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LA QUESTIONE SOCIALE Il positivismo, la borghesia e la formazione del movimento operaio.

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Presentazione sul tema: "LA QUESTIONE SOCIALE Il positivismo, la borghesia e la formazione del movimento operaio."— Transcript della presentazione:

1 LA QUESTIONE SOCIALE Il positivismo, la borghesia e la formazione del movimento operaio

2 Sviluppo ed affermazione della Borghesia Alle rivoluzioni “democratiche” del 1848 seguì la restaurazione del potere assolutistico monarchico ed aristocratico. Lo sviluppo economico, il progresso scientifico, la velocizzazione dei trasporti e delle comunicazioni caratterizzarono un ampliamento numerico ed un arricchimento del ceto borghese con conseguente fenomeno di urbanizzazione.

3 Sviluppo ed affermazione della Borghesia Le idee guida della borghesia erano: libera iniziativa e merito individuale, la concorrenza e l’innovazione tecnica combinate con una rigida struttura patriarcale, rigorismo morale con la famiglia come istituzione pilastro. Questo progresso scientifico ed economico si fondava su una nuova corrente intellettuale: il positivismo.

4 Il Positivismo Questi progressi senza precedenti nella scienza e nella tecnica favorirono la diffusione, nelle classi alte, di un nuovo modo di concepire la vita basato sulla grande fiducia nella scienza e nella sua capacità di studiare, giungendo a risultati certi, la «realtà positiva», cioè materiale, concreta. Il positivismo è caratterizzato dal considerare veri solo i dati desumibili dell’esperienza (dati reali, positivi) e dall’applicazione del metodo scientifico in tutti i campi dell’attività umana, dall’arte, all’economia alla politica. Tutto ciò che non è positivo (le esperienze spirituali, i sentimenti, la religione) non è vero o non è importante per l’uomo.

5 Il Positivismo Il fondatore del Positivismo fu il francese Auguste Comte. Verso il finire del secolo, il Positivismo contribuì alla formazione della convinzione che i progressi scientifici nella medicina e tecnologici avrebbero sconfitto malattie e povertà. Sconfitte queste, piaghe, l’umanità avrebbe, finalmente, potuto liberarsi dell’ultima grande piaga: le guerre. Le tragiche guerre del secolo seguente avrebbero clamorosamente smentito questa visione ottimistica del materialismo positivista.

6 Il Darwinismo La teoria che ha più influenzato questo periodo, paradigma del pensiero positivo, è la teoria dell’Evoluzione formulata da Charles Darwin nel Darwin postulò che tutti gli organismi erano frutto di un processo evolutivo basato sulla selezione delle caratteristiche più utili per la sopravvivenza e l’abbandono di quelle meno utili. Questa selezione naturale aumenta le probabilità di sopravvivenza e riproduzione del più forte.

7 Il Darwinismo L’evoluzionismo contraddice i principi religiosi del creazionismo e s’inserisce nel solco del positivismo rinnegando i dogmi religiosi e radicando ancor di più la realtà nella natura. Da un lato, inoltre, dava fondamento scientifico al miglioramento continuo, al progresso della specie umana, fondamento dell’“Ottimismo borghese”; dall’altro la selezione naturale dava nerbo al diritto del più forte nel regolare i rapporti fra gli individui e le classi.

8 Lo Sviluppo Economico Dopo il 1848 si verificò un lunghissimo periodo di espansione economica caratterizzato da un aumento (salvo un paio di interruzioni dovuti a crisi da sovrapproduzione) incessante della produzione, dei salari, dei prezzi e dei profitti di cui beneficiò, a cascata, anche il settore agricolo. In Europa il boom economico fu trainato da Francia e Germania grazie allo sviluppo dell’industria siderurgica che le portò quasi a pari dell’Inghilterra il cui sviluppo era cominciato con l’industria tessile.

9 Lo Sviluppo Economico Caratteristiche rilevanti di questo boom furono: la scoperta ed il potenziamento della macchina a vapore come forza motrice, la meccanizzazione dei filatoi e dei telai e l’utilizzo del più efficiente carbon coke come combustibile. Gli enormi costi degli impianti necessari e la concorrenza si risolsero in grandi concentrazioni industriali e nell’aumento delle dimensioni delle imprese. La scomparsa delle aziende più piccole portò ad un accordo fra le grandi imprese che convenirono di non farsi concorrenza e controllare il mercato.

