRESENTAZIONE Il percorso internazionale Il quadro scientifico di riferimento Il Protocollo di Kyoto Il quadro europeo Limpegno nazionale I meccanismi flessibili Il Carbon Fund

3 N. M. Caminiti (ENEA)3 Il percorso internazionale

4 N. M. Caminiti (ENEA)4 Periodo pre-kyoto 1972 Conferenza di Stoccolma - Programma Mondiale sul Clima 1987 viene istituita la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, presieduta da Gro Harlem Bruntland 1988 istituito lIPCC da parte di WMO (World Meteorological Organization) e UNEP (UN Environment Program) 1990 Seconda Conferenza Mondiale sul Clima (Ginevra) IPCC presenta il Primo Rapporto di Valutazione 1992 si tiene la Conferenza dellOrganizzazione delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (Rio de Janeiro) 1994 entra in vigore la UNFCCC 1995 IPCC presenta il suo Secondo Rapporto di Valutazione 1997 (COP3) viene adottato il Protocollo di Kyoto Il percorso internazionale

5 N. M. Caminiti (ENEA)5 Periodo post-Kyoto 2001 a Marzo gli USA abbandonano il protocollo di Kyoto 2001 a Marrakesh (COP7), vengono modificati i limiti e le modalità di raggiungimento degli obiettivi di riduzioni di gas serra In particolare: I sinks possono essere utilizzati per il raggiungimento dei propri obiettivi sia in ambito nazionale che internazionale I meccanismi flessibili possono essere utilizzati in maniera illimitata (raccomandazioni di integrazione) per raggiungere gli obiettivi 2001 IPCC presenta il Terzo Rapporto di Valutazione 2002 approvazione del Consiglio Europeo, a nome della Comunità europea del protocollo di Kyoto (2002/358/CE) 2002 Summit di Johannesburg sullo Sviluppo Sostenibile, continua il dibattito sul protocollo di Kyoto. La Russia annuncia la ratifica, non si riduce lo strappo con gli USA 2004 a ottobre la Russia decide di ratificare il protocollo Il 16 febbraio 2005 il Protocollo entra ufficialmente in vigore Il percorso internazionale

6 N. M. Caminiti (ENEA)6 Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (Approvata al Summit di Rio de Janeiro 1992 e entrata in vigore il 21/3/1994) Obiettivo Raggiungere una stabilizzazione delle concentrazione di gas serra a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropiche con il sistema climatico Principio di equità I paesi hanno comuni ma differenziate responsabilità a seconda delle condizioni di sviluppo, della capacità di perturbare il clima e di intervenire Principio di precauzione Quando ci sono rischi di un danno serio e irreversibile lincertezza delle conoscenze scientifiche non può essere usata come ragione per posticipare gli interventi Strategia di intervento Misure di mitigazione: interventi a monte tipicamente sulle emissioni serra (costi) Misure di adattamento: interventi a valle tipicamente sulle conseguenze (costi) Il percorso internazionale

7 N. M. Caminiti (ENEA)7 Il quadro scientifico di riferimento

8 N. M. Caminiti (ENEA)8 Schema causa effetto Il quadro scientifico di riferimento

9 N. M. Caminiti (ENEA)9 IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) Terzo Rapporto di valutazione IPCC Gli scenari prevedono per il 2100 un aumento delle concentrazioni di CO 2 tra ppm (concentrazione di CO 2 preindustriale 280 ppm e nel ppm) La variazione di temperatura tra il 1990 e il 2100 è compresa tra 1,4 e 5,8 °C In genere si fa riferimento a un raddoppio della concentrazione rispetto a livelli preindustriali La stabilizzazione delle concentrazioni a livelli di ppm richiede che le emissioni di CO 2 siano ridotte al di sotto dei livelli del 1990 entro poche decadi (450 ppm) per poi continuare a diminuire, o entro il secolo (650 ppm). Questo (450 ppm) comporta al 2100 un aumento di temperatura di 0,75 - 1,2 °C (e una stabilizzazione dopo il 2100 a 2 °) Criticità:clima sistema non lineare e irreversibile problema velocità aumento della concentrazione CO 2 Il quadro scientifico di riferimento

