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La gestione del rischio infettivologico nella scuola con discussione di casi. Condivisione di una procedura di gestione Dott.ssa Giuseppina Napoletano.

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Presentazione sul tema: "La gestione del rischio infettivologico nella scuola con discussione di casi. Condivisione di una procedura di gestione Dott.ssa Giuseppina Napoletano."— Transcript della presentazione:

1 La gestione del rischio infettivologico nella scuola con discussione di casi. Condivisione di una procedura di gestione Dott.ssa Giuseppina Napoletano AZIENDA ULSS 20 DI VERONA Dipartimento di Prevenzione Venerdì 12 dicembre 2014

2 Mononucleosi La Mononucleosi è una malattia infettiva causata dal virus di Epstein-Barr (EBV) che infetta i linfociti B i quali rispondono con una abnorme proliferazione. La malattia si manifesta con febbre, faringite, ingrossamento della milza, dei linfonodi e del fegato. In alcuni casi può essere presente un’eruzione cutanea (esantema). Circa il 50% degli infetti sviluppa la malattia, i restanti casi sono per lo più asintomatici, specie se lattanti e bambini.

3 Mononucleosi Trasmissione:per via aerea attraverso la saliva. I bambini piccoli possono essere infettati dalla saliva presente sulle mani di chi li accudisce e sui giocattoli. Il bacio può facilitare la diffusione del virus tra i giovani adulti. Incubazione: molto variabile, generalmente 4-6 settimane. Contagiosità: il periodo di contagiosità non è ben definito, ma prolungato. Il virus può essere eliminato per molto tempo, anche un anno o più dall’inizio della infezione. Rischio di diffusione nella scuola: molto basso.

4 Mononucleosi Provvedimenti nei confronti del malato: allontanamento dalla scuola dei casi sintomatici fino a guarigione clinica. Provvedimenti nei confronti dei conviventi e dei contatti: nessun provvedimento particolare. Misure preventive: Usare misure igieniche per evitare la contaminazione salivare dagli individui infetti, incluso il lavaggio delle mani; evitare di bere liquidi da un contenitore comune in modo da minimizzare il contatto con la saliva.

5 Pediculosi

6 Effettuare un’accurata ispezione del cuoio capelluto, meglio con una lente di ingrandimento, e in ambiente ben illuminato per rimuovere manualmente pidocchi e lendini. Trattare i capelli con il prodotto specifico, lasciarlo agire per il tempo indicato e risciacquare con aceto (100 gr. in un litro di acqua calda). Dopo il trattamento con acqua e aceto, ispezionare nuovamente il capo e sfilare con pazienza tutte le lendini rimaste, servendosi di un pettine a denti molto stretti, partendo dalla radice dei capelli. Ripetere il trattamento a distanza di 7-10 giorni (il tempo necessario affinché le uova si schiudano). Disinfestare le lenzuola e gli abiti, che vanno lavati in acqua calda o a secco, eventualmente lasciarli all’aria aperta per 48 ore (i pidocchi non sopravvivono a lungo lontano dal cuoio capelluto). Lasciare all’aria aperta anche pupazzi o peluches venuti a contatto con la persona infestata. Lavare e disinfestare accuratamente spazzole e pettini. Nel caso di infestazione delle ciglia, i parassiti e le uova vanno rimossi con l’aiuto di pinzette, previa applicazione di vaselina.

7 Pediculosi: prodotti Principio attivo Nome commerciale Concentrazione principio attivo PERMETRINANIX crema fluida1% MALATHION AFTIR gel antiparassitario 0.5% DIMETICONE Dimeticone 4% lozione galenica 4%

8 Ebola: epidemia in Africa Occidentale Da dicembre 2013 è iniziato un focolaio di malattia da virus Ebola in Africa occidentale, il primo focolaio mai visto in questa zona. I paesi colpiti in cui c’è elevato rischio di trasmissione sono Guinea, Sierra Leone e Liberia. Report OMS del 10 dicembre si contano casi confermati, probabili e sospetti e circa 6388 decessi (conteggio sottostimato) L’ 8 agosto 2014, l’OMS dichiara che l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale è una Emergenza di Sanità Pubblica a rilevanza Internazionale. Numerose difficoltà nel controllare l’epidemia, si stima saranno necessari molti mesi prima di poter contenere la diffusione.

