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SMART CITIES E COMUNICAZIONE 2.0 Tecnologie e strumenti del comunicare per lo sviluppo di imprese, persone e territori.

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Presentazione sul tema: "SMART CITIES E COMUNICAZIONE 2.0 Tecnologie e strumenti del comunicare per lo sviluppo di imprese, persone e territori."— Transcript della presentazione:

1 SMART CITIES E COMUNICAZIONE 2.0 Tecnologie e strumenti del comunicare per lo sviluppo di imprese, persone e territori

2 Emiliano Negrini Partner FormArea, progetto e sviluppo contenuti multimediali per leditoria e limpresa, mi occupo di comunicazione, di progettazione e realizzazione di strumenti di valorizzazione territoriale, di divulgazione culturale e museale e di digital publishing. Sono su Sono su LinkedIn: Emiliano Negrini

3 Smart cities: di cosa stiamo parlando? Una città è smart quando sa usare in modo efficace le tecnologie I.C.T. per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, per promuovere la sostenibilità ambientale, per sostenere lo sviluppo economico locale.

4 Smart cities: di cosa stiamo parlando? Oggi i processi aggregativi e competitivi avvengono tra città. Scrive Benjamin Barber: Oggi le città globali sono legate le une alle altre e ai mercati globali in modo più vincolante rispetto agli Stati nazione a cui convenzionalmente appartengono, e per questo sono gli elementi ideali per costruire un nuovo ordine globale.

5 Smart cities: di cosa stiamo parlando? Lo sviluppo delle aree urbane è subordinato alla capacità di attirare capitali e persone di talento in grado di generare conoscenza e sviluppare così nuovi settori economici. Per fare ciò oggi è quanto mai necessario rendere smart la città, trasformandola in un luogo in cui le persone hanno la possibilità di condividere conoscenza e partecipazione, sfruttando le tecnologie e la connessione a internet.

6 Smart cities: di cosa stiamo parlando? Ciò che rende oggi competitiva una città è più di tutto la presenza di uninfrastruttura I.T. adeguata e un buon livello di alfabetizzazione culturale dei suoi abitanti. La produzione di intelligenza cittadina oggi si muove attraverso social network, cloud computing, device mobili, Big Data, Internet of Things…

7 Smart cities: di cosa stiamo parlando? Una città è smart quando è capace di: 1. migliorare la qualità della vita di chi lo abita; 2. rendere la mobilità efficiente e non inquinante; 3. valorizzarsi per il turismo e il business; 4. darsi una visione strategica per il futuro; 5. rendere il cittadino attivo e protagonista del territorio; 6. essere sostenibile sotto il profilo ambientale; 7. aumentare con condivisione e partecipazione la cultura diffusa.

8 Smart cities e smart communities In una smart city i cittadini diventano protagonisti sfruttando le reti fisiche e digitali per comunicare tra loro, interagire e partecipare. Una smart city favorisce lo sviluppo di smart communities, connettendo tutti coloro che su quel territorio agiscono e interagiscono.

9 Smart cities e smart communities Digitale e web 2.0 contribuiscono a rendere smart un territorio e la comunità che lo abita, ma non sono elementi di per sé sufficienti. LA TECNOLOGIA DA SOLA NON E SMART, E STUPIDA.

10 Che cosa una smart city NON è Una smart city non è un concentrato di soluzioni e dotazioni tecnologiche; non è (soltanto) grandi infrastrutture e grandi investimenti.

11 Che cosa una smart city potrebbe essere Una smart city potrebbe essere: 1. una rete integrata che connette gli individui su base territoriale; 2. una piattaforma interattiva; 3. una piattaforma che genera dati aperti e sfruttabili; 4. una piattaforma abilitante per le attività e le iniziative di chi la abita: 5. un layer che integra sistemi del passato (trasporti, comunicazione, scambi economici, etc.) e nuovi sistemi da costruire (privacy, opportunità di lavoro, servizi, sicurezza, etc.)

12 Smart city: una definizione operativa Una città o un territorio intelligenti sono piattaforme che consentono ai loro cittadini di creare valore aggiunto, riducendo i costi e valorizzando le attività individuali, verso una cittadinanza attiva e lincremento della conoscenza diffusa. La smart city crea innovazione, attraverso la condivisione e la diffusione di conoscenza.

