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Personologia ingenua Stereotipi. Walter Lippman (1922): stereotipi = “immagini nelle nostre teste” Allport (1954): credenza esagerata associata con una.

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1 Personologia ingenua Stereotipi

2 Walter Lippman (1922): stereotipi = “immagini nelle nostre teste” Allport (1954): credenza esagerata associata con una categoria. Stereotipi – immagine semplificata di una categoria di persone, le credenze sulle loro caratteristiche le quali vengono attribuite a tutti i membri (generalizzazione) si accompagna in genere al pregiudizio.

3 Secondo Hamilton e Trolier (1986) e Kunda (2000), uno stereotipo comprende le credenze e le aspettative a proposito di un certo gruppo sociale. Questi contenuti possono essere positivi o negativi

4 Stereotipi Gli stereotipi sono basati su: - Semplificazione. - Esagerazione e distorsione. - Generalizzazione. - Generiche caratteristiche culturali presentate come unica realtà.

5 Stereotipi legati al genere etnico-razziali – verso gli immigrati, altre nazioni, nei confronti degli ebrei (l’antisemitismo) verso giovani e anziani verso portatori di disabilita fisica e mentale verso omosessuali verso tossicodipendenti

6 I caratteri nazionali What's the difference between heaven and hell? In Paradiso trovi la polizia inglese, gli chef francesi, i meccanici tedeschi, gli amanti italiani, ed è tutto organizzato dagli svizzeri. All’inferno, invece, gli chef sono inglesi, i meccanici francesi, gli amanti svizzeri e i poliziotti tedeschi ed è tutto organizzato dagli italiani.

7 Misure degli stereotipi la categoria di misure caratterizzate da un alto grado di possibilità di controllo delle risposte (misure esplicite); la categoria di misure caratterizzata da un medio livello di controllo intenzionato delle risposte (sono le misure non- verbali e comportamentali ); la categoria che si riferisce a un basso o nullo livello di controllo delle risposte riguarda soprattutto il priming semantico, o anche delle reazioni fisiologiche.

8 Misure esplicite Viene chiesto ai soggetti di esprimere il loro giudizio verso un gruppo/gruppi. Questionario o scale di atteggiamenti Liste di aggettivi Il differenziale semantico Il comportamento verbale e discorsivo Il sondaggio Il focus group

9 Le scale di atteggiamento - Una scala di atteggiamento è composta da una serie di affermazioni riguardanti l’oggetto dell’atteggiamento; - Le persone – esprimono il loro accordo/dissaccordo;

10 La scala di Likert (1932) - Formulazione affermazioni (non necessariamente di numero elevato); - Soggetti devono indicare per ciascuna affermazione il grado di accordo o disaccordo; - Per ogni soggetto si calcola somma dei punteggi parziali ottenuti nei singoli item; - Vengono mantenute nella scala definitiva le voci con correlazione item-totale più elevate.

11 La scala cumulativa di Guttman La scala di Bogardus (1925) Quali delle seguenti relazioni accetteresti con un …? 1.Matrimonio amicizia personale 3.vivere nella stessa strada 4.colleghi di lavoro 5.cittadini dello stesso paese 6.turisti 7.esclusione totale

12 Il differenziale semantico Osgood, Suci e Tannenbaum (1957) Misura del significato implicito dei concetti

13 Atteggiamenti verso i tifosi della Lazio e della Roma: Simpatici(1) (2) (3) (4) (5) Antipatici Educati(1) (2) (3) (4) (5)Maleducati Tranquilli(1) (2) (3) (4) (5)Aggressivi Socievoli(1) (2) (3) (4) (5)Non socievoli Medie delle risposte di più soggetti.

14 La lista degli aggettivi Scegliere gli aggettivi che descrivono le caratteristiche tipiche di un gruppo sociale o indicare il grado in cui sono presenti queste caratteristiche - esempio, la ricerca di Katz e Braly (1933)

15 Liste di aggettivi Per esempio, lo Stereotype Content Model (Susan Fiske) Misura 3 dimensioni: - moralità - competenza - socievolezza/gradevolezza

16 Gradevolezza Gruppi poco competenti e poco gradevoli (es. rom, drogati) Competenti, ma non gradevole (es. donne in carriera, asiatici) Poco competenti, ma gradevoli (es. casalinghe, persone anziane, disabili) Gruppi competenti e gradevole (es. business man, atleti) Competenza

17 I sondaggi Uno strumento di rilevazione dell'opinione pubblica di una data popolazione su un dato argomento, attraverso la somministrazione di un questionario ad un campione rappresentativo di quella popolazione.

