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STEMMA DI RIPALIMOSANI Un comune è un'entità amministrativa determinata da limiti territoriali precisi sui quali insiste una porzione di popolazione.

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Presentazione sul tema: "STEMMA DI RIPALIMOSANI Un comune è un'entità amministrativa determinata da limiti territoriali precisi sui quali insiste una porzione di popolazione."— Transcript della presentazione:

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2 STEMMA DI RIPALIMOSANI

3 Un comune è un'entità amministrativa determinata da limiti territoriali precisi sui quali insiste una porzione di popolazione. Si definisce, per le sue caratteristiche di centro demico nel quale si svolge la vita sociale pubblica dei suoi abitanti, l'ente locale fondamentale. Nella maggior parte degli ordinamenti di diritto positivo occidentali il comune è il centro della vita di relazione dell'individuo, dal momento che il suo territorio coincide quasi sempre con quello di un centro abitato (città o borgo), più le campagne circostanti, con le eventuali case sparse, ed eventuali nuclei o centri abitati strettamente interdipendenti, o che si presumono tali, con il nucleo abitativo principale. Il termine "comune" ha origine dalle omonime istituzioni post-feudali, ma l'istituto affonda le sue origini nella pólis, la città-stato greca. Il termine "comune" deriva dalle comunità rurali composte da contadini residenti, ovvero villani, in genere aldii o lavoratori semiliberi e liberi che componevano i vicini ovvero gli abitanti delle ville o dei vicus, ovvero i villaggi, che si riunivano per definire insieme il rispetto delle leggi (regulae) ma soprattutto l'elezione del loro rappresentante davanti alle autorità maggiori. In Italia i comuni sono dotati di un sindaco, una giunta e un consiglio. Il numero dei membri della giunta e del consiglio sono variabili in funzione della popolazione del comune. In deroga a questo principio, i comuni sedi di province sono sempre considerati come se avessero una popolazione superiore a centomila abitanti. IL COMUNE

4 Il comune si occupa soprattutto di: amministrazione e uso dei beni del Comune organizzazione dei mercati (ad esempio orari di apertura e chiusura dei negozi) disciplina del traffico gestione delle acque e degli acquedotti controllo dell’acqua potabile e delle acque di balneazione fognature raccolta e smaltimento dei rifiuti pubbliche affissioni polizia mortuaria e organizzazione dei cimiteri centrali del latte farmacie comunali igiene del suolo, delle abitazioni, delle scuole, delle piscine e dei gabinetti pubblici igiene degli alimenti e delle bevande Altri compiti del comune: promuovere attività culturali, artistiche e sportive assicurare il diritto allo studio (mense, trasporti scolastici, corsi d’istruzione per adulti) istituire asili nido ed altri istituti d’istruzione organizzare corsi di formazione professionale su delega delle Regioni e in collaborazione con esse controllo di gestione

5 IL SINDACO Il sindaco (dal tardo latino syndĭcus, a sua volta derivato dal greco σύνδικος, 'patrocinatore', composto da σύν, 'con, insieme', e δίκη, 'giustizia') era nell'antichità greca e romana il rappresentante processuale di una comunità. Il titolo fu poi usato a partire dal Medioevo per designare funzionari con varie attribuzioni, solitamente comportanti la rappresentanza di una città, un comune o una comunità per tutelarne gli interessi oppure il controllo sull'operato di determinati funzionari; tra gli altri, si possono ricordare i rappresentanti del comune nelle controversie giuridiche, i membri del collegio che verificava la gestione dei consoli del podestà alla fine del loro mandato ed i capi della comunità rurali o corporazioni di arti e mestieri.

6 Nomina e mandato Il sindaco è di solito elettivo: secondo la forma di governo adottata può essere eletto direttamente dal corpo elettorale locale oppure dall'organo collegiale rappresentativo dell'ente, a sua volta eletto dal corpo elettorale (per lo più denominato consiglio comunale o municipale).

7 LA GIUNTA La giunta è un organo collegiale composto dal sindaco, che ne è anche presidente, e da un numero di assessori, stabilito dallo statuto comunale, che non deve essere superiore a un quarto del numero dei consiglieri comunali (computando a tale fine anche il sindaco) e comunque non superiore a dodici. La giunta collabora con il sindaco nel governo del comune ed opera attraverso deliberazioni collegiali. La giunta compie tutti gli atti rientranti nelle funzioni degli organi di governo, che non siano riservati dalla legge al consiglio e che non ricadano nelle competenze, previste dalle leggi o dallo statuto, del sindaco o degli organi di decentramento; collabora con il sindaco nell'attuazione degli indirizzi generali del consiglio; riferisce annualmente al consiglio sulla propria attività e svolge attività propositive e di impulso nei confronti dello stesso; adotta i regolamenti sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio.

8 IL CONSIGLIO Il Consiglio comunale è composto dal Sindaco e da un numero variabile di consiglieri, in funzione del numero di abitanti del Comune. Più precisamente: da 60 nei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti; da 50 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti; da 46 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti; da 40 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti o che, pur avendo popolazione inferiore, siano capoluoghi di provincia; da 30 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti; da 20 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti; da 16 membri nei comuni con popolazione superiore a abitanti; da 12 membri negli altri comuni. La durata del mandato è di 5 anni. Le modalità di elezione differiscono secondo la grandezza del Comune. Nei Comuni con popolazione inferiore ai abitanti è eletto sindaco il candidato alla carica che ottiene il maggior numero di voti, nel caso in cui il candidato sindaco più votato sia supportato da più liste, 2/3 dei seggi sono assegnati alla lista più votata (8 nel caso di comuni con 12 consiglieri assegnati e 11 nel caso di 16 consiglieri da eleggere). I seggi attribuiti alle liste battute sono assegnati proporzionalmente con il metodo D'Hondt o della media più alta. Nei Comuni più grandi è previsto il ballottaggio tra i due candidati più votati qualora nessun candidato abbia raggiunto al primo turno la maggioranza assoluta dei voti validi. Al gruppo di liste collegate al candidato sindaco eletto sono attribuiti il 60% dei seggi assegnati al Comune; ai gruppi di liste collegati a candidati sindaci 'perdenti' è attribuito il residuo 40% dei seggi, purché detti gruppi abbiano superato uno sbarramento del 3%. È ammesso un ulteriore collegamento tra liste e candidati tra il primo e il secondo turno (il cosiddetto apparentamento). Per gravi motivi il Consiglio può essere sciolto con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero dell'Interno prima della scadenza naturale del mandato. In tal caso anche il sindaco e la giunta comunale decadono e sono sostituiti da un commissario.

