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Comune di Forlì Assessorato alla Cooperazione Pace e Diritti Umani Un popolo dalle ali legate Rappresentazione teatrale Regia di: Silvia Cicognani Video.

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Presentazione sul tema: "Comune di Forlì Assessorato alla Cooperazione Pace e Diritti Umani Un popolo dalle ali legate Rappresentazione teatrale Regia di: Silvia Cicognani Video."— Transcript della presentazione:

1 Comune di Forlì Assessorato alla Cooperazione Pace e Diritti Umani Un popolo dalle ali legate Rappresentazione teatrale Regia di: Silvia Cicognani Video di: Michele Aquila PROGETTO: Una serata per il popolo Saharawi Scuola Media Statale MarcoPalmezzano Classe II B Prof.ssa Anna Maria Cioja Istituto dIstruzione Superiore Giorgina Saffi Classe IV B Abbigliamento Industriale Prof.ssa Enza Valpiani

2 INDICE PROGETTO: "UNA SERATA PER LA POPOLAZIONE SAHARAWI" Elenco dei partecipanti al progetto Presentazione Premessa La Storia del popolo Saharawi Progetto: "Una Serata per la popolazione Saharawi Testo della sceneggiatura della rappresentazione teatrale Approfondimenti Organizzazione dei Campi Profughi L'economia dei campi Le ricchezze economiche del Sahara Occidentale: Un'attraente posta in gioco Bambini e Scuole Il Rito del The Rassegna Stampa The Show Step by Step Foto di Gruppo

3 ELENCO DEI PARTECIPANTI AL PROGETTO : "UNA SERATA PER LA POPOLAZIONE SAHARAWI" SCUOLA MEDIA PALMEZZANO II H Antohe Andrea Bondi Riccardo De Nadai Sara Flamigni Chiara Garavini Pietro Halilovic Romina Hamerski Elena Iafelice Chiara Laghi Mario Leoni Marco Mazzetti Maria Mazzoni Nicole Pantano Anna IST. I.T.A.S. ABBIGLIAMENTO IV B Abbruzzese Rosa Evangelisti Vanessa Gardella Maria Giulia Gianninni Gaia Giuliani Giulia Mandolesi Jessica Neri Maria Eleonora Pecorari Esmeralda Penza Sara Rossi Valentina Servadei Maria Zhuge Zhuolei Picchetti Jlyn Romboli Mattia Rossi Camilla Ruffilli Chiara Sansavini Mattia Seferovic Audia Tassani Luca Tesei Francesca Turroni Jonny Zattoni Lucia

4 PRESENTAZIONE Quando, circa un anno fa, il Comune di Forlì presentò una richiesta di co-finanziamento alla Regione Emilia- Romagna per la realizzazione di un progetto sul popolo saharawi, che vedeva ragazzi delle scuole del territorio impegnati in un lavoro di ricerca e rappresentazione teatrale sugli usi e costumi di una società tanto distante, fisicamente e culturalmente dalla nostra, la sorpresa lasciò immediatamente il posto alla curiosità. Cosa mai avrebbero realizzato dei ragazzi così giovani, e per giunta di età diversa, in assenza di pubblicazioni e testi sul popolo saharawi, e soprattutto quale sarebbe stata la reazione dei genitori e della società civile forlivese nel vedere i propri ragazzi impegnati in un approfondimento tanto inusuale e poco in linea con le tendenze giovanili moderne? Purtroppo impegni lavorativi mi hanno impedito di assistere al momento conclusivo del progetto, la rappresentazione teatrale del 17 maggio 2002 svoltasi al Teatro San Luigi di Forlì, ma i miei collaboratori che hanno avuto la fortuna di assistervi mi hanno assicurato che liniziativa ha riscosso un successo forse inatteso, una grande e convinta partecipazione del pubblico e, soprattutto, un consapevole impegno dei ragazzi, dei loro insegnanti, di tutti quelli che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. La collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Forlì in azioni a favore del popolo saharawi, profugo da oltre 25 anni nel deserto algerino dellHammada, risale a circa tre anni fa; era stato appena inserito il popolo saharawi tra i possibili beneficiari di interventi di aiuto umanitario nellambito della Legge regionale che disciplina la materia e consente lerogazione di finanziamenti per limplementazione dei progetti in loco. La Regione Emilia-Romagna e il Comune di Forlì cominciarono lavventura grazie alle sollecitazioni provenienti dallAssociazione Forlivese per le Malattie del Fegato che intendeva avviare un progetto per prevenzione delle malattie del sangue, e del fegato in particolare, nei campi profughi saharawi. La richiesta ricevette consensi dalle autorità istituzionali e tecniche saharawi, che sentivano la necessità di dotarsi di strumenti e procedure che consentissero tale tipo di diagnosi, il sostegno forse insperato di Ong già attive in loco (il Cisp di Roma, innanzitutto), e apprezzamenti da parte della società civile forlivese per lavvio di un vero e proprio intervento di cooperazione decentrata. Diversi soggetti del territorio, ognuno apportando proprie specifiche competenze e professionalità, lavoravano sinergicamente per la realizzazione di un obiettivo convergente: il sostegno sanitario al popolo saharawi. Segue

5 Quel progetto è stato linizio di una proficua collaborazione tra Regione Emilia-Romagna e Comune di Forlì, e di un attiva azione di sensibilizzazione sul territorio, di cui la rappresentazione teatrale in oggetto costituisce il momento culminante e, sicuramente, di maggiore impatto. Il prossimo anno vedrà lavvio di un progetto ambientale finalizzato a fornire sostegno ai saharawi nellorganizzazione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, urbani (anche se il termine è assolutamente inapproprato) e ospedalieri. Tale progetto scaturisce dalla missione che i partecipanti al Tavolo di coordinamento regionale hanno realizzato nei campi profughi saharawi lo scorso mese di febbraio, e vede allargarsi il numero dei partecipanti in maniera direttamente proporzionale alla crescita qualitativa dellintervento. Infatti, accanto agli storici Comune di Forlì, Regione Emilia-Romagna, Cisp di Roma e Associazione Forlivese per le Malattie del Fegato, la rete ha accolto il Comune di Ferrara, le Province di Reggio Emilia e di Ferrara, lex municipalizzata AGAC, lARPA regionale, lassociazione Jaima saharawi, il Comitato di solidarietà e lArci ferrarese. Ma lintervento di cooperazione in loco non esaurisce la tipologia delle possibili azioni di appoggio ad una causa o ad un popolo. Le iniziative sul territorio, grazie alla possibilità di fattivo coinvolgimento della società civile, determinano una importante crescita culturale sia per i beneficiari diretti (in questo caso gli alunni della scuola media Palmezzano e dellItas Saffi), che per quelli indiretti (maestri e professori, genitori, società civile); seminano il germe della pace, della giustizia internazionale, dellintegrazione fra i popoli, della tolleranza e della solidarietà. In un periodo storico così pieno di paure, di situazioni di guerra, di nazionalismi, di logiche di dominio, laver sostenuto un progetto che possa aver contribuito a invertire la rotta, a dare ai giovani la giusta rabbia e desiderio di giustizia internazionale, la legittima aspirazione a un mondo di tutti e per tutti, dove si possa vivere serenamente, respirare e bere in sicurezza, gioire della propria e altrui diversità, mi riempie di ottimismo. Spero che lidea non finisca qui, che possa continuare con ulteriori azioni che abbiano sempre la conoscenza e la curiosità quale requisito imprescindibile. Assessore alle Politiche sociali, immigrazione, progetto giovani e cooperazione internazionale Gianluca Borghi