10 Lo Sviluppo Economico Il controllo non si limitò ai prezzi dei prodotti finiti ma si estese anche al livello salariale, peggiorando le condizioni di vita del proletariato operaio. In parallelo, crebbe l’importanza del settore bancario per finanziare queste concentrazioni ed investimenti. Il ruolo delle banche cominciò a cambiare: gli istituti di credito non si limitarono più solo a raccogliere il risparmio e a prestare il denaro, ma iniziarono ad investire direttamente nelle aziende. Spesso gli investimenti vennero effettuati fuori dallo stato: si cominciò ad affermare un mercato mondiale per gli operatori sempre alla ricerca di maggior profitto.

11 Lo Sviluppo Economico Nacquero strumenti finanziari alternativi: sorsero le società per azioni che raccoglievano capitali da tanti sottoscrittori, suddividendo il rischio e distribuendo i profitti su una base molto più allargata. Ci fu un robusto intervento degli stati per sostenere lo sviluppo: furono abrogate vecchie leggi che favorivano le corporazioni ed ostacolavano la mobilità delle merci e del lavoro, abolendo dazi e istituendo nuovi trattati commerciali, modernizzando le leggi sul prestito remunerato da interessi. Altri fattori decisivi per un così prolungato periodo di sviluppo furono l’abbondanza di materie prime e, soprattutto, la velocizzazione dei trasporti.

12 Lo Sviluppo Economico I mercati di sbocco furono allargati grazie allo sviluppo dei trasporti ferroviari e di quelli marittimi dove le moderne navi dotate di motori a vapore (e delle più performanti eliche al posto delle enormi ruote) sostituirono le vecchie navi a vela. Questi nuovi mezzi di trasporto permisero di trasportare più merci, più lontano in un tempo minore. Il continuo investimento nei mezzi di trasporto e nella costruzione delle infrastrutture (compresi ponti e gallerie che furono di incentivo all’ingegneria civile) non permisero solamente la più agevole circolazione dei prodotti ma costituirono essi stessi un potente motore di sviluppo, creando domanda per i settori siderurgico e meccanico

13 I mezzi di comunicazione Altra rivoluzione fu lo sviluppo e la diffusione del telegrafo senza fili che permise una diffusione delle comunicazioni e delle notizie in modo capillare ed in tempo quasi reale. La scoperta di nuove tecniche di isolamento dei fili elettrici rese possibile la posa di cavi sottomarini e si verificò così l’unione dei vari continenti. Questa nuove possibilità di comunicazione permisero anche una più rapida e libera circolazione delle idee.

14 Lo Sviluppo Economico Questi moderni mezzi di trasporto e comunicazione contribuirono non solo alla creazione di un grande mercato, ma favorirono uno scambio di idee, di abitudini favorite da medesimi consumi, arrivando ad inculcare nella collettività la coscienza di un mondo unito, interdipendente ed interattivo che fece da incubatrice ai grandi movimenti sociali e politici che nacquero in quel periodo e caratterizzarono la vita Europea nel secolo successivo.

15 Il Movimento Operaio Lo sviluppo delle grandi industrie comportò il conseguente aumento del proletariato operaio. Per quanto le condizioni degli operai fossero migliori di quelle dei contadini, il loro salario permetteva appena la sussistenza. Gli operai lasciarono le campagne per vivere in città. Lì si trovarono a contatto con le agiate condizioni di vita dei borghesi, cominciarono a frequentare le taverne al posto delle parrocchie, furono al corrente delle notizie provenienti da tutto il mondo ed iniziarono a confrontarsi fra loro: d’un tratto la subordinazione della loro classe alle classi borghese e aristocratica, del tutto naturalmente accetta ai contadini, cominciò ad essere messa in discussione

16 Il Movimento Operaio Il primo movimento operaio a darsi una forma associata per dare forza alle proprie rivendicazioni fu quello inglese con la federazione delle varie Trade Unions, il cui primo congresso unitario si tenne nel Contemporaneamente, intellettuali si presero a cuore la questione sociale tanto che in Francia, con Proudhon, cominciarono a circolare le prime idee socialiste. Anche il mondo cattolico, critico sia verso gli eccessi del capitalismo sia verso le dottrine socialiste, si interessò attivamente all’aiuto delle classi più povere (vedi l’esempio di S. Giovanni Bosco e S. Vincenzo de’ Paoli)

