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1 SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI 8-9 ottobre 2013  Roma 24 settembre- 11 dicembre 2013  C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa 2° anno 9 crediti.

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1 1 SISTEMI ORGANIZZATIVI COMPLESSI 8-9 ottobre 2013  Roma 24 settembre- 11 dicembre 2013  C.d.L magistrale: Comunicazione d’impresa 2° anno 9 crediti (inclusi crediti Laboratorio) Orario: Martedì Aula Bianchi Bandinelli Mercoledì 12-14“ (Aula diventerà Blu1 dal 14 ottobre)   Stanza B12 Via Salaria113, tel.: ricevimento mercoledì

2 2 Settimana scorsa  Gallino: finanzcapitalismo e crisi di civiltà  Liberismo e neoliberismo secondo Crouch  Gallino e Crouch a confronto

3 3 Differenze tra liberismo ↓ (1600) e neoliberismo ↓  La società tende spontaneamente a un ordine naturale ↓ Contrasta il potere monocratico del sovrano  Calcolo dei costi- benefici di ogni azione umana ↓ tende ad affossare la democrazia

4 4 L’ideologia neo-liberista o neo- conservatrice secondo Gallino  Maturata tra la fine degli anni ’30 e i ’50 per contrastare gli interventi keinesiani considerati in contrasto con un libero sviluppo del mercato- si contrappone anche ai sindacati e allo stato sociale  È una dottrina politica rivestita dai panni di una teoria economica  Di scarso peso fino agli anni ’70, ha ripreso vigore come teoria del tutto

5 5 Assiomi del neoliberismo  Necessità della crescita (Pil +2-3%) per mantenere benessere nelle società ricche, anche se va contro obiettivi ambientali  Il capitale è capace di autoregolarsi  Affluisce dov’è necessario  Rischi d’insolvenza o caduta dei prezzi sono calcolabili Le smentite sono presentate come effetto di politiche inefficienti

6 6 Le politiche proposte dal neoliberismo (Gallino)  Politiche attive del lavoro: diventare imprenditori di se stessi per contrastare la scarsa voglia di lavorare  Teoria inversa dei beni comuni: qualsiasi bene è meglio produrlo con mezzi privati ↓ Vocazione totalitaria di tali teorie speculare a quella marxista

7 7 Una crisi di civiltà Altaver: Sulle piaghe capitalistiche. Crisi energetica e collasso climatico, fame e caos finanziario, 2009 a.Squilibrio tra potenzialità tecnologiche ed economiche e condizioni di vita →1,5 mld di ricchi e il resto della popolazione b.Tipo di esistenza umana, personalità e carat- tere →Sennet: corrosione del carattere a causa del capitalismo flessibile- Harendt, Vita activa 1958, dramma di chi è senza lavoro quando l’identità è fondata su di esso c.Lo sviluppo senza fine è insostenibile →impronta ecologica = 1,3 mondi – 60 mesi al collasso dell’ecosiste- ma (New economic foundation, 2009) → lo scongelamen- to dell’Artico fa temere che questi calcoli siano ottimisti!

8 8 Crisi:piramide schemi esplicativi Causa a breve: eccessiva concessione di mutui per la prima casa in Usa →crisi banche→derivati e crisi finanza (anche Stiglitz) Anni ’90: dimensioni eccessive finanza mondiale e sistema fin. ombra non sorvegliato Anni ’80: carente regolamentazione dei mercati finanziari: non si tiene conto della diffusione Ict Fragilità sistemica del finanzcapitalismo dopo le vittorie di Reagan sui liberal e di Tatcher sulla socialdemocrazia europea

9 9 Esplosione del debito Passaggio delle banche dal paradigma A.Fai un prestito e scrivilo in bilancio a B.Fai un prestito e vendilo a qualcun altro → i mutui concessi con estrema facilità, una volta cartolarizzati permettono di fare altri prestiti Ha contribuito anche la Fed che aumenta il tasso d’interesse e rende le persone incapaci di pagare → l’insolvenza si diffonde a chi ha acquistato le cartolarizzazioni → le case si deprezzano e le banche anche europee si indebitano

