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Ordinamento delle attività finanziarie LUnione Europea ha individuato un ordinamento fondato su tre elementi distintivi: Non specializzazione degli intermediari:

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Presentazione sul tema: "Ordinamento delle attività finanziarie LUnione Europea ha individuato un ordinamento fondato su tre elementi distintivi: Non specializzazione degli intermediari:"— Transcript della presentazione:

1 Ordinamento delle attività finanziarie LUnione Europea ha individuato un ordinamento fondato su tre elementi distintivi: Non specializzazione degli intermediari: adozione del modello di banca universale; Attribuzione delle attività di investimento collettivo in valori mobiliari ad organizzazioni specializzate; Regolazione del grado di separatezza tra banca ed imprese industriali sia a monte che a valle.

2 Lordinamento italiano Il Testo Unico in materia bancaria e creditizia del 1993 stabilisce: La banca è unimpresa autorizzata allesercizio dellattività bancaria. Lautorizzazione deve essere formalmente concessa dalle autorità competenti (Banca dItalia). Per attività bancaria si intende la raccolta del risparmio e lesercizio del credito. A tali attività si aggiungono anche lerogazione di servizi accessori salvo le riserve di attività previste dalla legge (es. gestione fondi comuni di investimento). Riserva di attività.

3 Le attività esercitabili dalla banca Operazioni di raccolta di depositi o di altri fondi con obbligo di restituzione; Operazioni di prestito (es. credito al consumo, credito con garanzia ipotecaria, credito commerciale, factoring); Leasing finanziario; Servizi di pagamento; Emissione e gestione di mezzi di pagamento (es. carte di credito, travellers cheque); Rilascio di garanzie ed impegni di firma;

4 ….segue Operazioni in proprio o per conto della clientela in: strumenti del mercato monetario, cambi, strumenti finanziari a termini e opzioni, contratti su tassi i cambio e di interesse, valori mobiliari; Partecipazione allemissione di titoli; Consulenza alle imprese; Gestione e consulenza nella gestione dei patrimoni; Custodia e amministrazione dei valori mobiliari; Locazione di cassette di sicurezza; Altre attività.

5 Requisiti per lautorizzazione Forma giuridica della società per azioni o della società cooperativa per azioni a responsabilità limitata; Versamento del capitale minimo richiesto; Presentazione del programma iniziale delle attività da svolgere, dellatto costitutivo e dello statuto; Requisiti di onorabilità dei soci; Struttura proprietaria idonea; Onorabilità e professionalità degli amministratori e dirigenti. Discrezionalità della Banca dItalia?

6 La partecipazione al capitale Obiettivo: salvaguardare lautonomia della banca rispetto ad interessi divergenti da quelli istituzionali; Necessità di autorizzazione preventiva per lacquisizione, diretta o indiretta, di partecipazioni superiori al 10% del capitale o che comportino il controllo della banca stessa. Divieto di acquisizione di partecipazioni superiori al 15% o di controllo a soggetti che esercitino attività dimpresa in settori non bancari e non finanziari; La Banca dItalia ha obbligo di monitoraggio anche dellesercizio concentrato del diritto di voto.

7 Gli aspetti prudenziali e di vigilanza Adeguatezza patrimoniale: mantenimento di un coefficiente patrimoniale minimo obbligatorio a tutela della solvibilità della banca (definito a livello internazionale); Contenimento del rischio: grandi fidi; trasformazione delle scadenze, rischi di mercato; Partecipazioni detenibili: in imprese sia finanziarie che non finanziarie (limite complessivo, di concentrazione (15%), di separatezza (60%)); Organizzazione amministrativa e contabile e sistema di controlli interni.

8 La nozione di gruppo bancario Insieme delle banca italiana, o della società finanziaria capogruppo, e delle società bancarie, finanziarie e strumentali da queste controllate; Società finanziarie: esercitano una delle attività bancarie ad esclusione della raccolta dei depositi con obbligo di restituzione; Società strumentali: esercitano attività di carattere ausiliario quali quelle di gestione di immobili e di servizi informatici. La capogruppo svolge il ruolo di referente presso la Banca dItalia ai fini di vigilanza.

9 Modelli istituzionali Banca universale: banca che esercita congiuntamente e direttamente lattività bancaria propria e le altre attività finanziarie ammesse; Gruppo bancario: esercizio di attività bancarie e finanziarie da parte di un unico soggetto economico attraverso aziende giuridicamente separate. Il livello di diversificazione delle attività raggiungibile dal gruppo è maggiore rispetto a quello della banca universale.

10 La nascita del Comitato di Basilea Istituito nel 1974 dai paesi membri del G10 nellambito della Banca dei Regolamenti Internazionali; Il Comitato non opera come autorità sovranazionale e le sue indicazioni non hanno forza legale a meno che non siano recepite dalle singole autorità di vigilanza nazionali; Organismo propositivo che si basa sullautorevolezza.

11 Gli obiettivi del Comitato di Basilea Estendere la regolamentazione e la vigilanza sugli istituti bancari nel maggior numero di Paesi Possibili; Assicurare la stabilità del sistema bancario internazionale; Coordinare le autorità di vigilanza nazionali, operando nellottica della convergenza dei modelli di regolamentazione e di vigilanza e del rispetto di alcuni standard minimi.

12 Il primo accordo di Basilea Entrato in vigore nel 1988 per cercare di adeguare la regolamentazione alla sempre più intensa crescita dellindustria finanziaria. Principio base: ogni impegno comporta lassunzione di una certo livello di rischio che deve essere quantificato e coperto da un certo livello di capitale proprio, o capitale di vigilanza. Distinzione tra il rischio di credito, inadempienza della controparte, ed il rischio di mercato, variazione dei prezzi delle attività finanziarie.