9 Funzioni Il Consiglio comunale è l'organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del comune. Le materie di competenza del Consiglio sono definite dalla legge. Tra le principali ci sono lo statuto dell'ente, il bilancio, il conto consuntivo, il piano urbanistico comunale, il piano delle opere pubbliche e le convenzioni tra gli enti locali. I consigli comunali sono presieduti da un presidente eletto tra i consiglieri alla prima seduta. Le sedute possono essere ordinarie, cioè quelle nelle quali sono iscritte le proposte di deliberazioni relative all'approvazione delle linee programmatiche di governo, del bilancio di previsione annuale e pluriennale e del rendiconto di gestione. Sono straordinarie le altre. Possono essere pubbliche oppure segrete (cioè senza pubblico) quando gli argomenti trattati possono ledere la riservatezza delle persone. Il voto dei consiglieri comunali di regola è palese. È segreto nel caso in cui coinvolga persone.

10 STEMMA DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO

11 Caratteristiche, organi e competenze della provincia Nell'ordinamento italiano il presidente della Provincia è l'organo monocratico al capo del governo di una provincia. Il Presidente della Provincia è uno degli organi di governo della provincia assieme alla giunta provinciale e al consiglio. Il Presidente della provincia nomina i componenti della giunta tra cui un vicepresidente e può revocare uno o più assessori. Il Presidente della Provincia è l'organo responsabile dell'amministrazione della provincia; rappresenta l'ente, convoca e presiede la giunta; controlla il funzionamento dei servizi degli uffici e dell'esecuzioni; esercita le funzioni attribuite dalle leggi dallo statuto e dai regolamenti; controlla l'espletamento delle funzioni statali e regionali o delegate alla provincia; nomina i responsabili degli uffici e dei servizi; attribuisce gli incarichi dirigenziali e quelli di collaborazione esterna; provvede, sulla base degli indirizzi stabiliti dal consiglio, alla nomina alla designazione e alla revoca dei rappresentanti della provincia presso enti, aziende ed istituzioni. Il Presidente della provincia nomina il segretario provinciale che dipende funzionalmente da lui. Il Presidente della provincia, previa deliberazione alla giunta provinciale, può nominare un direttore generale. Nell'esercizio delle sue funzioni il Presidente della Provincia adotta provvedimenti amministrativi in forma di decreto.

12 La Giunta provinciale L a g i u n t a p r o v i n c i a l e è u n o d e g l i o r g a n i d i g o v e r n o d e l l a p r o v i n c i a. L a g i u n t a c o l l a b o r a c o n i l p r e s i d e n t e n e l g o v e r n o d e l l a p r o v i n c i a e d o p e r a a t t r a v e r s o d e l i b e r a z i o n i c o l l e g i a l i. L a g i u n t a c o m p i e t u t t i g l i a t t i r i e n t r a n t i n e l l e f u n z i o n i d e g l i o r g a n i d i g o v e r n o c h e n o n s i a n o r i s e r v a t i d a l l e l e g g e a l c o n s i g l i o e c h e n o n r i c a d a n o n e l l e c o m p e t e n z e p r e v i s t e d a l l e l e g g i o d a l l o s t a t u t o d e l p r e s i d e n t e d e l l e p r o v i n c i a. C o l l a b o r a c o n i l p r e s i d e n t e n e l l ' a t t u a z i o n e d e g l i i n d i r i z z i g e n e r a l i d e l c o n s i g l i o. R i f e r i s c e a n n u a l m e n t e a l c o n s i g l i o s u l l a p r o p r i a a t t i v i t à e s v o l g e a t t i v i t à p r o p o s i t i v e e d i i m p u l s o n e i c o n f r o n t i d e l l o s t e s s o. A d o t t a i r e g o l a m e n t i s u l l ' o r d i n a m e n t o d e g l i u f f i c i e d e i s e r v i z i n e l r i s p e t t o d e i c r i t e r i g e n e r a l i s t a b i l i t i d a l c o n s i g l i o.

13 Consiglio provinciale Il Consiglio provinciale è l'assemblea pubblica rappresentativa di ogni provincia. Al consiglio provinciale competono l'indirizzo, il controllo politico ed amministrativo, la programmazione e l'approvazione degli atti di impegno economico finanziario. Il Consiglio elegge al suo interno un Presidente, che lo convoca e ne dirige i lavori. Le riunioni del Consiglio sono pubbliche.

