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Le contraddizioni dell’economia Lo squilibrio tra nord e sud : Il nord dopo l’unificazione ha avuto modo di potenziare la sua economia, mentre il sud è.

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Presentazione sul tema: "Le contraddizioni dell’economia Lo squilibrio tra nord e sud : Il nord dopo l’unificazione ha avuto modo di potenziare la sua economia, mentre il sud è."— Transcript della presentazione:

1 Le contraddizioni dell’economia Lo squilibrio tra nord e sud : Il nord dopo l’unificazione ha avuto modo di potenziare la sua economia, mentre il sud è rimasto abbandonato a se stesso L’80% delle terre coltivabili era in mano dei grandi proprietari terrieri( gli agrari) e l’agricoltura era poco produttiva

2 Il protezionismo Durante la guerra industriali ed agrari si erano arricchiti vendendo i loro prodotti a caro prezzo Ora vorrebbero mantenere i loro privilegi chiedendo al governo misure protezionistiche (alte tasse sui prodotti stranieri in modo da favorire la vendita dei prodotti italiani) In cambio offrono allo stato il proprio appoggio politico

3 L’inflazione A causa della difficile situazione economica provocata dalla guerra l’inflazione ( perdita di valore della moneta ) era altissima. I prezzi – in confronto al periodo precedente la guerra – si erano quadruplicati

4 Proteste contadine e scioperi nelle fabbriche Al sud e al centro-Italia molti contadini occuparono le terre lasciate incolte dagli agrari Cosa chiedevano ? Volevano la distribuzione delle terre, come era stato promesso durante la guerra. Ottennero solo la distribuzione di piccoli lotti

5 Situazione nel nord-Italia I contadini settentrionali si associarono e formarono le “leghe contadine” che ottennero dei miglioramenti delle condizioni di lavoro dei braccianti Anche gli operai entrarono in sciopero e i metalmeccanici ottennero la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore

6 Il biennio rosso In questo periodo ( ) gli operai ottennero molti aumenti di stipendio, per adeguarlo all’inflazione, ma il potere d’acquisto continuava ad essere inadeguato. Il partito socialista italiano diffondeva, intanto, il fascino dell’esperienza sovietica il timore della rivoluzione spingeva industriali ed agrari a fare piccole concessioni per mettere a tacere le proteste più accese.

7 La “vittoria mutilata” Una parte della popolazione, dopo la conclusione della guerra, lamentava la mancata concessione all’Italia della Dalmazia, della città di Fiume e di una parte delle ex colonie tedesche, che rientravano negli accordi stipulati all’inizio del conflitto mondiale con il Patto di Londra

8 L’impresa di Fiume Vittorio Emanuele Orlando ( capo del governo del Regno d’Italia) abbandonò in segno di protesta Versailles, dove si teneva la Conferenza di pace Gabriele D’Annunzio, famoso poeta ed eroe di guerra, si mise a capo di un gruppo di legionari ed occupò Fiume, che già nel 1918 aveva espresso la sua volontà di essere annessa all’Italia e, poco dopo, anche Zara

9 ..e le sue conseguenze L’impresa di Fiume violava i patti di Versailles e Giolitti dovette prendere dei provvedimenti: Nel settembre 1920 l’Italia firma il trattato di Rapallo che assegna la Dalmazia alla Jugoslavia Fiume viene dichiarata “città libera”

10 Le elezioni del 1919 Si tennero con il sistema proporzionale : ogni partito aveva al governo un numero di rappresentanti proporzionali al numero degli elettori Il partito socialista ottenne 156 seggi Il partito popolare fondato da don Luigi Sturzo ottenne 100 seggi I liberali furono pesantemente sconfitti e ottennero solo pochi seggi

11 Mussolini fonda i fasci di combattimento Uno dei partiti partecipanti alle elezioni del 1919 furono i Fasci di combattimento, partito fondato da Benito Mussolini Il movimento si presentava come sostenitore dei valori di patriottismo ed ordine sociale ed era contrario sia alla alta borghesia sia alle classi popolari Alle elezioni i Fasci non ottennero alcun successo

12 I motivi del malcontento della piccola e medio borghesia Essi non possedevano la ricchezza degli industriali e degli agrari e temevano che la difficile situazione economica mettesse a rischio anche la loro modesta ricchezza Per questo guardavano con sospetto all’ascesa del partito socialista ed alle organizzazioni sindacali Molti di loro avevano svolto ruoli di comando nell’esercito durante la guerra ed erano risentiti anche nei confronti di Giolitti e dei liberali perché non avevano concesso loro una giusta ricompensa. Si accostarono, per questo motivo, ai Fasci di Combattimento

13 Instabilità politica e disordini sociali Il governo era instabile perché era difficile conciliare forze politiche diverse (liberali, socialisti e popolari) Intorno alla metà degli anni venti si aprì un difficile periodo di crisi : Gli industriali rifiutarono di accogliere le proteste dei metalmeccanici Gli operai entrarono in sciopero Gli industriali reagirono con la serrata : chiusero le fabbriche per dimostrare agli operai che non avrebbero ceduto alle loro richieste

14 Reazioni e conseguenze Il governo decise di non intervenire La ribellione degli operai si spense perché essi non potevano permettersi di perdere il proprio lavoro Gli operai furono sconfitti, ma gli industriali persero fiducia nel governo, da cui non vedevano garantiti i loro interessi

