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Le donne nella tradizione Sin dall’antichità i pensatori greci dibatterono a lungo sulla riproduzione tendendo a minimizzare il fatto che il figlio nasca.

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Presentazione sul tema: "Le donne nella tradizione Sin dall’antichità i pensatori greci dibatterono a lungo sulla riproduzione tendendo a minimizzare il fatto che il figlio nasca."— Transcript della presentazione:

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2 Le donne nella tradizione Sin dall’antichità i pensatori greci dibatterono a lungo sulla riproduzione tendendo a minimizzare il fatto che il figlio nasca dal corpo materno se non addirittura negarlo. Da Parmenide a Democrito sino ad Ippocrate si svilupparono molte teorie, ma quella che ebbe più successo fu quella aristotelica secondo la quale anche la donna contribuisse, in qualche misura alla riproduzione grazie alla natura del suo sangue, che essendo meno caldo in virtù di alcuni processi di espulsione del cibo, assume un ruolo passivo rispetto a quello della donna, alla quale è demandato il solo contributo della materia, mentre quello maschile è, invece, creativo tipico dello spirito che crea e trasforma. E’ facile capire quali potessero essere le consegue politiche di una siffatta teoria biologica: la passività femminile nella riproduzione era uno degli elementi che giustificavano la posizione sociale e giuridica subalterna della donna. >: questo quanto dicevo Aristotele in epoca antica. Cosa è cambiato da allora?

3 In età ellenistica le donne cominciarono a godere di un maggiore rispetto di maggiore partecipazione sociale e videro finalmente ampliarsi le loro capacità giuridiche, oltre ad una maggiore libertà di fatto. Tutto ciò probabilmente per la disgregazione dei valori classici, o per la prolificazione di pensieri filosofici minori che avevano iniziato un’opera critica dei valori dominanti della polìs, nonché per gli effetti del contatto fra la cultura greca e quelle delle grandi monarchie, in particolar modo quella egizia. Infatti, in Egitto veniva da tempo riconosciuto alle donne capacità e diritti, anche se erano ancora escluse dalla vita politica, fatta eccezione per le regine egizie che succedevano al trono legittimamente, anche se la loro successione era legata al matrimonio col fratello.

4 Una curiosità dell’antica Roma è quella delle “ donne senza nome”: infatti, mentre agli uomini era consentito l’uso dei tre nomi ( il praenomen, ossia il nome personale; il nomen ossia il nome della gens di appartenenza e il nome della famiglia), per le donne era previsto il solo nome gentilizio e quello della famiglia e, per distinguerle bastava aggiungere: Prima Seconda Terza e così via, oppure se erano solo due: Maggiore e Minore ( Maior e Minor ). Questa riluttanza dei Romani a dare un nome alle donne viene spiegata dallo storico Moses Flinley : >

5 Il caso di Ipazia: la prima donna scienziato Figlia di un matematico ed astronomo di Alessandria, che aveva deciso di fare della figlia un >, fu educata sotto il vigile controllo paterno e divenne una donna molto speciale, che univa alla bellezza fisica una straordinaria cultura. Dopo una serie di viaggi, ad Atene e Roma, tornò ad Alessandria, dove le venne conferita una cattedra di filosofia e, nonostante abbia scritto numerose opere, nessuna ci è pervenuta, tuttavia negli scritti del matematico Teone, è possibile riscontrare alcuni studi della bella Ipazia. Oltre che di matematica e filosofia, ella si interessò di meccanica e tecnologia, disegnando alcuni strumenti scientifici come l’astrolabio piatto che serve per misurare la posizione dei pianeti, delle stelle e del sole, ed un idrometro di ottone graduato, per misurare la densità specifica dei liquidi. Purtroppo il tempo ed il luogo in cui visse on erano favorevoli allo sviluppo della scienza e alla speculazione filosofica, infatti, mentre il Cristianesimo si diffondeva, la città di Alessandria era turbata da conflitti spesso violenti tra pagani, ebrei e cristiani, tendendo così a considerare come eresia la matematica e la scienza. Come se non bastasse, Ipazia, che si era rifiutata di convertirsi, era una donna e si occupava attivamente della vita politica cittadina. Ciò, quindi, suscitava non solo ammirazione sconfinata, ma anche odio feroce. Nel 414, un gruppo di fanatici la trascinò in una chiesa, le strappò i vestiti di dosso e, con delle conchiglie affilate lacerò ul suo viso ed il suo corpo, sino a quando non fu morta. Dopodichè il suo cadavere fu squartato e dato alle fiamme.

