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Gassendi affronta Cartesio non si accontenta di qualche osservazione, ma prende passo dietro passo le Meditazioni metafisiche per capovolgerne la prospettiva.

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Presentazione sul tema: "Gassendi affronta Cartesio non si accontenta di qualche osservazione, ma prende passo dietro passo le Meditazioni metafisiche per capovolgerne la prospettiva."— Transcript della presentazione:

1 Gassendi affronta Cartesio non si accontenta di qualche osservazione, ma prende passo dietro passo le Meditazioni metafisiche per capovolgerne la prospettiva un punto di vista nominalistico, sensistico e materialistico, di stampo epicureo

2 Gassendi adopera tutte le armi anche lironia più sottile...credevo di parlare ad unanima umana, ossia a quel principio interno per cui luomo vive, si muove, sente e intende e invece... parlavo a un puro spirito, spogliato non solo del corpo ma anche di ogni parte dellanima

3 voi dite di essere solo una sostanza che pensa Ma allora pretendete di pensare sempre, forse anche nel sonno più profondo?

4 ma poi parlate anche dellimmaginazione Come potete dire che immaginare è solo contemplare la figura di una cosa corporea, e pretendere poi di conoscere voi stesso non con limmaginazione, ma con qualcosa di totalmente diverso?

5 come può esserci un pensiero senza alcuna immaginazione? se nella seconda meditazione non avevate ancora escluso limmaginazione (sono una sostanza che pensa, vuole, sente, immagina anche, ecc.), perché poi dite di essere solo pensiero?

6 Cartesio risponde con una certa sufficienza p. 343: cè un equivoco sulla parola anima: ne ho parlato tante volte, che quasi mi vergogno a tornarci su ancora una volta

7 Ma, al di là del tono, Cartesio offre una precisazione interessante: allinizio, gli antichi filosofi, avevano una concezione monistica delluomo: ossia non distinguevano tra le funzioni del corpo (nutrirsi, muoversi, ecc.) e la funzione del pensare, e usavano per entrambe la parola anima

8 dopo aver adoperato il termine anima per tutte le funzioni hanno adoperato il termine mente (latino: mens; tradotto in francese come esprit, spirito) per indicare la facoltà di pensare

9 Ho quindi voluto eliminare ogni possibilità di equivoco e per questo, dice Cartesio, ho parlato della mente (spirito) per indicare che lanima pensa; per me la mente non è una parte dellanima, ma è tutta lanima: è lanima che pensa ed è res cogitans

10 Se mi domandi perché sembra che certe volte lanima non pensi come accade prima di nascere, oppure durante il sonno, ti risponderò che per ricordarsi dei pensieri, quando la mente è unita al corpo, occorre che i pensieri lascino una traccia nel nostro cervello

11 E così per la differenza tra intendere e immaginare lho già detto tante volte che non è necessario che ci ritorni su; limportante è chiarire che io ho detto nella seconda meditazione di sapere solo di essere una sostanza che pensa; non ho detto che nella mia essenza possa esserci dellaltro

12 immaginare e pensare sono tuttavia due cose ben diverse e Cartesio ribatte a Gassendi che lo ha chiamato puro spirito: Tutto quello che dite qui, carissima Carne, mi sembrano non obiezioni, ma solo mormorazioni, che non hanno bisogno di replica

13 Gassendi insiste sulla terza meditazione a proposito della distinzione tra le idee innate, avventizie e fittizie domanda: ma non sembra che tutte le idee vengano dal di fuori e che vengano da quel che esiste fuori di noi e colpisce i nostri sensi?

14 osserva inoltre a proposito delle idee fittizie anche queste in fondo potrebbero ridursi a quelle che ci vengono dal di fuori; quando ci formiamo lidea di una chimera non facciamo che unire la testa dun leone, il ventre di una capra e la coda dun serpente

15 tutte le idee possono quindi essere considerate come avventizie anche le idee innate vengono dallesperienza, come ad esempio lidea generale di cosa (res) unidea generale di cosa può essere nella mente solo se prima vi sono le idee delle cose particolari

16 per Gassendi le idee innate sono idee naturali sono cioè idee che vengono dallesperienza, e che sono naturali, ossia innate in un senso diverso da quello di Cartesio sono idee che spontaneamente formiamo dallesperienza

17 e così anche lidea di verità la verità è infatti la conformità del giudizio alla cosa di cui si giudica tale conformità è una relazione, che richiede il confronto tra la cosa di cui abbiamo esperienza e lidea che è nella mente

18 per questo il dubbio non può essere preso sul serio non si può dubitare dellesistenza reale delle cose fuori di noi

19 Gassendi enuncia un principio di carattere generale se uno ha unidea, è perché ha avuto unesperienza di qualcosa un cieco nato o un sordo non hanno lidea di colore o di suono perché non ne hanno esperienza

20 è un principio generale di carattere fenomenologico anche quando Cartesio osserva che lidea che abbiamo del sole dallesperienza è diversa da quella che ne ha lo scienziato è sempre a partire dallesperienza che precisiamo la cosa: un cieco nato non ha nessuna idea di sole

21 Cartesio risponde con una certa sufficienza (p. 347): sono ammirato dello sforzo fatto per giustificare tutte le idee dallesperienza: ma allora, uno scultore non avrebbe altra idea che quella del marmo? come potrebbe progettare una statua se non ne ha prima unidea?

