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Anno Paolino In occasione del bimillenario di San Paolo della nascita di San Paolo.

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1 Anno Paolino In occasione del bimillenario di San Paolo della nascita di San Paolo

2 Carisma e Istituzione Lecclesiologia paolina

3 Il pensiero di Paolo Nella visione paolina della salvezza, la natura e la funzione della Chiesa riveste importanza di tutto rilievo: è la modalità che Cristo ha scelto per proseguire, dopo Pentecoste, la sua opera di redentore nel tempo e nello spazio; è lorganismo vitale in cui lo Spirito inserisce e fa crescere luomo nuovo; di norma, è la vita della Chiesa, la testimonianza dei credenti, a suscitare linteresse o almeno linterrogativo su Gesù, per accoglierlo o rifiutarlo.

4 Il pensiero di Paolo Nella esperienza personale di Paolo, il tema della Chiesa è posto addirittura a partire dalla sua conversione, quando la voce del Risorto identifica con se stesso i cristiani che Saulo va a perseguitare a Damasco (cfr. At 9,4s); e a quella comunità ecclesiale rimanda, perché sia iniziato alla nuova vita ricolmata dallo Spirito (cfr. At 9,10-19; 22,10-16). Paolo si era convertito nel contempo a Cristo e alla Chiesa. Per questo il suo comportamento persecutorio nel confronto dei cristiani sarà da lui giudicato come il peggior crimine (cfr. 1Cor 15,9; Gal 1,13; Fil 3,6).

5 Conversione sulla via di Damasco Caravaggio Cappella Cerasi

6 Il pensiero di Paolo Tutto linsegnamento seguente confermerà la persuasione di come sia impossibile ormai separare Cristo Risorto dalla sua Chiesa, dove è presente e continua ad agire «luomo Cristo Gesù, il solo mediatore tra Dio e gli uomini» (1Tm 2,5); costituendo con Lui quella comunione vitale nello Spirito, che s. Agostino chiamerà il Cristo totale (Tract. in Joh. 21,8).

7 Pietro da Cortona, "Battesimo di San Paolo da parte di Anania"

8 Il pensiero di Paolo Circa l'ecclesiologia, cioè la riflessione su struttura, vita e scopo della Chiesa, si notano nella vita e nelle lettere di Paolo le due tendenze che segneranno la riflessione teologica successiva:

9 Il pensiero di Paolo ecclesiologia gerarchica o verticale. In questa accezione la Chiesa è una struttura verticale rigidamente gerarchica con ruoli prestabiliti. Secondo i testi biblici, Paolo è stato chiamato da Gesù sulla via di Damasco, è stato scelto con Barnaba tramite l'imposizione delle mani per il primo viaggio missionario (At 13,1-3), a sua volta durante le visite nelle sue comunità ha istituito guide delle chiese locali (vescovi = controllori e presbiteri = anziani).

10 Il pensiero di Paolo Questo modello, ripreso e sviluppato in particolare da Ignazio di Antiochia, dai teologi contemporanei viene detto "istituzionale" o "monarchico", ossia con un solo principio, il vescovo (anche se nelle comunità paoline la distinzione tra vescovo e presbitero non appare netta), che nella sua comunità dirige-comanda i fedeli i quali hanno il dovere di servirlo. La successiva tradizione cristiana ha organizzato una propria gerarchia sull'esempio di quella presente nelle prime comunità paoline.

11 Santo Padre Cardinali Vescovi Presbiteri Diaconi Laici

12 Il pensiero di Paolo ecclesiologia carismatica o orizzontale. In questa accezione la Chiesa è una comunità paritaria (orizzontale) di fedeli in Cristo, ognuno dei quali è caratterizzato da compiti, propensioni, caratteristiche proprie utili alla vita ecclesiastica. Nelle primitive comunità cristiane, secondo i testi biblici, erano numerosi i "carismi" (= doni) di natura soprannaturale, infusi dallo Spirito Santo sui credenti: sapienza, miracoli, guarigioni, profezia, parlare in lingue.

13 Santo Padre Ministeri Carismi OperazioniFunzioni

14 Il pensiero di Paolo Nelle Grandi Lettere (Galati, Corinzi, Romani), le due immagini principali preferite da Paolo per illustrare «questo mistero grande, in riferimento a Cristo e alla sua Chiesa» (Ef 5,31) sono quella del corpo e quella della sposa, mai adeguatamente distinti, essendo anchessi «non più due, ma una sola carne» (Gn 2,24).

