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Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino 25.03.2010 Relatore Dott. Roberto Frascinelli 1 Il MODELLO di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs.

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1 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 1 Il MODELLO di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001 D.Lgs. 231/2001: Da novità normativa a strumento gestionale Torino, 25 marzo 2010 – Torino Incontra

2 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 2 Controllo nelle società per azioni (non quotate) ASSEMBLEA DEGLI AZIONISTI CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DIREZIONE GENERALE SOCIETÀ DI REVISIONE COLLEGIO SINDACALE CONTROLLO INTERNO ATTIVITÀ AZIENDALE STRUTTURA PER AREE FLUSSO INFORMATIVO OdV (in funzione del D.Lgs. 231/2001) FLUSSO INFORMATIVO

3 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 3 Il Modello Organizzativo e la responsabilità amministrativa dellEnte Accertamento del reato Il reato è previsto dal D.Lgs. 231 SI NO Possibile responsabilità dellEnte Azione Penale solo a carico dellindividuo Accertamento vantaggio o interesse per lEnte Il procedimento termina senza conseguenze per la società Il Modello è giudicato adeguato SI NO Applicazione sanzioni a carico dellEnte SI NO Termina lazione a carico dellEnte Accertamento dellesistenza di un Modello Organizzativo SI NO Applicazione sanzioni a carico dellEnte

4 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 4 FARE IMPRESA Limportanza del MODO DI FARE IMPRESA riguarda le esperienze maturate, la filosofia aziendale, il rapporto con lambiente esterno, tutte qualità di ordine generale, non attribuibili ad un singolo soggetto e che concorrono a qualificare lazienda.

5 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 5 Con la riforma del DIRITTO SOCIETARIO vengono previsti – per AMMINISTRATORI e ORGANI DI CONTROLLO – nuovi DOVERI e RESPONSABILITÀ, tra i quali fugurano lOBBLIGO di valutare lADEGUATEZZA dellassetto ORGANIZZATIVO, AMMINISTRATIVO e CONTABILE della SOCIETÀ, nonché di vigilare sul rispetto del principio di CORRETTA AMMINISTRAZIONE.

6 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 6 Il C.d.A. è tenuto a definire le linee di indirizzo del sistema di controllo interno affinchè i principali rischi siano correttamente identificati nonché adeguatamente misurati, gestiti e monitorati, determinando i criteri di compatibilità di tali rischi con una sana e corretta gestione dellimpresa.

7 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 7 Linsieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative sono finalizzate, attraverso un adeguato processo di identificazione, misurazione e gestione dei rischi, ad una conduzione dellimpresa sana, corretta e coerente con gli obiettivi aziendali.

8 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 8 Il paradigma degli assetti organizzativi adeguati è il presupposto della organizzazione interna dellimpresa. ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO: Si intende la presenza di un idoneo e dettagliato organigramma della società con lindicazione delle funzioni, dei poteri e delle deleghe di firma. Infatti solo in presenza di individuare con chiarezza e precisione le linee di responsabilità può definirsi ADEGUATO lASSETTO. AMMINISTRATIVO Sono i processi formalizzati ovvero le PROCEDURE volte ad assicurare il corretto ed ordinato svolgimento delle attività aziendali e delle sue singole fasi. CONTABILE È rappresentato da un efficiente sistema di rilevazione contabile, della redazione di budget o piani previsionali da un controllo periodico di concordanza tra saldi bancari e operativi e saldi contabili.

9 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 9 GLI OBIETTIVI COMUNI DI OGNI IMPRESA SONO RICONDUCIBILI 1) OBIETTIVO DI ECONOMICITÀ: mantenimento delle condizioni di efficacia ed efficienza della gestione: - Capacità di remunerare i fattori produttivi; - Salvaguardia del Patrimonio aziendale. 2) OBIETTIVO DELLA ATTENDIBILITÀ DELLE INFORMAZIONI: - Comunicazione di informazioni attendibili e tempestive (bilancio) e sistema di controllo della gestione. - Il sistema di informazione e comunicazione permette la raccolta e lo scambio delle informazioni necessarie alla gestione e al controllo. 3) OBIETTIVO DI CONFORMITÀ: osservanza delle norme e dei regolamenti che caratterizzano il settore in cui opera limpresa.