17 Il Movimento Operaio Nella seconda metà del secolo, si diffusero rapidamente le idee comuniste ed anarchiche. Entrambe questi movimenti avevano come fine la dissoluzione dello Stato, in quanto considerato strumento (assieme alla religione) per mantenere le masse proletarie in condizioni di inferiorità economica ed intellettuale e, di conseguenza, di subordinazione. Ma le modalità cui arrivarvi differivano profondamente. Gli anarchici intendevano far crollare lo Stato con azioni dirette (scioperi, sabotaggi, attentati contro apparati dello stato, assassinii di sovrani e ministri). Karl Marx, ideologo del movimento comunista, ricercava una società senza stato attraverso più sottili e graduali passaggi politici.

18 Il Movimento Operaio Marx considerava stato e religione delle sovrastrutture prodotte dal sistema economica basata sullo “sfruttamento”; quindi, la soluzione radicale era la distruzione della società (capitalistica) attraverso un processo rivoluzionario cui sarebbe seguita una “dittatura del Proletariato”, l’abolizione della proprietà privata e la realizzazione di un governo “Comunista” che avrebbe sancito l’abolizione dello stato. Questa differenza metodologica si risolse in un profondo contrasto fra il movimento comunista e quello anarchico che, nel XX secolo, portò, in casi estremi, allo sterminio degli anarchici.

19 Il Movimento Operaio La Chiesa (Papa Pio IX) condannò la civiltà capitalistica-borghese sancendo, al contempo, la legittimità della proprietà privata all’interno di una più generale condanna della civiltà moderna. Sul piano attivo, nacquero movimenti cristiano-sociali che non si limitavano ad appellarsi alla pietà ed al senso di responsabilità delle classi ricche, ma fecero pressioni sui governi affinché emanassero leggi ed iniziative assistenziali a favore dei ceti più deboli e operandosi per la creazione di strutture di cooperazione e di mutuo soccorso fra gli stessi lavoratori. L’associazionismo cattolico costituì un’alternativa al movimento comunista, alternativa politica che dovette caratterizzare, in Europa, tutto il secolo XX.

20 L’Urbanesimo In Europa, i fenomeni prima descritti, l’industrializzazione e lo sviluppo della borghesia e del proletariato operaio, comportarono un graduale abbandono delle campagne a favore delle città che cominciarono rapidamente ad ingrandirsi, un fenomeno chiamato urbanesimo. Le città che ospitavano le industrie e le cittadine situate presso porti fluviali o marittimi o sedi di grandi stazioni ferroviarie si ingrandirono in pochissimo tempo. A inizio ‘800 solo Londra superava il milione di abitanti; alla vigilia della I° guerra mondiale le città “milionarie” erano 14. Le città con centinaia di migliaia di abitanti si moltiplicarono.

21 L’Urbanesimo La vita cittadina cominciò a cambiare centri di gravità: dalla cattedrale, dal municipio, dalla piazza del mercato, i nuovi centri diventarono le stazioni ferroviarie, i centri commerciali, il tribunale. Il proletariato urbano cominciò ad essere trasferito nelle periferie per far posto a negozi ed uffici. Nelle periferie urbane, ancora non dotate di elettricità, acqua corrente e servizi igienici, sovraffollate e malsane, cominciarono a diffondersi con frequenza pericolose e letali epidemie. Parigi e Londra furono città pioniere nella costruzione di servizi igienici, raccolta dei rifiuti, rete fognarie e condutture per l’acqua corrente e costituirono un modello di sviluppo per le altre metropoli.

22 L’Urbanesimo Altra importante trasformazione riguardò i mezzi di trasporto cittadino. Per facilitare gli spostamenti, furono asfaltate le strade (altrimenti fangose d’inverno e polverose d’estate), permettendo la circolazione di mezzi motorizzati (come le auto) e su binari (come gli omnibus o le metropolitane), dando inizio ad un efficiente sistema di trasporti pubblici, a prezzi accessibili anche alle classi meno abbienti. Di concerto all’espansione delle città, ci fu uno sviluppo di apparati tecnico-burocratici preparati ed adeguati alle nuove e crescenti esigenze che culminarono nell’adozione di “Piani Regolatori” per frenare il caos conseguente a queste impressionanti trasformazioni.


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