10 10 Dov’erano le regole e i regolatori?  Negli anni ’80 sono stati aboliti i controlli sui movimenti di capitale e di valuta da un paese all’altro: i socialisti francesi che fino al 1983 erano contrari, cambiarono posizione alleandosi con Kohl e con il coinvolgimento di Italia, Spagna  Negli Usa la legge Glass Steagall del 1933 fu sostituita nel 2000 dal Commodity Future Modernization Act che permetteva la moltiplicazione senza limiti dei derivati

11 11 Le vecchie regole sono state in realtà sostituite con nuove  Non necessariamente più semplici  Che non tengono conto delle Ict  Né delle grida di allarme emersi in molti studi del sistema finanziario RISULTATO: per salvare le banche è stata usata dagli stati una cifra di trilioni di $ pari a ¼ del Pil mondiale

12 12 La razionalità ineluttabile di una contro- rivoluzione che ridistribuisce il reddito dal basso verso l’alto  le conquiste operaie degli anni ’60 e ‘70 avevano fatto diminuire i profitti  Negli anni ’80 le imprese fordiste hanno anche il problema di non poter contare più su una forte crescita dei consumi, ma avanza la globalizzazione che mette in concorrenza i mercati del lavoro del Nord con quelli del Sud  Con il 1989 si aprono i mercati dell’Europa dell’Est, entrano in crisi i partiti comunisti e avanza la privatizzazione dei servizi pubblici  Si afferma una elite transnazionale

13 13 L’elite o classe capitalistica transnazionale ha guidato il passaggio al finanzcapitalismo È formata da:  10mln di grandi azionisti, imprenditori e top-manager +  Circa 20mln di politici, dirigenti organizzazioni internazionali, professionisti, alti funzionari dello stato,editori, giornalisti, intellettuali

14 14 I redditi si divaricano e le classi medie tendono a scomparire  Il compromesso socialdemocratico, insieme alla crescita della terziarizzazione aveva permesso ai figli di contadini ed operai di diventare impiegati e pubblici dipendenti →le differenze di classe non sparivano, ma si attenuavano  Il neo-liberismo con la destrutturazione del mercato del lavoro ha reso problematica la speranza dei figli di fare lavori migliori di quelli dei padri  In più le classi medie sono state attratte dalla finanza per soddisfare bisogni di base: casa, istruzione, salute,etc

15 15 Aumento della povertà e degli affamati  Povertà relativa in Ue: reddito<60% del reddito mediano → 16% popolazione  Povertà assoluta : non si raggiungono alcuni standard di consumi → 9,5 mln di europei  Affamati nel mondo in aumento a causa della speculazione, di un mercato oligopolistico (3 Tnc Usa controllano l’85% delle granaglie), espulsione contadini dalle terre da parte di grandi società per coltivare biocarburanti → impossibile raggiungere 1 degli obiettivi del millennio: dimezzare gli affamati nel 2015

16 16 8 obiettivi del Millennio 1)Eliminare la poverta' estrema e la fame 2) istruzione elementare universale 3) Promuovere l'uguaglianza fra i sessi e conferire potere e responsabilita' alle donne 4) Diminuire la mortalita' infantile 5) Migliorare la salute materna 6)Combattere l'HIV/AIDS, la malaria e altre malattie 7) Assicurare la sostenibilita' ambientale 8)Promuovere una partnership globale per lo sviluppo

17 17 Come si potevano impiegare altrimenti i capitali impiegati per salvare la finanza  Raggiungere tutti gli 8 obiettivi del millennio  Un servizio sanitario nazionale Usa  Fare ricerche contro il cancro equivalenti alle risorse impegnate negli ultimi 60 anni

18 18 Contraddizioni della crisi  biocarburanti prodotti espellendo contadini e aggravando la fame nel mondo sono Green economy?  tagli alla spesa pubblica: Meno istruzione, meno salute → meno speranza di vita, + lavoro minorile (anche con alta disoccupazione! )  Megalopoli e Slums sempre più presenti: dal 5% nel 1980 al 20% nel 2000, potreb- bero diventare 2mld nel 2030 (UN habitat, 2008), anche perché la popolazione urbana ha da qualche anno superato quella rurale

