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La casa come «macchina per abitare» Charles-Edouard Jeanneret, Le Corbusier è uno dei primi teorici dell'architettura contemporanea. A lui si deve l'organizzazione.

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Presentazione sul tema: "La casa come «macchina per abitare» Charles-Edouard Jeanneret, Le Corbusier è uno dei primi teorici dell'architettura contemporanea. A lui si deve l'organizzazione."— Transcript della presentazione:

1 La casa come «macchina per abitare» Charles-Edouard Jeanneret, Le Corbusier è uno dei primi teorici dell'architettura contemporanea. A lui si deve l'organizzazione del primo CIAM (Congresso Internazionale d'Architettura Moderna), tenutosi nel 1928 a La Sarraz, in Svizzera. L’opera che può essere considerata come il manifesto del suo modo di concepire l'architettura è Villa Savoye, costruita a Poissy, in Francia, tra il 1929 e il 1931.Villa Savoye

2 Lo slogan di Le Corbusier ha promosso almeno due diverse interpretazioni: si tratta di una macchina messa a punto dalla nuova «civilisation» al fine di poterci abitare, per proporre e distribuire socialmente un «comfort» (vocabolo molto di moda negli anni ' 20) adeguato alla vita moderna, separando così nettamente l' idea stessa dell' abitare dallo strumento, oppure esso nasconde l' invito a considerare la funzione stessa dell' abitare come «machine», qualcosa quindi che si può ridurre a funzionamento, che si può decostruire e ricostruire nelle sue parti secondo l' energia dissociativa e, insieme, positiva che percorre molte delle posizioni dell' avanguardia?

3 La costruzione, di due soli piani, ha una pianta rigorosamente quadrata e si regge su degli esilissimi colonnini in calcestruzzo armato chiamati pilotis, termine francese che può tradursi come «palafitte».

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6 Partendo dal basso si ha un portico coperto sotto al quale si può accedere direttamente in automobile. Oltre al garage con tre posti macchina vi sono i servizi di lavanderia e un piccolo appartamento per l'autista. Dal portico, in diretto contatto con il verde del prato circostante, si accede al primo piano mediante due rampe inclinate con dolce pendenza. Poiché tutta la struttura è in calcestruzzo armato le pareti non hanno funzione portante (sono solo i pilotis che reggono i solai) e dunque possono essere disposte in piena libertà, secondo le esigenze di progettazione e di organizzazione dello spazio pensate dall'architetto.

7 Dal grande giorno rettangolare si accede a una singolare terrazza a «L», invisibile da fuori in quanto chiusa su entrambi i lati esterni dalle bianche pareti delle facciate. Una ulteriore rampa, infine, conduce alla copertura piana.

8 Qui sono ricavati il solarium, lo stenditoio e il giardino pensile, protetti dagli sguardi indiscreti per mezzo di un setto di muro sagomato con morbide forme, generate in pianta dal rigoroso raccordo di cerchi ed ellissi.

9 [a] La pianta è rigorosamente quadrata…

10 [b] e si regge su degli esilissimi pilotis a sezione circolare.

11 [c] Partendo dal basso si ha un portico coperto sotto al quale si può accedere direttamente in automobile.

12 [d] Dal portico, in diretto contatto con il verde del prato circostante, si accede al primo piano.

13 [e] Il grande soggiorno rettangolare ha ampie finestrature orizzontali a nastro.

14 [f] Il solarium, lo stenditoio e il giardino pensile sono protetti da un setto di muro sagomato con morbide forme.

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18 Nel complesso la costruzione appare come un assemblaggio di volumi geometrici puri, assolutamente estranei all'ambiente circostante, dal quale emerge con voluta e singolare chiarezza. Egli ritiene che se un'architettura obbedisce con rigore razionale a tutte le necessità funzionali a essa connesse, non può essere in contrasto con l'ambiente e il paesaggio circostanti. Villa Savoye, dunque, è il miglior prototipo dei cinque punti della nuova architettura di Le Corbusier: 1. i pilotis; 2. il tetto-giardino; 3. la pianta libera; 4. la finestra a nastro; 5. la facciata libera.

19 I pilotis sono degli esili pilastrini in calcestruzzo armato. La loro funzione è quella di isolare la residenza dal terreno. «Il cemento armato rende possibili i pilotis. La casa è nell'aria, lontano dal terreno; il giardino passa sotto casa, il giardino è anche sopra la casa, sul tetto». Il tetto-giardino è funzionale all'evoluzione tecnologica. Poiché il tetto deve essere impermeabile Le Corbusier teorizza una «misura particolare di protezione: sabbia ricoperta di lastre spesse di cemento, a giunti sfalsati. Questi giunti sono seminati di erba. Sabbia e radici non lasciano filtrare l'acqua. I giardini-terrazze diventano opulenti: fiori, arbusti e alberi, prato».

