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LEZIONE 1 INFORMATICA GENERALE Prof. Luciano Costa Ottimizzazione grafica di Simona Tola.

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Presentazione sul tema: "LEZIONE 1 INFORMATICA GENERALE Prof. Luciano Costa Ottimizzazione grafica di Simona Tola."— Transcript della presentazione:

1 LEZIONE 1 INFORMATICA GENERALE Prof. Luciano Costa Ottimizzazione grafica di Simona Tola

2 Suggerimenti per un Docente di Informatica a Scienze della Comunicazione  Per insegnare le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, ci permettiamo di suggerire alcune considerazioni, che potranno risultare preziose per collocare gli Allievi nella loro posizione sociale e quindi psicologica nei confronti della materia e per farli sentire il più possibile a proprio agio durante le lezioni e le esercitazioni.  E’ un po’ come fare riferimento alla antifona di inizio della S. Messa, quando l’officiante pronuncia la seguente frase: “Fratelli, per celebrare degnamente questi misteri, riconosciamo i nostri peccati…”. Frase che può essere anche interpretata come un tentativo di capire il perché ci si è riuniti in assemblea, in un certo luogo, per fare insieme certe cose. Per proporre un certo modo di disegnare un Corso di Informatica per studenti universitari di Facoltà umanistiche, si è pensato ad un modello finalizzato soprattutto alla comprensione delle ragioni che danno importanza alle Tecnologie della informazione e della Comunicazione e delle conseguenze che la diffusione di queste tecnologie hanno sul Sociale. Non si vogliono trascurare affatto gli aspetti tecnici dei macchinari che vengono utilizzati, ma se ne scelgono solo quelli necessari per capire i "come funziona" essenziali, assieme ad alcuni aspetti di dettaglio, utili probabilmente a fare bella figura in una cena con il Capo.

3 Obiettivi del Corso - 1  Si dice che il nostro Paese può essere considerato una grande potenza. Non già misurando i suoi arsenali militari e contando le sue navi ed i suoi aerei, ma bensì misurando il suo potenziale competitivo nella creatività, nella capacità di fare e far fare etica ed estetica, per godersi le bellezze della natura e dell’ingegno, di cui sembra dotata più di qualunque altro Paese del mondo. Come fiorirono le botteghe artigiane del ‘500 a Firenze, per costruire dei capolavori della Comunicazione, che comunicassero realtà di Storia o di Fede, per comunicare e convincere, anche oggi possiamo spingere verso una nuova fioritura di botteghe della Comunicazione, dove fioriscano i capolavori della nostra cultura, della nostra estetica, del consumo del piacere, del consumo dei valori, genuini o imposti, e dove alcune rivoluzioni nel mondo del lavoro possano aumentare il piacere di vivere per i meno fortunati. Così come allora si apprendeva l’uso degli strumenti essenziali della comunicazione, i pennelli, la modellazione con il gesso, la scultura, per creare il prodotto per la comunicazione, così oggi insegneremo l’uso del nuovo gesso, delle nuove tavolozze, dei nuovi scalpelli. Insegneremo e a fare Internet, lo strumento principe dell’arte della Comunicazione ai giorni nostri. E questo sfruttamento della creatività sembra non essere una libera scelta, ma essere invece determinato dal fatto che la competitività in campo industriale tradizionale, potrebbe essere duramente compromessa dal migrare dell’industria di casa nostra verso i paesi dove gli operai costano di meno, e del migrare dell’agricoltura verso quei prodotti geneticamente modificati, a resa altissima, dove gli operai contadini servono sempre di meno. SEGUE >