13 Smart city: cittadini in primo piano Le persone interagiscono scambiandosi informazioni, opinioni, sentimenti. Per farlo oggi utilizzano reti fisiche (piazze, bar, uffici, musei, cinema, etc.) ma soprattutto e sempre di più reti digitali (social network e web 2.0) attraverso device sempre connessi (personal computers, smartphones, tablets). Le persone consumano informazioni e ne producono costantemente, condividendole e valutandole. I cittadini devono essere attivi e protagonisti.

14 Progettare una smart city Il web 2.0 è lambiente naturale per progettare e sviluppare una smart city, ricordando che laspetto tecnologico rappresenta soltanto una parte. Ugualmente importanti sono strategia e comunicazione.

15 Progettare una smart city: strategia Investire denaro nello sviluppo di uninfrastruttura senza una strategia e una visione dellobiettivo e soprattutto senza aver coinvolto da subito i cittadini è miope e fallimentare. Una smart city nasce dallascolto di un bisogno del territorio e dalla condivisione di una visione risolutiva con chi lo abita. Ascolto, partecipazione, condivisione: prospettiva bottom-up.

16 Progettare una smart city: comunicazione In una città intelligente la comunicazione tra cittadini, imprendese e amministrazione è alla pari e in tempo reale. Il pubblico è al servizio del privato ed entrambi contribuiscono al bene comune. I cittadini devono conoscere ciò che riguarda il proprio territorio ed essere sempre posti nella condizione di partecipare alla costruzione di una strategia e di una visione comuni.

17 Progettare una smart city: infrastruttura Il digitale non è una vetrina statica né il luogo di una comunicazione unidirezionale, dallalto in basso. Amministrazione Imprese Cittadini

18 Progettare una smart city: infrastruttura Il digitale non è una vetrina statica né il luogo di una comunicazione unidirezionale, dallalto in basso.

19 Comunicazione nel web Chi comunica scambia reciprocamente informazioni, sensazioni, pareri, emozioni, stati danimo, utilizzando codici non sempre e solo verbali ma anche simbolici, allinterno di un sistema di relazioni. COMUNICARE E NARRARE. NARRARE E METTERSI IN RELAZIONE

20 La crisi, la globalizzazione e la digitalizzazione del mondo (produttivo e non ) hanno reso i mercati iper-competitivi e ultra- selettivi. La cura dellimmagine e della comunicazione aziendale sono chiavi fondamentali per garantire al proprio marchio di rimanere attraente e anzi, con adeguate strategie, rafforzarsi e affermarsi. Comunicazione dimpresa e marketing sono spesso accomunati, ma sono settori distinti che devono essere gestiti da professionalità differenti.

21 La comunicazione dimpresa è uno strumento fondamentale per affrontare il mercato, perché accresce il valore del proprio marchio e prodotto e permette di raggiungere nel modo più efficace il cliente.

22 Comunicazione dimpresa e marketing procedono in parallelo e con strette relazioni, ma presentano differenze forti che è opportuno conoscere.

23 Il marketing è una disciplina atta a soddisfare i bisogni del cliente meglio della concorrenza, in un determinato ambito.

24 BISOGNI CONCORRENTI AMBITO Sono le basi del marketing tradizionale. In particolare i bisogni sono il punto di partenza per qualunque azione di marketing.

25 BISOGNI I bisogni non si creano. Vanno individuati, risvegliati e su di essi deve essere strutturata una proposta di comunicazione e marketing efficace, capace di soddisfarli meglio della concorrenza e allinterno dellambito dato.

26 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Strutturare una strategia significa: 1.studiare i bisogni; 2. capire il funzionamento dellambito specifico; 3.individuare la propria leva di marketing.

27 STRUTTURARE UNA STRATEGIA La leva di marketing scelta deve essere in linea con le esigenze del cliente. Nellambito scelto si deve essere al di sopra della concorrenza, migliori. La proposta deve essere unica e migliore, altrimenti i potenziali clienti non la seguiranno.

28 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Modello delle 4P, di Philip Kotler: una strategia di marketing efficace deve puntare su almeno una delle quattro P. In questa P si deve essere migliori della concorrenza.

29 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Gli elementi da sintonizzare sono: 1.Product - Prodotto 2.Price – Prezzo 3.Place – Formula distributiva 4.Promotion - Comunicazione

30 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Esempio di Product: Apple ha sempre fatto del prodotto lelemento centrale della sua strategia di marketing e comunicazione. Apple crea prodotti unici, percepiti come unici. Oggetti di desiderio.

