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DA GESU’ ALLA CHIESA. Se forse è possibile avere una generica fede in Dio anche senza religione, è invece più difficile dirsi cristiani senza cristianesimo.

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Presentazione sul tema: "DA GESU’ ALLA CHIESA. Se forse è possibile avere una generica fede in Dio anche senza religione, è invece più difficile dirsi cristiani senza cristianesimo."— Transcript della presentazione:

1 DA GESU’ ALLA CHIESA

2 Se forse è possibile avere una generica fede in Dio anche senza religione, è invece più difficile dirsi cristiani senza cristianesimo e quindi senza Chiesa. Dirsi cristiani significa dare un volto a Dio e precisamente il volto manifestato da Gesù Cristo. Questi non ha mai inteso la sua missione come un fatto solitario, ma ha scelto tra coloro che lo seguivano dodici apostoli formando, così, una comunità. A loro Gesù ha affidato il compito di continuare la sua missione nella storia.

3 La parola “Chiesa” deriva dal greco “ecclesia” e significa assemblea. Con questa parola possiamo indicare molteplici aspetti della stessa realtà: - la comunità di tutti i credenti, cioè di coloro che vivono, annunciano e testimoniano la fede in Gesù (Chiesa universale); - la comunità di credenti appartenenti a un territorio delimitato (Chiesa locale); - il luogo di culto dove i cristiani celebrano l’eucaristia (edificio sacro).

4 Gesù ha preparato la Chiesa durante tutta la sua vita, attraverso il suo insegnamento, la comunione con le persone che lo seguivano e la chiamata, la costituzione e l’invio missionario dei dodici apostoli (dodici come un tempo le tribù d’Israele).

5 Il primato di Pietro A Pietro, il cui nome ebraico era Simone, Gesù affida la guida della Chiesa: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…” (Mt 16, 18-19). Profondamente innamorato della persona e dell’insegnamento di Gesù, Pietro si trovò debole di fronte al mistero della passione di Cristo e lo rinnegò per tre volte. Sinceramente pentito, nella Pentecoste fu il primo a prendere la parola per annunciare Cristo morto e risorto per la salvezza di tutti.

6 A Roma Pietro divenne la prima guida della comunità cristiana, e lì vi rimase fino al 67 d. C., quando subì il martirio sul colle Vaticano.

7 Nascita della Chiesa L’inizio della Chiesa voluta da Cristo viene fatto coincidere con la grande effusione dello Spirito Santo verificatasi quando a Gerusalemme si celebrava la festa ebraica della Pentecoste (cinquanta giorni dopo la Pasqua): gli apostoli, paurosi e titubanti dopo la morte di Gesù, furono trasformati dallo Spirito Santo in uomini coraggiosi e fermi nella fede.

8 La prima comunità cristiana La Chiesa, per essere autentica, non deve mai dimenticare le proprie origini e le motivazioni profonde del proprio essere ed esistere: ecco perché è sempre necessario che confronti le proprie scelte e il proprio stile di vita con il Vangelo e con la vita della primitiva comunità cristiana.

9 La formazione della Chiesa Possiamo suddividere la prima fase della formazione della Chiesa in tre tappe: 1)la prima che va dal 30 al 125, in cui si costituirono le prime comunità cristiane; 2) la seconda che va dal 125 al 250, in cui il cristianesimo si diffuse nelle varie zone dell’impero romano e i cristiani diventarono sempre più numerosi; 3) la terza nel III secolo, in cui si sentì l’esigenza di cercare un modo comune di esprimere e celebrare la fede.

10 Gli Atti degli Apostoli Il principale documento di cui disponiamo per conoscere i primi decenni della Chiesa è costituito dagli Atti degli Apostoli. Esso è il primo libro del Nuovo Testamento che segue i Vangeli. Il testo è attribuito a Luca, l’autore del Vangelo che porta il suo nome. Se il Vangelo presenta il tempo di Gesù, gli Atti presentano il tempo della comunità di coloro che hanno creduto in Lui e continuato la sua opera nella storia.

11 Luca racconta gli avvenimenti dei primi trent’anni delle comunità cristiane: la loro nascita, la rapida diffusione a Gerusalemme, nella Palestina, tra gli Ebrei e nella cultura pagana, fino a Roma. I due protagonisti principali sono Pietro nella prima parte e Paolo nella seconda.

12 La comunità di Gerusalemme La comunità delle origini viene descritta come sorretta da quattro pilastri spirituali: 1)l’insegnamento degli apostoli; 2) la condivisione fraterna dei beni; 3)la “frazione del pane”; 4) la preghiera.

13 I primi cristiani, pur continuando a essere fedeli alle pratiche religiose del popolo ebraico, cominciarono gradualmente a sentirsi una comunità differenziata da quella ebraica e si orientarono verso uno stile di vita nuovo, modello per la Chiesa di ogni tempo.

14 I segni che esprimono l’ingresso nella comunità delle origini sono: - il battesimo “nel nome di Gesù”; - il dono dello Spirito Santo.