4 Obiettivi del Corso - 2  Qualsiasi cammino scolastico ha come primi elementi didattici l’insegnamento del leggere e dello scrivere. Ovviamente nel contesto di una lingua, come primo utensile formale della comunicazione. Si impara a leggere per poter sapere e capire, sperando che le due cose vadano d’accordo. Si impara a scrivere per poter trasmettere informazioni e comunicare. Si è imparato a leggere e scrivere libri e giornali, come strumenti di base della Grande Comunicazione. Si è imparato a leggere e scrivere anche per fare Teatro, Cinema, Televisione. Oggi il più grande supporto per l’Informazione e la Comunicazione è Internet. Il corso si prefigge l’obiettivo di insegnare a leggere e scrivere Internet. Per questa ragione, non solo si insegneranno la struttura, il funzionamento e l’uso del computer, non si insegnerà solamente a leggere Internet, ma si fisserà come obiettivo finale dell’apprendimento la capacità di scrivere su Internet, cioè di realizzare siti web. Uno studente che raggiunga questi obiettivi del corso può vantarsi di padroneggiare, (con un po’ di faccia tosta), la professionalità dei WebMasters, i Grandi Signori Mercenari di Internet. Per fare della buona Internet, il corso tratterà anche gli elementi della modernissima cultura del Content Management, vale a dire cosa scrivere dentro un sito Internet e come scrivercelo. L’insegnamento va tarato per gli studenti di Scienze della Comunicazione o, comunque, di Facoltà umanistiche, e non ha quindi quelle pretese di rigore scientifico che potrebbero essere necessarie per Ingegneria Informatica o altre scuole di formazione tecnica. Si cercheranno quelle scelte tecnologiche che siano a portata dei principianti, in generale più fragili verso le tecnologie. Ricordiamoci che ha senso fare della Comunicazione solo se se si deve trasmettere amore verso chi naviga per ricevere la Comunicazione. Sarà quindi opportuno utilizzare mezzi semplici, senza tante difficoltà tecniche, strumenti apparentemente fragili e vulnerabili, ma che metteranno a propri agio sia chi trasmette sia chi riceve. Questo concetto di fragilità negli strumenti è già presente, del resto, nella Bibbia:

5 Dal libro della Sapienza 14  [ 1] Anche chi si dispone a navigare e a solcare onde selvagge implora un legno più fragile della barca che lo porta. [2] Questa, infatti, fu inventata dal desiderio di guadagni e fu costruita da una saggezza artigiana; [3] ma la tua provvidenza, o Padre, la guida perché tu hai predisposto una strada anche nel mare, un sentiero sicuro anche fra le onde, [4] mostrando che puoi salvare da tutto, sì che uno possa imbarcarsi anche senza esperienza. [5] Tu non vuoi che le opere della tua sapienza siano inutili; per questo gli uomini affidano le loro vite anche a un minuscolo legno e, attraversando i flutti con una zattera, scampano. [6] Anche in principio, mentre perivano giganti superbi, la speranza del mondo, rifugiatasi in una barca, lasciò al mondo la semenza di nuove generazioni, grazie alla tua mano che la guidava. [7] È benedetto il legno con cui si compie un'opera giusta, [8] ma maledetto l'idolo opera di mani e chi lo ha fatto; questi perché lo ha lavorato, quello perché, corruttibile, è detto dio. [9] Perché sono ugualmente in odio a Dio l'empio e la sua empietà; [10] l'opera e l'artefice saranno ugualmente puniti. [11] Perciò ci sarà un castigo anche per gli idoli dei pagani, perché fra le creature di Dio son divenuti un abominio, e scandalo per le anime degli uomini, laccio per i piedi degli stolti. [12] L'invenzione degli idoli fu l'inizio della prostituzione, la loro scoperta portò la corruzione nella vita. disponenavigareselvagge imploralegnofragilebarcaportadesiderioguadagnicostruitasaggezzaprovvidenzaPadreguidapredispostostradamaresentierosicuromostrandosalvareesperienzaoperesapienzainutiliuominiaffidanovitelegnoattraversandofluttiprincipioperivanogigantisuperbisperanzamondobarca lasciòmondosemenzanuovegenerazioni graziemanoguidavabenedettolegnocompieoperagiustamaledettoidolooperamanifattolavoratocorruttibiledettodiougualmenteodioDioempioempietàoperaarteficeugualmentepuniticastigoidolipaganicreatureDiodivenutiabominioscandaloanimeuomini lacciopiedistoltiinvenzioneidoliinizioprostituzionescopertaportòcorruzionevita

