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2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica

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Presentazione sul tema: "2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica"— Transcript della presentazione:

1 2 – Introduzione alla Psicologia Evoluzionistica
Come funziona la mente Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza L’evoluzione della mente La cultura e la mente innata

2 Come funziona la mente? Le slide sono tratte da:
Adenzato, M., & Meini, C. (a cura). (2006). Psicologia evoluzionistica. Torino: Bollati Boringhieri.

3 Symons: Empirismo ed innatismo
Le 2 concezioni della natura umana  Empirista  il cervello è costituito esclusivamente da un numero limitato di meccanismi dominio-generali, non specializzati; Innatista  il cervello è costituito da numerosi meccanismi dominio-specifici, specializzati. Il cervello ha numerose e diverse funzioni; ossia, esso è stato modellato dalla selezione naturale per risolvere un gran numero di problemi distinti. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Symons, D. (2006). Usi legittimi e illegittimi del darwinismo nello studio del comportamento umano. In M. Adenzato, & C. Meini (Eds.), Psicologia evoluzionistica (pp ). Torino: Bollati Boringhieri. Symons D On the use and misuse of darwinism in the study of human behavior. In Barkow J. H., Cosmides L. e ToobyJ. (a cura di), The adopted mind Evolutionary psychology and the generation of culture. Oxford University Press, New York-Oxford, pp

4 Teorie computazionali e biologia evoluzionistica
I meccanismi empiristi  La premessa fondamentale di questo modello è che l’architettura della mente umana scaturita dall’evoluzione sia caratterizzata da processi indipendenti dal dominio, di numero limitato, con finalità generali, prive di contenuto o dominio-generali. apprendimento induzione imitazione ragionamento capacità culturali 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Cosmides, Leda and John Tooby "Oltre L'Intuizione e La Cecità Agli Istinti: Verso Una Scienza Cognitiva Rigorosamente Evoluzionistica." Pp in Psicologia Evoluzionistica, Mauro Adenzato and Cristina Meini. Torino: Bollati Boringhieri.

5 I meccanismi empiristi “tutto fare”
Un’architettura che contenga solo meccanismi indipendenti dal contesto deve riuscire nel compito di sopravvivere e riprodursi applicando la medesima procedura a qualsiasi problema adattativo. Ma non esiste alcun criterio dominio-generale relativo al successo o al fallimento in relazione alle finalità adattative ad esempio  ciò che vale come un buon partner sessuale ha poco in comune con un buon pasto o un buon fratello. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Cosmides, Leda and John Tooby "Oltre L'Intuizione e La Cecità Agli Istinti: Verso Una Scienza Cognitiva Rigorosamente Evoluzionistica." Pp in Psicologia Evoluzionistica, Mauro Adenzato and Cristina Meini. Torino: Bollati Boringhieri.

6 Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 1/2
Premack riporta il lavoro di Robert Sayfarh sul cercopiteco: Il dominio del problema è  il predatore, le categorie sono  i rapaci, i leopardi e i serpenti, in presenza dei quali esso invia 3 differenti richiami. Il piccolo cercopiteco apprende la struttura di questo dominio, cioè può imparare le categorie? No, esso già possiede le categorie: ciò che semmai impara è come definire in modo dettagliato i membri delle categorie. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

7 Conoscenza dominio-specifica vs. meccanismo generale 2/2
Ad esempio  un giovane cercopiteco può erroneamente emettere il richiamo per i rapaci in risposta al falco (che somiglia al vero predatore), il richiamo per il serpente in risposta a serpenti inoffensivi e il richiamo del leopardo in risposta ad altri animali di terra che non rappresentano un pericolo. Esso corregge questi errori, imparando a limitare il richiamo all’animale giusto all’interno di ciascuna categoria e a rispondere più velocemente. Tuttavia, anche quando il cercopiteco emette il suo primo richiamo non confonde tra loro le categorie, ad esempio non invia il richiamo per il serpente a un uccello ecc. I cercopitechi non apprendono la struttura dello spazio del problema. Essi nascono già con la struttura. Le teorie associazionista, comportamentista e connessionista sono pertanto inadeguate. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

8 I meccanismi innati dominio-specifici: i risolutori di problemi
I sottosistemi dominio-specifici  sono i domini rispetto ai quali va definito il successo negli effetti del comportamento. Ad esempio  il problema embrione-tossine è risolto da un insieme di meccanismi funzionalmente specializzati che modificano la soglia del normale meccanismo di avversione al cibo nella madre (Profet, 1992). Essi la abbassano quando il rischio per l’embrione è massimo - provocando avversione al cibo, nausea e vomito nelle prime fasi della gravidanza – e la innalzano quando l’assunzione di calorie diventa una priorità. In conseguenza di ciò la madre, nella fase in cui l’embrione ne sarebbe minacciato, rifiuta cibi che normalmente troverebbe appetibili: in tal modo, risponde adattativamente a una correlazione ontogeneticamente invisibile. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Cosmides, Leda and John Tooby "Oltre L'Intuizione e La Cecità Agli Istinti: Verso Una Scienza Cognitiva Rigorosamente Evoluzionistica." Pp in Psicologia Evoluzionistica, Mauro Adenzato and Cristina Meini. Torino: Bollati Boringhieri. Profet, M. (1992). Pregnancy sickness as adaptation: A deterrent to maternal ingestion of teratogens. In J. Barkow, L. Cosmides, & J. Tooby (Eds.), The adapted mind: Evolutionary psychology and the generation of culture. New York: Oxford University Press.

