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Esempi di fonti pubbliche e private. GRUPPI E INDIVIDUI CHE PRODUCONO DIRETTAMENTE LE FONTI ATTRAVERSO CUI PARLARE DI SE GRUPPI E INDIVIDUI CHE PARLANO.

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1 Esempi di fonti pubbliche e private

2 GRUPPI E INDIVIDUI CHE PRODUCONO DIRETTAMENTE LE FONTI ATTRAVERSO CUI PARLARE DI SE GRUPPI E INDIVIDUI CHE PARLANO INDIRETTAMENTE ATTRAVERSO FONTI PRODOTTE DA ALTRI

3 Milano marzo 1848 Venezia Brescia marzo 1849 Livorno maggio 1849

4 Lettere Diari Memorie

5 Come vuoi tu pensare a recitare? Tutto è guerra: del teatro non se ne parla neppure in nessun luogo. […] Cittadini e contadini, tutti sotto larmi […]. Aggiungi, ogni affare, ogni commercio arenato, le comunicazioni incerte, sospese...credo che chi parlasse daprir teatro lo fischierebbero. E deveesser così anche a Milano. […] Ora il teatro è morto e sepolto almeno per un anno; che la guerra non finirà in pochi giorni; e dopo la guerra rimarrà il parapiglia, il disordine di tutti questi Municipii eretti in tanti governi; e ce ne vorrà a riavere la calma necessaria perché si pensi al teatro! […] Ecco quel che ti può dire il comico. Ora come cittadino; sappi che cammino, scrivo, consiglio, e che, o a Verona, o a Udine vado a battermi anchio. Questi paesi sono elettrizzati tanto quanto io non isperava. (Lettera a G.P. Calloud, attore drammatico e direttore di compagnia., Treviso, 3 aprile 1848)

6 Tu vorresti dunque chio – come tu dici – italianissimo mi facessi innanzi per entrare a far parte di unAssemblea che deve inaugurare uno stabile Governo e fare sparire il provvisorio in una città dItalia che ha ripudiato il nome di Repubblica e si è mantenuta senza nome ed ha fino a questoggi rigettata la nobile missione di porsi a centro della vita italiana, quando che Papa e dottrinari tradiscono, seducono, addormentano e strozzano tutte le parti dItalia? LAssemblea non sarà composta di quei che piansero allorché fu acclamata la Repubblica, sarà, come al solito, davvocati, letterati e uomini poetici […]. Io non mi metto in una Assemblea che mentre Italia si contorce nellagonia, non osa prendersi da Dio un bel mandato di salvare lItalia […]. Non vengo ad insultare alla patria che muore discutendo legalità leguleie. […] Se Venezia mi desse unAssemblea duomini dellErbaria, della Riva, del Traghetto, disposti a troncar ambagi, riserve, cautele forensi, mascherate gesuitiche, come quei bravi Arsenalotti trascurarono le incertezze e decisero in un minuto rivoluzione e vittoria con un colpo di trivella e di mannaia, io ti direi vengo subito e non perderei tempo in preparativi di viaggio. QuellAssemblea, guidata dal buon senso naturale, capirebbe subito che quel che Roma non fa deve farlo Venezia, che ogni altra città ove la voce non sia strangolata è buona per proclamarvi lItalia una, repubblicana per volontà di Dio e per diritto di popolo; […] finirebbe insomma, dun tratto, quella sciagurata farsa del limbo politico, la quale va a finire inevitabilmente nella resa di Venezia allaustriaco. Ma lAssemblea di Venezia non farà cose intere. […] quella del 1849 sarà anchessa un rimedio danime di pulci educate nelle vecchie parrucche dellultimo Senato della Serenissima. […] No, caro Orazio, io non verrò a mettermi 5° o 6° in una impotente minorità, cui le 70, 80 iene della moderazione non lascerebbero neanche parlare; non tengo ad espormi allinsulto subito da Revere, Mordini e DallOngaro, certo comio sono che nel medio-ceto e nella nobiltà veneta troverei tanti Opimii pronti ad aizzare il popolo contro il tribuno che dalla scena osasse passare allo scanno di Deputato. (Lettera ad Orazio Cerini, Firenze, 10 [gennaio] 1849)

