Teoria dello Stato e del Controllo Sociale Lezione 11

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Teoria dello Stato e del Controllo Sociale Lezione 11 Corso di Formazione in Sicurezza e Mitigazione del Rischio Milano, 11 marzo 2009

I neo-Chicagoans e la criminologia radicale C.Wright Mills (Sociology and Pragmatism, 1942) Controllo sociale e linguaggio: il controllo sociale è esercitato tramite l’imporsi di “vocabolari motivazionali” che orientano l’azione degli individui Ogni società in un certo contesto spazio-temporale possiede vocabolari motivazionali “tipici”, che rendono nelle interazioni fra individui “normale” (più facilmente praticabile) un comportamento conforme a tali vocabolari ed alle reciproche attese di chi interagisce Nella società la possibilità di orientare i significati comuni attraverso l’imposizione dei “vocabolari motivazionali tipici” è distribuita in modo fortemente diseguale: si formano così “orizzonti di senso comune” largamente praticati, al cui interno troviamo “vocabolari motivazionali” di maggioranza e di minoranza e “nemici pubblici” funzionali all’apposizione di confini all’orizzonte di senso comune

I neo-Chicagoans e la criminologia radicale E.Lemert (Devianze, problemi sociali e forme di controllo, 1967) Da un controllo sociale “passivo-reattivo” ad uno attivo: il controllo sociale non è la risposta alla devianza (v.Parsons), ma produce devianza attraverso processi di definizione, etichettamento, interazione, comunicazione Deviazione secondaria: se il comportamento difforme da quello normalmente atteso in una società (deviazione primaria) non viene accettato, ma anzi è etichettato come deviante, coloro che lo praticano assumeranno questa identità di outsiders, rinforzando il proprio comportamento deviante La devianza scaturisce da un processo di interazione fra membri delle agenzie (formali e informali) di controllo sociale e individui etichettati (= socialmente percepiti) come devianti: il controllo sociale come “profezia che si autoavvera”

I neo-Chicagoans e la criminologia radicale H.Garfinkel (Studies in Ethnometodology, 1967) Sviluppo alle estreme conseguenze dell’approccio dell’interazionismo simbolico, secondo cui il controllo sociale scaturisce da un processo di comunicazione/interazione in cui si stabiliscono i significati e le motivazioni dell’agire (v. Mead) La realtà sociale non può essere studiata attraverso l’uso di categorie concettuali, poiché esse stesse sono costruite da chi studia la società: occorre scendere nella realtà sociale e verificare i modi di costruzione di senso comune utilizzati all’interno di ogni gruppo/società che si intende studiare Il controllo sociale e la devianza sono categorie socialmente costruite attraverso processi di interazione sociale: dipendono quindi strettamente dall’intreccio di dinamiche sociali, interessi, processi di comunicazione esistenti in una data società (relativismo)

I neo-Chicagoans e la criminologia radicale D.Matza (Come si diventa devianti, 1969) Tecniche di neutralizzazione: tecniche discorsive di giustificazione del comportamento deviante che neutralizzano l’azione censoria delle agenzie di controllo sociale, tesa a prevenirlo/impedirlo Le tecniche di neutralizzazione come condizione necessaria ma non sufficiente rispetto all’azione deviante. Dal drifting ai confini della società alla devianza attraverso la volontà consapevole del soggetto Il controllo sociale è la risposta del Leviatano (inteso come: detentori del potere politico) ai casi di devianza considerati politicamente inaccettabili / pericolosi e si esprime attraverso la “messa al bando” del soggetto deviante e la costruzione di una “classe criminale”

Per ogni ulteriore domanda o suggerimento relativamente alla lezione: cristian.poletti@unimib.it Per ogni eventuale richiesta di chiarimenti, fonti bibliografiche, per suggerimenti o quant’altro, il mio indirizzo e-mail è cristian.poletti@unimib.it Grazie per l’attenzione.