10 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 10 IL CODICE ETICO Il CODICE ETICO può definirsi come un insieme di diritti e dei doveri morali di ciascun soggetto che partecipa allorganizzazione aziendale. Il CODICE ETICO definisce la responsabilità ETICO-SOCIALE dellimpresa. Il CODICE ETICO costituisce la base dellETICA dellimpresa nel riconosciuto ruolo dellimpresa sia nellambito del contesto sociale sia per lo sviluppo della società civile.

11 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 11 IL CODICE ETICO Il CODICE ETICO ha come finalità di perseguire un ambiente aziendale che orienti tutti i soggetti a vario titolo partecipi ad assumere una posizione non insofferente ma osservante nei riguardi delle leggi affinché lazienda persegua i valori della legalità e del civismo. Il CODICE ETICO deve contenere il richiamo: -ai principi etici generali; -agli standards etici di comportamento, riassumibili nei: Principi di legalità; Equità ed eguaglianza; Tutela della persona; Principio di diligenza, trasparenza, onestà, riservatezza, imparzialità, tutela ambientale, protezione della salute; -al sistema sanzionatorio in caso di sua violazione; -al sistema di monitoraggio circa leffettiva attuazione dei principi, le segnalazioni in merito alle violazioni.

12 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 12 IL CODICE ETICO Esprime gli impegni e le responsabilità etiche nella conduzione degli affari e delle attività aziendali assunti dai collaboratori della Società, siano essi amministratori o dipendenti. Il Codice Etico definisce le linee guida e le norme alle quali attenersi per il rispetto dei principi generali e per prevenire il rischio di comportamenti non etici.

13 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 13 Il D.Lgs 231/2001 In attuazione della delega di cui all'art. 11 della Legge 29 settembre 2000 n. 300, in data 8 giugno 2001 è stato emanato il Decreto legislativo n. 231 entrato in vigore il 4 luglio 2001, con il quale il Legislatore ha adeguato la normativa interna alle convenzioni internazionali in materia di responsabilità delle persone giuridiche.

14 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 14 Il D.Lgs 231/2001 Il Decreto, relativo alla "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica", ha introdotto nell'ordinamento giuridico italiano un regime di responsabilità amministrativa a carico degli enti (da intendersi come società, associazioni, consorzi, ecc., di seguito denominati "Enti") per reati elencati e commessi nel loro interesse o vantaggio:

15 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 15 Il D.Lgs 231/2001 da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza di amministrazione o di direzione degli Enti stessi, nonché da persone fisiche che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli Enti medesimi, ovvero da persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. La responsabilità dell'Ente si aggiunge a quella (penale e civile) della persona fisica, che ha commesso materialmente il reato.

16 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 16 Il D.Lgs 231/2001 Il sistema sanzionatorio è rappresentato da sanzioni pecuniarie e da misure interdittive, (quali, ad esempio, la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, l'interdizione dall'esercizio dell'attività e da sanzioni accessorie quali: l'esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi).

17 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 17 Il D.Lgs 231/2001 Con lentrata in vigore del D.Lgs. 81/2008 (TU sulla Sicurezza) trova compimento un processo di rinnovamento normativo, avviato con lemanazione della L. 231/2001 (istitutiva della responsabilità amministrativa delle società e degli enti), proseguito con il D.Lgs 6/2003 di riforma del diritto societario, e integrato dalla legge n. 123/007 (legge delega per la sicurezza), destinato ad incidere profondamente sulla cultura Lintento del legislatore quando ha emanato il D.Lgs. 231/2001, atteso il carattere di forte innovamento, è stato quello di concentrare le ipotesi criminose in 14 fattispecie: oggi sono contemplate più di 65 ipotesi delittuose.

