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Interpretazione della norma tributaria ed elusione fiscale a cura della dott.ssa Antonella Palma Facoltà di economia Seconda Università degli Studi di.

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Presentazione sul tema: "Interpretazione della norma tributaria ed elusione fiscale a cura della dott.ssa Antonella Palma Facoltà di economia Seconda Università degli Studi di."— Transcript della presentazione:

1 Interpretazione della norma tributaria ed elusione fiscale a cura della dott.ssa Antonella Palma Facoltà di economia Seconda Università degli Studi di Napoli 10/10/2011

2 Interpretazione della legge in generale Secondo le correnti di pensiero più datate, risalenti al tardo medioevo ed ancora in voga nellottocento, linterpretazione è unattività che ha lo scopo di illustrare i testi ricostruendo il pensiero del legislatore: cè sempre un unica vera norma che linterprete porta alla luce estraendola dal testo normativo. Secondo le concezioni moderne, invece, la norma non preesiste allinterpretazione, ma ne è il prodotto: linterpretazione è attività che attribuisce significato al testo, ed il legislatore non produce norme, ma testi, ai cui enunciati linterprete attribuisce un significato cui si dà il nome di norma.

3 Interpretazione della legge in generale Linterpretazione della legge consiste, quindi, nellattribuzione di un significato agli enunciati normativi in modo da estrarre da essi le regole di condotta stabilite dal legislatore. Ogni enunciato normativo necessita, ai fini della concreta applicazione, di essere preliminarmente sottoposto ad unattività interpretativa.

4 Interpretazione della norma tributaria: specificità della norma tributaria La norma fiscale soddisfa un esigenza pubblica primaria, quella della sopravvivenza della collettività, mediante lindividuazione di criteri di giusto riparto della spesa pubblica. Norma tributaria diretta alla definizione di fatti economici al fine di realizzare il prelievo Interesse fiscale: come criterio in grado di motivare le scelte legislative, lapplicazione delle norme, insieme ad altri valori costituzionali

5 Linterpretazione della norma tributaria Linterpretazione della norma tributaria risulta essere problematica a causa della peculiarità del settore. Le leggi tributarie sono poco stabili e le modifiche legislative sono continue a causa di una serie di fattori: a) necessità di adeguare la legislazione alle nuove realtà economiche; b) condizione di permanente crisi fiscale dello Stato; c) situazioni di emergenza per far fronte alle quali vengono inserite nellordinamento nuove leggi; d) frequente emanazione di leggi a termine; e) preferenza per il legislatore tributario per le formulazioni casistiche, piuttosto che per quelle generali.

6 Linterpretazione della norma tributaria Secondo una parte della dottrina, la norma tributaria, a causa della sua specificità, sarebbe sottoposta a regole interpretative speciali rispetto a quelle ordinariamente applicabili alle altre norme giuridiche. Secondo lopinione prevalente, invece, la norma tributaria è sottoposta alle comuni regole interpretative valevoli in via generale per tutti i campi del diritto.

7 Linterpretazione della norma tributaria: teoria oggi prevalente Non vi è differenza tra la norma tributaria ed ogni altra norma dellordinamento. La norma tributaria è sottoposta alle medesime regole interpretative previste, in via generale dal legislatore, allart. 12 delle disposizioni sulla legge in generale.

8 Linterpretazione della norma tributaria: teorie ormai superate togliere Teoria dellinterpretazione più favorevole allerario: in caso di incertezza la norma tributaria doveva essere intesa privilegiando linterpretazione più favorevole allerario (in dubio pro fisco) Teoria dellinterpretazione più favorevole al contribuente: in caso di incertezza la norma tributaria doveva essere intesa privilegiando linterpretazione più favorevole al contribuente (in dubio contra fiscum)

9 I criteri generali di interpretazione Art. 12, primo comma, Disp. Prel. Cod. Civ: Nellapplicare la legge non si può attribuire ad essa altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla intenzione del legislatore. Da tale disposizione si desume la distinzione tra: a) criterio letterale; b) criterio della ratio legis o criterio logico- funzionale di interpretazione. Si ritiene che tali criteri siano in un rapporto di pari rango e di reciproca e necessaria complementarità.