18 I focus group Si tratta di una discussione di gruppo relativamente piccolo (5-10 persone) su un tema preciso e definito a priori (focus). Si possono utilizzare nella codifica della discussione dei software, per es, ATLAS, NUD-IST, e altri.

19 L’uso di misure esplicite, ancorché sofisticate, va comunque incontro a una serie di problemi quali: - desiderabilità sociale delle risposte - problemi nel descrivere i processi del proprio pensiero - effetto sperimentatore

20 La seconda categoria delle misure, caratterizzata da un medio livello di controllo intenzionato delle risposte: - abbiamo le misure non-verbali e comportamentali (ad esempio la distanza sociale, il tono della voce, gesti e posizione corporea, etc.).

21 La terza categoria delle misure, caratterizzata da un basso o nullo controllo delle risposte: Misure fisiologiche Paradigmi sperimentali: - Paradigma “who-said-what” - Famous Person Test (test di personaggio famoso) - Stroop task (effetto Stroop) - Priming semantico

22 Effetto Stroop (prende il nome dal suo scopritore, John R. Stroop, 1935) Durante l’esperimento, vengono mostrate delle parole scritte con colori diversi. Il compito consiste nel pronunciare a voce alta il colore dell’inchiostro cui è scritta la parola. Il colore è l’informazione rilevante per lo svolgimento del compito, mentre il significato della parola (che non deve essere letto) è l’informazione non rilevante. Lo scopo è quello di creare una interferenza cognitiva e semantica.

23 L'effetto Stroop consiste nel ritardo del processamento del colore della parola osservabile tramite un rallentamento dei tempi di reazione e tramite l'aumento degli errori nella condizione incongruente (parola verde scritta in rosso) rispetto a quella congruente (parola rosso scritta in rosso).

24 “Priming” semantico Consiste nel presentare uno stimolo-target negativo o positivo dopo essere stati esposti per un tempo molto breve ad uno stimolo prime rispetto al quale si vuole cogliere atteggiamento (per es. foto di africani, immigrati, nome di immigrati...). La valutazione se si tratta di uno stimolo positivo o negativo può essere inferita dal tempo che serve per dare una risposta. I tempi di risposta saranno più brevi per le risposte congrue (positivo-positivo; negativo- negativo).

25 Compiti di “priming” semantico Prime (proiezione di parola “sole”) SOLE Target – si tratta di un colore? GIALLO SOLE VERDE L’associazione tra il sole ed il colore giallo rende la risposta più veloce nel primo caso.

26 Decidi se il target è un aggettivo positivo o negativo? ANZIANO SENILE ANZIANO AVVENTATO

27 I soggetti devono rispondere se gli aggettivi siano positivi o negativi. Se esiste un’associazione fra la parola “anziano” e la parola “senile” la loro risposta sarà più veloce, rispetto a caso in cui la parola anziano seguita dall’aggettivo “avventato”. Gli aggettivo che sono stereotipicamente legati alla figura dell’anziano vengono preattivati dal prime e la decisione che li riguarda è più rapida (Perdue e Gurtman, 1990).

28 Marcel scoprì che anche riducendo la permanenza del prime ed intervallo a tempi tanto brevi da rendere impossibile ai soggetti una lettura consapevole della prima parola, il fenomeno si verifica lo stesso.

29 Il prime non necessariamente deve essere costruito da un elemento lessicale – anche una immagine, un disegno può costituire un elemento capace di attivare le aree semantiche collegate.

30 IAT - è uno strumento che è stato sviluppato da Tony Greenwald e dai suoi collaboratori (Greenwald, McGhee e Schwartz, 1998) per studiare gli atteggiamenti e le opinioni spontanee delle persone. https://implicit.harvard.edu/implicit/

31 IAT Lo IAT viene somministrato attraverso il computer. Consiste in una serie di prove di categorizzazione: in ciascuna di queste prove, sul monitor compare uno stimolo e al partecipante viene chiesto di classificarlo, il più velocemente possibile. Gli stimoli sono generalmente parole o immagini e appartengono a quattro diverse categorie: due di queste categorie rappresentano dei concetti (es. persone bianche e nere, oppure donne e uomini), mentre le altre due rappresentano due attributi opposti bipolari (es. positivo e negativo, oppure estroverso e introverso). Ogni volta che uno stimolo appare sul monitor, il rispondente lo deve ricondurre alla categoria di riferimento premendo un tasto..

