Il contratto a tempo determinato nello schema di decreto JOBS ACT

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Transcript della presentazione:

Il contratto a tempo determinato nello schema di decreto JOBS ACT INDICE Definizione L’apposizione del termine è consentita: L’apposizione del termine non è consentita La durata La forma Le proroghe I rinnovi La continuazione del rapporto oltre la scadenza del termine Limiti numerici all’utilizzo del contratto a tempo determinato Eccezioni al divieto Sanzioni in caso di violazione dei limiti numerici Diritto di precedenza: fattiapecie Diritti di precedenza: a forma e le condizioni di esercizio Principio di non discriminazione Formazione Criteri di computo Termini e modalità per l’impugnazione Entità del risarcimento in caso di conversione in contratto a tempo indeterminato Esclusioni e discipline specifiche

Il contratto a tempo determinato Definizione: Il contratto di lavoro a tempo determinato è quello che consente l’apposizione di un termine finale di durata del contratto di lavoro subordinato Deve considerarsi un’eccezione al principio generale secondo il quale: “Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”. (art. 1 – Dlgs…)

Il contratto a tempo determinato L’apposizione del termine è consentita: In tutti i casi, nel rispetto di limiti massimi di durata e di forma, con esclusione delle ipotesi di divieto contenute all’art. 18.

Il contratto a tempo determinato L’apposizione del termine non è consentita: per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero; presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro a tempo determinato, salvo che il contratto sia concluso per provvedere alla sostituzione di lavoratori assenti, per assumere lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, o abbia una durata iniziale non superiore a tre mesi; presso unità produttive nelle quali sia operante una sospensione del lavoro o una riduzione dell'orario, in regime di cassa integrazione guadagni, che interessino lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato; da parte di datori di lavoro che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi ai sensi dell'articolo 28 e seguenti del decreto legislativo n. 81 del 2008, e successive modificazioni.

Il contratto a tempo determinato Durata: È consentita l'apposizione di un termine al contratto di lavoro subordinato, di durata non superiore a trentasei mesi (art. 17) I contratti di lavoro a tempo determinato che hanno ad oggetto in via esclusiva lo svolgimento di attività̀' di ricerca scientifica possono avere durata pari a quella del progetto di ricerca al quale si riferiscono. Il limite di 36 mesi non può essere superato neppure in caso di successione di contratti conclusi per lo svolgimento di mansioni equivalenti, indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro Ai fini del computo di tale periodo si tiene conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti tra i medesimi soggetti, nell’ambito di somministrazioni di lavoro a tempo determinato. La disciplina relativa alla durata non si applica alle attività stagionali individuate con apposito decreto del Ministero del lavoro e nelle ipotesi individuate dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più̀ rappresentative sul piano nazionale Fermo quanto disposto al comma 2, un ulteriore contratto a tempo determinato fra gli stessi soggetti, della durata massima di dodici mesi, può̀ essere stipulato presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio. La disciplina relativa alla durata può essere derogata da disposizioni di contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalla associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.

Il contratto a tempo determinato La forma: L’apposizione del termine deve risultare, direttamente o indirettamente, da atto scritto una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro cinque giorni lavorativi dall'inizio della prestazione. Fanno eccezione i rapporti di lavoro di durata non superiore a 5 giorni.

Il contratto a tempo determinato Le proroghe: Per proroga si intende la modifica consensuale, in senso estensivo, del termine finale inizialmente pattuito. Tale termine può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a trentasei mesi, e, comunque, per un massimo di cinque volte nell'arco di trentasei mesi a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla data della sesta proroga. Tale limite non si non si applica alle imprese start-up innovative di cui di cui all’articolo 25, c. 2 del D.L. n. 179/2012 per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società̀, ovvero per il più̀ limitato periodo previsto dal comma 3 dell’articolo 25 per le società̀ già̀ costituite.

Il contratto a tempo determinato I rinnovi Per rinnovo si intende la riassunzione del lavoratore a tempo determinato alla scadenza o nel periodo successivo ad essa. Qualora il lavoratore sia riassunto a tempo determinato entro dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato. Tale limite non si non si applica alle imprese start-up innovative di cui di cui all’articolo 25, c. 2 del D.L. n. 179/2012 per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società̀, ovvero per il più̀ limitato periodo previsto dal comma 3 dell’articolo 25 per le società̀ già̀ costituite.

Il contratto a tempo determinato La continuazione del rapporto oltre la scadenza del termine Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato ai sensi dell'articolo 19, comma 1, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al 20 per cento fino al decimo giorno successivo ed al 40 per cento per ciascun giorno ulteriore. Qualora il rapporto di lavoro continui oltre il trentesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il cinquantesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini. Rimangono salvi i limiti di durata massima previsti dall’art. 17-

Il contratto a tempo determinato Limiti numerici all’utilizzo del contratto a tempo determinato Regola generale: Non possono essere assunti lavoratori a tempo determinato in misura superiore al 20 per cento del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione, con un arrotondamento del decimale all’unità superiore se eguale o superiore a 0,5. In caso di inizio dell’attività nel corso dell’anno, il limite percentuale si computa sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento dell’assunzione. Per i datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato. La disciplina relativa alla durata può essere derogata da disposizioni di contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalla associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale.