14 REGIONE MOLISE

15 STEMMA DELLA REGIONE MOLISE Descrizione araldica Scudo rosso, bordato d'argento e con banda diagonale dello stesso colore. In alto a sinistra una stella d'argento con punte analoga a quella della riproduzione dell'Arme della Provincia di Molise contenuta in un frontespizio tratto dall'opera "il Regno di Napoli diviso in dodici Province" di Enrico Rocco Alemanno (Napoli, 1608). L'ispirazione fondamentale della scelta dello stemma della Regione Molise è legata all'identità storica del nome e del territorio di Molise che "compare nell'Alto Medioevo come quella di una Contea normanna e deriva da quello del castello di Molise. La Contea, nella sua massima estensione, raggiunge il Volturno, il Trigno, il Fortore, i Monti del Matese e il Mare Adriatico, confini conservati all'incirca nelle successive divisioni". Il Molise raggiunge una sua unitaria configurazione amministrativa e territoriale con i sovrani del Regno di Napoli della famiglia di Napoleone Bonaparte, e culturale con Galanti, Longano, Cuoco, Zurlo e Pepe. Tale configurazione si concretizzò ulteriormente nel 1993 con il distacco dall'Abruzzo e la successiva attuazione della Regione a Statuto ordinario.

16 Bandiera regionale. Adozione 30/08/1976 Descrizione La bandiera è blu con nel centro lo stemma regionale che raffigura uno scudo rosso attraversato diagonalmente da un nastro bianco. Nell' apice superiore nello scudo una stella a otto punte. Il nome Regione Molise avvolge da sotto lo scudo.

17 Le regioni Le Regioni sono, assieme ai comuni, alle provincie, alle città metropolitane e allo stato centrale, uno dei cinque elementi costitutivi della Repubblica italiana. Ogni regione è un ente territoriale con propri statuti poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione della repubblica italiana come stabilito dall' art 114, il Comma della carta costituzionale. Le regioni, secondo quanto indicato dall'art. 131 Cost., sono venti. Cinque di queste sono dotate di uno statuto speciale di autonomia ed una di queste, è costituita dalle uniche provincie autonome, dotate cioè di poteri legislativi analoghi a quelli delle regioni, dell'ordinamento italiano. Nel rispetto delle minoranze linguistiche, il Trentino-Alto Adige e la Valle d'Aosta sono riportati con le denominazioni bilingui Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste all'art 116 come modificato nel 2001.

18 Le regioni in Assemblea Costituente Il 13 dicembre 1947 nella seduta pomeridiana della seconda sottocommissione della Commissione per la Costituzione, il presidente Mauro Gennari legge il testo definitivo dell’articolo 22. Le Regioni sono: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Venezia Giulia, Liguria, Emilia- Lunese, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Puglia, Salento, Lucania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta. Ma il Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre1947 recitava: Art Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d' Aosta; Lombardia; Trentino; Veneto; Friuli; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi e Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna. Quindi dalla bozza scompaiono il Salento e l'Emilia Lunense (Lunezia); la Lucania viene rinominata Basilicata; il Friuli e la Venezia Giulia vengono accorpati, così come Abruzzo e Molise. Solo nel 1963 il Molise otterrà l'autonomia

19 Regioni a statuto ordinario Quindici delle venti regioni italiane sono dotate di statuto ordinario. Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi. Tuttavia l'autonomia finanziaria c.d. federalismo fiscale, pure prevista dall'art. 119 della costituzione riformata, non è ancora operativa, per cui le regioni dipendono ancora dai trasferimenti dello stato centrale. Le regioni dispongono comunque dell'IRAP (imposta regionale sulle attività produttive), di un'addizionale regionale all' IRPER, di una compartecipazione all'IVA e di altri tributi minori. Le regioni ordinarie furono istituite soltanto nel 1970.

20 Regioni a statuto speciale Cinque regioni sono dotate di uno statuto speciale approvato dal Parlamento nazionale con legge costituzionale, come previsto dall' art 116 della Costituzione. Lo statuto speciale garantisce un' ampia autonomia, soprattutto finanziaria. Il Friuli-Venezia Giulia trattiene per sé il 60% della maggior parte dei tributi riscossi nel territorio regionale, la Sardegna il 70%, Valle d'Aosta e Trentino- Alto Adige il 90%, la Sicilia il 100% delle imposte. Tali regioni dispongono di notevoli poteri legislativi e amministrativi, come nei settori scuola, sanità, infrastrutture e di conseguenza debbono provvedere al relativo finanziamento con le proprie risorse, mentre nelle regioni ordinarie le spese sono a carico dello stato centrale. Di conseguenza la regione Trentino-Alto Adige ( di abitanti) dispone di un budget che corrisponde a quello della Regione del veneto, con 4,8 milioni di abitanti. Anche per questo diversi comuni di confine chiedono il passaggio alle più ricche regioni autonome, come permesso dalla Costituzione.

21 PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE Il presidente della giunta regionale (o presidente della regione) è, secondo l'art. 121 della Costituzione Italiana, uno degli organi della regione; è al contempo presidente della regione, e come tale preposto ad un organo monarchico dell'ente, e presidente (oltre che membro) di un organo collegiale del medesimo ente, la giunta regionale. Poiché il suo ruolo, soprattutto dopo la previsione dell'elezione popolare diretta, presenta una certa similitudine con quello del governatore statale negli Stati Uniti, si è recentemente diffusa nel gergo giornalistico l'abitudine di denominarlo governatore.

22 PER LE REGIONI A STATUTO ORDINARIO, ALLE QUALI SI FARÀ RIFERIMENTO NEL SEGUITO, LA FIGURA DEL PRESIDENTE È DISCIPLINATA ESSENZIALMENTE DALLA COSTITUZIONE (ART ) E DALLO STATUTO REGIONALE. PER LE REGIONI A STATUTO SPECIALE È INVECE DISCIPLINATA DALLO STATUTO, CHE HA FORMA DI LEGGE COSTITUZIONALE, PERALTRO IN TERMINI GENERALMENTE NON DISSIMILI RISPETTO ALLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO; VA ALTRESÌ NOTATO CHE GLI STATUTI DI QUESTE REGIONI ADOTTANO PER LO PIÙ LA DENOMINAZIONE "PRESIDENTE DELLA REGIONE", IN LUOGO DI "PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE" USATA NELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO.