18 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 18 LADOZIONE DEL MODELLO LAdozione del Modello è da considerarsi come un incentivo teso ad una più efficiente riorganizzazione interna dellEnte con lulteriore obiettivo di miglioramento della GOVERNANCE e di VIGILANZA della GESTIONE.

19 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 19 Il Modello è da intendersi un sotto- sistema di controllo interno, specificamente indirizzato al raggiungimento di alcuni particolari obiettivi di conformità ovvero alla prevenzione di alcuni comportamenti e condotte che potrebbero configurare ipotesi di reato e con riferimento ai reati tassativamente elencati dal legislatore.

20 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 20 Il Modello ha il massimo beneficio nelle connessioni con i sistemi di controllo interno già operativi, in quanto la norma non richiede di sviluppare nuovi sistemi di gestione degli specifici rischi, ma deve essere modulato sulle procedure esistenti evitando così sovrapposizioni costose.

21 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 21 Il MODELLO ORGANIZZATIVO richiede: Il Codice Etico (di comportamento); Lelenco dei reati - presupposto rilevanti per lazienda; Lindividuazione dei rischi di reato derivanti dalla gestione aziendale; La mappatura dei processi e delle attività sensibili, con graduazione degli stessi; La specificazione, per ciascun processo e attività sensibile oggetto di rilevazione, dei rischi di reati e del loro grado di priorità; La redazione di un sistema di protocolli relativi ai diversi processi sensibili individuati nellattività di mappatura, atti a prevenire efficacemente le possibilità do commissione di illeciti; Lattribuzione di responsabilità organizzativa e di riferimenti funzionali ai processi e alle attività sensibili; La definizione di flussi informativi, di indicatori, di segnalazioni, atti ad evidenziare, in ottica preventiva i rischi di reato; La predisposizione di un sistema disciplinare; Il piano dellattività formativa del personale, distinto secondo livelli e competenze; La definizione delle modalità di comunicazione del Modello Organizzativo; Le modalità di revisione del Modello Organizzativo.

22 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 22 I PRESUPPOSTI DELLA RESPONSABILITÀ A)Commissione di un reato; B)Il reato è stato commesso nellinteresse o a vantaggio della società; C)Lautore materiale del reato deve avere una relazione qualificata con la società.

23 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 23 IDONEITÀ Il MODELLO per essere considerato IDONEO deve riportare: -Gli esiti della analisi dei RISCHI in grado di individuare le attività dellente che possano dare luogo alla commissione dei reati; -Lindicazione delle contromisure che riguardano le modalità di svolgimento dellattività e il controllo che deve essere attuato dallOdV; -Deve prevedere obblighi di informazione e un sistema disciplinare in grado di sanzionare il mancato rispetto delle misure organizzative.

24 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 24 Il C.d.A. è tenuto a definire le linee di indirizzo del sistema di controllo interno affinché i principali rischi siano correttamente identificati nonché adeguatamente misurati, gestiti e monitorati, determinando i criteri di compatibilità di tali rischi con una sana e corretta gestione dellimpresa.

25 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 25 LA VALUTAZIONE DEI RISCHI I RISCHI hanno diversa natura ma il comune denominatore è di costituire un DANNO ECONOMICO a carico dellazienda qualora dovessero verificarsi. Atteso che il rischio costituisce un ineludibile elemento sempre presente nellambito della attività di impresa, la sua gestione risulta un fattore indispensabile affinché, con ragionevolezza, si perseguano i fini aziendali.

26 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 26 I RISCHI Il rischio inerente è tutto ciò che potrebbe, in via teorica, impedire allazienda di conseguire i suoi traguardi, ipotizzando che il sistema di controllo non sia operativo (cause o minacce latenti). Il rischio residuo è la conseguenza delle minacce/vulnerabilità che riescono a superare il sistema di controllo interno (effetti sugli obiettivi).