10 N. M. Caminiti (ENEA)10 IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) Nel grafico di sinistra si vede laumento di temperatura osservato dal 1850 a oggi Nel grafico di destra gli scenari futuri di aumento di temperatura al 2100 (curva gialla relativa a una stabilizzazione delle concentrazioni di CO 2 a 450 ppm) Il quadro scientifico di riferimento

11 N. M. Caminiti (ENEA)11 IPCC - Emissioni di gas serra e stabilizzazione concentrazione La stabilizzazione delle concentrazioni a livelli di ppm richiede che le emissioni di CO 2 siano ridotte entro poche decadi (una o due per 450 ppm) per poi continuare a diminuire Questo comporta (450 ppm) al 2100 un aumento di temperatura 0,75 e 1,25 °C (e una stabilizzazione dopo il 2100 a 2 °) LEuropa indica come riferimento una stabilizzazione inferiore a 550 ppm CO 2 equivalente Il quadro scientifico di riferimento

12 N. M. Caminiti (ENEA)12 Scenari mondiali consumi energetici e emissioni CO 2 Al 2030 la domanda mondiale di energia aumenta del 60% Al 2030 le emissioni mondiali di CO 2 aumentano del 60% Nei paesi OCSE: anche con lo scenario alternativo non si raggiunge Kyoto Il quadro scientifico di riferimento Mondo – domanda di energia primariaPaesi OCSE – Emissioni di CO 2

13 N. M. Caminiti (ENEA)13 Il Protocollo di Kyoto

14 N. M. Caminiti (ENEA)14 Protocollo di Kyoto Obiettivi Il Protocollo adottato a Kyoto ed entrato in vigore (16 febbraio 2005) ha lobiettivo per i soli Paesi Annesso I di ridurre le emissioni dei gas serra nel periodo 2008 – 2012 del 5,2% rispetto ai livelli del 1990 Strumenti Politiche e misure (miglioramento efficienza energetica, miglioramento assorbimento di carbonio, promozione forme sostenibili di agricoltura, promozione fonti rinnovabili, eliminazione sussidi e incentivi di mercato contrari allobiettivo, politiche di riduzione nei trasporti ed negli altri settori energetici, limitazione delle emissioni di metano, etc.) Meccanismi flessibili (ET, JI, CDM) Regole entrata in vigore 1.Ratificato da almeno 55 paesi 2.Ratificato da almeno 55 paesi che devono comprendere un numero di paesi annex 1 che nel 1990 hanno emesso il 55% della CO 2 totale Il Protocollo di Kyoto

15 N. M. Caminiti (ENEA)15 Il quadro europeo A - CAMBIAMENTI CLIMATICI B - SICUREZZA APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO

16 N. M. Caminiti (ENEA)16 A - Cambiamenti climatici Obiettivo di Kyoto EU15 LUnione Europea deve ridurre le proprie emissioni serra nel periodo del 8% rispetto ai livello del 1990 Situazione attuale EU15 Nel 2002 le emissioni serra sono diminuite rispetto allanno base 1990 del –2,9% Con le attuali misure previste le previsioni indicano al 2010 una riduzione del –1% Sono necessarie ulteriori misure addizionali Il quadro europeo

17 N. M. Caminiti (ENEA)17 A - Cambiamenti climatici Posizione/Impegno UE post-Kyoto Le conclusioni del Consiglio dei Ministri dellAmbiente dellUnione Europea (10 marzo 2005) e della Presidenza del Consiglio Europeo (23 marzo) indicano che: laumento della temperatura media superficiale non deve superare di 2 °C i livelli preindustriali per limitare il riscaldamento globale a un livello non superiore ai 2 °C potrebbe essere necessaria la stabilizzazione delle emissioni equivalenti di CO 2 a un livello inferiore ai 550 ppmv bisogna intraprendere percorsi di riduzione da parte del gruppo dei paesi sviluppati dellordine del 15-30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050, rispetto ai valori di riferimento previsti dal protocollo di Kyoto bisogna coinvolgere i grandi paesi consumatori di energia tra cui quelli appartenenti ai paesi emergenti ed in via di sviluppo Il quadro europeo