23 Presidente della Regione Molise Angelo Michele Iorio è un politico italiano. Esponente del Popolo della Libertà, è presidente della Regione Molise dal 2001, rieletto per un secondo mandato nel 2006.

24 Elezione L'art. 122 della Costituzione prevede che il sistema di elezione (e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità) del presidente sono disciplinati con legge della regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge statale, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi. Peraltro, secondo il 5° comma dello stesso articolo, il presidente della giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. La L. 165/2004, tra i principi ai quali deve attenersi la legge regionale, include: la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del presidente della giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto (art. 2); la contestualità dell’elezione del presidente della giunta regionale e del consiglio regionale, se il presidente è eletto a suffragio universale e diretto; la previsione, negli altri casi, di termini temporali tassativi, comunque non superiori a novanta giorni, per l’elezione del presidente e per l’elezione o la nomina degli altri componenti della giunta (art. 4).

25 Ne segue che, sebbene la Costituzione mostri una chiara preferenza per l'elezione diretta, è lasciata la possibilità alle singole regioni di optare per una diversa soluzione e, in particolare, per l'elezione da parte del consiglio regionale, come avveniva prima della riforma operata dalla legge costituzionale n. 1 del Tale possibilità di scelta va ricondotta alla previsione dell'art.123 della Costituzione, secondo il quale lo statuto regionale determina la forma di governo della regione. In effetti, l'elezione diretta tende ad avvicinare la figura del presidente regionale a quella del presidente di una Repubblica presidenziale ; viceversa, l'elezione da parte del consiglio regionale tende ad avvicinarlo al primo ministro di un governo parlamentare. Allo stato attuale la totalità degli statuti regionali ordinari ha optato per l'elezione diretta. Quanto alle regioni a statuto speciale, in Valle d'Aosta e nel Trentino-Alto Adige il presidente della regione è ancora eletto dal consiglioregionale, mentre nelle rimanenti è eletto direttamente dalla popolazione.

26 Funzioni Secondo l'art. 121 della Costituzione il presidente della giunta rappresenta la regione; dirige la politica della giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica. Ha, quindi, a livello regionale un ruolo paragonabile a quello di capo del Governo. In tutte le regioni il presidente è, inoltre, membro del consiglio regionale. Secondo l'art. 122 della Costituzione: "Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta". Gli statuti regionali precisano le attribuzione delineate dai predetti articoli della Costituzione, prevedendo altresì che il presidente presenta al consiglio regionale i disegni di legge e gli altri provvedimenti di iniziativa della giunta; indice le elezioni regionali e i referendum previsti dallo statuto; convoca e presiede la giunta, stabilendone l'ordine del giorno; assegna ad ogni assessore funzioni ordinate organicamente per gruppi di materia (le cosiddette "deleghe") e dirime i conflitti di attribuzione tra gli stessi.

27 Nell'esercizio delle sue funzioni il presidente della regione adotta provvedimenti amministrativi solitamente in forma di decreto Va tuttavia rammentato che, in virtù del principio di separazione tra funzioni di indirizzo politico amministrativo e di gestione, i provvedimenti presidenziali, come quelli degli altri organi politici, non possono invadere l'ambito delle funzioni di gestione, riservate ai dirigenti, salve le eccezioni espressamente previste dalla legge. Per lo stesso motivo, il presidente non è più titolato a stipulare contratti per la regione (mentre può stipulare gli accordi di programma, data la loro natura politica); gli statuti regionali hanno invece generalmente conservato in capo al presidente la rappresentanza processuale dell'ente. Il presidente della giunta regionale è autorità sanitaria regionale. In questa veste, ai sensi dell'art. 32 della legge n. 833/1978 e dell'art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa all'intero territorio regionale o parte di esso comprendente più comuni, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica. In alcune regioni a statuto speciale il presidente della Regione è anche investito di funzioni dell'autorità di pubblica sicurezza.

28 I SIMBOLI DELLO STATO ITALIANO Il Tricolore Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti". Ma perché proprio questi tre colori? Nell'Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790.

29 E anche i reparti militari "italiani", costituiti all'epoca per affiancare l'esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione: il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell'antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi. L’epoca napoleonica La prima campagna d'Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l'antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana. Tuttavia, esse rappresentano la prima espressione di quegli ideali di indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento. E fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa.

30 Il Risorgimento Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. E quando si dischiuse la stagione del '48 e della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da Roma a Palermo. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra d'indipendenza e che termina con queste parole:" per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana." Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle bande del vessillo.

31 Dall'unità ai nostri giorni Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d'indipendenza. Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall'arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l'emozione di quel momento. PRESIDENTE- Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni". (E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati applausi.)

32 Emblema della Repubblica Italiana L'emblema della Repubblica italiana è quello approvato dall'Assemblea Costituente nella seduta del 31 gennaio del 1948 e promulgato il successivo 5 maggio dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola con decreto legislativo n.535. Questo è il risultato di un percorso creativo durato ventiquattro mesi, due concorsi e un totale di ottocento bozzetti presentati da circa cinquecento cittadini tra artisti e dilettanti. Ha inizio tutto nel '46 quando il governo di De Gasperi istituì un apposita commissione la quale percepì il futuro stemma come il frutto di un impegno corale e per questo si decise di fare un concorso nazionale aperto a tutti. La realizzazione dell'Emblema era basato su poche tracce: -Esclusione dei simboli di partito; -Inserimento della stella d'Italia; -Ispirazione dal senso della terra e dei comuni. Ai primi cinque classificati sarebbe andato un premio di lire.

33 La lettura dell’ Emblema L'emblema della Repubblica italiana è caratterizzato da tre elementi: -La stella -La ruota dentata -I rami d'ulivo e di quercia. La scritta in bianco in carattere capitale REPVBBLICA ITALIANA. La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell'Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell'iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l'appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese. La ruota dentata d'acciaio, simbolo dell'attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della fratellanza internazionale. Il ramo di quercia che chiude a destra l'emblema, incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro patrimonio arboreo. Tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo di scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica ( al contrario di altre decorazioni quali ad esempio corone, elmi e fronde). Per questo risulta più corretto riferirvi con il termine di emblema della Repubblica italiana.