6 Le donne nella letteratura Inquadrare il rapporto tra donne e letteratura significa perlopiù ascoltare dei silenzi. Poche, infatti - anche se ben forti - sono le voci femminili che si levano nel corso della storia letteraria (e non solo) fino a pochi decenni fa. Sono voci isolate, provenienti da donne che si sottraggono alle rigide regole del sistema letterario maschile, grazie ad uno status sociale particolare. Medea, nella tragedia di Euripide (431 a.C.), deplora con forza l'impossibilità per le donne di cantare i propri sentimenti, << giacché avrei fatto risuonare un canto / contro la razza dei maschi». Saffo, E tuttavia, la prima voce femminile nella storia della letteratura si era già levata in Grecia, tra il VII e il VI sec. a. C.: quella di Saffo, poetessa vissuta sull'isola di Lesbo, amica del poeta Alceo, la cui fama ha attraversato i secoli. È una poesia d'amore: per la bellezza, espressione del sacro; per la dea che la incarna, Afrodite; per le fanciulle del Tiaso, una comunità religioso- pedagogica, di cui Saffo era alla guida, legata al culto di Afrodite e delle Muse, nella quale venivano educate le ragazze di buona famiglia. Sarebbe riduttivo interpretare la poesia di Saffo esclusivamente come espressione di sentimenti individuali: essa trae la sua immediatezza lirica dall'intensità emotiva della vita comunitaria, scandita dall'avvicendarsi delle fanciulle, accolte nella turbinosa adolescenza e salutate alla vigilia delle nozze, in un moto perpetuo tra incontro e separazione. E sarebbe un errore anche vedere in Saffo una femminista ante litteram. Ella entra in ogni caso a far parte di un canone letterario maschile.

7 A Roma le donne godono di maggiore considerazione rispetto al mondo greco, ma all'interno delle mura domestiche, come educatrici dei figli. Non sono pervenute voci femminili che abbiano rotto il silenzio cui erano sottomesse. Con il Medioevo si affacciano al mondo delle lettere alcune personalità femminili: le religiose Rosvita di Gandersheim (sec. X), autrice di dialoghi drammatici, e Herrada di Landsberg, con il suo compendio figurale Hortus Deliciarum (sec. XII); Maria di Francia, che compone dei lais (racconti in versi), e la contessa Beatrice de Dia, nei cui versi d'amore palpita il desiderio (entrambe del sec. XII). A cavallo tra i secoli XIV e XV, Christine de Pizan, colta nobildonna alla corte di Carlo V, rimasta vedova con tre figli si guadagna da vivere scrivendo, e si conquista anche un posto nel dibattito letterario del tempo. Nel Cinquecento si trovano poetesse che scrivono inserendosi nella tradizione del canzoniere petrarchesco, come Veronica Gambara ( ), Vittoria Colonna ( ) e Gaspara Stampa ( ), che i romantici considereranno una novella Saffo; ai poeti erotici dell'antichità, in special modo a Catullo, si rifà Louise Labé ( ), francese di origini borghesi, autrice di sonetti ed elegie e del dialogo Contrasto dell'amore e della follia. La Francia dà i natali anche alle prime narratrici in prosa: di Hélisenne de Crenne è il primo romanzo autobiografico al femminile, Les angoisses douloureuses qui procèdent d'amours (1538); Margherita di Navarra, principessa di Angouléme, firma la raccolta di novelle Heptaméron, (1549) prezioso documento sugli usi amorosi dell’epoca. Circa un secolo dopo, oltreoceano, si leva la voce della religiosa messicana Sor Juana Inés de la Cruz ( ), autrice della propria autobiografia, drammaturga e poetessa. Sempre nel sec. XVII Madame de La Fayette, con la sua Principessa di Clèves (1678), e Madeleine de Scudéry ( ), con i suoi romanzi «galanti» (pubblicati però sotto il nome del fratello), inaugurano la stagione del romanzo psicologico. E ancora in Inghilterra spicca la figura di Aphra Behn ( ), la prima donna che fa della scrittura il proprio unico mezzo di sostentamento: conosciuta per la sua opera drammatica - esordisce nel 1671 con The Forced Marriage - è anche autrice del romanzo Oroonoko lo schiavo reale (1688), anticipatore di un tema - l'oppressione in contesto coloniale - che verrà in primo piano, declinato in modo diverso, dalla seconda metà del sec. XX in poi.