15 Voi siete Corpo di Cristo La Chiesa Corpo 1Cor 12,1-31

16 Corpus Christi 1 Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio che restiate nell'ignoranza. 2 Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare verso gli idoli muti secondo l'impulso del momento. 3 Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l'azione dello Spirito di Dio può dire «Gesù è anàtema», così nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo.

17 Corpus Christi Le parole adoperate per caratterizzare lo stato pagano, ne dipingono la degradante inferiorità. Non si riflette, non si ragiona, si segue la corrente, si è sospinti, come la foglia dal vento, da una forza occulta che trascina le cieche moltitudini a prostrarsi dinanzi ad idoli muti, i quali, come non parlano, così non sentono, non intendono, nè possono fare cosa alcuna. Chi mena le moltitudini pagane sono, senza dubbio, le caste sacerdotali che si avvantaggiano dei bisogni religiosi; sono la forza della tradizione, la natural pigrizia dell'uomo, ma dietro a tutti gli agenti secondari, vi è la potenza satanica nemica di Dio.

18 Corpus Christi Proclamare Gesù «Signore» è un riconoscer la sua risurrezione, la sua esaltazione alla destra del Padre ove esercita la sovranità universale; è insomma un adorarlo, di cuore, come Dio. (cfr. Gv 20,28, ove Tommaso esclama: «Mio Signore e mio Dio»). A questo non arriva l'uomo se non mercè la illuminazione dello Spirito di Dio. Lo stesso criterio per discernere la vera ispirazione dalla falsa vien dato da Giovanni: «Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne è da Dio; ed ogni spirito che non confessa Gesù non è da Dio»

19 Corpus Christi 4 Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; 5 vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; 6 vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. 7 E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune: 8 a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza;

20 Corpus Christi I doni sono tra loro diversi; ma procedono tutti dal medesimo Spirito che li distribuisce ai singoli credenti; il ricordare questa verità ai Corinzi doveva contribuire a tenere nell'umiltà chi possedeva I doni più cospicui, acquetando gli altri nel pensiero della sovrana sapienza del Distributore dei doni. Diversità è al plurale per meglio indicare la grande varietà dei «Carismi», ossia dei doni speciali conferiti dalla grazia di Dio. Di solito, però, il carisma consisteva in un'attitudine naturale santificata, sublimata, elevata ad una potenza superiore dallo Spirito. Carismi e grazia sono dati gratuitamente da Dio. Ma mentre la grazia è data per la salvazione di quelli stessi che la ricevono, i carismi sono dati per l'utile e la salvezza degli altri.

21 Corpus Christi La parola di sapienza suppone la conoscenza profonda della verità nel suo insieme 1Cor 2,6; ma una conoscenza derivante, non dalla sola speculazione intellettuale, bensì da un'intima esperienza religiosa 1Cor 8,3. Perciò essa ha qualcosa di più maturo, di più pratico, di più persuasivo che la «parola di conoscenza» o di scienza. In quest'ultima, predomina l'intuizione della mente; ma se questa è guidata dalla luce dello Spirito alla contemplazione della verità, la parola di scienza avrà pure la sua utilità. Lo scoglio da evitare è qui il razionalismo. I due doni posti in capo all'elenco costituiscono un primo paio il cui carattere comune è l'intuizione delle cose divine.

22 Corpus Christi 9 a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell'unico Spirito; 10 a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l'interpretazione delle lingue. 11 Ma tutte queste cose è l'unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

23 Corpus Christi il carisma della fede è il primo in questo secondo gruppo che ha per caratteristica la potenza esercitata nella guarigione dei malati, o più generalmente nell'operar miracoli di ogni specie. Il dono di profezia non consiste unicamente e neppure principalmente nell'antivedere il futuro; ma nel parlare sotto l'impulso e l'ispirazione dello Spirito che rivela all'uomo il consiglio di Dio e lo fa capace di parlarne con efficacia. Esso è riputato da Paolo il più utile fra i carismi per l'edificazione della chiesa e per l'evangelizzazione: il solo fatto che uno si dice ispirato, non è sufficiente garanzia della genuinità della sua ispirazione. Ci sono stati anticamente e ci saranno anche in avvenire dei falsi profeti per cui è necessario il «provare gli spiriti per saper se son da Dio». Tutti i credenti hanno, in qualche misura, questo discernimento spirituale.