27 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 27 IL CONCETTO DI ERRORE IL CONCETTO DI ERRORE: gli errori sono inesattezze od omissioni di valori o di informazioni qualitative di natura NON INTENZIONALE. IL CONCETTO DI FRODE: le frodi si riferiscono invece a inesattezze di natura INTENZIONALE. La differenza principale tra errore e frode consiste nella intenzionalità. IL CONCETTO DI SIGNIFICATIVITÀ: è lampiezza di una omissione o di un errore contenuto nelle informazioni (contabili), a causa della quale, alla luce delle circostanze, diventa probabile che il giudizio di una persona ragionevole che si affida a tali informazioni cambierebbe o sarebbe influenzato dallomissione o errore.

28 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 28 IL CONCETTO DI ERRORE IL CONCETTO DI EVIDENZA: è costituita dai dati contabili e da tutte le informazioni probatorie a supporto dei valori iscritti in bilancio. Levidenza sufficiente e adeguata deve essere ottenuta mediante indagine, osservazione, ricerche e conferme per ottenere una base ragionevole per emettere un parere professionale sul bilancio in esame. LEVIDENZA si verifica, a seconda dei casi, con: lesame fisico; i ricalcoli; lesame della documentazione; le conferme; le verifiche di coerenza; i colloqui con le maestranze o con i managers; losservazione.

29 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 29 I RISCHI La definizione del MODELLO efficace ed efficiente deve originarsi da un accurato processo di RISK MANAGEMENT. LATTIVITÀ DI RISK MANAGEMENT come attività di gestione consiste nel MONITORAGGIO CONTINUO, dei RISCHI AZIENDALI relativi alla attività. LIMITE: detta ATTIVITÀ è ancora percepita come centro di costo non associabile a un percettibile profitto.

30 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 30 Il D.Lgs 231/2001 introducendo la previsione della responsabilità amministrativa delle società con un sistema sanzionatorio estremamente severo (pene patrimoniali e sanzioni interdittive) enfatizza il concetto di RISCHIO ACCETTABILE che diventa il fattore primario per la determinazione dei limiti (sia quantificativi che qualitativi) delle misure di prevenzione da introdurre nel sistema dei controlli per evitare la commissione dei reati previsti dal Decreto. La responsabilità amministrativa esprime il rischio di organizzazione e la legge presume che detto rischio possa essere efficacemente affrontato attraverso i MODELLI Organizzativi adeguati.

31 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 31 IDENTIFICAZIONE DEI RISCHI OBIETTIVI IDENTIFICAZIONE DEI RISCHI ASSOLUTI O INERENTI SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO SELEZIONE DEI RISCHI RESIDUI ACCETTABILI? PIANI CORRETTIVITRASFERIMENTO A TERZI ACCETTAZIONE E CONSAPEVOLEZZA NO SI

32 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 32 NOZIONE DI RISCHIO ACCETTABILE Permette la determinazione del limite quantitativo / qualitativo delle misure di prevenzione da introdurre per evitare la commissione dei reati considerati. IL RISCHIO ACCETTABILE è tale finché i controlli aggiuntivi non pesano economicamente più della risorsa da proteggere e finché si riesce ad istituire o implementare un sistema di prevenzione efficace ed efficiente tale cioè da non poter essere aggirato se non intenzionalmente. Deve essere in grado di: Escludere che qualunque soggetto operante allinterno della società possa giustificare la propria condotta adducendo lignoranza delle direttive aziendali;Escludere che qualunque soggetto operante allinterno della società possa giustificare la propria condotta adducendo lignoranza delle direttive aziendali; Evitare che il reato possa essere causato dallerrore umano nella valutazione delle direttive aziendali.Evitare che il reato possa essere causato dallerrore umano nella valutazione delle direttive aziendali.