31 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Esempio di Price: Lidl punta su prezzi bassi e assortimento ampio. La strategia del prezzo da discount, unita a una comunicazione battente, permette di vendere ai clienti più prodotti del necessario, non sempre realmente utili.

32 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Esempio di Place: Ebay basa la sua strategia di marketing sullacquisto diretto dal proprio computer di prodotti che arrivano direttamente a casa propria.

33 STRUTTURARE UNA STRATEGIA Esempio di Promotion: Shokky Bandz Slaps, braccialettini per adolescenti, hanno puntato tutto su una campagna promozionale televisiva molto aggressiva, concentrata su TV e fasce orarie più seguite dal target.

34 STRUTTURARE UNA STRATEGIA: Pain – Claim - Gain 1.Pain – il cliente ha un bisogno che una comunicazione efficace riesce a individuare e sollevare. Il cliente si riconosce nel bisogno e sente lesigenza di uscirne. No pain, no gain: senza un bisogno il cliente non ha bisogno di noi.

35 STRUTTURARE UNA STRATEGIA: Pain – Claim - Gain 2. Claim – il bisogno è manifesto al potenziale cliente: è il momento di proporgli una soluzione, dichiarando che la nostra proposta è migliore di quelle della concorrenza, per almeno uno degli aspetti del modello delle 4 P.

36 STRUTTURARE UNA STRATEGIA: Pain – Claim - Gain 3. Gain – il cliente ha capito di avere un problema e ha ascoltato la nostra proposta: è il momento di convincerlo, mostrandogli che ciò che gli prospettiamo è davvero utile. E il momento di dimostrare che non abbiamo mentito.

37 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO Il marketing è ovunque: 1.sui muri delle case; 2.lungo le strade; 3.sui media, di ogni genere; 4.sugli oggetti che acquistiamo…

38 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO Se il marketing è ovunque, che possibilità abbiamo di farci ancora ascoltare e dimostrare che diciamo il vero? Non sono gli effetti speciali che convincono il cliente, né i dati di mercato, né le statistiche. Non dovrebbe neppure essere il prezzo che, pur garantendo un vantaggio immediato, finisce per impoverire il prodotto.

39 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO La risposta è nel marketing sociale. Ogni individuo si fida di parenti e amici, li interpella spesso per chiedere loro consigli, suggerimenti, pareri su esperienze vissute, luoghi visitati, a quale professionista rivolgersi… Quale prodotto acquistare.

40 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO Le conversazioni oggi si muovono in rete, e non attraverso o siti web – vetrina, ma largamente attraverso i dialoghi fluidi dei social network. Negli Stati Uniti il 34% delle persone si affida ai social network per ricerche mediche (Fonte iCrossing).

41 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO FACEBOOK: 750 milioni di visitatori unici al mese TWITTER: 250 milioni di visitatori unici al mese LINKEDIN: 110 milioni di visitatori unici al mese PINTEREST: 85,5 milioni di visitatori unici al mese GOOGLE+: 65 milioni di visitatori unici al mese

42 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO Un utente medio passa circa 405 minuti al mese su Facebook; altrettanto su Pinterest; 89 minuti su Twitter e 21 su LinkedIn. Molto poco, invece, su Google+, non più di 3 minuti. La comunicazione, oggi, passa attraverso i social network: unefficace comunicazione dimpresa non può prescindere da questi luoghi virtuali (ma intensamente vissuti).

43 DIMOSTRARE CHE NON ABBIAMO MENTITO Unazienda può sfruttare il web 2.0 e i social network per instaurare un dialogo diretto con la propria clientela, acquisita e potenziale. Unazienda può sfruttare il web 2.0 e i social network per costruire intorno a sé una reputazione forte, grazie al marketing sociale, o social media marketing. Il web 2.0 dimostra a un pubblico enorme che unazienda non mente.

44 SOCIAL MEDIA MARKETING I rischi di un cattivo social media marketing sono elevatissimi. Ecco lesempio di Patrizia Pepe.

45 SOCIAL MEDIA MARKETING Patrizia Pepe ha pubblicato una foto di una collezione sulla propria pagina Facebook. Alcuni contatti della pagina hanno segnalato che la modella sembrava anoressica. Il social media manager di Patrizia Pepe ha risposto attaccando pubblicamente e direttamente la persona che aveva criticato. Oggi, a più di un anno dallincidente, il quinto link proposto da google su Patrizia Pepe (e i successivi) relaziona sullaccaduto, con un danno dimmagine forte per lazienda.