32 IAT La logica sottostante allo IAT è semplice: se nella rappresentazione cognitiva di una persona esiste una forte associazione tra un concetto ed un attributo, allora il compito nel quale questi sono associati nella risposta sarà più facile, rispetto al compito in cui essi richiedono risposte diverse. Questa maggiore o minore facilità si manifesterà nella velocità e nell’accuratezza della prestazione ed è indice di una tendenza o un atteggiamento (per esempio, tanto maggiore è la facilità con cui le persone bianche associano le foto di persone nere a concetti negativi, tanto maggiore è il grado di discriminazione che esse tendono ad avere nei confronti dei Neri).

33 Per esempio, in uno IAT per misurare l’autostima implicita il monitor potrebbe apparire così:

34 Per esempio, in uno IAT per misurare il razzismo:

35 Per esempio, in uno IAT per misurare il razzismo: Allo schermo appaiono 4 categorie: “Facce di colore” + “Positivo” “Facce di bianchi” + “Negativo”. Al centro compaiono alternativamente foto di volti (bianchi o neri) o parole il cui significato è dichiaratamente attribuibile alle due categorie di Positivo e Negativo. Il compito consiste nell’attribuire alla categoria appropriata l’elemento stimolo e di farlo il più velocemente possibile. Le ricerche hanno mostrato che è più facile il collegamento fra facce nere e parole sgradevoli o facce bianche con parole gradevoli piuttosto che il contrario.

36 Le tecnologie di neuroscienze - l’elettroencefalogramma (EEG) - la magnetoencefalografia (MEG) - la stimolazione magnetica transcranica (TMS) - la tomografia ad emissione di positroni (PET) - la risonanza magnetica funzionale (fMRI).

37 Harris e Fiske (2006), in un esperimento hanno fatto osservare al gruppo sperimentale diverse fotografie a colori raffiguranti alcuni gruppi sociali (atleti olimpici, business men, poveri, drogati) e altre raffiguranti oggetti (uno space shuttle, una macchina sportiva, un cimitero e una toilet intasata) che hanno elicitato rispettivamente le emozioni dell’orgoglio, dell’invidia, della pietà e del disgusto.

38 In parallelo, è stata registrata l’attività della corteccia prefrontale mediale (MPFC ) una risonanza magnetica funzionale (fMRI). La MPFC si attiva soltanto quando una persona pensa a sé stessa o ad un altro essere umano, e resta inattiva quando i soggetti guardano gli oggetti. I risultati hanno mostrato che quando veniva visionata un’immagine che rappresentava un gruppo sociale che generava disgusto, non si registrava nessuna attività della corteccia prefrontale mediale.

39 Come si formano gli stereotipi -si acquisiscono sia attraverso l’esperienza personale sia in seguito al processo di apprendimento sociale. Nel corso del processo di socializzazione tutti arrivano a conoscere molti stereotipi. L’attivazione inconscia (automatica) degli stereotipi.

40 Attivazione Automatica degli Stereotipi Patricia Devine (1989): gli stereotipi si attivano automaticamente influenzando i processi cognitivi delle persone e l’interpretazione dei comportamenti di un altro individuo.

41 Devine (1989) Devine(1989): NON esistono differenze individuali nella suscettibilità all’attivazione automatica degli stereotipi, ma le persone con basso stereotipo, in condizioni di elaborazione accurata, sono in grado di correggere i giudizi stereotipati.

42 Esp. di Devine (1989): Fase 1 Ha diviso i partecipanti in 2 gruppi, quelli con basso o quelli con alto livello di pregiudizio (Modern Racism Scale di McConahay, 1986) Chiedeva di elencare gli stereotipi degli afroamericani Risultato: nessuna differenza tra le conoscenze del gruppo con basso e alto livello di pregiudizio

43 Fase 2 chiedeva ai soggetti di elencare tutti i loro pensieri – positivi e negativi – suscitati dalla parola chiave “black American”. Questa situazione permetteva ai soggetti un attivo monitoraggio delle loro risposte. Risultato: I soggetti con credenze razziste elencavano molti più pensieri negativi che positivi, mentre si verificava il contrario per soggetti con basso pregiudizio.