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7 PREMESSA Ancor prima dellUndici Settembre 2001, prima che le cronache dei giornali fossero interamente dedicate a popolazioni in fuga dai propri territori, siamo venute a conoscenza dei progetti regionali dellEmila Romagna e del Comune di Forlì che hanno rivolto ad un popolo di cui non si occupano frequentemente i media, di cui è sconosciuto a molti persino il nome: Saharawi. Cacciati dalle loro tende nel Sahara Occidentale dopo la decolonizzazione, vivono da quasi trenta anni in tendopoli nel cuore del deserto algerino, in attesa che sia loro riconosciuto il diritto alla autodeterminazione. Abbiamo pensato allimportanza di avvicinare le nostre classi ad un problema così ricco di spunti umanitari e sociali, coinvolgendo i ragazzi in un progetto che ha permesso loro di conoscere le vicende di un popolo non semplicemente sfogliando un libro ma, entrando nella loro stessa storia fatta di proverbi, di riti e tradizioni orali, di dignitosa e non belligerante difesa della libertà. E così nato il progetto Una serata per la popolazione Saharawi ed in questa occasione per la prima volta si sono trovati a collaborare i nostri allievi appartenenti a scuole di ordine diverso (la classe II H della Scuola Media M. Palmezzano di Forlì e la IV B dellIstituto per lIstruzione Superiore G. Saffi dellindirizzo per labbigliamento industriale) in una sperimentazione piuttosto singolare che ha portato a far socializzare e a sincronizzare ragazzi di età diverse (dodici e diciassette anni) in un lavoro comune. Lesperienza era nuova, stimolante e tutta da inventare, a partire dal titolo Popolo dalle ali legate che i ragazzi hanno creato per uno spettacolo costruito essenzialmente da loro con laiuto degli insegnanti e di una giovane esperta teatrale. Gli allievi hanno reperito su internet notizie storiche, musiche originali del Saharawi e dopo essersi documentati hanno costruito un testo recitativo; inoltre le allieve dellI.T.A.S. hanno ideato e confezionato i costumi e gli allievi della Palmezzano hanno costruito i materiali di scena, in particolare il muro emblematico che divide i popoli e che nel finale dello spettacolo viene abbattuto (un auspicio da cogliere per la storia futura poiché proprio oggi, mentre scriviamo se ne sta erigendo uno nuovo in Israele).Un grazie alle Istituzioni Regionali, Comunali e Scolastiche che ci hanno aiutato e sostenuto nello svolgimento di questa esperienza e presenti alla rappresentazione teatrale tenutasi presso la sala del Teatro S. Luigi di Forlì: Dott. G. Lio (Regione Emilia Romagna), Ass. M. Fabbri (Assessore del Comune di Forlì), Dott.ssa G. Olmi (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), Dott. J. Dahn (Fronte Polisario) Prof.ssa Enza Valpiani Prof.ssa Anna Maria Cioja

8 LA STORIA La storia del popolo Saharawi (letteralmente: popolo del deserto), nasce dallincontro e dalla fusione, protrattasi per secoli, da gruppi nomadi berberi (tribù Sanhaya e tribù dei Bani Hasan) con gente arabo-yemenita (i Maquil) giunti in Nord Africa nel XIII secolo. Si formò così, un popolo che parlava un dialetto arabo, lHassaniya (dialetto usato tuttoggi, la scrittura e la religione sono invece quelle arabe; infatti i Saharawi sono Mussulmani di cultura Sunnita, come nella maggior parte del Maghreb); e che occupava la regione del Sahara fino alla Mauritania dellest. In questi territori del Sahara occidentale, prima delloccupazione spagnola, avvenuta nel 1884 e che terminò nel 1975, vivevano numerose tribù nomadi, 40 secondo la tradizione, riunite in una confederazione visibile solo in determinati momenti di emergenza o celebrazioni collettive. Era la Ait Arbain, ovvero il Consiglio dei Quaranta, lunica assemblea con potere decisionale e con funzioni di coordinamento, riconosciuta da tutti poiché composto dai Capitribù. Indire questassemblea era importante in caso di conflitti tra le tribù per eleggere un giudice per pacificasse le parti; che in caso di aggressioni esterne, mettesse in piedi un esercito unico e più efficiente ed infine che in caso di pioggia, evitasse conflitti per il dominio della terra divenuta fertile grazie alle precipitazioni. La città di Smara (città importante per questo progetto, poiché è qui che si dirottano gli aiuti umanitari raccolti con questa iniziativa) venne fondata nel 1885 dal predicatore religioso Ma El Ainin che proclamò anche la Guerra Santa di liberazione. Ma nel 1934 furono gli spagnoli a conquistare Smara piegando ogni resistenza Sahrawi, leggendari guerrieri del deserto. Alla fine degli anni 40 la scoperta dei fosfati spinse la Spagna ad esercitare un maggiore controllo sulla colonia e a sedentarizzare forzatamente la popolazione in modo da avviare il processo di sfruttamento dei giacimenti minerari (un altro motivo del grande sfruttamento fu lelevata pescosità delle coste):

9 Nel 1965 finalmente lAssemblea Generale dellONU riconobbe il diritto dei popoli allautodeterminazione favorendo il referendum. Nel 1967, grazie a Mohamed Bassiri si crea il primo gruppo nazionalista che prenderà il nome di Movimento Di Liberazione del Sahara (MLS); nel 1970, usciti dalla clandestinità, diventarono oggetto di una durissima repressione con morti e centinaia di arrestati tra cui lo stesso Bassiri. Nel 1973 venne fondata a Nouakchott (capitale della Mauritania), da un gruppo di studenti, unorganizzazione anti-coloniale che agisse sul piano militare, diplomatico e civile: il Fronte Popular Para La Liberacion De Saguia El-Hamra Y De Rio De Oro, più conosciuta come Fronte POLISARIO.Il nome di Fronte vuole solo esprimere unopposizione, un far fronte, appunto, al colonialismo scegliendo le armi come strumento di lotta.Solo nellAgosto del 1974 il POLISARIO individuò lindipendenza come obiettivo fondamentale, la lotta armata insieme al lavoro politico tra le masse rimase lo strumento principale. Il 12 Ottobre del 1975 la decisione del popolo sahrawi ad unirsi come Nazione. fu unanime, ma la reazione del Re marocchino Hassan II fu violenta, poiché tale decisione, unita allannuncio del referendum, vanificava i disegni di estensione della sua sovranità anche sul Sahara. Fu così che, per bloccare qualsiasi iniziativa di indipendenza del popolo Saharawi, annunciò una marcia popolare di occupazione pacifica di uomini. I marciatori, reclutati in tutto il Paese, ricevettero una copia del Corano e delle bandierine verdi, il colore dellIslam: è da qui che tutta loperazione prende il nome di Marcia Verde. In realtà non si trattò affatto di una marcia pacifica ma bensì di una vera invasione nel territorio Sahrawi con forze militari e di polizia che costrinsero migliaia di Sarhrawi alla fuga in esilio attraverso il deserto, fino al confine algerino, dove, nei pressi di Tindouf venne allestita una prima grande tendopoli di accoglienza.