15 Tra le caratteristiche fondamentali della prima comunità segnaliamo: - la pratica dell’agàpe fraterna (un amore che vuole il bene altrui); - la preghiera sia individuale sia comunitaria: un porsi in relazione con Dio con amore riconoscente e fiducioso, per lodarlo, ringraziarlo e domandare aiuto e perdono.

16 L’organizzazione della comunità All’inizio furono gli Apostoli a presiedere e ad amministrare direttamente la Chiesa di Gerusalemme (che divenne punto di riferimento di tutte le Chiese fondate dai Dodici). I loro compiti prioritari furono: - la predicazione; - l’organizzazione delle prime comunità cristiane.

17 Poiché la presenza dell’apostolo era temporanea (in quanto l’attività di predicazione lo portava a spostarsi in altri luoghi), egli nominava o faceva eleggere un consiglio di anziani o presbiteri, che dovevano guidare la comunità in sua assenza. Tale consiglio era presieduto da un presidente, il vescovo, a cui veniva affidata la direzione della Chiesa.

18 Visto anche il crescente numero di coloro che si facevano battezzare, gli Apostoli associarono al loro servizio sette uomini di “buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza”, chiamati diaconi. Essi ebbero il compito di: - seguire l’organizzazione materiale della comunità; - seguire l’assistenza ai bisognosi; - collaborare nella predicazione della Parola di Dio.

19 Tra i diaconi, gli Atti degli Apostoli narrano le vicende di Stefano, un cristiano coraggioso che testimoniò con la vita la sua fedeltà al Vangelo. Egli non ebbe paura, dinnanzi alla comunità giudaica, di narrare la storia della salvezza da Abramo fino a Gesù, di dichiarare la provvisorietà dell’antica alleanza e di affermare il compimento del progetto di Dio in Gesù. Tale discorso fu ritenuto una bestemmia e per questo fu lapidato. Stefano è il primo martire della storia della Chiesa.

20 La comunità reale La prima comunità era minacciata dall’ipocrisia: quella di alcuni cristiani che si erano convertiti solo formalmente e che volevano apparire solidali, senza esserlo autenticamente. A titolo d’esempio ricordiamo l’episodio di Simon Mago.

21 Simon Mago, convertito e battezzato quando gli apostoli Pietro e Giovanni giunsero a Roma da Gerusalemme per conferire lo Spirito Santo, chiese di poter acquisire lo stesso potere, offrendo loro denaro (dal suo nome deriva il termine simonia, che indica il commercio di beni spirituali).

22 L’apertura al mondo pagano Per entrare a far parte della comunità cristiana erano sufficienti la fede in Gesù Cristo e il battesimo. Questo segnale d’apertura al mondo pagano creò varie situazioni di conflitto all’interno della comunità, poiché i cristiani di origine giudaica erano inclini a preservare le loro radici ebraiche e mal tolleravano la presenza di coloro che non rispettavano le norme di purità.

23 Il primo Concilio della Chiesa, tenutosi a Gerusalemme nel d.C., si occupò dell’opportunità di imporre ai neoconvertiti la pratica della circoncisione, che, secondo la Legge di Mosè, era indispensabile per la salvezza. La questione verteva insomma sull’abbandono dell’osservanza della Legge. Le decisioni prese durante il Concilio orientarono la Chiesa verso una dimensione di comunità universale aperta a tutti gli uomini: chi si convertiva era libero dall’osservanza della circoncisione; venne precisato come fosse soltanto la fede a rendere puri sia i cristiani provenienti dal paganesimo sia quelli provenienti dal giudaismo.

24 L’incontro con l’Impero romano Con la diffusione del cristianesimo nel bacino del Mediterraneo sempre più frequenti furono i contatti con il mondo romano. Durante i primi due secoli, salvo alcune eccezioni, l’Impero si dimostrò tollerante nei confronti dei cristiani, in quanto non li considerava un pericolo politico. Da parte loro, i cristiani si sforzavano di essere buoni cittadini.

25 Le persecuzioni Sotto il segno di Nerone, nel 63, appaiono i primi provvedimenti contro i cristiani. Egli accusò i cristiani dell’incendio di Roma del 64 per distogliere l’attenzione su di sé. Il mondo pagano faceva fatica a comprendere la novità del cristianesimo, a volte lo definiva sbrigativamente come un gruppo dissidente all’interno dell’ebraismo.

26 I cristiani venivano accusati: - di odiare gli uomini perché formavano un gruppo sociale a se stante, in quanto non partecipavano ai riti e sacrifici religiosi rivolti agli dèi e si rifiutavano di partecipare ai giochi sanguinari del circo; - di essere nemici dello Stato perché negavano la divinità dell’imperatore e si rifiutavano di offrirgli i sacrifici prescritti dalla legge; perché si rifiutavano di prestare servizio militare e perché detestavano la schiavitù, in nome dell’uguaglianza e dell’amore fraterno;

27 - di essere causa di calamità (carestie, epidemie, terremoti, …) in quanto con i loro riti attiravano la maledizione degli dèi. Tra le più aspre persecuzioni ricordiamo quelle di: - Domiziano (verso il 90); - Decio ( ); - Diocleziano (303).