44 Ai partecipanti con basso e alto livello di pregiudizi venivano presentate subliminalmente 100 parole. Metà: lista contenente circa l’80% di parole connesse allo stereotipo di Afro Americano (es. negro, pigro, blues, ritmo, Africa, ghetto, disoccupato, pallacanestro), non direttamente legate all’aggressività L’altra metà: lista nella quale solo il 20% delle parole era legata allo stereotipo. Il compito: Valutare “Donald” che si comporta in maniera ambigua tra ostile e intraprendente (e.g. si rifiuta di pagare l’affitto se il proprietario non imbiancava la casa). Valutazione su vari aggettivi: 6 connessi al concetto di aggressività (3 positive e 3 negative) e 6 non legati all’aggressività (3 positive e 3 negative). Fase 3

45 Risultati: i partecipanti esposti ad una maggiore proporzione di prime connessi alla categoria “afro-americani” hanno valutato Donald come più aggressivo rispetto ai soggetti dell’altra condizione sperimentale; non sono emerse differenze fra i soggetti ad alto e a basso pregiudizio. Fase 3

46 - hanno dimostrato che l’attivazione dello stereotipo può essere attivato anche dalla semplice presentazione subliminale di una fotografia del volto di una persona afroamericana e che tale attivazione può indurre le persone a comportarsi in modo più ostile (discriminazione) Fase 3 Bargh, Chen e Burrows (1996)

47 Pres. sublimin. fotoAfro-americano foto bianco bianco CompitiPercettivi molto noiosi 130 prove CompitiPercettivi molto noiosi 130 prove Richiestaripetizionecompiti Richiestaripetizionecompiti REAZIONI

48 Risultati: -Le reazioni dei partecipanti che erano esposti alle foto di persone afroamericane risultarono più ostili di quelle dei partecipanti esposti alle foto di persone bianche. Fase 3 Bargh, Chen e Burrows (1996)

49 Chen e Bargh (1997) Pres. sublimin. fotoAfro-americano foto bianco bianco gioco gioco 2 soggetti bianchi gioco gioco 2 soggetti bianchi Reazioni (osservate) Reazioni (osservate)

50 Risultati Partecipanti esposti a foto di Afro- americano erano più ostili Interazioni valutate da osservatori ignari di condizioni Anche partner di partecipanti esposti a foto di Afro-americano erano più ostili

51 reazioni affettive automatiche (positive o negative) rendono più veloce il riconoscimento di parole coerenti Fazio e coll. (1995): priming da foto di Afro americano Misurato il tempo necessario per il riconoscimento di parole negative. Fazio e coll. (1986):

52 Dividono soggetti: facilitazione elevata = significa pregiudizio elevato facilitazione bassa = pregiudizio basso Vengono dati compiti nei quali era possibile la manifestazione di pregiudizio Es.:interagire per 10 minuti con un ricercatore Afro-americano Fazio e coll. (1986):

53 Risultati partecipanti con pregiudizio elevato:partecipanti con pregiudizio elevato: meno amichevoli e interessatimeno amichevoli e interessati attribuivano maggiore responsabilità ai cittadini Afro- americani coinvolti nei disordiniattribuivano maggiore responsabilità ai cittadini Afro- americani coinvolti nei disordini Fazio e coll. (1986):

54 Esistono differenze individuali? Devine (1989): No ma persone con basso stereotipo, in condizioni di elaborazione accurata sono in grado di correggere i giudizi stereotipati Attivazione automatica degli stereotipi

55 Persone con basso livello di pregiudizio: conoscono stereotipo ---> attivazione automatica -- -> correzione controllata Persone con alto livello di pregiudizio: conoscono stereotipo ---> attivazione automatica -- -> nessuna correzione (perché in linea con le credenze iniziali) Controllo degli stereotipi

56 Comparsa dello stimolo Attivazione dello stereotipo Congruente con credenze personali NO Persona inibisce lo stereotipo Il modello di autoregolazione (Devine & Monteith, 1999)

57 Controllo degli stereotipi Come avviene il processo di inibizione? A quali condizioni è possibile inibire l’esito di un processo automatico? Devine e Monteith (1999) suggeriscono di analizzare “quando” i tentativi di controllo sono esercitati, di “come” il controllo può essere ottenuto, e di “chi” ha maggiore probabilità di cercare di controllare gli stereotipi.