19 19 Perché oggi si parla tanto di crisi?  Perche ci ha colpito direttamente  Naomi Klein, 2007, Shock Economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri, Rizzoli → per la prima volta si è verificata nel 2008 nel cuore del capitalismo sviluppato

20 20 La crisi come conseguenza inevitabile del finanzcapitalismo  Ma dopo 30 anni sono insostenibili gli squilibri nella distribuzione del reddito  e nei rapporti internazionali: gli Usa da 30 anni indebitati con Cina e altri paesi, grazie alla propria  potenza militare e al  dollaro assunto come moneta di riferimento negli scambi internazionali

21 21 Quali interventi dopo la crisi?  Riforma di Wall Street del 2010 introduce qualche nuova regola, ma il muro che dovrebbe separare controllori e controllati è pieno di porte girevoli Gli intrecci tra finanza e politica li ostacolano:  Ad es. M.Draghi, da nov.2011 direttore della Bce, dal1996 al 2002 direttore generale del Tesoro, poi vice-presidente della Goldman Sachs per l’Europa

22 22 Teorie economiche che imitano le scienze naturali  Gli economisti neo-liberisti ignorano le conseguenze sociali delle politiche economiche → i costi umani della crisi  Questa crisi durerà fino al e con tali politiche sarà pagata dai più deboli: disoccupati, lavoratori di bassa qualifica, precari, poveri, immigrati  Utile porsi in un ottica di lungo periodo come fa Wallerstein, ma anche un economista Kondratieff

23 23 I cicli o onde lunghe di Kondratieff  Nikolaj Kondrat'ev ( ), economista russo primo a porre attenzione agli andamenti di lungo periodo del capitalismo nel suo libro I maggiori cicli economici (1925). Nikolaj Kondrat'ev russo Rivoluzione industriale Era del vapore e delle ferrovie Era dell'acciaio, dell'elettricità e dell'ingegneria pesante Era del petrolio, dell'automobile e della produzione di massa Era dell'informatica e delle telecomunicazioni 1971  ci troviamo al giro di boa tra la 5° e la 6° onda di Kondratieff.  Per Wallerstein i cicli sono un meccanismo per descrivere di un sistema storico-sociale: l’economia mondo capitalista, iniziata nel ‘500.

24 24 Onde lunghe di industrializzazione (Pacey, cit. in A.Negri, Il lavoro nel Novecento,1988)  I ( ) Nuove tecnologie manifattura tessile in GB  II ( ) Ferrovie e altre tecnologie meccaniche in Europa  III ( ) Nasce industria elettrica in Germania e Usa e poi si sviluppa Industria elettrica pesante nel periodo  IV ( ) Tecnologie elettroniche. Crescita rapida nel periodo in Usa.  V (1970- ) Componenti microelettroniche in Giappone e California  VI (XXI sec) Biotecnologie e/o green economy?

25 25 Per Wallerstein i cicli sono  un meccanismo per descrivere di un sistema storico-sociale:. l’economia mondo capitalista, iniziata nel ‘500

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28 28 Stadi/ anni Centro… … Semi- periferia Periferia….. I 1450 ↕ 1640 Città stato ital. + Spagna Europa N.O. Città stato ital. + Spagna Europa N.E. America

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31 31 L’era della transizione Le traiettorie del sistema mondo Il periodo per Hopkins e Wallerstein (1997) segna il culmine della fase espansi- va del sistema mondo iniziata nel 1945 seguita da una fase di stagnazione che prosegue almeno fino agli anni '90 e continuerà pressappoco fino al 2025 secondo i ritmi del ciclo di Kondratieff, con grandi turbolenze negli ultimi anni. Questa transizione porterà alla caduta del sistema mondo capitalista o all’inizio di un nuovo ciclo?.