9 La teoria evolutiva 1/2 La teoria evolutiva ha elaborato il concetto secondo cui noi siamo l’esito di una collezione di adattamenti, di meccanismi cerebrali che ci consentono specifiche operazioni. Il modo in cui il cervello affronta nuovi problemi è assai complesso: molti sistemi cerebrali, probabilmente, contribuiscono all’espressione di una singola funzione. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

10 La teoria evolutiva 2/2 Se una mutazione casuale – che si verifica quando la dinamica della crescita subisce modificazioni – aumenta il successo riproduttivo, allora è molto probabile che essa venga ereditata dalle generazioni successive. Ad esempio, un occhio rudimentale permette a un organismo di vedere ben poco e ciò lo costringe a un’esplorazione continua del mondo che lo circonda. Se una mutazione migliora l’occhio rudimentale, l’organismo vedrà meglio, si comporterà in modo più efficiente e pertanto sopravviverà più a lungo. I meccanismi cerebrali si sono evoluti attraverso mutazioni casuali per far fronte a nuove esigenze e operare in modo tale da accrescere il successo riproduttivo. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

11 La prospettiva evoluzionistica e la modularità della mente
In che modo il cervello dà vita alla mente La prospettiva evolutiva sostenuta dai neuroscienziati e psicologi cognitivi muove dalla considerazione che la vita mentale riflette le azioni di molti dispositivi nervosi, forse da decine a migliaia, installati nel nostro cervello sin dalla nascita. Questi dispositivi compiono per noi operazioni cruciali, dal guidarci quando camminiamo o respiriamo all’aiutarci quando formuliamo sillogismi. Si tratta di dispositivi nervosi di ogni genere e forma, e tutti ingegnosi. La maggior parte di questi dispositivi svolgono il proprio lavoro prima che noi ne siamo consapevoli. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

12 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza

13 Prove neuropsicologiche
II neuropsicologo, che studia gli effetti delle lesioni cerebrali sul comportamento, osserva pazienti con lesioni focali, che possono derivare da ictus, tumori, ferite da proiettili o da qualsiasi altro tipo di trauma. Un paziente con lesioni del genere può manifestare un disordine specifico quale l’incapacità di vedere i volti. Il neuropsicologo è in grado di studiare anche pazienti che, pur presentando lesioni cerebrali estese, manifestano un disordine sorprendentemente specifico, ad esempio l’incapacità di pronunciare i nomi. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

14 Ciò che non impariamo ma che sappiamo
Alla nascita, il bambino è già dotato di circuiti neurali in grado di elaborare informazioni che gli consentono di essere perfettamente funzionale. Il bambino non impara la trigonometria, ma la sa; non impara a distinguere una figura dallo sfondo, ma sa farlo; non ha bisogno di imparare, ma sa che, quando un oggetto ne colpisce un altro, lo sposterà. Persino i meccanismi che ci aiutano a fondare le conoscenze sulle relazioni sociali possono avere origine da leggi percettive di cui il cervello è dotato sin dalla nascita. Infatti, la trasmissione della cultura, prerogativa dell’essere umano, può aver luogo grazie alla nostra particolare capacità di imitare. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Gazzaniga, M. S. (1999). La mente inventata. Le basi biologiche dell'identità e della coscienza. Milano: Guerini.

15 Il legame di causalità nei neonati
La causalità  La capacità di cogliere un legame di causalità è basato su un sistema di conoscenza innato, dominio-specifico, che guida alla conoscenza della realtà ogni essere umano fin dalla sua prima infanzia. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

16 Il metodo della durata di fissazione visiva
Alcuni psicologi dello sviluppo hanno messo a punto una procedura sperimentale che osserva la durata di fissazione visiva di un neonato quando è attratto da alcune immagini che gli vengono proiettate su uno schermo. Non potendo far ricorso a dichiarazioni verbali in bambini di pochi mesi, questi studiosi hanno utilizzato una procedura che si è avvalsa della curiosità e attenzione visiva del bambino rivolta ad alcuni eventi, quando questi manifestano trasgressioni di regole fisiche: quanto più le immagini di un filmato riproducono fenomeni attesi, ovverosia rispettosi di leggi fisiche, tanto più è manifesto un effetto di abituazione che spinge il neonato a rivolgere lo sguardo altrove, distraendosi; diversamente, tanto più le immagini presentano eventi inattesi, che trasgrediscono leggi fisiche, il bambino, incuriosito, continua a fissare l’evento inatteso. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

17 L’effetto di spostamento di un oggetto causato da un altro in movimento
Tra i 3 e i 6 mesi, i bambini sono in grado di inferire conoscenze sul moto degli oggetti. I bambini tendono a distrarsi quando gli si mostra che un oggetto a in movimento urtando un altro oggetto b ne provoca il movimento; ma sono attratti dalla violazione di questa legge, quando cioè gli è mostrato che l’oggetto b prende a muoversi anche quando l’oggetto a si ferma poco prima di urtare l’oggetto b. Tuttavia, quando gli oggetti inanimati sono sostituiti con figure umane, i bambini non sono più sorpresi nel vedere che l’oggetto b prende a muoversi anche se la figura umana non ha urtato l’oggetto, non ritenendo questa una violazione della legge. I bambini già a pochissimi mesi, conoscono che le relazioni causa-effetto che governano gli esseri umani sono governate da leggi diverse da quelle fisiche. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

18 La teoria della mente Le competenze sociali  La teoria della mente 
sono quelle attraverso le quali siamo in grado di comprendere le intenzioni comunicative altrui, riconoscerne gli stati emotivi e le loro cause. La teoria della mente  è attribuita dagli psicologi cognitivisti ad un altro sistema di rappresentazione specializzato, già presente in bambini di poco più di un anno, e che trova la sua maturità cognitiva intorno ai quattro anni indipendentemente dall’educazione ricevuta e dalla cultura di appartenenza. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Bloom, P. (2010, May 9). The Moral Life of Babies. The New York Time, 44. Kuhlmeier et al (2004) Do 5-month-old infants see humans as material objects? Cognition, 94(1), doi: /j.cognition

19 Il rivelatore di intenzionalità (Baron-Cohen)
«Quando il poliziotto grida “Mollala!”, il ladro non rimane in uno stato di atroce dubbio circa l’ambiguità del termine ‘la’. Piuttosto, il ladro formula rapidamente la presupposizione che il poliziotto intende (cioè intende che il ladro capisca) che il termine ‘la’ si debba riferire alla pistola nella mano del ladro. E, a un livello ancora più implicito, il ladro rapidamente presuppone che il poliziotto intende che il ladro riconosca la sua intenzione di usare il termine in quel modo. Nel decodificare il discorso figurato (come per esempio l’ironia, il sarcasmo, la metafora o lo humour), la lettura della mente è ancora più essenziale» (Baron-Cohen). 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

20 Lo scimpanzé e il bambino 1/6
Winthrop & Luella Kellogg, (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House. Winthrop, professore di psicologia all’Università dell’Indiana, nel 1927 ideò un esperimento: pensò di allevare una scimmia antropomorfa in un ambiente umano. Con la collaborazione della moglie Luella, avrebbe fatto crescere insieme un bambino e uno scimpanzé, trattandoli entrambi come esseri umani, per vedere se lo scimpanzé allevato in quelle condizioni avrebbe sviluppato capacità umane. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Harris, J. R. (1999). Non è colpa dei genitori. Milano: Mondadori (pp. 133ss). Kellogg, W. N., & Kellogg, L. A. (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.