6 Avvio del corso e firme di presenza  Per cominciare in modo interessante il corso, ci permettiamo di consigliare il seguente esercizio di apertura:  1.si prende una fotografia della classe tramite telefonino  2.si trasmette la fotografia dal telefonino alla mail del docente  3.si apre la mail, e si salva la fotografia sul computer del docente  4.si trasmette la fotografia ad uno spazio Internet della classe.  5.Si apre Internet e si fa vedere la fotografia, spiegando che quell'accesso all'immagine della classe può e potrà essere effettuato da qualunque località del mondo, in qualunque momento.  Si sono introdotti in modo semplice i principali argomenti del corso:  La digitalizzazione delle informazioni  Le telecomunicazioni e la telefonia mobile  Il Computer e le sue memorie  La Posta elettronica  L'universalità globale di Internet

7 Prendere la firma in tempo reale con i telefonini - 1  Un altro esercizio da fare subito dopo, già al termine della prima lezione consiste nell’indicare il modo di prendere la firma on line.  Metodo 1:Si comunica agli allievi l’indirizzo del sito web ed il nome del moduletto che presenta sullo schermo un piccolo form per inserirvi cognome e nome, e si comunica il nome del file di testo generato dalla coppia di programmi, per poter controllare l’avvenuta registrazione. Ad ogni lezione si cambierà il nome del programmino di accettazione del messaggio di firma, garantendo così in un certo modo la corrispondenza tra l’aver frequentato la lezione e la possibilità di mettere la firma. Metodo 2: (consigliato): si chiederà agli allievi di mettere la firma sul sito indicato, usando il telefonino. Al termine delle lezione, dopo un adeguato controllo e la conta dei presenti, si potrà chiudere l’indirizzo *.htm dove si mette la firma, e ciò garantirà una fiscalissima presa delle firme di presenza.  In questo modo, qualunque aula diventa praticamente un’aula informatica attrezzata, dove ogni studente dispone di una postazione computerizzata. SEGUE >

8 Prendere la firma in tempo reale con i telefonini - 2

9 Prendere la firma in tempo reale con i telefonini - 3

10 Prendere la firma in tempo reale con i telefonini - 4  Si riportano qui di seguito una fotografia presa in aula ed un elenco di firme prese in tempo reale

11 Abbaso la squola Ricorrendo sistematicamente all’uso dei telefonini, appare chiaro come possa rendersi superato il problema degli spazi per fare lezione. Ci si potrà riunire in spazi qualsiasi, anche all’aperto (meteo permettendo). Su di un peschereccio, un autobus, o una carovana di vecchi carri da Far West. Il docente non avrà bisogno di computer, proiettore e schermo. Il docente indicherà agli allievi a quale sito collegarsi e tutti vedranno contemporaneamente la stessa immagine, che verrà discussa e potrà essere modificata, volendo, in tempo reale dal docente. Scompare la necessità dell’aula, gli schermi, i proiettori, i computer, le sedie e i banchi…..allegria allegria…..