46 SOCIAL MEDIA MARKETING

47 Errore simile, forse ancora più grave, è stato compiuto da RTL La radio ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un post sponsorizzato di Golden Point, azienda di calze che ha deciso di delocalizzare la produzione in Serbia, con forti ripercussioni su centinaia di lavoratrici italiane (Omsa di Faenza).

48 SOCIAL MEDIA MARKETING Alcuni utenti della pagina hanno commentato il post con disappunto e il social media manager della pagina di RTL ha speso un intero pomeriggio a rimuovere in tempo reale ogni commento di critica comparisse sulla pagina della radio. In tre ore il passaparola sullincidente aveva raggiunto ogni angolo della rete.

49 SOCIAL MEDIA MARKETING Risultato? E partito un boicottaggio contro RTL 102.5, cercando su google notizie della radio si viene a conoscenza della vicenda. In gergo informatico questo è un #epicfail.

50 SOCIAL MEDIA MARKETING Terzo case study estremamente esemplare è quello di Nestlé. Nel 2010 Greenpeace ha accusato la multinazionale dellalimentare di favorire la deforestazione e lestinzioni degli orangutan sostenendo il mercato dellolio di palma per produrre le sue merendine. Per lanciare lattacco Greenpeace ha pubblicato un video su Youtube che ha avuto milioni di visite dal momento del lancio, nella primavera del 2010.

51 SOCIAL MEDIA MARKETING Nestlé ha prima cercato di far censurare il video, accusandolo di violazione del marchio aziendale. Greenpeace ha risposto con una campagna fortissima di commenti negativi sugli spazi di Nestlé sui principali social network, in particolare Facebook. Nestlé ha allora cercato di cancellare tutti i commenti negativi dalla propria pagina, con esiti ulteriormente negativi.

52 SOCIAL MEDIA MARKETING Nestlé ha quindi scelto la via della censura e della negazione del problema, lasciando alle opinioni della sola Greenpeace la luce dei riflettori: chi frequentava la pagina Facebook di Nestlè ( persone a oggi) si trovava facilmente a simpatizzare con la causa dellassociazione ambientalista. Dopo alcuni mesi di stallo, Nestlé ha cambiato la propria linea, accettando il confronto con Greenpeace.

53 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE 1. Cliente e azienda sono sullo stesso piano. Devono poter conversare, collaborare, scambiarsi informazioni e commenti in una logica da pari a pari.

54 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE 2. La trasparenza è un dovere imprescindibile. In rete non si può nascondere nulla: unazienda che cerca di barare viene smascherata subito e messa alla berlina.

55 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE 3. In rete comanda il cliente. Le aziende devono imparare ad ascoltare e cercare di migliorare sempre più la propria proposta, mostrando interesse, passione, disponibilità rispetto alle esigenze e alle eventuali critiche del cliente.

56 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE 4. Rispetto, precisione e cortesia. Se si allontana un cliente in malo modo questi lo dirà ai suo amici: 5-10 persone. Se lo si allontana maldestramente in rete questi lo dirà a 100 persone, che lo diranno ad altre 100, che lo diranno ad altre 100…

57 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE Tecniche per la gestione delle persone sui social. 1. Mai criticare, condannare o lamentarsi: costruire un dialogo anche se si è in disaccordo con la critica subita. 2. Dare importanza ai clienti, approvando le parti dei loro commenti che si trovano più condivisibili. 3. Impegnarsi per realizzare le loro richieste nei limiti del possibile, senza mentire, o quanto meno non stroncarle con risposte definitive o censorie.

58 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE Tecniche per la gestione delle persone sui social. 4. Dimostrare reale interesse alle esigenze e alle richieste delle persone: costruire empatia, mai comunicare distacco o senso di superiorità. 5. Chiamare sempre per nome le persone, in modo amichevole ma rispettoso, mai amicale. 6. Incoraggiare il cliente a spiegarsi e raccontarsi. Mai censurare: meglio favorire commenti e dibattiti piuttosto che censura e cancellazioni.

59 SOCIAL MEDIA MARKETING – ERRORI E REGOLE Tecniche per la gestione delle persone sui social. 7. Discutere dei punti che il cliente critica, in modo aperto. Di fronte a una critica il problema è emerso, presente: nostro compito è risolverlo, non negarlo. 8. Non mentire mai. Le bugie hanno le gambe corte e in rete sono cortissime…

60 RETI SOCIALI Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn, Pinterest, Instagram sono alcuni dei tanti strumenti digitali basati sul funzionamento delle reti sociali delle persone che li utilizzano

61 RETI SOCIALI Le reti sociali sono gruppi di persone (dette nodi della rete) connessi tra loro con legami di vario tipo (parentela, amicizia, rapporti professionali o affettivi, etc.).