21 Lo scimpanzé e il bambino 2/6
Donald aveva 10 mesi e Gua 7½ quando venne ad abitare con i Kellogg nel1931. Fin dall’inizio, venne trattata come un bambino. La vestirono e le misero le calzature rigide che i bambini portavano in quell’epoca. Non era tenuta in gabbia, né legata. Le venne insegnato a usare il vasino. Le spazzolavano i denti. Le venivano dati gli stessi cibi di Donald e aveva i medesimi orari per il sonno e il bagnetto. A prescindere dalla diversità di temperamento rivelata dalle fotografie, i due erano straordinariamente ben accoppiati. Kellogg, W. N., & Kellogg, L. A. (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.

22 Lo scimpanzé e il bambino 3/6
Nell’infanzia, gli scimpanzé si sviluppano più rapidamente degli esseri umani, ma Donald aveva due mesi e mezzo di più, e questo contribuiva a bilanciare la situazione. Giocavano insieme come fratelli, inseguendosi intorno ai mobili, fra risse e risate. Se uno piangeva, l’altro cercava di consolarlo accarezzandolo o abbracciandolo; se Gua si alzava dal sonnellino prima di Donald «era difficile tenerla lontana dalla porta della sua camera». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Kellogg, W. N., & Kellogg, L. A. (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.

23 Lo scimpanzé e il bambino 4/6
Gua era più divertente di Donald. Quando i Kellogg le facevano il solletico o le facevano fare le capriole, rideva come un bambino. Se cercavano di farle fare a Donald, questi si metteva a piangere. Gua era più affettuosa (esprimeva il suo affetto con baci e abbracci) e più disponibile. Mentre la vestivano, la scimmia ma non il bambino, infilava le braccia nelle maniche e chinava la testa per farsi annodare il bavaglino. Se commetteva una marachella e veniva rimproverata, emetteva delle grida lamentose e si buttava nelle braccia di chi la rimproverava offrendo un «bacio di riconciliazione» e mandando un sospiro di sollievo quando le veniva permesso di darlo. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Kellogg, W. N., & Kellogg, L. A. (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.

24 Lo scimpanzé e il bambino 5/6
Spesso Gua era più svelta del flemmatico Donald nell’imparare ad assolvere i compiti imposti dalla vita civile, era più pronta a obbedire agli ordini impartiti a voce, a imparare a mangiare con il cucchiaio, e a far capire quando aveva bisogno del vasino. C’era, tuttavia, un campo in cui il bambino era chiaramente superiore: Donald era un miglior imitatore. «Infatti, il più delle volte era Gua la più intraprendente, o il leader quando si trattava di inventare un nuovo giocattolo o un nuovo gioco, mentre il bambino era più portato ad adattarsi al ruolo di imitatore o seguace.» Così Donald imparò da Gua la deplorevole abitudine di mordicchiare il muro. Imparò anche un certo numero di espressioni del linguaggio degli scimpanzé, il «latrato del cibo», per esempio. A diciannove mesi, il bambino americano medio è in grado di pronunciare più di cinquanta parole e comincia a metterle insieme per formare delle frasi. A diciannove mesi, Donald riusciva a dire in inglese soltanto tre parole. A questo punto l’esperimento venne interrotto e Gua fu rimandata allo zoo. Kellogg, W. N., & Kellogg, L. A. (1933). The Ape and the Child: A Study of Environmental Influence Upon Early Behavior. New York: Whittlesey House.

25 Lo scimpanzé e il bambino 6/6
I Kellogg avevano cercato di educare una scimmia a diventare un essere umano. Era risultato, invece, che Gua stava educando un bambino a diventare una scimmia. L’esperimento ci fornisce maggiori informazioni sulla natura umana che su quella degli scimpanzé. Se Gua non fosse stata rimandata allo zoo, Donald avrebbe imparato a parlare l’inglese? Sì, certamente. Come i bambini i cui genitori sono immigrati da poco in un paese straniero o sono totalmente sordi. Questi bambini non parlano la lingua del paese d’accoglienza a casa: l’hanno imparato fuori di casa. La stessa cosa sarebbe successa a Donald. Se non avesse imparato l’inglese per poter comunicare con i genitori, l’avrebbe imparato con gli altri bambini del quartiere. Quando il suo mondo sociale si fosse esteso a includere altri compagni di giochi oltre a Gua, avrebbe scoperto che fuori di casa nessuno parla lo scimpanzese. Cfr. Harris, J. R. (1999). Non è colpa dei genitori. Milano: Mondadori (pp ).

26 L’uso di gesticolare quando si parla
L’uso di gesticolare quando si parla è culturalmente determinato o è innato? 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

27 L’uso di gesticolare quando si parla 1/5
Iverson & Goldin-Meadow (1998) Why people gesture when they speak  È un comportamento appreso guardando gli altri che muovono le mani quando parlano? Gli individui che sono ciechi dalla nascita non hanno mai visto mai tali gesti e così non hanno alcun modello per gesticolare. Ma qui si dimostra che i parlanti ciechi congeniti gesticolano, nonostante la mancanza di un modello visivo, anche quando parlano a un ascoltatore cieco. Il gesticolare non richiede quindi né un modello, né un interlocutore attento. I gesti sono prodotti da parlanti di ogni provenienza culturale e linguistica e emergono nei bambini prima ancora dello sviluppo del linguaggio. I movimenti della mano spontanei che accompagnano il discorso non sono casuali, ma trasmettono agli ascoltatori informazioni che possono integrare o anche supportare le informazioni trasmesse nel discorso. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

28 L’uso di gesticolare quando si parla 1/5
We tested 2 possibilities that were not mutually exclusive  The first possibility is that: Speakers gesture simply because they see others gesture, and learn from this model to move their hands as they talk. We studied spontaneous communication in 12 congenitally blind children and adolescents, and in a comparison group of 12 sighted children and adolescents. We found that all 12 blind speakers gestured as they spoke, at a rate not reliably different from the sighted group, and conveyed the same information using the same range of gesture forms. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