9 Distribuzione dei casi di EVD per settimana riportati in Guinea, Sierra Leone e Liberia

10 Modalità di trasmissione Ebola Virus Periodo di incubazione: è in media di 8-10 giorni (range di 2-21 giorni) Al momento non è possibile identificate i pazienti infetti durante il periodo di incubazione, neanche con i test molecolari. Durante questo periodo le persone non sono considerate a rischio di trasmettere l’infezione. Il paziente diventa contagioso tramite secrezioni quando comincia a manifestare sintomi, quindi con la fase febbrile, e si mantiene contagioso fino a quando il virus è rilevabile nel sangue. La contagiosità della malattia aumenta con gli stadi della malattia ed è più elevata durante le fasi tardive quando il paziente vomita, ha diarrea o presenta emorragie. Infatti, è noto che la quantità di virus escreto aumenta in proporzione con l’aumento della temperatura, quindi in condizioni di febbre al di sotto dei 38,6 °C la trasmissione probabilmente non è efficace.

11 Modalità di trasmissione di MVE CONTATTO DIRETTO con i fluidi corporei infetti, in particolare sangue infetto, feci e vomito È stato rilevato anche nel latte materno, urina e sperma (in quest’ultimo fino a 90 giorni). Anche saliva, incluse le secrezioni salivari (droplets), e lacrime possono portare qualche rischio di trasmissione (in pazienti in fase avanzata della malattia). Il virus vivo non è mai stato isolato dal sudore.

12 Modalità di trasmissione di MVE CONTATTO INDIRETTO, dal contatto con superfici e oggetti precedentemente contaminati Il rischio di trasmissione attraverso queste superfici è minore e può essere ridotto ulteriormente con adeguate procedure di pulizia e disinfezione. Il virus Ebola può sopravvivere in materiale liquido per molti giorni e sopravvive solo per breve tempo su superfici esposte alla luce solare o secche. Può essere inattivato da: ipoclorito di sodio (comune varecchina), comuni disinfettanti, radiazioni UV, radiazioni gamma ed ebollizione per cinque minuti. Il lavaggio in lavatrice per 60 minuti a 60°C di indumenti contaminati è sufficiente a distruggere il virus Ebola. Congelamento o refrigerazione non inattivano il virus

13 Tre possibili scenari: -Un paziente colpito dall’infezione da Ebolavirus in paese epidemico, evacuato in Europa per motivi sanitari. Questo scenario dovrebbe costituisce un rischio relativamente basso di diffusione in quanto si tratta di situazione pianificata. Tuttavia il rischio non può essere azzerato e, ogni volta che sono coinvolti esseri umani, possono verificarsi casi in cui gli eventi sfortunati possono portare ad infezione di un contatto (es. Spagna) -Paziente sintomatico che si imbarca su un volo commerciale, forse per cercare cure mediche in Europa. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha raccomandato per questo, screening in uscita nei paesi colpiti. Con questa precauzione il rischio di esportazione può essere minimizzato. Lo screening supplementare al punto di entrata può integrare lo screening in uscita, in quanto può rilevare i pochi casi sintomatici sfuggiti al controllo in uscita o diventati sintomatici durante il volo. -Persona che viaggia mentre sta incubando la malattia e sviluppa i sintomi dopo essere entrato nel Paese Ebola: Possibile rischio di diffusione in Europa

14 Tasso di riproduzione basale di MVE Malattia infettivaR° Malaria70-80 Filariasi5-53 Morbillo12-18 Pertosse12-17 Varicella10-11 Influenza7-8 Polio5-7 Rosolia5-6 Difterite5-6 Parotite4-6 HIV/AIDS2-5 SARS2–5 Ebola1.5-2 The CDC and the World Health Organization

15 Procedure di ammissione

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17 Allontanamento

18 Allontanamento… quando? Il bambino con Pediculosi può essere riammesso in comunità il giorno dopo l’avvio di idoneo trattamento disinfestante, autodichiarato dal genitore.