24 Corpus Christi Un quarto ed ultimo gruppo di carismi si riferisce alle lingue. Era il più ammirato a Corinto; ma Paolo lo colloca all'ultimo posto, avuto riguardo alla sua minore utilità. Lingua ha, nel N.T., tre sensi. Significa: a) il membro che adoperiamo nell'articolazione dei suoni; b) la favella, il linguaggio, ossia quel sistema di suoni che serve ad un dato popolo per esprimere il pensiero; e) in Ap 5,9; 10,11, significa la nazione che parla una data lingua. interpretazione dicesi la traduzione, la spiegazione in lingua conosciuta, volgare, di parole o frasi non intese. I doni tutti, per quanto diversi, procedono da un'unica sorgente; lo Spirito, e sono dallo Spirito distribuiti ai singoli individui con sovrana libertà che deve impor silenzio all'invidia ed allo scontento. Dio non fa nulla senza che i motivi ed i fini suoi sieno degni di Lui.

25 Corpus Christi 12 Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. 13 E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. 14 Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.

26 Corpus Christi 15 Se il piede dicesse: «Poiché io non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. 16 E se l'orecchio dicesse: «Poiché io non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe più parte del corpo. 17 Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito, dove l'odorato? 18 Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto.

27 Corpus Christi 19 Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20 Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21 Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». 22 Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; 23 e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, 24 mentre quelle decenti non ne hanno bisogno.

28 Corpus Christi Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, 25 perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre. 26 Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. 27 Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.

29 Corpus Christi 28 Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, i doni di assistenza, di governare, delle lingue. 29 Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti operatori di miracoli? 30 Tutti possiedono doni di far guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? 31 Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte.

30 Corpus Christi Nella sua identità più profonda, la Chiesa è ilnuovo Corpo di Cristo, suo Capo (cfr. 1Cor 6,15-17; 10,16s; 12,12-27; Rm 12,4s; Ef 1,18- 23; 4,12; 5,23-28; Col 1, ; 3,11, ecc). Nessun altro autore cristiano del 1° secolo definirà la Chiesa come corpo di Cristo. La rilevanza e la frequenza dellimmagine del corpo alla quale Paolo ricorre per presentare il mistero ecclesiale non consente di considerarla marginale. Anche se nel magistero paolino non sempre è distinguibile ciò che è proprio del corpo di Gesù Crocifisso, del corpo Eucaristico e del corpo ecclesiale: organici e vitali i nessi reciproci, anche se non totalmente sovrapponibili.

31 Corpus Christi Il significato del rapporto Cristo-Chiesa, secondo Paolo, risulterà più chiaro tenendo presente la funzione che la cultura semita e greca attribuivano al corpo nei confronti dellio vivente dellessere umano: il corpo è la componente che lo situa in un luogo e in tempo preciso, gli dona visibilità riconoscibile e gli consente di esprimersi, di comunicare e di operare incisivamente nella realtà che lo circonda.

32 Corpus Christi Paolo utilizza lapologo classico che paragonava la società ad un corpo solidale, nonostante le sue membra siano distinte (cfr. 1Cor 12,12-27). Ma natura e caratteristiche del Corpo mistico di Cristo non sono semplicemente riducibili ad una metafora di Paolo; appartengono invece alla sua visione di fede, che - con realismo accentuato nelle lettere della cattività - identifica sempre più il mistero del Corpo di Cristo con lo stesso mistero della Chiesa (cfr. Ef 1,22s; 3,20s; 5,23; Col 1,18-24).

33 Corpus Christi Lo Spirito ci rende con-corporali a Cristo (cfr. Ef 3,6) Nei corpi dei cristiani abita lo stesso Spirito che ha risuscitato il corpo di Cristo (cfr. Rm 1,4; 8,9-11); a cominciare dal battesimo, ricevuto «in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1Cor 12,13; cfr. Rm 6,3s). La radice più profonda di tale sorprendente designazione è il Sacramento del suo Corpo, lEucaristia, dove Cristo ci dà il suo Corpo e ci fa il suo Corpo: «Poiché cè un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo» (1Cor 10,17); mangiare la cena del Signore è mettersi «in comunione con il corpo e il sangue di Cristo» (cfr. 1Cor 10,16s).

