I poteri del princeps La titolatura imperiale, quale ci è attestata dalle monete e dalle iscrizioni, rivela, anche nel suo evolversi, quali siano i poteri.

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Transcript della presentazione:

I poteri del princeps La titolatura imperiale, quale ci è attestata dalle monete e dalle iscrizioni, rivela, anche nel suo evolversi, quali siano i poteri del principe. Con Augusto il sistema costituzionale romano si trasforma e molti poteri che in età repubblicana erano distribuiti tra diversi magistrati, il senato e il popolo s'incentrano nelle mani del sovrano. Nessuna organica riflessione teorica accompagnò l'affermarsi del potere imperiale, ma si ebbero continue trasformazioni con un'aderenza pragmatica all'evoluzione della realtà tutta romana . Nella storiografia si legge in merito solo un'importante pagina di Cassio Dione, che però scrive in età severiana (LII, 1-41): nel mettere in scena un dibattito tra Ottaviano e i suoi più fidati amici, Agrippa e Mecenate, sulla forma di governo da adottare alla fine delle guerre civili, pone a confronto le due possibili costituzioni, la monarchica, sostenuta da Mecenate, e la democratica, sostenuta da Agrippa. Dione pone in risalto la cesura che venne a stabilirsi nella gestione del potere, affermando che tutto il potere del senato e del popolo passò nelle mani di Augusto.

I lunghi anni di guerre civili avevano decimato l'aristocrazia e anche le masse popolari, spesso cacciate dalle loro terre distribuite ai veterani avevano profondamente sofferto. La vittoria nelle acque di Azio nel 31 a.C. aveva finalmente posto fine a quegli anni drammatici. La lunga vita di Augusto gli consentì di trasformare la gestione del potere senza che si avvertisse un cambiamento drammatico: egli volle essere inteso piuttosto come un restitutor rei publicae , come colui che aveva ripristinato la repubblica e che ne garantiva la sicurezza, proclamando sempre la propria lealtà repubblicana e il rispetto per le assemblee popolari, il senato, le magistrature. Nel contempo, invece, le privava di ogni vero potere. Perciò non assunse mai la dittatura, ma dal 31 al 23 rivestì continuamente il consolato e si fece attribuire il titolo di imperator, titolo che entrò poi nell'onomastica imperiale come praenomen. Svolta definitiva si ebbe il 13 gennaio del 27 a.C., quando Ottaviano andò in senato e dichiarò che, vendicato suo padre e ristabilita la pace, rimetteva tutto il suo potere nelle mani del senato e del popolo. Il senato per tutta risposta gli attribuì onori eccezionali e l'appellativo di Augustus. Da quel momento, come scrive nelle sue Res gestae, 34,3, auctoritate omnibus praestiti (= fui superiore a tutti per auctoritas), ma non ricevette più potestas degli altri magistrati.

L'idea di auctoritas, nozione che appartiene alla storia repubblicana, si collega con il titolo di Augustus, poiché entrambi derivano da augeo = accresco. Suetonio ricorda nella Vita di Augusto (Aug. 7,2) la laboriosa ricerca di un titolo adeguato, che connettesse Ottaviano a Romolo, fondatore di Roma, ma escludendo l'odiato titolo di rex: il nuovo titolo Augustus era ideologicamente più ampio e beneaugurante. Per i Greci il titolo fu Sebastòs, che sottolineava anche la venerabilità della persona. L'auctoritas conferiva ad Augusto una dignità superiore a quella di tutti gli altri magistrati, quando egli rivestiva le cariche magistratuali in collegialità con essi. Le denominazioni delle magistrature non mutarono, ma le virtù e le capacità che gli erano riconosciute fecero sì che egli si ponesse in una sfera superiore, consacrata religiosamente: il suo prestigio personale era fondato sulla forza delle armi che avevano sconfitto i suoi antagonisti, Antonio soprattutto, ma era anche garantito dal favore della divinità. Nel 23 a.C. Augusto rinunciò ufficialmente al consolato, ma, come afferma Cassio Dione, il senato

gli concesse il tribunato a vita , e, anche se non era console, il diritto di presentare proposte di legge su qualunque argomento in qualunque momento in qualsivoglia seduta del senato. e di avere il potere proconsolare a vita, da non deporre fuori dal pomerio, né da riprendere poi di nuovo, e di avere nei territori assoggettati un potere superiore a quello dei magistrati del luogo (imperium maius et infinitum) Dunque il princeps aveva un potere proconsolare a vita senza limiti geografici e temporali, poteva aumentare o diminuire il numero delle legioni, distribuirle nelle varie aree, assumere ogni provvedimento in ambito finanziario

La concessione della tribunicia potestas, con cadenza annuale, e che dai suoi successori venne assunta a partire dal primo anno di regno, conferiva la sacrosanctitas, l'intercessio e il ius auxilii. La prima consentiva al sovrano di mettere a morte senza processo chiunque gli avesse fatto violenza; la seconda di opporsi ad ogni decisione del senato o dei magistrati; il terzo, applicabile non solo entro l'urbe, ma in tutto l'impero, di proteggere ogni cittadino a sua discrezione A tali poteri se ne aggiunsero altri, come quello di emanare editti, come il pretore, di curare l'annona come gli edili e così via. Dal 12 a.C., alla morte di Lepido, Augusto divenne anche pontifex maximus. Il titolo di pater patriae gli venne conferito per ultimo, nel 2 a.C., ma fu quello più ambito da Augusto.