19 Allontanamento

20 Riammissione Qualunque assenza per malattia della durata superiore a cinque giorni consecutivi, con rientro quindi dal settimo giorno in poi (compresi sabato, domenica, festivi) necessita di certificato medico che attesti l’idoneità alla frequenza scolastica (D.P.R , n. 1518, art. 42 e dpr 314/90 art. 19); ciò significa che per 5 giorni di assenza non è richiesto il certificato, mentre per 6 giorni di assenza è richiesto il certificato. Le assenze per motivi non di salute non richiedono il certificato di riammissione, purché la famiglia abbia informato, precedentemente, il personale della scuola.

21 Riammissione I bambini che sono stati allontanati dall’asilo nido o dalla scuola per sospetta malattia, se assenti fino a 5 giorni, sono riammessi su autodichiarazione del genitore che attesti di essersi attenuto alle indicazioni del curante per il rientro in collettività. In caso di allontanamento per febbre il bambino deve essere tenuto in osservazione per almeno 24 ore prima del rientro. In linea generale per la riammissione alla frequenza delle comunità della prima infanzia non è sufficiente l’assenza di sintomi di malattia, bensì è necessario che il bambino si sia ristabilito al punto da poter partecipare adeguatamente alle attività scolastiche e non richieda cure particolari che il personale non sia in grado di garantire senza pregiudicare l’assistenza agli altri bambini. Il bambino con Pediculosi può essere riammesso in comunità il giorno dopo l’avvio di idoneo trattamento disinfestante, autodichiarato dal genitore.

22 Rischio di contrarre una malattia… Il rischio di contrarre una malattia all’interno di una collettività dipende non solo dalla presenza di uno specifico agente patogeno, ma anche da alcuni requisiti strutturali (superficie dei locali rispetto al numero di persone, condizioni di aero- illuminazione, disponibilità di servizi igienici, arredi idonei dal punto di vista igienico) e dalle caratteristiche organizzativo-gestionali (ventilazione, igiene delle mani, adozione di procedure relative alla pulizia e disinfezione, alla preparazione somministrazione di alimenti, alla gestione dei rifiuti) Ventilazione: Ventilazione: il ricambio d’aria è importante, in quanto evita odori sgradevoli, un’eccessiva umidità, ma soprattutto diminuisce le cariche microbiche. Al fine di mantenere l’aria pura (limite dell’0.1% di CO2), si deve ricambiare l’aria del locale assicurando 2-3 ricambi/ora. L’igiene delle mani assieme al uso dei guanti sono la principale misura di prevenzione

23 Igiene delle mani Igiene delle mani Le mani sono un ricettacolo di germi che circolano nell’aria o con cui veniamo in contatto toccando le più diverse superfici. Quando trovano un ambiente ideale, virus e batteri possono sopravvivere per ore sulle superfici: giocattoli, telefoni, maniglie, tavoli, tastiere del computer, asciugamani o altri oggetti e da qui possono essere trasmessi al naso, alla bocca o agli occhi, semplicemente attraverso le nostre mani. E' per questo motivo che il lavaggio delle mani rappresenta la misura più importante per prevenire la diffusione delle infezioni. Per l’igiene delle mani utilizzare la frizione con prodotti idroalcolici oppure il lavaggio con acqua e sapone. Eseguire sempre il lavaggio con acqua e sapone se le mani sono macroscopicamente sporche Igienizzare sempre le mani prima di indossare un nuovo paio di guanti