34 Il primo concorso Al concorso rispondono 341 candidati, con 637 disegni in bianco e nero. I cinque vincitori vengono invitati a preparare nuovi bozzetti, questa volta con un tema ben preciso, imposto dalla Commissione: "una cinta turrita che abbia forma di corona", circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d'Italia d'oro; infine, le parole UNITÀ e LIBERTÀ. La scelta cadde sul bozzetto di Paolo Paschetto, al quale andarono ulteriori lire e l'incarico di preparare il disegno definitivo, che la Commissione trasmise al Governo per l'approvazione, esponendolo insieme con gli altri finalisti in una mostra in Via Margutta. È il febbraio 1947: l'emblema sembrava cosa fatta, ma il traguardo era ancora lontano.

35 Il secondo concorso L'emblema, però, non piacque - qualcuno lo definì, addirittura, "tinozza" - e fu perciò nominata una nuova Commissione che bandì, attraverso la radio, un secondo concorso, di cui, purtroppo, non rimane alcuna traccia negli archivi. L'esame di alcune lettere, però, farebbe pensare che l'orientamento fosse quello di privilegiare un simbolo legato all'idea del lavoro. Anche questa volta, risultò vincitore Paolo Paschetto, il cui elaborato fu sottoposto a ulteriori ritocchi da parte dei membri della Commissione. Finalmente, la proposta approdò all'Assemblea Costituente dove, con non pochi contrasti, fu approvata nella seduta del 31 gennaio Ultimati altri adempimenti e stabiliti i colori definitivi, si arriva al 5 maggio: il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma il decreto legislativo n. 535, che consegna all'Italia il suo simbolo.

36 L’autore dell’emblema Paolo Paschetto, di famiglia valdese, nacque il 12 febbraio 1885 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove è morto il 9 marzo Professore di ornato all'Istituto di Belle Arti di Roma dal 1914 al 1948, fu artista polivalente, passando dalla xilografia alla grafica, dall'olio all'affresco, dalla pittura religiosa al paesaggio. Fu autore, tra l'altro, di numerosi francobolli, compresa "la rondine" della prima emissione italiana di posta aerea.

37 LO STENDARDO PRESIDENZIALE COSTITUISCE, NEL NOSTRO ORDINAMENTO MILITARE E CERIMONIALE, IL SEGNO DISTINTIVO DELLA PRESENZA DEL CAPO DELLO STATO E SEGUE PERCIÒ IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA IN TUTTI I SUOI SPOSTAMENTI. VIENE INNALZATO SULLE AUTOMOBILI, SULLE NAVI E SUGLI AEROPLANI CHE HANNO A BORDO IL PRESIDENTE; ALL'ESTERNO DELLE PREFETTURE, QUANDO IL CAPO DELLO STATO VISITA UNA CITTÀ; ALL'INTERNO DELLE SALE DOVE EGLI INTERVIENE UFFICIALMENTE. IL NUOVO STENDARDO PRESIDENZIALE, CHE SI ISPIRA ALLA BANDIERA DELLA REPUBBLICA ITALIANA DEL , VUOLE LEGARE MAGGIORMENTE L'INSEGNA DEL CAPO DELLO STATO AL TRICOLORE, SIA COME PRECISO RICHIAMO STORICO DEL NOSTRO RISORGIMENTO, SIA COME SIMBOLO DELL'UNITÀ NAZIONALE. LA SUA FORMA QUADRATA E LA BORDATURA D'AZZURRO SIMBOLEGGIANO LE FORZE ARMATE, DI CUI IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA È CAPO. L'ESEMPLARE ORIGINALE DELLO STENDARDO, QUI RIPRODOTTO, È CONSERVATO NELL'UFFICIO DEL COMANDANTE DEL REGGIMENTO CORAZZIERI. LO STENDARDO PRESIDENZIALE

38 La storia Dopo la proclamazione della Repubblica, venne provvisoriamente adottata, quale insegna del Capo dello Stato, la bandiera nazionale. Soltanto nel 1965, su impulso del Ministero della Difesa, fu predisposto un progetto per l'adozione di uno specifico vessillo destinato al Capo dello Stato. Motivi di opportunità sconsigliarono la soluzione più naturale, il tricolore con l'emblema della Repubblica al centro: in quella foggia, infatti, lo stendardo poteva confondersi con l'insegna del Presidente degli Stati Uniti Messicani, che era anche la bandiera nazionale di quel Paese. Fra le varie ipotesi, l'allora Presidente Saragat scelse quella che prevedeva il drappo d'azzurro, caricato dell'emblema della Repubblica in oro. Entrambi i colori appartengono alla più autentica tradizione militare italiana, simboleggiando, rispettivamente, il comando e il valore. Questo modello sarebbe durato sino al 1990, quando il Presidente Cossiga adottò un nuovo stendardo, costituito dalla bandiera nazionale bordata d'azzurro, introducendo anche un regolamento d'uso che ne moltiplicava l'utilizzazione e l'esposizione nelle cerimonie e negli edifici pubblici. Il modello 1990 durò solo due anni. All'inizio del suo mandato, infatti, il Presidente Scalfaro volle ripristinare lo stendardo del 1965, riducendo, però, le dimensioni dell'emblema della Repubblica. Questa foggia sarebbe rimasta in uso fino al 4 novembre 2000.