10 Linterpretazione letterale Consiste nellindividuazione del significato dei termini impiegati dal legislatore nellenunciato, ricavabile sia dal significato proprio delle parole, sia dalla struttura della frase in cui tali parole sono inserite. Qual è il significato proprio? Il Legislatore usa termini della lingua corrente e termini tecnici (luso di un termine da parte del legislatore tecnicizza il termine nel senso che esso assume un significato differente da quello ordinario). Quando un termine, oltre che duso comune, ha un significato tecnico, si ritiene generalmente che il legislatore lo usi di regola nel suo significato tecnico, quindi nellinterpretazione della legge il significato tecnico prevale su quello ordinario.

11 Linterpretazione letterale Problematica è linterpretazione di termini tecnici derivanti da altri settori dellordinamento giuridico: in tali ipotesi, in virtù dellautonomia del diritto tributario, linterprete può attribuire al medesimo termine un significato tecnico diverso. Ad esempio la nozione civilistica di residenza (il luogo in cui il soggetto ha la dimora abituale) non coincide con quella di residenza fiscale (i soggetti che per la maggior parte del periodo dimposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente); la nozione di domicilio fiscale (comunicato allA.F.) è propria del diritto tributario e non coincide con il domicilio civilistico (il luogo in cui il soggetto ha stabilito la sede principale dei propri affari).

12 Linterpretazione letterale: le definizioni legislative A volte è lo stesso legislatore che fornisce la definizione dei termini che usa e quindi linterprete è insomma aiutato (ma anche vincolato) dalle definizioni legislative. Infine, se viene usato un termine tratto dalla lingua ordinaria, di cui non sia data la definizione dal legislatore, linterprete deve attenersi al significato corrente, cercando di precisarne il significato in base al contesto ed in base agli altri elementi dellinterpretazione.

13 Linterpretazione logica Scopo dellinterpretazione logica è quello di individuarelintenzione del legislatore, ovvero la ratio legis, cioè la ragione che spiega e giustifica lemanazione della norma e senza la quale essa non sarebbe venuta ad esistenza. A tal fine linterprete può avvalersi di alcuni argomenti interpretativi: a) argomento teleologico o funzionale:ad una norma deve attribuirsi il significato che corrisponde al fine della disciplina in cui la norma è inserita; b) argomento psicologico: finalizzato a ricostruire la volontà degli organi che hanno contribuito alla formazione della legge attraverso i c.d. lavori preparatori; c) argomento sistematico:le singole norme devono essere interpretate in modo da non introdurre incompatibilità con il sistema.

14 Altri criteri interpretativi Criterio storico: analisi delle motivazioni per cui un istituto è stato introdotto nellordinamento, delle modifiche che esso ha subito, del modo in cui è stato interpretato nel tempo; Criterio sociologico: la conoscenza degli aspetti economico-sociali è fondamentale per pervenire ad uninterpretazione congruente con la realtà su cui le regole sono destinate ad agire; Criterio equitativo: volto ad evitare interpretazioni che contrastino con il comune senso di giustizia. Principio di conservazione degli atti giuridici: occorre dare preferenza al significato che assicura alla norma la possibilità di sopravvivere e continuare a produrre effetti sotto il profilo della conformità ai precetti costituzionali. Interpretazione estensiva: consistere nellestendere la portata delle norma fino al più ampio significato con essa compatibile, avendo come riferimento la ratio della norma stessa. Interpretazione restrittiva: procedimento esattamente opposto.

15 Lanalogia nel diritto tributario Una forma particolare di interpretazione è lanalogia, necessaria quando il testo della legge non fornisce allinterprete la disciplina del caso, e si ha pertanto una lacuna. Il fondamento normativo di questo strumento interpretativo è dato dallarticolo 12, comma 2, Disp. Prel. Cod. Civ., secondo il quale Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dellordinamento giuridico dello Stato.