24 Procedure di pulizia e disinfezione … Una corretta e costante pulizia degli ambienti e delle attrezzature rappresenta una strategia essenziale per prevenire i rischi di contaminazione e per garantire il mantenimento di un adeguato livello di sicurezza. 1.Modalità e fasi operative della pulizia : Pulizia fisica: con semplice acqua calda a temperatura di 50°C, cioè superiore a quella di fusione dei grassi (45°C), ma inferiore a quella di coagulazione delle proteine (60°C) per evitare la loro forte adesione alle superfici: con questa operazione si tolgono i residui grossolani e si rimuovono fisicamente anche molti germi. Detersione: operazione che porta all’eliminazione irreversibile dello sporco attraverso la trasformazione operata dai principi presenti nel detergente nei confronti dello sporco (grassi, proteine,sali minerali). I detergenti vanno utilizzati alle concentrazioni consigliate dal fornitore. La temperatura ottimale di azione è di 45°/55°C e la distribuzione può essere fatta con sistemi a pressione o con strigliatura delle superfici. E’ importante inoltre rispettare i tempi di contatto prodotto/superficie stabiliti. Risciacquo dopo detersione: i residui della detersione devono essere allontanati utilizzando acqua anche a temperatura ambiente. Disinfezione (o sanificazione) è il processo che tende ad eliminare dalle superfici i germi patogeni ed abbassare la carica microbica a livelli di sicurezza): può essere fatta con mezzi fisici quali il calore o chimici, con tempi di azione adeguati ai vari composti. Bisogna quindi fare attenzione a non usare i disinfettanti al posto dei detergenti. Nella pratica quotidiana, è possibile utilizzare prodotti che accanto ad una azione detergente hanno anche una buona attività disinfettante (varechina, lisoformio, etc.). Risciacquo finale: per allontanare le tracce dei composti chimici. Asciugatura: per togliere l’umidità dalle superfici e dall’ambiente perché l’umidità è uno dei fattori che influenza lo sviluppo dei microrganismi.

25 Procedure di pulizia e disinfezione … 2. Scelta oculata del detergente/disinfettante: Il prodotto va individuato in base a un equilibrio tra vari criteri, quali l’efficacia in relazione alla tipologia di sporco e lo spettro d’azione sui microrganismi, il costo, l’ecocompatibilità, la facilità di utilizzo, la non corrosività, la pericolosità intrinseca. Uso dei Disinfettanti: E’ importante ricordare che i disinfettanti vanno usati su superfici già pulite e asciutte. Fra i disinfettanti si consiglia di usare il vapore ad almeno 100°C : il suo utilizzo è da privilegiare per la pulizia dei pavimenti e pareti lavabili. Tra i disinfettanti chimici optare per il cloro sotto forma di ipoclorito di sodio allo 0,5–1% di cloro attivo. La varechina in commercio o candeggina contiene ipoclorito di sodio al 5–6% di cloro attivo; occorre pertanto preparare una soluzione contenente 100 cc. di varechina in un litro d’acqua (rapporto 1:10). Le soluzioni vanno preparate poco prima dell’uso perché si inattivano nel tempo. Quando si utilizza il disinfettante è importante aerare l’ambiente perché i vapori inalati possono essere irritanti sulle mucose. E’ sconsigliato l’uso di acidi quali l’acido muriatico o l’acido solforico perché sprigionano vapori molto irritanti e sono inoltre aggressivi per il cemento, l’ardesia, le superfici di gomma e il linoleum. L’uso dei disinfettanti è limitato alle seguenti situazioni: - disinfezione giornaliera dei servizi igienici; - nel caso si verifichi la presenza di materiale organico (feci, urine, sangue, vomito, etc.).

26 Procedure di pulizia e disinfezione … Il rispetto di un protocollo di sanificazione adeguato e attento rappresenta senza dubbio l’aspetto più importante per una corretta pulizia ed è quindi una priorità assoluta da assolvere: va quindi impostato un piano di pulizia in cui siano riportati frequenze, modalità, prodotti di intervento. In fianco è presentato un esempio di “Piano delle Pulizie”

27 Procedure di pulizia e disinfezione …

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31 Casi Clinici

32 Caso Clinico: Pediculosi Savona - Per sette volte in due anni è stata “aggredita” dai pidocchi e, a meno di un mese dall’apertura dell’anno scolastico, è di nuovo a lottare contro gli odiosi parassiti dei capelli: è questa la paradossale storia di una giovane studentessa delle scuole medie Pertini, vittima della pediculosi che, ogni anno scolastico, colpisce centinaia di studenti di ogni età. Un problema sempre più diffuso che costringe le famiglie a sottoporre i figli a lunghi e fastidiosi trattamenti che eliminino non solo i parassiti, ma anche le lendini, le uova. (Dal secolo XIX, )