13 Requisiti di Basilea I Rapporto tra capitale proprio e attività ponderate per il rischio (di credito e di mercato) 8%; Misurazione del rischio di credito in base a parametri standard: 0%: stati, banche centrali, UE; 20%: enti pubblici, banche; 50%: crediti ipotecari, leasing su immobili; 100%: impegni verso il settore privato; 200%: impegni verso imprese private con risultati di bilancio negativi negli ultimi due esercizi.

14 Il fallimento di Basilea I Schema di misurazione dellesposizione al rischio di credito troppo semplificativa e totalmente disgiunta dallanalisi del merito creditizio; Impossibile applicare valori standard a target di clientela al loro interno troppo disomogenei; Necessità di favorire unanalisi maggiormente puntuale delle diverse posizioni di esposizione per evitare una non conforme definizione del capitale di vigilanza.

15 Il secondo accordo di Basilea Sottoscritto nel 2004 e divenuto operativo dal 1 gennaio 2007; Nuova regolamentazione del capitale proprio: equilibrio tra garanzia contro linsolvenza e uso inefficiente delle risorse. Introduzione di una terza tipologia di rischio: il rischio operativo legato alla possibilità di subire perdite derivanti da eventi esterni avversi oppure da comportamenti del personale, da processi aziendali o da sistemi interni inadeguati.

16 I tre pilastri di Basilea II Requisiti patrimoniali minimi; Controllo prudenziale: le autorità di vigilanza devono accertare che i sistemi di risk management siano affidabili ed usati in maniera appropriata. Si vuole attivare un circolo virtuoso verso il continuo miglioramento degli strumenti; Disciplina di mercato: si fonda sullidea che la pressione del mercato possa indurre comportamenti più virtuosi da parte delle banche. Si vuole stimolare la quantità e qualità delle informazioni disponibili.

17 I requisiti patrimoniali Rapporto tra patrimonio e attività ponderate per rischio maggiore/uguale allotto per cento; Si prendono in considerazione tre tipologie di rischio: di credito, di mercato ed operativo; Per la valutazione del rischio di credito possono essere utilizzati due metodi: Metodo standard: utilizzo ponderazioni stabilite dallaccordo e definite dalle società di rating; Metodo dei rating interni: procedura interna di valutazione del rischio per pool omogenei di clienti.

18 Metodo Standard RatingAAA/AAA+/A-BBB+/BBB-BB+/BB- B-No rating Stati e BC0%20%50%100%150%100% Banche Crediti a breve 20% 50%150%20% Crediti ipotecari 35% Altri crediti 20%50% 100%150%50% Imprese20%50%100% 150%100% Retail75%

19 Metodo dei rating interni Ogni istituto bancario può definire un proprio modello per il calcolo del coefficiente di rischio delle proprie attività. Tali modelli si fondano sullanalisi delle serie storiche. I modelli adottati devono essere validati ed approvati dalla Banca dItalia. Il modello assegna un coefficiente di ponderazione per ogni pool di clienti omogenei, consente quindi una maggiore personalizzazione della valutazione. Sono richieste risorse e competenze specifiche.

20 Il rapporto banca-impresa Transaction banking vs. relationship banking. Specificità delle PMI: opacità informativa, ricorso al multiaffidamento, scarse competenze proprie in ambito finanziario, difficoltà di valutazione del merito creditizio (soft information, ruolo delle banche locali). Tendenza attuale: stabilizzazione del rapporto banca-impresa e riduzione delle controparti finanziatrici. Emerge, seppur lentamente, lesigenza di forme di finanziamento più evolute.

21 Limpatto di Basilea II sul rapporto banca-impresa In Italia pochissime imprese sono valutate dalle società di rating esterno; Le PMI con esposizioni inferiori al milione di euro e fatturato inferiore a 5 milioni sono assimilate alla clientela retail (ponderazione al 75%); Rischio di perdita del patrimonio informativo anche a seguito dei processi di riorganizzazione interna degli istituti bancari; Rischio di razionamento del credito.

22 I limiti di Basilea II Discriminazione tra diversi istituti bancari con riferimento alle possibilità di utilizzo dei metodi di valutazione del rischio più evoluti; Penalizzazione del finanziamento alle PMI (per esposizioni inferiori al milione di euro e fatturato inferiore a 5 milioni ponderazione al 75%); Prociclicità finanziaria: nei periodi di rallentamento del ciclo economico laccordo induce le banche a ridurre gli impieghi, a causa dellaumento del rischio ad essi collegato, e fa quindi da volano per la crisi.

23 Verso Basilea III Linasprirsi della crisi finanziaria del 2007 ha posto in discussione la validità dei vincoli posti dallaccordo di Basilea II; Il nuovo accordo, che dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2019, si fonda su tre principi: Migliorare la capacità del sistema finanziario di assorbire shock derivanti da crisi economiche e finanziarie (vincoli quantitativi e qualitativi al capitale); Migliorare gli strumenti di risk management; Migliorare la trasparenza informativa per le banche.

24 Lattenzione alla qualità del capitale Tier 1: patrimonio di base formato da capitale proprio, utili non distribuiti e riserve libere; Tier 2: patrimonio supplementare formato da riserve di rivalutazione, fondi rischi specifici (rischio paese, rischio su credito, oscillazione titoli, ecc.); Basilea II: Tier 1+Tier2 8%*attività ponderate per il rischio con Tier1 Tier2; Basilea III: progressivo innalzamento del Tier1 fino al 6%.


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