62 RETI SOCIALI Non tutti i nodi (non tutte le persone) da cui una rete sociale è composta hanno lo stesso peso, la stessa importanza. Alcuni nodi più rari, più difficili da individuare, hanno una capacità insolita di fare rete, più alta del normale: sanno, in altre parole, far scoccare la scintilla e propagarla lungo la rete.

63 RETI SOCIALI ESPERTI CONNETTORI PERSUASORI Gli Esperti sono nodi sempre informati sulle novità che compaiono nel loro ambito di riferimento. Quando un nodo deve acquistare un prodotto, spesso decide di rivolgersi a un Esperto allinterno della sua rete sociale. LEsperto non sempre gli consiglierà un marchio, ma saprà fornirgli molti elementi utili alla scelta.

64 RETI SOCIALI ESPERTI CONNETTORI PERSUASORI I Connettori non per forza conoscono ciò che gli viene richiesto, ma conoscono un Esperto in grado di fornire le informazioni necessarie. I Connettori hanno reti sociali molto estese e traggono soddisfazione dal riuscire a farle funzionare, dal mettere in relazione nodi della propria rete.

65 RETI SOCIALI ESPERTI CONNETTORI PERSUASORI I Persuasori sono nodi carismatici, capaci di stimolare desiderio rispetto a ciò di cui parlano, a ciò di cui raccontano. I Persuasori non sono necessariamente esperti del settore di cui si riferiscono, ma sanno comunicare con estrema efficacia.

66 RETI SOCIALI ESPERTI CONNETTORI PERSUASORI Se il messaggio lanciato da un Esperto raggiunge e interessa un Connettore che riesce a propagarlo fino a un Persuasore la rete sociale si attiva e inizia a diffondere il proprio messaggio a centinaia e presto migliaia di altri nodi. Ogni nodo sarà contemporaneamente consumatore del messaggioe suo ulteriore propagatore.

67 RETI SOCIALI: IL CASO DI WORLD OF WARCRAFT Blizzard Entertainment è una casa di produzione di videogiochi con sede in California e succursali in molti paesi del mondo, tra i leader del settore. Nel febbraio 2005 ha lanciato in Europa World of Warcraft, un videogioco di strategia da giocare in rete.

68 RETI SOCIALI: IL CASO DI WORLD OF WARCRAFT Dopo la prima notte di vendite online il gioco era stato acquistato da persone. Dopo la prima settimana si erano vendute copie. Il doppio di quanto si stimava lintero mercato videoludico europeo potesse sostenere.

69 RETI SOCIALI: IL CASO DI WORLD OF WARCRAFT Dopo 7 anni dal lancio sono state vendute più di 15 milioni di copie di World of Warcraft, e 10 milioni di account risultano ancora attivi e utilizzati. World of Warcraft è il più grande successo di vendite della storia del videogioco. Prima di quel momento Blizzard Entertainment era importante, ma non il leader di mercato.

70 RETI SOCIALI: IL CASO DI WORLD OF WARCRAFT Blizzard Entertainment ha saputo usare al meglio lo strumento delle reti sociali: per tutto il periodo dello sviluppo del gioco (durato alcuni anni) ha studiato, seguito e analizzato i forum online dei possibili clienti del prodotto, capendo i loro desideri e individuandone i nodi più importanti. In un periodo lungo Blizzard ha curato le relazioni con i nodi della rete sociale che stava creando intorno a sé.

71 RETI SOCIALI: IL CASO DI WORLD OF WARCRAFT Blizzard Entertainment non ha sprecato risorse particolari in marketing convenzionale ma si è concentrata sulla rete sociale costruita intorno a World of Warcraft. Ogni nodo coinvolto ha propagato agli altri il senso di attesa e desiderio verso un prodotto non ancora visto, ma immaginato come inevitabile e imprescindibile.

72 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Come comunicare le imprese turistiche attraverso i social media? Lofferta turistica è variegata e ricchissima, il mercato saturo, i competitors aggressivi e preparati, le risorse economiche a disposizione per un marketing che potrebbe essere su scala globale sono quasi sempre ridotte.