33 Caso Clinico: Morbillo Una ragazza di 34 anni, in buona salute, senza storia di patologia cronica, il 14 aprile scorso inizia a manifestare febbricola. Il 24 aprile si reca in ospedale per febbre alta, eruzione eritemato-papulosa su tutto il corpo e tosse. A seguito di diagnosi di morbillo, la paziente viene tenuta in osservazione per una notte e poi dimessa. Dopo circa 3 giorni la febbre regredisce e il rash scompare. Riferisce di essere stata a contatto con un altro caso di morbillo in un adulto, svolge attività lavorativa in una comunità. Qualche giorno dopo compare fotofobia bilaterale ingravescente e il 4 maggio si reca nuovamente in pronto soccorso per grave riduzione dell’acuita visiva, iperlacrimazione, fotofobia e dolore ai bulbi oculari: la donna non riesce a tenere gli occhi aperti per il forte dolore provocatole dalla luce. Viene ricoverata nel reparto di neurologia per eseguire accertamenti. La ricerca sierologica conferma IgM positive per morbillo; viene praticata una rachicentesi, che mostra valori nella norma; sierologia e PCR per morbillo sul liquor risultano negative. Anche l’esame obiettivo neurologico risulta negativo. Le visite oculistiche effettuate depongono per un quadro di neurite ottica retrobulbare post- infettiva, in assenza di segni di encefalomielite. RMN encefalo e TAC cranio sono negative. La paziente inizia terapia steroidea endovena, con 1g al giorno di Metilprednisolone. Il 27 maggio viene dimessa, ma non riesce ancora a tenere gli occhi aperti per fotofobia e, quando li apre per brevi istanti, non riesce a chiarire i dettagli della visione. L’esame OCT e l’angiofluorescenza non evidenziano alterazioni; tuttavia, ad una valutazione oculistica, il quadro di neurite retrobulbare sembra in lentissimo miglioramento. Dopo circa cinque mesi dall'esordio, pur essendo migliorata, la paziente riferisce di non aver ancora recuperato completamente l’acuita visiva.

34 Vaccinazione: Morbillo Il 4 dicembre 2014 l’ECDC ha pubblicato un nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio di morbillo e rosolia; include i dati di sorveglianza da ottobre 2013 fino alla fine di settembre Nei 30 paesi UE sono stati segnalati 4735 casi di MORBILLO, molto meno rispetto al precedente periodo (n=10006). Di tutti i casi l’85,1% erano non vaccinati. Nel resto dei casi non è stato concluso l’iter vaccinale. E’ stato segnalata una morte morbillo-correlata e cinque casi di morbillo sono stati complicati da encefalite. I Paesi che hanno riportato la maggior parte dei casi sono: Italia (43.5%), Olanda(18.9%) e Germania(7.9%). L’Italia mostra un tasso più alto tra gli adolescenti 15-19anni e i bambini tra 1-4anni

35 Caso Clinico: TBC - 1 Un ragazzo di 16 anni, di origine brasiliana ed adottato da una famiglia veronese, frequenta la scuola e svolge attività sportiva. Ai primi di marzo 2009 riferisce comparsa di dispnea durante esercizio fisico, tosse secca e sudorazioni notturne, non è presente febbre. In data 15 marzo si reca presso un pronto soccorso dove esegue Rx torace che evidenzia addensamenti all’apice polmonare di sinistra; viene trattato con claritromicina 500 mg X 2 /die senza benefici. Si reca allora presso il medico curante che prescrive amoxicillina/clavulanato 1 g X 2 /die. Per il persistere della sintomatologia e per la comparsa di dolore toracico il paziente si reca nuovamente al pronto soccorso in data 20 aprile; un nuovo Rx evidenzia addensamento all’apice di sinistra con escavazione. Il paziente viene ricoverato presso un reparto di malattie infettive. Gli ematochimici evidenziano aumento di VES e PCR. Negative le sierologie per HIV, HBV, HCV. Intradermoreazione di Mantoux e Quantiferon positivi. L’esame dell’escreato effettuato il giorno successivo dimostra la presenza di Mycobacterium tuberculosis. Viene iniziato un trattamento antitubercolare con 4 farmaci, rifampicina, isoniazide, etambutolo e pirazinamide. Le condizioni cliniche migliorano rapidamente e l’8 maggio il paziente viene dimesso (con esame dell’escreato negativo).