12 La Lingua  Abbiamo la mania di tradurre in Italiano tutti i prodotti delle culture straniere. In tempi remoti, in cui il bilancio tra cultura prodotta in Italia e cultura importata vedeva qualche voce di cultura nostrana esportata, la cosa poteva anche avere senso. E' per questo che ci perdoniamo l'aver trasformato Sir Francis Bacon in Bacone, Sir Thomas Moore in Tommaso Moro e Jean Louis de Boulogne in Giambologna, oltre al gigantesco furto di nazionalità fatto per Cartesio (Renée des Cartes). Ma oggi questa forma di gelosia nazionalistica non ha più senso, e non solo nel mondo della tecnologia.  Non produciamo molto, ma importiamo soprattutto, però ci ostiniamo a tradurre in Italiano tutta la documentazione dell'Informatica. Si può fare un esercizio di fantapolitica: sono gli Altri, i Grandi Imperi, USA e Giappone che convincono qualcuno a tradurre la cultura della Tecnologia nelle lingue locali. Così facendo, l' Europa stenta a nascere, perché un Greco che va in Svezia non può usare un computer con le scritte in Svedese, ed uno Spagnolo che va in Germania soffre ugualmente. Si ostacola e limita la circolazione dei giovani. La cultura delle nostre tecnologie è tutta Americana, lasciamola in Inglese e tanti saluti.  Anche perché, purtroppo, a tradurre ci vengono messi gli impiegati meno produttivi, che, di solito, non conoscono bene né l'Italiano, né l'Inglese né tantomeno la materia che stanno trattando. In altre parole, usando i termini di larga diffusione, come cartella, apri, salva etc..etc, se uso l'Italiano compio un atto di terrorismo antieuropeo, se uso folder, open e Save.... posso ricevere i complimenti della Comunità Europea, che contribuisco a far crescere.  Nasce così un nuovo ponte, chiamiamolo Arcobaleno, tra l'utente del Computer e la sua letteratura, ed ancora una volta si scavalcano degli intermediari inutili e, spesso, nocivi, oltretutto con un abbattimento dei costi. Tutto questo Euro-Patriottismo presuppone, ovviamente, che si studi e si impari un po' di Inglese. Qualcuno sostiene che si potrebbero ancora torturare i giovani delle nostre High School con la storiella di mafia dei Promessi Sposi, ma utilizzandone una versione tradotta in Inglese. E così potrebbe essere per una Divine Comedy.

13 I Destinatari del Corso – Ricchi e Pauperes A chi va cosa  “Bisogna pensarci per tempo, bisogna nascere ricchi.” (Luciano Costa).  Antica filastrocca: Ogni giorno la gazzella si sveglia. Sa che dovrà correre e correre e correre per poter sopravvivere, scappando dalle fiere che se la vogliono mangiare. Ogni giorno le fiere si svegliano. Sanno che dovranno correre e correre e correre per poter sopravvivere, cercando di acchiappare le prede che cercano di scappare.  La Propaganda del Regime a questo punto completa la filastrocca con la seguente frase : ”Tu, non importa se sei una gazzella o una fiera, appena ti svegli, ti devi mettere a correre e correre e correre, per poter sopravvivere.”  Abbiamo diviso una vecchissima banale filastrocca in due parti: la prima è ovvia, la seconda è falsa. Nel mondo degli animali, gazzelle, fiere, uccelli, pesci e vermi, sono da sempre veri ed attuati quei principi di uguaglianza che l’umanità ha sempre sognato: per la sopravvivenza, gli animali sono tutti uguali, debbono correre tutti, senza eccezioni, anche le lumache. Nel mondo degli umani non è così, il dovere uguagliante è vero solo per i Pauperes. Questi debbono correre e correre e correre, tutta la vita. I ricchi no. Tutti i poveri debbono correre, continuamente, senza fermarsi mai, perché se si fermano, le grandi fiere della fame e del freddo li fanno fuori in pochissimo tempo. Dante, nell’Inferno della Divina Commedia, (Canto 27), rappresenta la condanna a morte per fame del Conte Ugolino, chiuso in una torre con i figli e senza cibo né acqua. Non importa cosa avesse fatto, per noi rappresenta il modo di morire di chi non ha i soldi per sopravvivere. Il Conte Ugolino nella splendida immagine di Dante, cerca di sopravvivere mangiandosi i figli. E’ per questo che i meridionali, da sempre visti come poveri del mondo e quindi condannati a morire di fame, fanno tanti figli, ed insistono nella sacralità ed Unità della Famiglia, scusa eccellente per tenersi sempre i figli a portata di mano, anzi di bocca. Il mondo animale è raggruppato in un' unica categoria di uguali. Il mondo degli umani è invece composto di almeno due categorie: i Pauperes ed i Ricchi. SEGUE >