39 DOBBIAMO ALLA CITTÀ DI GENOVA IL CANTO DEGLI ITALIANI, MEGLIO CONOSCIUTO COME INNO DI MAMELI. SCRITTO NELL'AUTUNNO DEL 1847 DALL'ALLORA VENTENNE STUDENTE E PATRIOTA GOFFREDO MAMELI, MUSICATO POCO DOPO A TORINO DA UN ALTRO GENOVESE, MICHELE NOVARO, IL CANTO DEGLI ITALIANI NACQUE IN QUEL CLIMA DI FERVORE PATRIOTTICO CHE GIÀ PRELUDEVA ALLA GUERRA CONTRO L'AUSTRIA. L'IMMEDIATEZZA DEI VERSI E L'IMPETO DELLA MELODIA NE FECERO IL PIÙ AMATO CANTO DELL'UNIFICAZIONE, NON SOLO DURANTE LA STAGIONE RISORGIMENTALE, MA ANCHE NEI DECENNI SUCCESSIVI. NON A CASO GIUSEPPE VERDI, NEL SUO INNO DELLE NAZIONI DEL 1862, AFFIDÒ PROPRIO AL CANTO DEGLI ITALIANI - E NON ALLA MARCIA REALE - IL COMPITO DI SIMBOLEGGIARE LA NOSTRA PATRIA, PONENDOLO ACCANTO A GOD SAVE THE QUEEN E ALLA MARSIGLIESE. FU QUASI NATURALE, DUNQUE, CHE IL 12 OTTOBRE 1946 L'INNO DI MAMELI DIVENISSE L'INNO NAZIONALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. L'inno di Mameli

40 GOFFREDO MAMELI DEI MANNELLI NASCE A GENOVA IL 5 SETTEMBRE STUDENTE E POETA PRECOCISSIMO, DI SENTIMENTI LIBERALI E REPUBBLICANI, ADERISCE AL MAZZINIANESIMO NEL 1847, L'ANNO IN CUI PARTECIPA ATTIVAMENTE ALLE GRANDI MANIFESTAZIONI GENOVESI PER LE RIFORME E COMPONE IL CANTO DEGLI ITALIANI. D'ORA IN POI, LA VITA DEL POETA-SOLDATO SARÀ DEDICATA INTERAMENTE ALLA CAUSA ITALIANA: NEL MARZO DEL 1848, A CAPO DI 300 VOLONTARI, RAGGIUNGE MILANO INSORTA, PER POI COMBATTERE GLI AUSTRIACI SUL MINCIO COL GRADO DI CAPITANO DEI BERSAGLIERI. DOPO L'ARMISTIZIO SALASCO, TORNA A GENOVA, COLLABORA CON GARIBALDI E, IN NOVEMBRE, RAGGIUNGE ROMA DOVE, IL 9 FEBBRAIO 1849, VIENE PROCLAMATA LA REPUBBLICA. NONOSTANTE LA FEBBRE, È SEMPRE IN PRIMA LINEA NELLA DIFESA DELLA CITTÀ ASSEDIATA DAI FRANCESI: IL 3 GIUGNO È FERITO ALLA GAMBA SINISTRA, CHE DOVRÀ ESSERE AMPUTATA PER LA SOPRAGGIUNTA CANCRENA. MUORE D'INFEZIONE IL 6 LUGLIO, ALLE SETTE E MEZZA DEL MATTINO, A SOLI VENTIDUE ANNI. LE SUE SPOGLIE RIPOSANO NEL MAUSOLEO OSSARIO DEL GIANICOLO. Il poeta

41 MICHELE NOVARO NACQUE IL 23 OTTOBRE 1818 A GENOVA, DOVE STUDIÒ COMPOSIZIONE E CANTO. NEL 1847 È A TORINO, CON UN CONTRATTO DI SECONDO TENORE E MAESTRO DEI CORI DEI TEATRI REGIO E CARIGNANO. CONVINTO LIBERALE, OFFRÌ ALLA CAUSA DELL'INDIPENDENZA IL SUO TALENTO COMPOSITIVO, MUSICANDO DECINE DI CANTI PATRIOTTICI E ORGANIZZANDO SPETTACOLI PER LA RACCOLTA DI FONDI DESTINATI ALLE IMPRESE GARIBALDINE. DI INDOLE MODESTA, NON TRASSE ALCUN VANTAGGIO DAL SUO INNO PIÙ FAMOSO, NEANCHE DOPO L'UNITÀ. TORNATO A GENOVA, FRA IL 1864 E IL 1865 FONDÒ UNA SCUOLA CORALE POPOLARE, ALLA QUALE AVREBBE DEDICATO TUTTO IL SUO IMPEGNO. MORÌ POVERO, IL 21 OTTOBRE 1885, E LO SCORCIO DELLA SUA VITA FU SEGNATO DA DIFFICOLTÀ FINANZIARIE E DA PROBLEMI DI SALUTE. PER INIZIATIVA DEI SUOI EX ALLIEVI, GLI VENNE ERETTO UN MONUMENTO FUNEBRE NEL CIMITERO DI STAGLIENO, DOVE OGGI RIPOSA VICINO ALLA TOMBA DI MAZZINI. Il musicista

42 IL NOME DERIVA DA VITTORIO EMANUELE II, IL PRIMO RE D'ITALIA. ALLA SUA MORTE, NEL 1878, FU DECISO DI INNALZARE UN MONUMENTO CHE CELEBRASSE IL PADRE DELLA PATRIA E CON LUI L'INTERA STAGIONE RISORGIMENTALE. IL VITTORIANO DOVEVA ESSERE UNO SPAZIO APERTO AI CITTADINI. IL COMPLESSO MONUMENTALE VENNE INAUGURATO DA VITTORIO EMANUELE III IL 4 GIUGNO FU IL MOMENTO CULMINANTE DELL'ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE CHE CELEBRAVA I CINQUANTA ANNI DELL'ITALIA UNITA. NEL COMPLESSO MONUMENTALE, SOTTO LA STATUA DELLA DEA ROMA, È STATA TUMULATA, IL 4 NOVEMBRE DEL 1921, LA SALMA DEL MILITE IGNOTO IN MEMORIA DEI TANTI MILITARI CADUTI IN GUERRA E DI CUI NON SI CONOSCE IL NOME O IL LUOGO DI SEPOLTURA. Il vittoriano

