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Michele A. Cortelazzo Morfologia. Michele Cortelazzo Morfologia la lezione di oggi Le parti del discorso. Parti variabili e parti invariabili. Le categorie.

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1 Michele A. Cortelazzo Morfologia

2 Michele Cortelazzo Morfologia la lezione di oggi Le parti del discorso. Parti variabili e parti invariabili. Le categorie morfologiche.

3 Michele Cortelazzo Morfologia parti del discorso Classi di parole che condividono proprietà funzionali all’interno della frase e che si differenziano reciprocamente in base a criteri formali (morfologici e distribuzionali) o semantici.

4 Michele Cortelazzo Morfologia criteri dell’analisi grammaticale criterio distribuzionale: il posto occupato da una parte del discorso rispetto ad altre. criterio morfologico: quali marche esplicite porta o può portare una parte del discorso. criterio semantico (o nozionale o cognitivo): mette in rapporto la parte del discorso col contenuto più generale che devono avere tutte le parole che possono comporla.

5 Michele Cortelazzo Morfologia parti del discorso Tradizionalmente le parti del discorso sono: nome aggettivo verbo pronome articolo preposizione avverbio congiunzione interiezione

6 Michele Cortelazzo Morfologia criteri dell’analisi grammaticali nome: parte del discorso che si flette secondo i casi, e indica una persona o una cosa. verbo: parte del discorso che si flette secondo i tempi, le persone, i numeri, ed esprime un'attività compiuta o una sofferenza subita. preposizione: parte del discorso che è messa davanti alle altre parti del discorso nella composizione e nella sintassi.

7 Michele Cortelazzo Morfologia criteri dell’analisi grammaticale clitico: forma che non può comparire da sola ma si appoggia a forme che seguono (proclitico) o precedono (enclitico). Per es. lo nella frase Non farlo. nominalizzazione: derivazione di un nome da un verbo. passivo: forma che proviene dalla trasformazione di un verbo transitivo attivo; in italiano si realizza in forma perifrastica con il verbo ausiliare essere.

8 Michele Cortelazzo Morfologia criteri dell’analisi grammaticale participio: forma che assume al tempo stesso le caratteristiche del nome e del verbo; infatti il participio ha la caratteristica di essere declinabile in base a genere e numero come un aggettivo, ma anche coniugabile in base a tempo come il verbo (fondamentalmente distinguendo presente e passato, ma in alcune lingue anche futuro, e anche attivo e passivo). perfetto composto: tempo che definisce un'azione compiutasi nel passato ma i cui risultati sono ancora percepibili nel momento dell'enunciazione.

9 Michele Cortelazzo Morfologia parti variabili e parti invariabili Le parole sono elementi modificabili: sono, cioè, capaci di variare la propria forma e il proprio significato secondo l’ambiente sintagmatico in cui occorrono. es. bello diventa belli in I bambini sono belli e bei in Che bei bambini! Non tutte le parole hanno questa proprietà: alcune classi di parole (parti del discorso) sono invariabili, non si prestano, cioè, a nessun tipo di variazione.

10 Michele Cortelazzo Morfologia parti variabili e parti invariabili parti variabili nome aggettivo verbo pronome articolo parti invariabili preposizione avverbio congiunzione interiezione

11 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali genere Il genere rappresenta una categoria della flessione nominale, mediante la quale si esprime la variazione delle forme lessicali in rapporto a specifiche caratteristiche semantiche degli elementi coinvolti nell’enunciato. In italiano si distingue il maschile dal femminile (come frutto della semplificazione della tripartizione latina in maschile, femminile, neutro).

12 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali genere In alcuni casi si tratta di una distinzione «naturale», in quanto corrisponde al sesso di appartenenza del referente (per es. bambino vs bambina). Nella maggior parte dei casi si tratta di un’attribuzione «arbitraria», che non ha alcun riferimento con le caratteristiche del referente (come dimostra, ad es., il diverso genere che in lingue diverse ha il nome della luna).

13 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali numero Il numero rappresenta una categoria della flessione nominale, mediante la quale si esprime la variazione delle forme lessicali in rapporto alla quantità degli elementi coinvolti nell’enunciato, distinguendo prima di tutto la singolarità dalla pluralità. In italiano questi sono gli unici tratti morfologizzati: il numero si concretizza, infatti, nell’opposizione singolare vs plurale.

14 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali caso Il caso rappresenta una categoria della flessione nominale, mediante la quale si esprime la variazione delle forme lessicali in rapporto alla funzione sintattica svolta nella frase. L’italiano è una lingua priva di affissi flessionali per indicare il caso. I sintagmi nominali possono essere introdotti da preposizioni che ne indicano la funzione sintattica. Altre funzioni sintattiche possono essere individuate dall’ordine dei costituenti nominali nella frase o dall’accordo.

15 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali caso Anche nelle lingue prive di caso morfologico possono esistere relitti di declinazione casuale: è il caso, in italiano, dei pronomi personali (io vs me, oppure lo vs gli) o dei pronomi relativi (che vs cui).

16 Michele Cortelazzo Morfologia categorie grammaticali persona La persona rappresenta una categoria della flessione verbale, mediante la quale ci si riferisce ai partecipanti all’evento comunicativo: la prima e la seconda persona si riferiscono, rispettivamente, all’emittente e al ricevente (e sono, quindi, sempre deittici), la terza persona a tutte le altre funzioni (può essere, quindi, deittica o non deittica).


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