10 Con laccordo di Madrid, avvenuto sempre nel 1975, la Spagna, in cambio di una sostanziosa buona uscita si ritirò, cedendo i territori a Marocco e Mauritania. Il 27 Febbraio del 1976 il Fronte POLISARIO decise di proclamare lindipendenza e la nascita della Repubblica Araba Democratica Saharawi (RASD), a conferma della volontà popolare di appartenere ad una medesima etnia. La Spagna fu la prima a riconoscere il Fronte POLISARIO nel 1978, seguì la Mauritania che riconobbe la RASD e si ritirò dal territorio del Sahara Occidentale ratificando un accordo di pace. Nello stesso anno il Marocco firmò la Carta dei Diritti dellUomo, ma raddoppiò lo sforzo bellico facendo costruire un muro di sabbia LA BEME lungo ben 2700 km. che percorre tutto linterno della nazione per difendere i territori occupati con la forza nel Nei primi anni ottanta il POLISARIO bussa a tutte le sedi internazionali, e nel 1982 gli si aprirono le porte dellOrganizzazione dellUnità Africana (OUA) che ammise la RASD come 51° stato membro, e il Marocco, per protesta, se ne dissociò. Il Marocco finalmente nel 1985 si rese disponibile ad affrontare il referendum, confidando sul fatto che ormai la popolazione presente nei territori rivendicati era costituita in buona parte da marocchini, nel 1988, alla RASD si aprirono anche la porte dellONU che istituì un Piano di Pace, e più tardi quelle del Parlamento Europeo che nel 1989 adottò la risoluzione a favore dellauto-determinazione e dellindipendenza del popolo Saharawi.

11 Il 29 Aprile del 1991 il Consiglio di Sicurezza dellONU approvò allunanimità la risoluzione 690/91 che approvava il Piano di Pace, mettendo in moto il meccanismo della realizzazione del referendum, fissandone la data, e istituendo la forza di pace della MINURSO. In Ottobre il Marocco organizzò unaltra Marcia Verde con coloni, che fece salire il numero di presenze marocchine nel territorio del Saharawi. La complessa procedura di compilazione delle liste elettorali per il referendum (vedere il capitolo successivo) è stata svolta dalla Missione delle Nazioni Unite Per il Sahara Occidentale (MINURSO); ma il compito di individuare i Saharawi in mezzo ad una popolazione sparsa in tutta la regione è stata ritardata ripetutamente dal disaccordo fra il governo del Marocco e il Fronte POLISARIO su chi abbia diritto al voto fino ad arrivare, nel 1996, allarresto del Piano di Pace proprio per mancanza daccordo sullidentificazione di persone. Nel Marzo del 1997 il Marocco ed il Fronte POLISARIO firmano laccordo che rivitalizzò il Piano di Pace e la data del referendum venne fissata per il 7 Dicembre Nel 1998 però si ebbe un ritardo del calendario di pace; ad Agosto si concluse lidentificazione di persone di cui sono ritenuti dalle Commissioni Miste di Identificazioni aventi diritto al voto. Il Marocco non accettò la lista pubblicata dallONU e presenta ricorsi che equivalsero a rifare interamente lidentificazione. Nel Settembre del 2000 a Berlino il Marocco annuncia labbandono del Piano di Pace e propone una terza via come risoluzione al referendum, ossia lannessione del Saharawi al Marocco senza consultazione referendaria. A Giugno 2001 Kofi Annan, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, propone al Consiglio di Sicurezza, che lo approva, un Accordo Quadro che accolga, da una parte, le aspettative di autonomia regionale sostenute da Marocco, Francia e Stati Uniti, e dallaltra, che continui a studiare le forme per la realizzazione del referendum. Nel Febbraio del 2001 il Consiglio di Sicurezza esamina la proposta di Kofi Annan, di proseguire il mandato optando solo per uno dei quattro scenari: 1) applicazione del Piano di Pace anche senza lassenso delle due parti, a cominciare dallesame dei ricorsi alla lista degli elettori; 2) Revisione del progetto di Accordo Quadro (progetto di autonomia interna al Marocco) e la sua approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza anche senza laccordo tra le parti; 3) Spartizione del territorio; 4) Ritiro della MINURSO.

12 Il 29 Febbraio 2002 lUfficio Giuridico delle Nazioni Unite, su richiesta del Consiglio di Sicurezza, elaborò un parere giuridico sullo sfruttamento delle risorse naturali nel territorio del Sahara Occidentale. Il 29 aprile 2002 il Consiglio di Sicurezza estese il suo mandato fino al 31 Luglio 2002 al fine di esaminare le quattro opzioni raccomandate dal Segretario Generale dellONU. Criteri, decisi dalla MINURSO, ai quali attenersi per la compilazione delle liste elettorali referendarie: 1) Le persone il cui nome figura nel censimento spagnolo del ) Le persone che risiedevano nel territorio Saharawi Spagnolo come membri di una tribù Saharawi al momento in cui si realizzò il censimento del 1974 ma che non furono censite 3) Le persone che sono parenti diretti (padre, madre, figlio) delle persone rispondenti ai due criteri precedenti 4) Le persone che sono in grado di dimostrare che il proprio padre è nato nel territorio del Sahara Occidentale 5) Persone membre delle tribù Saharawi, che hanno risieduto sei anni consecutivi prima del Dicembre 1974 e persone membre delle tribù Saharawi che hanno risieduto in tempi intermittenti per un totale complessivo di dodici anni, prima del 1 Dicembre 1974.

13 Progetto: Una serata per la popolazione del Saharawi Coordinatori: Prof.ssa Anna Maria Cioja Prof.ssa Enza Valpiani Obiettivi: il progetto è finalizzato a realizzare un duplice obiettivo, il primo di carattere prevalentemente culturale, il secondo più prettamente didattico: 1) la rappresentazione teatrale, rivolta non solo agli studenti delle classi e delle scuole coinvolte ma anche alla città di Forlì, si configura come un momento di sensibilizzazione alle problematiche attuali delle popolazioni in fuga dal territorio dorigine, con particolare riferimento al caso del popolo Saharawi; 2) la scelta di attuare una proficua collaborazione tra due classi appartenenti a due ordini diversi di istruzione (media e superiore), è stata ideata nellintento di realizzare per la prima volta un progetto integrato tra due Istituti, con la prospettiva di fare interagire giovani di fasce detà diverse di fronte ad un obiettivo concreto ed umanitario. Persone coinvolte: Studenti delle classi: II H della S. M. S. Marco Palmezzano IV B (indirizzo per labbigliamento industriale) dell Istituto dIstruzione Superiore Giorgina Saffi Anno scolastico di riferimento: a.s ed eventuale prosecuzione nellanno Contenuto del progetto: Le due classi dovranno allestire uno spettacolo composto da alcuni brani ispirati alla solidarietà verso le problematiche delle popolazioni oppresse nella storia. I ragazzi saranno sollecitati a svolgere in prima persona ricerche sullargomento del popolo Saharawi; servendosi di mezzi informatici e utilizzando testi ed indicazioni fornite dagli insegnanti; attueranno scambi di esperienze così da maturare un rapporto di sostegno reciproco e di collaborazione creativa. In seguito i giovani realizzeranno la stesura in dettaglio del progetto, in libertà anche se sotto la guida degli insegnanti responsabili affiancati da un esperto teatrale che svolgerà lezioni preparatorie per la drammatizzazione e messa in scena dello spettacolo. Individuati i personaggi ed i ruoli recitativi le allieve dellIstituto Tecnico per lAbbigliamento provvederanno anche alla realizzazione dei costumi e delle scene attraverso le varie fasi ideative ed operative: creazione dei disegni, computerizzazione, produzione, ecc...