18 N. M. Caminiti (ENEA)18 A - Cambiamenti climatici Strumenti normativi Decisione del Consiglio (2002/358/CE) del 25 aprile 2002, riguardante l'approvazione, a nome della Comunità europea, del protocollo di Kyoto allegato alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l'adempimento congiunto dei relativi impegni (Gazzetta ufficiale n. L 130 del 15/05/2002 pag – 0003) Decisione del Consiglio (280/2004/CE) del 11 febbraio 2004 relativa al meccanismo di monitoraggio delle emissioni serra nella Comunità europea in ambito protocollo di Kyoto Direttiva 2003/87/CE (Emissions trading) che istituisce un sistema di scambio di quote di emissioni di gas serra Direttiva Linking (2004/101/CE) del 27 ottobre 2004 che collega lemissions trading comunitario con gli altri meccanismi flessibili del protocollo di Kyoto (Joint Implementation e Clean Development Mechanism) La direttiva stabilisce la possibilità di ricorrere a misure extra europee per adempiere agli impegni di riduzione. LItalia quindi potrà acquistare crediti di emissione derivanti da attività di Joint implementation (ERUs) o di attività di CDM (CERs) Programma Europeo per il Cambiamento Climatico (ECCP) Secondo Rapporto aprile 2003 individua una serie di settori e di misure di riduzione di gas serra che possono contribuire al raggiungimento dellobiettivo europeo Il quadro europeo

19 N. M. Caminiti (ENEA)19 B - Sicurezza approvvigionamento energetico Riferimento principale Libro Verde Verso una strategia europea di sicurezza dellapprovvigionamento energetico adottato dalla Commissione il 29/11/2000 (COM(2000) 769 def.) Osservazioni Al 2020 la dipendenza U15 è del 62% e del 70% al 2030 Anche nel caso di EU30 la dipendenza energetica rimane critica Interventi proposti Problema da affrontare a livello europeo, aumentare le scorte strategiche dei combustibili fossili, aumentare lefficienza nella generazione, liberalizzare i mercati (ridurre i prezzi), sviluppare le fonti rinnovabili e luso razionale dellenergia Il quadro europeo

20 N. M. Caminiti (ENEA)20 B - Sicurezza approvvigionamento energetico Direttiva 2003/54/CE recante norme comuni per il mercato interno dellenergia elettrica Direttiva 2003/55/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale Direttiva 2001/77/CE sulla promozione di energia elettrica da fonti rinnovabili Direttiva 2002/91/CE Rendimento energetico sulledilizia Direttiva 2004/8/CE sulla promozione della cogenerazione Il quadro europeo

21 N. M. Caminiti (ENEA)21 B - Sicurezza approvvigionamento energetico Programma Energia Intelligente per lEuropa 2003 – 2006 Programma pluriennale nel settore energetico Strumenti - SAVEsupporto a misure di miglioramento dellefficienza energetica ALTENERsupporto alla promozione delle energie nuove e rinnovabili - STEERsostegno alle politiche energetiche nei trasporti -COOPENER supporto alla promozione FR e EE nei Paesi in via di sviluppo Programmi per la ricerca ( generale) Sesto Programma Quadro 2002 – 2006 Settimo Programma Quadro (in preparazione) Il quadro europeo

22 N. M. Caminiti (ENEA)22 Limpegno nazionale

23 N. M. Caminiti (ENEA)23 Le emissioni serra Obiettivo kyoto: Ridurre i gas serra al del 6,5% rispetto ai livelli del 1990 Le emissioni nel 2003 sono stimate in 569,8 Mt CO 2 eq aumento del 2,7% aumento del 11,6% Distanza obiettivo Kyoto del 19,4%, pari a circa 92,5 Mt CO 2 Se si considera che nel 2003 rispetto al 2002 si è registrato un aumento del PIL del solo 0,26% si deve concludere che le emissioni continuano ad aumentare anche in una fase di stagnazione economica Limpegno nazionale