73 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Come comunicare le imprese turistiche attraverso i social media? Per molte aziende la risposta sono i blogger indipendenti. La rete mette a disposizione di chiunque, gratuitamente, ottimi strumenti di comunicazione e partecipazione, fruibili anche in mobilità e gestibili anche da persone digiune di informatica. Twitter, Facebook, Tumblr, Wordpress, Flickr, Instagram, etc.

74 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Come comunicare le imprese turistiche attraverso i social media? Fare blogging significa aggiornare un diario pubblico collocato in rete, potenzialmente raggiungibile da chiunque. Un blog può ospitare testi, fotografie, video, file audio. Un blog può essere collegato ai principali social network con semplici e automatici strumenti di condivisione, o essere esso stesso collocato direttamente su un social network.

75 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Come comunicare le imprese turistiche attraverso i social media? Un blogger è un viaggiatore che di giorno esplora un territorio e di sera aggiorna la sua rete sociale su ciò che ha visto, sui luoghi che ha visitato, sulle esperienze vissute, sul cibo, su cosa vedere e cosa tralasciare. Un blogger racconta un territorio.

76 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Come comunicare le imprese turistiche attraverso i social media? Un blogger è un viaggiatore che di giorno esplora un territorio e di sera aggiorna la sua rete sociale su ciò che ha visto, sui luoghi che ha visitato, sulle esperienze vissute, sul cibo, su cosa vedere e cosa tralasciare. Un blogger racconta un territorio.

77 RETI SOCIALI: BLOGTOUR La Regione Emilia Romagna ha lanciato Blog Ville. Costa Crociete ha proposto Costa Blog Tour 2012 per ricostruire la propria immagine danneggiata. Il Comune di Pisa promuove il Pisa Blog Tour da alcuni anni. MARKETING TERRITORIALE IN CHIAVE SOCIALE

78 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Il racconto di un territorio da parte di un blogger indipendente assume caratteristiche di affidabilità e genuinità. Il blogger non viene pagato dallente del turismo e quindi, agli occhi di chi ne segue il viaggio, appare come onesto e affidabile. Il racconto appare di prima mano, non mediato.

79 RETI SOCIALI: BLOGTOUR L80% degli utenti di social media li usano per decidere le mete dei propri viaggi. Quasi ognuno di loro si fida del parere di amici, conoscenti, contatti, ritenendoli affidabili.

80 RETI SOCIALI: BLOGTOUR Un travel blogger può, a costo basso: 1.dare visibilità alla destinazione turistica sfruttando la rete; 2.dare informazioni turistiche in uno spazio intuitivo e genuino; 3.sfruttare i social media per una rapida diffusione dei contenuti multimediali relativi alla meta del viaggio; 4.trasformare la comunicazione commerciale e istituzionale in narrazione.

81 LIMPRESA COME NARRAZIONE Lessere umano per sua natura preferisce la narrazione, lo storytelling, ad altre forme di comunicazione. La narrazione non si limita a fornire informazioni, ma offre una chiave di lettura, un senso di appartenenza allindividuo. Una storia permette di collocare un prodotto in un quadro di valori, di esperienze, in un contesto storico e geografico, dando senso di appartenenza. Lappartenenza crea fidelizzazione.

82 LIMPRESA COME NARRAZIONE Attraverso la narrazione il cliente comprende quellinsieme di valori invisibili e intangibili che stanno dietro ad un prodotto e se ne sente parte. La narrazione coinvolge il cliente. Lacquisto non è più soltanto lappropriarsi di un prodotto, ma diventa lentrare in un sogno, in un desiderio.

83 LIMPRESA COME NARRAZIONE Per narrare unimpresa serve unanalisi seria e competente del prodotto, dellazienda, del target, del mercato. E unanalisi che si compie studiando il mondo, la gente, le tendenze e le abitudini. Ogni narrazione è diversa a seconda di ciò che si intenda comunicare. Trendscouting e anticipazione dei bisogni.

84 LIMPRESA COME NARRAZIONE Le regole di una corretta narrazione: 1.heritage – richiamarsi a un passato comune, alla propria storia. 2.Coinvolgimento – il cliente deve sentirsi attivo, parte in causa. 3.Corretta struttura narrativa – ogni storia si regge su regole. 4.Usare i media più appropriati – quale canale è più efficace? 5.Onestà intellettuale sempre – le bugie hanno le gambe corte. 6.Essere originali, singolari – la noia è sempre dietro langolo.