58 Controllo degli stereotipi: quando? dopo l’attivazione sostituendo la risposta stereotipata durante l’attivazione interrompendola e dando inizio ad un processo controllato prima dell’attivazione, prevenendola

59 Controllo dopo attivazione: “Come” e da “chi”? La persona deve: essere consapevole dell’attivazione degli stereotipi avere sufficienti risorse cognitive per dare inizio al processo controllato essere motivata ad evitare la risposta stereotipata – avere valori di tipo egalitario e/o sentire senso di colpa per gli stereotipi

60 La motivazione a controllare stereotipi può essere indotta da: salienza di norme sociali, condizioni di interdipendenza con la persona del gruppo stereotipato accountability (rendere conto a qualcuno)

61 Sinclair, 1998 I fattori motivazionali possono inibire l'attivazione di stereotipi. Partecipanti ricevono un feedback su un compito (metà positivo/metà negativo) da parte di un ricercatore afro americano Oppure osservano altra persona che riceve feedback Viene dato il compito di completamento parole collegate allo stereotipo sugli afro-americani

62 Ipotesi i partecipanti che avevano ricevuto una valutazione positiva non avrebbero avuto interesse a screditare la fonte di tale valutazione e sarebbero stati motivati ad inibire l’attivazione dello stereotipo; i partecipanti che avevano ricevuto una valutazione negativa avrebbero avuto interesse a screditare la fonte per ridurre l’impatto negativo della valutazione sulla propria autostima e non sarebbero stati motivati ad inibire lo stereotipo. Risultati: Coloro che hanno ricevuto il feedback negativo: più completamenti di parole associati allo stereotipo

63 Modelli cognitivi di modificazione degli stereotipi Weber e Crocker (1983) hanno proposto tre modelli diversi: Il modello della contabilità (book-keeping) – ipotizza che una serie di informazioni che contraddicono lo stereotipo possa portare col tempo alla sua trasformazione. Il modello della conversione – sostiene che lo stereotipo cambia radicalmente in presenza di un’informazione convincente e saliente. Il modello dei sottotipi – di fronte alle informazioni incongruenti con lo stereotipo su una certa categoria, le persone tendono a formare delle sottocategorie (sottotipi). La presenza di un certo numero di sottotipi tende ad indebolire lo stereotipo della categoria sovraordinata.

64 Weber e Crocker (1983) hanno trovato conferma per il modello della contabilità e quello dei sottotipi. Nessuna conferma per il modello della conversione.

65 Come avviene il processo di inibizione? Wegner (1992), il processo di controllo dei contenuti di pensiero attivati automaticamente avviene in due fase distinte: la fase di monitoraggio la fase di controllo strategico

66 Ai soggetti maschi viene dato un questionario in cui dovevano completare delle affermazioni verso le donne. A metà dei soggetti viene chiesto di non usare gli stereotipi. Inoltre, veniva manipolato il tempo a disposizione per la risposta: una parte dei soggetti aveva tutto il tempo a disposizione, invece l’altra parte soli 10 secondi per dare la risposta. In condizione di pressione temporale, il soggetto non aveva le risorse necessarie per far funzionare il blocco dello stereotipo. In condizione in cui il soggetto era chiesto di bloccare gli stereotipi, e senza pressione temporale (quando aveva tempo per attivare le risorse), il numero delle risposte stereotipiche è più basso. Viceversa, i soggetti a cui è stato chiesto di non usare gli stereotipi, ma che dovevano dare le risposte in tempo breve (una risposta immediata), e quindi non avevano tempo per attivare le risorse di blocco degli stereotipi, sono quelli che hanno dato il più alto numero di risposte stereotipiche. Wegner (1993)

67 Effetto di rimbalzo della repressione volontaria degli stereotipi (Macrae et al., 1994) Macrae e coll. hanno ipotizzato che l’intenzione di sopprimere i pensieri stereotipici possa produrre effetti paradossali anche in assenza di sovraccarichi cognitivi. Ad esempio, l’intenzione di bloccare le credenze stereotipiche può prosciugarsi con il trascorrere del tempo e pensieri stereotipici possono ritornare con maggior forza. Questo effetto viene chiamato di rimbalzo (rebound).