14 I Destinatari del Corso – Ricchi e Pauperes A chi va cosa  E’ il primo momento in cui parliamo delle Caste in cui è divisa l’Umanità. Cominciamo con queste due. Questa verità, antichissima e banale, è fondamentale punto di partenza per capire a chi veramente può interessare la tecnologia, in particolare quella dell’Informazione e delle Comunicazioni, e quindi come insegnarla all’Università. Si capisce come si deve parlare e insegnare la tecnologia in funzione di chi ti ascolta. Possiamo immaginare due percorsi scolastici paralleli. Il Calvario dei Pauperes, nelle scuole povere, normalmente statali, dove si impara a seguire "virtute e conoscenza". Sempre citando Dante, nell’Inferno (Canto 33), Ulisse si rivolge ai suoi marinai, apostrofandoli in modo un po’ rude ed esortandoli a “seguire virtute e conoscenza”. Essendo marinai, subalterni, capiamo che i compagni di Ulisse erano Pauperes, e, quindi, giustamente dovevano seguire la virtute e la conoscenza. La virtute, perché se commetti qualche sbaglio e sei povero, finisci subito in galera (cosa che vediamo invece non succedere sempre ai ricchi); conoscenza, perché ci si aspetta che tu, Povero, abbia della conoscenza, per poter fare qualcosa di utile per i ricchi e, molto indirettamente, per te. Al di sopra, si snoda il percorso parallelo delle scuole dei ricchi, normalmente non statali, dove si debbono seguire non già la virtute e la conoscenza, di cui non importa un gran che a nessuno, ma bensì le conoscenze. E’, infatti, quello l’ambiente giusto per conoscere i figli dei potenti e familiarizzare con loro, al fine di creare quelle ragnatele trasversali che consentiranno poi, finito il Calvario, di entrare nel modo giusto nelle sale del Comando.

15 Gli ascensori scolastici - 1  E’ per questo che fioriscono, accanto alla scuola di base, dello Stato, dove teoricamente si è tutti uguali, certe categorie di scuole private, dove possono accedere i ricchi, non uguali, per conquistare gli stessi titoli in tempi molto più brevi e spesso senza fatica. Principio sanissimo: così come abbiamo inventato l’ascensore per salire più in fretta e, soprattutto, senza fatica, è giusto che sia stato inventato l’ascensore scolastico, per arrivare prima e, soprattutto, senza fatica. Volendo pensare ai nostri figli, questa disponibilità di ascensori scolastici ci spingerà ancor di più a lavorare per disporre di quei soldi che consentano ai pargoletti una vita migliore. Facendo un po’ di conti sulla velocità di questi ascensori scolastici, sembra che, a fronte di adeguate rette, si possano fare addirittura cinque anni in uno, o 11 esami in 11 mesi. Partendo dai 5 anni, a 6 anni si sono finite le elementari, a 7 si sono finite le medie, a 8 si è fatto il liceo ed a 9-10 anni si è laureati. Ci troveremo davanti una generazione di baby laureati che a 10 anni pretenderanno un posto di lavoro da laureati e potranno chiede la pensione a trent’anni. Purché mamma e papà siano in grado di pagare.  Nelle scuole di Stato, i Poveri ti ascolteranno con interesse, e dovrai essere un Comunicatore esperto e capace che sappia approfondire la materia, anche in dettagliati particolari. Insegnando la materia tecnologica ai Ricchi dovrai sempre far capire che si stanno in realtà mantenendo le debite distanze dall’operatività, avendo perfettamente chiaro che essi Ricchi se ne stropicceranno altamente della Tecnologia, che servirà loro solo per farci su uno o più esami, tanto per gradire. Non utilizzeranno mai le tecnologie, avranno altri che le usano per loro, e, se, per compiacenza, imparano qualcosa, sarà per gioco, pronti a dimenticarne la parte pratica ma assimilandone solo i principali vantaggi che ne possono derivare per la protezione e l’aumento della loro ricchezza e del loro benessere. Quest’ottica è perfettamente chiara e condivisa anche dal santo Vangelo. La netta distinzione tra ricchi e poveri, tra padroni e servi, tra comandanti e comandati è continuamente presente. E’ scontata la disuguaglianza, sono accettate storicamente le classi sociali e le caste, anche se si fa sempre riferimento all’uguaglianza, che arriva però solo con la morte, e che sarà invece predicata anche per la vita dalle principali rivoluzioni, ma solo centinaia di anni dopo. Imparare bene la tecnologia quindi serve veramente solo al povero. SEGUE >