32 32 Hopkins e Wallerstein: un approc- cio sistemico che analizza insieme A.Economia → la produzione mondiale B.Mercato del lavoro → la forza lavoro mondiale C.Società → i modelli di welfare D. → la coesione sociale E.Cultura → la struttura del sapere F.Politica → il sistema interstatale

33 33 Un mondo solo in trasformazione  T.K. Hopkins e I. Wallerstein ( ed.) + co-autori del Fernand Braudel Center con approccio multidisci- plinare (preveggente?)  L'era della transizione. Le traiettorie del sistema mondo  analizza il periodo del sistema mondo nato nel XVI sec. → ipotesi di una sua fine o di una grande turbolenza con la chiusura del ciclo di Kondratieff nel 2025  Manuel Castells 1.La nascita della società in rete 2.Il potere delle identità 3.Volgere di millennio  Attenzione al periodo nell'ottica della società in rete, resa possibile dalle nuove tecnologie, ma messa in discussione dalle nuove identità (Il potere delle identità)

34 34 Hopkins e Wallerstein: un approc- cio sistemico che analizza insieme A.Economia → la produzione mondiale B.Mercato del lavoro → la forza lavoro mondiale C.Società → i modelli di welfare D. → la coesione sociale E.Cultura → la struttura del sapere F.Politica → il sistema interstatale

35 35 Gli effetti del finanzcapitalismo sulle imprese  Mercati borsistici non servono più per emettere nuove azioni → le imprese si indebitano con le banche o si autofinanziano  Le banche più grandi riducono i prestiti (la loro funzione) e speculano dentro e fuori bilancio  Dato che le operazioni finanziarie rendono più di quelle produttive le imprese si finanziarizzano a danno dei lavoratori e della R&S → es. gruppo Fiat che già da anni ha una holding finanziaria, apre una banca in Argentina

36 36 La trasformazione delle imprese industriali in enti finanziari  Banche che vendono automobili (o imprese di automobili che acquistano banche?) → almeno l’80,5% degli scambi sono unicamente speculativi  La esternalizzazione della produzione →accrescimento irresponsabilità sociale  Le ricadute sul management → più attento a soddisfare gli azionisti con operazioni finanziarie, che non a migliorare la produzione

37 37 l’uomo economico un modello diventato carne e ossa  istituzioni-scuola, mercato, produzione, consumo, media, intrattenimento, PA e politica operano come se ognuno fosse un homo oeconomicus → avanza una mutazione antropologica che rischia di farci essere attenti solo al nostro interesse immediato e di non essere capaci di distanza dal finanzcapitalismo.  Anche il sé corporeo è plasmato dalla cultura dominante

38 38 L’estrazione di valore dal lavoro umano  Interconnessione totale rischia di farci lavorare più che ai tempi di Dickens  C’è voluta una sentenza negli Usa per vietare ai datori di lavoro di obbligare i dipendenti a rispondere al cellulare fuori orario e durante le vacanze

39 39 Estrazione di valore dalla natura  L’assalto al sistema agroalimentare  Il degrado civile legato alle disuguaglianze  Fragilità sistemica del finanzcapitalismo

40 40 Riforme forse impossibili, ma necessarie  Necessità di investimenti socialmente responsabili da parte dei fondi pensione  Riforme finanziarie che la Ue dovrebbe introdurre per regolare la palude del sistema finanziario eccessivamente complesso e inconoscibile

41 41 È possibile incivilire il finanzcapitalismo?  Necessario, ma non sufficiente ridurre il dominio della finanza  Alla ricerca di un contro movimento (Polanyi)  Democratizzare la globalizzazione  L’incivilimento dipende anche dalle tecnologie di assoggettamento e dai processi di soggettivazione:liberazione da comportamenti infantilistici e consumisti: consumi responsabili e promozione dello sviluppo umano

42 42 Joseph E. Stiglitz Bancarotta L’ECONOMIA GLOBALE IN CADUTA LIBERA COME NASCE UNA CRISI 2010 Giulia Ferrazzani Sistemi Organizzativi Complessi – Piera Rella