68 L’effetto degli stereotipi risulta amplificato quando: La mancanza di tempo o altre circostanze rendono limitata la capacità cognitiva, ma non sempre In presenza di forti emozioni

69 Attivazione automatica in sovraccarico cognitivo? Gilbert e Hixon (1991) compito di completamento di parole (frammenti presentati da un’assistente di origine asiatica o bianca) Metà dei frammenti completabili costruendo parole connesse allo stereotipo (RI_E, rice, riso)

70 Ipotesi che assistente di origine asiatica potesse attivare stereotipo, aumentando la probabilità di completamenti connessi allo stereotipo Metà dei partecipanti doveva ricordare un numero di 8 cifre mentre completavano i frammenti di parole (sovraccarico cognitivo) Attivazione automatica in sovraccarico cognitivo?

71 -Quale relazione tra stereotipi e informazione relativa al caso specifico? -Modelli seriali Fiske e Neuberg (modello del continuum) e Brewer ( modello a due vie) (simili) Top-down Uso di Stereotipo Bottom-up Uso inf. caso spec. Se c’è motivazione e disponibilità cognitiva…….

72 Modelli seriali I processi top-down si verificano per primi in modo automatico, portando a formarsi un’impressione basata sugli stereotipi. In condizioni di disponibilità cognitiva e in presenza di particolari motivazioni, le persone possono correggere l’impressione iniziale prendendo in considerazione le informazioni sul caso specifico.

73 Modelli paralleli - Kunda e Thagard (1996) Top-down Uso di Stereotipo Bottom-up Uso inf. caso spec. Impressione giudizio

74 Modelli paralleli I due processi (top-down e bottom-up) sono paralleli e si influenzano reciprocamente

75 In condizioni di sovraccarico: Non c’è attivazione dello stereotipo attivazione automatica degli stereotipi può essere impedita da sovraccarico cognitivo Attivazione automatica in sovraccarico cognitivo?

76 Stereotipi Attraverso quali meccanismi sopravvivono e resistono alle smentite?

77 Tra i processi cognitivi che impediscono il controllo degli stereotipi: l’attenzione (le persone in genere danno preferenza a informazioni che confermano le loro aspettative stereotipiche rispetto a quelle che le disconfermano) la selezione delle nuove info l’interpretazione - influenzano significato dato alle informazioni (le informazioni ambigue tendono ad essere assimilate allo schema preesistente) la memorizzazione differenziale delle informazioni.

78 Quando si presentano informazioni incoerenti con lo stereotipo S i cerca una spiegazione alternativa Formazione di sottotipi - si creano specifici sottotipi (una sottocategoria). Refencing - si può semplicemente dissociare (isolare) il membro “atipico” dalla sua categoria inducendoci a considerarlo un caso eccezionale.

79 Correlazione illusoria (Chapman e Chapman, 1976; Hamilton e Gifford, 1976). Attribuzioni causali La profezia che si autoadempie (self- fulfilling prophecy) Out-group homogeneity effect Attraverso quali meccanismi sopravvivono?

80 Correlazione illusoria Correlazione illusoria - sovrastima dell’associazione tra due variabili che in realtà non sono correlate (o lo sono debolmente) Quando si presentano due eventi infrequenti (appartenere al gruppo numericamente inferiore e compiere comportamenti più infrequenti) si crea una associazione illusoria tra i due anche se non presente nei dati oggettivi.

81 Condizioni Percezione Gruppo A (costituito da 100 persone) 65 comportamenti desiderabili (65%) 35 comportamenti indesiderabili (35%) Gruppo B (costituito da 20 persone) Più negativa per il gruppo B che per il gruppo A 13 comportamenti desiderabili (65%) 7 comportamenti indesiderabili (35%) Esp. di Hamilton e Gifford (1976)

82 il rapporto tra comportamenti positivi e negativi è uguale per i due gruppi Il compito del soggetti è di ricordare per ogni episodio se coinvolgeva un protagonista del gruppo A o del gruppo B. L’altra misura - i soggetti devono stimare quanti episodi di ognuno dei due gruppi erano socialmente indesiderabili.