85 DALLO STORYTELLING ALLA CONTENT CURATION Lascolto di una storia modifica la percezione che ciascuno di noi ha della realtà. Delegare a terzi la narrazione offre una garanzia di affidabilità e una reputation maggiore. Se sono altri a parlare bene di noi, il target del nostro piano di comunicazione si fida con maggiore probabilità.

86 DALLO STORYTELLING ALLA CONTENT CURATION La Content Curation è la ricerca, produzione, selezione, conservazione e ricondivisione di contenuti di elevata qualità editoriale intorno a un tema o a un prodotto. Unefficace Content Curation arricchisce il territorio creando esperienze ed emozione secondo la logica propria dellindustria editoriale: fare raccontare ad altri la storia che noi vogliamo sia raccontata.

87 DALLO STORYTELLING ALLA CONTENT CURATION Le cartoline illustrate sono esempi di Content Curation ben riuscita: per decenni hanno rappresentato un efficacissimo veicolo di marketing e comunicazione territoriale attraverso terzi.

88 DALLO STORYTELLING ALLA CONTENT CURATION Oggi le cartoline illustrate seguono altre strade e sono pubbliche: Facebook, Picasa, Flickr, Instagram, Blog, Youtube…

89 DALLO STORYTELLING ALLA CONTENT CURATION Chi visita un territorio comunica costantemente di quel territorio e da quel territorio: attraverso hastag su Twitter o Instagram, attraverso Facebook, attraverso TripAdvisor e forum di viaggio, attraverso blog dedicati o siti fotografici come Flickr. Compito di chi fa Content Curation per un territorio è quello di ascoltare i racconti di chi parla del territorio, selezionarli, curarli, pubblicarli secondo i propri interessi e strategie, senza mai modificarli.

90 Compiti del Content Curator - Cerca sul web e sui social network tutte le informazioni relative al territorio di cui si occupa attraverso parole e persone chiave. - Segue chi parla del territorio e identifica i nuovi influencer. - Pubblica solo le informazioni utili alla sua strategia: contenuti veri e rilevanti.

91 COME FARE UNA BUONA CONTENT CURATION 1.Essere attori protagonisti dellecosistema dei contenuti. Non solo rilanciare contenuti prodotti da altri, ma stimolarne la produzione con domande, suggerimenti, contest; produrre contenuti; selezionare e ripubblicare contenuti di altri: creatività, ricchezza, precisione, qualità sono premiate con la fidelizzazione del cliente (o potenziale cliente). 2.Essere regolari nelle pubblicazioni. Chi segue i nostri contenuti si aspetta una certa regolarità: non importa una precisione eccessiva, ma darsi un piano editoriale e rispettarlo è fondamentale per guadagnarsi pubblico e reputazione. 3.Essere multipiattaforma. Il pubblico segue molti canali diversi: i contenuti devono essere là dove il pubblico si trova, senza esclusioni o ambiti lasciati scoperti.

92 COME FARE UNA BUONA CONTENT CURATION 4. Partecipare e creare partecipazione. Non basta pubblicare, si deve anche partecipare in modo discreto e giustificato nelle conversazioni altrui che ci coinvolgono, commentare e rispondere se è richiesta la nostra presenza, etc. Porre sempre molta attenzione a ciò in cui si interviene o ai contenuti che si ripubblicano. Ripubblicare significa fare proprio il pensiero altrui. 5. Condividere non significa appropriarsi dei contenuti di altri. Sempre citare la fonte e darle credito, spazio, rilevanza. Un contenuto senza fonti è, nella migliore delle ipotesi, un contenuto inaffidabile. Obiettivo del Content Curator è costruire intorno a sé (e al prodotto) un canale di comunicazione di qualità riconoscibile e riconosciuta, affidabile, veritiero, puntuale, preciso.

93 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le immagini hanno un potere enorme, sono facili da usare, facili da comprendere, facili da condividere. Permettono di superare le difficoltà e le barriere linguistiche e cognitive. Costano relativamente poco e rendono molto.

94 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation 1.Fotografie. 2.Videoproduzioni. 3.Graphic novels e fumetti. 4.Infografiche e data visualization. 5.Slideshow.

95 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le fotografie sono di due tipi: professionali o amatoriali. Le fotografie professionali, ottenibili a costi limitati, sono di fortissimo impatto comunicativo e dovrebbero essere utilizzate per i siti web (istituzionali e di rappresentanza), per la comunicazione cartacea e tradizionale e nella Content Curation come documentazione sul territorio interessato. La cura di immagini professionali è piuttosto semplice utilizzando software di editing fotografico come Adobe Lightroom, Adobe Photoshop, Gimp (opensource) o altri.

