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Rischio Stabilire la pericolosità di un'eruzione vulcanica implica prevedere dove e quando avverrà e di che tipo sarà. Per rispondere alle.

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Presentazione sul tema: "Rischio Stabilire la pericolosità di un'eruzione vulcanica implica prevedere dove e quando avverrà e di che tipo sarà. Per rispondere alle."— Transcript della presentazione:

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10 Stabilire la pericolosità di un'eruzione vulcanica implica prevedere dove e quando avverrà e di che tipo sarà. Per rispondere alle prime due domande (dove e quando) è necessario installare delle reti di monitoraggio che rilevano una serie di parametri fisico- chimici indicativi dello stato del sistema vulcanico e ogni loro eventuale variazione rispetto al livello di base individuato. La previsione a breve- medio termine si basa infatti sul riconoscimento e sulla misura dei fenomeni che accompagnano la risalita del magma verso la superficie, che vengono detti fenomeni precursori. I principali precursori devento consistono -nell'innesco di fratture (terremoti) causato dall'induzione di tensioni meccaniche nelle rocce, -- nel rigonfiamento o cambiamento di forma dell'edificio vulcanico provocato dall'intrusione del magma, - nelle variazioni del campo gravimetrico e magnetico nell'intorno dell'edificio vulcanico, - nell'incremento e cambiamento di composizione delle emanazioni gassose dai crateri e dal suolo, - nelle variazioni delle caratteristiche fisico chimiche delle acque di falda.

11 Sorveglianza L'Osservatorio Vesuviano ha tra i suoi compiti istituzionali la sorveglianza del Vesuvio, dei Campi Flegrei e di Ischia. Questi vulcani, in particolare il Vesuvio e i Campi Flegrei, sono, come è noto, tra quelli a più alto rischio nel mondo a causa del loro stile eruttivo, prevalentemente esplosivo, e della presenza nelle loro prossimità di vaste zone urbanizzate. Per sorvegliare queste aree l'Osservatorio Vesuviano si serve di reti strumentali che ne consentono il monitoraggio sismologico, geodetico e geochimico.reti strumentalimonitoraggio sismologicogeodeticogeochimico L'obiettivo principale della sorveglianza è individuare e misurare variazioni dello stato di un'area vulcanica e comunicare il significato delle variazioni rilevate alle autorità civili nel minor tempo possibile. Il rilevamento delle variazioni e la loro misura sono effettuati attraverso tecniche di monitoraggio che si servono di reti di strumenti opportunamente progettati. Nelle aree vulcaniche il monitoraggio è finalizzato a rilevare e misurare i fenomeni che possono essere indotti da movimento di magma in profondità quali sciami sismici, eventi a lungo periodo, tremore vulcanico, deformazioni del suolo, emissioni di gas dal suolo o da fumarole. Attraverso lo studio di questi fenomeni, detti precursori, e l'analisi della loro evoluzione temporale è spesso possibile capire in anticipo se si sta approssimando una eruzione. Per comprendere in maniera adeguata il significato dei fenomeni rilevati dai sistemi di monitoraggio è necessario che questi siano opportunamente analizzati ed interpretati alla luce delle conoscenze acquisite dalla comunità scientifica sul particolare vulcano.

12 LA SORVEGLIANZA GEODETICA DELLE AREE VULCANICHE I fenomeni eruttivi sono generalmente preceduti, accompagnati e seguiti da modificazioni della parte superiore della crosta terrestre. Tra queste, particolarmente importanti si sono rilevate le deformazioni statiche del suolo, la cui intensità e distribuzione sono funzioni delle caratteristiche dinamiche dellapparato vulcanico. Laccurata conoscenza del campo di deformazione è molto utile sia per lanalisi dei parametri legati ai movimenti del vulcano, come effetto della dinamica del sistema dalimentazione, sia per discriminare tra i vari modelli possibili della fenomenologia osservata.

13 LA SORVEGLIANZA GEOCHIMICA DELLE AREE VULCANICHE La logica guida della sorveglianza geochimica parte dal presupposto che uneruzione vulcanica è preceduta ed accompagnata da risalite di masse magmatiche e dal trasferimento di fluidi ed energia verso la superficie. La migrazione di tali masse verso la superficie, provoca la progressiva essoluzione di costituenti volatili (H 2 O, CO 2, SO 2, H 2 S, HCl, He, ecc.) che danno luogo alla formazione di una fase gassosa separata dalla fase silicatica fusa. Questa fase gassosa, per la sua elevata mobilità, può raggiungere la superficie prima del magma e nei periodi inter-eruttivi può dare luogo a diverse forme di attività superficiale: attività fumarolica, attività idrotermale, degassamento diffuso più o meno intenso. In condizioni pre-eruttive, laumento nel rilascio di fluidi da corpi magmatici in risalita verso la superficie causa evidenti variazioni nelle proprietà chimico-fisiche dei gas fumarolici e delle acque di falda presenti entro gli apparati eruttivi, aumento del degassamento diffuso e delle emissioni gassose dai crateri sommitali, ecc.

14 LA SORVEGLIANZA SISMOLOGICA DELLE AREE VULCANICHE Il monitoraggio sismologico è uno strumento fondamentale per il controllo dei rischi naturali legati a processi sismici e vulcanici. L'obiettivo principale è individuare e misurare variazioni dello stato di un'area sismogenetica o vulcanica e comunicare alle autorità civili il significato delle variazioni rilevate nel minor tempo possibile. Il rilevamento delle variazioni e la loro misura sono effettuati utilizzando reti di strumenti, opportunamente progettati, installate sul territorio. Nelle aree vulcaniche, in particolare, il monitoraggio sismologico è finalizzato a rilevare fenomeni che possono essere indotti da movimento di magma in profondità quali sciami sismici, eventi a bassa frequenza, microtremore vulcanico ed eventi very long period. Attraverso la misura, l'analisi e la corretta interpretazione di questi eventi è possibile capire in anticipo se un vulcano sta evolvendo verso una ripresa dell'attività eruttiva.

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