14 Aspetti organizzativi, gestionali, e metodologici: Gli incontri dovranno essere scanditi e organizzati nellarco dellanno scolastico in entrambe le scuole (l I.T.A.S. prevede di usufruire dei tempi destinati allArea di Progetto), le prove e lo spettacolo si svolgeranno probabilmente presso il teatro San Luigi di Forlì. Risultati attesi: - Diffondere la conoscenza delle problematiche storico-culturali che hanno afflitto i popoli costretti ad abbandonare le proprie radici e i propri territori, come nel caso dei Saharawi. - Realizzazione di una documentazione scritta relativa alle varie fasi del progetto. - Produzione di un video o CD Rom che illustri lo spettacolo. - In concomitanza con la rappresentazione saranno raccolti fondi e materiale didattico da inviare alla scuola Smara, costruita per i Saharawi grazie al progetto Una scuola per Smara del Comune di Reggio Emilia. - Pubblicizzazione del progetto e dello spettacolo a livello cittadino, con lauspicio di un futuro gemellaggio con la scuola ed eventualmente la partecipazione alla serata di un esponente della popolazione Saharawi. Risorse disponibili: Materiale già disponibile nei due istituti: Scuola Media M.Palmezzano: videocamere, materiale elettrico e sonoro. I.T.A.S. G.Saffi: strutture di laboratorio confezioni occorrenti per la realizzazione dei costumi e delle scene,

15 RAPPRESENTAZIONE TEATRALE: Un Popolo dalle ali legate TESTO DELLA SCENEGGIATURA

16 SCENA I Danza :Oppresso - Oppressore Video:dietro il caos, rumori, immagini veloci...allinterno occhio Scena: 5 Oppressi 5 Oppressori MONOLOGO: E notte! E la notte di Tindouf, di tutte le Tindouf del mondo. E la notte dei poveri, degli oppressi, degli esiliati, degli emarginalizzati... E la notte fonda dellIMPERO del DENARO dove il 20% della popolazione mondiale può permettersi di papparsi 82% delle risorse del mondo a spese dell80% della popolazione. LIMPERO del DENARO uccide per fame con le armi con la distruzione dellambiente con la distruzione delle culture E un sistema di morte Danza :Oppresso - Oppressore (Oppressi schiacciati a terra) Come sfondo un video diviso a metà: sopra appaiono due occhi di bambino; sotto immagini veloci, di caos, di macchine... Lo spettacolo si apre con una danza e i riflettori sono tutti puntati su Oppressi ed Oppressori che ballano rappresentando la divisione di un mondo fatto di sfruttati e sfruttatori. Gli oppressori vivono distruggendo ogni cosa, senza curarsi delle necessità dei popoli originari, con un unico fine; quello di un guadagno personale, sempre economico, mentre gli oppressi vengono sempre più indeboliti e colonizzati. Questa danza, che costituisce il life motive dello spettacolo, non vuole esaurirsi solo nel rappresentare il Saharawi, ma vuole rappresentare un po tutta leconomia mondiale basata su sfruttamenti e globalizzazioni; dove grandi e spietate multinazionali vivono a scapito del Terzo Mondo. Danza Oppressi – Oppressori Foto di donna Saharawi con il suo bambino

17 SCENA II DONNA DAL VELO ROSSO Video: deserto Scena: muro che si alza e donna con le spalle al pubblico MONOLOGO: E una muraglia di sabbia, Di mine, di filo spinato Lunga migliaia di Km... Tiene lontano dalle proprie case e dalla propria terra un intero popolo. Un popolo in Esilio aspetta tra le sabbie roventi di poter tornare nel suo paese ormai da 27 anni. Una nuova generazione di giovani sta crescendo nei campi profughi e si sentono ripetere: Questo non è il nostro Paese, non è la nostra casa. E una donna dal velo rosso a parlare, a lanciare un grido di dolore e di speranza; a chiedere di tornare nella propria casa, tornare nel proprio amato Paese, ormai impossibile da raggiungere a causa di un muro lungo 2700 km. fatto erigere dal Marocco. I ragazzi della Scuola Media M. Palmezzano al lavoro per costruire le scenografie dello spettacolo. Alle spalle degli attori vengono proiettate immagini del deserto..

18 SCENA III SCUOLA CON BIMBI E MAESTRA Video: pianta Sahara e Marocco Scena: bimbi e maestra DIALOGO: Sara: Bambini oggi parliamo del mare (lento) Maria: Comè il mare? Noi non lo abbiamo mai visto... Sara: Il mare che bagna la nostra Madre Patria è lOceano: limpido come il cielo, blu come la notte e libero come i nostri sogni. Sara D.: Che bello! Quando lo potremo vedere noi? Sara: Forse un giorno... Nicole: Perchè non adesso? Sara: Perché adesso non possiamo tornare: dovete sapere che il nostro popolo è stato cacciato 27 anni fa da un luogo meraviglioso bagnato dallOceano Atlantico dove nascono splendidi fiori colorati. La nostra era una colonia Spagnola e quando i dominatori ci hanno lasciato, il nostro territorio è stato occupato dal Marocco: Siamo dovuti fuggire nel deserto Algerino per avere la nostra libertà: qui abbiamo cercato di ricreare con le tendopoli lillusione dei vari luoghi della nostra terra. Segue Come sfondo scenografico la proiezione di immagini desertiche e Marocchine. Immagine di un disegno fatto da un bimbo saharawi che rappresenta un campo profughi. I giovani di Forlì hanno scelto un modo semplice ma efficace per spiegare al pubblico le origini e la storia del popolo Saharawi: insegnarle ai Saharawi stessi. Ed è proprio così, infatti, che si apre la III scena dello spettacolo: i piccoli saharawi sono seduti in cerchio, attorno alla loro maestra, che racconta le vicende dei loro avi. In questa scena si ha la presa di coscienza da parte dei bambini che capiscono di non dover mollare mai, di tenere duro, di combattere con ardore rinunciando però alla guerra; scegliendo la Pace. Foto di scena

19 Camilla: Ma nessuno ha cercato di aiutarci? Sara: Si, non siamo soli; molti nel mondo combattono per la nostra causa per farci ritornare a casa GRAZIE all'ONU e al FRONTE POLISARIO il Marocco ha rinunciato a combattere e ha firmato la carta dei Diritti dellUomo. Chiara C.: Ma allora il Marocco non è così cattivo! Sara: Non sta a noi decidere chi è buono e chi è cattivo, noi vogliamo solo avere la possibilità di tornare nella nostra terra, ma purtroppo per impedircelo è già stato costruito un MURO lungo 2700 Km. Vedete bambini nella storia gli uomini hanno alzato tanti muri per dividere i popoli; un esempio è la Muraglia Cinese, che si vede addirittura dalla luna, il MURO di Berlino; ma queste barriere non hanno impedito ai popoli di ritornare ad essere uniti. Spero che presto anche questo MURO sia abbattuto, a noi non resta che la speranza di tornare nella nostra terra bagnata dal mare. Per ora siamo solo un popolo dalle ali legate. Scuola Saharawi

20 SCENA IV RITO DEL THE Video: tappeti a colori Scena: 8 bambini, 8 donne e al centro una teiera. Le ragazze si colorano le mani e i piedi con lHennet. MONOLOGO: Il thè un rito misterioso, affascinante che racchiude in sé la saggezza antica del popolo. Se ne bevono tre, perché ognuno di essi, come i momenti della vita, ha un sapore e un significato diverso: Il primo è amaro come la vita Il secondo è dolce come la lamore Il terzo è soave come la morte. MUSICA SAHARAWI LE DONNE: Al Nostro popolo non restano che i sogni e la speranza trasmessa dai nostri proverbi Il coraggio è vivere per la libertà. prima di ogni oasi cè un deserto da affrontare. La pazienza è il miglior abito che si può vestire. I sogni della notte sono cancellati dalla realtà del giorno. Il vero fratello è colui che ti sta sempre vicino. Una mano sola non applaude. Scegli bene il tuo compagno prima di intraprendere un viaggio. il peso diviso tra tutti diventa piuma Segue Dietro la scena la proiezione di un video con tappeti colorati. Probabilmente la scena culminante e anche più significativa di tutta la rappresentazione è proprio questa:Il rito del thè. Per i Saharawi questo è un rituale molto importante poiché aggregante; fornisce occasioni per stare insieme, comunicare e distrarsi un po. Sul palco, ancora una volta, la presenza femminile è predominante e in primo piano: si vuole sottolineare il suo ruolo portante e indispensabile per lintera comunità. Foto di scena