15 Lotte contadine e squadre fasciste Nelle campagne i contadini protestavano contro gli agrari chiedendo il rinnovo e l’aggiornamento dei patti colonici Molti disoccupati erano contrari alle leghe contadine perché non avevano trovato loro un’occupazione e insieme ai giovani borghesi antisocialisti si avvicinarono ai fasci di combattimento, sostenuti dagli agrari

16 Le divisioni all’interno del partito socialista Dopo il fallimento degli scioperi del 1920 si riunì l’anno seguente a Livorno il XVII Congresso del partito socialista. All’interno del partito si operò la divisione tra massimalisti (che erano favorevoli ad una rivoluzione) e riformisti ( che volevano collaborare con il governo ed attuare graduali riforme in favore dei ceti popolari)

17 Nasce il partito comunista italiano Un piccolo gruppo di socialisti, che scelsero la denominazione di “comunisti”, guidati da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga, avrebbe voluto seguire l’esempio della rivoluzione russa. Essi chiesero al Congresso che i riformisti venissero espulsi dal partito e che si desse inizio alla rivoluzione Quando il partito socialista rifiutò questa richiesta i comunisti si separarono e diedero vita ad un nuovo partito politico

18 Verso nuove elezioni Le squadre fasciste per riportare “l’ordine” compivano indisturbate violenze di ogni genere soprattutto ai danni di contadini ed operai Giolitti, intanto, faceva fatica a trovare accordi tra socialisti e popolari e chiese al re di sciogliere le camere e indire nuove elezioni Egli sperava di ottenere la vittoria dei liberali e si alleò con i fascisti convinto di poterli utilizzare per vincere le elezioni

19 Il fascismo in Parlamento Nelle elezioni del 1921 socialisti e popolari ottennero poco meno del 50% dei seggi, mentre i blocchi nazionali ( liberali e fascisti) ottennero una maggioranza stentata Dopo l’ingresso in Parlamento le squadre fasciste aumentarono ancora le loro violenze e Mussolini, temendo di perdere consenso popolare propose ai socialisti, ai popolari ed ai sindacalisti della CGL un accordo

20 Il Patto di pacificazione Con questo accordo ci si impegnava “ a fare immediatamente opera perché minacce, vie di fatto, rappresaglie, punizioni, pressioni e vendette personali abbiano subito a cessare”

21 Nasce il partito nazionale fascista Dopo le elezioni del 1921 Giolitti si dimise Le violenze degli squadristi continuavano in tutta Italia Nel novembre del 1921 Mussolini riunì a Roma un congresso e decise di fondere in un nuovo partito politico tutti gli aderenti al movimento dei Fasci di Combattimento e i loro simpatizzanti : nasce il partito nazionale fascista, che ottiene soprattutto l’appoggio della media borghesia

22 La marcia su Roma Il 24 ottobre 1922 Mussolini organizza un raduno di circa fascisti provenienti da tutta Italia nella città di Napoli Il 28 ottobre le camicie nere, in armi ed assetto militare, marciano su Roma guidati da Mussolini

23 Mussolini primo ministro Facta, nuovo capo del governo dopo le dimissioni di Giolitti, consigliò al re Vittorio Emanuele III di proclamare lo stato d’assedio e convocare l’esercito per sciogliere quella adunata. Il re non volle seguire il consiglio di Facta e, al contrario, convocò Mussolini e gli diede l’incarico di formare un nuovo governo

24 Verso la dittatura Mussolini, che aveva al Parlamento solo 35 deputati, creò un governo di coalizione, ma presto fece comprendere la natura autoritaria del suo governo: Creò un Gran Consiglio del Fascismo Istituì la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, un corpo di armati al suo diretto comando, che avrebbe dovuto tenere a bada gli squadristi e invece se ne servì per imporre la propria volontà con la prepotenza e la violenza

25 Una nuova legge elettorale Nel 1924 Mussolini pretese per sé e seguenti cariche : Presidente del Consiglio Ministro degli Interni Ministro degli Esteri Con la legge Acerbo, inoltre, ottenne che il partito che avesse ottenuto almeno il 25 % dei voti avrebbe avuto diritto al 65%dei seggi nella Camera dei deputati.

26 Il delitto Matteotti Ottenuta l’approvazione della legge Mussolini sciolse le Camere e indisse nuove elezioni Nei mesi che precedettero le elezioni le camicie nere commisero innumerevoli episodi di violenza con minacce, pestaggi e intimidazioni degli avversari o degli oppositori Durante le elezioni dell’aprile 1924, vinte con larga maggioranza dal partito fascista, furono commesse una serie di brogli (illegalità elettorali) Il deputato socialista Giacomo Matteotti raccolse una serie di prove di questi illeciti e li denunciò in Parlamento Pochi giorni dopo venne rapito ed ucciso

27 L’Aventino Il 27 giugno 1924 i deputati dei partiti dell’opposizione, in segno di protesta, lasciarono Montecitorio Questa scelta viene chiamata “la secessione dell’Aventino”in ricordo dell’abbandono di Roma da parte dei plebei al tempo delle lotte contro i patrizi

28 Verso la dittatura In assenza degli oppositori Mussolini cominciò ad agire autonomamente, senza più alcun controllo Il 3 gennaio 1925 riaprì le camere e in un discorso pubblico si assunse le responsabilità delle aziono degli squadristi e persino dell’assassinio di Matteotti. Nessuno mosse lo stato di accusa contro di lui. L’Italia era ormai sottoposta alla dittatura

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