36 1.INCHIESTA EPIDEMIOLOGICA Raccolta di informazioni su: caratteristiche del caso di TB contatti ambiente del contatto durata e tipo di contatto CONTATTI DI CASO: FASI DELLO SCREENING Durante l’indagine epidemiologica deve essere svolta attività di educazione sanitaria: tra cui informare correttamente il paziente sulle caratteristiche e la contagiosità della malattia e piegare la necessità e il significato dell’indagine epidemiologica al fine di identificare tutti i contatti. Inoltre istruire sulle norme igieniche e comportamentali da seguire La prima segnalazione al SISP è fatta più spesso dall’ospedale (PS, Malattie Infettive) dove è ricoverato il malato. Raramente è fatta dalla scuola di appartenenza

37 2. VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI TRASMISSIONE: contagiosità del caso indice ambiente del contatto tipo di contatto fattori di rischio delle persone esposte CONTATTI DI CASO: FASI DELLO SCREENING

38 3. Ricerca dei “CONTATTI” La ricerca attiva dei contatti finalizzata allo screening ed alla valutazione è tra le più importanti misure preventive della TB ed è uno dei più specifici compiti della Sanità Pubblica. OBIETTIVO: il raggiungimento della totalità dei contatti a maggior rischio (in ambiente familiare, lavorativo, ricreativo, ecc..). CONTATTI DI CASO: FASI DELLO SCREENING

39 Caso Clinico: TBC - 2 Nel novembre 2012 il servizio Igiene di riceveva segnalazione di malattia infettiva TBC polmonare da parte del reparto di malattie infettive Ragazza di 16 anni nata in Italia ma di famiglia Macedone. Inizio sintomi in ottobre 2012: febbre, astenia. Ricovero in ospedale nel novembre 2012: diagnosi di TB polmonare (positività del esame diretto del Lavaggio Bronco Alveolare, negativo escreato); La ragazza aveva già effettuato e completato un ciclo di chemioterapia con Isoniazide nel 2009 in quanto in precedenza contatto familiare (sorella) con caso di TB polmonare cavitaria. Dagli archivi il trattamento preventivo era risultato ben tollerato e concluso.

40 Caso Clinico: TBC - 2 AZIONI INTRAPRESE DAL SISP: 1-ricerca dei contatti familiari: madre casalinga, padre operaio, due sorelle di cui una (il caso di TB polmonare del 2009) sposata e madre di un bambino appena nato (6 settimane), un fratello minore. Vista la presenza di un contatto stretto a rischio infettivo maggiore, il neonato, è stato immediatamente contattato il pediatra curante ed eseguito in Pediatria il test Quantiferon con risultato negativo. E’ stato quindi vaccinato. Tutti i contatti familiari sono stati sottoposti a controllo e visita pneumologia. Un caso, la terza sorella, è risultata sintomatica alla visita medica e quindi sottoposta a RX-Torace che ha confermato TB non aperta.

41 Caso Clinico: TBC - 2 AZIONI INTRAPRESE DAL SISP: 2- ricerca dei contatti scolastici: la ragazza frequentava la seconda superiore. Si è pertanto deciso di incontrare il preside, visionare i locali scolastici e incontrare gli insegnanti e i genitori della classe frequentata dalla ragazza. Un totale di 30 persone tra alunni ed insegnanti sono stati sottoposti a Mantoux test. 3 ragazzi (uno nato in Albania, uno nato in Thailandia, uno in Italia) sono risultati positivi al test. È stata pertanto proposta la chemioprofilassi con Isoniazide e sono stati seguiti per controllo ogni mese per sei mesi. Attraverso l’incontro di genitori e insegnanti della classe frequentata dalla ragazza si è riusciti in breve tempo ad effettuare i controlli con Mantoux test e si è evitato eccessiva stigmatizzazione allarme sociale nella scuola.

