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Limmigrazione al femminile Francesca De Vittor Istituto di diritto internazionale e dellunione europea, martedì 15-17

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Presentazione sul tema: "Limmigrazione al femminile Francesca De Vittor Istituto di diritto internazionale e dellunione europea, martedì 15-17"— Transcript della presentazione:

1 Limmigrazione al femminile Francesca De Vittor Istituto di diritto internazionale e dellunione europea, martedì

2 La migrazione femminile nella storia

3 La particolarità dei flussi migratori femminili in Italia 1.Anni 60 e 70, fino metà anni 80: donne sole che vengono per svolgere lavori domestici (da Salvador, Capo Verde, Filippine, Etiopia, Eritrea). Spesso tramite organizzazioni missionarie cattoliche 2.Fine anni 80: aumenta il flusso di donne (prevalentemente magrebine) per ricongiungimento familiare (a seguito del flusso maschile dei primi anni 80, grazie anche alla legge 943/86) non cercano linserimento nel mercato del lavoro 3.Anni 90: nuovo flusso migratorio di donne provenienti dallEst Europa, con titoli di studio e esperienze lavorative. Il loro progetto iniziale è solitamente di breve periodo. A questo flusso si aggiunge quello di donne che entrano, inconsapevolmente, nella rete della criminalità organizzata e dello sfruttamento sessuale

4 La migrante lavoratrice oggi: difficoltà e prospettive

5 Lingresso in Italia ovviamente le modalità non cambiano rispetto agli uomini Il visto di ingresso per lavoro determinato (art. 22 T.U. come modificato dalla legge 189/2002): - datore di lavoro chiede il nulla osta allo sportello per limmigrazione - lo sportello comunica le richieste al centro per limpiego - il centro rilascia una certificazione negativa se entro 20gg non si presenta un lavoratore italiano o comunitario - lo sportello unico per limmigrazione rilascia il nulla osta nel rispetto dei limiti numerici, quantitativi e qualitativi stabiliti nel decreto flussi, e lo trasmette al consolato - il consolato rilascia il visto si tratterà poi di firmare il contratto di soggiorno

6 La riapertura delle quote 21 luglio: il Governo approva il decreto sulla riapertura delle quote per ulteriori immigrati Settembre: approvazione della Camera dei Deputati 12 ottobre: approvazione del Senato Manca ancora la firma finale del Governo, lapprovazione della Corte dei Conti e la Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Contenuti: il decreto si applica alle domande presentate prima del 21 luglio (quelle che già erano in eccedenza con il primo decreto flussi del 2006) Problema: i tempo perché le 520mila domande siano esaminate

7 Permessi di soggiorno per studio e lavoro Il lavoro dello studente Art. 27 TU: non rientrano nelle quote i periodi temporanei di addestramento di persone autorizzate allingresso per formazione professionale Art. 14 co. 4 dpr 894/1999 (come modificato dpr 334/2004): il permesso per motivi di studio autorizza al lavoro per un massimo di 20 ore settimanali anche cumulabili (1040 annuali) La conversione del permesso di soggiorno Art. 6 co. 1: il permesso di soggiorno per studio può essere convertito prima della scadenza in un permesso di soggiorno per lavoro nellambito delle quote dallart. 3 co. 4 I permessi di soggiorno per lavoro così rilasciati sono portati a detrazione delle quote ingresso stabilite

8 La doppia discriminazione della lavoratrice migrante: genere e nazionalità Le prospettive lavorative: lavori domestici e assistenza familiare scarsa considerazione sociale di questo tipo di mansioni (nonostante la competenza che lassistenza alla persona richiede) emancipazione della donna italiana attraverso la sua sostituzione con una donna straniera? Il lavoro della badante e la difficoltà di avere una vita indipendente Difficoltà della regolarizzazione: quote e costi Lingresso clandestino e la dipendenza da organizzazioni di tipo criminale immigrazione di breve periodo (visto turistico), mentre la famiglia resta nel paese dorigine cambiano i rapporti economici allinterno della famiglia

9 La tutela della donna nella famiglia migrante

10 Il ricongiungimento familiare Requisiti per chiedere il ricongiungimento nella legge vigente (artt. 28 e 29 T.U.): - permesso di soggiorno di almeno 1 anno - reddito sufficiente - alloggio (parametri minimi legge regionale o certificato idoneità sanitaria) Persone con cui il ricongiungimento è possibile: - coniuge - figli minorenni a carico, legittimi, naturali e affidati - figli maggiorenni a carico che non possono provvedere al proprio sostentamento per invalidità totale - genitori a carico se impossibile sostentamento da parte di altri figli

11 Pluralità di modelli familiari e ricongiungimento Direttiva 2003/86/CE Direttiva 2003/86/CE del 22 settembre 2003 relativa al diritto al ricongiungimento familiare: Riconoscimento (facoltativo) di –Convivenza di fatto –Convivenza registrata (PACS) Divieto di ricongiungimento con più di una moglie per famiglie poligamiche (art. 4 par. 4) il T.U. in vigore non lo esclude, ma indirettamente la dottrina lo esclude in quanto il matrimonio poligamico non potrebbe essere riconosciuto perché contrario allordine pubblico (parità costituzionale tra i coniugi)

12 Gli effetti del favor minoris Inespellibilità della donna in stato di gravidanza, e del marito convivente (permesso di soggiorno per motivi di salute, con diritto di lavorare) (art. 19, co. 2) Permessi di ingresso e di soggiorno al familiare (la madre) per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore (art. 31, co. 3)

13 Unintegrazione difficile?

14 Costituzione della Repubblica Italiana Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoii di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.


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