24 N. M. Caminiti (ENEA)24 Le politiche e le misure della Delibera CIPE del 1998 La delibera individuava 6 settori di intervento e degli obiettivi di riduzione per ogni settore Si teneva conto dei meccanismi flessibili La distanza dallobiettivo era valutata in una riduzione di emissioni compresa in un intervallo di 95 – 112 Mt CO2 Limpegno nazionale

25 N. M. Caminiti (ENEA)25 Le politiche e le misure della Delibera CIPE del 2002 Scenario Tendenziale: considera le misure già decise al 30 giugno 2002 – Distanza Kyoto 92,6 Mt di CO 2 eq. Scenario di Riferimento considera le misure già individuate ma non ancora decise per 51,8 Mt di CO 2 eq. (di cui 12 Mt di JI e CDM) – Distanza Kyoto 41 Mt di CO 2 eq. Espansione cicli combinati 3200 MW Espansione capacità import 2300 MW Crescita fonti rinnovabili 2800 MW Decreti efficienza (Adesso con con obiettivi spostati al 2009) Altro Limpegno nazionale

26 N. M. Caminiti (ENEA)26 Le politiche e le misure della Delibera CIPE del 2002 (Mt di CO 2 ) Per colmare la Distanza Kyoto di 41 Mt di CO 2 eq. sono state elaborate Opzioni per ulteriori misure nazionali B)Opzioni per l'impiego dei Meccanismi Flessibili C)Potenziale di assorbimento di carbonio nel settore agricolo / forestale Limpegno nazionale

27 N. M. Caminiti (ENEA)27 La distanza da Kyoto Ipotesi di raggiungimento dellobiettivo Kyoto (elaborazione dati da PNA) Si nota che i meccanismi flessibili (57,2+12 Mt CO 2 eq.) coprono il 50% della distanza scenario tendenziale - Kyoto 138 Mt CO 2 eq.) Limpegno nazionale

28 N. M. Caminiti (ENEA)28 I meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto

29 N. M. Caminiti (ENEA)29 Requisiti/adempimenti per la partecipazione ai meccanismi flessibili Ratifica del Protocollo di Kyoto Calcolo e registrazione dellammontare base assegnato delle emissioni Istituzione del registro nazionale delle emissioni e degli assorbimenti Presentazione annuale dell'inventario nazionale delle emissioni e degli assorbimenti di gas serra Adozione di sistemi nazionali per la stima delle emissioni antropiche di gas serra dalle fonti e dellassorbimento dei pozzi Comunicazione di informazioni aggiuntive sull'ammontare base assegnato di emissioni Criteri I MF si basano sui diversi costi marginali di abbattimento delle emissioni a parità di vantaggi ambientali. È più conveniente ridurre le emissioni dove lintervento risulta meno costoso. I meccanismi flessibili

30 N. M. Caminiti (ENEA)30 Definizioni generali AAUs: Assigned Amount Units: permessi di emissione allocati fra i paesi tenendo conto delle emissioni storiche al 1990 e dellimpegno di riduzione preso ERUs: Emission Reduction Units - crediti relativi ad una tonnellata di CO 2 eq generati da progetti JI (art.6) CERs: Certified Emission Units - crediti relativi ad una tonnellata di CO 2 eq generati da progetti CDM (art.12) RMUs: Removal Units – crediti relativi ad una tonnellata di CO 2 eq. generati da attività LULUCF – land use, land use change and forestry (art.3.3 e 3.4) I meccanismi flessibili