21 MUSICA MONOLOGO: Dal tempo in cui siamo stati cacciati dalla nostra patria ci siamo rifugiati in queste terre desolate. Quasi tutti i nostri uomini sono partiti per il fronte, siamo noi donne a far sopravvivere il ricordo dei nostri popoli. Siamo riuscite ad organizzare scuole che ci daranno la possibilità di avere un frutto migliore. Sulle nostre spalle è poggiato il sogno del futuro e la memoria del passato. Alcuni proverbi della tradizione saharawi da cui i ragazzi hanno preso spunto per stendere il copione: Il coraggio è vivere per la libertà Prima di ogni oasi cè un deserto da affrontare Chi porta il bastone rischia di essere picchiato Scegli bene il tuo compagno prima di intraprendere un viaggio Una mano sola non applaude Il vero fratello è colui che ti sta sempre vicino. E cieco chi vede solo con gli occhi I sogni della notte sono cancellati dalla realtà del giorno Il peso diviso tra tutti diventa piuma La risposta al disprezzo è nessuna risposta Se è forte il leone lo è anche la leonessa Il tempo è come un cammello:se si inginocchia davanti a te non esitare ad inforcarlo Non puoi evitare la morte ma puoi evitare il disonore Non dimenticare la tua dimora dinanzi a chi esalta la sua La pazienza è il miglior abito che si può vestire Solo le donne riescono a far fiorire lHammada Immagine di donna Saharawi nella tenda durante il rito del thè Donne Saharawi con gli abiti tipici Foto di scena: Le ragazze si pitturano le mani con lHennet

22 SCENA V VECCHI E BAMBINI Video: deserto Scena: vecchi riuniti a sedere che parlano e fumano la pipa tenda in filo di ferro ; bambini che giocano MUSICA SAHARAWI VECCHIO I Sahara, quanto sei amato. Il tuo popolo ha giurato di combattere fino alla tua liberazione.Di tutto il sangue versato per te, nessuna goccia è andata sprecata. Il sacrificio dei martiri ti ha reso ancor più prezioso. VECCHIO II: Sahara devi essere paziente! Il tuo popolo non ti ha dimenticato. Sei come una ferita nellocchio. I nostri ideali sono carichi damore e le tue montagne, le tue pianure sono alla vista di tutti. Guardare le dune, i sassi ed il cielo dietro di te... E lo sguardo non si distoglie. E quando piove tutto ciò che di verde cresce guarisce tutti i malati. E sei come nessuna altra terra e sei dono di Dio. Ti hanno chiamato Sahara; Sahara del buon profumo. VECCHIO III: (si rivolge ai bambini) Voi giovani, che non avete avuto la possibilità di conoscere il mare,il cielo e la vita quotidiana della vostra patria; ora spetta a voi, il compito di portare la fiaccola simbolo di LIBERTA; di continuare la lotta fino allindipendenza del Sahara Occidentale per realizzare il sogno di ogni Saharawi: il ritorno alla sua terra. Alle spalle corrono foto del deserto, mentre sul palco ci sono vecchi in riunione. Un vecchio ricorda con nostalgia la Terra tanto amata, si rivolge ai bambini che giocano con dei sassolini, consegnando nelle loro mani il futuro di tutti i Saharawi del mondo, donandogli il compito ed il fardello di sostenere sempre vivo il Sogno del Ritorno. Foto di vecchi e bambini Saharawi Foto d scena

23 SCENA VI DANZA INTERMEDIA MONOLOGO: Video: dietro il caos, rumori, immagini veloci... allinterno occhio Scena: 5 Oppressi, 5 Oppressori MUSICA SAHARAWI Caro giovane che vivi nel cuore dellIMPERO del DENARO. Oggi il Dio degli Oppressi chiama te e ti affida il suo Sogno: uneconomia di uguaglianza che può essere realizzata solo tramite una politica di giustizia. Giovane! Ora tocca a te dialogare e resistere! MUSICA SAHARAWI Lentrata in scena di una donna tutta vestita di nero vuole essere il simbolo degli Oppressi. La donna si rivolge ai giovani poiché sono loro il futuro del popolo e del mondo intero... Ancora una volta il sogno di libertà è nelle mani della nuova generazione.... Immagine di mamma con bimbo Saharawi Immagine di ragazza Saharawi

24 SCENA VII SCUOLE DI FORLI Bondi: Che facciamo qui? Luca: Quanta gente! Mario: Pubblico, non gente, pubblico Bondi: Ma che gente! Ma che pubblico, questi sono tifosi Pietro: Tifosi? Lucia: Te sempre calcio, è?! Riccardo: Certo e non sai quante partite mi sono perso per queste stupide prove! Andrea: Ma questa non è una stupida prova! Dobbiamo informare la gente e sensibilizzarla Luca: Esatto, dai mettiamoci al lavoro! Ma dove sono le ragazze più grandi? Non sono ancora arrivate? ENTRANDO: Gaia: Scusate il ritardo, ma abbiamo finito lultimo abito poco fa! Luca: Allora cosa possiamo fare noi per farci conoscere da loro? Riccardo: Un pallone da calcio! Lucia: Noi facciamo sul serio! Avete mai sentito parlare di boicottaggio, consumo critico, commercio equo e banca etica? Segue La scena si sposta a Forlì, e gli attori indossano i loro panni di sempre: ragazzi moderni che parlano tra loro. Questa volta il dialogo è centrato su quello che ognuno di noi, ogni singola persona può fare per aiutare questa popolazione. Il dialogo si svolge in tranquillità, proprio come se fosse una discussione tra amici e senza pubblico, ma lo scopo è informare e combattere in modo pacifico. Foto di una tenda Saharawi con tutta la famiglia Foto di scena

25 Mattia: Io boicotto sempre i prof.! Chiara: Boicottaggio inteso come ostruzionismo alle economie a coloro che non lasciano spazio alle popolazioni più deboli. Sentiamo, voi cosa ne pensate? Rosa: Un consumo più critico e un commercio più equo, con osservazione dei disagi provocati dalle spese di massa e su prodotti inutili! Una banca più etica, che tiene conto delle disponibilità economiche della gente! Luca: E se invece ospitassimo bambini del Saharawi? Uno scambio di culture! Pietro: Non sprecare quello che abbiamo potrebbe aiutarli? Chiara: E quello che si cercava di dire! Mario: E pensare che se potessero riavere quello che gli è stato tolto, la loro scuola non sarebbe in quella condizione Chiara: Sapete che gli adulti non sono poi così intelligenti ed obiettivi quando restano fermi sulle loro posizioni?! Luca: Cioè, spiegati bene, che il discorso comincia ad interessarmi! Giulia: Ecco... Facciamo un esempio: a scuola è giudicato in gamba chi di fronte ad un problema si ferma, riflette ed elabora un pensiero positivo, divergente. Chiara F.: Ma di cosa parli?! Giulia: Di CREATIVITA, nel tramutare gli errori in un mondo nuovo. Segue Sfilata per un gruppo di ospiti in visita al campo Bambini Saharawi che guardano la televisione donata loro