29 L’uso di gesticolare quando si parla 3/5
The second possibility is that: Speakers gesture because they understand that gestures can convey useful information to the listener. To test this hypothesis, we examined whether speakers gestured even when talking to a listener known to be blind, and thus obviously unable to profit from information conveyed by gesture. We asked 4 additional children, each blind from birth, to participate in the same reasoning task. These subjects were told that the experimenter herself was blind. Nevertheless, all of the blind speakers gestured, and did so at a rate not reliably different from that of sighted-with-sighted or sighted-with-blind pairings. The 4 blind speakers interacting with a blind experimenter were younger than the 12 blind speakers interacting with a sighted experimenter. We therefore compared them with a subset of the 12 matched for level of performance on the tasks, and again found no differences in gesture or word production. Thus, blind speakers do not seem to gesture solely to convey information to the listener. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

30 L’uso di gesticolare quando si parla 4/5
Gesticolare non dipende da un modello o da un osservatore, e risulta quindi essere parte integrante del processo stessa del parlare. Questi risultati lasciano aperta la possibilità che i gesti che accompagnano il discorso possono riflettere, o anche facilitare, il pensiero che sta alla base del discorso. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

31 Figure  L’uso di gesticolare quando si parla 5/5
Media di gesti e di parole prodotte per compito da 12 vedenti e 12 parlanti ciechi congeniti che interagiscono con uno sperimentatore vedente, e 4 parlanti ciechi congeniti che interagiscono con uno sperimentatore cieco. Non ci sono state differenze significative né nella produzione di parole, né nei gesti tra parlanti cieco e vedenti, né ci sono differenze significative per gesti e parole tra parlanti ciechi che interagiscono con sperimentatori ciechi o vedenti. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Iverson, J. M., & Goldin-Meadow, S. (1998). Why people gesture when they speak. Nature , 396(6708), 228.

32 I bambini possiedono una morale ingenua?
Bloom (2010) The Moral Life of Babies  Perché si dovrebbe pensare anche i bambini come esseri morali? Da Freud a Piaget e a Kohlberg, gli psicologi hanno a lungo sostenuto che iniziamo la vita come animali amorali. Un compito importante della società, in particolare dei genitori, è quello di trasformare i bambini in esseri civilizzati – creature sociali che possono sperimentare l’empatia, senso di colpa e di vergogna, che può sostituire gli impulsi egoistici in nome di principi superiori. Se i bambini entrano nel mondo già dotato di nozioni morali, perché dobbiamo lavorare così duramente per umanizzarli? Un crescente numero di evidenze, però, suggerisce che gli esseri umani hanno un rudimentale senso morale fin dall’inizio della vita. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Bloom, P. (2010, May 9). The Moral Life of Babies. The New York Time, 44. Kuhlmeier, V. A., Bloom, P., & Wynn, K. (2004). Do 5-month-old infants see humans as material objects? Cognition, 94(1), doi: /j.cognition

33 Omosessualità e le ipotesi genetiche 1/2
Evidenze sui gemelli  Fratelli gemelli monozigoti dei soggetti omosessuali riportavano tassi di omosessualità altissimi (concordanza al 100%) rispetto ai fratelli gemelli dizigoti (concordanza nel 10% dei casi). Hamer (1993) e il gene gay  A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation. L’Xq28 potrebbe produrre una proteina che è direttamente coinvolta nella nascita e nella morte dei neuroni della regione cerebrale INAH-3 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Haynes, J. D. (1995). A Critique of the Possibility of Genetic Inheritance of Homosexual Orientation. Journal of Homosexuality, 28(1),

34 Linkage analysis La linkage analysis negli uomini è basata su 2 principi fondamentali di genetica: se un gene influenza un tratto, qualora due individui condividano il gene, essi condividono anche il tratto; geni vicini su un cromosoma vengono ereditati generalmente insieme, quindi se due individui hanno lo stesso tratto dovrebbero avere anche la stessa sequenza di DNA che contiene il possibile gene che lo influenza. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

35 Omosessualità e le ipotesi genetiche 2/2
Blanchard (1997; 2001) H-Y Antigen and Homosexuality in Men  In men, sexual orientation correlates with an individual’s number of older brothers, each additional older brother increasing the odds of homosexuality by approximately 33%. It has been hypothesized that this fraternal birth order effect reflects the progressive immunization of some mothers to Y-linked minor histocompatibility antigens (H-Y antigens) by each succeeding male fetus and the concomitantly increasing effects of such maternal immunization on the future sexual orientation of each succeeding male fetus. Anti-H-Y antibodies produced by the mother pass through the placental barrier to the fetus and affect aspects of sexual differentiation in the fetal brain. This explanation is consistent with a variety of evidence, including the apparent irrelevance of older sisters to the sexual orientation of later born males, the probable involvement of H-Y antigen in the development of sex-typical traits, and the detrimental effects of immunization of female mice to H-Y antigen on the reproductive performance of subsequent male offspring. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Blanchard, R. (2001). Fraternal Birth Order and the Maternal Immune Hypothesis of Male Homosexuality. Hormones and Behavior, 40(2), doi: /hbeh Blanchard, R., & Klassen, P. (1997). H-Y Antigen and Homosexuality in Men. Journal of Theoretical Biology, 185(3), doi: /jtbi

36 Darwin e il paradosso dei geni omosex
L’omosessualità maschile ha una componente parzialmente genetica (innata)? Paradosso: Come è possibile che caratteri o fattori genetici nel nostro DNA si diffondano se inducono un comportamento che può ridurre il successo riproduttivo (fitness)? (Camperio Ciani, 2004) 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Blanchard, R. (2001). Fraternal Birth Order and the Maternal Immune Hypothesis of Male Homosexuality. Hormones and Behavior, 40(2), doi: /hbeh Blanchard, R., & Klassen, P. (1997). H-Y Antigen and Homosexuality in Men. Journal of Theoretical Biology, 185(3), doi: /jtbi Camperio Ciani, A. (2004). Il paradosso dei geni omosex. Darwin, 2(6), Camperio Ciani, A., Cermelli, P., & Zanzotto, G. (2008). Sexually Antagonistic Selection in Human Male Homosexuality. PLoS ONE, 3(6), e2282. Camperio Ciani, A., Corna, F., & Capiluppi, C. (2004). Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity. Prooceeding of the royal Society B, 271(1554), doi: /rspb Gavrilets, S., & Rice, W. R. (2006). Genetic models of homosexuality: generating testable predictions. Proceedings of the Royal Society B, 273(1605), doi: /rspb Hamer, D. H., Hu, S., Magnuson, V. L., Hu, N., & Pattatucci, A. M. (1993). A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation. Science, 261(5119), doi: /science Rahman, Q. (2005). The association between the fraternal birth order effect in male homosexuality and other markers of human sexual orientation. Biology Letters, 1(4), doi: /rsbl