43 43 Chi è Stiglitz  Economista keynesiano  Nobel per l’economia  Ha lavorato nella Banca Mondiale dove si è interessato delle crisi dei Pvs → quando la crisi colpì paesi periferici ci si preoccupò più di salvare le banche occidentali, che la vita degli abitanti delle nazioni colpite  È stato consulente di Clinton  Si autodefinisce riformista di centro, ma si dichiara deluso da Obama che ha fatto peggio di Clinton, continuando in molte cose la politica di Bush

44 44 Economia globale in pieno squilibrio Mercato deregolamentato inondato di liquidità:  Tassi di interesse bassi  Bolle speculative →prezzi petroliferi, titoli tecnologici, quotazioni borsistiche → bolla immobiliare (2007) ↓ Aumento sconsiderato della concessione di mutui subprime, ma soprattutto ↓  Disavanzo fiscale e commerciale negli Usa  Ingenti riserve di dollari in Cina

45 45 Prima dello scoppio della bolla immobiliare Tassi di interesse bassi + Necessità di aumentare i consumi → Mutuatari: consumi agevolati ↔ Regolamentazione troppo permissiva Prestiti: indice di rispar- mio pari allo zero Mutuanti: enormi profitti da spese e commissioni sempre più alte

46 46 Dopo lo scoppio della bolla immobiliare Crollano i prezzi delle case Economia dissestata Viene meno la fiducia alla base del sistema bancario Congelamento dei mercati creditizi Valore del mutuo residuo superiore a quello della casa: crolla la domanda e persone senza casa 2/3 del Pil legati al settore immobiliare I mercati creditizi globali cominciano a sgretolarsi Cedimento della domanda e tracollo della produzione

47 47 Il sistema bancario FUNZIONI PRINCIPALI A.Fornire un meccanismo di pagamenti che faciliti le transazioni, B.Evitando guadagni facili imponendo forti costi C.Valutare, gestire il rischio e concedere prestiti in modo da:  Poter restituire i soldi dei depositanti  Permettere alle Pmi di investire

48 48 Il processo di cartolarizzazione Tramuta una attività finanziaria indivisa – per esempio, un credito – in una attività divisa e vendibile, cioè in titoli. Questi titoli sono poi venduti a investitori privati o istituzionali, e così la banca rientra dei soldi prestati ai mutuatari. La banca, oltre al vantaggio di mobiliz- zare quelle attività poco liquide, si viene a spogliare anche del rischio legato a quei mutui: il rischio è passato agli investitori.

49 49 Caccia ai colpevoli  Le società di credito immobiliare hanno collocato mutui esotici (Strumenti derivati, creati dagli ingegneri finanziari, che consentono margini di intermediazione molto più elevati di quelli sui prodotti standard).  Le banche hanno acquistato i mutui, li hanno riconfezionati e venduti a investitori sprovveduti  Le agenzie di rating che li hanno approvati e consigliati in Usa e altrove  Economisti per i quali i mercati si regolano da soli

50 50 Caccia ai colpevoli… più in generale I MERCATI FINANZIARI Gestire il rischio Stanziare il capitale Monetizzare il risparmio Tenere bassi i costi di transazione Creato rischi Collocato il capitale in modo sbagliato Incentivato l’ indebitamento Imposto costi di transazione elevati AVREBBERO DOVUTOHANNO RISCHIO BASATO SU UNA SCOMMESSA: all’occorrenza, Fed e Tesoro sarebbero corsi in aiuto

51 51 Per i fautori della deregulation… I costi della regolamentazione supererebbero i benefici La regolamentazione soffocherebbe l’innovazione I problemi più gravi, per gli operatori del settore finanziario meno regolamentato(hedge funds), si sono verificati nel settore più regolamentato (le banche) In realtà… Le innovazioni dei mercati americani sono mirate proprio ad aggirare le regole, le norme contabili e l’imposizione fiscale

52 52 Deregulation 2 Gli operatori finanziari accusano la Fed di aver consentito tassi di interesse troppo bassi per troppo tempo Le banche accusano il governo di non averle fermate mentre tentavano di fare quello che lo Stato gli aveva chiesto: incentivare l’acquisto della casa I regolatori non si sono assicurati che le banche non si comportassero male Assurdo che anche dopo la socializzazione delle perdite non si cambino le regole