16 Gli ascensori scolastici - 2  Le due categorie, ricchi e poveri, padroni e schiavi sono convissute e si sono mescolate sin dall’inizio della storia dell’umanità. Da sempre l’uomo ha usato il cavallo, il bue e l’asino, il cane e le donne per risparmiarsi la Divina condanna del lavoro. Oggi il cavallo, il bue e l’asino e le donne sono rappresentate dai Pauperes. Il ricco di oggi è il discendente logico dell’UOMO di allora che scaricava la fatica su gropponi altrui. I Poveri, in sostanza sono animali, e debbono essere sani, bravi, padroni della tecnologia che debbono saper far funzionare per l’UOMO PADRONE. Così come un asino veniva abbattuto quando non riusciva a far funzionare la sua tecnologia corporale per girare il mulino o portare le some, così oggi un povero che non sia in grado di far funzionare le tecnologie non serve, e viene abbattuto, simbolicamente, ma praticamente eliminato dalla filiera della vita produttiva e dalla Società civile. Queste cose arcinote, rappresentano la stabilità della storia. Non è cambiato molto dai tempi delle caverne, degli antichi imperi, su per il medioevo, fino ai giorni nostri. I poveri debbono lavorare per i ricchi ed i ricchi possono far lavorare i poveri per sé.

17 Il Lavativo  E, se a me Povero, non va di correre?. Se non riesco ad alzarmi la mattina e passare ore in qualche posto di lavoro (8 per contratto, 1 per pausa pranzo, 2 o 3 per raggiungere il posto di lavoro), che mi succede? Debbo fare come il Conte Ugolino, mangiare un po’ di figli e poi morire. La Propaganda del Regime descrive la pena di morte come una cosa esecrabile, ma tace sul fatto che essa è sancita dalla Costituzione, per i Poveri. Nell’articolo 1 si legge che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, scimmiottando la famosa Seconda Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi in cui l’Apostolo scrive “Chi non lavora neppure mangi…”. Insegnando queste stesse cose nelle aule delle Università dei poveri ed in quelle dei Ricchi si hanno reazioni diverse. I Poveri capiscono che nelle fondamenta della nostra struttura sociale c’è un Virus di guerra tremendo, un virus di violenza continua contro se stessi, per alzarsi presto, studiare, correre, lavorare. Una battaglia che ricomincia tutte le mattine al suono della sveglietta da quattro soldi, meglio caricarne due o tre, e che va avanti fino a sera. I ricchi più illuminati e lungimiranti usano una forte propaganda per convincere i Pauperes che lavorare è bello, che a stare senza fare niente ci si annoia e ci si spara, e riempiono gli uffici di aria condizionata e di mense da Gambero rosso, così come i produttori di latte mettono la musica nella stalle, per far fare più latte alle vacche. Ma anche i più illuminati e lungimiranti ricchi si meritano la parabola di Lazzaro il povero e del ricco crapulone. Il problema dei Pauperes non è un problema dei Pauperes. E’, e deve essere, un problema dei ricchi.  Questa situazione di benessere va mantenuta in modo stabile, per evitare che possano avvenire stravolgimenti sociali che modifichino gli equilibri consolidati nei secoli.

18 La Parabola di Lazzaro – Luca 16  19] C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. [20] Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, [21] bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. [22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. [23] Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. [24] Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. [25] Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. [26] Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. [27] E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, [28] perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. [29] Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. [30] E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. [31] Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi".

