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DEMOCRAZIA COS E LA CLASSE 4°E E LA PROF.SSA CAIME PRESENTANO LANALISI E LA RIELABORAZIONE DEL LIBRO: SCRITTO DA GIOVANNI SARTORI.

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1 DEMOCRAZIA COS E LA CLASSE 4°E E LA PROF.SSA CAIME PRESENTANO LANALISI E LA RIELABORAZIONE DEL LIBRO: SCRITTO DA GIOVANNI SARTORI

2 I: DEFINIRE LA DEMOCRAZIA II: POPOLO E POTERE III: LA QUESTIONE DEL REALISMO IV: PERFEZIONISMO ED UTOPIA V: OPINIONE PUBBLICA E DEMOCRAZIA GOVERNANTE VI: DEMOCRAZIA VERTICALE VII: DEMOCRAZIA E NODEFINIRE LA DEMOCRAZIAPOPOLO E POTEREPERFEZIONISMO ED UTOPIAOPINIONE PUBBLICA E DEMOCRAZIA GOVERNANTEDEMOCRAZIA VERTICALEDEMOCRAZIA E NO PARTE PRIMA: LA TEORIA I CAPITOLI:

3 VIII: DEMOCRAZIA DEGLI ANTICHI E DEMOCRAZIA DEI MODERNI X: LIBERTA E LEGGE X: EGUAGLIANZA XI: LIBERALISMO, DEMOCRAZIA E SOCIALISMO XII: MERCATO, CAPITALISMO E PIANIFICAZIONE XIII: CONCLUSIONILIBERTA E LEGGEEGUAGLIANZALIBERALISMO, DEMOCRAZIA E SOCIALISMOMERCATO, CAPITALISMO E PIANIFICAZIONE PARTE SECONDA: LATTUAZIONE I CAPITOLI:

4 ESPOSIZIONE DEL LAVORO

5 I TORNA ALLINDICE

6 DEFINIRE LA DEMOCRAZIA capitolo I Presentazione a cura di HAAG MARIAGIULIA MAZZOTTI GIULIA

7 DEMOCRAZIA DERIVAZIONE DEL TERMINE Dal latino tardo: democratia Dal greco: demokratia (composto da démos = popolo e del tema di krateo = comandare) potere (kratos) del popolo (demos)

8 DEMOCRAZIA SIGNIFICATO LETTERALE Forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, senza intermediari, o tramite rappresentanti ( definizione dal vocabolario di lingua italiana Devoto Oli, edizione Le Monnier)

9 DEMOCRAZIA DEFINIZIONE PRESCRITTIVA Società libera, non oppressa da un potere politico decisionale e incontrollato. Poliarchia = governo di molti (contrario di un oligarchia chiusa e ristretta). Sistema posto da una deontologia democraticadeontologia democratica

10 DEONTOLOGIA DEMOCRATICA Letteralmente discorso sulla doverosità. Allude a quella dimensione della nostra esistenza che viene resa, da un punto di vista linguistico, con un deve o un dovrebbe.

11 DEMOCRAZIA DEMOCRAZIA POLITICA DEMOCRAZIA SOCIALE DEMOCRAZIA ECONOMICA RAPPORTO FRA ESSE

12 DEMOCRAZIA POLITICA Entità politica forma di Stato e di governo Fa perno sulleguaglianza giuridico–politica Torna a democrazia

13 DEMOCRAZIA SOCIALE Eguaglianza di condizioni. Guidata da uno spirito egualitario. Contrario dellaristocrazia (struttura verticale). Ethos, modo di vivere e convivere come una generale condizione della società. Ethos egualitario= eguaglianza di stima

14 DEMOCRAZIA SOCIALE Prevede una società in cui lEthos richiede ai propri membri di vedersi e trattarsi come socialmente eguali. Insieme delle democrazie primarie. Società multi-gruppo. Strutturata in gruppi di volontari che si autogovernano Infrastruttura di micro- democrazie che supporta la macro-democrazia dinsieme Torna a democrazia

15 DEMOCRAZIA ECONOMICA Eguaglianza economica Pareggiamento della povertà e della ricchezza Benessere generalizzato

16 DEMOCRAZIA INDUSTRIALE Democrazia nel posto di lavoro e nellorganizzazione-gestione del lavoro (fabbriche). Polites (membro della città politica) sottenda un membro di una concreta comunità economica (lavoratore) Micro-democrazie nelle quali si dà insieme titolarità ed esercizio del potere. Autogoverno del lavoratore nella propria sede di lavoro, integrato da una democrazia funzionale. Torna a domocrazia

17 RAPPORTO FRA ESSE Democrazia politica Condizione necessaria della democrazia sociale ed economica. È completata in senso politico dalle altre. Con essa sintende sempre la democrazia in generale. Democrazia politica: Sovraordinata e condizionata. Democrazia sociale ed economica: Subordinate e condizionate.

18 SINGOLARE O PLURALE? Esistono democrazie di diverso tipo a seconda della: Struttura (di tipo presidenziale o parlamentare, proporzionalistico o maggioritario). Situazione politica-economica-sociale dello Stato. Esiste una teoria centrale o sono solo democrazie al plurale (alternative/ irriducibili luna allaltra)?

19 TEORIA DEL SINGOLARE Democrazia = tronco dal quale si diramano molteplici rami. TEORIA DEL PLURALE Il tronco non cè. Le teorie della democrazia fanno ciascuna albero a sé.

20 LE TEORIE DELLA DEMOCRAZIA = Teoria descrittiva + Teoria prescrittiva Teoria partecipativa Teoria rappresentativa Secondo Barry Holden (1974) Teoria radicale Teoria neo-radicale Teoria pluralista Teoria elitista Teoria liberal - democratica

21 LE TEORIE DELLA DEMOCRAZIA Molteplicità di teorie Sotto teorie incomplete Si rischia di spacciare una parte per il tutto. (errore della pars pro toto) Teoria dinsieme Teoria completa

22 DEMOCRAZIE LIBERALI Teoria della democrazia al singolare Divisa dalla discontinuità che separa la democrazia degli antichi da quella dei moderni (che è una fondamentalmente) Teoria della democrazia liberale descrittiva e prescrittiva conversione della teoria in pratica (teoria dello Stato liberal-democratico)

23 I TRABOCCHETTI SemplicismoLidea di democrazia deve essere semplice per essere compresa da tutti Semplificare troppo, porta alla cancellazione di eventuali problemi, non risolvendoli. In questo modo è come se si aggravassero.

24 I TRABOCCHETTI TERMINOLOGICO Discutere sulla parola ignorando la cosa SEMPLICISMO REALISTICO Conta più il reale che lideale SEMPLICISMO PERFEZIONISTICO Conta più lideale che il reale

25 CONCLUSIONE È difficile unire gli ideali alla realtà Sarebbe più costruttivo partire da unesperienza democratica in piccolo (micro-democrazia) per poi passare ad una in grande (democrazia politica complessa)

26 II TORNA ALLINDICE

27 DEMOCRAZIA : COSA E CAPITOLO II POPOLO E POTERE Damassa eBeghi

28 DEMOCRAZIA: POTERE POPOLARE CHE COS E IL POPOLO? POPOLO COME: 1. TUTTI 2. PLURALITA APPROSSIMATIVA: I PIU 3. POPULACE: PROLETARIATO 4. TOTALITA ORGANICA 5. PRINCIPIO MAGGIORITARIO ASSOLUTO 6. PRINCIPIO MAGGIORITARIO TEMPERATO

29 IL POPOLO TUTTI LETTERALMENTE INTUITIVO: LA TOTALITA MA TOTALITA DEGLI AVENTI DIRITTO: LA VERA DEMOCRAZIA NON ESISTE I PIU NON E UN VERO E PROPRIO CRITERIO IMPOSSIBILITA DI DETERMINARE IL POPOLO MAGGIORITARIO

30 POPULACE INADEGUATEZZA DEI TUTTI E DEI PIU POPOLO = PROLETARIATO (MODELLO MARXISTA) ESCLUSIONE DEL NON - PROLETARIATO IMMUTABILE! MA DIFFICOLTA INDIVIDUAZIONE PROLETARIATO

31 TOTALITA ORGANICA INACCETTABILE: SI FONDA SULLA CONCEZIONE ROMANTICA DI VOLK TOTALITARISMI XX SECOLO IMPERSONALE FLUIRE DELLA STORIA ACCORPAMENTO DEL SINGOLO NEL POPOLO PERDITA DIRITTI PERSONALI

32 POPOLO MAGGIORITARIO ASSOLUTO I PIU CONTANO PER TUTTI, I MENO PER NESSUNO TEMPERATO I PIU PREVALGONO SUI MENO NEL RISPETTO DEI MENO

33 MAGGIORANZA E RISPETTO DELLE MINORANZE Nelle democrazie lopposizione è un organo della sovranità popolare altrettanto vitale quanto il governo. Sopprimere lopposizione significa sopprimere la sovranità del popolo Ferrero La prova più sicura per giudicare se un paese è veramente libero è il quantum di sicurezza di cui godono le minoranze Lord Acton

34 LA DEMOCRAZIA NON E MAJORITY RULE UN 51% IMMOBILIZZATO NON PUO INIBIRE UN 49% IL CONCETTO DI DEMOCRAZIA DEVE APPRODARE AL PRINCIPIO MAGGIORITARIO TEMPERATO GOVERNARE NEI LIMITI RISPETTARE LE MINORANZE

35 LA SOCIETA DI MASSA STORIA DEL POPOLO GRECIA: DEMOKRATIA DI ERODOTO: DEMOS COME CITTADINI DELLA POLIS, COME COMUNITA (LA GAMEINSCHAFT TOENNIESIANA) MASSA: DERIVANTE DALLA CADUTA DELLA PARTIZIONE DEGLI STATI TOMISTICA

36 COSA CAMBIA TRA POPOLO E MASSA GRANDEZZA: POLIS PICCOLA CITTA (RUSSEAU) MEGALOPOLI ACCELLERAZIONE DEL MOVIMENTO MODIFICAZ. TESSUTI SOCIALI = ALIENAZIONE SOLITUDINE E DEPERSONALIZZ.

37 RAPPORTO MASSA - POLITICA ALIENAZIONE UOMO–MASSA ISOLATO, VULNERABILE, DISPONIBILE MANIPOLAZ. POLITICA (ESTREMISMO) APATIA TIPO PSICOLOGICO SOCIETA DI MASSA OFFRE SCARSO SOSTEGNO ALLA LIBERALDEMOCRAZIA

38 LA TITOLARITA SOVRANITA POPOLARE NON RISOLVE PROB. ESERCIZIO MEDIOEVO: POTERE PRINCIPE DA TRASLATIO IMPERII CONCETTO DI OMNIS POTESTAS A POPULO AGGIRATO DALLA FICTIO DELLE RAPPRESENTANZE

39 PROBLEMA DIFFICILMENTE RISOLVIBILE CERTA SOLO NELLA CITTA DI ROUSSEAU, IRREALIZZABILE QUINDI SU LARGA SCALA NE RAPPRESENTANZA NE ELEZIONE SONO GARANTI ASSOLUTE DELLA SOVRANITA POPOLARE OCCORRE CONSIDERARE LA DEMOCRAZIE COME PROBLEMA DI TECNICA COSTITUZIONALE

40 POTERE KRATIA POPOLO DEMOS LELLITTICITA DEL POTERE

41 LA DEMOCRAZIA COME LEGITTIMITA Government of the people, by the people, for the people A. Lincol (Gettysburg, 1863)

42 IV TORNA ALLINDICE

43 Capitolo IV PERFEZIONISMO E UTOPIA Quel che ha sempre reso lo Stato un inferno in terra è proprio il tentativo dell uomo di trasformarlo nel suo paradiso Holderlin Contessi Carlotta, Fuochi Flavia, Minghetti Simone

44 Punti affrontati: 4.1_ LA DEONTOLOGIA MALE INTESA 4.2_ DALLA SCIENZA ALLUTOPIA 4.3_ LIMPOSSIBILE 4.4_ LAUTO GOVERNO CHE MAI SARA 4.5_ LA FUNZIONE DEGLI IDEALI 4.6_ PERICOLO OPPOSTO E ESITO INVERSO (Fuochi) (Contessi) 4.7_ PERFIZIONISMO E DEMAGOGIA(Fuochi) (Minghetti) (Fuochi) (Contessi) (Minghetti)

45 4.1 DEONTOLOGIA MALE INTESA Fuochi

46 DEONTOLOGIA: DEONTOS dal greco DOVERE La deontologia afferma che fini e mezzi sono strettamente dipendenti gli uni dagli altri (il che significa che un fine giusto sarà il risultato dell'utilizzo di giusti mezzi.)