28 Durante le persecuzioni i cristiani si sono contraddistinti come: - martiri: coloro che per la loro fedeltà a Cristo sono incorsi in pene e torture, fino alla pena capitale. Il termine “martire” deriva dal greco e significa “testimone”; - lapsi: coloro che, durante le persecuzioni, non riuscirono a sopportare le torture e le privazioni, abiurando e sacrificando agli dèi.

29 I lapsi (i “caduti”), finite le persecuzioni, chiesero di rientrare nella Chiesa, suscitando reazioni favorevoli e contrarie in coloro che erano rimasti fedeli in Cristo fino alla fine.

30 L’apologetica cristiana Messi sotto accusa, i cristiani cominciarono a reagire e a replicare all’opinione pubblica a pagana, alle autorità governative e agli intellettuali pagani. Nacque così una letteratura difensiva, detta apologetica. Il contenuto era vario: - polemica contro i denigratori; - critica al paganesimo; - descrizione del modo di vivere cristiano; - esposizione articolata della fede cristiana.

31 La fine delle persecuzioni Il cristianesimo, grazie all’ Editto di Milano (313 d.C.) dell’ imperatore Costantino, ottenne libertà di culto e di riunione nell’ Impero romano. Con Teodosio, nel 380, il cristianesimo divenne la religione dell’ Impero: i valori cristiani (solidarietà, pace, cura dei poveri, famiglia, dignità della persona umana, uguaglianza fra gli uomini) s’ innestarono nella cultura e negli usi e costumi dell’Impero, modificandoli profondamente. La Chiesa conobbe, quindi, una nuova stagione missionaria.

32 La struttura territoriale Visto il numero crescente di cristiani, la Chiesa fu obbligata a darsi una struttura più rigida e organizzata sul modello della struttura amministrativa dell’Impero romano. Nacquero così le diocesi (con a capo un vescovo), a loro volta suddivise in unità territoriali più piccole chiamate parrocchie (con a capo un presbitero).

33 In ogni provincia dell’Impero, il vescovo della città capoluogo ebbe funzioni di sorveglianza e di controllo su quelli delle città minori, diventando metropolita della sua provincia. In Oriente si chiamerà patriarca il vescovo delle Chiese madri di Alessandria d’Egitto, di Antiochia, di Gerusalemme e di Costantinopoli; in Occidente, a partire dal V secolo, il vescovo di Roma sarà chiamato papa e la Chiesa di Roma acquisirà sempre più un primato rispetto alle altre.

34 I primi Concili Man mano che il cristianesimo si diffondeva ed entrava in contatto con popoli e culture diverse subentrava una certa confusione sul modo di vivere e di esprimere la fede. Gesù veniva interpretato in modi molto diversi: c’era chi accentuava l’aspetto umano e chi quello divino. Infine non si riusciva a capire come Dio potesse essere uno ma allo stesso tempo Padre, Figlio e Spirito Santo. Si sentì, così, la necessità di convocare dei Concili ecumenici per definire le verità o dogmi principali della fede.

35 I diversi modi di intendere la persona di Gesù e la sua natura comportarono alcuni travisamenti e interpretazioni scorrette, dette eresie, che volevano imporsi in contrasto con la tradizione della Chiesa ritenuta “giusta” (l’ortodossia). Nel IV secolo l’eresia che si diffuse maggiormente e che si rivelò più pericolosa fu l’arianesimo, predicata da Ario e dai suoi seguaci, che negava la divinità di Gesù e l’uguaglianza della sua natura con quella del Padre.

36 La questione ariana venne dibattuta nel I Concilio di Nicea (325), convocato dall’imperatore Costantino, in cui l’arianesimo venne condannato e la Chiesa venne autorizzata a espellere gli eretici.

37 Le altre principali eresie dei primi secoli cristiani riguardano la Trinità e Maria. A tal proposito ricordiamo: - I Concilio di Costantinopoli (381): suo tema principale fu la Divinità dello Spirito Santo. - Concilio di Efeso (431): suo tema principale fu la Divina maternità di Maria. - Concilio di Calcedonia (451): suoi temi principali furono le due nature nell’unica persona del Cristo ed il primato del vescovo di Roma.

38 Il simbolo della fede Fu nel Concilio di Nicea (325) e in quello di Costantinopoli (381) che si arrivò a formulare il Simbolo (= sintesi) della fede o Credo. Tale credo fu perfezionato nei secoli successivi mediante altri concili ed assunse la formulazione definitiva che ancora oggi i cristiani cattolici recitano, tutte le domeniche, durante la Messa. Il Credo è il segno di riconoscimento del cristiano: con la sua recita i credenti affermano la loro fede.


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