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Una religione senza Dio?

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Presentazione sul tema: "Una religione senza Dio?"— Transcript della presentazione:

1 Una religione senza Dio?
BUDDHISMO Una religione senza Dio? Lanfranco Gianesin

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3 CHI E' IL BUDDHA?[1] Nel VI sec. a.C. il principe Gautama Siddharta vive nella reggia del Padre, in India. Siddharta significa colui che cerca o colui che ha raggiunto lo scopo. Egli non conosce la verità della vita poiché il padre lo trattiene lontano dal mondo, gli nasconde la verità del mondo, le sofferenze della vita, la malattia, la vecchiaia, la morte, la rinascita. Un giorno, ispirato da un' artista che cantava le bellezze dei suoi viaggi, si risveglia in lui il desiderio di conoscere la verità del mondo. [1]

4 Lascia la reggia ed entra nel mondo dei comuni mortali
Lascia la reggia ed entra nel mondo dei comuni mortali. Viene così a conoscenza della verità sulla sofferenza che connota la vita di tutti gli esseri. Egli non accetta questa realtà e decide di intraprendere la via della liberazione secondo la pratica induista.

5 Perché la vita, perché la morte, perché la sofferenza?
Dopo anni di duro ascetismo rischia la morte senza essere giunto alla liberazione. Abbandona così la via induista e intraprende la ricerca di una nuova via, né troppo rigida da far rischiare la morte né troppo leggera da risultare inefficace: una via di mezzo.

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7 L’ILLUMINAZIONE Dopo anni di pratiche,una notte raggiunge la liberazione, diventa l‘Illuminato (=Buddha) e si sente portato in una beatitudine straordinaria: il Nirvana. Rinuncia a lasciarsi morire in questa beatitudine per diventare maestro della via di mezzo per tutti gli uomini. Nasce il Buddhismo, la via del Buddha, l‘Illuminato, che diventa un predicatore itinerante, accompagnato dai suoi monaci.

8 Il Buddha morì a 80 anni, attorniato dai suoi discepoli.
Le sue ultime parole furono: Monaci, io vi dico: tutto trascorre e perisce. Ma il vostro compito è di cercare la verità e mirare alla salvezza eterna.

9 I TESTI SACRI Buddha non scrisse alcun testo.
Il suo insegnamento fu inizialmente tramandato in forma orale. Sorsero molte controversie dottrinali, per cui furono indetti vari concili. Nel I secolo a.C. fu redatto in lingua pali (dialetto del sanscrito) il canone, cioè l’elenco ufficiale dei testi sacri.

10 Le quattro nobili verità  Cfr. dossier p. 15
DOTTRINA PRINCIPALE Le quattro nobili verità  Cfr. dossier p. 15 Tutto è dolore (tutto è apparente e mutevole). Il dolore nasce dal desiderio (che ci imprigiona nel ciclo delle esistenze). Estinguendo il desiderio si elimina il dolore (nirvana = estinzione). La via per raggiungere il nirvana è l’ottuplice sentiero.

11 OTTUPLICE SENTIERO Retta visione (la realtà appare così com’è)
Retto pensiero (intenzione o proposito) Retta parola (linguaggio adeguato) Retta azione (fare la cosa giusta) Retta condotta (coerenza di vita) Retto sforzo (applicazione costante) Retta attenzione (consapevolezza) Retta concentrazione (meditazione).

12 corrisponde alle reincarnazioni.
Gli otto raggi della ruota rappresentano l’ottuplice sentiero. La circonferenza corrisponde alle reincarnazioni. Il centro è il nirvana.

13 UNA RELIGIONE SENZA DIO
Il buddha non parla mai di Dio nella sua predicazione. Sulla questione mantiene un silenzio rispettoso (forse per reazione ad un eccesso di rappresentazioni del divino nell’induismo). Alcuni l’hanno definita una scelta di ateismo. Altri sostengono che Buddha, con la sua via di mezzo, si è mantenuto equidistante dai due estremi del teismo e dell’ateismo.