47 DEONTOLOGIA MALE INTESA CATTIVO REALISMO CATTIVO IDEALISMO PERFEZIONISMO Modo sbagliato di intendere e impiegare gli ideali

48 DEMOCRAZIA:

49 Qual è la natura dei tre concetti? (sovranità popolare, eguaglianza, autogoverno) DESCRITTIVA PRESCRITTIVA

50 DESCRITTIVAMENTE: Sovranità popolare Principio di legittimità Eguaglianza Eguali leggi Eguale voto Lauto governo Microdemocrazie Tali concetti fondano la deontologia democratica PRESCRITTIVAMENTE

51 IDEALE: Di un individuo o di un popolo Che cosè? Ciò in cui si crede Serve a raggiungere un fine Funzione Il perfezionista che risolve tutto fondendo lideale col reale non ha pienamente il controllo dei suoi ideali

52 4.2 DALLA SCIENZA ALLUTOPIA Contessi

53 Mondo IDEALE Mondo REALE PLATONE Filosofo RE MARX Filosofo rivoluzionario Uomo contemplativo E lazione rivoluzionaria che rende il reale razionale

54 Con MARX città utopica realizzabile perfezionismo Con Platone: contemplativo Con Marx : attivistico

55 LUTOPISTA: SA CHE CIÒ IN CUI CREDE NON È REALIZZABILE MORO: Dal greco OU = non TOPOS = luogo nessun posto Mannheim : UTOPIA = stato mentale che trascende la realtà in direzione rivoluzionaria IDEOLOGIA = stato mentale che trascende la realtà in direzione conservatrice

56 IDEOLOGIA CONSERVATRICE (propriamente detta) RIVOLUZIONARIA (utopia)

57 DISUOTOPIZZARE LUTOPIA Non più inattuabile ma realtà di domani Mancanza del vocabolo impossibile Perfezionista Contemplazione del perfetto Mancanza dell impossibile

58 4.3 LIMPOSSIBILE Minghetti

59 A priori si può (a volte) sapere cosè impossibile Logica formale: PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE Impossibilità pratica Sullutopia è dimostrabile lirrealizzabilità ex ante Struttura logica: più di una cosa meno di un altra Impossibile il più di due cose È falso credere che lutopico non sia determinabile ex ante

60 4.4 PERFEZIONISMO E DEMAGOGIA Fuochi

61 UTOPIA : è dimostrabile che è irrealizzabile Utopia (Marx) = AUTOGOVERNO Definibile solo in astratto (governare se stessi da se) Intensità : Quanto è forte Estensione : spazio: su quanti è forte tempo: per quanto è forte

62 Def.: La intensità di un autogoverno sta in relazione inversa allestensione alla quale si applica 1 caso: Autogoverno del despota : intensità massima estensione minima 2 caso: Polis greca : intensità diminuisce estensione aumenta 3 caso: grande città : intensità minima estensione massima Governo indiretto (Governato da rappresentanti)

63 Def.: Lintensità di un autogoverno sta in relazione inversa alla durata alla quale si applica Quando lintensità è alto la durata e breve. es. comune di Parigi 1871 governo del popolo La durata fu di due mesi circa

64 4.5 LA FUNZIONE DEGLI IDEALI Contessi

65 IDEALE Nasce dallinsoddisfazione del reale Contrasta la realtà Definito come una stato di cose desiderabile che non coincide mai con la realtà Se realizzabile in parte, lideale finale sarà diverso da quello iniziale, perché modificato. Lideale, essendo forza durto, è destinato a non riuscire

66 4.6 PERICOLO OPPOSTO ED ESITO INVERSO Minghetti

67 Il discorso sugli ideali (che nascono dalla insoddisfazione del reale), se calato in un preciso contesto storico-politico, porta a distinguere fra Ideale democratico senza democrazia Ideale democratico in democrazia Lideale non combatte più un nemico ma sostiene la creatura generata Ma qual è la funzione degli ideali democratici in democrazia? Una funzione di negazione anche se pur sempre critica, cioè lideale deve spingere il realeverso il meglio. Una critica costruttiva dunque, dove gli ideali non devono reagire contro il reale, ma interagire con il reale

68 Un ideale è costruttivo solo se impara dallesperienza In una democrazia che esiste, la ricetta massimalista produce effetti contrari, per cui si deve invece adottare unottica ottimizzante. Se è vero gli ideali sonoDomande che fronteggianoresistenze Ne deriva che un ideale funziona costruttivamente quando si misura e confronta con le resistenze in cui si imbatte. Si ha quindi: Nella misura nella quale un ideale è convertito in realtà, nella stessa misura va riproporzionato alla realtà di pilotaggio di retroazioni Se questa regola è violata, otteniamo esiti inversi.

69 Ad es. prendiamo il principio tutto il potere al popolo dove, affinché il popolo abbia il potere sul serio, bisogna che ci sia la condizione che il popolo impedisca qualsiasi potere illimitato e cioè si abbia il principio tutto il potere a nessuno e cioè un ottimizzazione degli ideali secondo il principio del pericolo opposto. Per una democrazia senza più nemici, il vero pericolo non sta nella concorrenza di contro ideali, ma nel reclamare una vera democrazia capace di scavalcare quella che già esiste.

70 4.7 PERFIZIONISMO E DEMAGOGIA Fuochi

71 In pratica: PERFEZIONISMO = DEONTOLOGIA Errore intellettuale sviluppato da intellettuali In teoria: Pura e semplice convenienza =

72 DEMAGOGIA dal greco Demos = popolo Ago = condurre Portare il popolo a … POLITICAMENTE Assecondare le necessità del popolo a vantaggio del demagogo Il demagogo se privato del perfezionismo e dellintellettualismo produce meno danno

73 ANALOGIE La democrazia si fonda sulla concorrenza tra partiti Leconomia di mercato si fonda sulla concorrenza tra produttori DIFFERENZE Concorrenza politica: - è soggetta a un esame meno valido - non è sottoposta a un controllo legale Concorrenza economica : - è soggetta a un esame molto valido - Sottoposta a controlli legali

74 CONCLUSIONI IL PERFEZIONISMO Aggiunge credibilità ALLA DEMAGOGIA

75 V TORNA ALLINDICE

76 OPINIONE PUBBLICA E DEMOCRAZIA GOVERNANTE Marco Panzavolta & Marco Gennari CAPITOLO V

77 Democrazia è governo del popolo sul popolo Governata Governante Occasioni elettorali Nelle quali sono fondamentali per il governo le opinioni dei governanti

78 Da dove vengono le opinioni? Devono essere proprie dei governanti; Devono essere formate liberamente ; Perché si dice opinione pubblica? perché nasce dal popolo; Perché riguarda cose che interessano la cosa pubblica (bene comune, etc…)

79 Opinioni dei governati Devono essere proprie dei governati Devono essere formate liberamente È diffusa tra pubblici Investe materie che sono di natura pubblica Per questo si dice opinione pubblica

80 Un governo è basato sul consenso se nasce dal voto che esprime lopinione degli elettori e governa in sintonia con esso. Ci sono tre livelli di consenso: 1.Accettazione di valori ultimi; 2.Accettazione delle regole del gioco; 3.Accettazione delle politiche di governo;

81 3 livelli di consenso Accettazione di valori ultimi È a livello di comunità Accettazione delle regole del gioco È a livello di regime Accettazione delle politiche di governo È a livello di governo

82 Formazione dellopinione Discesa a cascate Ribollire dalla base in su ( bubbling up) Identificarsi con gruppi di riferimento

83 Discesa a cascata 5 livelli 1.Elite economiche sociali 2.Elite politiche di governo 3.Rete comunicazione di massa 4.Leader di opinioni locali 5.Demos Circolano le idee Si scontrano le idee Arrivano ai media Filtro alle comunicazioni sociali Le informazioni arrivano

84 Ribollire dal basso: maree di opinioni che si formano dal popolo e che risalgono la corrente della cascata. Identificazione in gruppi di riferimento:opinioni derivano da gruppi di riferimento (famiglia, coetanei, identificazioni religiose,etniche,etc…) Opinione senza informazione

85 Per una democrazie realmente efficace: Opinione pubblica espressa mediante libere elezioni; Opinione pubblica deve essere autonoma Perché si crei opinione autonoma il pubblico deve essere informato Ma la base dei mezzi pubblici è povera e scadente

86 PROBLEMA DELLALTO GRADO DI IGORANZA POLITICA DEL CITTADINO MEDIO Problema sempre esistito : Un tempo si attribuiva al basso tasso di alfabetizzazione Rivelatasi accusa inconsistente Leducazione in generale non ha alcun effetto sulleducazione politica (la politica è una materia, chi non se ne interessa non ne saprà nulla anche se è plurilaureato)

87 Oggi vengono messi sotto accusa i processi informativa per : Insufficienza quantitativaAccusa debole e ribaltabile (semmai troppa informazione) tendenziositàAccusa fondata (ma vi è equilibrio,una tendenziosità viene neutralizzata da quella contraria) Povertà qualitativaAccusa più seria

88 Il problema dellignoranza del cittadino è tollerabile finché la pubblica opinione si esprime eleggendo perché Lelettorato non decide cosa fare ma solo chi farà ne deriva Buono strumento per controllare i leaders. La buona qualità dellopinione pubblica non è condizione necessaria per il funzionamento del sistema rappresentativo. Tuttavia se si vuole una democrazia che partecipi allora il discorso è tutto da rifare …

89 Quando il cittadino partecipa? Il termine partecipazione è un prendere parte in persona liberamente deciso dalla persona stessa quindi È un mettersi in moto da sé e NON essere messo in moto da altri Lefficacia del partecipare di ognuno è in relazione inversa al numero dei partecipanti: Ex: ( 4 partecipanti: il partecipare di ognuno vale ¼) partecipanti: il partecipare di ognuno vale 1/10000 quindi Spesso il partecipazionista non si dichiarava tale

90 DEMOCRAZIA PARTECIPATORIA Democrazia elettiva e rappresentativa Ammette partecipazione e referendum ma in subordine e senza entusiasmo. Democrazia diretta e referendaria Democrazia senza rappresentanza e che è tale quando elimina i rappresentanti Democrazia Partecipatoria sta a cavallo tra le due: esalta gli ideali della democrazia diretta ma non la sostituisce del tutto a quella rappresentativa

91 Il partecipazionista rifiuta di considerare la partecipazione elettorale come partecipazione autentica Votare non è un prendere parte; Partecipazione elettorale è solo un modo di dire in cui il termine partecipazione non significa nulla.

92 GLI EFFETTI DI UNA PARTECIPAZIONE DI MASSA A livello di massa la partecipazione forte presuppone intensità(sentire intensamente la politica) Sequenza virtuosa INTENSITA INTERESSE ATTENZIONE INFORMAZIONE SAPERE Sequenza perversa INTENSITA ESTREMISMO Lestremismo può culminare in un rigido fanatismo che distruggerebbe la democrazia (nessuna possibilità di scambi dopinione).

93 DEMOCRAZIA REFERENDARIA Democrazia senza rappresentanti e rappresentanza; Immediatezza di interazioni, rapporto diretto tra partecipanti (veri); Non vincolata dal numero dei partecipanti che si autogovernano. In questo differisce dallautogoverno che non può oltrepassare gruppi relativamente piccoli. Esempio: assemblea 400/500 persone ekklesia (Demos) città antica Dove vi è possibilità di scambio di opinioni.

94 Nella democrazia diretta composta da folle oceaniche (di intere nazioni) le interazioni fra i partecipanti sono impossibili Necessità di referendum democrazia referendaria Democrazia impoverita Il cittadino si limita ad approvare o disapprovare alternative precostituite Ne derivano tre conseguenze

95 Conseguenza n°1 Impossibilità di mediazione e compromessi Democrazia a somma nulla:si vince tutto o si perde tutto. Principio maggioritario assoluto; Violazione diritti delle minoranze; Aggravamento conflittualità.

96 Conseguenza n° 2 Più rischi di manipolazione e imbroglio del popolo; Ma la stessa domanda può cambiare percentuale di approvazione a seconda di come viene formulata. Ex: diritto alla vita? 60% SI diritto allaborto? 20 % SI Conseguenza n° 3 I cittadini dovrebbero acquisire non solo una buona opinione pubblica ( che non hanno) ma cognizione. La televisione non aiuta.

97 VI TORNA ALLINDICE

98 Capitolo VI Democrazia verticale Minnozzi, Tardozzi e Valorosi

99 INDICE DEGLI ARGOMENTI 1)Principio maggioritario e comando di minoranza.Principio maggioritario e comando di minoranza. 2)La tirannide della maggioranza.La tirannide della maggioranza. 3)Elezione, selezione, disselezione.Elezione, selezione, disselezione 4)Minoranze ed élites. 5)Da Mosca a Dahl. 6)La legge di ferro delloligarchia. 7)La teoria competitiva della democrazia. 8)La critica anti-elitista.La critica anti-elitista. 9)Poliarchia selettiva.Poliarchia selettiva.

100 PRINCIPIO MAGGIORITARIO E COMANDO DI MINORANZA Dimensione orizzontale della politica opinione pubblica e democrazia elettorale Dimensione verticale della politica sistema di governo (archia) Larchia può essere di tipo democratico oppure non democratico. La differenza viene spiegata dai termini inglesi rulership e leadership. RULERSHIP = comando come imposizione (comandare comandando) LEADERSHIP = comando come guida (comandare guidando)

101 Quindi la democrazia verticale è una leadership. Ma perché il comando della maggioranza in una democrazia verticale diventa un comando di un leader (o di una minoranza)? Diventa comando di minoranza se per maggioranza si intende maggior numero. Ma è contrario alla natura delle cose che il gran numero governi e che il piccolo numero sia governato. Rousseau Se invece per maggioranza si intende principio maggioritario, allora larchia si sottopone alla regola maggioritaria e quindi rimane una democrazia.