Il contratto a tempo determinato Limiti numerici all’utilizzo del contratto a tempo determinato I limiti numerici di cui all’art. 21 non si applicano: nella fase di avvio di nuove attività̀, per i periodi definiti dai contratti collettivi nazionali di lavoro anche in misura non uniforme con riferimento ad aree geografiche e comparti merceologici; da imprese start-up innovative di cui all’articolo 25, comma 2, del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito con legge n. 221 del 2012, per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società̀, ovvero per il più limitato periodo previsto dal comma 3 del suddetto articolo 25 per le società̀ già̀ costituite; nelle attività̀ stagionali di cui all’articolo 19, comma 2; per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi; per sostituzione di lavoratori assenti; con lavoratori di età̀ superiore a 55 anni; contratti di lavoro a tempo determinato stipulati tra università̀ pubbliche o private, istituti pubblici di ricerca ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attività̀ di insegnamento, ricerca scientifica o tecnologica, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa.

Il contratto a tempo determinato Limiti numerici all’utilizzo del contratto a tempo determinato Sanzioni per la violazione dei limiti numerici E’ esclusa la trasformazione dei contratti eccedenti il numero massimo consentito in contratti a tempo indeterminato. Si applica una sanzione amministrativa pari a: al 20 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto di lavoro, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale non è superiore a uno; al 50 per cento della retribuzione, per ciascun mese o frazione di mese superiore a quindici giorni di durata del rapporto, se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite è superiore a uno.

Il contratto a tempo determinato Diritti di precedenza: ll lavoratore che abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi Ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dallo stesso datore di lavoro, per le stesse mansioni, entro i 12 mesi successivi Questa disciplina può essere derogata da disposizioni di contratti collettivi, anche aziendali, stipulati dalla associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale. La lavoratrice madre che abbia usufruito del congedo di maternità nell’esecuzione di un contratto a tempo determinato ha diritto sia alla precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, sia a quelle a tempo indeterminato effettuate dallo stesso datore di lavoro, per le stesse mansioni, entro i 12 mesi successivi. Ai fini del raggiungimento dei sei mesi previsti si computa il periodo di astensione per congedo di maternità. Il lavoratore assunto a tempo determinato per lo svolgimento di attività̀ stagionali ha diritto di precedenza, rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività̀ stagionali.

Il contratto a tempo determinato Diritti di precedenza. La forma e le condizioni per il suo esercizio: Il diritto di precedenza di cui ai commi precedenti deve essere espressamente richiamato nell'atto scritto di apposizione del termine. Per poter esercitare il diritto di precedenza, il lavoratore deve manifestare la propria volontà al datore di lavoro entro rispettivamente sei mesi (per chi abbia prestato attività a tempo determinato per più di sei mesi) e tre mesi (per lo svolgimento di attività stagionali) dalla data di cessazione del rapporto. Il diritto estingue trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Il contratto a tempo determinato Principio di non discriminazione Al lavoratore a tempo determinato spetta il trattamento economico e normativo in atto nell'impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, intendendosi per tali quelli inquadrati nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dalla contrattazione collettiva, ed in proporzione al periodo lavorativo prestato, sempre che non sia obiettivamente incompatibile con la natura del contratto a tempo determinato. Nel caso di inosservanza degli obblighi di cui al comma 1, il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa da 25,82 euro a 154,94 euro. Se l’inosservanza si riferisce a più̀ di cinque lavoratori, si applica la sanzione amministrativa da 154,94 euro a 1.032,91 euro

Il contratto a tempo determinato Formazione I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da associazioni sindacali comparativamente più̀ rappresentative sul piano nazionale possono prevedere modalità̀ e strumenti diretti ad agevolare l'accesso dei lavoratori a tempo determinato ad opportunità̀ di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilità occupazionale.

Il contratto a tempo determinato Criteri di computo Salvo che sia diversamente disposto, ai fini dell’applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, si tiene conto del numero medio mensile di lavoratori a tempo determinato, compresi i dirigenti, impiegati negli ultimi due anni, sulla base dell'effettiva durata dei loro rapporti di lavoro.

Il contratto a tempo determinato Termini e modalità per l'impugnazione L’impugnazione del contratto a tempo determinato deve avvenire, entro centoventi giorni dalla cessazione del singolo contratto. “ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento”. (L. n. 604/1966, art, 6, comma 2). “con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale” (L. n. 604/1966, art, 6, comma 1).

Il contratto a tempo determinato Entità del risarcimento in caso di conversione in contratto a tempo indeterminato Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato ai sensi della specifica normativa, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno. Il giudice stabilisce una indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità̀ dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge n. 604 del 1966. Tale indennità̀ ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive relative al periodo compreso tra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro. In presenza di contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più̀ rappresentative sul piano nazionale, che prevedano l’assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già̀ occupati con contratto a termine nell’ambito di specifiche graduatorie, il limite massimo è ridotto alla metà.

Il contratto a tempo determinato Esclusioni e discipline specifiche Sono esclusi dal campo di applicazione della disciplina: i rapporti instaurati ai sensi dell’articolo 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991; i rapporti tra datori di lavoro dell’agricoltura e gli operai a tempo determinato Dlgs n. 375/1993, art. 12, c.2 i richiami in servizio del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; i contratti di lavoro a tempo determinato con i dirigenti, che non possono avere una durata superiore a cinque anni, con diritto di libero recesso del dirigente una volta trascorso un triennio; i rapporti per l’esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, nel settore del turismo e dei pubblici esercizi, nei casi individuati dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, fermo l’obbligo di comunicare l’instaurazione del rapporto di lavoro entro il giorno antecedente; i contratti a tempo determinato stipulati con il personale docente ed ATA per il conferimento delle supplenze e con il personale sanitario, anche dirigente, del Servizio sanitario nazionale. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. (Testo Unico sul Pubblico Impiego)

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