L’operazionalizzazione

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L’operazionalizzazione Può essere definita come il “passaggio dal piano dei modelli teorici al piano della ricerca sul campo” (Cannavò, 2007). Termini-chiave: proprietà, concetti, indicatori empirici, variabili

L’operazionalizzazione Le proprietà contraddistinguono gli “oggetti” sui quali viene effettuata l’osservazione o la rilevazione e sono scelte dal ricercatore in funzione delle finalità conoscitive che intende perseguire e delle eventuali ipotesi che intende sottoporre a controllo empirico. Alcuni esempi sono: genere sessuale, attività lavorativa, status socio-economico, atteggiamento.

L’operazionalizzazione Una proprietà è ciò che per essa intende il ricercatore ed è di conseguenza definita dal concetto che il ricercatore stesso usa per raffigurarla Ad essa segue una definizione concettuale e dunque una lessicale (definizioni convenzionali)

L’operazionalizzazione Nella ricerca “quantitativa”, una proprietà deve soddisfare due condizioni per poter essere contemplata nel progetto di ricerca: deve assumere stati diversi (almeno due) nell’insieme delle unità di rilevazione considerate deve poter essere trasformata in una variabile della ricerca attraverso una definizione operativa

L’operazionalizzazione Procedimento per la costruzione delle variabili (Lazarsfeld , 1958): Raffigurazione della proprietà considerata mediante un concetto Specificazione del concetto Scelta degli indicatori Costruzione di un indice

L’operazionalizzazione Iter logico-metodologico relativo alla costruzione di una variabile complessa (Lazarsfeld, 1958): 1) definizione lessicale della proprietà rappresentata dalla variabile, sulla base di riferimenti teorici esplicitati e motivati in relazione al particolare contesto empirico 2) analisi dimensionale della proprietà, ovvero la sua specificazione analitica

L’operazionalizzazione 3) scelta, per ciascuna dimensione, di una o più proprietà che siano indicatori di tale dimensione. Indicatore come una proprietà empiricamente rilevabile, ad un livello di generalità inferiore rispetto alla dimensione cui è riferito, che sia in rapporto di corrispondenza semantica (probabile) con la dimensione considerata (rapporto di indicazione)

L’operazionalizzazione 4) definizione operativa delle variabili scelte come indicatori e la costruzione di indici attraverso la combinazione delle informazioni fornite dai diversi indicatori. Indice come variabile sintetica che rappresenta la proprietà considerata.

Esempio: Gregarismo “Consideriamo come terzo fattore rilevante ai fini della descrizione della leadership d’opinione, la quantità dei contatti con altre persone o gregarismo” (p. 184) . Implicitamente: propensione a intrattenere rapporti interpersonali diretti con altre persone.

Gregarismo: la definizione operativa Due dimensioni del gregarismo, ciascuna con un indicatore empirico : Dimensione dei rapporti informali → numero amicizie; Dimensione dei rapporti formali → numero associazioni

Validità di un concetto “La validità di una categoria teorica è proporzionale a quanto il ricercatore esperto può imparare attraverso l’uso di questa categoria” (Brislin, Lonner, Thorndike, 1973, p. 166). Riferimento alla validità di un concetto in termini di utilità conoscitiva (Losito, 2009).

Validità di un concetto Se il concetto raffigura una determinata proprietà nel processo di costruzione della variabile, esso è tanto più utile, e quindi valido, quanto più è capace di suggerire una definizione operativa che risponda adeguatamente alle esigenze conoscitive del ricercatore Il riferimento è al rapporto tra concetto e definizione operativa.

Validità di una definizione operativa Il riferimento è ancora una volta alla validità in termini di efficacia conoscitiva Una definizione operativa è valida se traduce in operazioni adeguate di ricerca il concetto associato alla proprietà e non altri

Validità di una definizione operativa La validità di una definizione operativa riguarda l’iter concettuale e logico-metodologico con il quale essa è stabilita, e, pertanto, non richiede procedure di accertamento e di conferma esterne alla stessa definizione operativa

Validità di un indicatore empirico Validità ancora in termini di efficacia conoscitiva, come un requisito del rapporto di indicazione tra il concetto relativo alla proprietà indicata e il concetto relativo alla proprietà utilizzata come indicatore Rapporto di indicazione come rapporto di rappresentanza semantica (Losito, 2009): la validità di un indicatore dipende dalla corrispondenza tra il significato del concetto che lo rappresenta e il significato del concetto più generale associato alla proprietà originaria

Validità di un indicatore empirico “Se usiamo il concetto I come indicatore del concetto A, è perché riteniamo sufficientemente esteso il contenuto semantico tra I e A (la parte indicante). Tuttavia, è impossibile disfarci del contenuto semantico che I ha in comune con i concetti B,C,D (parte estranea) […]” (Marradi, 1980, p.36).

Validità di un indicatore empirico E’ necessario ricorrere per uno stesso concetto a più indicatori, e questo non solo per coprire la maggior parte dell’estensione semantica del concetto stesso, ma anche per: Contenere le distorsioni derivanti dalla parte estranea, sia pure ridotta, di ciascun indicatore considerato valido Valutare la congruenza interna dell’insieme degli indicatori e considerare la congruenza stessa come indizio della loro validità

(Validità di un indicatore, continuazione) Stante la natura del rapporto di indicazione, l’indicatore può essere considerato tanto più valido quanto più estesa è la sua parte indicante e, di conseguenza, quanto più ridotta è la sua parte estranea; la validità di un indicatore può essere stimata sulla base di procedure che forniscono indizi di validità, ma non può essere provata e misurata.

(Validità di un indicatore, continuazione) Concetto A Concetto B

(Validità di un indicatore, continuazione) La parte indicante del concetto B è quella in comune con il concetto A

Affidabilità di una definizione operativa Va riferita alla fedeltà dei dati che produce. Una definizione operativa è “affidabile se i suoi esiti consistono in dati fedeli, ovvero corrispondenti agli stati effettivi della proprietà considerata, così come si presentano da caso a caso” (Losito, 2009) .

Affidabilità di una definizione operativa La fedeltà di un dato non può essere dimostrata e tanto meno può essere misurata, non essendo disponibile l’elemento “oggettivo” con cui confrontare il dato stesso Si possono però ricercare degli indizi

Affidabilità di una definizione operativa Un buon indizio di affidabilità è un elevato grado di corrispondenza tra registrazioni diverse effettuate con la stessa definizione operativa sugli stessi casi

(Indizi di affidabilità di una definizione operativa, continuazione) La corrispondenza tra registrazioni diverse può essere di due tipi: a) corrispondenza tra registrazioni diverse effettuate in momenti diversi da uno stesso rilevatore con lo stesso strumento sugli stessi casi (test-retest); b) corrispondenza tra registrazioni diverse effettuate da più rilevatori con lo stesso strumento sugli stessi casi (test-test).

(Indizi di affidabilità di una definizione operativa, continuazione) Parliamo di intrasoggettività quando è elevata la corrispondenza del tipo a, e di intersoggettività quando è elevata la corrispondenza del tipo b. Intrasoggettività e intersoggettività sono indizi di affidabilità, a condizione che, nelle diverse rilevazioni, i casi considerati siano stabili e i rilevatori siano anch’essi affidabili.