43 IL TEMA CENTRALE DI TUTTO IL MONUMENTO È RAPPRESENTATO DALLE DUE ISCRIZIONI SUI PROPILEI: "PATRIAE UNITATI" "CIVIUM LIBERTATI", "ALL'UNITÀ DELLA PATRIA" "ALLA LIBERTÀ DEI CITTADINI", CIASCUNA POSTA QUASI A COMMENTO DELLE DUE QUADRIGHE DI CARLO FONTANA E PAOLO BARTOLINI. UNITA' DELLA PATRIA", “ LIBERTA' DEI cittadini“

44 LE QUATTRO VITTORIE ALATE, COME I DUE COMPLESSI DEL PENSIERO E DELL'AZIONE, ERANO DORATE. FURONO SCOLPITE DA : NICOLA CANTALAMESSA, ADOLFO APOLLONI, MARIO RUTELLI E ARNALDO ZOCCHI. Le quattro Vittorie Alate

45 SIMBOLEGGIANO L'UNITÀ E LA LIBERTÀ. COLLOCATE NEL 1927, PORTANO IL MONUMENTO ALL'ALTEZZA DI 81 METRI DALLA QUOTA DI PIAZZA VENEZIA. Le Quadrighe

46 IL VITTORIANO È RICCO DI SIMBOLI VEGETALI. ECCO I PIÙ RICORRENTI: PALMA (VITTORIA); QUERCIA (FORZA); ALLORO (VALORE, PACE VITTORIOSA); MIRTO (SACRIFICIO); ULIVO (PACE, CONCORDIA). Il linguaggio delle piante

47 SEI GRUPPI RAPPRESENTANO ALLEGORIE DEI VALORI CIVILI DEL POPOLO ITALIANO. DUE SONO IN BRONZO DORATO E QUATTRO IN BOTTICINO, IL MARMO BRESCIANO CHE RIVESTE IL MONUMENTO. I Valori degli italiani : La Forza

48 LA FONTANA DI SINISTRA, DI EMILIO QUADRELLI, RAPPRESENTA IL MARE ADRIATICO, RIVOLTO A ORIENTE, CON IL LEONE DI SAN MARCO. A DESTRA IL TIRRENO, DI PIETRO CANONICA, CON LA LUPA DI ROMA E LA SIRENA PARTENOPE. Le fontane dei due Mari

49 L'ALTARE DELLA PATRIA È SOLO UNA PORZIONE DEL COMPLESSO, NATA DA UN'IDEA DEL IL CONCORSO VENNE VINTO DALLO SCULTORE BRESCIANO ANGELO ZANELLI. L'Altare della Patria

50 REGIONI E CITTÀ SONO ELEMENTI CENTRALI DEL COMPLESSO. OGNUNA DELLE STATUE DELLE SEDICI REGIONI ITALIANE DI FINE OTTOCENTO VENNE AFFIDATA AD UNO SCULTORE DI QUELLA STESSA REGIONE. LE STATUE DELLE QUATORDICI CITTACHE FURONO CAPITALI O REPUBBLICHE MARINARE SONO DI EUGENIO MACCAGNANI. Le città e le regioni d'Italia

51 Bandiera europea La storia della bandiera europea ebbe inizio nel La corona di stelle dorate rappresenta la solidarietà e l’armonia tra i popoli d’Europa. Il numero delle stelle non dipende dal numero degli Stati membri. Le stelle sono 12 in quanto il numero 12 è tradizionalmente simbolo di perfezione, completezza e unità. La bandiera rimarrà pertanto invariata a prescindere dai futuri ampliamenti dell’Unione europea. Tutte le istituzioni europee utilizzano la bandiera dall’inizio del 1986.

52 L'INNO UFFICIALE DELL'UNIONE EUROPEA È TRATTO DAL MOVIMENTO FINALE DELLA NONA SINFONIA DI LUDWIG VAN BEETHOVEN, SCRITTA NEL L'INNO FU ADOTTATO NEL 1972 DAL CONSIGLIO D' EUROPA E VENNE DECISO DI MOSTRARLO SENZA PAROLE, PERCHÈ MOLTE NAZIONI EUROPEE, DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE, NON GRADIVANO CHE L'INNO CONTINENTALE FOSSE CANTATO IN LINGUA TEDESCA. ADESSO È DIVENUTA CONSUETUDINE NELLE CERIMONIE UFFICIALI ESEGUIRE PRIMA L'INNO DELLA NAZIONE INTERESSATA, E SUBITO DI SEGUITO L'INNO EUROPEO. IL MOVIMENTO FINALE, MUSICATO DA BEETHOVEN, NEL 1785 FU COMPOSTO DA FRIEDRICH SCHILLER. IL POEMA ESPRIME LA VISIONE IDEALISTICA DI SCHILLER SULLO SVILUPPO DI UN LEGAME DI FRATELLANZA FRA GLI UOMINI, VISIONE CONDIVISA DA BEETHOVEN. IL COMPOSITORE PENSAVA IDEALMENTE A TUTTI GLI UOMINI, PERCIÒ QUESTA MUSICA SAREBBE STATA PIÙ IDONEA AD ESSERE L'INNO MONDIALE, E NON SOLO L'INNO EUROPEO. Inno Europeo.