34 Cristo Pantocrator - Monte Athos

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36 Corpus Christi I nostri stessi corpi non vanno profanati, perché «i vostri corpi sono membra di Cristo» (cfr. 1Cor 6,15s). Sempre «in un solo corpo», quello di Cristo morto e risorto, avviene anche la riconciliazione - con Dio e tra di loro - tra il popolo dIsraele e quello pagano (cfr. Ef 2,11-18; Col 1,22).

37 Corpus Christi Di questo Corpo del Risorto, personificato nella Chiesa, Cristo è il Capo, fonte e garanzia di unità e maturazione dei suoi membri, «al fine di edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,12), «cercando di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo» (v. 15). Egli, infatti, è «costituito in tutte le cose a capo della Chiesa, la quale è il suo corpo, la pienezza di Colui che si realizza interamente in tutte le cose» (Ef 1,22s; cfr. Col 1,18-20; 2,19). Ed è proprio come Capo della Chiesa, che Cristo Signore va realizzando la sua Signoria anche su tutto luniverso (cfr. Ef 1,23; Col 1,19s).

38 Corpus Christi La comunione di vita con il Capo del Corpo della Chiesa non è quindi un fatto che si realizza solo a solo con Lui (come Plotino concepiva lunione delluomo con Dio), ma è comunione con tutti coloro che la fede e il battesimo hanno, in virtù del suo Spirito, incorporato a Cristo: «Noi tutti siamo un solo corpo in Cristo, siamo membri gli uni degli altri» (Rm 12,5, cfr. Ef 4,25).

39 Corpus Christi Perciò nella esperienza di Chiesa già si attua il passaggio, dalla dispersione e dalla frammentazione, allunità e allarmonia tra genti provenienti da disparate culture e religioni, di ceti sociali in conflitto, connotata da sessi diversi: «Non cè più né giudeo né greco; non cè più né schiavo né libero; non cè più né maschio né femmina: tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28; cfr. Rm 10,12; 1Cor 12,13; Col 3,11). È, più che unappartenenza della Chiesa a Cristo, una forma di immedesimazione e di equiparazione, quasi una estensione della personale presenza di Cristo nel mondo.

40 Corpus Christi Non è unità di tipo soltanto psicologico ma - diremmo noi - ontologica; è realtà sociale del tutto inedita e inclassificabile. Appartiene al mistero della novità cristiana, che è data e cresce nello Spirito. Per Paolo la comunità cristiana è la lettera di Cristo, scritta da Lui, «non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori» (2Cor 3,2s).

41 Corpus Christi La comunità - che trova in lui il padre «che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (1Cor 4,15) - supera lalleanza scritta sulle tavole mosaiche (cfr. Es 24,12) e realizza quella promessa con Ezechiele (cfr. 31,12) e a Geremia (cfr. 31,37). Essa costituisce il germe, profezia e sacramento del Regno, che alla fine dei tempi si manifesterà in tutto il suo splendore e definitività.

42 Corpus Christi Non è unità esclusiva ed escludente, perché tutte le genti possono accedere al nuovo popolo di Dio (cfr. Ef 3,6-9); e non è uniformante, perché lo stesso Spirito del Padre e del Figlio, con libertà e fantasia, ha distribuito a ciascuno diversi carismi, ministeri, funzioni e operazioni, nei quali lunico Spirito «opera tutto in tutti» e «per lutilità comune» (1Cor 12,4- 11; Ef 4,4-6). È importante che i carismi non diventino motivo di lacerazione: «È forse diviso il Cristo?» (1Cor 1,13).

43 Corpus Christi Paolo insegna che è necessario «conservare lunità dello spirito per mezzo del vincolo della pace: un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati» (Ef 4,3s). È questa una unità che non appiattisce la vita ecclesiale in un unico modo di operare, ma concede spazio al dinamismo imprevedibile delle manifestazioni carismatiche, fonte di energie vitali sempre nuove: «Non spegnete lo Spirito!» (1Tes 5,19). Ma «tutto si faccia per ledificazione» (1Cor 14,26), senza ristagni, senza fughe e senza strappi nel tessuto ecclesiale.

44 Questo mistero è grande La Chiesa sposa Ef 5,21-33

45 Sponsa Christi 21 Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 22 Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. 24 E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.