83 Attribuzione causale: Errore ultimo d’attribuzione (Pettigrew, 1979) –Comportamenti positivi di membri dell’ingroup  Cause Interne (attribuzioni disposizionali) –Comportamenti negativi di membri dell’ingroup  Cause Esterne (attribuzioni situazionali) –Comportamenti positivi di membri dell’outgroup  Cause Esterne (attribuzioni situazionali) –Comportamenti negativi di membri dell’outgroup  Cause Interne (attribuzioni disposizionali)

84 Quando un membro del proprio gruppo compie un comportamento positivo (o successo), questo viene attribuito a cause disposizionali del protagonista (la sua abilità), mentre lo stesso comportamento positivo da parte di un membro dell’out-group viene spesso sminuito attribuendolo a fattori esterni. Il contrario si verifica per azioni negative, che vengono più facilmente attribuite a cause interne (mancanza di abilità) quando il protagonista appartiene all’outgroup che quando fa parte dell’ingroup.

85 IL LINGUAGGIO DEGLI STEREOTIPI Una cultura crea, mantiene e trasmette gli stereotipi attraverso il linguaggio.

86 Linguistic intergroup bias – Livelli di astrazione maggiore per descrivere comportamenti positivi dell’ingroup piuttosto che dell’outgroup. – Livelli di astrazione maggiore per descrivere comportamenti negativi dell’outgroup piuttosto che dell’ingroup.

87 Il modello delle categorie linguistiche (Semin e Fiedler, 1988). 4 livelli di descrizione linguistica: –Verbi d’azione (colpire, abbracciare, etc.) –Verbi interpretativi (ferire, accogliere, etc.) –Verbi di stato (voler bene, odiare, etc.) –Aggettivi (aggressivo, affettuso, etc.)

88 Linguaggio e processi di attribuzione causale Verbi di azione Il comportamento descritto è momentaneo, puntuale. Non si possono inferire disposizioni interne dell’agente Es: il sig. X aiuta un anziano Verbi di stato e aggettivi Indicano una caratteristica permanente dell’agente, un tratto. Facilitano attribuzioni interne del comportamento osservato Es: il sig. X è gentile

89 LINGUISTIC INTERGROUP BIAS (Maass et al. 1989) Descrizione azioni PositiveNegative In-group Verbi di stato + aggettivi Verbi di azione Out-groupVerbi di azioneVerbi di stato + aggettivi

90 Nel parlare di azioni positive del proprio gruppo o di azioni negative di altri gruppi si tende a usare termini più astratti, alti a ridurre una maggiore generalizzazione (il proprio gruppo agisce sempre bene, gli altri gruppi sempre male); Invece, nel parlare di azioni negative del proprio gruppo o di azioni positive di altri gruppi si usano termini più concreti, che spingono a relativizzare il fatto (si tratta di eventi eccezionali).

91 Usare le formule più astratte per comunicare qualcosa a proposito dei comportamenti negativi dei membri dell’outgroup e dei comportamenti positivi dell’ingroup, si suggerisce che essi riflettono caratteristiche stabili degli attori coinvolti.

92 La profezia che si autoavvera (Rosenthal, 1966) (self-fulfilling prophecy) Gli stereotipi ci spingono ad agire in modo da produrre comportamenti in grado di confermare le nostre aspettative

93 Steele e Aronson (1995) suggeriscono che essere costretti a confrontarsi con lo stereotipo portasse i membri di un gruppo svantaggiato a peggiorare le proprie prestazioni ad un compito per il quale sono ritenuti “meno adatti”. quando c’è l’attivazione dello stereotipo nella mente della persona che è vittima, assistiamo di una sorta di preoccupazione di confermare le aspettative, seguita da un calo di prestazione

94 Esperimento di Steele e Aronson (1995) Studenti afroamericani e bianchi dovevano rispondere ad un test difficile VI: test misura abilità intellettuale / test doveva essere validato VD: prestazione sul test

95 BIANCHINERI PROVADiagnosticaMinaccia Non diagnostica I risultati evidenziarono un calo di prestazione solo nella condizione definita “minaccia”. bianchi > afroamericani solo quando il test era diagnostico delle loro capacità intellettuale. bianchi = afroamericani quando test non era diagnostico

96 Esperimento di Testa, Crocker e Major (1988) Ad un campione di studentesse venne chiesto di scrivere un tema la cui qualità sarebbe stata valutata da un giudice di sesso maschile.