31 N. M. Caminiti (ENEA)31 Emissions trading (Commercio emissioni) Definizione LEmission Trading (ET) (art. 17 del Protocollo di Kyoto), prevede la possibilità per i paesi dellAnnex 1 di partecipare al commercio dei diritti di emissione al fine di adempiere ai propri impegni quantificati di limitazione e riduzione delle emissioni Ogni scambio di questo tipo deve essere integrativo delle misure di riduzione adottate a livello nazionale Requisiti della attività ET In pratica ogni stato potrà vendere o acquistare permessi di emissioni per raggiungere i propri obiettivi. Gli accordi prevedono anche che, sotto la responsabilità di ogni stato, anche altri soggetti (es. Regioni, Aziende, ONG) possano partecipare al mercato delle emissioni È prevista la possibilità di realizzare sottosistemi di scambio anche a livelli nazionali, geografico, etc. come nel caso dellUnione Europea I paesi che intendono partecipare al meccanismo di scambio dei diritti di emissione (AAUs, ERUs, CERs e RMUs, derivanti dalle attività nel settore LULUCF) devono mantenere una riserva obbligatoria di unità nei propri registri nazionali. I meccanismi flessibili

32 N. M. Caminiti (ENEA)32 Joint Implementation ( attuazione congiunta) Definizione La Joint Implementation (art. 6 del Protocollo di Kyoto), prevede che paesi dellAnnesso 1 per soddisfare i propri impegni possano utilizzare i crediti (ERUs) derivanti dalla realizzazione di progetti di riduzione delle emissioni di gas serra realizzati in altri paesi Annesso 1. Requisiti dei Progetti JI Approvazione del Progetto da parte dei paesi coinvolti Riduzione reale e misurabile di almeno uno dei gas serra previsti nel Protocollo I progetti JI sono a somma zero, in quanto le emissioni corrispondenti ai crediti generati dal progetto (ERUs) acquisiti dal paese proponente vengono sottratti al paese ospitante (AAUs) In una iniziativa di JI la riduzione delle emissioni deve essere addizionale (e verificata) rispetto al caso in cui non si attui il progetto di JI Sono espressamente esclusi i progetti nucleari I crediti generati dai Progetti JI potranno essere conteggiati solo a partire dal 2008, cioè dallinizio del primo periodo di adempimento (2008 – 2012) Cioè progetti avviati nel periodo 2000 –2008, possono essere registrati come progetti JI, ma vengono riconosciuti solo i crediti che questi progetti generano a partire dal I meccanismi flessibili

33 N. M. Caminiti (ENEA)33 Esempio di schema di funzionamento di un Progetto JI LItalia propone un progetto di JI (con relativo investimento) con una riduzione rispetto al progetto base di 10 unità La Romania accetta di ospitare lintervento. LItalia acquisisce i crediti del progetto di JI realizzato +10 (ERUs) I meccanismi flessibili Fonte: MATT

34 N. M. Caminiti (ENEA)34 Joint Implementation procedimento attuativo Condizione A – Il paese ospitante soddisfa tutti i requisiti richiesti dal Protocollo Il paese ospitante seleziona il progetto e si occupa della registrazione e il trasferimento dei crediti Condizione B – Il paese ospitante non soddisfa tutti i requisiti richiesti dal Protocollo Interviene in aiuto il comitato di supervisione della COP/MOP che assegna a una entità indipendente (DOE, Designed Operational Entity) il compito seguire il progetto (rendere pubblico il progetto, acquisire i commenti, validarlo, registrarlo, verifica il monitoraggio e la riduzione delle emissioni ERUs) I meccanismi flessibili

35 N. M. Caminiti (ENEA)35 Clean Development Mechanism (Meccanismo di sviluppo pulito) Definizione Il Clean Development Mechanism (CDM) (art. 12 del Protocollo di Kyoto), prevede la possibilità per i paesi dellAnnex 1, per soddisfare i propri impegni, di utilizzare i crediti (CERs) derivanti dalla realizzazione di progetti di riduzione delle emissioni di gas serra realizzati in paesi Non Annex 1 (Paesi in via di sviluppo, che non hanno impegni di riduzione) Requisiti dei Progetti CDM La partecipazione di tutte le parti coinvolte deve essere volontaria Approvazione formale del paese ospitante che conferma il contributo del Progetto al proprio sviluppo sostenibile Benefici reali, misurabili e a lungo termine, in relazione con la mitigazione dei cambiamenti climatici In una iniziativa di CDM la riduzione delle emissioni deve essere aggiuntiva (e verificata) rispetto al caso in cui non si attui il progetto di CDM La realizzazione del Progetto non deve far ricorso ai finanziamenti pubblici destinati alla assistenza ufficiale allo sviluppo (ODA) Sono espressamente esclusi i progetti utilizzanti la tecnologia nucleare Il 2% dei ricavi della vendita dei CERs contribuirà al Adaptation Fund Le riduzioni di emissioni certificate ottenute tra lanno 2000 e linizio del primo periodo di adempimento anno 2008, potranno essere utilizzate per contribuire alladempimento degli impegni previsti per detto periodo I meccanismi flessibili