8 Il secolo dei «lumi», con i suoi sconvolgimenti in campo sociale, politico ed economico, vede emergere le donne dalla loro condizione di subalternità e affermarsi soprattutto figure di pensatrici. A Parigi non si contano i salotti letterari animati da donne: apre il secolo quello di Madame de Lambert (autrice fra l'altro, di Riflessioni sulle donne, 1727), lo chiude quello di Madame de Stadi, cui si devono importanti opere di carattere politico-sociale, estetico- filosofico e critico, nonché il romanzo autobiografico Delfina (1802), in cui sono messi in primo piano i pesanti vincoli della condizione femminile. Sulla scena inglese, oltre alle bluestocking - donne che sul calco dei salons parigini, promuovono serate di dibattito cultural-letterario - si affacciano Mary Wollstonecraft Godwin una delle cosiddette «madri storiche» del femminismo, con il suo Rivendicazioni dei diritti della donna (1792), e Ann Radcliffe ( ), i cui romanzi gotici influenzeranno gli scrittori romantici. L'emancipazione in campo letterario non va sempre di pari passo con quella sociale e politica; le scrittrici del primo Ottocento conducono vita appartata, distante dalla politica e spesso anche dalla città, ignara delle affermazioni delle prime teoriche del femminismo. Ma le loro opere sono lette da un pubblico femminile e urbano, il primo consumatore del nuovo genere letterario che si va imponendo: il romanzo. Il centro della narrativa «al femminile» è preferibilmente una casa, più spesso una casa di campagna, che fa da contraltare alla città: tra questi due poli si muovono le protagoniste della Austen, Elinor e Marianne in Ragione e Sentimento (1811) o le sorelle Bennett in cerca di marito in Orgoglio e Pregiudizio(1813), così come la Jane Eyre di Charlotte Brontè, nel romanzo eponimo (1847), o la tragica figura di Catherine, al centro di Cime Tempestose (1847) della sorella di Charlotte, Emily Bronté.

9 Nella prima metà del sec. XX si viene gradualmente ampliando lo spazio letterario femminile, abitato da realtà diverse nelle varie parti del mondo e animato da un vivace dibattito sulla specificità della scrittura femminile. In Francia si trova la figura emblematica di Sidonie-Gabrielle Colette : negli anni firma la serie dei romanzi di Claudine sotto lo pseudonimo di Willy; andrà sotto il nome di Colette Willy e, dal 1916, solo di Colette, la sua produzione successiva, che comprende l'autobiografia Il mio noviziato. In Italia spiccano i nomi di Matilde Serao ( ), che affianca un'intensa attività giornalistica a quella di narratrice; Sibilla Aleramo, il cui romanzo Una donna (1906) costituisce un documento fondamentale per comprendere il processo di liberazione della donna nel nostro paese; Grazia Deledda, cui va nel 1926 il premio Nobel per la letteratura. Dalla fine del secondo conflitto mondiale l'affermazione femminile in campo letterario va di pari passo con quella politica e intellettuale. Tra le pietre miliari di quei decenni figurano le personalità complesse di Simone de Beauvoir, Elsa Morante, Marguerite Yourcenar (causa di grande scalpore per la nomina, prima donna nella storia, a membro dell'Académie Francaise, nel 1981), Sylvia Plath (che soffre la costrizione del «ruolo» femminile fino al suicidio), Christa Wolf (che in Cassandra si confronta con le figure mitiche dell'universo femminile). Caratteristica della seconda metà del secolo è l'assimilazione della lotta per l'emancipazione femminile a quella per le minoranze e i popoli oppressi o usciti da una storia di oppressione. Molte delle voci femminili di quel periodo provengono dalle ex-colonie: bastino i nomi di Isabel Allende in Cile, Nadine Gordimer in Sudafrica, Arundhati Roy in India, Assia Djebar in Algeria Al presente la letteratura al femminile è divenuta un universo complesso e articolato, in cui trovano posto tutte le forme espressive, i generi, gli stili, le sperimentazioni, nonché un costante contribuito alla discussione teorica sulla scrittura femminile, tanto che, sempre più spesso, specie negli Stati Uniti, la letteratura femminile costituisce, negli atenei, una disciplina a sé. Nella prima metà del sec. XX si viene gradualmente ampliando lo spazio letterario femminile, abitato da realtà diverse nelle varie parti del mondo e animato da un vivace dibattito sulla specificità della scrittura femminile. In Francia si trova la figura emblematica di Sidonie-Gabrielle Colette : negli anni firma la serie dei romanzi di Claudine sotto lo pseudonimo di Willy; andrà sotto il nome di Colette Willy e, dal 1916, solo di Colette, la sua produzione successiva, che comprende l'autobiografia Il mio noviziato. In Italia spiccano i nomi di Matilde Serao ( ), che affianca un'intensa attività giornalistica a quella di narratrice; Sibilla Aleramo, il cui romanzo Una donna (1906) costituisce un documento fondamentale per comprendere il processo di liberazione della donna nel nostro paese; Grazia Deledda, cui va nel 1926 il premio Nobel per la letteratura.