7 Innanzi tutto il tradimento dei nostri principi, poi la brutalità austriaca favorita dai gesuiti e dai ricchi, infine i repubblicani francesi che vengono ad uccidere la nostra libertà nellultimo suo riparo. Oh, mio Dio, vè di che impazzire! Almeno qui sembrano ben decisi a cadere con onore. LAssemblea nostra ha risposto ai commissari francesi, venuti per intimare la sottomissione al Papa, che Roma non si arrende, e tutto il popolo ha applaudito freneticamente alla generosa deliberazione. Si lavora indefessamente alle barricate; domani forse, dopodomani bisognerà far fuoco...sui Francesi! O trovatemi una maledizione nuova per quel governo infame; per quellerede del nome di Bonaparte che, diciottanni or sono, battevasi contro i soldati del Papa, nei nostri ranghi a dieci leghe da Roma! I Francesi, non vè a dubitarne, non esiteranno a combatterci; si parlerà loro dellonore e della gloria di Francia: e uccideranno un popolo libero aiutati dai loro alleati, gli Austriaci, che si avanzano da un altro lato. Francia sventurata! Soffocheranno la libertà a Roma e poi verrà la volta sua. Pubblicate le infamie del governo francese; ché tutti gli uomini di cuore possano maledirlo. Il comandante del battaglione romano di guarnigione a Civitavecchia ha avuto la dabbenaggine di accogliere i Francesi nella città e festeggiarli al grido di Viva la Repubblica. Il primo giorno saffratellarono, il secondo disarmarono i nostri in nome di Sua Santità il Papa! Ecco i Francesi! (Lettera a Hippolyte Paulet, Roma, 27 aprile 1849)

8 E un ex ufficiale napoleonico. E comandante della guardia civica dal marzo allagosto del 1848, poi inviato a Parigi, ricopre incarichi militari fino alla resa. Redige della note private edite nel Il diario ci restituisce le tappe del suo crescente disagio verso il regime rivoluzionario, dallo stupore allo sconcerto. Il 23 marzo 1848 annotava l universale convulsione, le grida incessanti, la mia commozione, i miei travagli, la perdita della voce; questi luoghi, questi oggetti, queste fragorose dimostrazioni, questebbrezza universale. È troppo, è troppo. Il popolo trascende, non serba più misura. La Guardia Civica è strumento di ordine. Avrò io, generale di essa, il potere dadoprarla utilmente? Ciò voglio tentare, dovessi soccombere sotto il tentativo. Nel maggio del 48 accusava lazione riformistica del governo di aver favorito linstaurazione di uno schifoso spettacolo di anarchia. Nei primi mesi dellanno successivo era inappellabile la condanna dei circoli popolari come fucine di discordie e di sconvolgimenti civili. Vi frequentano gli scioperati, i rovinati nella fortuna, nel nome, qualche giovine illuso, qualche uomo di buona intenzione che spera volgerli al bene, molti uomini ambiziosi che li vogliono strumenti delle loro mire perverse. Nulla di bene per lumanità è mai uscito dai clubs, circoli o comunque si chiamino queste adunanze politiche. Allincontro ne derivarono infiniti mali, anzi, si può affermarlo francamente, ne nacquero tutte le grandi catastrofi che desolarono da ormai settantanni lEuropa.

9 Il popolo non conosceva che due governi, quello dellAustria, che voleva dire birri, polizia, dogana, bastone e quanto altro per trentacinque anni gli avea dimostrata la paterna sollecitudine di Sua Maestà, – e questaltro, che si chiamava repubblica, il quale alle antiche tradizioni di gloria, di ricchezza, dindipendenza, sole tradizioni che avesse conservate, univa lentusiasmo de recenti trionfi, la improvvisa e insperata libertà, il sentimento dun gran dovere compiuto, di un gran diritto riconquistato. Quel Palazzo ducale, quellArsenale magnifico erano finalmente suoi; poteva penetrarvi a suo talento, senza chieder permesso, senza temere ripulsa […]. Ivi stavano i suoi magistrati, i suoi padri, il suo Tommaseo, il suo Manin […]! E poteva vederli dì e notte, e chiedere giustizia, e ottenerla senza suppliche scritte e protocollate, senza umiliazioni e senza rigiri. La piazza di San Marco era sua! […] Ogni sera i poveri abitanti de più remoti sestieri, che per lo passato non si recavano in piazza se non nelle primarie solennità, rubavano unora a consueti lavori per visitare il loro nuovo dominio […].