26 Francesca: Quindi si potrebbe tornare indietro, lasciare alle spalle le guerre ed aiutarci tra Stati, come fratelli, ma anche come uomini intelligenti che sanno come tirare avanti! Andrea: Chi vive in un angolo vellutato e nascosto dellImpero guardi alla realtà oscura. Guardi alle vittime dellImpero; conti quanti sono a pagare per il nostro benessere. MUSICA SAHARAWI Francesca: Ho udito un grido, togliamo la maschera allImpero; scuotiamoci dal torpore. Bambini Saharawi che giocano

27 DANZA FINALE: Oppressi e Oppressori si abbracciano. MONOLOGO: La pace è un muro che si rompe... finalmente le persone si incontrano e si possono abbracciare. SCENA VIII...E come nelle favole il finale è a lieto fine: gli Oppressori togliendosi il cappuccio abbracciano gli Oppressi, insieme smantellano il muro, portando la libertà e la pace ai popoli esuli da troppi anni... Foto di scena

28 Approfondimenti sul popolo Saharawi

29 ORGANIZZAZIONE DEI CAMPI I circa Saharawi dei campi profughi hanno realizzato una delle esperienze politiche e sociali più interessanti del nostro secolo: la costruzione di uno stato in esilio; organizzando le loro tendopoli ad immagine delle città abbandonate in uno dei deserti più inospitali della terra, quello dellHammada, dove la temperatura in Luglio e Agosto supera 60° e dinverno scende sotto lo zero. La vita nei campi è gestita dalle strutture governative della RASD (ministeri ed istituzioni nazionali); è interessante il livello di efficienza, destrema dignità delle strutture e delle tende-abitazione, latmosfera orgogliosa e determinata che vi si respira, il ruolo fondamentale ed insolito per una società islamica della donna, la vita armoniosa in comunità e lintensa operosità per evitare quel degrado fisico e mentale portatore di remissività e di vittimismo che potrebbero pericolosamente condurre ad una società basata esclusivamente sullassistenzialismo. La popolazione è suddivisa amministrativamente in quattro principali raggruppamenti (Wylaya) che, come unità amministrative corrispondono alle nostre province; ogni Wilaya, a sua volta, è suddivisa in sei o sette circoscrizioni (Daira), i comuni, sotto le quali esistono municipalità e comitati.

30 Le Wilayas e le Dairas portano i nomi di città del Sahara Occidentale; Le Wilayas sono quelle di El Ayoun (comprendente le Dairas di Hagunia, Tcera, Amgala, Dora, Guelta e Bou Craa), Ausserd (con i comuni di Bir Genduz, Zug, Miyek, Tichala, Aguenit e La Guera), Smara (con Dairas di Mahbes, Farsia, Tifariti, Bir Lehlu, Gderia, Hausa) e Dakhla (comuni di Argub, Bir Enzaran, Ain Beda, Glabat al Fula, Oumdreiga, Boujdour e Zarefia). In tal modo, attraverso lorganizzazione spaziale dei campi, si ricrea lidentificazione e il legame con la patria dorigine; la stessa organizzazione inoltre, serve a definire i Comitati popolari di base e i Dipartimenti di orientamento del partito a cui partecipa pressoché tutta la popolazione rifugiata. La struttura dello Stato si sviluppa parallela a quella del Fronte POLISARIO. Secondo la prima Costituzione, che ha modelli di regimi a partito unico, il Segretario Generale del POLISARIO è automaticamente il Presidente della Repubblica, che presiede anche il Governo. I Saharawi hanno voluto costruire un'organizzazione sociale dove tutti sono chiamati a un ruolo attivo, lunità di base è infatti la famiglia, e tutti sono valorizzati: anziani e donne compresi condividono responsabilità a tutti i livelli. Il 90% dellattività politica è infatti affidata alle donne poiché la maggior parte degli uomini è a combattere al Fronte; motivo per cui nei campi ce ne sono molto pochi (gli unici uomini presenti sono vecchi, invalidi e ragazzi in età scolare sotto ai 16 anni). E chiaro, dunque, che il ruolo femminile è stato determinante per la sopravvivenza di questo popolo.

31 Un esempio delle ampie responsabilità e della maggioranza femminile si può trovare nellorganizzazione comunale, che è gestita da un consiglio locale (i Comitati Popolari di Base), in cui sono portati avanti tutti i programmi della vita comunitaria: Artigianato, Educazione, Giustizia ed Alimentazione. La priorità spetta allEducazione e alla Sanità. Il Consiglio, composto di un Presidente, una Segretaria Generale ed una Rappresentante dei vari programmi si svolge due volte la settimana. Esiste poi a livello di ciascuna Dayra un consiglio più ampio composto da quattro Presidenti Comunali (i Sindaci) e dai Direttori dei vari settori, sempre a maggioranza femminile. Solo il 5% degli uomini infatti sono rappresentanti in queste assemblee. Molte donne saharawi appartengono allUNMS (Unione Nazionale delle Donne Saharawi), organizzazione fondata nel 1974 con il compito di una continua ed incessante sensibilizzazione a tutte le donne del loro ruolo sociale, della consapevolezza del loro ruolo politico e culturale. LUNMS possiede anche un mensile, 8 Marzo, che è stampato in Spagna e in Algeria. Purtroppo come tante altre iniziative la rivista non possiede molti finanziamenti e la sua sopravvivenza è spesso in bilico.

32 MOROCCO AIREGLA MAURITANIA MAURITANIA Western Sahara Zug Hawza La Guera Bou Lanuar Bir Gandouz Techla Guerguerat Bir Mogrein Imlily Guelta Zemmur Baggari Chalwa Al Farcia Sidi Ifni Zag Tiznit Tan Tarfaya Boucraa Las Palmas Atar Choum Dougaj Bentili Zouerate Nouadhibou Boujdour Lanzarote Fuerteventura Gran Canaria Tenerife La Palma Gomera Hierro CANARY ISLANDS Oued Drâa Oued Al Khatt ATLANTIC OCEAN Liaison office Medical unit Identification centre UN team site Berm MINURSO Deployment as of February km mi Paved road Sector boundary Medical station Laayoune Smara Dakhla Agwanit Tindouf Awsard Oum Dreyga Mijek Mahbas Tifariti Bir Lahlou Mehaires FHQ MINURSO LO SHQ NORTH SHQ SOUTH ID LO SOUTHERN SECTOR NORTHERN SECTOR Subkhat Doumas Subkhat Tidsit Sebkha de Chinchane Subkhat Tah Subkhat Aghzoumal Sebkhet Oumm ed Drous Telli Subkhat Tanwakka Sebkhet Ijill Map No Rev. 36 UNITED NATIONS February 2002 Department of Public Information Cartographic Section The boundaries and names shown on this map do not imply official endorsement or acceptance by the United Nations.