10 Parlare di donne nello sport è difficile, perché la storia delle donne sportive è abbastanza circoscritta e limitata ad alcuni episodi eclatanti. E’ anche mancato il materiale su cui indagare, perché la donna, solo di recente, ha avuto una propria storia, relegata però in quella del costume. Infine non bisogna dimenticare il contesto in cui ha vissuto per secoli la donna nel nostro Paese, soggetta a pregiudizi di tipo culturale di difficile superamento, condizionata, come negli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dalle sue prerogative di madre e sposa, prerogative che l’hanno relegata ad un ruolo secondario nella vita civile. Ripercorriamo alcune tappe:

11 La storia del mondo greco ci è narrata in larga misura dalle due opere ascrivibili ad Omero: l’Iliade e l’Odissea nelle quali si raccontano le vicende legate alla città di Troia, colonia greca,e riprendo queste brevi frasi che fanno intendere la presenza femminile: “ Nausicae in mal tolse la palla, e ad una /delle compagne la scagliò: la palla/desviassi dal segno cui valeva, / e nel profondo vortice cadè / “(Omero canto VI). Il primo anno dei giochi olimpici fu il 776 a.c. all’interno c’erano anche i cosiddetti giochi minori chiamati Erei (dedicati ad Era, la moglie di Zeus). Erano giochi femminili, dedicati alle giovani che, con essi, dimostravano di essere mature e pronte al matrimonio. Avevano significato rituale e si svolgevano con una corsa sulla distanza di circa 145/160 metri. A Sparta e ad Atene la situazione era un po’ diversa, infatti Sparta era una città Stato dominata da una aristocrazia guerriera, vi si conduceva uno stile di vita molto duro e severo che spingeva ad una selezione degli individui sin dalla nascita. Le donne spartane, al pari degli uomini, eseguivano le pratiche atletiche e le esercitazioni militari per essere in grado di difendere le città quando gli uomini erano lontani, per esempio per un conflitto bellico. Spesso gli stessi allenamenti erano promiscui e, non di rado, le donne Spartane erano vincitrici di competizioni olimpiche. A loro si deve la pratica della nudità, tanto criticata dalle altre popolazioni del tempo, ritenuta da loro utile per essere più agili nel compiere le azioni ginnastiche. Sempre a Sparta, i bambini erano affidati a dei maestri che ne curavano l’educazione e, poiché ciò implicava una spesa, lo stato interveniva con delle forme di assistenzialismo nei confronti delle famiglie meno abbienti. Gli insegnanti erano tre: il grammatista che si occupava delle conoscenze linguistiche e scientifiche, il citarista insegnava l’uso e la conoscenza della musica, ed il pedotriba preposto all’allenamento e alla cura dell’aspetto fisico (non inteso come estetico). Le donne Ateniesi, per contro, vivevano quasi in caste, isolate dalla vita sociale delle città. Uscivano raramente e sempre accompagnate. Non incontravano quasi mai gli uomini e non sceglievano il marito. Vi erano tuttavia delle categorie di donne che, per il lavoro che svolgevano avevano più libertà e, spesso, anche una maggiore influenza nella vita della città. Era il caso delle musiciste. Danzatrici. In seguito la donna va solo ad assistere alle olimpiadi sempre se concesso dai giudici, dai mariti, perché certi “sport” non potevano essere visti da un pubblico femminile. Nell’antichità