10 E un tiepido della rivoluzione. Per lui la bandiera rossa che segnala la resistenza ad ogni costo decretata il 2 aprile 1849 indica anche comunismo, e questa parola non accomoda ad alcuno di noi, tranne che al popolo il quale presto farebbe comunanza de suoi cenci cogli ori dei ricchi Biblioteca del Museo Correr (Venezia), Diario Cicogna, 2847, n. 287.

11 [...] né le agitazioni né i passatempi ci mancavano. Fra questi, nelle giornate di bel tempo, era talvolta una gita in gondola nelle lagune per contemplare la cannonata da vicino. Le batterie austriache si trovavano al Nord della città, le due veneziane al lato opposto, al Sud. Se dunque arrivavamo nella laguna dalla parte di levante, potevamo avvicinarci senza pericolo fino a mezzo miglio al fuoco incrociato e osservare, quasi come in un palco scenico, le bombe che volavano e i loro effetti. [...] I colpi [...] nella laguna formavano colonne dacqua talvolta così larghe e così alte che si era tentati di supporre unesplosione delle bombe sottacqua. [...] Nelle sere [...] erano sempre amici in casa nostra e molte volte, quando il fuoco delle batterie era più vivace, salivamo al belvedere sul nostro tetto per contemplare nuovamente lo spettacolo reso più grandioso per il contrasto delloscurità notturna. [PRIMA DEL LUGLIO 1849] (Federico Bertuch, Contributi alla storia del Risorgimento italiano. Traduzione dal testo tedesco redatta per cura di Augusto Bertuch, Max Niemeyer-F. Ongania, Halle-Venezia 1911, p. 91)

12 [Dalla] sera del 29 Luglio, la quale gettò la città in un nuovo abisso di orrore, non immaginato mai e più spaventoso di quanto avevamo fino allora sopportato […] tutto in Venezia aveva mutato aspetto. Le palle colpivano allora più di due terzi della città e allalba del 30 di Luglio aveva cominciato la fuga degli Abitanti dei quartieri minacciati verso la parte orientale, più lontana, che le palle non potevano raggiungere. I quartieri della Riva degli Schiavoni, del Castello e del circondario dellArsenale, in tempi normali piuttosto scarsamente abitati, furono a un tratto talmente gremiti di popolazione, che venti o trenta persone vennero in un luogo che prima aveva avuto due o tre abitanti. (Federico Bertuch, Contributi alla storia del Risorgimento italiano. Traduzione dal testo tedesco redatta per cura di Augusto Bertuch, Max Niemeyer-F. Ongania, Halle-Venezia 1911, p. 92)

13 I nostri lavori erano compiuti ed alli 29 luglio, durante la notte, cominciò uno spaventoso cannoneggiamento da tutte le nostre batterie. [...] Venezia era immersa nel sonno. Lesperienza fatta che le nostre bombe giungevano soltanto alle prime case avea tranquillato gli abitanti che, abbandonate quelle case, vivevano sicuri di non essere in pericolo. Ma ecco improvvisamente cadere su Venezia una pioggia di palle. [...] Con immane forza [...] piombavano sui tetti, e si sprofondavano giù fin nelle cantine, empivano di rottami quelle anguste calli, e le rendevano mal sicure. [...] Un romore spaventevole si leva fra la popolazione destata in modo sì inaspettato; tutti fanno a chi più presto abbandona la sua casa per riparare al sicuro nelle parti più remote della città portando in ispalla qualche masserizia. Quelli che non possono trovare un asilo sotto i portici della piazza di San Marco o negli edifici pubblici o privati, saccampano nei così detti Giardini pubblici. (Karl von Schönhals, Memorie della guerra dItalia degli anni di un veterano austriaco, II, Tipografia Guglielmini, Milano 1852, pp )

14 Documenti ufficiali Fonti prodotte dallattività degli apparati istituzionali Stampa

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16 Più di 100 testate di vario orientamento Non cè censura preventiva, ma ci sono provvedimenti restrittivi per la stampa dopposizione più radicale Dibattito e scontro politico