14 C'è stata una sola setta buddhista, che considerava Buddha un essere trascendente (cioè un dio) e il Buddha storico solo un fantasma emanato da questo. Furono i membri di tale setta a scolpire tra il 200 e il 500 d. C. le enormi statue del Buddha nelle rocce del Bamiyan, in Afghanistan, proprio quelle bombardate dai talebani nel 2001.

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16 Ci si professa buddhisti con la FORMULA DI RIFUGIO
Mi rifugio nel Buddha. Mi rifugio nel dharma (= dottrina o legge). Mi rifugio nel sangha (= comunità monastica).

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18 SAGGEZZA E COMPASSIONE
La vacuità [il vuoto interiore come liberazione] ci permette di avere una comprensione della realtà ultima. Ci aiuta ad apprezzare la saggezza dell'interdipendenza - una legge fondamentale della natura. Arriviamo a riconoscere il valore del nostro essere tutti fondamentalmente correlati. E' a causa di questa interrelazione che siamo in grado di entrare in empatia con gli altri che soffrono. Con la condivisione, la compassione sgorga naturalmente. Sviluppiamo un'autentica empatia per la sofferenza degli altri, e la volontà di aiutarli a sradicare il loro dolore.

19 SAGGEZZA E COMPASSIONE
Proprio come un uccello ha bisogno di due ali per volare, una persona dotata di saggezza ma priva di compassione è come un eremita solitario che vegeta sulle montagne; una persona compassionevole ma priva di saggezza non è niente più che un simpatico sciocco. Entrambe queste qualità sono necessarie; si rafforzano reciprocamente. (Dalai Lama, La saggezza del perdono)

20 DIECI REGOLE Cinque proibizioni (per tutti): Non uccidere Non rubare
Non fare un uso sregolato del sesso Non dire il falso Non bere bevande inebrianti.

21 DIECI REGOLE Cinque comandi (solo per i monaci):
Non mangiare dopo mezzogiorno Non dormire sul letto Non toccare denaro Non assistere a spettacoli (musica, danza, teatro…) Non usare profumi, unguenti e ghirlande).

22 Altri divieti sono raccolti in 220 disposizioni.
Interessante la confessione pubblica delle colpe, prevista per i monaci di fronte alla comunità.

23 LO YOGA È costituito da un insieme di esercizi psicofisici che mirano a riprendere possesso del proprio corpo, a riequilibrarne le energie interne, per acquistare una più grande libertà interiore. In definitiva si tratta di una disciplina spirituale, che in occidente forse abbiamo un po’ banalizzato.

24 Statua di Buddha in Cina

25 UN’ESPERIENZA DI DIALOGO CRISTIANO-BUDDHISTA
Ecco la testimonianza di Maria De Giorgi, missionaria saveriana in Giappone, che ha dialogato, pregato e meditato per lunghi anni con esponenti del buddhismo zen: Il silenzio buddhista è un grido sulla soglia del mistero, e a volte non c’è grido più lacerante del silenzio.

26 Il Buddha ha percepito il gemito di questo mondo visibile, ha intuito la via che porta oltre questo mondo fenomenico, ha additato il Mistero… ma poi ha taciuto, quasi a ricordare all’uomo religioso di ogni tempo che mai potrà imprigionare l’Assoluto in qualsivoglia categoria mentale, né ridurlo alle dimensioni della propria mente.

27 Quindi per me ascoltare il silenzio buddhista è mettermi in sintonia con questo grido e accettare di rimanere sulla soglia del Mistero con i miei fratelli buddhisti, ma – e sottolineo questo ma – in fiduciosa e amorosa attesa, perché come cristiana credo profondamente che quella soglia è stata attraversata per sempre, non dall’uomo ma da Dio e che in quel silenzio è stata pronunciata per sempre e per tutti – anche per i miei fratelli buddhisti – la Parola che si è fatta carne.

28 Verrà il giorno in cui anche in questo grembo, che è il silenzio del Buddha, germinerà in pienezza la Parola che è Cristo, Verbo di Dio al mondo. Verrà il giorno – anzi forse è già venuto – in cui in Occidente come in Oriente dovremo trovare il coraggio di rimanere a lungo in questo silenzio per poter ascoltare la Parola. (Maria De Giorgi, in Uomini e Profeti, Radio RaiTre, gennaio 2007)


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