37 L’omosessualità e il successo riproduttivo 1/2
Camperio Ciani et al (2004) Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity  «Nella linea materna dei soggetti gay, e solo in questa, le femmine, e solo quelle che potevano avere i fattori genetici dell’orientamento gay, facevano in media un terzo di figli in più rispetto a tutte le altre donne del nostro campione». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Camperio Ciani, A., Corna, F., & Capiluppi, C. (2004). Evidence for maternally inherited factors favouring male homosexuality and promoting female fecundity. Prooceeding of the royal Society B, 271(1554), doi: /rspb Camperio Ciani, A. (2004). Il paradosso dei geni omosex. Darwin, 2(6), Continua 

38 L’omosessualità e il successo riproduttivo 2/2
«Abbiamo capito perché in certe popolazioni le frequenze dei gay possono variare. Infatti nelle popolazioni dove tutte le donne hanno un elevato numero di figli, come in molte società tradizionali e primitive, la crescita della popolazione dipende solo dalla sopravvivenza dei figli, e i geni che influenzano l’orientamento sessuale incidono poco sulla fecondità femminile, poiché tutte le donne, con o senza questi geni, si riproducono al massimo. Al contrario in quelle popolazioni in cui per motivi culturali si incentiva la riduzione della fecondità e si pratica la contraccezione, per esempio nell’antica Roma, nell’antica Grecia e nelle società occidentali contemporanee, i geni in questione possono fare la differenza: se chi possiede tali fattori genetici fa tre figli al posto di due (un terzo in più), ciò può portare in poche generazioni a una rapida diffusione di questi geni nella popolazione». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Camperio Ciani, A. (2004). Il paradosso dei geni omosex. Darwin, 2(6),

39 L’evoluzione della mente

40 La semplicità dell’idea Darwiniana
«L’unica cosa che dice la psicologia evoluzionistica è che la mente umana è il prodotto di milioni di anni di evoluzione. Troppo semplice!» L’idea semplice, ma tutt’altro che banale, è che la mente umana, e non solo il cervello, sia in larga misura il prodotto del processo evoluzionistico che ha caratterizzato la storia del genere Homo a partire dalla sua comparsa. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Adenzato, M., & Meini, C. (2006). Darwin e la psicologia: un'alleanza possibile. In M. Adenzato, & C. Meini (Eds.), Psicologia evoluzionistica (p. XI-XXXIII). Torino: Bollati Boringhieri.

41 Gli assunti di base della psicologia evoluzionistica (PE): l’ipotesi centrale
è possibile migliorare le conoscenze sulla mente umana comprendendo i processi che nel corso della filogenesi ne hanno modellato l’architettura. Obiettivo principale  è individuare questi meccanismi, chiamati anche adattamenti psicologici. Esempi di problemi adattativi che i nostri antenati ancestrali hanno dovuto risolvere sono: la scelta del partner sessuale, la comunicazione con gli altri membri del gruppo, la capacità di trovare una figura di riferimento che dia aiuto in caso di pericolo, la capacità di comprendere gli stati mentali alla base del comportamento altrui. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

42 Gli assunti di base della PE: universalità e variabilità della mente umana
La natura universale della mente  È da ricercarsi nell’insieme dei meccanismi psicologici che costituiscono la nostra architettura cognitiva. Alla base delle infinite manifestazioni della mente è possibile riconoscere l’opera di un numero finito di meccanismi psicologici che sono patrimonio comune di tutti gli individui della nostra specie. La variabilità delle manifestazioni della mente  La natura universale della mente non sottovaluta l’infinita variabilità di manifestazioni comportamentali e culturali di cui è capace l’uomo; significa piuttosto sottolineare come. I meccanismi psicologici non impongono schemi di attuazione rigidi e preordinati, ma a seconda del contesto culturale e ambientale permettono allo sviluppo individuale di percorrere certe strade piuttosto che altre. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

43 Dalla sociobiologia alla PE
Corrente della biologia nata a partire dalla seconda metà degli anni ’70, che ha come obiettivo quello di spiegare il comportamento sociale alla luce della teoria darwiniana della selezione naturale. La prima definizione “ufficiale” risale al 1975, ed è contenuta nell'opera Sociobiologia: La Nuova Sintesi, di E.O. Wilson: Lo studio sistematico delle basi biologiche di ogni forma di comportamento sociale. Richard Lewontin e Stephen Jay Gould  criticano il ruolo centrale giocato dai geni sul comportamento umano e sulla variazione dei tratti quali l’aggressività, spiegati dalla variazione biologica delle persone e non necessariamente come prodotto dell’ambiente sociale. Tuttavia, molti sociobiologisti sostengono una relazione complessa tra natura ed educazione. John Tooby (antropologo) e Leda Cosmides (psicologa) hanno lanciato la evolutionary psychology come una branca della sociobiologia resa meno controversa dall’aver evitato questioni della umana biodiversità. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Sociobiologia:

44 La sociobiologia e la PE: due differenti discipline
PE e sociobiologia: due differenti discipline  La più significativa differenza tra le due sta nella diversa applicazione dei principi della selezione naturale. Sociobiologi  Il comportamento umano attualmente dispiegato dagli individui della nostra specie è il prodotto diretto della selezione naturale. Psicologi evoluzionisti  Il comportamento umano non è stato direttamente modellato dalla selezione naturale, ma è il prodotto dell’interazione di miriadi di meccanismi psicologici. L’assunto di base della psicologia evoluzionistica  I meccanismi psicologici sono l’anello di congiunzione tra la biologia e il comportamento che è considerato come il prodotto dell’interazione di questi adattamenti con l’ambiente (Tooby e Cosmides, 1992)*. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Sociobiologia: *Tooby, J., & Cosmides, L. (1992). The Psychological Foundation of culture. In J. H. Barkow, L. Cosmides, & J. Tooby (Eds.), The Adapted Mind: Evolutionary Psychology and the Generation of Culture (pp ). New York: Oxford University Press.

