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Kierkegaard Esistenza e possibilità L'oggetto della speculazione di Hegel non era l'esistenza, bensì l'essenza concettuale delle cose. Kierkegaard sostiene.

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1 Kierkegaard Esistenza e possibilità L'oggetto della speculazione di Hegel non era l'esistenza, bensì l'essenza concettuale delle cose. Kierkegaard sostiene che l'esistenza è altra cosa rispetto all'essenza concettuale: "esistere" viene da ex-sistere, cioè "stare fuori" dal concetto. L'esistenza non è quindi posta dal pensiero insieme all'essenza delle cose, ma è qualcosa di dato indipendentemente dall'attività speculativa dell'uomo: il pensiero può riflettere su di essa, non già determinarla e porla in atto.

2 Quel singolo La filosofia hegeliana aveva per oggetto l'universale. Kierkegaard incentra invece la sua attenzione sul particolare e sull'individuale. L'esistenza, infatti, non appartiene ai concetti universali, che sono soltanto entità logiche, ma all'individuo nella sua specifica concretezza o, come Kierkegaard preferisce dire, al singolo. Kierkegaard capovolge completamente il significato che Hegel attribuiva al termine "concreto". Concreta non è più la totalità, ma l'individuo. L'astrattezza sarà attributo dell'universalità.

3 due differenze sussistono fra lesistenza di un uomo e quella di qualsiasi altro essere vivente: nel mondo vegetale e animale è più importante la specie dellindividuo che esiste concretamente, nel mondo umano la situazione è inversa. Infatti, luomo singolo non può essere sacrificato alla specie, dato che ogni essere umano è una creatura forgiata a immagine e somiglianza di Dio Il comportamento dei singoli animali è condizionato necessariamente dallistinto. Invece i singoli uomini, nel corso della loro vita, si trovano sempre di fronte a più possibilità di fronte alle quali sono totalmente liberi di decidere

4 La vertigine della libertà Le diverse determinazioni che può prendere la vita umana non sono altro che possibilità che l'uomo si trova di fronte e tra le quali deve scegliere. Questa totale apertura verso il possibile, la condizione di incertezza e travaglio di fronte alla scelta tra le possibilità dà vita allangoscia. Essa è quella vertigine" connaturata all'uomo che deriva dalla libertà, dalla possibilità assoluta.

5 ] Subentra l'angoscia quando si scopre che tutto è possibile. Ogni possibilità favorevole alluomo è annientata dallinfinito numero delle possibilità sfavorevoli. E linfinità o indeterminatezza delle possibilità che rende insuperabile langoscia e ne fa la situazione fondamentale delluomo nel mondo. L'angoscia, a differenza della paura, che si riferisce sempre a qualcosa di determinato e cessa quando cessa il pericolo, non si riferisce a nulla di preciso e accompagna costantemente lesistenza delluomo. Di solito – dice Kierkegaard – si dice che la possibilità è leggera perché sintende come possibilità di felicità, di fortuna ecc. Ma questa non è affatto la possibilità; questa è uninvenzione fallace.

6 Langoscia è il fondamento stesso della condizione umana Dalla vita non si può pretendere nulla e il lato terribile, la perdizione, lannientamento abitano a porta a porta con ciascuno di noi; e quando si è appreso a fondo che ciascuna delle angosce che noi temiamo può piombare su di noi da un istante allaltro siamo costretti a ricordarci che la realtà, anche se grava su di noi con mano pesante, è di gran lunga più facile che non la possibilità. La possibilità è la più pesante di tutte le categorie.