102 Date tutto il potere ai più, opprimeranno i meno. date tutto il potere ai meno, opprimeranno i più. Hamilton La democrazia verticale (cioè ledificio la cui base è lelezione e lopinione pubblica) si costruisce in 3 stadi : 1.Le maggioranze elettorali eleggono i propri candidati, le minoranze li perdono. 2.Gli eletti rappresentano una minoranza.. 3.Gli eletti eleggono a loro volta un governo e alla fine compare un primo ministro, un leader. La democrazia però non viene stravolta.

103 LA TIRANNIDE DELLA MAGGIORANZA Tocqueville e Mill il problema della democrazia non era posto dai pochi, ma dai molti: è il problema della tirannide della maggioranza. Ci sono 3 contesti in cui questo problema può variare: 1. Contesto costituzionale violazione dei diritti delle minoranze 2. Contesto elettorale tirannide dei numeri 3. Contesto sociale oppressione della società sullindividuo

104 Contesto costituzionale le minoranze vengono distrutte applicando il principio maggioritario assoluto (tutto il potere ai più). Contesto elettorale in realtà non esiste una tirannide della maggioranza in questo ambito, perché è una tirannide dei numeri, che sono stati comunque definiti dalle elezioni (libere). Contesto sociale in questo contesto si può parlare di tirannide del pensiero, imposto dalla maggioranza. È una tirannide spirituale che ha come scopo il conformismo [ le società in parte impongono una conformità ad alcuni usi e credenze ]. Le maggioranze elettorali non possono tiranneggiare. Le maggioranze di massa (definite da identificati, in classi, partiti ecc.) sono maggioranze stabili che hanno più probabilità di poter tiranneggiare. Nelle democrazie occidentali non esistono maggioranze di massa.

105 ELEZIONE, SELEZIONE, DISSELEZIONE ELEZIONE = da eligere (scegliere non a caso ma selezionando). Il principio di maggioranza (diritto della maggioranza di prevalere su minoranza/e in seguito a elezioni) risale a Locke. Prima il principio era l unanimità. Con Locke il diritto di maggioranza è disciplinato e controllato da un sistema costituzionale. L elezione quindi è uno strumento quantitativo per definire la maggioranza. Ma dovrebbe essere teso a una selezione qualitativa. Invece si utilizza il sistema proporzionale che potrebbe sembrare giusto ed equo, ma esclude la selezione della melior pars, in quanto tutte le partes hanno un po di potere e di conseguenza la qualità viene a mancare ( disselezione ).

106 MINORANZE E ELITES Le minoranze di potere sono minoranze controllanti: dotate di potere di controllo su un universo di potenziali controllati. Come identificarle? Criterio altimetrico: un gruppo è in controllo perché sta in alto Ma nelle democrazie i gruppi di controllo sono tali in quanto riescono a farsi eleggere Così si aggiunge un criterio meritocratico: laltolocato arriva in alto perchè lo si presume qualificato e capace.

107 elites sono coloroDal criterio meritocratico Pareto adotta il termine elite ed elabora la teoria sulla circolazione delle elites: elites al potere cadono se diventano incapaci, e le elites capaci diventano elites al potere Lasswell la rilancia neutralizzata: elites sono coloro che hanno maggior potere in un gruppo, elites politica è la classe di potere in alto In seguito Dahl introduce la ruling elite : essere elite è soltanto avere potere torna alla concezione puramente altimetrica Ma se le minoranze di potere sono definite solo dallessere in alto, il concetto di elite viene neutralizzato e non si possono più valutare i potenti in ragione dei loro meriti e demeriti.

108 DA MOSCA A DAHL La democrazia è gestita da minoranze al plurale o al singolare? Secondo Mosca in ogni società esistono due classi: governanti (meno numerosi) e governati Tesi è troppo generica che può essere smentita solo dallesistenza di sistemi anarchici, privi di comando e verticalità: ma la verticalità è propria di ogni governo della realtà. Per Wright Mills gli Stati Uniti sono dominati da unelite di potere: accusa il paese di porsi come esempio di poliarchia e pluralismo, fondando la sua tesi su prove circostanziate.

109 Per dimostrare lesistenza di una ruling elite occorre stabilire che per una serie di decisioni controverse prevale sempre lo stesso gruppo identificabile come tale Se questo gruppo varia, non perdura e non prevale Quindi Mosca e Mills hanno torto: La democrazia non è sconfitta dalloligarchia, ma esiste e funziona come poliarchia La struttura di potere della democrazia è poliarchia: La democrazia genera una poliarchia aperta

110 LA LEGGE DI FERRO DELLOLIGARCHIA Nel 1910 Michels ricava questa legge dallo studio della socialdemocrazia tedesca: Lorganizzazione snatura la democrazia e la trasforma in oligarchia. Lorganizzazione determina una divisione di ogni partito in una minoranza che diriga e una maggioranza diretta Organizzazione più forte = minor grado di democrazia Il suo problema era quindi lorganizzazione: il mondo contemporaneo tende sempre a una maggiore e articolata organizzazione.

111 Michels studiava i partiti di massa che sono il fenomeno che si avvicina di più al prototipo ideale di democrazia: le associazioni volontarie Cerca quindi la democrazia dentro le singole organizzazioni Ma guardando i rapporti tra le organizzazioni in concorrenza osserviamo che competono perché la loro forza viene dalla maggioranza che li segue e competono promettendo benefici e vantaggi ai governati Deriva che La maggioranza disorganizzata dei politicamente inerti è contesa tra le minoranze attiva politicamente. Quindi, anche se le minoranze sono organizzate al loro interno in maniera oligarchica, la loro competizione porta a una democrazia: Il potere del demos è il potere di essere giudice della sorte dei competitori.

112 LA TEORIA COMPETITIVA DELLA DEMOCRAZIA Schumpeter = padre della teoria competitiva della democrazia: Il metodo democratico è quellaccorgimento istituzionale per arrivare a decisioni politiche, nel quale alcune persone acquistano potere di decidere mediante una lotta competitiva per il voto popolare Parla di metodo democratico, dunque la democrazia strettamente procedurale: Democrazia è la serie di effetti secondari e composti che seguono ladozione del metodo democratico.

113 Per arrivare a questo fine occorre il principio delle reazioni previste: Gli eletti sono condizionati dalle reazioni dei loro elettori rispetto alle loro decisioni. Questa lotta competitiva produce responsiveness, e questa responsività fa girare tutta la questione nellinteresse del demos Demorazia è quindi poliarchia ma non vuole soltanto dire che molti capi si sostituiscono a uno solo: Il sistema di capi delle democrazie è una leadership: Un sistema di capi guidanti che, molte volte, sono anche guidati.

114 LA CRITICA ANTI-ELITISTA Inizialmente la teoria di Schumpeter era considerata: Unaltra teoria sulla democrazia Una teoria contrapposta a quella definita da lui classica Dopo la rivoluzione culturale degli anni 60: o Schumpeter diventa un elitista al pari di Mosca e Pareto. o La sua teoria diventa una delle teorie alternative della democrazia (basata sullelitismo). o La teoria partecipazionistica diventa la teoria classica della democrazia.

115 CRITICA AGLI ANTI-ELITISTI: 1)Schumpeter non può essere visto come continuatore di Mosca e Pareto. 2)Tutti e tre non possono essere detti elitisti. 3)Gli anti-elitisti non spiegano quale sarebbe la loro teoria classica della democrazia. La teoria classica per Schumpeter era ricondotta alla fine a pura e semplice volontà della maggioranza. La sua teoria è altra nel senso che tramite questa si arriva alla descrizione di come la democrazia funzioni. Come si fa a concepirla in alternativa ad unaltra contraria? E quale sarebbe questa contraria? Per gli anti-elitisti sarebbe la teoria classica della democrazia. Classico riferimento ai Greci. Ma la teoria degli antichi è critica della democrazia.

116 Per classico allora si intende Rousseau, James Mill, John Stuart Mill e G.H.D. Cole. James Mill e Cole si possono subito eliminare. Rousseau riteneva che la migliore forma di governo fosse la repubblica aristocratica fondata sulle elezioni. (PERCIO E UN ELITISTA NON UN ANTI-ELITISTA) John Stuart Mill invece era per la democrazia rappresentativa che doveva selezionare i migliori. (PERCIO E UN ELITISTA E NON UN ANTI-ELITISTA) LA TEORIA DELLA DEMOCRAZIA E UNA, NON CE NE UNA CLASSICA E UNA CONTRARIA.

117 Elitismo è un termine che non si sa bene cosa sia, ma si sa bene a cosa serve: ad attaccare la selezione travestendola e denunziandola come discriminazione.

118 POLIARCHIA SELETTIVA COME SI DEFINISCE LA DEMOCRAZIA VERTICALE ASSIOLOGICAMENTE E PRESCRITTIVAMENTE? La democrazia verticale è stata costruita o lasciata senza sostegno di valore. Infatti la libertà politica, che è il valore fondante della democrazia verticale è diventato un ideale realizzato, mentre leguaglianza, valore fondante della democrazia orizzontale, è in larga parte ancora da realizzare. La libertà quindi non è più un valore. Leguaglianza invece sì. Essa può essere aritmetica (lo stesso a tutti) e proporzionale (lo stesso agli stessi). Leguaglianza proporzionale può essere un sostegno della democrazia verticale il valore si chiama eguaglianza di opportunità.

119 Se abbiamo verticalità è auspicabile che sia buona, quindi selezionata. Allora la democrazia verticale è poliarchia selettiva. (DEFINIZIONE PRESCRITTIVA) La democrazia è anche poliarchia elettiva. (DEFINIZIONE DESCRITTIVA)

120 VII TORNA ALLINDICE

121 DEMOCRAZIA: COSA E Giovanni Sartori A cura di Boschi Sara e Goretti Chiara

122 CAPITOLO 7: DEMOCRAZIA E NO 7.1 Contrari, contraddittori e Gradi 7.2 Assolutismo, Autoritarismo e Autorità 7.3 Totalitarismo 7.4 Dittatura e Autocrazia 7.5 Conclusioni

123 CONTRARI, CONTRADDITTORII E GRADI Ogni determinazione è negazione (Spinoza)

124 Definire Delimitare, assegnare confini Determinazione di un concetto a contrario

125 Cosa è democrazia? Il contrario o lopposto di: autoritarismo, totalitarismo, dittatura o simili. (definizione ex adverso)

126 La definizione ex adverso non esclude che tra gli opposti ci siano termini intermedi (tertium datur): BELLO----SEMIBELLO-----SEMIBRUTTO----BRUTTO

127 DEMOCRAZIA Denota e circoscrive una cosa, una determinata realtà Risponde alla domanda: CHE COSE? CHE COSA NON E DEMOCRAZIA? DEMOCRATICO Connota una proprietà o attributo di qualcosa: induce a graduare. Risponde alla domanda DEMOCRATICO IN CHE MISURA? DI QUANTO?

128 ASSOLUTISMO, AUTORITARISMO E AUTORITA.

129 Opposti di DEMOCRAZIA Origine greca: Tirannia, Dispotismo Origine romana: Dittatura Origine nel XVIII sec Assolutismo, Autocrazia Conio recente: Totalitarismo, Autoritarismo

130 TIRANNIDE QUOAD EXERCITIUM: tirannide nel modo di esercitare il potere EX DEFECTU TITULI: tirannide per difetto di legittimità. DISPOTISMO Termine che i greci applicavano ai barbari, ai non-greci.

131 ASSOLUTISMO ABSOLUTUS (da ABSOLVERE) Rende lidea di essere svincolato da qualcosa POTESTAS ABSOLUTA: Potere supremo, sovraordinato

132 Teoria dellassolutismo di Bodin (1576) Sottoponeva il monarca al diritto divino e al diritto naturale -solo con Hobbes si arriva ad una idea di monarca superiore ad ogni legge- Lassolutismo come potere svincolato da ogni limite si afferma solo agli inizi del Settecento

133 ASSOLUTISMO NEL SENSO NEGATIVO DI POTERE NON CONTROLLATO PER DUE MOTIVI: 1)Non esistono contropoteri che riescano a contenerlo; 2) Legibus solutus: cioè svincolato da leggi e superiore alle leggi.

134 LASSOLUTISMO E DAVVERO UN CONTRARIO DI DEMOCRAZIA?

135 SI IN MODO INDIRETTO

136 DIVISIONE DEL POTERE E RISPETTO DELLA LEGGE SONO IDEE PROPRIE DELLO STATO LIBERAL- COSTITUZIONALE. DEMOCRAZIA PURA (né liberale né costituzionale) PUÒ DIVENTARE ASSOLUTA LASSOLUTISMO DEMOCRATICO E PLAUSIBILE

137 La legittimazione democratica limita il potere finché contrasta un potere autocratico. Sconfitto il potere contrastante la sovranità popolare può acquistarne tutti gli attributi (in altre parole se essa è opposta ad un altro potere è limitatrice di questultimo, mentre quando il potere contrastante viene a mancare ridiventa un potere illimitato).