45 La psicologia evoluzionistica e il rifiuto della diatriba natura/cultura
La psicologia evoluzionistica rifiuta la dicotomia tra natura/cultura  Ponendo l’accento sui meccanismi psicologici che mediano la dimensione biologica con quella del comportamento manifesto. È invece importante individuare gli elementi costitutivi dell’architettura cognitiva umana e fornirne una spiegazione funzionale. Va oltre la considerazione che il patrimonio innato e quello appreso sono dimensioni ontogenetiche reciprocamente irriducibili e non si limita a ribadire la generica posizione secondo la quale, poiché nessuna forma di comportamento può emergere dal nulla, una qualche base biologica capace di influire sullo sviluppo individuale ci deve pur essere. Focalizza il proprio interesse sulle complesse relazioni causali esistenti tra le pressioni selettive e i meccanismi psicologici e tra questi e il comportamento. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Adenzato, M., & Meini, C. (2006). Darwin e la psicologia: un'alleanza possibile. In M. Adenzato, & C. Meini (Eds.), Psicologia evoluzionistica (p. XI-XXXIII). Torino: Bollati Boringhieri.

46 La cultura e la mente innata
Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

47 40 anni di dominanza del modello comportamentista
Dagli anni ’20 fino alla metà degli anni ’60, il comportamentismo è stato il paradigma dominante tra gli psicologi, oltre a quelli della tradizione freudiana. Comportamentisti, come i filosofi empiristi che li hanno ispirati, non erano inclini a spiegare molto di un fenomeno facendo appello alle proprietà innate della mente. Non è che i comportamentisti non credessero nella mente, né che la mente non possedesse delle proprietà innate. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

48 La mente che sa poco e non vincola e non vincola l’apprendimento
Per i comportamentisti, come per gli altri empiristi, i meccanismi innati della mente impongono pochi vincoli su ciò che viene appreso e contribuiscono poco o niente sul contenuto in uscita del processo di apprendimento. Ciò che viene appreso dipende interamente dall’ambiente a cui è esposto colui che apprende. I meccanismi innati della mente non contribuiscono a nulla di sostanziale per quanto riguarda modelli familiari, relazioni sociali, lingua, norme, religioni, attività decorative e artistiche, tradizioni tecnologiche, o altri elementi paradigmatici della cultura. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

49 L’Antropologia del 20° sec. e l’enfasi ambientale
Franz Boas ( ), uno dei fondatori dell’antropologia in USA  Si oppose ai nativist (hereditarian) e palesemente razzisti darwinisti sociali. È stato l’ambiente, in particolare l’ambiente culturale, piuttosto che la biologia o la psicologia, a determinare i modelli di comportamento che differiscono tra i gruppi e le società. Nel 1925, Boas mandò la sua giovane studentessa, Margaret Mead, a Samoa, la quale trascorse nove mesi a studiare l'adolescenza e il risveglio sessuale tra i giovani di Samoa. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

50 Samoa

51 L’assoluta malleabilità della natura umana secondo Mead
Margaret Mead (1901–1978) Antropologa culturale americana, scrisse L’adolescenza in Samoa (1928) che divenne rapidamente (e probabilmente lo è ancora) lo studio antropologico più letto mai pubblicato. Mead descrive l'adolescenza in Samoa come un momento di spensieratezza, senza sensi di colpa e come una deliziosa sperimentazione sessuale, facilitato da un ambiente sociale easy-going, totalmente diverso da quello familiare ai suoi lettori in America e in Europa. Come Derek Freeman (1916–2001, Nuova Zelanda, antropologo meglio conosciuto per il suo tentativo di confutare le affermazioni di Margaret Mead sulla società samoana), Mead insistette che i samoani avevano: nessuna convinzione di peccato, consideravano il fare all’amore come “il passatempo per eccellenza” facendone “una raffinata arte del sesso”. La società samoana, diceva la Meed, “funziona molto bene in quanto si basa sul presupposto generale che il sesso è un gioco, ammissibile in tutte le espressioni sia etero che omosessuale, con qualsiasi tipo di variazione come aggiunta artistica”. L’ipotesi che il sesso è un gioco offre un ambiente culturale in cui non si verificano “frigidità e impotenza psichica e nel quale un soddisfacente aggiustamento sessuale nel matrimonio è sempre possibile”. (Freeman, 1983, pp. 91–2) 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Margaret Mead (2007) L’adolescenza in Samoa. Giunti Editore. Mead wrote, a decade after her visit to Samoa, ‘‘that human nature is almost unbelievably malleable, responding accurately and consistently to contrasting cultural conditions’’ (1935/1963, p. 280)».

52 L’adolescenza in Samoa

53 Il modello Standard delle Scienze Sociali
Le tesi psicologiche empiriste che la mente è malleabile e che i suoi contenuti sono determinati dall’esperienze si adattano molto bene con le tesi antropologiche sollecitate da Boas e Mead, che le culture si differenziano notevolmente in aspetti fondamentali e che ogni cosa rilevante di una società può essere spiegate con la ambiente culturale locale. Queste idee sono le componenti essenziali di ciò che John Tooby e Leda Cosmides (1992) hanno definito lo il Modello Standard delle Scienze Sociali. Negli anni dopo la II Guerra Mondiale, a causa del ruolo che le teorie innatiste avevano giocato nella propaganda progettata per giustificare politiche razziste ed eugenetiche naziste, l’insieme dei punti di vista che compongono il modello standard delle scienze sociali è venuto ad avere una notevole autorità morale. L’innatismo non è semplicemente falso, è male! 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

54 Il processo di superamento dello standard social science model
Dal 1960 in poi tre nodi della storia sono centrali per comprendere il processo di superamento dello standard social science model. La rivoluzione cognitivista e il declino del comportamentismo; Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente; La sviluppo della sociobiologia. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

55 1° nodo: La rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo

56 1° nodo: La rivoluzione cognitivista e il superamento del comportamentismo
On cognitivist accounts, which were inspired by the metaphor of the mind as computer, minds contain large sets of representational states that are manipulated by one or more computational mechanisms. The job of the psychologist, or the cognitive scientist, is to discover the structure of these representations and the programs or algorithms that manipulate them. (Pinker, S. (2006). Tabula rasa. Perché non è vero che gli uomini nascono tutti uguali. Milano: Mondadori; Gardner, H. (1985). The Mind’s New Science. A History of the Cognitive Revolution. Basic Books) 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press. Computazionale  «Nelle discipline scientifiche, l’approccio c. avviene tramite una successione di fasi: individuazione del problema e sua modellazione, definizione di un algoritmo per la soluzione del modello, stesura di un programma di calcolo (in gergo ‘codice’), esecuzione del codice (e quindi ‘simulazione’ del problema), analisi dei risultati» (http://www.treccani.it/enciclopedia/computazionale/). Algoritmo  «Con un a. si tende a esprimere in termini matematicamente precisi il concetto di procedura generale, di metodo sistematico valido per la soluzione di una certa classe di problemi. Come esempio consideriamo un a. che codifica un comportamento assai comune, quello di una persona che confronta due parole. Esprimeremo questo a. in un linguaggio naturale un po’ rigido, tenendo presente che questa descrizione informale dell’a. è il punto di partenza anche per il disegno di nuovi algoritmi. A volte si usa, per lo stesso scopo, una rappresentazione grafica equivalente, il cosiddetto diagramma di flusso» (http://www.treccani.it/enciclopedia/algoritmo/).