36 N. M. Caminiti (ENEA)36 Esempio di schema di funzionamento di un Progetto CDM Un Paese PVS, che non ha impegni di riduzione, per migliorare il suo sviluppo sostenibile accetta un intervento di CDM LItalia propone un progetto di CDM (con relativo investimento) con una riduzione aggiuntiva rispetto al progetto base LItalia acquisisce i crediti del progetto di CDM realizzato (CERs) Fonte: MATT I meccanismi flessibili

37 N. M. Caminiti (ENEA)37 Procedura di realizzazione del Progetto CDM Proposta Approvazione da parte del paese ospitante che conferma il carattere sostenibile del progetto Validazione da parte di un Ente accreditato per la valutazione del Progetto (ad oggi sono stati accreditati 4 enti) Scelta del periodo di credito 1.7 anni rinnovabili altri 7 dopo approvazione 2.10 anni non rinnovabili 3.Procedura semplificata per progetti di piccola scala Registrazione presso registro internazionale Monitoraggio delle emissioni Verifica e certificazione delle riduzioni Emissione dei crediti (CERs – Certified Emission Reductions) I meccanismi flessibili

38 N. M. Caminiti (ENEA)38 Il Carbon Fund

39 N. M. Caminiti (ENEA)39 Esempi di Carbon Fund PCF - Prototype Carbon Fund Fondo di investimento misto pubblico-privato, creato dalla banca Mondiale, operativo dal I fondi raccolti vengono utilizzati per il finanziamento di progetti di riduzione delle emissioni attraverso meccanismi di JI e CDM. Gli investitori vengono remunerati con i crediti generati dai progetti finanziati. CDCF - Community Development Carbon Fund Fondo creato dalla Banca Mondiale nel 2003 e da questa amministrato. Il suo obiettivo è lapplicazione della Carbon Finance a progetti di piccolo taglio nei paesi meno sviluppati e nelle aree più povere tra i paesi in via di sviluppo, altrimenti potenzialmente esclusi. Bio-carbon Fund Fondo creato dalla Banca Mondiale nel 2003 e da questa amministrato. Il suo obiettivo è lapplicazione della Carbon Finance a progetti di agro – forestazione e assorbimento naturale dei gas serra. Italian Carbon Fund

40 N. M. Caminiti (ENEA)40 LItalian Carbon Fund LItalian Carbon Fund, operativo dal 2004, nasce da un accordo tra Ministero dellAmbiente e Banca Mondiale. IL Fondo, aperto alla partecipazione di aziende private e pubbliche italiane, è stato creato con lo scopo di acquistare riduzioni di emissioni da progetti di CDM, JI e ET sistema EU LItalian Carbon Fund è stato progettato come un fondo fiduciario mantenuto ed amministrato dalla Banca Mondiale tramite la sua Fund Management Unit. Il contributo di avvio è stato versato dal Ministero dellAmbiente con 40 milioni di dollari. Il contributo minimo previsto per gli altri partecipanti (Aziende pubbliche e private, regioni,etc.) è di un milione di dollari (anche rateizzabile) I partecipanti al Fondo riceveranno una quota parte delle riduzioni di emissioni, proporzionale al contributo dato Ci si aspetta che il Fondo inizi già nel a rilasciare riduzioni di emissioni, di cui fino al 60% del totale delle riduzioni di emissioni generate al 2012