138 Il fatto che uno stato sia munito di legittimazione democratica non è sufficiente per escludere che possa esercitare un potere assoluto. La legittimazione democratica attribuisce di per sé al potere una sanzione assoluta Assolutismo NON è un valido contrario di democrazia.

139 AUTORITARISMO Termine derivante da autorità, coniato dal fascismo. Dopo essere stato inteso come termine apprezzativo, con la caduta del fascismo e del nazismo diventò un termine significante cattiva autorità (abuso, uso improprio dellautorità).

140 AUTORITA E AUTORITARISMO: DUE CONCETTI ANTITETICI Autorità: Da Auctoritas (termine romano), al giorno doggi indica un potere accettato, rispettato, legittimo. Tra autoritarismo e autorità cè incompatibilità.

141 POTERE E AUTORITA Potere Forza sorretta da sanzioni che si impone dallalto su chi la subisce. Autorità Forza derivata dal riconoscimento, potere di prestigio. Una buona democrazia deve trasformare il potere in autorità.

142 TOTALITARISMO Parola coniata dal fascismo, sebbene questo non fu mai una dittatura totalitaria a differenza dello stalinismo e del nazismo. Idea di qualcosa che abbraccia e pervade tutto. Deriva da totalità

143 Problema dellapplicazione del totalitarismo a tutte le epoche Questo concetto se applicato a tutta la storia diventa distorto. Definizione di Carr: Un totalitarismo è la credenza di qualche gruppo organizzato o istituzione, sia esso una chiesa, il governo o un partito, di possedere una speciale via di accesso alla verità.

144 Si deduce che definire il totalitarismo perdendo di vista lidea di totalità è definirlo a vuoto. Totalitarismo comporta il dominio dello Stato sulla vita extrapolitica delluomo.

145 Totalitarismo come designazione di un sistema politico che si afferma negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale (secondo Friedrich). Le sei caratteristiche del totalitarismo: 1)Ideologia ufficiale; 2)Partito unico di massa controllato da una oligarchia; 3)Monopolio delle armi; 4)Monopolio di tutti gli strumenti di comunicazione; 5)Sistema terroristico di polizia; 6)Economia diretta dal centro;

146 Le prime cinque caratteristiche non sono unesclusiva del totalitarismo. Friedrich risponde a questa obiezione affermando che le caratteristiche in questione sono da intendere come una sindrome. La sesta caratteristica è stata aggiunta in seguito perché Friedrich non la riteneva applicabile alla Germania nazista. Fu aggiunta poiché necessaria per comprendere il totalitarismo comunista.

147 La completezza di un regime totalitario non è direttamente proporzionale al terrore. Un regime totalitario ben funzionante è tanto capillare, tanto invasivo, tanto onnipervadente da non avere bisogno di terrorizzare. Chi ha bisogno di incutere timore attraverso la violenza è il dittatore che è sprovvisto di un apparato burocratico, di partito unico e fideismo ideologico. Il terrore è una caratteristica CONTINGENTE e non necessaria al totalitarismo.

148 CRITICHE 1)Il totalitarismo (inteso come tipo) è da abolire perché contiene casi diversi FALSO Un contenitore non presuppone luniformità dei casi contenuti. Per esempio nessuno ha mai sostenuto che il termine democrazia sia da abolire perché le democrazie non sono uguali. 2) Il totalitarismo è da abolire perché non contiene casi, la casella resta vuota. FALSO Se esso viene inteso come tipo ideale allora non è detto che debba contenere casi concreti (basta pensare al tipo ideale di anarchia, usato da tutti senza che sia mai esistito un sistema politico anarchico).

149 TOTALITARISMO E UN BUON CONTRARIO DI DEMOCRAZIA? La sostantivazione di totalità non denota nessuna precisa forma di governo. Un totalitarismo può essere anche oligarchico, sarebbe più corretto dire dittatura totalitaria come contrario. Democrazia totalitaria (termine coniato da de Jouvenel) non è affermazione paradossale. La democrazia è regime di tutti e come tale è investita di una giurisdizione sul tutto.

150 DITTATURA E AUTOCRAZIA Autoritarismo e totalitarismo diventano più precisi e più contrari di democrazia se trasformati in predicati di dittatura.

151 CONCETTO DI DITTATURA Dictator romano: magistratura straordinaria per emergenze di guerra strettamente vincolata a sei mesi di durata. Questo incarico morì definitivamente con Cesare. Dittatura si trasmette come termine positivo (Machiavelli e Rousseau elogiavano la dittatura romana). Significato di dittatura al giorno doggi: forma di Stato e struttura di potere che ne consente un uso illimitato (assoluto) e discrezionale (arbitrario). Lo Stato dittatoriale è lo Stato non- costituzionale, Stato nel quale il dittatore scrive una costituzione che gli consente tutto.

152 DITTATURA E DITTATURA Nuemann distingueva così i diversi tipi di dittatura: 1)Dittatura semplice 2)Dittatura cesaristica 3)Dittatura totalitaria Questa tripartizione è più corretta trasformandola in questa maniera: 1)Dittatura semplice 2)Dittatura autoritaria 3)Dittatura totalitaria

153 1)Dittatura semplice: il potere è esercitato mediante i normali strumenti coercitivi dello Stato impiegati in modo anormale. 2)Dittatura autoritaria: il potere dittatoriale si fonda anche sul partito unico, su un sostegno di massa, su una legittimazione ideologica. 3)Dittatura totalitaria: gli elementi precedenti sono più intensi, questo tipo di regime soffoca lautonomia dei sottosistemi.

154 Paragonando democrazia e dittatura si ottiene una buona opposizione. Opposizione di tipo strutturale (fondata sulleterogeneità delle rispettive strutture statali che limitano e controllano il potere). Strutture liberal-democratiche (proprie della democrazia) Strutture che nulla limitano e tutto consentono (al dittatore) Ma fino a che punto una costituzione democratica smette di essere tale? Data la complessità delle strutture in questione, è chiaro che tra di esse esistono zone di sovrapposizione Dittatura è un buon contrario ma non ancora un contraddittorio.

155 AUTOCRAZIA Con il concetto di autocrazia arriviamo al contraddittorio di democrazia, inteso come confine tra democrazia ed altro. Autocrazia è proclamarsi capo da sé, oppure trovarsi ad essere capo per diritto ereditario. Democrazia significa che nessuno si può autoproclamare capo e tantomeno ereditare il potere. Contrapposizione democrazia/autocrazia Principio di investitura e di legittimità del potere. La prova concreta sono le elezioni (il principio di investitura si ribalta nel suo opposto).

156 DEMOCRAZIA COME NON AUTOCRAZIA Sistema politico caratterizzato dallassenza di ogni potere ascritto, o che si impernia su questo principio: nessuno può detenere a titolo proprio e irrevocabile il potere. Il principio democratico si fonda sullassioma che il potere delluomo sulluomo può essere attribuito soltanto dal riconoscimento e dallinvestitura altrui.

157 CONCLUSIONI

158 DEFINIRE LA DEMOCRAZIA COME NON-AUTOCRAZIA SIGNIFICA DEFINIRLA AL NEGATIVO. QUESTO IMPLICA CHE NON SODDISFA IL CAPIRE LA DEMOCRAZIA NELLA SUA ACCEZIONE AL POSITIVO. DEFINIRE AL NEGATIVO HA UN LIMITE, CHE VIENE PERO COMPENSATO DA UNA FORZA: DEMOCRAZIA E IL ROVESCIO DI AUTOCRAZIA, COMPORTA UNA CARATTERISTICA NECESSARIA, VERA PER DEFINIZIONE. SE LA CARATTERISTICA NON-AUTOCRAZIA E PRESENTE, C E DEMOCRAZIA, IN CASO CONTRARIO NO. LA TEORIA DELLA DEMOCRAZIA E COMPLICATA MA IN QUESTO CASO, E SEMPLICE.

159 A cura di Boschi Sara e Goretti Chiara

160 IX TORNA ALLINDICE

161 LIBERTA E LEGGE Lavoro di : Cusumano Alessandra Pasi Anna Democrazia Cosa è di Giovanni Sartori CAPITOLO IX Dove non cè legge non cè libertà. (Locke)

162 Temi trattati : La libertà politica La libertà liberale Supremazia della legge e democrazia in Rousseau Libertà e autonomia Il diritto dei legislatori Legge e diritti

163 LIBERTA POLITICA Riflessione morale: Libertà come affermazione dellio Libertà ultima stain interiore hominis Libertà come rapporto Libertà politica è in relazione agli altri

164 QUINDI DISTINGUIAMO TRA Libertà interiore del volere (filosofia ed etica) Libertà esteriore del fare (politica) Libertà politica: empirica specifica pratica

165 Libertà politica si applica al rapporto cittadini-stato dal punto di vista dei cittadini Hobbes: libertà propriamente significa assenza […] di impedimenti esterni

166 Locke ( ) Libertà metafisicaLibertà empirica No errore di porre soluzioni filosofiche a problemi pratici Libertà = autodeterminazione (da: Saggio sullintelletto umano) Libertà = non essere soggetti alla volubile, incerta, arbitraria volontà di un altro uomo (da: Due trattati sul governo)

167 Consideriamo il problema dal punto di vista dello stato Se diciamo che lo stato è libero di Stato tirannico Priva i sudditi di ogni libertà Stato oppressivo Libertà politica: attribuzione di potere ai poteri minori, libertà da, condizione di tutte le libertà di, in concreto potere legale, limitato da leggi

168 La libertà da è però incompleta Rossier : 1) indipendenza 2) privacy 3) potere 4) opportunità Sartori : 1)indipendenza 2)privacy 3)capacità 4)opportunità 5)potere libertà negativelibertà positive

169 LIBERTA DI (libertà positive) Danno il potere di fare, ma senza Indipendenzanon cè conseguenza Senza diritti non cè esercizio dei diritti

170 La libertà è sempre da affermare Ma prima bisogna che non ci siano ostacoli all affermare Libertà = libertà di scelta Libertà negativa è il sine qua non di tutte le libertà positive La libertà effettiva deve essere affermata, legittimata da diritti, leggi che danno il potere di scegliere

171 LIBERTA LIBERALE Libertà da = problema la libertà liberale è la soluzione del problema elaborata dal liberalismo

172 Cicerone : legum servi sumus ut liberi esse possimus (siamo servi delle leggi al fine di poter essere liberi) Da: Oratio pro Cluentio, 53 Aristotele: Vivere secondo i dettami della politeia non è servitù, ma salvezza Da: Politica, 1310 a

173 La libertà politica ha il compito di proteggere il cittadino dalloppressione Nella legge e mediante leggi In concreto ? Si esplica

174 La tradizione giuridica dellOccidente risale ai Romani Sistema di diritto comune, di common law, riconcepito poi come rule of law, regola della legge, anglosassone Limite: è un sistema che limita il contenzioso tra privati ma non mira alla disciplina dei poteri pubblici

175 Evoluzione costituzionale della rule of law Potere pubblico può essere controllato e sottoposto a una legge superiore, la normativa costituzionale Le idee che, nel mondo reale, garantiscono la libertà politica, sono di matrice liberale

176 Perché la soluzione del problema del potere si fonda sul diritto Il diritto è limite Prima di tutto limite del potere del popolo Kelsen : una democrazia senza quella autolimitazione che rappresenta il principio della legalità, si autodistrugge

177 SUPREMAZIA DELLA LEGGE E DEMOCRAZIA IN ROUSSEAU La libertà è fondata dalla legge e nella legge Periodo storico: Ci si allontana dal giusnaturalismo, verso il costituzionalismo

178 SOMMARIO Per rendere luomo libero Propone un governo di leggi supreme, lontane dalla volontà degli uomini Destinato per sua natura a non realizzarsi mai

179 Scriveva Rousseau: Il problema della politica è mettere la legge al di sopra delluomo (Considerazioni sulla Polonia) è soltanto la legge quella cui luomo deve la giustizia e la libertà (Economia politica) quando la legge è sottomessa agli uomini non restano che schiavi e padroni (Lettere dalla Montagna) qual è la forma di governo che per sua natura si tiene sempre più accosto alla legge? (Confessioni)

180 Sostiene che non ci sia libertà senza leggi; che un popolo sia libero solo se ubbidisce a leggi, non a uomini; si propone di mettere la legge al di sopra degli uomini Come può un popolo, che non sempre sa vedere il bene, pur perseguendolo, mettere in atto un sistema legislativo? In concreto, Rousseau propone Legiferando il meno possibile

181 Gli ateniesi persero la loro democrazia perché ciascuno proponeva leggi a sua fantasia, ma è lantichità delle leggi a renderle sacrosante (Discorso sullIneguaglianza) Infatti osserva Le leggi di Rousseau sono Leggi Poche Generalissime Antiche Immutabili Leggi supreme

182 Ci vorrebbero degli Dei per dare delle leggi agli uomini (Contratto Sociale II, 7) Liberare luomoGoverno impersonale di Leggi Popolo: giudice e custode, non facitore della legge In che modo?