96 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le fotografie amatoriali sono solitamente di qualità molto inferiore ma garantiscono maggiore freschezza e nessun impegno economico o organizzativo nella realizzazione. Luso di applicazioni mobili come Instagram (ben connessa con Facebook) permette di ottenere canali comunicativi estremamente frequentati dal pubblico a costi minimi e con forti potenzialità di socializzazione e condivisione.

97 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le produzioni video sono costose e complesse sotto il profilo organizzativo, ma garantiscono ottimi risultati di immagine e di comunicazione. Sono da utilizzare sui canali di comunicazione istituzionale: sito web, canale Youtube, media tradizionali, ma anche da utilizzare in brevi clip come contenuti per il Content Curator e sui social network.

98 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le graphic novels e i fumetti sono uno strumento piuttosto nuovo di Content Curation, ma davvero efficace e interessante. Kubasta sta proponendo unapp rivolta alla storia urbanistica di Bologna (M-App | Visioni di storia: ); lUniversità di Bologna ha rilasciato Marsilis Spirit (http://www.youtube.com/watch?v=6iFqCyvaYIE)

99 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le infografiche o data visualization sono grafici animati (o meno) che trasmettono contenuti in modo interattivo, accattivante, graficamente complesso e gradevole. Sono oggetti abbastanza costosi, utili per la comunicazione istituzionale ma che funzionano molto bene anche sul lato social.

100 COSTRUIRE CONTENUTI Contenuti visuali per la Content Curation Le slideshow sono sequenze narrative di immagini o grafiche statiche, collegate da effetti di montaggio, o raccolte di slide informative possibilmente appaganti sotto il profilo grafico. Utili nelle presentazioni ma anche nella comunicazione istituzionale; sono meno forti in ambito social.

101 COMUNICARE IN MOBILITÀ Smartphone e tablet hanno rivoluzionato le forme (e i luoghi) di fruizione di contenuti: il numero di accessi a internet da supporti mobili è in costante e forte aumento in tutto il mondo, con numeri molto alti in Italia. La comunicazione mobile è diretta e personale e segue regole in parte diverse rispetto a quelle valide per la normale comunicazione via web.

102 COMUNICARE IN MOBILITÀ Studi hanno riscontrato come in America gli utenti di smartphone passino mediamente 94 minuti al giorno sulle loro app mobili contro i 72 passati sui browser mobili. Contemporaneamente si sta riducendo il tempo dedicato allaccesso a internet da computer rispetto a quello da mobile. Laccesso a internet avviene sempre più in mobilità e sempre più attraverso applicazioni.

103 COMUNICARE IN MOBILITÀ 1.Ergonomicità dei contenuti Lutente mobile non ha tempo di cercare informazioni allinterno di siti complessi. La navigazione è quasi sempre touch e richiede siti responsive o almeno adatti al tipo di supporto. 2.Place based contents Chi usa un supporto mobile cerca informazioni precise e dedicate al territorio che sta esplorando, meglio ancora se legate direttamente ad esso dal sistema gps integrato nello smartphone o nel tablet. 3.Uso delle app Fino a un paio di anni fa sembrava che le app avrebbero spazzato via il web. Oggi non è più così, ma esistono comunque app per ogni esigenza, relative a quasi ogni luogo e capaci di rispondere a quasi ogni quesito.

104 COMUNICARE IN MOBILITÀ Le app hanno una forte potenzialità perché: 1.Sono ambienti chiusi ma integrati con i social network. 2.Al cliente garantiscono un forte valore aggiunto a basso costo. 3.Restano sempre con sé, sul proprio smartphone o tablet. 4.Garantiscono partecipazione, interattività, appartenenza. 5.Sono sempre aggiornabili dal produttore.

105 COMUNICARE IN MOBILITÀ Skyscanner - permette di individuare e prenotare voli economici: ovunque%21/id ?mt=8 ovunque%21/id ?mt=8 Blink Booking – per prenotare hotel allultimo minuto: TripIt - aiuta nellorganizzare il viaggio: Side-Car – aiuta a trovare passaggi in auto (car sharing): idUSLNE86801T ?feedType=RSS&feedName=businessTravel idUSLNE86801T ?feedType=RSS&feedName=businessTravel


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