12 Nell’Ottocento Nelle disposizioni ministeriali del 1861/62 del De Sanctis si erano fissati i punti chiave del nuovo insegnamento, cercando di rimuovere la tendenza dei singoli insegnanti di personalizzare, stravolgendoli, i programmi, viene dunque approntata una discriminazione nei confronti della ginnastica militare utilizzata a scopi pedagogici. Ultima soglia da superare era ora l’aspetto femminile dell’attività. Per parlare di educazione fisica femminile bisognerà aspettare il 1867 anche se, per alcuni, le donne non erano portate per questa pratica. Ad opporsi a questo schieramento c’era chi sosteneva, al contrario, che la ginnastica, impegnando anche l’intelletto, oltre al fisico, poteva impegnare le donne nella parte intellettiva. L’Oberman scrisse addirittura un libro in proposito chiamato “La ginnastica al femminile” e, dopo il 1867, si fonda a Torino una scuola normale di ginnastica preparatoria femminile. Non si parla più di brevi periodi preparatori ma di corsi della durata di 8 mesi, durante i quali si apprendono molteplici discipline. Le basi per una nuova ginnastica educativa sono poste.

13 Lo sport, nel periodo fascista, comincia a vivere per dare una buona immagine del belpaese fuori confine, distogliendolo nel contempo la gente dal pensiero di altri problemi. Sport e fascismo miravano a creare un uomo nuovo, favorendo l’azione rispetto al pensiero. in questo periodo le donne erano procreatrici e niente altro. Dal secondo conflitto in poi tutto comincio a cambiare e infatti alcune donne si distinsero: Amsterdam 1928: Elisabeth Robinson che trionfò nei 100m piani con un tempo di 12”02. Berlino 1936 :Trebisonda Valla, detta Ondina, nata a Bologna nel 1916 fu la prima donna italiana a vincere una medaglia d'oro olimpica. La conquistò vincendo gli 80 m ostacoli alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, dopo aver stabilito il nuovo record del mondo in semifinale. L'originale nome Trebisonda fu scelto dal padre come omaggio all'omonima città turca (in turco Trabzon), da lui ritenuta una delle più belle del mondo. Nata dopo quattro fratelli maschi, la bambina veniva familiarmente con il diminutivo Ondina. Ondina Valla si fece notare sin da giovanissima per la sua grinta e le sue doti atletiche. Ai campionati studenteschi bolognesi rivaleggiò con la concittadina Claudia Testoni, che sarebbe stata la sua antagonista, per tutta la carriera sportiva. A 13 anni Ondina Valla era già considerata una delle grandi protagoniste dell'atletica leggera italiana. L'anno dopo divenne campionessa italiana assoluta e fu convocata in nazionale. Era un'atleta versatile, che otteneva eccellenti risultati nelle gare di velocità, sugli ostacoli e nei salti-Divenne presto una delle beniamine del pubblico italiano. Il governo fascista la elesse ad esempio della sana e robusta gioventù nazionale. La stampa la definì “ il sole in un sorriso”. Il più importante risultato della sua carriera fu l'oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino sugli 80 m ostacoli. Il 5 agosto vinse la semifinale con il tempo di 11"6, che le valse anche il primato del mondo. Il giorno dopo si disputò la finale. L'arrivo fu serrato, con ben quattro atlete piombate assieme sul traguardo. Non ci furono dubbi sulla vittoria della Valla, prima con 11"7, ma fu necessario ricorrere al fotofinish per stabilire l'ordine di arrivo per le inseguitrici. La sua rivale di sempre, Claudia Testoni, si ritrovò quarta, fuori dal giro delle medaglie. Dopo le Olimpiadi Ondina Valla fu costretta a rallentare l'attività agonistica per problemi alla schiena. Continuò a gareggiare fino ai primi anni Quaranta. Evento 1968: la messicana Norma Enriqueta Basilio fu la prima donna ad accendere il braciere olimpico. Evento: ormai fuori dalle Olimpiadi, ripescate e vincitrici a sorpresa: la favola della nazionale femminile di hockey su prato dello Zimbabwe, vincitrice dell'oro a Mosca nel 1980, ha molti punti in comune con quella della Danimarca che vinse il titolo europeo di calcio del Le atlete dello Zimbawe, che allora si chiamava Rhodesia, contattate solo cinque settimane prima dal Cio, furono selezionate pochissimi giorni prima dell'inizio dei Giochi. Il 31 luglio 1980, battendo in finale l'Austria per 4-1, lo Zimbabwe conquistava il suo primo oro della storia. Record femminili: la nuotatrice australiana Shane Gould partecipò a 12 prove vincendo 3 ori, un argento e un bronzo. Atene 2004 vincitrice di scherma Giovanna Trillini e Valentina Vezzali. Il Novecento ed i giorni nostri

14 Le donne nella Costituzione  Art. 1 : “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.  Art. 3 : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.  Art. 29 : “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’ eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.  Art. 37 : “ La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale e adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione”.  Art. 51 (il secondo periodo è aggiunto con legge costituzionale n. 1 del 30 maggio 2003): “Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini ”.  Art. 117 (testo introdotto dalla legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, sulla potestà legislativa di Stato e Regioni): “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive ”.