19 La dignità del lavoro dei Pauperes  Come direbbe il Professore di Sociologia del Lavoro, non c’è nessuna dignità nel lavoro dei Pauperes. A dimostrazione di questa tesi, si analizzano le Religioni del mondo. Ce ne sono solo 19 che ammettono una vita dopo la morte e quindi un Paradiso. In nessuno di questi 19 Paradisi c’è il lavoro. Facendo lezione di Informatica nelle Università dei Ricchi, ai giovani Rampolli delle famiglie facoltose, viene immediato il senso esilarante che nasce dal pensare ai Pauperes, agli impiegati ed agli operai delle loro fabbrichette, come gli antichi asini della prima storia. Il docente deve avere ben chiara la potenziale reazione della sua audience. Una lezione di sinistra nell’Università dei Pauperes, una lezione di destra nell’Università dei Padroni. Nelle aule degli studenti poveri si accetta il fatto che lo stipendio necessario per vivere lo si debba ottenere in funzione di una certa serie di sacrifici, fatiche compiute ed attività svolte. Nelle aule degli studenti ricchi si assimila la cultura che un qualunque progetto d’impresa deve prevedere l’impiego di macchinari automatici che riducano al minimo indispensabile l’odiosa presenza di impiegati ed operai, pericolosi nemici della stabilità sociale e del benessere non condiviso. In quest’ottica è provvidenziale la fede nella Divina Provvidenza. Ai poveri Ebrei, fuggiaschi dall’Egitto, (Esodo, 16,35), prostrati dalla fatica e sul punto di morire di fame, la Divina provvidenza fece piovere la Manna dal Cielo. Si chiama Manna perché è l’unica parola che non abbia alcun significato. Ed infatti, da allora, nessuno ha capito che cosa fosse. Ecco, il concetto di manna è fondamentale per tenere sazi e tranquilli i pauperes: mangia e non ti fare domande. Un po’ di manna prima o poi la troverai anche tu, basta che lavori. Prego, non fare domande. C’è un modo ancora più nobile per portare avanti la propria condizione di Pauperes servi. Ci viene in aiuto ancora una volta il Vangelo,Luca,17

20 La Parabola dei servi inutili – Luca 17  7] Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? [8] Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? [9] Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? [10] Così anche voi Pauperes, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".  Anche nel mondo della cultura laica ricordiamo qualche accenno alla necessità di tenere sereni i Pauperes. Nella famosa arringa di Menenio Agrippa che riuscì a calmare gli animi di facinorosi pauperes che protestavano contro il lavoro, paragonandosi e definendo se stessi le mani che lavorano, contro i Ricchi, che venivano assimilati allo stomaco, che mangia senza fare niente, Menenio Agrippa fece un ragionamento molto convincente. E’ vero - disse – che i pauperes sono le mani e i Ricchi sono lo stomaco, però, se si fermano le mani, annoiate di portare cibo, muore, è vero lo stomaco, però subito dopo muoiono anche le mani. Quindi è meglio che le mani si diano da fare, punto e basta. Cosa manca a questo ragionamento? Manca la possibilità del mutamento sociale. Le mani saranno sempre mani e lo stomaco sarà sempre lo stomaco, senza speranza.

21 La Parabola dei servi inutili – Luca 17  Ritenersi felici e fortunati di poter dedicare la propria vita al servizio della Divinità. Ritenersi felici di poter spendere tutta la vita al servizio della Multinazionale americana, a vendere computer alle banche o ad altre entità occidentali.  La manna è lo stipendio, o i soldi che si fanno con le parcelle, se si lavora come Pauperes indipendenti, come professionisti. (Questi sono normalmente dei Pauperes liberi, non hanno un posto di lavoro altrui ma un ufficio proprio, possono dimensionarsi a piacere l’orario di lavoro. Ma non sono nella categoria dei ricchi. Vivono dando servizi ai Ricchi, debbono essere bravi e convincenti, debbono alzarsi presto, lavorare e correre, e quindi rientrano nella categoria dei poveri. Questi prestano molta attenzione ad imparare le Tecnologie).  Incontreremo in questo testo frequenti riferimenti alle Sacre Scritture, soprattutto alla Sacra Bibbia. Normalmente i giovani non la conoscono: Non si insegna più nelle scuole e non se ne parla più in giro.


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