183 COSE LA VOLONTA GENERALE? Da Didertot: la volontà generale è in ciascun individuo un atto puro dellintendimento che ragiona nel silenzio delle passioni (Encyclopédie) Rousseau non accetta questa definizione Con la volonté générale

184 Perché: Anche nello stato civile luomo deve consultare la sua ragione discostandosi dalle sue passioni = assoggettarsi a una legge di ragione Ma il deposito della volontà generale non poteva essere per Rousseau, in ciascun individuo Volontà generale non è la somma di volontà particolari né una volontà individuale privata di ogni particolarismo (Contratto Sociale)

185 Ma è: Una volontà indistruttibile, non volente, che cè sempre, un ente di ragione oggettivo. Che porta in sé le leggi Prodotte ex ratione Rousseau percepiva la fine del giusnaturalismo La sua volontà generale si può vedere come lordine di natura o ragione naturale espressi da esso

186 Tenta quindi di mitigare la posizione in una più soggettiva: la volontà generale tende sempre allutile pubblico ma è conteggiabile, è la somma di differenze di volontà particolari (Contratto Sociale II, 3)

187 Volontà popolareVolontà generale Dovrebbe confluire nella Consultazioni popolari ad opera di un popolo illuminato Elementi inconciliabili

188 La democrazia di Rousseau era davvero democrazia? Intende la democrazia come una sottospecie della Repubblica che conviene agli stati piccoli

189 popolo Classe selezionata di cittadini, patrioti Lontana da Demos (Grecia) Classe generale (Hegel) Democrazia: legge del governo della legge statica, immobile Rousseau non è un riformatore

190 una volta che i costumi sono stabili e i pregiudizi radicati, è vana e pericolosa impresa volerli riformare (Contratto Sociale II, 8) non bisogna mai toccare un governo stabilito se non quando diventi in compatibile con il bene pubblico

191 Rousseau: voleva liberare luomo con un sistema che vincolasse la legislazione Si colloca agli antipodi della soluzione liberale

192 La sua legge del Giusto, superiore alla volontà umana, non fu mai (Sartori)

193 LIBERTA E AUTONOMIA Libertà come autonomia definizione democratica di libertà: minore libertà liberale maggiore libertà democratica: autonomia Libertà naturale Delimitata dalle forze di cui lindividuo dispone Libertà civileLimitata dalla volontà generale Libertà moraleRende luomo padrone di sè «Limpulso del solo appetito è servitù; lobbedienza alla legge che ci siamo prescritti è libertà». (dal Contratto Sociale)

194 Autonomia? Non è autonoma dalla volontà generale Ha per contrario «limpulso del solo appetito» Autonomia qualificata come libertà morale e filosofica. 1.Autonomia da riferire alla sua ipotesi contrattualistica, cioè allipotesi di una stipulazione originaria in cui la posizione di ogni contraente è quella di chi si sottomette a norme che ha liberamente accettato. 2.Autonomia condizionata alla dimensione cittadina della sua democrazia. Secondo Rousseau : la democrazia in grande è impossibile Principale fonte dei mali del genere umano. «più lo stato si ingrandisce, più diminuisce la libertà» Non ha più senso parlare di autonomia quando lautogoverno faccia a faccia non è più possibile. Una volta legittimata la Legge, una volta posta la vera Legge, libertà è «libertà nella legge».

195 CONCETTO DI LIBERTA in Rousseau Luomo è libero perché quando governano le Leggi e non gli altri uomini egli non si dà a nessuno: è libero perché non è esposto allarbitrio. Secondo Kant Lautonomia è la definizione della libertà morale e della nostra libertà interiore. Bobbio Uno stato di autonomia si riferisce alla volontà, dove uno stato di libertà come non-impedimento si riferisce allazione. Libertà del volere = problema interioreLibertà di fare = problema esteriore Problema della libertà politica:non essere impediti nel fare Quando ci occupiamo di autonomia (libertà interiore) combattiamo leteronomia Combattiamo loppressione esteriore

196 Autonomia e coercizione non si escludono Dà valore alla persona Individuo = soggetto attivo e responsabile I problemi della libertà esteriore esulano dallautonomia Autonomia in sede politica è in senso traslato Bobbio:«il concetto di autonomia nelluso politico indica che le norme regolanti le azioni dei cittadini devono essere conformi quanto più possibile ai desideri dei cittadini» Autonomie locali Stati di decentramento politico-amministrativo: presuppongono una libertà da, dallo Stato centrale o centralizzatore

197 La libertà politica muore anche di vera Libertà. Erroneamente legittimata come Libertà maggiore Porta alla conclusione che lo Stato sia la «massima espressione della libertà» (De Ruggiero) Libertà da e libertà come autonomia stanno fra loro come libertà eterogenee Lautonomia è sacrosanta ma non è libertà dalloppressione.

198 IL DIRITTO DEI LEGISLATORI LEGGI Sempre da fare e rinnovare Oggi non siamo liberi perché facitori delle leggi, ma perché i legislatori che le fanno non sono liberi di farle a loro arbitrio CONSEGUENZA COSTITUZIONALISMO Costituzionalismo liberale: rifonde e equilibra in sé la legge come limite e come manifestazione di volontà. Equilibrio in funzione di comè fatta la legge

199 COSA è LEGGE? Tradizione romanistica: IUS (diritto) si associa con IUSTUM (giusto) Tutta lautorità politica era espressione di giustizia[…] il diritto civile fluisce dalla giustizia (Carlyle) Nella rule of law fino al XIX secolo il diritto(ius) è tale perché incarna il giusto(iustum)

200 Oggi: IUS GIUSTIZIASISTEMA GIURIDICO DIRITTO DIRITTI = le specifiche prerogative dei cittadini In inglese sono rights il plurale di right, giusto Legame tra legge diritto e giustizia= costante

201 LEGGE: fino ad un secolo fa non è mai stata solo forma (forma di legge) ma anche contenuto; per millenni si è ritenuto che la legge dovesse incorporare e esprimere valori di giustizia. Le leggi sono da fare:non possono essere fermate alla Rousseau. Il costituzionalismo consente il fare delle leggi trasformando il parlamento in organo legislativo: facitore di leggi. Si è governati da leggi soltanto se il legislatore è anchesso sottoposto a leggi.

202 In questo contesto emerge lidea di: FORMA di legge FORMA: rispetto di determinate procedure Con la FORMA si vuole assicurare il controllo del contenuto Idea di LEGGE e di DIRITTO come lo IUS IUSTUM

203 Diritto risolto nella sua forma La nozione di costituzione diventa formale Dagli anni Venti per costituzione si intende qualsiasi forma che uno Stato si dà

204 Allora la costituzione non serve più a proteggere la libertà La soluzione costituzionale del problema della libertà presuppone: Rifiuto della definizione formale Mantenimento della definizione garantista Se alla legge basta la forma di legge e se la legalità sostituisce la legittimità, nulla vieta che il tiranno eserciti il suo potere in nome della legge.

205 Il nesso tra libertà e legge perde la sua certezza Il formalismo giuridico facilita sviluppi degenerativi dei sistemi legislativi La rule of law diventa rule of legislators Il comando del diritto diventa il comando dei legislatori

206 «Ci siamo abituati a concepire tutto il diritto come legge scritta […] il processo legislativo non fu più ricondotto alla attività teoretica di esperti, giudici o avvocati, ma piuttosto alla mera volontà di maggioranze vittoriose nei corpi legislativi» (Bruno Leoni)

207 Una concezione volontaristica della legge si sostituisce alla ricerca del diritto (produzione giudiziaria del diritto). In passato il giudice accertava quale fosse la legge in conformità alle consuetudini,alla lex terrae, ai precedenti giudiziari Oggi il rischio è che i legislatori concepiscano le leggi come comandi, comandino sottoforma di legge.

208 La legge risulta così sciupata per: inflazione delle leggi cattiva qualità perdita di certezza perdita di generalità

209 Nei sistemi parlamentari di tipo assembleare: Produzione a catena di leggi nel nome (nella forma) ma non- leggi nella sostanza CONSEGUENZA Inflazione di leggi Svalutazione delle leggi

210 Per lungo tempo i legislatori lasciarono ai giuristi il compito di elaborare i codici Governare nelle leggi (nellambito delle leggi) trasformato nel governare mediante leggi (rischio: sottrarsi al loro controllo) col tempo

211 Ordinamento giuridico consente In base a previsioni affidabili, lorganizzazione di progetti di vita Norme che non durano, in continuo rifacimento rovesciano la certezza che ci si aspetta dal diritto Diventa nemico, non organizza più con affidabilità il nostro vivere e convivere

212 La generalità della legge si perde con leggi settoriali e parziali, che favoriscono alcuni destinatari a danno di altri. Una regola generale obbedita da tutti non presuppone, diversamente da un comando, una persona che ne sia allorigine. Differisce da un comando anche per la sua generalità e astrattezza […] tuttavia […] le leggi trapassano gradualmente in comandi man mano che il loro contenuto diventa più specifico. (Hayek, The Constitution of Liberty) Leggi percepite come comandi, IUSSUM in luogo di IUSTUM

213 LEGGE E DIRITTI Libertà è liberarsi dalle leggi? Coloro che raziocinano contro le leggi possono ben farlo a cuor leggero, perché le leggi li circondano, li proteggono e li conservano in vita; per poco che le leggi accennassero a cadere tutte, passerebbe loro a un tratto la voglia di raziocinare e di ciarlare. (Croce) NO Le libertà in questione non sono interiori ma rapportuali, libertà tra

214 La libertà di ognuno deve trovare il suo limite nel rispetto della libertà altrui Libertà e legge indebolite da : positivismo giuridico, legittimità risolta in legalità, inflazione delle leggi e loro cattiva qualità,perdita di certezza e generalità Premessa importante: Libertà=Prodotto dei Diritti

215 Costituzionalismo inglese nasce e si afferma proprio con questa premessa Il nostro IUS quindi resta IUSTUM (libertà nella legge sostenuta da diritti del cittadino, delluomo, e umani e dalla sua conformità a quei diritti). I diritti sono libertà da convertite in libertà di Al crescere dei diritti cresce la libertà politica Libertà economico- sociale Libertà liberale Libertà democratica

216 Bisogna tenere conto che: lautonomia è una libertà puramente interiore la libertà politica non è meramente negativa perché si esplica sempre in un fare la libertà da diventa una serie di poteri di è la libertà da che sta dalla parte dei cittadini.

217 CONCLUSIONE Perché libertà e legge siano indissolubili è necessario un ordine politico non oppressivo, che allontana il potere politico da quello personale e lo vincola il più possibile. costituzionalismo Stato di diritto che sottopone il facitore di leggi alle leggi che fa. Le società libere si fondano nella libertà nella legge e non nella autonomia.

218 X TORNA ALLINDICE

219 Capitolo X Luguaglianza Andraghetti Riccardo Venieri Nicolò

220 Sartori divide il capitolo in sei paragrafi: 1.Le eguaglianze al singolare 2.Le eguaglianze al plurale 3.Eguali opportunità 4.I criteri delleguaglianza 5.Come massimizzare? 6.Il calcolo delleguaglianza

221 Le eguaglianze al singolare Il mondo è diseguale perchè Idea - protesta Tawney: Leguaglianza è difficile perchè ci chiede di nuotare contro corrente infatti Leguaglianza è simbolo della rivolta contro: Cristallizzazioni gerarchiche Privilegi Svantaggi/vantaggi della nascita

222 Personaggi del passato Rousseau: La forza della legislazione deve mantenere leguaglianza,perché la forza delle cose tende a distruggerla Aristotele: Ingiustizia è ineguaglianza, giustizia è eguaglianza La legislazione deve creare leguaglianza tra individui poiché essi sono diversi per natura Leguaglianza tra uomini è un problema di giustizia quindi

223 Le eguaglianze al plurale Le eguaglianze sono moltissime. Eguaglianze - libertà Eguaglianze poi libertà Leguaglianza più tranquilla Isonomia = eguali leggi Isegoria = eguale assemblea Eguaglianza delle condizioni Eguaglianza del sociale (condizione dellamerica secondo Tocqueville) Eguaglianza di stima (Bryce) Il Nuovo Mondo non aveva un passato feudale,era nuovo Eguaglianza materiale Eguaglianza economica che si definisce: Eguale proprietà Eguale nulla tenenza per tutti è

224 Eguali opportunità La eguaglianza di opportunità è recente (risale alla rivoluzione francese) Molti articoli discutono su eguali leggi Considerando come premesse lisonomia e la libertà di Rousseau si ricava Eguale accesso ai pubblici uffici per merito di capacità, virtù e intelligenza Eguale opportunità = eguale accesso …

225 Eguale accesso a tutto per tutti per merito eguali condizioni di partenza 1.Eguale accesso: eguale carriera(promozione) a eguali capacità (Meritocrazia) Rimuove ostacoli Il talento è dato per scontato È posto da forme di accesso: diritti, procedure,modalità È divieto di discriminazione È una aggiunta di libertà(certo) 2.Eguale partenza: I partenti devono essere in condizioni uguali È da fabbricare Il talento crea diversità tra chi lo ha e chi no È posta da condizioni e circostanze materiali Aiutata da discriminazioni È libertà(forse)

226 Eguagliare le partenze è difficile: Eguale educazione Eguale benessere Il povero è sempre svantaggiato Eguaglianza economica Non si fonde mai con le eguali partenze perchè Gli strumenti delle eguali partenze non sono gli strumenti economici Si divide in positiva(1) e negativa(2): 1.Relativo pareggiamento nellavere 2.Nulla a nessuno Eguaglianza economica radicale Richiede lo stato onnipotente Egualitarismo totale Lintento di renderci identici nei beni e nellessere Questo è ancora più vero per … Che è … quindi però

227 Sartori ci indica alcuni tipi di eguaglianze 1.Eguaglianza giuridico - politica 2.Eguaglianza sociale Eguaglianza di opportunità Eguaglianza economica 7.Egualitarismo totale (tutti identici in tutto) 3.Eguale accesso 4.Eguali partenze 5.Relativa 6.Radicale La tabella registra le distinzioni allinterno della eguaglianza di opportunità e delleguaglianza economica e aggiunge una classe residuale che siamo andati facendo.

