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Istituzioni di linguistica a.a. 2009/10 Federica Da Milano.

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Presentazione sul tema: "Istituzioni di linguistica a.a. 2009/10 Federica Da Milano."— Transcript della presentazione:

1 Istituzioni di linguistica a.a. 2009/10 Federica Da Milano

2 Il riduzionismo Pochi contenuti rispetto a quelli pensati per un pubblico generico Riduzione dei tratti linguistici proposti 11,1 unità contro le 16,1 unità

3 La disomogeneità e lo slittamento Le sequenze di contenuti strutturali proposte seguono logiche di sequenzialità difformi Preminenza data alla dimensione morfologica rispetto alla dimensione sintattica

4 Le scissioni Scissione tra le strutture dichiarate come obiettivo esplicito di insegnamento e quelle presenti nell’input testuale Testi più ricchi e complessi degli obiettivi di insegnamento Scissione tra strutture sintattiche e esercizi Terminologia tradizionale

5 Possibili scenari -Netta separazione tra linguistica acquisizionale e glottodidattica -Rapporto di sussidiarietà -Rapporto paritetico

6 La comunicazione interculturale Ipotesi Sapir-Whorf “Noi dissezioniamo la natura lungo linee tracciate dalle nostre lingue madri. Le categorie e le tipologie che isoliamo dal mondo dei fenomeni non le troviamo lì in quanto esse guardano dritto in faccia ogni osservatore; al contrario, il mondo viene presentato in un flusso claeidoscopico di impressioni che deve essere organizzato dalle nostre menti; vale a dire, in gran parte dai sistemi linguistici presenti nelle nostre menti. Noi tagliamo a pezzi la natura, la organizziamo in concetti, e nel farlo vi attribuiamo significati, in gran parte perchè siamo parti in causa in un accordo per organizzarla in questo modo; un accordo che si mantiene in tutta la nostra comunità di linguaggio ed è codificato negli schemi della nostra lingua...tutti gli osservatori non sono guidati dalle stesse prove fisiche verso la stessa immagine dell'universo, a meno che i loro bagagli linguistici siano simili, o possano essere in qualche modo calibrati” ( Whorf, Language, Thought and Reality, 1956).

7 La comunicazione interculturale “L'interdipendenza fra pensiero e linguaggio rende chiaro che le lingue non sono tanto un mezzo per esprimere una verità che è stata già stabilita, quanto un mezzo per scoprire una verità che era in precedenza sconosciuta. La loro diversità non è una diversità di suono e di segni, ma di modi di guardare il mondo” (Kerenyi, Dionysus, 1976)

8 La comunicazione interculturale “La finalità stessa della traduzione -aprire sul piano della scrittura un certo rapporto con l'Altro, fecondare il Proprio tramite la mediazione dell'Estraneo – si scontra frontalmente con la struttura etnocentrica di ogni cultura, o con quella specie di narcisismo in base al quale ogni società vorrebbe essere un Tutto puro e non mescolato” (Berman 1997)

9 La comunicazione interculturale Attualmente nel mondo si parlano ancora alcune migliaia di lingue umane; per la maggior parte di esse le prospettive sono però decisamente negative. La scomparsa di una lingua non ha niente a che fare con una sua presunta 'primitività': tutte le lingue a noi note sono sistemi cognitivo-comunicativi complessi pienamente formati. Questa scomparsa è dovuta solo alla potenza economica, politica o culturale

10 La comunicazione interculturale “Con la scomparsa di ogni lingua scompare ogni volta un tipo particolare del 'pensiero' umano e svanisce irrimediabilmente un determinato 'aspetto' del mondo. La 'meravigliosa varietà' dello spirito umano si riduce. Scompare un pezzo di cultura umana, un'opera altamente complessa dell'arte umana, che merita di essere ammirata come la più bella delle cattedrali gotiche […]. La varietà delle lingue e del pensiero è cioè il fondamento della possibilità di un pensiero alternativo, del pensiero di possibilità diverse, che solo può indicare la via d'uscita dal vicolo cieco in cui è finita l'umanità (che pensa in lingue europee)” (Trabant 2002).