7 La Disperazione Se l'angoscia subentra nel rapporto tra l'io e il mondo esterno, la disperazione invece subentra nel rapporto tra l'io con se stesso Se l'io sceglie di volere se stesso, cioè sceglie di realizzarsi, viene messo di fronte alla sua limitatezza e all'impossibilità di compiere quanto ha deciso. Se l'io sceglie di non volere se stesso e quindi di esser altro da sè, si scontra nuovamente con un'altra impossibilità. Ne consegue, in entrambi i casi il fallimento e quindi la conseguente disperazione, definita da Kierkegaard «malattia mortale»

8 Il paradosso della fede L'unico esito positivo che angoscia e disperazione possono avere è la fede L'uomo riconosce la sua insufficienza non vivendola come un peso, ma come l'effetto di dipendenza da Dio. Il credente viene rassicurato dal fatto che il possibile non è compito suo ma è nelle mani di Dio. Il passaggio alla fede non è un progresso graduale, ma un salto senza mediazioni nell'irrazionale. Accedendo alla fede il credente decide di abbandonare ogni comprensione razionale accettando anche l'"assurdo". Questo è il "paradosso della fede", la quale è vera proprio perché supera la comprensibilità umana.

9 La maschera e le forme della comunicazione filosofica Victor Eremita (Aut aut), Johannes de Silentio (Timore tremore), Johannes Climacus (Briciole di filosofia), Vigilius Haufniensis (Il concetto dellangoscia), Anti- Climacus (La malattia mortale)ecc. Lartificio letterario dello pseudonimo diviene in Kierkegaard un vero e proprio teatro delle maschere. Kierkegaard fa dialogare le sue maschere fra loro da unopera allaltra, per realizzare, attraverso la comunicazione indiretta, una comunicazione desistenza, cioè una comunicazione che trasforma.

10 Regina Olsen Il tema di Regine, profondamente amata eppure abbandonata,ritorna ossessivamente in tutta lopera di Kierkegaard anche se non si conoscono con certezza i motivi dellabbandono: il timore di vivere unesistenza tranquilla e borghese come quella delluomo sposato; loppressione della colpa del padre e sua; lincapacità di condividere il suo amore per Cristo con unaltra persona. Nel Diario annoterà: Dio ha la precedenza su tutto

11 Gli stadi della vita Kierkegaard distingue tre possibilità esistenziali fondamentali, alle quali egli dà il nome di "stadi", poiché possono essere considerati come momenti successivi dello sviluppo individuale. Contrariamente alle affermazioni hegeliane, nel passaggio dialettico (et – et) tra l'uno e l'altro non vi è nessuna forma di automatismo, bensì un "salto"che può essere colmato soltanto con la libera scelta del singolo. Queste determinazioni sono lo stadio estetico, lo stadio etico e lo stadio religioso.

12 Aut – aut esprime lalternativa tra la possibilità di esistenza estetica e quella etica. Lesteta vive immediatamente il rapporto con la vita come godimento. Kierkegaard rappresenta lestetico in figure o modelli puri: i due miti letterari di Don Giovanni e Faust, e Johannes, protagonista del Diario di un seduttore. Lo stadio etico, dominato dalla responsabilità, è rappresentato dalla figura del giudice Wilhelm,

13 Don Giovanni, che rappresenta il potere e il piacere della seduzione immediata, è il seduttore sensuale, che vive listante e allinea le proprie conquiste come unindefinita successione di istanti; la sua filosofia può essere espressa dal motto oraziano carpe diem; Don Giovanni è la pura forza delleros, il cui medio espressivo ideale è la musica di Mozart.

14 Faust Il patto demoniaco stretto con Mefistofele costringe Faust alla ricerca inesausta della conoscenza assoluta, e quindi a dubitare di tutto, a non potersi mai arrestare ad alcunché. Anche Faust è seduttore, ma di una donna sola, Margherita, poiché nel potere assoluto su una donna, che conquista grazie alla sua superiorità intellettuale, egli riesce a trovare un momento di presente, un istante di riposo di fronte al nulla che lo minaccia e che il suo scetticismo continuamente gli ripropone.