41 N. M. Caminiti (ENEA)41 LItalian Carbon Fund Paesi coinvolti Cina Paesi africani dellarea mediterranea Paesi medio oriente Paesi America Centrale Paesi est Europa Tecnologie fonti rinnovabili elettricità da biomassa agricola elettricità da biogas da discariche di rifiuti urbani elettricità da metano da giacimenti fossili riduzione di emissioni di metano da pozzi petroliferi (gas flaring)

42 N. M. Caminiti (ENEA)42 Unione Europea – Emissions Trading

43 N. M. Caminiti (ENEA)43 UE – Emissions Trading Direttiva 2003/87/CE (Emissions trading) del 13 ottobre 2003 che istituisce un sistema di scambio di quote di emissioni di gas serra Comunicazione della Commissione (COM (2003) 830 Finale) del 7 gennaio 2004 relativa allattuazione dei criteri riportati nella direttiva Emissions Trading (allegato 3) Decisione della Commissione(C (2004) 130 Definitivo) del 29 gennaio 2004 che istituisce le linee guida per il monitoraggio dei gas serra ai sensi della direttiva Emissions Trading Regolamento della Commissione (CE) N. 2216/2004 del 21 dicembre 2004 per la gestione dei registri a norma Direttiva Emissions trading Avvio sistema di scambio 1 gennaio 2005 a) La direttiva riguarda i principali settori di emissioni b) Gli impianti in oggetto della Direttiva per continuare ad emettere devono avere una autorizzazione c) Entro il 28 febbraio 2005 a tutti gli impianti vengono rilasciate quote di emissioni di CO 2 per partecipare al mercato delle emissioni d) Il primo periodo è relativo al EU Emissions trading

44 N. M. Caminiti (ENEA)44 ITALIA – Emissions Trading 21 luglio 2004 viene inviato alla Commissione il Piano Nazionale dAssegnazione (PNA) Decreto legge 12 novembre 2004 convertito in Legge n. 316 del 30 dicembre 2004 per attivare le procedure di autorizzazione per i vari impianti ad emettere CO 2 Il 24 febbraio viene inviato alla Commissione lIntegrazione al PNA (con relazione tecnica esplicativa) in cui vengono assegnati agli impianti oggetto della direttiva le quote di emissioni (attualmente il PNA è al vaglio della Commissione) EU Emissions trading

45 N. M. Caminiti (ENEA)45 Il Piano Nazionale di Assegnazione (in attuazione della Direttiva 2003/87/CE su emissions trading) Dallintegrazione al PNA - febbraio 2005 si osserva per il 2007 rispetto al 2000 la possibilità di emettere Complessivamente +32,4 Mt CO 2 eq. Settore termoelettrico +20,5 Settore Raffinazione +2,7 Mt CO 2 eq. Industria prodotti minerali +5,26 Mt CO 2 eq. EU Emissions trading

46 N. M. Caminiti (ENEA)46 Meccanismi applicativi Ogni stato membro assegna ai settori e agli impianti di riferimento una soglia di emissione Ogni stato istituisce un registro nazionale delle emissioni e degli scambi. Anche a livello europeo viene istituito un registro e una autorità di controllo. Si fissa per ogni partecipante una quota di emissione (cap). Ogni partecipante avrà la possibilità di vendere quote di emissioni se ha emesso meno della quota a lui assegnata, o acquistare se ha ecceduto la stessa quota (trade). Ogni partecipante, per diminuire i propri costi, può investire in tecnologia per ridurre le emissioni o acquistare da altri partecipanti quote di emissioni. Il prezzo delle quote sarà determinato sia dalla legge di domanda e offerta sia dalla convenienza ad investire in tecnologia per ridurre le emissioni La direttiva prevede sanzioni pari a 40 euro/t CO 2 nel primo periodo e 100 euro nel secondo periodo. EU Emissions trading

47 N. M. Caminiti (ENEA)47 Cosa abbiamo trattato Il percorso internazionale Il quadro scientifico di riferimento Il Protocollo di Kyoto Il quadro europeo Limpegno nazionale I meccanismi flessibili Il Carbon Fund

48 Grazie per lAttenzione


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