57 2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente

58 2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 1/3
Noam Chomsky (USA, 1928), beginning in the mid-1960s, made an increasingly impressive case that the structure of natural languages was simply too rich to be acquired by an empiricist learning mechanism on the basis of the evidence available to the child. Given the poverty of the stimulus the only plausible explanation for the linguistic knowledge that the child acquires is that a very substantial portion of that knowledge is innate. Since any normal child can learn any natural language, the innate knowledge, which Chomsky called universal grammar (UG), must be present in all normal humans and manifest in all natural languages.  (continua) 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

59 2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 2/3
How, then, are we to account for the obvious fact that unrelated languages seem very different from one another? (3 ideas) While all natural languages manifest the features specified in UG, those features are not obvious to casual inspection. Discovering the crosslinguistic regularities of UG, like discovering the regularities captured by Newton’s laws or by just about any other sophisticated science, requires careful study of the phenomena aided by a theory that tells you what to observe or measure. Some of the regularities are disjunctive. There are, for example, many logically possible ways in which a language might order the components of sentences that linguists call heads and complements. But almost all of the world’s languages exhibit one of two patterns. So the regularity here is that heads and complements are ordered in one or the other of these ways. In order to determine which pattern prevails in the language that surrounds her, a child must, of course, be exposed to that language. But all she needs is a bit of information that will serve as a cue or ‘‘trigger’’ enabling her to adopt either pattern A or pattern B. She need not figure out all the complexities of those two patterns, since they are innately specified. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

60 2° nodo: Un rinnovato interesse verso l’innatismo nelle teorie della mente 3/3
The psychological mechanisms underlying language processing and the those underlying language acquisition are special purpose, innate devices that are built to do those jobs and nothing else. Chomsky often uses the term language organ to stress the analogies between the mental system underlying language processing and familiar biological organs like kidneys or the eyes. Jerry Fodor (1983) published a very influential book in which he proposed the term module for mental mechanisms like the language organ, and went on to offer a detailed characterization of the features of modules. Central among them was that modules: contain a substantial body of information relevant to the task they were designed to accomplish, where this information is inaccessible to other components of the mind, and do their work while utilizing only that proprietary body of information, encapsulated from all other information held elsewhere in the mind. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

61 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia

62 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 1/4
The emergence of sociobiology and the critique of the standard social science model, which had its beginnings in the research tradition of ethology stemming from the work of Konrad Lorenz (Austrian, 1903–1989) and Niko Tinbergen (1907–1988). This tradition provided an empirically grounded alternative to behaviorism. Important aspects of animal behavior were seen to be the product of innate mechanisms that were evolutionary adaptations. However, from Darwin’s time onward, evolutionary theorists had found certain social behaviors in animals to be very difficult to explain in terms of adaptations. Perhaps most puzzling were altruistic behaviors that threatened the survival or reproductive prospects of the animal exhibiting the behavior while increasing the likelihood that some other animal would survive and reproduce. How could animals disposed to behave like that evolve?  (continua) 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

63 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 2/4
The altruistic behaviors and the sociobiology  Starting in the mid-1960s, a group of biologists that included George Williams, W. D. Hamilton, John Maynard Smith, Robert Trivers, and Richard Dawkins began to make major advances in answering that question. One crucial idea, proposed by Williams and Hamilton and popularized by Dawkins in his book The Selfish Gene (1976), was that we should not focus on the number of offspring an organism produces but rather on the number of copies of its genes that are passed on to the next generation. That made it clear how a gene that made altruistic behavior more likely could spread through a population, provided that the recipients of the altruism were kin who carried a copy of the gene. Theories invoking reciprocal altruism, parental investment, sexual selection, and the idea of an evolutionarily stable strategy yielded plausible accounts of how other behavioral dispositions might evolve. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Simpson, T., Carruthers, P., Laurence, S., & Stich, S. (2006). Introduction: Culture and the Innate Mind. In P. Carruthers, S. Laurence, & S. Stich (Editors), The Innate Mind: Culture and Cognition Vol. 2 (pp. 3-19). New York, NY, USA: Oxford University Press.

64 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 3/4
E. O. Wilson (1975) Sociobiology: The New Synthesis, (Harvard biologist, USA 1929)  a massive survey of the literature on animal social behavior and of attempts to explain how this behavior might have evolved. In the last chapter of that book, Wilson turned his attention to humans. He offered hypotheses aimed at explaining how a variety of human social behaviors and cultural phenomena might have evolved, including religion, ritual, artistic activity, male dominance, and warfare. This was, of course, a clear challenge to the standard social science model, since if Wilson’s explanations were correct, then the behaviors in question must, to some extent at least, be influenced by genes, and those genes must have been favored by natural selection. The reaction was fast and furious: public talks by Wilson and other sociobiologists were often met with organized and aggressive heckling. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

65 3° nodo: Lo sviluppo della sociobiologia 4/4
The advent of the evolutionary psychology  While sociobiology and the closely allied field of human behavioral ecology pose a clear challenge to the standard social science model, they do not speak directly to the topic that is the central focus of this book, the links between culture and the innate mind. The reason they don’t is that both sociobiology and human behavioral ecology are largely apsychological  They don’t say much about the mind at all. Rather, they focus on behavior. Their central concern is to explain how a given pattern of behavior evolved, and their usual strategy is to argue that that pattern of behavior is adaptive, that is, that it increases the chance that copies of the genes of organisms displaying the behavior will be present in subsequent generations. All of this changed with the advent of evolutionary psychology, where we find theories that attempt to explain cultural phenomena that clearly invoke features of the innate mind. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

66 La psicologia evoluzionista e il modello standard delle scienze sociali

67 Evolutionary Psychology’s Strategies for Explaining Culture
While many thinkers have played a role in developing evolutionary psychology, the most influential figures have been the anthropologist John Tooby, the psychologist Leda Cosmides, and, more recently, the psychologist Steven Pinker. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