53 53 I fallimenti del mercato finanziario 1. AGENZIE Gestiscono denaro e prendono decisioni per conto d’altri → Gli investimenti e le valutazioni sono effettuati per conto dei gestori dei fondi. Attenzione per i risultati economici  Enfasi sugli utili a breve termine Retribuzioni basate sul prezzo del mercato delle azioni Wall Street inventa nuovi prodotti capaci di generare redditi elevati per le sue aziende nel breve periodo Controlli di qualità pressoché inesistenti

54 54 I fallimenti del mercato finanziario: 2 cartolarizzazione I prodotti finanziari più richiesti prima della crisi erano basati sulla cartolarizzazione VANTAGGIO Distribuzione del rischio SVANTAGGIO Informazione imperfetta La banca si fida dell’intermediario che ha erogato il mutuo ipotecario Si da per scontato che la banca venditrice abbia effettuato controlli/indagini Acquisto di titoli garantiti da ipoteca Si prestano soldi ad un proprietario di casa di cui non si sa nulla

55 55 I fallimenti del mercato finanziario 3) ESTERNALITA’ = Situazione in cui uno scambio di mercato crea costi o vantaggi per soggetti che non vi partecipano L’odierno sistema finanziario è intrecciato e centrale per l’economia  il fallimento ha colpito tutti Le esternalità costituiscono la causa del contagio → Il Fmi ha chiesto un massiccio intervento pubblico in contrasto con il Fondamentalismo del Mercato ( I mercati sono efficienti, capaci di correggersi da soli)

56 56 Fed e Tesoro Usa hanno osteggiato l’introdu- zione di regole che avrebbero potuto ren- dere le operazioni di salvataggio multimi- liardarie meno probabili e meno costose I salvataggi costituiscono il segno di una politica incoerente con conseguenze potenzialmente di lungo periodo Azzardo Morale Gli incentivi verrebbero indeboliti se gli intestatari di un mutuo sapessero di avere la possibilità di essere aiutati in caso di inadempienza I fallimenti del mercato finanziario 3) ESTERNALITA’

57 57 I fallimenti del mercato finanziario chiariscono che il governo ha un ruolo da svolgere: se fa bene il proprio lavoro ci saranno meno incidenti, o almeno saranno meno gravosi Il governo deve contribuire, ma il modo in cui lo stato interviene influisce sulla possibilità che si verifichino altre crisi in futuro e sul senso di equità e giustizia di una nazione. In conclusione serve più regolamentazione

58 58 Gli Usa hanno esportato la loro filosofia  quasi ¼ dei mutui tossici viene acquistato da istituti esteri Molti paesi europei hanno dovuto affrontare problemi propri:  Spagna: bolla enorme  crollo mercato immobiliare (norme rigorose nel mercato finanziario)  Islanda: comportamento sconsiderato delle tre banche estere  primo paese Ue che chiede aiuto dall’Fmi La crisi globale MACRO E MICROPROBLEMI

59 59 UE ha una pecca sostanziale dell’integrazione: il ‘mercato unico’ fa sì che qualsiasi banca europea possa operare in qualsiasi paese, mentre la responsabilità della regolamentazione spetta al paese di provenienza  Paesi in via di sviluppo: diminuzione delle rimesse (trasferimenti di denaro ai familiari dai paesi industrializzati) e dei capitali esteri + politiche di liberalizzazione sbagliate del mercato finanziario e dei capitali imposte dall’Fmi La crisi globale nell‘Unione europea e nei Pvs

60 60 Il quadro generale L’ECONOMIA GLOBALE E’ SOGGETTA A SCOSSE SISMICHE Paesi sviluppati: tendenza al passaggio dal settore manifatturiero al terziario Globalizzazione: delocalizzazione della produzione Vantaggio comparato in Cina, India e in altri paesi emergenti Paesi poveri che prestano soldi a quelli più ricchi: deficit insostenibile