17 Gazzetta Uffiziale di Venezia Altre esperienze hanno vita brevissima e complicata (es. Il Lombardo-Veneto [ ] e Letà presente [ ]) Censura e/o autocensura Ciò che conta è la rappresentazione

18 Memorie di lungo periodo, quasi un romanzo di formazione dalladolescenza alla maturità. Sono anche un viaggio in Italia. 1848: da Rimini a Venezia 1849: Roma 1860: impresa garibaldina nellItalia meridionale 1866: terza guerra dindipendenza 1867: Mentana

19 Epistolari Diari Memorie

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23 Atti Parlamentari Stampa (entrambe fonti tipiche di un regime liberale, costituzionale, parlamentare; fonti che nascono per essere pubbliche)

24 Fascicoli de I Mille di Marsala Biografie dei sovversivi Documenti e pubblicazioni dellassociazionismo dei reduci

25 Tipologie degli individui schedati - Individui provenienti da alcune aree geografiche (Meridione, area padana, Toscana, Emilia-Romagna, Marche) - Emigrati - Donne - Stranieri - Spretati

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35 Lapidi Monumenti

36 QUI DA PIOMBO AUSTRIACO COLPITO CADDE INNOCENTE VITTIMA LUIGI SCOLARI IL 14 GIUGNO 1859 A RICORDO DI PATRIA CARITÀ AD ESACRANDA MEMORIA DEI CARNEFICI ALCUNI CITTADINI POSERO

37 Per imperizia Sabauda e fortuna austriaca/frustata la rivoluzione lombarda/eroica riscossa tentavano nellottobre 1848/ in nome del popolo/Andrea Brenta e commilitoni/valligiani esuli profughi Ungheresi/ LAssociazione Comense dei Reduci e cittadini/il 14 aprile 1879/anniversario trentesimo/martirio generoso insorti/spenti a Camerlata da fucile croato/questo ricordo inaugura/esempio ai nipoti damor patrio/segno di fratellanza fra gli oppressi/gloria di queste Termopili VallIntelvesi (ACS, DGPS, 1912, b. 17, fasc. 20 Como, s/fasc. 4 Lapide ad Andrea Brenta ed altri insorti di Valle Intelvi fucilati nel 1849, Relazione del Prefetto di Como al MI, DGPS, Como, 28 giugno 1912).

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39 [Soggetto del monumento era Manin, ma il Manin del 48] perché é lepoca della sua grandezza, perché quella é lepoca gloriosa del popolo Veneziano […]. […] Manin lha fatto Venezia, lha fatto la Rivoluzione, lha portato in trionfo il popolo, se lé adottato lui. Manin é stato dominatore a sua volta, ma a sua volta esecutore della volontà del popolo di Venezia. Questo concetto di fusione in un tutto, di Venezia, del popolo, di Daniele Manin, della Rivoluzione, é la sintesi più vera del nostro 48. […] La sintesi vera del 48, é il popolo di Venezia che strappa al Governatore straniero lordine di far libero Manin, che va alle Carceri, e se lo trae sulle spalle in trionfo, e se lo porta là sotto le finestre di quel Governatore che mesi prima lavea fatto imprigionare. Manin portato dal popolo in trionfo, é lannuncio della Rivoluzione che ha vinto, é la sfida di guerra che Venezia fa allAustria, é la voce del popolo che intima al Governo la resa. Quel momento é più che la Rivoluzione – é la Risurrezione. […] Manin era diventato Venezia. Venezia era diventata Manin. Tutto si personificava, tutto sincarnava in lui, in quei giorni di febbrili esultanze e di santi delirii. Monumentare e immortalare quei momenti, é monumentare la poesia dun popolo, é afferrare a volo la situazione, che portava nel suo grembo tutta la Storia del 48. Sì, perché Manin, che fino allora non era stato che un Avvocato, da questamore del popolo sentì scoppiare in sé lUomo della Rivoluzione, il Capo, la guida, il dominatore di questo popolo che lo innalzava. (Carlo Pisani, Lettura sul bozzetto Vela pel Monumento Manin, Tipografia del Rinnovamento, Venezia 1870, pp. 7-9)


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