20 La pianta libera, resa possibile dall'uso dei solai in calcestruzzo armato, retti da pochi ed esili pilotis, lascia al progettista la possibilità di organizzare gli spazi di ogni piano senza ricalcare quelli dei piani sottostanti «Grande economia di volume costruito, impiego rigoroso di ogni centimetro. Grande risparmio di denaro. Razionalità agevole della nuova pianta!»

21 La finestra a nastro (fenétre en longuer) rivoluziona l'aspetto delle moderne facciate. Il suo sviluppo orizzontale, reso possibile dall'uso dei solai in calcestruzzo armato e dal conseguente alleggerimento delle pareti, consente una maggior penetrazione luminosa e una più idonea corrispondenza tra funzione interna e forma esterna. In questo modo «le finestre possono correre da un bordo all'altro della facciata». La facciata libera discende ancora una volta dalla struttura dei solai e dei pilastri in calcestruzzo armati. Questi ultimi sono arretrati rispetto alle facciate che possono assumere sempre nuove configurazioni in relazione alle funzioni degli spazi interni. Solo così la casa può assumere il ruolo di «macchina per abitare»

22 Le teorie di Le Corbusier trovano applicazione anche nella progettazione di grandi complessi di abitazione e, addirittura, di intere città. A questo fine nel 1947 l'architetto elabora il Modulor che, sulla base delle proporzioni umane individua una serie di multipli e sottomultipli geometrici in base ai quali dimensionare le costruzioni

23 Nasce da questo studio la realizzazione dell'Unità di abitazione a Marsiglia in cui Le Corbusier consente, con il suo progetto, la concentrazione di un numero altissimo di alloggi all’interno di un unico e complesso organismo edilizio polifunzionale. Si tratta dell'edificio per civile abitazione più grande mai costruito. Esso è composto da ben diciassette piani, è percorso al suo interno da sette strade coperte, a loro volta interconnesse da scale e blocchi ascensori, che servono 337 appartamenti di vari tagli per un numero massimo di circa 1500 abitanti.

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25 Una delle strade coperte interne all’Unitè di abitazione

26 Quasi tutte le cellule abitative sono del tipo duplex, cioè disposte su due diversi livelli accessibili mediante una scala interna. Ciò consente di creare spazi più liberi e mossi e meglio rispondenti alle esigenze dell'abitare quotidiano. Essa rimane una sorta di gigantesco laboratorio sperimentale, più che una macchina per abitare perfettamente funzionante.

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30 Le Corbusier sosteneva che una cellula minima deve essere completata con servizi comuni, lo sport e il tempo libero devono diventare una manifestazione domestica e quotidiana. Sovrapponendo le cellule si ottenevano strutture abitative complesse. In questa concezione modernista di abitazione si è cercato sempre di contenere lo spazio della casa all'interno di un existenz minimum, dove le attività erano compresse attorno ai movimenti di un corpo statico costretto a relazionarsi con l'architettura attraverso una serie di gesti e stili di vita sempre uguali e ripetuti. Sport ed altre attività avvenivano nei cosiddetti servizi comuni. Un esempio è costituito, poi, dal grande piano per la città indiana di Chandigarh, dove progetta un tessuto a maglie regolari diviso in vari settori (potremmo definirli anche quartieri) dotati di scuole, attrezzature sportive, verde pubblico e strade commerciali, oltre naturalmente ad abitazioni, per un totale di abitanti, che può variare dai 1000 ai

31 Anche Le Corbusier, come Wright, è capace anche di architetture monumentali. È il caso della Cappella di Notre-Dame-du-Haut. di Ronchamp, presso Belfort. Si tratta della prima volta che la tipologia dell'edificio sacro viene rivisitata in chiave veramente moderna, con l'impiego di un materiale nuovo e di per sé brutale quale il calcestruzzo armato.

32 L'edificio si compone di un'unica navata di forma assai irregolare. Tre piccole cappelle indipendenti sono ricavate in altrettante piegature dei tre robusti setti murari che delimitano la navata stessa. Qui Le Corbusier viene meno a uno dei principi dell’architettura razionalista (l’uso di angoli retti) in quanto qui utilizza la curva

33 Le tre cappelle terminano in altrettanti campanili di forma semicilindrica, mentre la copertura è realizzata con un'unica gettata di calcestruzzo modellata come se si trattasse di una gran vela rovesciata.

34 Per aumentare il senso di leggerezza dell’insieme la copertura, che conserva il caratteristico colore grigiastro del cemento, non appoggia direttamente sulle pareti ma su corti pilastrini affogati nella muratura

35 All'interno la luce entra attraverso decine di aperture delle più varie forme. Feritoie, finestre, vetrate e frangisole determinano suggestivi effetti di luce, valorizzati dal netto contrasto tra il bianco dell’intonaco a calce del muro e il grigio sporco del cemento Osservando il soffitto dall’interno si percepisce una lama di luce che penetra tra i muri e la vela in calcestruzzo, come se potesse volare via da un momento all’altro

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