33 L'ECONOMIA DEI CAMPI Lo sviluppo di una vera e propria economia autonoma, fondata sullo sviluppo agricolo e della pastorizia non è stato possibile a causa della condizione climatica della zona di rifugio, la scarsezza dellacqua, il tasso di salinità dellacqua e la durezza del suolo. Non ultima anche la sempre imminente possibilità di un ritorno alla propria terra. Tuttavia alcuni tentativi di produzione esistono, anche se non si può parlare di una produzione che sfami lintera popolazione o tutte le persone più deboli e bisognose come gli anziani, i malati, i bambini. Nel settore agricolo sono stati fatti molteplici esperimenti tramite lintervento esterno di Organizzazioni Internazionali. Il bilancio tra produttività e costi di mantenimento delle strutture non sarebbe incoraggiante, ma si è tenuto in conto il valore formativo che questi esperimenti hanno e stanno avendo per gli stessi Sahrawi. Infatti alcuni di essi hanno conseguito una laurea e successive specializzazioni nel settore agricolo con lobiettivo di essere in grado, una volta di ritorno nella propria terra, di gestire le possibilità di sviluppo in questo settore. Tenendo conto, come già detto sopra, della irregolarità di produzione degli orti, che dipende dal funzionamento dei macchinari, e dai fondi disponibili; una stima approssimativa delle coltivazioni degli orti delle 4 Wilayas; dellorto nazionale e di quelli presenti nei tre collegi, va dagli 80 ai 110 ettari coltivati a cipolle, carote, rape, zucche, cocomeri, pomodori con una produzione che varia dalle 400 alle 700 tonnellate. Un ostacolo al pieno sfruttamento delle possibilità produttive è la mancanza o grande scarsità di mezzi di distribuzione e di conservazione. Sempre con i fondi degli organismi internazionali esiste un centro avicolo che riesce a produrre tra i e i polli (tra quelli per carne e per uova). A livello familiare vengono allevati alcuni capi di bestiame per consumo domestico e per vendita che non superano in totale i capi tra pecore e capre. Per i cammelli si calcola intorno ai capi di proprietà di singole famiglie, mentre i cammelli di proprietà governativa sono circa Lutilizzazione del bestiame è sia per la carne, il latte e il burro, sia per ricavarne qualche profitto in denaro per poter acquistare altri prodotti di prima necessità nei piccoli negozi presenti a livello di Wilaya. Questi esercizi sono organizzati da alcune famiglie, e vi si può trovare dal sapone alla frutta, dalle pile e vestiti agli ortaggi, allo zucchero e al thè che è il primo bene di consumo tradizionale per ogni famiglia. Questi piccoli commerci gestiti dalle famiglie, come anche la vendita dei capi di bestiame sono regolati dal Ministero del Commercio che ne stabilisce e controlla i prezzi e le modalità di vendita. Lallevamento governativo dei cammelli viene impiegato per la ripartizione periodica di carne agli ospedali e alle scuole.

34 LE RICCHEZZE ECONOMICHE DEL SAHARA OCCIDENTALE: UNATTRAENTE POSTA IN GIOCO L'interesse del Marocco per il Sahara Occidentale è sicuramente economico. Da un lato, esso, scarsamente popolato, può costituire una valvola di sfogo all'eccedenza demografica marocchina, dall'altro il Sahara viene considerato paese potenzialmente ricco, e ricco di materie prime. La costa del Sahara Occidentale è una delle più pescose dellAtlantico, alla fine degli anni 70 il ricavo toccava 1,3 milioni di tonnellate. Il Marocco ha consentito a pescherecci di diversa nazionalità di sfruttare le risorse ittiche dietro compensazioni finanziarie. Tra il 1986 e il 1988 ha rinegoziato con la CEE il suo accordo di pesca operante con la Spagna dal Il POLISARIO calcola che sulle attività legate alla pesca, che potrebbero raggiungere un fatturato di 1 miliardo di dollari l'anno, si potrebbero ricavare immediatamente posti di lavoro, mentre l'estrazione dei fosfati potrebbe crearne altri Anche il settore petrolifero sarebbe in grado di attirare una numerosa manodopera. Più complessa è la questione dei fosfati e in particolare del giacimento di Bou Craa, uno dei più grandi del mondo, localizzato alla fine degli anni cinquanta e sfruttato industrialmente dagli spagnoli dal E accertata, inoltre, la presenza di ferro e di petrolio, anche se l'abbassamento dei prezzi non rende per il momento utile il suo sfruttamento. Di altri minerali accertati (oro, uranio e cobalto) è per il momento difficile valutare l'importanza dei giacimenti. E accertata anche una vasta falda acquifera sotterranea. Dunque, specie se considerato in rapporto al numero degli abitanti, il Sahara Occidentale non costituirebbe un paese dall'economia impraticabile. Uno studioso del territorio, Xavier Morillas, afferma: "Tre sono gli assi ipotizzabili di sviluppo economico: Il primo è il bacino ittico sahariano, uno dei maggiori del mondo secondo le stime della FAO. Le stime ufficiali di provenienza marocchina parlano oggi di tonnellate di pescato come obiettivo da realizzare sul medio termine, qualora si adottassero tecnologie adeguate allo sfruttamento del patrimonio ittico il pescato sarebbe superiore. Il secondo asse riguarda i fosfati. Il loro prezzo segue quello dei fertilizzanti, il prezzo dei quali a sua volta è legato a quello del grano e di altri prodotti alimentari. In un lasso di tempo di circa tre anni la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) potrebbe collocare sul mercato circa 10 milioni di tonnellate annue di fosfato di qualità superiore, diventando così il quarto paese produttore mondiale. Il terzo asse è quello del turismo, con più di 100 km di costa, con luoghi attrattivi, folcloristici (i mercati di El - Ayoun), artistici (le rovine di Smara), e l'esperienza di vivere in una tenda di nomadi, ecc. Il punto di paragone possibile è con le Isole Canarie che vantano un turismo di dodici mesi su dodici.

35 Sarebbe necessario costruire una rete intensiva di pozzi, costruzione di una rete viaria, potenziamento o recupero delle risorse zootecniche, impianto di sistemi di irrigazione funzionali allo sviluppo agricolo, impianti industriali di varia natura in relazione alla pesca ed alla lavorazione del pesce. Per non parlare del settore terziario, in cui tutto è praticamente da farsi, dalle case, alle telecomunicazioni, dai porti alle strutture sanitarie e scolastiche. Alcuni dati rilevati dallindagine sullo stato nutrizionale della popolazione Saharawi realizzata dal CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli) nel 1997 DATI DEMOGRAFICIMEDIA Tasso di natalità31,0% Tasso di mortalità8,2% STATO NUTRIZIONALE DEI BAMBINI Bambini da 0 a 5 anni con denutrizione acuta 9,9% Bambini da 0 a 5 anni con denutrizione cronica46,4% Bambini da 5 a 10 anni con denutrizione acuta 6,7% Bambini da 5 a 10 anni con denutrizione cronica30,7% Bambini da 1 a 5 anni con anemia moderata o grave71,0% Bambini da 5 a 10 anni c on anemia moderata o grave63,6 STATO NUTRIZIONALE DEGLI ADULTI Donne di 18 a 60 anni non incinte denutrizione moderata o grave15,1% Donne da 18 a 45 anni con anemia moderata o grave60,1% Anziani con denutrizione15,3%

36 BAMBINI E SCUOLE Dallindagine nutrizionale del 1997, pur non risultando malnutrizioni acute tra i ragazzi adolescenti dei due collegi dei campi Sahrawi, si è rilevato un chiaro ritardo dello sviluppo fisico e tra le ragazze in età di procreazione il 60% di anemia conclamata. Un altro aspetto ugualmente importante per la crescita dei bambini e dei ragazzi è rappresentato dalle attività scolastiche, più volte segnalato dal Ministero dellEducazione come una delle maggiori emergenze dovuta alla mancanza di attrezzature e di una formazione adeguata degli insegnanti. Tale proposta riunisce le necessità nei settori delleducazione della sanità e della nutrizione che richiedono azioni puntuali e specifiche il cui esito garantirebbe il buon funzionamento dei collegi e una efficace verifica immediata. Il 70% dei circa Saharawi sono bambini sotto ai 16 anni, poiché verso i 18 si arruolano per il Fronte, (prima di combattere fanno due anni daddestramento). Tutti i giovani sono scolarizzati a livello elementare e medio, la scuola è costruita grazie agli aiuti umanitari internazionali, anche se spesso, purtroppo, sono fatte di materiali e strutture misere. Nei Campi i bambini da 6 a 12 anni frequentano i corsi per il I; II; III; IV livello; dai 12 ai 15 anni vengono radunati in collegi, situati fuori dalle Wilaya. Della scuola se ne occupano soprattutto le donne, e ne è prova il fatto che quasi tutte le madri sono insegnanti.