46 Sponsa Christi Il dativo ¢ll»loij (= gli uni agli altri) qualifica lessere sottomessi in maniera molto significativa. Lessere sottomessi si basa normalmente su una condizione unilaterale: luno è il capo, laltro è sottomesso. Lesseresottomessi gli uni agli altri, da un punto di vista sociologico - profano, è proprio un non senso ed è possibile solo nel timore di Cristo.

47 Sponsa Christi 25 E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, 27 al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. 28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.

48 Cristo Crocifisso - Velasquez

49 Sponsa Christi 29 Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! 33 Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.

50 Sponsa Christi Laltra immagine, privilegiata da Paolo per descrivere il mistero di Cristo ormai inseparabile dalla sua Chiesa, è quella nuziale: la Chiesa è la sposa bella e fedele di Cristo sposo, che per lei dà continuamente tutto se stesso. Il tema dellalleanza nuziale per esprimere il rapporto tra Dio e il popolo che Egli si è scelto ricorre in tutto il Primo Testamento (cfr. Os 1-3; Is 54 e 62; Ger 2 e 3; Ez 16 e 23; Mal 2,13-17; Rut, Tobia, Cantico).

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52 Sponsa Christi Di questo patto Paolo rimarcherà la fedeltà assoluta di Dio: «Anche se noi manchiamo di fedeltà, egli però rimane fedele» (2Tm 2,13): «Senza pentimenti sono i doni e la chiamata di Dio» (Rm 11,29; 1,9). Altrettanto presente, nelle Scritture del Secondo Testamento, il tema di Cristo sposo, soprattutto nelle parabole del Regno (cfr. Mt 22,2; 25,1; Lc 12,38). Nessuna meraviglia, dunque, che anche Paolo ricorra allimmagine sponsale per illustrare il rapporto tra Cristo e la comunità cristiana: «Provo per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo» (2Cor 11,2).

53 Sponsa Christi Su questo tema, il testo più citato è quello di Ef 5, Lapostolo sta dando agli sposi consigli di reciproca sottomissione, indicando come esempio lamore che Cristo ha per la Chiesa e viceversa. Il «mistero» che la famiglia vive in modo peculiare e «sacramentale» tra le mura domestiche, è lo stesso che è vissuto in tutta la realtà ecclesiale: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (v. 32).

54 Sponsa Christi E lamore sponsale tra Cristo e la Chiesa è riconoscibile da ciò che lUno compie per lAltra. Cristo dona tutto se stesso per lei - sua carne -, purificandola e santificandola con il lavacro battesimale e la Parola, amandola come il proprio corpo, da lui nutrito (Eucaristia, banchetto nuziale) e curata (sotto la guida del Buon Pastore). La Chiesa - resa tutta gloriosa e senza macchia - lo riama con la sottomissione libera e grata, come le membra di un corpo rispetto la loro testa.

55 Sponsa Christi Un mistero, quello ecclesiale, che Paolo vede significativamente già adombrato nel rapporto uomo-donna, Adamo-Eva, figure di Cristo nuovo Adamo e della Chiesa nuova Eva, «che formeranno una carne sola» (Gn 2,24). Le immagini del corpo e della sposa mettono in gioco il mistero del rapporto di comunione: quello verticale, tra Gesù Cristo e tutti noi; ma anche quello orizzontale, tra tutti coloro che si distinguono nel mondo per il fatto di «invocare il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (1Cor 1,2).

56 Correre invano La Chiesa gerarchica 1Tm 3,1-10; 4,17-22

57 1^ lettera a Timoteo Timoteo fu un compagno di Paolo di Tarso durante i suoi viaggi missionari. Paolo lo avrebbe costituito vescovo di Efeso. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria il 26 gennaio e dalla Chiesa ortodossa che lo ricorda il 22 gennaio. Paolo scrive due lettere a Timoteo che fanno parte delle lettere presenti nel Nuovo Testamento.