33 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 33 Il controllo interno Laffidabilità del sistema di controllo interno dipende dallESISTENZA di procedure appropriate; dallESECUZIONE delle procedure delle persone appropriate; dalla CORRETTA APPLICAZIONE delle stesse.

34 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 34 Il controllo interno Devono essere sottoposti a controllo: i dati di ingresso; lelaborazione dei dati; i risultati ottenuti.

35 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 35 SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO Nelle definizioni più moderne, laccento è posto sempre più sullesigenza di collegare la funzione di controllo con la creazione di un sistema di condizioni atto a permettere il conseguimento/miglioramento degli obiettivi aziendali e lattuazione/miglioramento delle vie gestionali predisposte per la loro realizzazione (strategie, politiche, procedure, regole, piani, budget e programmi), il tutto nel rispetto dei fondamentali principi di governance. In altri termini il sistema di controllo interno è viepiù riguardato come un meccanismo mediante il quale gli amministratori e i manager creano le condizioni di struttura e di funzionamento che consentano loro di fronteggiare adeguatamente le responsabilità istituzionali: a) conseguire (prosegue pagina seguente)

36 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 36 SISTEMA DI CONTROLLO INTERNO e migliorare (in progresso di tempo) gli obiettivi aziendali, b) attuare e migliorare le vie gestionali volte alla realizzazione degli obiettivi; c) assicurare che allinterno dellorganizzazione siano rispettati i principi di correttezza delle operazioni di gestione e di trasparenza delle informazioni interne ed esterne.

37 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 37 MANAGEMENT E CONTROLLO INTERNO Il controllo rappresenta una essenziale funzione del management, il quale può essere riguardato come un processo circolare costituito dalle attività di programmazione, organizzazione, controllo e leadership. In dottrina il numero e il contenuto delle funzioni di management è variabile. Il processo di cui trattasi è contrassegnato comunque dalla presenza delle funzioni di planning (sistema di decisioni volto a determinare gli obiettivi aziendali e le vie gestionali per realizzarli), di organizzazione (creazione della struttura organizzativa, del sistema informativo e delle procedure operative), di controllo (monitoraggio dellattività, confronto con quanto stabilito in sede di programmazione, individuazione degli scostamenti, analisi delle cause e proposta di avvio di (prosegue pagina seguente)

38 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 38 MANAGEMENT E CONTROLLO INTERNO correzioni per mantenere la gestione sui livelli di efficacia ed efficienza desiderati), di leadership (guida degli uomini nei processi di decisione, di esecuzione e di controllo).

39 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 39 COLPA DI ORGANIZZAZIONE I sistemi organizzativi consistono nella definizione di una architettura dei ruoli e delle responsabilità … allinterno della quale attuare - con modalità sia formali e procedurali che informali - dei processi decisionali di correzione e miglioramento … di incentivo e di sanzione: si tratta di assetti e meccanismi organizzativi volti ad assicurare un ordine allinterno dellazienda ed un raggiustamento reattivo e pro-reattivo alla luce di modificazioni dellambiente di riferimento. (P. Bastia Lautoregolamentazione delle Aziende per il fronteggiamento della corruzione tra privati. Relazione di P. Bastia. Università di Macerata Convegno di Jesi – aprile 2002 pag. 7)

40 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 40 COLPA DI ORGANIZZAZIONE la COLPA DI ORGANIZZAZIONE è lomessa o linsufficiente regolamentazione e/o vigilanza dei processi esposti a rischio di reato ex D.Lgs. 231/2001 (NON EFFICIENTE STRUTTURA DI LEGALITÀ AZIENDALE). Per individuare la responsabilità dellEnte si utilizza il termine ORGANIZZAZIONE poiché lEnte è inteso quale aggregato di individui organizzati in grado di fronteggiare le situazioni complesse. ORGANIZZATI ENTE aggregato di Individui ORGANIZZATI ORGANIZZAZIONE COLPA DELLENTE Colpa di ORGANIZZAZIONE