15 Johannes Johannes è il seduttore intellettuale che conquista, con le armi dello spirito e della parola, la giovane Cordelia, per poi abbandonarla. Johannes non gode del possesso, ma dellidea della conquista; anzi evita il possesso, perché la riuscita della seduzione implicherebbe un impegno reale, mentre ciò che lo interessa è lidea. Non appagandosi che in idea, non traducendosi mai in realtà, il desiderio di Johannes rimane indefinitamente aperto, una possibilità infinita che conduce alla disperazione.

16 Dallestetico alletico: la scelta Lesteta può essere tutto, ma in realtà non è niente; la sua vita è priva di durata perché si esaurisce nella fissità di istanti successivamente dileguanti. Egli rimane sempre ciò che già è, senza poter mai divenire. Ma chi si dedica solo al piacere perde il senso della propria esistenza e viene assalito dalla noia e dalla conseguente disperazione, che tuttavia è qualcosa di positivo, è lora della mezzanotte, nella quale ci si toglie la maschera, si decide di fare il salto verso lo stadio etico o stadio del dovere.

17 Il giudice Wilhelm La vita etica è rappresentata dal personaggio di Wilhelm, marito fedele, padre esemplare e onesto funzionario. La donna, che nella concezione estetica era oggetto di piacere, diventa il simbolo della felicità stabile e durevole. Ma anche il quieto vivere di un modello borghese di vita matrimoniale con lamorevole moglie dedita alle faccende domestiche ed il rispettabile marito inserito nel mondo sociale non è pienamente soddisfacente.

18 Conformismo, senso di colpa e pentimento Il conformismo è una minaccia per la vita etica, poiché ladesione ai doveri morali rischia di essere un fatto esteriore accettato in nome del quieto vivere. Ad esempio i matrimoni tendono a durare anche senza amore, solo per abitudine. Nellanimo delluomo etico affiora allora un oscuro senso di colpa che deriva dalla consapevolezza di non vivere autenticamente e quindi di essere incapace di praticare fino in fondo la moralità perseguita. Il pentimento è lultima parola della scelta etica, che rivelandosi insufficiente, trapassa nel dominio religioso.

19 Abramo Non cè tuttavia continuità tra la vita etica e quella religiosa. In Timore e tremore, Kierkegaard raffigura la vita religiosa nella persona di Abramo, che sceglie di seguire un comando divino che è in contrasto con la legge morale e con laffetto naturale. Tra il principio religioso e quello morale non cè conciliazione, la loro opposizione è radicale. Luomo, che ha fede come Abramo, opterà per il principio religioso anche a costo di una rottura totale con la generalità degli altri uomini e con la norma morale.

20 Lo scandalo della fede La fede non è un principio generale: è un rapporto privato tra luomo e Dio. La fede è paradosso e scandalo perché è contraria allopinione degli uomini e del mondo. La fede non tranquillizza, ma inquieta. Chi crede non lo fa in base alle sue forze, ma perché Dio gli ha donato la fede. La fede è pertanto contraddittoria, si oppone alla ragione e pertanto è assurda. Non resta che dire: Credo perché è assurdo.

21 Il contrasto con la Chiesa ufficiale Kierkegaard critica il Cristianesimo intiepidito della Chiesa luterana del suo tempo, che aveva dimenticato la portata radicale del Vangelo, il suo essere scandalo e paradosso e ne aveva fatto una comoda religione del buon senso comune. Si è dimenticato che la fede esige il salto supremo, cioè laccettazione delluomo-Dio; si è dimenticato che la fede in Cristo è superamento dello scandalo e accettazione della croce, che è perciò laccettazione del modello (Gesù) sofferente.

22 Riepilogo delle posizioni ProContro Chi sostiene questa posizione? Dichiarazione di posizione Motivazioni fondamentali

23 Spunti di discussione per la classe Quale posizione risulta essere più convincente? Perché? È possibile arrivare a un compromesso tra le parti? Su quali punti?

24 Fonti dinformazione Quali siti Web danno informazioni sullargomento? Quali articoli possono aiutare a sostenere luna o laltra tesi?


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