15 Le donne prima della Costituzione La questione della condizione di inferiorità giuridica, economica e politica della donna era stata sollevata già in età illuministica e negli anni della rivoluzione francese con pochi risultati. Anche nell’800 rimase una questione prevalentemente intellettuale, capace di non dare un’impronta alle scelte esistenziali di posizione di poche e isolate voci maschili: ricordiamo, tra tutti, Harriet Taylor Hardy e suo marito John Stuart Mill, autore di un saggio "La servitù delle donne”. Il tema ebbe una rilevanza marginale nella maggior parte del pensiero liberale e democratico nel XIX secolo. Alla fine del 800 le donne erano ancora escluse dal diritto di voto in quasi tutto il mondo facevano eccezione Australia, Nuova Zelanda e alcuni Stati americani: Wyoming, Colorado, Utah e l’Idaho; in molti paesi non avevano accesso alle professioni liberali; sui luoghi di lavoro erano pagate, a parità di mansioni, meno degli uomini; all’interno della famiglia si trovavano in condizioni di inferiorità nei confronti del marito. Tuttavia, dopo le trasformazioni prodotte dall’industrializzazione, la condizione femminile si modificò, acquistando caratteristiche in parte nuove. I mutamenti decisivi furono due, perché la diffusione dell’industria comportò una separazione tra il luogo di lavoro ed il luogo d'abitazione. Per le donne questo volle dire due possibilità: o accedere al mondo del lavoro, con il distacco dall’universo casalingo,domestico, con notevoli problemi soprattutto per quelle sposate e con figli, o rifiutare questa opportunità per essere sempre più prigioniere della loro condizione familiare, emarginate dal mercato del lavoro e in condizioni di accresciuta subordinazione nei confronti del marito, il solo "a guadagnare il pane". In ogni caso quel che venne meno, nel corso dell’800, fu l’unità della famiglia come organizzazione produttiva, all’interno della quale anche il ruolo della donna sposata e madre aveva un carattere lavorativo. Del resto, specialmente nel mondo contadino, la stessa maternità aveva avuto un significato anche economico, di produzione di forza lavoro ma nell’800 assunse un significato diverso perché le norme legislative sul lavoro minorile, la scolarizzazione e i mutamenti nel costume sminuirono la funzione economica dei figli. Un fatto chiave fu l’accresciuto benessere generale, lento e contrastato, ma indubitabile. Questo significò per la donna dei ceti medi e medio-superiori maggiori possibilità d'istruzione (il sintomo più evidente fu la crescita del numero di ragazze che frequentavano licei ed università), di tempo libero, di attenzioni per se stesse e per i propri desideri e bisogni. La prima e forte conseguenza fu che cominciarono a fare meno figli di prima. La crescita economica delle società europee moltiplicò le opportunità per le giovani donne di conquistare una propria indipendenza economica temporanea in nuove attività lavorative ritenute compatibili con le esigenze della rispettabilità borghese: nella scuola, negli uffici, nei negozi. Per le ragazze dei ceti medi urbani si accrebbe notevolmente la libertà di movimento sociale, con la diffusione di locali pubblici per il ballo, dell’uso della bicicletta, delle attività sportive. Se a tutti questi processi aggiungiamo la diffusione generalizzata degli ideali di libertà e di uguaglianza, nonché l’esempio fornito da altri gruppi sociali che, organizzandosi, riuscirono a strappare risultati importanti, riusciamo a capire perché intorno alla fine dell’800 e agli inizi del’900 ci furono dei movimenti femministi. All’inizio dell’900 nacquero delle associazioni che avevano come obiettivo quello di favorire l’estensione del diritto di voto alle donne ed il loro diritto d’accesso all’istruzione superiore e alle libere professioni.