228 I criteri di eguaglianza Aristotele distingue: Eguaglianza aritmetica Eguaglianza proporzionale Lo stesso a tutti Eguaglianza sta per identico È facile:applicazione automatica Lo stesso agli stessi Eguaglianza sta per diverso È difficile:ogni volta si deve decidere Leguale che è giusto:attribuire a ciascuno ciò che gli spetta La giustizia fiscale è proporzionale in proporzione alla ricchezza

229 Dalla giustizia fiscale nascono delle regole: 1.Lo stesso a tutti: 2.Lo stesso agli stessi: a)In proporzione b)Quote diseguali per differenze rilevanti c)Quote eguali per meriti eguali d)Quote eguali per bisogni eguali 1.La stessa regola per tutti Le leggi non generali non sono più leggi protettive guai se la legge si commuove In tal caso Bisogna passare al criterio 2.Leguaglianza proporzionale guarda in faccia eguali quote a tutti eguali quote a chi è eguale Abbiamo bisogno di eccezioni e ci occorre flessibilità Ma nel criterio lo stesso agli stessi, chi è stesso? … inconveniente

230 Il criterio 2b (quote diseguali alle differenze rilevanti) e il criterio 2d (a ciascuno secondo i suoi bisogni) sono caratteristici anche nella società medievale I bisogni del guerriero sono superiori ai bisogni del contadino

231 Dalla premessa che qualsiasi regola tratta egualmente Eguali trattamenti (leggi eguali) Non producono Eguali esiti (eguagliamenti in esito) Eguaglianza-libertà Eguaglianza poi libertà sono Per essere resi uguali occorrono trattamenti diseguali Dal che deriva che … quindi Non più eguali opportunità

232 1.Eguaglianza giuridico/politica 2.Eguaglianza sociale 3.Eguale accesso 4.Eguali partenze 5.Eguaglianza economica Lordine di queste eguaglianze è più o meno quello del loro susseguirsi storico. E possibile quindi che le eguaglianze più antiche siano la condizione e il sostegno delle eguaglianze più recenti. Come massimizzare?

233 Il fatto che uneguaglianza sia condizione necessaria di unaltra non vuol dire che queste, nel loro insieme, siano sommabili. Alcune eguaglianze possono sommarsi tra loro ma altre si cancellano e negano a vicenda.

234 1.Quote uguali a tutti 2.Quote proporzionali alle differenze 3.Quote tanto sproporzionate da neutralizzare le differenze 4.A ciascuno in base alla capacità 5.A ciascuno in base al bisogno

235 Non esiste ununica uguaglianza onnicomprensiva La massimizzazione delluguaglianza non si può ottenere come la somma di tutte le uguaglianze Maggiore eguaglianza è effettivo controbilanciamento di disuguaglianze.

236 Esistono uguaglianze che negano la libertà Lunico tipo di uguaglianza liberticida è lidentità (= uguale come identico), ma non sempre: Gli uguali trattamenti favoriscono la libertà, garantendo trattamenti identici per tutti. Non negano la libertà Sono gli esiti identici a togliere la libertà. Il calcolo delleguaglianza

237 Per ottenere luguaglianza bisogna prima disporre della libertà, mentre è impossibile arrivare alla libertà tramite luguaglianza Il rapporto tra libertà e uguaglianza è di tipo procedurale :

238 XI TORNA ALLINDICE

239 NEI SECOLI, IN OGNI PARTE DEL MONDO, SI E COMBATTUTO ED UCCISO PER LA LIBERTA, PER LA DEMOCRAZIA E PER LE IDEOLOGIE POLITICHE IN GENERE…

240 …negli Stati Uniti dAmerica (1776)

241 …in Francia (1789)

242 …in Messico (1910)

243 …in Ungheria (1956)

244 …in Germania (1989)

245 …in Congo(1996)

246 …ed in migliaia di altri luoghi in tutte le regioni del pianeta…

247 …con risultati più o meno soddisfacenti e positivi per il popolo… …proviamo ad analizzare cause e conseguenze di mille battaglie…

248 DEMOCRAZIA COS É UN LIBRO DI GIOVANNI SARTORI

249 CAPITOLO Liberalismo puro e semplice 11.2 Socialismo e socialdemocrazia 11.3 La democrazia liberale 11.4 Libertà ed eguaglianza 11.5 Stato liberale e società democratica I primi due paragrafi sono a cura di Gregory Mathoux Il secondo, il terzo, il quarto sono a cura di Alessandro Bizzarro

250 COME POSSIAMO COMBINARE IL GRADO DI INIZIATIVA SOCIALE NECESSARIO AL PROGRESSO CON IL GRADO DI COESIONE SOCIALE NECESSARIO ALLA SOPRAVVIVENZA ? ( BERTRAND RUSSELL )

251 POLITICA NEL XIX E XX SECOLO Ci sono quattro correnti principali: Tutte le ideologie nascono poco dopo la rivoluzione francese (1789), ma solo una è veramente matura, quella liberale. 1.Liberalismo 2.Democrazia 3.Socialismo 4.Comunismo Questa sopravvivrà alleclissi del Terrore, dunque la rivoluzione francese è preceduta dalla maturazione liberale. GREGORY MATHOUX

252 IL LIBERALISMO La costituzione degli Stati Uniti dAmerica è il prototipo di tutte le costituzioni liberali, il loro sistema venne percepito prima come una repubblica poi come una democrazia. I Francesi Tocqueville, Montesquieu, Constant sono gli autori più consistenti di tutto il pensiero liberale ma il liberalismo francese venne messo in crisi con la rivoluzione del E stata la dottrina predominante per 4 secoli nelloccidente ma non veniva chiamata così. Infatti solo nell 800 prende questo nome, liberales viene coniato in Spagna nel 1810.

253 Negli anni 1780/1850 i liberali acquisivano un nome proprio. Coincideva con la I rivoluzione industriale, con tutte le tensioni e crudeltà che lhanno caratterizzata. Nome coniato contemporaneamente al liberalismo economico, ovvero una società vista come capitalistica e borghese, guadagnandosi la malevolenza dei proletari. Si generalizza quindi questa idea, in realtà i grandi pensatori di stampo liberale non centrano nulla con il mondo delleconomia. La nascita del liberalismo è quindi costellato da molti eventi sfortunati che lo porteranno a sottendersi alla parola democrazia.

254 COSÉ IL LIBERALISMO PURO E SEMPLICE? Non è sicuramente economia di mercato È invece una teoria sulla libertà individuale e sullo stato costituzionale, che basa i propri valori sulla difesa della proprietà privata e sulla libertà di parola. Oggi sentiamo parlare spesso di nuovo liberalismo, ma è raramente un discendente dellantenato sul quale si basa. È diventato quindi solo una etichetta per la maggior parte dei partiti di oggi.

255 SOCIALISMO È lavversione e negazione della proprietà privata. La rivoluzione francese difendeva invece la proprietà privata ritenendola un diritto inviolabile e sacro. Se il liberalismo fu una rivoluzione matura, certamente non lo fu quella socialista. I socialismi sono molti e diversi tra loro ma un punto li accomuna: Inoltre la rivoluzione del 1789 mantenne sempre il senso di una rivolta contro lo stato, e mal si addiceva al socialismo che voleva fare dello Stato strumento di eguaglianza materiale.

256 La parola socialismo appare infatti per la prima volta nell Encyclopédie Nouvelle di Leroux come una tesi in antitesi allindividualismo. Si arriva al 1848, anno di grandi rivoluzioni liberali in Europa. In Francia a differenza delle altre nazioni europee la rivoluzione è di stampo socialista. La cosa spaventò e venne sconfitta In questo modo il Socialismo lascia la Francia e si infonda in Germania dove ci sarà la diffusione dei grandi partiti operai.

257 I PARTITI OPERAI Il primo partito operaio tedesco risale al 1863, fondato da Lassalle, che Karl Marx detestava. Fu seguito nel 1869 dal primo partito Marxista di Liebknecht e Bebel. I due partiti si unificano nel 1875 a Gotha dove, per poco, prevalgono i lassalliani. Erfurt, 1891, uscì il programma socialista che rappresentava le dottrine marxiste ortodosse, e che stabiliscono cosa sia il socialismo. Le dottrine socialiste non marxiste restarono minoritarie in Europa, tranne che in Inghilterra dove il Socialismo non divenne mai Marxista

258 LA SOCIALDEMOCRAZIA OGGI coloro che si ritengono Socialdemocratici sono coloro che hanno ripudiato la versione Marxista del socialismo. IERI la socialdemocrazia era vista come una cosa unica al socialismo Marxista, tanto che il partito di Karl Marx portava questo nome e anche Lenin apparteneva al partito Russo dei Lavoratori Socialdemocratici. Erano quindi sinonimi, erano fase di passaggio per il Comunismo. Poi nel 1918 con la fondazione del Partito Comunista Russo, il socialismo non comunista resta Marxista, grazie alla lontananza delle loro idee a quelle comuniste, mentre il comunismo è definito come Leninismo-Stalinismo.

259 SCHEMA RIASSUNTIVO LIBERALISMO : SOCIALISMO : COSA PAROLA COSA ( III SECOLI) ( II DECENNI) Prima appare la.. Poi … Prima appare la.. Poi …

260 RAPPORTO TRA LIBERALISMO E DEMOCRAZIA Partendo dalla DEMOCRAZIA GRECA DEMOCRAZIA antica LIBERALISMO antico LIBERALISMO moderno DEMOCRAZIA moderna -a livello temporale- Partendo dalla DEMOCRAZIA MODERNA ALESSANDRO BIZZARRO

261 I: DEMOCRAZIA ANTICA Atene VI-V sec a.C. Seguita poi da altre città greche Coinvolgimento del popolo nelle discussioni politiche Inizialmente riguardava un gruppo ristretto di individui Poi con Clistene Riforma anti-oligarchica Viene coinvolta quasi lintera popolazione maschile Esclusi schiavi e stranieri Primo esempio di partecipazione politica dei ceti meno abbienti

262 II: LIBERALISMO Ideale politico di inizio 800 che vuole fare valere la libertà individuale Si oppone alle prospettive consuetudinarieFornisce una prospettiva diversa a seconda delle situazioni Prospettiva che è fornita dalla volontà della ragione umana Liberalismo vuole difendere i diritti individuali dalloppressione della collettività Sostegno dello slancio economico Proprietà privata Libertà di parola

263 III: Difficile è la definizione della DEMOCRAZIA DEI MODERNI Prende il via e si afferma sulla scia del pensiero liberale Analisi di Alexis de Tocqueville ( ) sulla DEMOCRAZIA AMERICANA Viaggio negli Usa nel 1831 confrontata con DEMOCRAZIA FRANCESE Paese natale del pensatore

264 Analisi degli obiettivi delle due democrazie e delle possibili degenerazioni DEMOCRAZIA AMERICANA DEMOCRAZIA FRANCESE Basata sulleguaglianza sociale figlia degli ideali liberali Basata sulleguaglianza socialista Entrambe cercano EGUAGLIANZA Eguaglianza che porta libertàEguaglianza che nega la libertà Democrazia liberale anti-socialista Democrazia che può sfociare nel Socialismo

265 Analisi di altri due pensatori dal punto di vista liberale Hans KelsenÈ a contatto con i totalitarismi democratici (nazional-socialismo) Raymond Aron Definisce i totalitarismi analizzando i regimi comunisti dellest Entrambi captano le possibili degenerazioni della democrazia a contatto con tesi estremizzate derivanti dal socialismo ( ) ( )

266 LIBERAL DEMOCRAZIA concilia Principio di libertà con Principio di eguaglianza Figlio del LIBERALISMO Figlio della DEMOCRAZIA La coesistenza di queste due ideologie non è dunque così semplice come appare… Andiamo allora a studiarle più a fondo… I concetti di libertà ed eguaglianza sembrano simili ma in realtà… Metafora del gomitolo fatto con due fili