61 61 Le conclusioni di Stiglitz Per riportare in salute l’economia mondiale bisognerà tenere conto delle nuove acquisizioni in materia di dottrina economica e correggere gli squilibri Una qualche nuova bolla potrà sostituire quella immobiliare (che aveva sostituito quella tecnologica, che a sua volta aveva preso il posto di quella petrolifera) Negli Stati Uniti vanno risolti i problemi di fondo della regolamentazione: NON SI PUO’ ASPETTARE CHE LA CRISI FINISCA: SI DEVE AGIRE PRIMA

62 62 Che fare secondo Stiglitz  C’è bisogno di nuove regole  Un nuovo ordine capitalistico con un nuovo ruolo dello stato  Innovazione va indirizzata al risparmio energetico e di risorse naturali e non di posti di lavoro → è paradossale avere molti disoccupati in un mondo sull’orlo del disastro ambientale

63 63 Crouch: il mercato e i suoi limiti  Il neoliberismo sostiene che le imprese private sono efficienti e orientate al cliente e i servizi pubblici incompetenti e arroganti.  Ma il sistema privato non è omogeneo: solo le piccole imprese sono esposte alla concorrenza, mentre le imprese giganti sono in grado di influenzare i mercati in più paesi e a mettere persino in concorrenza governi nazionali  Le Tnc non sono malvagie ma non rientrano nel modello di concorrenza perfetta

64 64 Mercato puro requisiti fallimenti 1.Prezzi confrontabili e tutti i beni oggetto di compravendita 2.No barriere d’ingresso, + fornitori e acquirenti 3.Mantenimento di un elevato volume di transazioni 4.Informazione perfetta per gli attori di mercato 5.Separazione tra economia e politica 1.Incapacità di gestire esternalità, beni pubblici e senza prezzo 2.Barriere d’ingresso ineliminabili in molti settori → disparità di ricchezze e poteri 3.Venditori e clienti sfiduciati non entrano nel mercato 4.Ostacoli pratici e disparità di accesso alle informazioni 5.Centri d’interesse potenti creati dai fallimenti 2

65 65 Dilemmi di una legislazione anti monopoli posti da Giuliano Amato  Avvicinarsi al mercato puro ( tante imprese rivali) con tante imprese rivali → come nella classica legislazione antitrust Usa che vietava alle banche di espandersi oltre il proprio stato  o accettare che sopravvivano poche grandi imprese → ne bastano 3 per il benessere dei consumatori  Se si opta per molte grandi imprese, fino a che punto un governo può intervenire?

66 66 Il paradosso del governo nel pensiero neo-liberista  Non importa chi è favorito tra azionisti e consumatori, perché la distribuzione del reddito è un problema politico  Ma l’intervento statale è al tempo stesso più nocivo del fatto che poche imprese restringano la capacità di scelta dei consumatori

67 67 Insufficienze dei servizi pubblici/ apertura al mercato/ nuovi problemi creati dall’apertura al mercato  Scarsa attenzione ai consumatori, accentramento e distanza dagli utenti /privatizzazione/ la regolamentazione pubblica rimante importante + sviluppo di imprese insider  Sfavorevole rapporto costi efficacia; alta tassazione/mercati interni/ scarsa applicabilità meccanismi di prezzo  Servizi pubblici senza cultura d’impresa/ criteri imprenditoriali nella prassi amministrativa/le imprese insider rendono + difficile la separazione tra politica ed economia

68 68 Conclusioni Crouch  La critica neoliberista ha individuato problemi reali dei servizi pubblici ma ha offerto cattivi rimedi ( ad es. sanità R.U. nel 2008 spinta a far aggregare i medici di base → si risparmia ma si elimina vicinanza agli utenti)  Si è tolto potere alle professioni dei servizi pubblici a vantaggio dei fornitori privati  Ruolo politico della grande impresa equiparata impropriamente al mercato, specie se manca legislazione antimonopolistica  L’efficienza non può essere l’unico obiettivo: in democrazia debbono valere anche altri parametri


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