68 The sociobiology’s focus on behavior
Evolutionary psychologists maintain that sociobiology’s focus on behavior and its neglect of psychology are misguided. When genes influence behavior, they argue, they do so by building brains with a bevy(stuolo) of specialized mental modules. Behavior is the result of the interaction between these mental modules and the environment. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

69 L’ambiente di adattamento
During the Pleistocene, when modern humans were evolving, natural selection shaped these mental modules to produce behavior that would be adaptive in the Pleistocene environment (1,8-0,01 million). But over the roughly 10,000 (Olocene/Recent) years since the invention of agriculture, the environment in which humans live has been radically altered by human activity. Thus it is a mistake to assume, as sociobiologists typically do, that the behavior of modern humans is generally adaptive, since it is produced by minds that were designed by natural selection to produce adaptive behavior in a very different environment. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

70 I moduli mentali 1/3 According to evolutionary psychologists, we should then hypothesize that for most of the adaptive problems, natural selection produced a mental module that was well designed to solve it in the Pleistocene environment, and that those modules persist largely unchanged in modern minds. The mental modules do not share all of the features of Fodor’s modules. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

71 I moduli mentali 2/3 Tooby & Cosmides (1995). Foreword. In S. Baron-Cohen Mindblindness An Essay on Cambridge, MIT Press  «Our cognitive architecture resembles a confederation of hundreds or thousands of functionally dedicated computers (often called modules) designed to solve adaptive problems endemic to our hunter-gatherer ancestors. Each of these devices has its own agenda and imposes its own exotic organization on different fragments of the world. There are specialized systems for grammar induction, for face recognition, for dead reckoning, for construing objects and for recognizing emotions from the face. There are mechanisms to detect animacy, eye direction, and cheating. There is a ‘‘theory of mind’’ module and a multitude of other elegant machines». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

72 I moduli mentali 3/3 Tooby & Cosmides (1997). Introduzione. In S. Baron-Cohen L'autismo e la lettura della mente (pp. 7-14). Astrolabio  «Anziché considerare il mondo come la forza che organizza la mente, oggi i ricercatori ritengono che sia la mente a imporre, ad un mondo infinitamente ed esteso, i propri preesistenti tipi di organizzazione, inventati dalla selezione naturale durante la storia evolutiva della specie per produrre risultati adattivi nell’ambiente naturale della specie stessa. In questa prospettiva, la nostra architettura cognitiva, rassomiglia a una confederazione di centinaia di migliaia di computer (spesso detti moduli), ognuno dei quali è addetto ad una funzione, designati a risolvere problemi endemici per i nostri progenitori cacciatori-raccoglitori. Ciascuno di questi dispositivi segue il proprio programma e impone dall’esterno la propria organizzazione ai diversi segmenti del mondo. Ci sono meccanismi specializzati per l’induzione grammaticale, per il riconoscimento del volto, per l’orientamento, per la costruzione di oggetti, per il riconoscimento delle emozioni delle espressioni del viso. Ci sono meccanismi per rilevare l’animizzazione, la direzione dello sguardo e l’inganno. C’è un modulo della “teoria della mente” e moltissimi altri eleganti meccanismi». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

73 Le 3 strategie alla base dei fenomeni culturali
Evolutionary psychologists have actively explored 3 strategies for explaining cultural phenomena: metaculture (universals), evoked culture, and use of culturally transmitted information by modules designed to exploit it. All 3 strategies are aimed at explaining aspects of culture that are clearly adaptive, or that were adaptive in ancestral environments. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

74 Gli universali umani 1/2 While not denying that cultures vary in many ways, evolutionary psychologists also insist that there are many cultural universals – features all cultures share – though, like Chomsky’s linguistic universals, they are sometimes not obvious unless one has a theory that suggests where to look. Tooby and Cosmides sometimes describe these universals as constituting a single human metaculture 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

75 Gli universali umani 2/2 Tooby & Cosmides (1992). The Psychological Foundation of culture. In Barkow, Cosmides, & Tooby (Eds.), The Adapted Mind (pp ). Oxford University Press  «Anthropological orthodoxy to the contrary, human life is full of structure that recurs from culture to culture, just as the rest of the world is. (Or, if one prefers, there are innumerable frames of reference within which meaningful cross-cultural uniformities appear, and many of these statistical uniformities and structural regularities could potentially have been used to solve adaptive problems.) Such statistical and structural regularities concerning humans and human social life are an immensely and indefinitely large class (Brown, 1991): adults have children; humans have a species-typical body form; humans have characteristic emotions; humans move through a life history cued by observable body changes; humans come in two sexes; they eat food and are motivated to seek it when they lack it; humans are born and eventually die; they are related through sexual reproduction and through chains of descent; they turn their eyes toward objects and events that tend to be informative about adaptively consequential issues; they often compete, contend, or fight over limited social or subsistence resources; they express fear and avoidance of dangers; they preferentially associate with mates, children, and other kin; they create and maintain enduring, mutually beneficial individuated relationships with nonrelatives; they speak; they create and participate in coalitions; they desire, plan, deceive, love, gaze, envy, get ill, have sex, play, can be injured, are satiated; and on and on. Our immensely elaborate species-typical physiological and psychological architectures not only constitute regularities in themselves but they impose within and across cultures all kinds of regularities on human life, as do the common features of the environments we inhabit». 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e

76 La mente evoluta e le variazioni culturali
Evolutionary psychologists invoke evolved modules to explain cultural variation in another way. Cultures are great sources of locally useful information. What plants are edible, what animals are dangerous, what paths are safe, all this and much more is conveyed from one individual to another. When this culturally transmitted information is relevant to solving adaptive problems that were frequently encountered in the Pleistocene mental mechanisms may have evolved that seek it out and make use of it in predetermined ways. As an example, Barrett (2005) has argued that children have an innate dangerous animal category embedded in a mental mechanism that leads them to seek out and retain information about local animal predators, and to have appropriate emotional and behavioral responses to such animals. 1. Come funziona la mente 2 Evidenze di meccanismi innati e specifici di conoscenza 3. L’evoluzione della mente 4. La cultura e la mente innata P s i c o l o g i a G e n e r a l e Barrett, H. C. (2005). The Adaptations to Predators and Prey. In D. M. Buss (Editor), The Handbook of Evolutionary Psychology (pp ). New York, USA Wiley.


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