41 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 41 COLPA DI ORGANIZZAZIONE LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA riguarda: gli organi tra i quali risulta suddiviso il lavoro e le funzioni assegnate (sistema di procedure, direttive, deleghe, attribuzioni di responsabilità); le relazioni tra i diversi organi (gerarchia). Lassetto organizzativo costituisce una variabile di notevole impatto per lambiente di controllo e deve essere sufficientemente formalizzato specie per: 1.lattribuzione delle responsabilità; 2.Levidenza della dipendenza gerarchica e levidenza delle competenze e della responsabilità decisionale; 3.La descrizione delle funzioni che devono apparire separate e in un contesto effettivo di regole funzionali al controllo; 4.Evidenziare il processo aziendale di formazione e di attuazione delle decisioni.

42 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 42 COLPA DI ORGANIZZAZIONE LA COLPA DI ORGANIZZAZIONE LA COLPA DI ORGANIZZAZIONE: Individua – da un punto di vista penalistico e imputativo – i processi organizzativi che condizionano le decisioni e mira, come obiettivo, alla evidenziazione della colpevolezza (autonoma cioè slegata dalla persona fisica) della società in termini di inidoneità della sua struttura a prevenire i rischi da reato per carenza/difetto di controllo. Trova la sua applicazione: In strutture aziendali articolate, costituenti il tessuto organizzativo aziendale, dove i processi decisionali sono gestiti da più persone. Allorché si verifichi la violazione del sistema dei controlli organizzativi posti in essere per fronteggiare i rischi di commissione di reati. Oppure la società non ha predisposto un efficace sistema organizzativo teso alla prevenzione del rischio del verificarsi il reato. Si evidenzia come DEFICIT DI CONTROLLO. Ladozione del MODELLO consente alla società di sostenere la presunzione di non aver agevolato il compimento del reato.

43 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 43 COLPA DI ORGANIZZAZIONE In sostanza il legislatore riconosce che la RILEVAZIONE e lORGANIZZAZIONE sono aspetti fondamentali della vita dellimpresa, indispensabili alla attività di GESTIONE. Conseguentemente: una gestione efficiente e conforme alle norme riduce il rischio che la società non possa perseguire la sua missione riducendo così il suo valore; il tutto è in sintonia con linnovato art comma 1 del C.c. che prevede nella relazione degli amministratori, oltre al già operante obbligo di fornire informazioni sulla prevedibile evoluzione della società anche quello di descrivere i rischi e le incertezze cui limpresa è esposta.

44 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 44 COLPA DI ORGANIZZAZIONE D.LGS. 231/2001 La violazione dellobbligo degli enti di dotarsi di un adeguato assetto organizzativo comporta linsorgere di una colpa di organizzazione che consente di estendere la responsabilità allente che non ha adottato un assetto organizzativo adeguato ed idoneo a prevenire la commissione dellillecito evita lattribuzione della responsabilità sulla base di criteri oggettivi oggettivi agevola laccertamento delle responsabilità, invertendo lonere della prova della colpevolezza

45 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 45 SPUNTI OPERATIVI Linee operative per la realizzazione di un sistema di gestione del rischio Occorre prevedere le seguenti attività: i.) Inventariazione degli ambiti aziendali di attività. Gli approcci possibili per lo svolgimento di tale processo sono diversi, fra i quali per attività, per funzioni, per processi. Si tratterà di identificare quelle aree che per loro natura abbiano rapporti diretti o indiretti con la Pubblica Amministrazione nazionale ed estera. –Output di fase: mappa delle aree aziendali a rischio. ii.) Analisi dei rischi potenziali. Lanalisi dei potenziali rischi deve aver riguardo alle possibili modalità attuative dei reati nelle diverse aree aziendali (individuate secondo il processo di cui al punto precedente). –Output di fase: mappa documentata delle potenziali modalità attuative degli illeciti nelle aree a rischio individuate al punto precedente. iii.)Valutazione/costruzione/adeguamento del sistema di controlli preventivi. Si tratta, in sostanza, di progettare quelli che il D. Lgs. n. 231/2001 definisce specifici protocolli diretti a programmare la formazione e lattuazione delle decisioni dellente in relazione ai reati da prevenire. –Output di fase: descrizione documentata del sistema dei controlli preventivi attivato, con dettaglio delle singole componenti del sistema, nonché degli adeguamenti eventualmente necessari.