16 Le donne dopo la Costituzione  Una volta conquistato il riconoscimento dei diritti di base delle donne nella sfera personale, della salute e del lavoro, nel decennio successivo viene fatto un ulteriore passo in avanti: la normativa approvata finora vieta le discriminazioni dirette, ma non risolve quelle indirette, frutto di trattamenti magari uniformi sulla carta che in realtà producono effetti differenziali sui due sessi. Ad esempio, la legge del 1977 sancisce la parità di retribuzione: se le donne in posizioni di un certo livello sono di meno perché incontrano più ostacoli nel far carriera, di fatto sono penalizzate, nel complesso guadagneranno meno, nonostante il loro datore di lavoro non contravvenga alle norme. Si ravvisa la necessità di adottare azioni positive, cioè ideate e promosse con l’obiettivo di raggiungere le pari opportunità. Solo nel 1991 questi principi vengono tradotti nella legge 125 del 10 aprile, Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro (oggi assorbita dal Decreto Legislativo 11 aprile 2006 n. 198, Codice delle pari opportunità tra uomo e donna ) che ha lo scopo di superare le discriminazioni che bloccano o rallentano gli avanzamenti professionali o di carriera e di inserire le donne, con programmi ad hoc, in attività professionali nelle quali sono sottorappresentate. Da questo momento in poi l’attività legislativa si fa intensa: Legge 215 del 1992: Azioni positive per l’imprenditoria femminile; 1996 : nomina del Ministro per le pari opportunità e, un anno dopo, istituzione della Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri; Legge 53 dell’8 marzo del 2000 : Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città, con cui l’Italia ha recepito la direttiva europea 96/34/CE sui congedi parentali.  A livello prettamente normativo, molto lavoro viene fatti anche nel campo della rappresentanza politica, con la riforma dell’ art. 51 della Costituzione del 2003 e la riforma dell’ art. 117 nel  Non meno importante, a livello storico e giuridico, nonché per i diritti inviolabili e la pari dignità sociale sancita dalla Costituzione, la legge n. 66 del 1996, con cui il concetto di violenza sessuale passa da “reato contro la morale e il buon costume” a “reato contro la persona e contro la libertà individuale ”.  Nel 1997 il Presidente del Consiglio emette una direttiva che impegna Governo e istituzioni italiane a prevenire e contrastare tutte le forme di violenza fisica, sessuale e psicologica contro le donne, dai maltrattamenti familiari al traffico di donne e minori a scopo di sfruttamento sessuale. Quella direttiva contiene una serie di indicazioni molto utili e importanti sul piano teorico, come il concetto di parità nell’accesso al lavoro, di empowerment, politiche dei tempi e dell’organizzazione del lavoro. La Legge n. 154 del 2001, Misure contro la violenza nelle relazioni familiari prevede l’allontanamento del familiare violento per via civile o penale e misure di protezione sociale per le donne che subiscono violenza.

17 CONVENZIONE SULL'ELIMINAZIONE DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE NEI CONFRONTI DELLA DONNA  Art.1 : Ai fini della presente Convenzione, l'espressione "discriminazione nei confronti della donna" concerne ogni distinzione esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l'uomo e la donna.  Art. 3: Gli Stati parti prendono in ogni campo, ed in particolare nei campi politico, sociale, economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne, e di garantire loro su una base di piena parità con gli uomini, l'esercizio e il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali  Art.5 Gli Stati parti prendono in ogni campo, ed in particolare nei campi politico, sociale, economico e culturale, ogni misura adeguata, incluse le disposizioni legislative, al fine di assicurare il pieno sviluppo ed il progresso delle donne, e di garantire loro su una base di piena parità con gli uomini, l'esercizio e il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali  Art.6 : Gli Stati prendono ogni misura adeguata, comprese le disposizioni legislative, per reprimere, in ogni sua forma, il traffico e lo sfruttamento della prostituzione delle donne

18 Le quote rosa nei Parlamenti europei

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26 a cura degli alunni della II D … tutti insieme

27 Tammone Antonella Tomasiello Desirèe Danella Ilaria D’Anzi Alessia Di Melfi Rocco Esposito Giuseppe Gabriele Arianna Gioino Pierangelo Giordano Pierluigi Laurita Simone Manzella Daniela Marsico Gerardo Antonio Con la collaborazione delle insegnanti: Prof.ssa Carmen Cafaro Prof.ssa Filomena Pali


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