42 Per riassumere… Cosa fa il SISP? 1.Esegue l’inchiesta epidemiologica per capire quali sono i contatti a rischio (famiglia, scuola) 2.Tel alla scuola per informare e per capire la tipologia della scuola (dimensioni, organizzazione, ecc) 3.Predispone le misure di profilassi con il dirigente scolastico 4.Tiene la comunicazione con i genitori e il personale della scuole, mediante una lettera informativa ed eventuali incontri. Casa deve fare la scuola? 1.Co ntattare telefonicamente il Servizio Igiene e Sanità Pubblica per l’eventuale segnalazione del caso 2.Su richiesta del SISP fornire l’elenco nominativo di tutti i bambini frequentanti la classe/scuola con i relativi numeri telefonici 3.Distribuire una lettera di comunicazione ai genitori predisposta dal Servizio Igiene e Sanità Pubblica od organizzare un incontro 4.Collaborare con il Servizio Igiene e Sanità Pubblica per l’organizzazione di riunioni informative per l’eventuale effettuazione presso la scuola delle indagini tubercoliniche 5.Consegnare eventuale materiale informativo ai genitori predisposto dal SISP 6.Lavare e disinfettare le superfici di lavoro (banchi, suppellettili) 7.Aerare i locali 8.Lavare e disinfettare i giochi

43 Caso Clinico: Meningite Il giorno 11 giugno 2009 una bambina di 15 anni viene ricoverata in un ospedale di provincia per comparsa di febbre elevata, vomito e interessamento neurologico (torpore). I primi sintomi sono comparsi la sera precedente il ricovero. Durante il ricovero vengono eseguiti gli esami ematochimici di routine che evidenziano aumento dei globuli bianchi, la TAC encefalo risulta negativa per lesioni emorragiche o ischemiche; l’esame microscopico del liquor mostra la presenza di diplococchi Gram- L’esame colturale risulta positivo per Neisseria Meningitidis, gruppo B. Dall’anamnesi emerge che la bambina, figlia di giostrai, vive in roulotte. Il mercoledì 10 giugno ha partecipato ad una festa, organizzata dalla comunità di appartenenza, alla quale sono intervenuti giostrai provenienti da varie località del Veneto. Non risulta vaccinata nei confronti della meningite. La ragazzina è stata prontamente sottoposta a terapia antibiotica specifica, con esito favorevole e i contatti sono stati posti in profilassi farmacologica con ceftriaxone. La Direzione di Prevenzione ha tempestivamente allertato le ASL del territorio regionale per gli opportuni interventi di competenza nella ricerca dei contatti al fine di sottoporli a profilassi farmacologica. Un gruppo di 11 persone (5 adulti e 6 bambini), che avevano partecipato alla festa, sono stati rintracciati a Verona, tramite una zia della bambina, e trattati con ciprofloxacina (gli adulti) e rifampicina (i bambini).

44 Caso Clinico: Meningite 1.Procedura di notifica La prima segnalazione al SISP è fatta più speso dall’ospedale (PS, Malattie Infettive) dove è ricoverato il malato. Raramente è fatta dalla scuola di appartenenza. Il medico che fa diagnosi di caso, anche sospetto di meningite meningococcica invia tempestivamente (entro 12 ore) la notifica al SISP. NB: E’ importante individuare i contatti stretti per offrire attivamente la chemioprofilassi da attuarsi preferibilmente entro 24 – 48 ore dall’esordio dei sintomi; dopo 2 settimane ha poco valore Il medico SISP, a sua, volta comunica alla Regione il caso e inserisce la notifica in SIMI WEB e attiva immediatamente l’indagine epidemiologica rilevando: dai clinici: informazioni più precise sulla diagnosi dai familiari: informazioni sui contatti del caso negli ultimi 7 gg e verifica se i contatti sono domiciliati/residenti in loco o se sono fuori ULSS; verifica se hanno un medico riferimento, sia loro che i possibili contatti dal Laboratorio di microbiologia per avere conferma del caso (isolamento e tipizzazione della Neisseria Meningitidis) per la profilassi