16 Lanalogia nel diritto tributario E ammessa per le norme tributarie procedurali, ma non è ammessa per quelle impositive o sostanziali, e per le norme penali tributarie (art. 25 della Costituzione). Esempio: E ammessa lanalogia per le norme che ci indicano come si determina limponibile o come si fa la dichiarazione etc; È, invece, vietata lanalogia per le norme che disciplinano lapplicabilità o meno dellimposta, indicando quale fattispecie sia tassabile (un dato fatto economico).

17 Lanalogia nel diritto tributario: le norme tributarie di esenzione o di agevolazione Si tratta di norme che, in funzione di interessi anche di natura extrafiscale, costituzionalmente rilevanti, sanciscono esenzioni o agevolazioni, che si pongono come norma di deroga rispetto alle norme impositrici, in favore di determinate situazioni oggettive o di determinati soggetti,. Secondo una parte della dottrina tali norme devono considerarsi eccezionali e pertanto, in virtù dellart. 14 Disp. Prel. Cod. Civ., linterpretazione analogica di esse è vietata. Secondo altra parte della dottrina non sempre e necessariamente le norme esentive o agevolative debbono considerarsi eccezionali, di conseguenza non può escludersi in linea di principio la possibilità di applicare in via analogica tali norme.

18 I vincoli dellinterpretazione Linterpretazione a volte può essere molto complessa, quindi essa non si esaurisce nellautomatica applicazione di regole prestabilite. Anche nei casi più complessi, tuttavia, linterprete non può farsi legislatore, ma deve rispettare alcuni vincoli: a) vincoli derivanti dalla struttura gerarchica del nostro ordinamento; b) vincoli derivanti dal significato letterale del testo e dalle definizioni legislative; c) vincoli derivanti dalle norme sullinterpretazione;

19 Il vincolo gerarchico Linterprete deve privilegiare linterpretazione conforme al testo gerarchicamente sovraordinato Secondo tale criterio: a) Le leggi ordinarie vanno interpretate in modo da risultare conformi alle Leggi di rango costituzionale (tra più interpretazioni di una Legge tributaria deve essere favorita quella conforme allArticolo 53 C.); b) I testi dei Decreti Delegati devono essere interpretati in modo da risultare conformi alle leggi di delegazione; c) I testi dei regolamenti devono essere interpretati in modo da risultare conformi alle norme di legge; d) I testi delle norme nazionali devono essere interpretati in modo da risultare conformi alle norme comunitarie

20 I soggetti dellinterpretazione La dottrina giuridica I giudici Il legislatore LAmministrazione finanziaria Il contribuente

21 Linterpretazione dottrinale E linterpretazione data dagli studiosi del diritto.

22 Linterpretazione giurisprudenziale Fornisce linterpretazione della norma in caso di contrasto tra quella del contribuente e quella dellAmministrazione. Vale a fornire il regolamento sostanziale del caso concreto, per cui non è vincolante per i soggetti che non siano parte in causa nel procedimento. Nel nostro ordinamento non vige il principio di vincolatività del precedente giurisprudenziale.

23 Linterpretazione autentica E quella proveniente dallo stesso legislatore che spesso emana apposite disposizioni al fine di chiarire il preciso senso da attribuire ad altra norma precedentemente emanata, per la quale vi è un contrasto interpretativo. In tal caso la norma interpretativa: a) ha efficacia vincolante erga omnes; b) efficacia retroattiva.

24 Linterpretazione autentica La disposizione interpretativa presuppone una disposizione suscettibile di più interpretazioni; la disposizione di interpretazione autentica, quindi, lasciando immutato il testo cui si riferisce, elimina, tra le due o più norme potenzialmente contenute in quel testo, le interpretazioni considerate errate, lasciandone sopravvivere una soltanto. Linterpretazione autentica si basa, cioè, sul presupposto che di tutte le possibili interpretazioni di cui è suscettibile un testo soltanto una sia giusta, mentre tutte le altre siano errate. Le disposizioni interpretative sono retroattive, le disposizioni innovative non sono retroattive.