46 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 46 IL SISTEMA DISCIPLINARE La disciplina di cui al D.Lgs. 231/2001 è normalizzata allart. 6 co. 2 lett. e) allart. 7 co. 4 lett. b). Non vengono fornite ulteriori indicazioni circa il sistema disciplinare. Ne conseguono le seguenti osservazioni: -Il Sistema Disciplinare di cui al D.Lgs. 231/2001: è atto interno allazienda ed integra le norme di legge e i regolamenti interni; si aggiunge al sistema sanzionatorio esistente e quindi la violazione di norme del Codice Etico nonché delle procedure previste dal MODELLO devono comportare sanzioni disciplinari anche al di fuori delleventuale instaurazione di un giudizio penale nei casi in cui il comportamento costituisce reato.

47 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 47 IL SISTEMA DISCIPLINARE deve essere compatibile con il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicabile e deve rispettare i limiti del potere sanzionatorio imposti dalla legge 300/1970 ove applicabili. Deve essere assicurato il diritto alla difesa del lavoratore con il rispetto del principio del contraddittorio e deve essere rispettato il principio della immutabilità della contestazione; Le sanzioni devono essere conformi al principio di proporzionalità rispetto alla gravità dellinfrazione. In ogni caso, la sanzione deve essere scelta in base allintenzionalità del comportamento o al grado di negligenza, imprudenza o imperizia, al comportamento anche pregresso tenuto dal dipendente, alla sussistenza o meno di precedenti provvedimenti disciplinari, alla posizione e alle mansioni svolte dal responsabile e ad ogni altra circostanza; I soggetti destinatari delle sanzioni disciplinari, compatibili con in CCNL, applicabile, sono i dipendenti legati alla società da un rapporto di lavoro subordinato e i dirigenti apicali e non. Con riferimento agli amministratori e ai terzi (consulenti o collaboratori) devono, invece, essere previste altre forme sanzionatorie.

48 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 48 Per quanto riguarda il sistema dei controlli 231/2001 si richiede un sistema a prevenzione articolato in modo tale da non poter essere aggirato se non fraudolentemente. Si tratta quindi di porre in essere Specifici protocolli diretti a programmare la formazione e lattuazione delle decisioni dellente in relazione ai reati da prevenire.

49 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 49 Pertanto i Sistemi Preventivi dovranno: Per i reati dolosi, essere aggirati con intenzionalità; Per i reati colposi, quindi non intenzionali, saranno violati per mancata osservazione degli obblighi di vigilanza da parte dellOdV.

50 Convegno: Il Modello ex D.Lgs 231/2001, Torino Relatore Dott. Roberto Frascinelli 50 Il sistema di controllo preventivo dovrà essere così articolato: Codice Etico: trattasi di principi di carattere generale che devono contenere, assieme al Modello, un Sistema disciplinare; Il Sistema Organizzativo: deve essere esplicitato in modo chiaro e devono essere formalizzate lattribuzione di responsabilità, le linee di dipendenza gerarchica e lattribuzione di compiti (organigramma/funzionigramma); Procedure: manuali e informatiche che devono regolamentare lo svolgimento delle attività; Poteri autorizzativi e di firma: devono essere concordati con il Sistema di Responsabilità e devono prevedere i poteri di spesa; Sistema di Controllo di Gestione: deve permettere limmediata segnalazione dellinsorgenza di criticità; Comunicazione al personale e sua formazione: sono considerati requisiti fondamentali per un corretto funzionamento del Modello.


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