267 FILO LIBERALE Eguaglianza giuridico-politica Contrario a tutte le egualità elargite dallalto Sostiene i tentativi di differenziazione dalla massa Meritocratico Può creare aristocrazie qualitative SLANCIO VERTICALE -Eguali opportunità di diventare ineguali-

268 FILO DEMOCRATICO Vuole elargire dallalto egualità e benefici Frena ogni tentativo di differenziazione e vuole porre tutti gli uomini sullo stesso piano ALLARGAMENTO ORIZZONTALE Mediocre Non tollera alcun tipo di aristocrazia -Diseguali opportunità per diventare eguali-

269 LA DIFFERENZA FONDAMENTALE Si basa su: Singolo IndividuoIntera Società LIBERALISMODEMOCRAZIA

270 STATO LIBERALE E SOCIETA DEMOCRATICA LIBERALISMODEMOCRAZIA Tecnica dei limiti dei poteri dello stato Immissione del potere popolare nello stato Attento alla forma dello stato Attento al contenuto delle norme statali

271 Il Liberale e il Democratico Attento alla democrazia in senso politico Attento alla democrazia in senso economico-sociale Quindi alla perfetta democrazia liberale servono entrambi, perché ognuno di essi ha obiettivi complementari allaltro Un democratico benessere e coesione sociale Un liberale problemi e forme statali e libertà individuale DEMOCRAZIA per essere valida deve nascere anche con presupposti LIBERALI

272 FINE ALESSANDRO BIZZARRO & GREGORY MATHOUX 2008

273 XII TORNA ALLINDICE

274 CAPITOLO 12 MERCATO CAPITALISMO E PIANIFICAZIONE A cura di Alessandro Storace e Giovanni Pierpaoli

275 PARAGRAFI AFFRONTATI 12.1 LEconomia Pianificata 12.2 Mercato e Economia Mista 12.3 Ordine Spontaneo e Mente Invisibile 12.4 La Malvagità del Mercato

276 12.1. LECONOMIA PIANIFICATA Democrazia sistema politico Pianificazione,mercato e capitalismo sistemi economici Per quanto le due cose si intreccino fra loro,sistema politico e sistema economico non sono la stessa cosa. Quindi per capire meglio come si collegano, è necessario prima differenziarli.

277 IN ECONOMIA DISTINGUIAMO DUE TIPI DI PROCEDURE: Economia pianificata Pianificazione economica sistema pianificato sistemi non pianificati economia di Stato nella pianific. limitata pianific. totale quale il comando del pianificatore sostituisce Il mercato. decide lo Stato

278 PIANIFICAZIONE ECONOMICA PIANIFICAZIONE LIMITATA: insieme degli interventi dello Stato che comincia,al minimo,da interventi mirati,per arrivare,al massimo,ad una programmazione totale da parte di uno Stato dirigista il pianificare dello stato è salvato da meccanismi di mercato la pianificazione è quindi salvata dal mercato PIANIFICAZIONE TOTALE: sistema economico centralizzato in cui una master mind soppianta il mercato pianificazione di tipo comunista

279 PIANIFICAZIONE TOTALE Questa è la pianificazione di tipo comunista, ma ciò non vuol dire che discenda da una dottrina comunista che abbia preceduto il fatto, semmai il contrario. Marx non prefigurò mai un sistema di economia pianificata, si fermò allabolizione della proprietà privata. Lasciò due indicazione generiche a riguardo Autogestione decentrata dei produttori e centralizzazione dei mezzi di produzione Quando Lenin prese il potere la sua ricetta economica fu il comunismo di guerra Non fu concepita come un economia di emergenza dettata dalle circostanze. La sua politica di esproprio e eguagliamento delle paghe era da lui intesa come un economia naturale.in seguito al disastro economico che ne seguì egli ripiegò sulla NEP, la Nuova Economica. Alla morte di Lenin il primo piano quinquennale, linizia delleconomia pianificata fu ordinato da Stalin La pianificazione sovietica è una creatura di Stalin. Quindi la pianificazione sovietica fu una creazione non prevista.

280 IL PROBLEMA DEL CALCOLO ECONOMICO Già nel Ludwig von Mises, economista austriaco, sollevava il problema delcalcolo economico osservando che senza calcolo economico non vi può essere economia, e che la società socialista sopprimendo la razionalità economica sopprimeva anche leconomia. Allinizio degli anni trenta Hayec precisava il punto così: siccome il valore economico dei beni è il loro valore di scambio, senza libero scambio di mercato il calcolo dei costi e dei prezzi diventa impossibile. A tale obiezione leconomia marxista non è mai riuscita a rispondere, si continuò a sostenere che leconomia era razionale. Joseph Schumpeter,uno fra i maggiori economisti del ventesimo secolo, affermava che in termini di logica del modello è innegabile che il modello socialista si pone su un livello superiore di razionalità.Egli precisava che il suo punto valeva soltanto per possibilità, possibilità che il socialismo non fu in grado di realizzare.

281 Razionalità è un criterio. Per Mises e Hayec, è poi per tutta la scienza economica mainstream, il criterio di razionalità che fonda un sistema economico è il calcolo e la minimizzazione dei costi. E VERO O NO ALLORA CHE I COSTI E I PREZZI DECISI SONO ARBITRARI, CIOÉ CHE NON SONO RICAVATI, NE RICAVABILI, DA UNA BASE DI CALCOLO CHE ABBIA SENSO ECONOMICO? Se è vero, la pianificazione collettivistica non può che essere totalmente irrazionale. La razionalità è un criterio, nessuna organizzazione, nessun assetto, è razionale se lo viola. La verità è che i sistemi nei quali leconomia di mercato funziona sono sistemi di mercato.

282 12.2. MERCATO E ECONOMIA MISTA Nel 1776 Adam Smith, economista e filosofo scozzese vide nei processi economici loperare di una mano invisibile. Egli intendeva che il motivo del guadagno proprio produceva benefici sociali non perseguiti dai singoli individui ma risultanti dal meccanismo che essi attivavano. Da allora il mercato viene inteso come una mano invisibile variamente corretta, disturbata o anche contrastata dagli interventi della mano visibile, cioè lo Stato.

283 MANO INVISIBILE E MANO VISIBILE Stati e governi sono sempre intervenuti nelle questioni economiche. Lo stesso laissez faire, principio proprio del liberismo economico, fu il prodotto di interventi contro impedimenti agli scambi In molti paesi lindustrializzazione è stata sostenuta da interventi protezionistici; e gli Stati liberistici intervengono nel libero mercato per liberarlo da peccati monopolistici e altri mali. Ma se la mano invisibile si trova sempre fronteggiata dalla mano visibile, fino a che punto i sistemi di mercato sono tali? Le risposte sono due: I sistemi di mercato sono impuri I sistemi di mercato sono sistemi misti

284 SISTEMA DI MERCATO Il mercato è caratterizzato da proprietà sistemiche, che fa sistema. Il mercato è un sottosistema delleconomia nel suo insieme quindi quando affermiamo che i nostri sono sistemi di mercato non intendiamo che sistema economico e sistema di mercato siano coestensivi. il secondo è un sottosistema del primo. Le cose alle quali il mercato non attende sono molte. Ci troviamo sempre più esposti a inquinamento e degrado ambientale. Chi paga? Anche la difesa nazionale è un problema dello Stato al quale il mercato non può provvedere. Il mercato è soprattutto il sottosistema del settore produttivo che collega produttori di beni con consumatori di beni.

285 CHE GRANDEZZA HA QUESTO SETTORE IN RAPPORTO ALLINTERO SISTEMA ECONOMICO? La risposta dipende dalla distinzione fra produttivo e non produttivo. Ma questa misura non ci darebbe un sistema misto. E peggio se la nozione di sistema misto viene derivata dalle impurità, (imperfezioni, limitazioni, carenze del mercato). Il mondo reale non è semplice come noi lo immaginiamo nella nostra mente, è caratterizzato da resistenze quindi le nostre realizzazioni del mercato saranno sempre sub-ottimali,e che qualsia si mercato concreto sarà impuro, cioè non funzionerà come le nostre semplificazioni mentali vorrebbero che funzionasse. Il mercato reale non è un mercato ideale, ma ciò non vuol dire che il primo sia un sistema diverso dal secondo. Quindi un sistema non è misto perché i meccanismi di mercato sono soltanto un sottosistema, e nemmeno è lecito, in quanto da deriva da impuro.

286 SE IL TERMINE MISTO HA SIGNIFICATO, ESSO DEVE INDICARE UN TERTIUM GENIUS TRA MERCATO E QUALCOSALTRO. COSA? MISCELA DI MERCATO CON CHE COSA? Se il secondo elemento è la proprietà di stato, la proporzione tra privato e pubblico ricade nellambito delle inefficienze del sistema, o delle sue impurità, e non basta a produrre un sistema sui generis. Quindi il secondo elemento della miscela è la pianificazione. Se la pianificazione è totale, allora Se la pianificazione è limitata, allora il mercato non cè è salvata dai meccanismi di mercato Una pianificazione di mercato, o un socialismo di mercato, sono pur sempre sottospecie della specie mercato. Se così non è, arriviamo semplicemente allammazzamento del mercato, e ciò provoca soltanto un morto. Se il morto generi un altro vivente resta da dimostrare, e questo ci viene spiegato meglio da Lindblom (1977), il quale disegna un sistema misto.

287 LA FORMULA DI LINDBLOM La formula di Lindblom è market planning La sovranità del pianificatore sopra il mercato Il pianificatore(lo Stato) non elimina e sostituisce il mercato con la propria pianificazione, ma pianifica il mercato. Nella formula di Lindblom la produzione è regolata dagli acquisti dello Stato, mentre nelleconomia di mercato è orientata dagli acquisti dei consumatori. Lo stato comanda comprando, perché è lunico acquirente di tutti i prodotti finali. Secondo Lindblom tutta la produzione sarebbe guidata dagli acquisti di un governo che ha rimpiazzato il consumatore quale sovrano. Lautorità del governo dirigerebbe linvestimento delle risorse nel processo produttivo comprando o non comprando i prodotti finali, o comprandone in maggiore o minore quantità. NON SAREBBE PIU SEMPLICE LASCIARE I PRODUTTORI VENDERE DIRETTAMENTE AI CONSUMATORI? Il funzionario pubblico vuole prodotti diversi da quelli che i consumatori comprerebbero se lasciati a se stessi.

288 Lindblom concede che la sovranità del pianificatore possa portare alla soppressione della sovranità del lavoratore, oltre che del consumatore perché: i livelli salariali rifletterebbero le preferenze del pianificatore riguardo ai posti di lavoro. potrebbe diventare necessario rendere il lavoro obbligatorio. La formula della pianificazione del mercato fa parte delle teorie del socialismo di mercato in quanto le imprese private rimangono le unità produttive. La funzione più importante del mercato, la determinazione dei prezzi, secondo Lindblom, rimane intatta.

289 CONFUTAZIONE DELLA FORMULA DI LINDBLOM Non è affatto certo che quando il pianificatore stanzia maggiori fondi per lacquisto di un prodotto esistano subito fabbricanti. ESEMPIO: Operatori elettronici poniamo che i pianificatori decidano che gli utenti li sotto-impiegano, e che ce ne sono troppi. Reagendo a minori acquisti e minori fondi, i fabbricanti dovranno cominciare dal ridurre gli stanziamenti non immediatamente redditizi quali quelli per la ricerca; Se non saranno i pianificatori a decidere chi debba chiudere i battenti, alla lunga sarà tutto il complesso dellindustria degli elaboratori a sopravvivere vegetando. Mettiamo che a dieci anni di distanza i pianificatori si accorgano che i loro elaboratori siano incapaci di reggere alla concorrenza. POTRANNO PAGARE DI PIU PER ACQUISTARE PIU ELABORATORI? No, visto che il loro è un sistema chiuso.

290 Esempi a parte, è improbabile che con un sistema di sovranità del pianificatore continuino a verificarsi i miracoli dovuti ai meccanismi di mercato. Le probabilità sono, dunque, che la sovranità del pianificatore si risolva in un sistema di collusioni tra compratore pubblico e produttori alla ricerca di modi privati di sopravvivere. Eliminata la sovranità del consumatore, e con essa la verifica del consumo, al pianificatore si chiede non solo di non sbagliare mai, ma anche di essere un angelo incorruttibile. Se il pianificatore non è angelo ed è corruttibile, il sistema è un sistema ottimale che assegna colossali fortune ai produttori preferiti e ai pianificatori che li preferiscono. Lindblom ha indirettamente dimostrato non solo che veri e propri sistemi misti non esistono, ma anche quanto sia difficile progettarli.

291 LIDEA CHE I SISTEMI ECONOMICI SIANO DIVERSI SOLTANTO IN GRADO, E CHE QUINDI SI PASSI DA UNO ALLALTRO VARIANDO LA MISCELA TRA MERCATO E PIANIFICAZIONE, E UNIDEA SBAGLIATA CHE CI HA INDOTTO A SBAGLIARE. SE NE AVVEDA BENE CHI CERCA DI RTORNARE DALLA PIANIFICAZIONE COLLETTIVISTICA AL MERCATO, QUEL RITORNONON E UNA RICOMBINAZIONE DELLE MISCELE, MA LA TRASFORMAZIONE IN UN ALTRO GENERE.