25 Linterpretazione autentica Spesso il legislatore abusa di tale strumento ed interviene con leggi interpretative, quindi retroattive anche in casi nei quali non sussiste alcun dubbio interpretativo, sicchè lo scopo della nuova norma non è tanto quello di rendere chiaro un testo oscuro, ma quello di modificare retroattivamente una norma dando alla nuova norma unapparenza interpretativa. Per porre un freno a tale fenomeno il legislatore, nello Statuto del contribuente (Legge 212/2000 ) allarticolo 1, comma 2, ha disposto che ladozione di norme interpretative può essere disposta solo in casi eccezionali e con legge ordinaria, qualificando come tali le disposizioni di interpretazione autentica - Rinvio

26 LAmministrazione finanziaria: le circolari Anche lAmministrazione finanziaria svolge quotidianamente opera di applicazione e, quindi, di interpretazione delle norme, attraverso lemanazione di Circolari, Note e Risoluzioni con cui gli uffici centrali e regionali impartiscono ordini e direttive agli uffici locali.

27 LAmministrazione finanziaria: le circolari Di solito, allemanazione di una nuova legge, lAmministrazione finanziaria fa seguire una circolare, con la quale ne illustra agli uffici periferici il significato, con eventuali altre indicazioni e direttive di carattere pratico ed organizzativo. Le circolari sono dunque atti interni che vincolano, in base al rapporto gerarchico, lufficio periferico a conformarsi a quanto stabilito dallufficio superiore e che non hanno effetti vincolanti allesterno dellamministrazione. Linterpretazione recata dalla circolare non crea vincoli per i contribuenti, che restano liberi di non uniformarvisi, restando, però, esposti alle conseguenze connesse ad una probabile futura azione accertatrice dellAf.

28 Lamministrazione finanziaria: le circolari Normalmente i contribuenti, in caso di dubbio, seguono linterpretazione accolta dalle circolari della AF. Che cosa accade se il contribuente si affida alla circolare ma: A) lufficio non la rispetta ed emana un atto impositivo B) la stessa AF emana in un secondo momento una circolare che dà una diversa interpretazione

29 Caso A Lufficio non ha rispettato la circolare. Il contribuente può impugnare latto davanti al giudice. Non potrà far valere in sé il mancato rispetto della circolare, in quanto il giudice è tenuto unicamente ad applicare le leggi e i regolamenti e non anche le circolari. Ma questo sarà un indizio per provare lerrore di interpretazione in cui è incorso lUfficio.

30 Caso B LAF emana una circolare, il contribuente vi si attiene ma successivamente viene emanata una nuova circolare che modifica linterpretazione fornita in precedenza. Difficile tutela per il contribuente, perché la circolare ha un effetto solo interno alla PA. Il nostro ordinamento in passato non sembrava accordare protezione al contribuente che insorge contro la lesione subita per il mutamento di interpretazione ministeriale. Dovrebbero valere ragioni di tutela dellaffidamento riposto dal contribuente nella circolare. Di tale principio vi è un parziale riconoscimento nellart. 10, comma2 dello Statuto del Contribuente - Rinvio

31 Il contribuente: il diritto di linterpello. RINVIO Ai sensi dellart. 11 della L. 212/2000 (Statuto del contribuente), in presenza di obiettive condizioni di incertezza sulla interpretazione di disposizioni di carattere tributario ed in relazione a casi concreti e personale, il contribuente può stimolare una presa di posizione interpretativa dellAf sul caso concreto. Il procedimento: rinvio.

32 Elusione fiscale Il fenomeno dellelusione fiscale si verifica tutte le volte in cui il contribuente, pur non realizzando il presupposto previsto dalla legge tributaria, ottiene, in altro modo, il medesimo risultato economico che la legge intendeva assoggettare a tassazione. Lelusione consiste dunque nellevitare in tutto o in parte lobbligo di imposta senza violare la legge tributaria e si sostanzia nello sfruttamento dei vuoti lasciati dalle norme dimposizione. Comportamento del contribuente che, approfittando della complessità e della poca chiarezza delle norme fiscali, riesce a sottrarsi alla tassazione senza cadere nellillegalità.