97 Eventuali fallimenti personali, anziché essere imputati a carenze personali possono essere attribuiti ad un pregiudizio nei propri confronti.

98 PositivaNegativa Att. neutroX Att. negativo variabile dipendente - l’autostima delle partecipanti prima e dopo aver ricevuto la valutazione del loro elaborato. la cella evidenziata rappresenta l’unica condizione sperimentale in cui venne osservato un calo dell’autostima.

99 L’avere la possibilità di un’attribuzione esterna per un risultato insoddisfacente ha garantito alle studentesse che avevano ricevuto una cattiva valutazione da parte di un giudice chiaramente avverso al genere femminile la salvaguardia di un buon livello di autostima.

100 Word, Zanna e Cooper (1974) Stereotipo influenza comunicazione non verbale (interviste di selezione con bianco e afro-americano) quando intervistato era Afro-americano gli intervistatori mantenevano una maggiore distanza fisica, facevano più errori di linguaggio e concludevano prima l’intervista.

101 II FASE : I partecipanti alla ricerca, tutti bianchi, si trovavano nel ruolo di persone che affrontano una intervista di lavoro e venivano assegnati casualmente o al trattamento “da Afro-americano” o a quello “da bianco”.

102 due valutatori, che ignoravano le ipotesi e le condizioni sperimentali, osservavano le videoregistrazioni relative unicamente al comportamento degli intervistati, e attribuivano loro un punteggio di competenza. I partecipanti che avevano subito il trattamento “da Afro-americano” venivano valutati come significativamente meno competenti di quelli che avevano subito un trattamento “da bianco”.

103 L’omogeneità percepita dell’out-group (Out-group homogeneity effect) Loro sono tutti uguali, noi siamo tutti diversi

104 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup ( Ingroup overexclusion) Quali fattori regolano i meccanismi che attiviamo quando dobbiamo decidere se una persona appartiene ad un gruppo o ad un altro?

105 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup Immaginate di fare parte di un gruppo importante Immaginate di dover decidere se alcune persone possono o non possono fare parte del vostro gruppo Sapete che per far parte del vostro gruppo bisogna aver frequentato una certa università, provenire da una zona dell’Italia, votare per un certo schieramento politico...

106 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup Quali sono i controlli che eseguireste per decidere se includere un candidato nel vostro gruppo? Ammettiamo che il profilo del candidato non si adegui al criterio dell’aver frequentato una certa Univeristà - lo scartate? Ammettiamo che il profilo del candidato si adegui al criterio dell’aver frequentato una certa Univeristà - lo includete? Fino a che punto procedete nell’indagine?

107 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup In termini della teoria della detezione del segnale... Ci sono 2 tipi di errori che possiamo commettere: l’errore di omissione, ossia di non accettare un individuo che ha i prerequisiti per entrare a fare parte del gruppo l’errore di falso allarme, ossia di accettare un individuo come parte del gruppo anche se non ha i prerequisiti

108 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup Per alcune categorie è più facile di altre decidere per l’inclusione di un candidato all’interno del gruppo Per altre categorie è più difficile, specialmente quando queste non possiedono caratteristiche specifiche Su quale conoscenza basiamo le nostre scelte?

109 Il fenomeno della sovraesclusione dall’ingroup Allport e Kramer (1946) e Dorfman, Keeve & Salow (1971) Mostravano ai partecipanti delle fotografie rappresentati dei volti di persone ebree e non ebree (target) I partecipanti erano divisi in individui con elevato e basso livello di antisemitismo Il compito era di decidere quali dei target fossero ebrei I risultati mostrano che i soggetti ad alto antisemitismo discriminavano meglio gli ebrei dai non ebrei

110 L’ipotesi della “vigilanza” - le persone portatrici di pregiudizio verso un outgroup, quando devono giudicare stimoli significativi, sono in una sorta di condizione di allerta e tendono a riconoscere con molta accuratezza i membri di questo outgroup, perché li considerano potenzialmente pericolosi. Le persone con alto pregiudizio sono in una situazione di allerta e, considerano i volti degli ebrei come pericolosi, tendono a riconoscerli con molta accuratezza. Il “response bias” hypothesis - di fronte ad uno stimolo altamente ambiguo i soggetti possono impiegare un criterio in base al quale uno stimolo non facilmente classificabile viene attribuito alla categoria dell’outgroup.


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