292 Il mercato e la sua legge della concorrenza vale solo per i pesci piccoli o medi, e non per le multinazionali e i super capitalisti, i quali aggirano il mercato e ammazzano la concorrenza. Questa obiezione non tiene conto della distinzione tra: Concorrenza come struttura Concorrenzialità (come regola del gioco) (come grado di competitività) Un altro problema è dato dalla sottocompetitività situazione nella quale non esistono concorrenti in grado di competere

293 DATO UNO STATO DI SOTTOCOMPETITIVITA, CHE NE E ALLORA DELLA COMPETIZIONE COME STRUTTURA? Uno stato di sottocompetitività non toglie che le potenzialità strutturali sussistano. Non è vero che un monopolista può alzare i prezzi a volontà. Finché egli opera in un sistema a struttura concorrenziale i suoi prezzi devono pur sempre impedire al concorrente sottocompetitivo di diventare competitivo. Quindi la struttura resta operante anche quando i concorrenti non ci sono, ad un passo falso del monopolista essi spuntano. Chi sottovaluta il mercato non avverte che il sistema è sorretto non solo dalla concorrenzialità in atto, ma ancor più dalla propria strutturazione.

294 12.3. ORDINE SPONTANEO E MENTE INVISIBILE Il mercato calcola costi e prezzi in funzione delle preferenze dei consumatori,ma non solo. Per capire meglio bisogna rifarsi a Hayek, economista e filosofo austriaco, premio Nobel per l economia nel 1974, secondo il quale le società sono tenute assieme da due tipi di ordine, dove ordine significa che le attività dei loro membri sono reciprocamente adattate luna allaltra.

295 NELLE SOCIETA CI SONO DUE TIPI DI ORDINE: ORGANIZZAZIONE: tipo di ordine raggiunto disponendo le relazioni fra le parti secondo un piano prestabilito. Ma nelle società esistono ordini di altro tipo che non sono stati previsti ma sono il risultato di azioni di individui che non intendevano creare un tale ordine.(Quindi non è detto che dietro un ordine ci debba essere un ordinatore). ORDINE SPONTANEO: questo tipo di ordine si forma da se,si autoorganizza.Un esempio è dato dal sistema di mercato che ordina spontaneamente gli scambi e i reciproci adattamenti fra esseri umani che si affannano per ottenere cibo,alloggio e,il loro accumulo.

296 CARATTERISTICHE DOVUTE AGLI ORDINI SPONTANEI Il mercato non costa: un sistema basato su feedbacks non richiede ne consente amministratori. Il mercato è enormemente flessibile e in continuo adattamento: non manifesta resistenze al cambiamento,il mercato non è mai invecchiato. Un ordine spontaneo che si auto-organizza è un ordine libero. Lespressione libero mercato non ha nulla a che vedere con la libertà dei singoli individui,significa solo che il mercato va lasciato a se stesso, ai propri meccanismi.

297 LORDINE LIBERO COME SI RAPPORTA ALLA LIBERTA INDIVIDUALE? Un ordine spontaneo non è coercitivo (atto a costringere) in quanto non è gestito né da singole persone né da un singolo potere,ma è autoregolato dai propri feedbacks.

298 IL SISTEMA DI MERCATO PROMUOVE LA LIBERTA INDIVIDUALE? Il sistema di mercato promuove alternative,che sono il complemento necessario della libertà di scelta. Sistemi di mercato strutture di alternative ciò non significa che tutti i partecipanti a transizioni di consentono e basta, mercato siano egualmente o incoraggiano lattuazione, liberi di scegliere. ma per passare alla realtà servono condizioni adeguate. Ad esempio, la mia reale libertà di scelta di consumare è una funzione di quanto è pieno il mio portafoglio. La riconduzione del mercato a una libertà di scelta è sottoposta a importanti restrizioni e impedimenti.

299 PER QUANTO RIGUARDA LA LIBERTA DI SCAMBIO? E vero che le parti di una transazione sono libere di entrarvi o no;ma anche in questo caso è vero con restrizioni. Le parti che entrano in un rapporto di scambio non sempre hanno la stessa forza,le loro risorse (economiche o altre) possono essere diseguali transazioni libere,ma condizionate e vincolate da una inegualgianza delle condizioni di partenza. Possono definirsi libere quando le parti possono rifiutare lo scambio.

300 In conclusione il legame tra mercato e libertà individuale è da precisare: I sistemi di mercato non ostacolano lesercizio di quel qualsiasi potere di libertà di cui gli individui dispongono,a meno che essi non vietino la libertà di scelta.

301 ALTRE PROPRIETA DEL SISTEMA DI MERCATO La teoria delle decisioni è basata sulla perfetta informazione e ritiene che il responsabile di decisioni sbagliate sia limperfetta informazione. Ma leconomia di mercato è regolata da milioni di decisioni di individui che sono sicuramente imperfettamente informati Non ha quindi senso imputare decisioni sbagliate allinsufficiente informazione. Ciò non vuol dire che il mercato operi al buio,ma sa quel poco che deve sapere.

302 Il mercato sbroglia le informazioni. La concorrenza di mercato è una procedura di scoperta,e finisce quindi per essere anche un semplificatore di informazioni. Il mercato oltre a produrre informazione sottoforma di segnali semplici autentifica o falsifica linformazione attraverso i processi di feedback che la producono. Es. il singolo produttore ha solo bisogno di sapere se un certo prodotto ha mercato e se gli è possibile produrlo ad un prezzo inferiore o pari a quello di mercato. Tutto ciò lo scopre provando. Gli ordini organizzati impongono alti costi di informazione e di conoscenza,mentre lordine di mercato non ha bisogno di essere capito e ha bassi costi di informazione. Il mercato non è solo una mano invisibile,è anche una mente invisibile.

303 RIASSUMENDO Il mercato: è lunica base per calcolare prezzi e costi. non ha costi di gestione. è flessibile e sensibile al cambiamento. è il complemento della libertà di scelta. semplifica enormemente linformazione.

304 12.4. LA MALVAGITA DEL MERCATO IL RIFIUTO DEL MERCATO DIPENDE DA DUE ORDINI DI CONSIDERAZIONI: La sua opposizione al La sua concentrazione di progetto egualitario. malvagità capitalistica.

305 MERCATO E PROGETTO EGUALITARIO La società di mercato non rifiuta leguaglianza a favore dellineguaglianza,essa è profondamente eguagliante Ha affermato leguaglianza di opportunità di merito e negato le ineguaglianze di nascita e di ceto Ma il mercato rifiuta le eguali partenze e leguagliamento materiale,che sono alla base del progetto egualitario. Le rifiuta perchè eguali condizioni di partenza richiedono trattamenti diseguali,regole che favoriscono i peggiori e penalizzano i migliori.

306 MERCATO PROGETTO EGUALITARIO è per una giustizia è per una giustizia proporzionale. ridistributiva. favorisce gli favorisce i diseguali. eguali in bravura. Il sistema di mercato non è anti-egualitario,ma tale deve sembrare ai fautori del progetto egualitario.

307 LA CRUDELTA DEL MERCATO Il mercato è un entità crudele la sua legge è quella del successo del più capace, gli incapaci sono espulsi perché? dalla società di mercato. La crudeltà del mercato è una crudeltà sociale,una crudeltà collettivistica. Il mercato è cieco di fronte ai singoli individui,è invece una spietata macchina al servizio della società, dellinteresse collettivo.

308 LA CACCIA AL CAPITALISTA La crudeltà del mercato spesso viene attribuita al capitalista. ma non è così il capitalista privato è nel mercato,parte del mercato. (egli è arricchito dalle leggi del mercato, leggi che possono arricchirlo come rovinarlo). Il mercato è un ordine spontaneo nato senza essere concepito o disegnato da nessuno, e tanto meno dai capitalisti. Il protagonista vero è il mercato, e la crudeltà del mercato non sarà curata dalleliminazione del capitalista. IL MERCATO E MALVAGIO PERCHÉ E CRUDELMENTE INDIVIDUO-SERVENTE.

309 MERCATO CAPITALISMO E PIANIFICAZIONE PARTE II A cura di Giovanni Pierpaoli

310 VALORE ECONOMICO: Un prezzo che si colloca tra il prezzo a cui si acquista e il costo al quale si può produrre. Secondo Marx: Valore è valore lavoro:un prezzo da calcolare in rapporto al tempo di lavoro socialmente necessario al lavoratore per produrre un bene ammettendo però che non è detto che al lavoratore spettino i frutti integrali del proprio tempo-lavoro La sua critica al capitalismo: Nel sistema capitalistico il lavoratore riceve meno di quello che gli spetterebbe e inoltre il mercato ignora e stritola i singoli

311 MERCATO Il sistema mercato è formato da individualisti capitalisti, i quali lo difendono, e da individui singoli che vengono schiacciati dal mercato in funzione di un principio collettivistico: il bene collettivo dei consumatori Marx lo condanna in ragione di un principio individualistico Le due parti Gli individualisti sono coerenti in partenza poiché pongono l'interesse personale a motore del mercato ma quando attaccati dai collettivisti rispondono che sono proprio loro a creare i benefici per i collettivisti I collettivisti sono coerenti quando attaccano la > ma la loro coerenza finisce quando la loro terapia comincia

312 Da quando esiste la moneta, esiste il ricco ma solo dal 18° sec. con la nascita della macchina complessa nasce il capitalismo. Ma in cosa consiste questo rivoluzione: Prima: produzione per il consumo Ricchezza per uso: negli antichi imperi i poveri lavoravano per i ricchi i quali trasformavano la loro ricchezza in palazzi, templi, cattedrali. Cioè in beni >. Nelle società preindustriali l'investimento risulta secondario, le ruote del commercio erano: comprare, trasportare, rivendere Dopo: produzione per la vendita Ricchezza per investimento: l'insediarsi delle macchine costose che non più aiuta l'uomo ma lavora per l'uomo da l'input per la coniazione della trinità: capitale capitalista capitalismo In riferimento ad una: ricchezza per investimento

313 Ricchezza la quale subisce una rivalutazione concettuale Per uso (sempre gradita) consumabile e quindi non capitale perché non si rigenera Per investimento: ricchezza destinata all'investimento, quindi produzione e profitti destinata a rigenerarsi Accumulazione di capitale: diventa la condizione necessari alla crescita economica, sia Per una economia collettivisticaPer una economia di mercato

314 Senza capitale, quindi, non vi può essere né economia industriale né progresso tecnologico. Ma l'unica variante riferita al capitale risulta essere chi controlla il capitale PRIVATI STATO Proprietà privata Proprietà socialeStati capitalisti: poco e male capitalizzati poiché le sue risorse derivano quasi esclusivamente dal fisco Stati comunisti: stato proprietario controllore di tutto il capitale. In fine tutto verte sul capitalista privato quindi sul concetto di proprietà

315 PROPRIETÀ La proprietà non riguarda solo l'aspetto economico, solamente con l'emergere della ricchezza per investimento la proprietà assume una valenza perlopiù economica; prima, sin dai tempi antichi, possedere significava accrescere le proprie chance di vita: proprietà era protezione e quindi >. Solo quando il governo delle leggi si afferma sopra il governo degli uomini > assume valenza particolarmente economica

316 Condizioni economiche della democrazia: 1) Condizioni facilitanti della democrazia 2) Rapporto tra mercato e democrazia Condizioni facilitanti: Liberalismo: emerge tra il '600-'700 e non da collegarsi ad aspetti economici. Il liberalismo istituisce lo stato limitato, il controllo del potere e la libertà del cittadino; ma in quanto status non attende al benessere difatti nasce in società ancora povere prima della rivoluzione industriale. Non vi sono precondizioni economiche del liberalismo Che l'economia sia causante della democrazia è una tesi insostenibile e se guardiamo ai casi di successo economico e successo democratico se ne ricava che non vi è nessun rapporto di causalità tra i due fattori il che porta il ragionamento verso pure e semplici condizioni facilitanti.

317 Rapporto tra democrazia e mercato La democrazia presuppone: Politica pacifica Autonomia della società civile Valori pluralistici Fattori culturali (religiosi...) Oggi democrazia e benessere sono frequentemente correlate ma questa associazione non spiega: per spiegare occorre una imputazione causale Il benessere > la democrazia? Il mondo abbonda di sistemi di mercato senza democrazia invece tutte le democrazie sono al tempo stesso sistemi di mercato Il mercato non è condizione facilitante di democrazia La democrazia postula il mercato? Quanto più una democrazia conta sul benessere altrettanto richiede una economia in crescita ma se ci accontentiamo di una democrazia austera allora il mercato non è più un sine qua non Per quanto sistema politico e sistema economico diventino interconnessi le due cose non avranno mai un rapporto di causalità

318 FINE Hanno partecipato tutti gli alunni della classe 4°E Professoressa Luisa Caime Liceo scientifico Alfredo Oriani, Ravenna 2008 GRAZIE DELLATTENZIONE


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