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59 1^ lettera a Timoteo La maggior parte delle notizie che lo riguardano si ricavano dalla Bibbia, Luca negli Atti lo nomina sei volte, mentre Paolo nelle sue lettere fa riferimento a lui ben diciotto volte, oltre alle due lettere a lui indirizzate. Timoteo, che Paolo chiama "suo vero figlio nella fede" (cfr. 2Tm 1,2), è nato in Asia Minore a Listra da un padre greco e da una madre giudea. Noti sono il nome della madre e della nonna, rispettivamente Eunice e Loide (cfr. 2Tm 1,5). Listra

60 1^ lettera a Timoteo Convertito durante il primo viaggio di Paolo, fu da lui scelto come compagno di viaggio all'inizio del suo secondo viaggio e fu fatto circoncidere per rispetto dei giudei e dei giudeo-cristiani di quelle zone (cfr. At 16,3). Insieme con Paolo e Sila, Timoteo attraversò tutta l'Asia Minore fino alla Troade, e giunse da qui in Macedonia. Inoltre sappiamo che quando a Filippi, Paolo e Sila furono imprigionati per essersi opposti allo sfruttamento di una giovane ragazza come indovina da parte di alcuni individui senza scrupoli (cfr. At 16,16-40), Timoteo non fu arrestato.

61 1^ lettera a Timoteo In seguito raggiunse Paolo ad Atene da dove venne mandato alla giovane Chiesa di Tessalonica sia per avere notizie e che per riconfermarla nella fede (cfr. 1Ts 3,1-2). Timoteo ritrovò Paolo a Corinto, gli riferì i risultati della sua missione a Tessalonica e collaborò con lui allevangelizzazione di quella città (cfr. 2Cor 1,19). Altre notizie di Timoteo si riferiscono al terzo viaggio di Paolo, li troviamo insieme ad Efeso, infatti Timoteo è tra i mittenti delle lettere a Filemone e ai Filippesi (cfr. Fm 1,1 e Fil 1,1) che secondo alcuni studiosi furono scritte da Efeso.

62 1^ lettera a Timoteo Da Efeso Paolo lo inviò in Macedonia insieme a un certo Erasto (cfr. At 19,22) e poi anche a Corinto con una lettera, nella quale raccomandava ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr. 1Cor 4,17 e 16,10- 11). È ancora come co-mittente della Seconda Lettera ai Corinzi, mentre quando da Corinto Paolo scrive la Lettera ai Romani nei saluti finali aggiunge anche quelli di Timoteo (cfr. Rm 16,21).

63 1^ lettera a Timoteo Secondo il racconto degli Atti degli Apostoli Timoteo ripartì da Corinto per raggiungere Troade sulla sponda asiatica del Mar Egeo e là aspettare Paolo di ritorno dal suo terzo viaggio missionario (cfr. At 20,4-5). Le ultime notizie di Timoteo che si hanno dalla Bibbia sono alcune parole della lettera agli Ebrei dalle quali si può pensare ad un periodo di prigionia.

64 1^ lettera a Timoteo «Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; se arriva presto, vi vedrò insieme con lui» (Eb 13,23). Altre notizie su Timoteo le fornisce Eusebio che nella sua Storia ecclesiastica lo indica come primo vescovo di Efeso dove sarebbe morto. Nella Cattedrale di Termoli si trovano dal 1239 le reliquie del corpo del Santo provenienti da Costantinopoli.

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66 1^ lettera a Timoteo Il corpo di Timoteo venne ritrovato, durante dei lavori di restauro all'interno della Cattedrale termolese, nel 1945 in un loculo coperto da una lapide in marmo che riportava quest'iscrizione latina: "Nel nome di Cristo. Amen. Nell'anno del Signore Qui riposa il corpo del Beato Timoteo discepolo del beato Apostolo, nascosto dal venerabile Vescovo Stefano insieme col Capitolo di Termoli".

67 Reliquiario con il teschio di S. Timoteo Cripta, lapide a copertura del loculo di S. Timoteo Reliquiario di San Timoteo: medaglione centrale

68 1^ lettera a Timoteo Paolo scrive la prima lettera a Timoteo dopo la sua prima prigionia. Egli aveva lasciato Timoteo ad Efeso con l'intenzione di tornarci più tardi (cfr. 1Tm 3,14). Ma temendo di arrivare troppo tardi, gli scrive forse dalla Macedonia (cfr. 1Tm 1,3) per dargli dei consigli e degli incoraggiamenti circa i suoi doveri. Il primo capitolo contiene i saluti di Paolo e le sue istruzioni circa le speculazioni insensate che si insinuano nella Chiesa: cfr. 1Tm 1,6-7.

69 1^ lettera a Timoteo Il secondo ed il terzo capitolo offrono delle istruzioni sul culto pubblico e sulla condotta morale dei responsabili della Chiesa. I capitoli quarto e quinto contengono una descrizione dell'apostasia che si verificherà prima della fine del mondo e le raccomandazioni circa le modalità con cui Timoteo deve trattare il gregge dei cristiani a lui affidato. Il sesto ed ultimo capitolo Paolo esorta Timoteo a mantenersi fedele e ad evitare le ricchezze profane.

