I Prodotti Tipici della Campania. ‘‘A Muntagna è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso al mondo, il simbolo della città. Gli antichi.

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I Prodotti Tipici della Campania

‘‘A Muntagna è il nome con cui i napoletani chiamano il vulcano più famoso al mondo, il simbolo della città. Gli antichi avevano dimenticato che si trattava di un vulcano ed era noto solo per i vini eccellenti e per la folta vegetazione che ricopriva la sommità. Ma divenne improvvisamente celebre con l’eruzione del 79 d.C. Intere città, tra le quali Pompei ed Ercolano, vennero distrutte. Nel 1991 è stata decretata l’istituzione del Parco Nazionale del Vesuvio, dichiarato dall’UNESCO «riserva mondiale della biosfera»: comprende tutta l’area del Vulcano, il grande sistema archeologico di Pompei, Ercolano, Oplontis e il Miglio d’oro.

Le vie d’accesso più comode partono da Ercolano, Ottaviano e Somma Vesuviana, lungo le quali è possibile ammirare l’agricoltura vesuviana, che grazie al suolo lavico ricco di minerali, l’ottimo drenaggio e al clima mediterraneo, è unica per varietà di produzioni e per originalità di sapori.

Le albicocche; Le ciliegie Pomodorini del piennolo Alle falde del vulcano sono coltivate: L’uva Falanghina del vesuvio; La coda di volpe (caprettone) Piedirosso del Vesuvio, Dalle quali si ricava il famoso lacrima cristi, un vino dall’odore gradevole e dal sapore secco e aromatico.

Il pomodoro è una pianta della famiglia delle Solanaceae originaria dell’America meridionale, da cui fu importata in Europa verso la metà del ‘500. Il suo impiego nell’alimentazione umana risale, in Italia, solo al ‘700: infatti per secoli fu coltivato come pianta ornamentale perché considerato velenoso. Oggi è tra gli ortaggi più coltivati e consumati in Italia.

I frutti sono bacche carnose di colore verde, quando sono acerbe e rosse quando giungono a maturazione. Il colore rosso è dovuto all’accumulo di licopene, un pigmento dotato di una spiccata capacità antiossidante. È un ortaggio molto versatile che si può consumare crudo, cotto e come base per numerose salse e sughi.

Nella nostra penisola, attualmente, se ne contano circa 320 varietà: tra i più famosi certamente emergono il pachino, il San Marzano dell’Agro Sarnese– Nocerino, il pomodorino del ‘piennolo ‘ del Vesuvio e tanti altri.

Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in ‘pelato’. La presenza di una serie di fattori concomitanti quali: il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni, ha contribuito al suo successo nel mondo.

Nel 1996 ha avuto dall’U.E. il riconoscimento come DOP. La denominazione di origine protetta designa esclusivamente il prodotto ‘pelato’ e la tipologia ‘pelato a filetti’. La tecnica colturale del prodotto fresco prevede l’allevamento di tipo verticale delle piante con l’uso di sostegno, rispettando così la tradizione secolare.

Delizia dei buongustai, profumo delle domeniche e delle feste comandate, scandite dal rosso sugo che copriva il bianco della pasta di Gragnano e di Torre Annunziata. Il pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese- Nocerino DOP si coltiva nell’agro Nocerino-Sarnese in provincia di Salerno, nell’Acerrano-Nolano e nell’area Pompeiana-Stabiese in provincia di Napoli e nel Montorese in provincia di Avellino.

Il pomodorino del ‘piennolo ‘ del Vesuvio, tradizionalmente coltivati sulle pendici del Vesuvio, è di forma ovale o leggermente pruniforme, con apice appuntito e buccia spessa.

Le operazioni di produzione e conservazione deve avvenire nell’ambito della zona di produzione. Per la conservazione dei pomodorini al ‘piennolo ‘ devono essere rispettate le seguenti condizioni: I grappoli o schiocche una volta raccolti, vengono sistemati su un filo di fibra vegetale legato a cerchio, così da comporre un unico grande ‘piennolo ’, del peso, a termine della conservazione, deve essere compreso tra 1-5 kg. I ‘piennoli’, così ottenuti vanno tenuti sospesi da terra mediante ganci o su idonei supporti in luogo asciutto e ventilato.

La peculiarità del territorio dove il pomodorino è coltivato si riscontra nell’origine vulcanica dei suoli, che si sono formati sulle lave e sugli strati di cenere e lapilli e sono contraddistinti da una elevata fertilità, con un alto contenuto di macro e micro elementi assimilabili.

L’alta concentrazione di zuccheri, acidi ed altri solidi solubili lo rendono un prodotto di lunga conservazione, durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni. Ricco di elementi che lo rendono benefico anche dal punto di vista salutistico.

Nel pomodoro troviamo Il 94% di acqua, che lo rende un ottimo dissetante soprattutto durante la stagione estiva; Le proteine non superano l’1%; È povero di grassi: 0,2%, Vi si trova il 2,8% di carboidrati, in particolare glucosio e fruttosio, che lo rendono un apportatore di energia immediato.

Nella parte acquosa del frutto sono disciolti i sali minerali quali: il potassio, che regola la funzionalità nervosa e il bilancio idrico; Il fosforo e il calcio importanti per la salute delle ossa; Il ferro che contrasta l’anemia e combatte i segni dell’invecchiamento cutaneo insieme allo zinco e al selenio; È ricco di vitamina C (basta pensare che un solo pomodoro di medie dimensioni e matura copre il 40% del fabbisogno giornaliero di tale vitamina. È ricco di licopene e carotenoidi che hanno una potente azione antiossidante.