22 anche le altre idee fittizie richiedono lintervento della mente anche per comporre lidea di una chimera, devo essere io ad unire insieme quello che viene dallesperienza

23 e per quanto riguarda le idee generali è assurdo pensare che io debba astrarre dalle cose materiali lidea di cosa, e quindi non possa pensare che sono appunto una cosa senza prima conoscere le cose materiali

24 non puoi dire che le due idee di sole vengono tutte dallesperienza sarebbe come dire che il vero e il falso sono la stessa cosa; non puoi scambiare le idee con le sole immagini delle cose (ossia con quello che ci dà lesperienza dei sensi)

25 osservazione Cartesio ha certamente ragione quando rivendica loriginarietà della mente (lesperienza richiede un io che faccia esperienza) così come ha ragione quando osserva che non occorrono tante cose particolari per arrivare ad unidea astratta

26 infatti unidea è prima necessaria e poi universale, e può essere ricavata anche da un solo caso particolare così come lesperienza non è solo sensazione, ma richiede lintelligenza, ossia una mente

27 per questo il sensismo non basta una cosa infatti è il concetto o idea, che formiamo nella mente, unaltra cosa limmagine che ricaviamo dallesperienza: lidea dice che cosa percepiamo limmagine ci rappresenta loggetto della percezione

28 e tuttavia Cartesio ha torto perché nega che lesperienza sensibile possa dare qualcosa di certo e pretende che ciò che è necessario sia ricavato solo dalla mente, cioè che sia a priori

29 ma, sempre alla terza meditazione, Gassendi ha da aggiungere: parlando delle diverse idee, arrivi a quella di Dio, che non sai ancora se esiste; come fai a dire che non lhai formata dalle cose di cui hai esperienza?

30 e a proposito della realtà oggettiva dellidea di Dio se è vero che lo spirito umano è finito, come farà a formare lidea di qualcosa di infinito?

31 lidea di Dio è solo la somma delle perfezioni delle cose particolari lidea che ne abbiamo non può corrispondere allinfinità di Dio, è solo unidea parziale, che basta per luso che ne possiamo fare e si adatta alla nostra debolezza

32 Gassendi può così affermare, concludendo la propria obiezione: non cè bisogno di cercare la causa delle idee in voi stesso: sono le cose rappresentate dalle idee a mandare le immagini in voi

33 Gassendi enuncia così ancora una volta il suo principio generale ogni conoscenza viene dallesperienza e può essere giustificata solo a partire dallesperienza

34 osservazione: di per sé il principio è in sé valido occorre però vedere se lesperienza si riduce o meno allesperienza dei sensi, come vuole Gassendi

35 Cartesio risponde (p. 349): a proposito dellidea di infinito, parti da un equivoco: un conto è lidea che possiamo averne nei limiti della nostra mente; un conto la conoscenza intera della cosa, che nessuno ha nemmeno a riguardo della più piccola cosa

36 lidea di Dio non può venire sommando le perfezioni delle cose non si può confondere lintellezione con limmaginazione: voi immaginate di formarvi lidea di Dio sommando le immagini che avete delle cose

37 Tu inoltre dici che lidea di Dio non è vera perché non la comprendi Io Ti rispondo che proprio perché è lidea dellinfinito, per essere vera, non può essere compresa. Lidea di infinito lo rappresenta tutto intero, non solo una sua parte, anche se nei limiti in cui può rappresentarselo un intelletto finito

38 Gassendi insiste sulla quinta meditazione p. 310: nellargomento fate confusione tra esistenza e proprietà (predicato): lesistenza non è mai una perfezione (un predicato), ma solo un atto che realizza le perfezioni

39 quando qualcosa non esiste non si dice che è meno perfetta, ma semplicemente che non è nulla, ossia che non cè un atto che realizzi la sua essenza

40 ecco perché, conclude Gassendi, si può benissimo pensare a Dio come non esistente; dato che anche per Dio, al pari di ogni altra cosa, posso pensare lessenza senza includere lesistenza

41 Nella sua risposta Cartesio riprenderà il problema: p. 363: non capisco perché lesistenza non può essere una proprietà; almeno per quanto riguarda Dio, senzaltro lesistenza necessaria è una sua proprietà.

42 Ma ritorna, prima, sul problema delle verità matematiche Gassendi aveva obiettato, riguardo allinizio della quinta meditazione, che forse non ci sono verità immutabili, o comunque qualcosa di eterno, al di fuori di Dio

43 Cartesio precisa la sua posizione: Certo anchio ritengo che le essenze delle cose, e quindi anche le verità matematiche, dipendono da Dio (avrebbe potuto far sì che 2+3 non fosse eguale a 5).

44 Eppure, una volta che Dio le ha stabilite così, le essenze delle cose, così come le verità matematiche, sono immutabili ed eterne: poco importa se il tuo empirismo ti impedisce di capirlo

45 le idee della matematica non sono tratte dalle cose singole: se non avessimo già in noi lidea di triangolo, non potremmo mai distinguerlo da quella figura geometrica che in modo imperfetto abbiamo tracciato sulla carta


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