45 Caso Clinico: Meningite Indagine ambientale (lavoro e/o vita) rispetto al caso clinico proposto Indagare sugli ambienti frequentati dalla bambina negli ultimi 7 giorni (scuola – l’11 giugno 2009 era giovedì), roulotte, ecc.) con l’obiettivo di definire i contatti stretti Indagare anche sul luogo in cui si è svolta la festa (aperto - chiuso), norme igieniche vigenti durante la festa (eventuale condivisione di alimenti, posate) e su altri elementi eventuali che possono emergere durante l’indagine Il meningococco è sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento e non è trasmesso attraverso materiali condivisi o ambienti, per cui non è necessaria la disinfezione dei locali Si deve consigliare invece di evitare il sovraffollamento e di assicurare buoni ricambi d’aria negli ambienti confinati (nel caso specifico la roulotte)

46 Caso Clinico: Meningite Provvedimenti nei confronti del malato, conviventi/contatti (isolamento, disinfezione, sorveglianza, chemioprofilassi, vaccinazioni) Malato: -terapia specifica in ospedale e isolamento fino a 24 ore dopo inizio di adeguata terapia -disinfezione continua delle secrezioni nasali e faringee Contatti: identificazione dei contatti stretti e non nei 7 giorni precedenti l’esordio dei sintomi, individuati tramite l’inchiesta epidemiologica. Chemioprofilassi dei contatti stretti e sorveglianza sanitaria per 10 giorni dei contatti dall’ultimo contatto con il caso indice NB:Gli adulti non conviventi non sono un contatto stretto, però nell’ambito della festa con balli, baci, fumo, ambienti sovraffollati, il rischio aumenta

47 Caso Clinico: Meningite La comunicazione in emergenza: modalità di comunicazione nei confronti di contatti, popolazione esposta, popolazione generale Nel caso specifico Con i familiari e altri contatti stretti: a voce o in ospedale o al SISP, in seguito a convocazione telefonica, con consegna scritta di informativa sulla chemioprofilassi se non già somministrata in ospedale Visita al campo dei giostrai e intervista al capogruppo Contatto telefonico con i SISP delle ASL dalle quali provengono gli altri giostrai che hanno partecipato alla festa, comunicando i nominativi delle persone venute a contatto Contatto telefonico del dirigente scolastico della scuola eventualmente frequentata Invio lettera per i genitori dei ragazzi che frequentano la classe del caso indice eventuale incontro, se richiesto, con i genitori comunicato stampa per la popolazione, a cura dell’Ufficio Stampa dell ASL e anche attraverso il sito aziendale

48 Per riassumere… Cosa fa il SISP? 1.Esegue l’inchiesta epidemiologica per capire quali sono i contatti a rischio (famiglia, scuola, sport) 2.Tel alla scuola per informare e per capire la tipologia della scuola (dimensioni, organizzazione, ecc) 3.Predispone le misure di profilassi con il dirigente medico 4.Fornisce direttamente l’antibiotico per la profilassi al genitore/studente/personale scolastico 5.Tiene la comunicazione con i genitori e il personale della scuole, mediante una lettera informativa ed eventuali incontri. Casa fa la scuola? 1.Su richiesta del SISP fornisce l’elenco degli studenti frequentanti la scuola/classe, compresi gli assenti fino a 7 giorni prima 2.Fornisce la lettera informativa ai genitori predisposta dai SISP 3.Organizza l’incontro con genitori/studenti/personale della scuola 4.Predispone le condizione affinché il SISP possa consegnare l’antibiotico e possa fornire corrette informazioni. 5.Prolungata areazione dei locali e usuale pulizia

49 La gestione del rischio infettivologico nella scuola con discussione di casi. Dott.ssa Giuseppina Napoletano AZIENDA ULSS 20 DI VERONA Dipartimento di Prevenzione Venerdì 14 dicembre 2014 Grazie per l’attenzione!


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