53 Amici, non questi suoni! Ma intoniamone altri più piacevoli, e più gioiosi. Gioia, bella scintilla divina, figlia degli elisei, noi entriamo ebbri e frementi, celeste, nel tuo tempio. La tua magia ricongiunge ciò che la moda ha rigidamente diviso, tutti gli uomini diventano fratelli, dove la tua ala soave freme. L'uomo a cui la sorte benevola, concesse di essere amico di un amico, chi ha ottenuto una donna leggiadra, unisca il suo giubilo al nostro! Sì, - chi anche una sola anima possa dir sua nel mondo! Chi invece non c'è riuscito, lasci piangente e furtivo questa compagnia! Gioia bevono tutti i viventi dai seni della natura; tutti i buoni, tutti i malvagi seguono la sua traccia di rose! Baci ci ha dato e uva, un amico, provato fino alla morte! O Amici, non questi suoni! Ma intoniamone altri più piacevoli, e più gioiosi. Gioia, bella scintilla divina, figlia degli elisei, noi entriamo ebbri e frementi, celeste, nel tuo tempio. La tua magia ricongiunge ciò che la moda ha rigidamente diviso, tutti gli uomini diventano fratelli, dove la tua ala soave freme. L'uomo a cui la sorte benevola, concesse di essere amico di un amico, chi ha ottenuto una donna leggiadra, unisca il suo giubilo al nostro! Sì, - chi anche una sola anima possa dir sua nel mondo! Chi invece non c'è riuscito, lasci piangente e furtivo questa compagnia! Gioia bevono tutti i viventi dai seni della natura; tutti i buoni, tutti i malvagi seguono la sua traccia di rose! Baci ci ha dato e uva, un amico, provato fino alla morte! Testo dell'inno.

54 La voluttà fu concessa al verme, e il cherubino sta davanti a Dio! Lieti, come i suoi astri volano attraverso la volta splendida del cielo, percorrete, fratelli, la vostra strada, gioiosi, come un eroe verso la vittoria. Abbracciatevi, moltitudini! Questo bacio vada al mondo intero Fratelli, sopra il cielo stellato deve abitare un padre affettuoso. Vi inginocchiate, moltitudini? Intuisci il tuo creatore, mondo Cercalo sopra il cielo stellato! Sopra le stelle deve abitare. Colomba, segno di pace Beethoven

55 IL MOTTO INIZIALE DELL'UE FU “UNITÀ NELLA DIVERSITÀ” (=LATINO IN VARIETATE CONCORDIA). SUCCESSIVAMENTE FU MODIFICATO IN UNITI NELLA DIVERSITÀ. IL MOTTO ESPRIME LE IDEE DI UGUAGLIANZA TRA I DIVERSI POPOLI DELL' EUROPA: NON IMPORTA IL COLORE, LE USANZE E LE RELIGIONI, BASTA ESSERE EUROPEI. SUCCESSIVAMENTE QUESTO IL MOTTO FU ADOTTATO ANCHE DALL' INDONESIA. Motto Europeo

56 IL 9 MAGGIO 1950, ROBERT SCHUMAN PRESENTAVA LA PROPOSTA DI CREARE UN' EUROPA ORGANIZZATA, INDISPENSABILE AL MANTENIMENTO DI RELAZIONI PACIFICHE FRA GLI STATI CHE LA COMPONEVANO. LA PROPOSTA, NOTA COME "DICHIARAZIONE SCHUMAN", È CONSIDERATA L'ATTO DI NASCITA DELL'UNIONE EUROPEA. QUESTA GIORNATA (FESTA DELL'EUROPA) DEL 9 MAGGIO È DIVENTATA UN SIMBOLO EUROPEO CHE, INSIEME ALLA BANDIERA, ALL'INNO, AL MOTTO E ALLA MONETA UNICA (L’EURO), IDENTIFICA L'ENTITÀ POLITICA DELL'UNIONE EUROPEA. LA FESTA DELL'EUROPA È L'OCCASIONE DI DAR VITA A FESTIVITÀ E DI ORGANIZZARE ATTIVITÀ CHE AVVICINANO L'EUROPA AI SUOI CITTADINI ED I POPOLI DELL'UNIONE FRA LORO. Festa Europea

57 QUANDO È STATO VARATO, IL 1° GENNAIO 1999, L’EURO È DIVENTATO LA NUOVA MONETA UFFICIALE DI 11 STATI MEMBRI, IN SOSTITUZIONE DELLE VECCHIE DIVISE NAZIONALI, COME IL MARCO TEDESCO O IL FRANCO FRANCESE. LA TRANSIZIONE È AVVENUTA IN DUE FASI. INIZIALMENTE L’EURO È STATO INTRODOTTO COME MONETA VIRTUALE PER I PAGAMENTI NON IN CONTANTI E A FINI CONTABILI, MENTRE LE VECCHIE DIVISE CONTINUAVANO AD ESSERE UTILIZZATE PER I PAGAMENTI IN CONTANTI E CONSIDERATE COME “SOTTOUNITÀ” DELL’EURO; SUCCESSIVAMENTE, IL 1° GENNAIO 2002, L’EURO HA COMINCIATO A CIRCOLARE FISICAMENTE, SOTTO FORMA DI BANCONOTE E MONETE METALLICHE. L’EURO NON È LA MONETA DI TUTTI GLI STATI MEMBRI DELL’UE. DUE PAESI (DANIMARCA E REGNO UNITO) HANNO OTTENUTO NEL TRATTATO UNA DEROGA PERMANENTE (OPT- OUT) CHE LI ESONERA DALLA PARTECIPAZIONE ALL’AREA DELL’EURO, MENTRE ALTRI PAESI (MOLTI DEI NUOVI STATI MEMBRI PIÙ LA SVEZIA) NON HANNO ANCORA SODDISFATTO LE CONDIZIONI PER L’ADOZIONE DELLA MONETA UNICA. QUANDO LO FARANNO, ESSI SOSTITUIRANNO LE RISPETTIVE MONETE NAZIONALI CON L’EURO. L' Euro


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