70 Chiesa gerarchica 1 È degno di fede quanto vi dico: se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. 2 Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, 3 non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. 4 Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, 5 perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?

71 Chiesa gerarchica 6 Inoltre non sia un neofita, perché non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo. 7 È necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo. 8 Allo stesso modo i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto, 9 e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. 10 Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio.

72 Chiesa gerarchica 17 I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore, soprattutto quelli che si affaticano nella predicazione e nell'insegnamento. 18 Dice infatti la Scrittura: Non metterai la museruola al bue che trebbia e: Il lavoratore ha diritto al suo salario. 19 Non accettare accuse contro un presbitero senza la deposizione di due o tre testimoni.

73 Chiesa gerarchica 20 Quelli poi che risultino colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore. 21 Ti scongiuro davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli eletti, di osservare queste norme con imparzialità e di non far mai nulla per favoritismo. 22 Non aver fretta di imporre le mani ad alcuno, per non farti complice dei peccati altrui. Conservati puro!

74 Chiesa gerarchica Già ai tempi di Paolo, lunica Chiesa vive nelle Chiese locali, anche in quelle da lui stesso fondate, in regioni tra loro lontane e con caratteristiche diverse. Al loro interno emergono già i primi elementi di organicità: con gli apostoli collaborano i vescovi (chiamati anche presbiteri, anziani), incaricati di vigilare e assistere le comunità dei santi, battezzati (cfr. Fil 1,1; Tt 1,5), assistiti dai diaconi (cfr. Fil 1,1; 1Tm 3,1-13).

75 Chiesa gerarchica A questo proposito, alle immagini del corpo si aggiungono quelle del tempio e della costruzione: la pietra angolare è Cristo, a fondamento i profeti e gli apostoli; è sempre Cristo-Capo a garantire consistenza e crescita coerente, nutrimento, articolazioni e legamenti (cfr. 1Cor 3,16; Ef 2,20; 4,11; Col 2,19).

76 Chiesa gerarchica Per quanto riguarda la già emergente funzione autoritativa di Pietro nella Chiesa apostolica, anche lautorevolissimo Paolo gli riconosce una posizione speciale: a tre anni dalla conversione, va «a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me» (Gal 1,17); e dopo tre anni ci ritorna, «per consultare Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni» (v. 18).

77 Chiesa gerarchica Nella Chiesa madre, Giacomo fratello di Gesù e Giovanni figlio di Zebedeo, costituiscono con Pietro le «colonne», una specie di troika di «persone ragguardevoli». Con loro, dopo 14 anni (attorno al 49), Paolo concorda la decisione che riconosce la sua missione ai pagani non circoncisi, «per non correre il rischio di correre o di avere corso invano» (cfr. Gal 2,1-10).

78 Chiesa gerarchica Esponendo ai Corinti il credo predicato da lui, riconosce a Pietro il privilegio di essere stato il primo dei Dodici ad aver visto il Risorto (cfr. 1Cor 15,3-5). Tutto ciò non impedirà a Paolo di «opporsi a viso aperto, perché (Pietro) era evidentemente nel torto» (Gal 2,11) nella fiera disputa di Antiochia circa la condivisione della mensa fra cristiani provenienti dallebraismo e dal paganesimo (cfr. Gal 2,11-14).

79 Chiesa gerarchica Il comportamento ambiguo di Pietro, infatti, poteva trascinare, proprio per la sua riconosciuta autorità, altri leaders cristiani, Barnaba compreso. Lobbedienza e la comunione, nellunità della verità di fede, sono dunque compatibili con la critica a comportamenti non edificanti dei singoli, anche se preminenti nelle Chiese.

80 Chiesa gerarchica Del resto, Paolo – apostolo per vocazione – non mancherà di ritenersi uguale agli altri apostoli (cfr. 1Cor 9,5; Gal 2,6-9), ai quali ricorderà di non dovere a loro il suo vangelo (cfr. Gal 1, ); anche a lui - «linfimo degli apostoli» (1Cor 15,9) - è stata infatti affidata la missione di essere testimone del Risorto (cfr. At 26,16).

81 Conversione sulla via di Damasco Il Caravaggio Odescalchi


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