37 Sono state proprio le donne a fondare, il 14 Marzo 1978, listituto professionale per donne 27 Febrero (27 Febbraio) (data di fondazione della RASD), apparato voluto e approvato anche dal Fronte POLISARIO; e le scuole nazionali 9 de Junio (9 Giugno), (data che ricorda il martirio del fondatore del Fronte POLISARIO El Uali Mustafa Sayed) dove vengono accolti i ragazzi che provengono dalle Wilayas di Auserd, ed El Ayun; e la scuola 12 de Octubre (12 Ottobre), (che fa riferimento alla riunione di Ain Bin Tili nel 1975 dove la nuova generazione, rappresentata dal Fronte POLISARIO, si incontrò con i tradizionali leaders Saharawi riuscendo a raggiungere lUnità Nazionale) che accoglie i ragazzi di Smara e Dahla. In questi collegi gli studenti frequentano il V e VI livello. Esistono anche centri speciali per bambini disabili: Allinterno del collegio 9 di Junio esiste un centro costruito nel 1986 di handicappati fisici che ospita 45 persone (23 femmine e 22 maschi dai 7 ai 15 anni). I ragazzi provengono da tutte le Wilaya. Recentemente ne è stato costruito un altro a Smara e uno a Dahla per handicappati mentali. Dal 1986 sono passati per il centro 2400 persone. Attualmente lhandicap degli ospiti è prevalentemente dovuto alla poliomielite e questo fa capire il livello di copertura vaccinale. La struttura è indipendente come personale e come strutture (cucina, mensa, servizi igienici). I ragazzi del centro del V e VI grado seguono le lezioni nel collegio, mentre i bambini del I e II grado seguono le lezioni in una classe a parte nel centro. I ragazzi con handicap sono più di 45 ma il centro non può ospitarne oltre, anche se inizialmente il centro era stato realizzato per 150 persone, ma non hanno letti e materassi. La palestra è recentemente crollata, fortunatamente di notte, per cui gli attrezzi sono stati spostati in unaula.

38 Gli alloggi per i ragazzi consistono in grandi stanzoni in cui dormono dai 20 ai 30 ragazzi con letti a castello. Le ragazze vivono in simili condizioni ma separate. I ragazzi e le ragazze sono suddivisi secondo la wilaya di provenienza. Non ci sono armadi. Ogni 120 ragazze dai 12 ai 15 anni cè uneducatrice. La giornata scolastica dei bambini della scuola primaria comincia solitamente alle 9.00 di mattina, e termina alle con un intermezzo per una piccola sosta pranzo per un totale di 360 ore di scuola allanno di cui 50 ore di spagnolo. I docenti fanno controlli parziali (compiti in classe) e valutazioni trimestrali (pagelle) sulla base dei controlli parziali. Ogni classe ospita studenti, il numero alto è dovuto alla mancanza di banchi e sedie nonostante la disponibilità dei locali. Lobiettivo principale della didattica è quello di insegnare a scrivere, a leggere e fornire le conoscenze di base. Le materie sono: storia, geografia, grammatica araba, religione (islam), spagnolo, disegno, educazione fisica, scienze naturali, applicazione tecnica, canzoni e danze tradizionali ed attività artigianali quali, ad esempio, la fabbricazione dei tappeti. E inoltre estremamente importante insegnare la pericolosità delle mine, diffuse in numero elevato e non quantificabile. Si cerca quindi di far conoscere i cartelli che indichino la presenza di mine mostrandone tutti i diversi tipi che esistono sul territorio, la cui maggioranza è di provenienza americana. Tramite un intelligente gioco di dadi è mostrato ai ragazzi come comportarsi in caso di pericolo, vengono fatte anche delle prove, in modo che i piccoli imparino a ripercorrere le loro stesse impronte in caso di campi minati. I supporti didattici sono molto scarsi ed i libri di testo del Ministero dellEducazione Algerino non vengono riforniti da anni, quindi sono sciupati e incompleti. La formazione degli insegnanti manca totalmente ed ha gravi ripercussioni sul livello di apprendimento degli studenti, già scarso.

39 Interessanti programmi sono stati realizzati dallUniversità di Murcia (Spagna) con cui il Ministero dellEducazione del Governo Sahrawi ha un accordo di collaborazione per il sostegno annuale per tutte le scuole con: 1) camper ambulante per le attività di tempo libero, con piccola biblioteca e giochi ; 2) insegnamento della lingua spagnola: riqualificazione degli insegnanti con stage a Murcia, la produzione di testi e metodo di insegnamento. Non hanno personale permanente se non per visite brevi. I ragazzi nel tempo libero sincontrano dentro una tenda per parlare, giocare, imparare la cerimonia del thè e suonare; amano molto il calcio e spesso giocano con piccole pietruzze od oggetti di guerra in disuso. Di solito usano lHennet, una pianta che serve a truccarsi, tingersi capelli e mani e a volte viene usata anche come medicina. Durante lestate, i ragazzi Saharawi, vengono ospitati nei paesi europei, opportunità che offre loro modo di rifocillarsi dalla terribile estate dellHammada e di conoscere nuove culture.

40 IL RITO DEL THE Il rito del thè, presso i Saharawi, (detto in Arabo Shai), è una vera e propria arte, risalente a circa 200 anni fa. Luso del bere tre thè; amaro come la vita, dolce come lamore e soave come la morte, prende il nome da tre g, in hassaniya le iniziali di tre parole che significano riunione, brace, calma: il consiglio dei quaranta, infatti, per prendere decisioni importanti sulle tribù, si riuniva in una tenda intorno alla brace, usata per scaldare lacqua del thè, con la calma e la ponderazione necessarie a prendere decisioni importanti. Oggi il rito del thè scandisce i giorni saharawi: in ogni tenda, anche nelle più povere e disadorne infatti, lattrezzatura e gli ingredienti per fare un buon thè non mancano mai: un tipico tavolino arabo molto basso (mida); un grande vassoio dottone o di rame, un fornellino alimentato dalla brace o dal gas, una piccola teiera, tanti piccoli bicchierini decorati con motivi arabeschici, thè verde cinese e zucchero.

41 Per questo popolo il rito del thè, oltre ad essere simbolo damore, è anche lunità di misura per definire il grado dospitalità. Allinterno della tenda, la donna saharawi pone nella teiera, sempre ben riscaldata, lacqua bollente, vi aggiunge una dose di thè e un misurino di zucchero. Quando linfuso, mantenuto sempre caldo sul gas, raggiunge la temperatura di ebollizione, viene versato in un piccolo bicchiere, mentre il rimanente viene lasciato in infusione. Il rito inizia qui: il contenuto del primo bicchierino viene versato dallalto, con gesti abili ed eleganti, da un bicchiere allaltro per decine di volte, in modo da creare in ognuno un piccolo strato di schiuma bianca. Soltanto a questo punto, linfuso della teiera viene versato nei piccoli bicchieri di vetro e servito su un raffinato vassoio circolare. Il rito si ripete per tre volte e può dunque durare anche diverse ore. Bere il thè è anche un modo per comunicare; per esempio quando il bicchierino viene girato nel palmo della mano della persona a cui viene offerto significa che questa persona è attraente e in tal modo, la donna che ha preparato il thè, può mandare il suo messaggio dattenzione in codice. Il thè ha inoltre una funzione reidratante e alimentare, lalto contenuto di zucchero, infatti, diminuisce lappetito e consente di reggere ad una diete molto spartana.

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