11 Competenza comunicativa e prospettiva interculturale Hofstede (1991) e il 'software of the mind'; cultura come “programmazione mentale collettiva che distingue i membri di un gruppo o categoria da quelli di un altro gruppo o categoria” consapevolezza: il riconoscere che ciascuno porta con sé un particolare software mentale che deriva dal modo in cui è cresciuto, e che coloro che sono cresciuti in altre condizioni hanno, per le stesse ottime ragioni, un diverso software mentale

12 Competenza comunicativa e prospettiva interculturale conoscenza: se dobbiamo interagire con altre culture, dobbiamo imparare come sono queste culture, quali sono i loro simboli, i loro eroi, e i loro riti abilità di comunicare tra culture deriva dalla consapevolezza, dalla conoscenza e dall'esperienza personale” (Hofstede 1991)

13 Comunicazione interculturale Il tempo ingl. The weeks ahead of us cin. Shànyuè (sopra-mese) 'il mese scorso' Xiàyuè (sotto-mese) 'il mese prossimo' aymara (Peru) nayra timpu 'occhio tempo = il tempo davanti ai miei occhi' 'il passato' q'ipi uru 'giorno dietro = il giorno alle mie spalle' 'domani'

14 La competenza comunicativa competenza linguistica, cioè la capacità di produrre e interpretare segni verbali, che comprende competenza fonologica, sintattica, semantica, testuale; competenza paralinguistica, cioè la capacità di usare caratteristiche come l'enfasi, la cadenza, le esclamazioni; competenza cinesica, cioè la capacità di comunicare attraverso segni gestuali (cenni, mimica, postura); competenza prossemica, cioè la capacità di usare e interpretare l'orientamento spaziale e le distanze interpersonali dell'atto comunicativo; competenza performativa, cioè la capacità di utilizzare l'atto linguistico e non linguistico per realizzare in concreto l'intenzione comunicativa; competenza socio-culturale, cioè la capacità di riconoscere le situazioni sociali e le relazioni di ruolo e gli elementi distintivi di una data cultura

15 La competenza comunicativa 'competenza comunicativa' è un'espressione nata in ambito sociolinguistico dalla critica al concetto chomskyano di competence, limitato alle conoscenze di tipo formale- strutturale, a scapito delle regolarità sociali e funzionali dell'uso linguistico

16 Comunicazione verbale e comunicazione non verbale Studi recenti (es. Corballis, Dalla mano alla bocca. Le origini del linguaggio) sostengono l'ipotesi che i gesti del corpo rappresentino forme preliminari del linguaggio rivelatesi importanti per la sua formazione e divenute indispensabili per lo sviluppo di pensieri e proposizioni % dell'informazione che raggiunge la corteccia cerebrale giunge dagli occhi, contro il 10-15% che proviene dall'udito; il corpo: fonte di 'informazioni' involontarie, ma anche strumento di comunicazione → veicolare significati volontari e sottolineare significati espressi verbalmente sorriso sguardo gestualità distanza interpersonale → tutti gli animali vivono in una sorta di 'bolla' virtuale che rappresenta la loro intimità e che ha per raggio la distanza di sicurezza, cioè quella che consente di difendersi da un attacco o di iniziare una fuga; negli uomini è di circa 60cm, la distanza del braccio teso. La 'bolla' è un dato di natura, mentre la sua dimensione e il suo valore di intimità sono dati di cultura e dunque variano

17 Comunicazione verbale e comunicazione non verbale comunicazione verbale tono e intonazione lessico morfosintassi (uso dei pronomi nelle lingue orientali; tempo futuro in arabo; forme di imperativo) struttura testuale testo italiano, spagnolo, tedesco e slavo → da A a B non in linea retta, ma attraverso digressioni; testo anglosassone e scandinavo → straight to the point testo asiatico e arabo → a spirale, per progressivi avvicinamenti al punto di arrivo

18 La comunicazione interculturale


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