33 Elusione fiscale Lelusione è labuso di uno strumento giuridico attraverso il quale il contribuente evita di applicare la normativa fiscale appropriata per quel risultato economico. Si tratta di una forma di risparmio conforme alla lettera della norma ma non alla ratio voluta dal legislatore Lelusione fiscale può essere definita come la strumentalizzazione da parte dei contribuenti delle imperfezioni presenti nella normativa tributaria

34 Elusione fiscale Lelusione si manifesta attraverso un comportamento apparentemente lecito che non viola le norme tributarie nella forma ma nella sostanza Si afferma che mentre levasione presuppone una condotta contra legem lelusione presuppone una condotta extra legem. Il contribuente effettua unoperazione al solo fine di conseguire un risparmio dimposta o adotta strumenti insoliti per raggiungere un determinato risultato economico evitando il peso fiscale

35 Elusione fiscale

36 Al fine di definire lelusione bisogna individuare i confini che esistono da un lato, con levasione che consiste nel sottrarsi allobbligo di corrispondere le imposte, violando le norme di legge e dallaltro, con il lecito risparmio di imposta, che il contribuente può perseguire operando delle scelte che lordinamento gli offre per contenere gli oneri tributari

37 Il risparmio lecito dimposta risparmio dimposta Il risparmio dimposta viene definito dalla teoria economica come rimozione del tributo, una fattispecie che si verifica quando il contribuente consapevole del legame esistente tra un determinato presupposto e lobbligazione tributaria ad esso corrispondente rinuncia a porre in essere il comportamento specifico. Ad esempio il contribuente sceglie di acquistare una seconda abitazione anziché a Capua dove lICI è del 6 per mille a Caserta dove lICI è del 5 per mille.

38 Levasione Levasione Levasione è il frutto di particolari comportamenti assunti dal contribuente per sottrarsi al debito tributario occultando situazione realmente verificatesi o alternativamente dichiarando elementi non corrispondenti alla realtà Ad esempio il contribuente omette di dichiarare dei redditi conseguiti

39 Elusione ed evasione Lelusione si distingue dallevasione Sia nellevasione che nellelusione loperatore mira a non pagare le imposte, ma nellelusione loperazione è posta in essere con strumenti leciti, mentre levasione è realizzata occultando il presupposto di imposta Chi evade, pone in essere il presupposto dimposta, ma poi si sottrae alle consegue fiscale che ne derivano, viola, cioè, direttamente le norme fiscali Chi elude confida su una determinata interpretazione della legge, chi evade confida di non essere scoperto.

40 Elusione –Simulazione - Frode La simulazione consiste nella rappresentazione di una "volontà formale" diversa rispetto a quella effettiva. A differenza dell elusione, dove il comportamento messo in atto è realmente voluto dalle parti in causa, nella simulazione invece si vuole conseguire un risultato diverso da quello che traspare dagli atti posti in essere. La frode consiste in situazioni e comportamenti attraverso i quali, mediante raggiri e artifici, sono ostacolati l'accertamento o la corretta qualificazione giuridica dei fatti rilevanti per l'applicazione del Tributo

41 Indici di elusività Quando si può parlare di elusione? Gli elementi che costituiscono indici di elusività sono: a) il ricorso all'uso di uno strumento giuridico lecito ma ''anormale'', ''improprio'', ''inadeguato'', ossia diverso da quello concepito dal legislatore per il raggiungimento di un dato risultato economico; b) la condizione per cui, con questo strumento, viene raggiunto lo stesso risultato economico che sarebbe raggiungibile con lo strumento ''tipico'' previsto della legge fiscale, quale presupposto d'imposta; c) la scelta alternativa che viene operata perché permette di conseguire vantaggi fiscali.

42 Il rapporto tra elusione ed interpretazione Lelusione comincia là dove finisce linterpretazione: infatti lelusione può essere impedita con interpretazioni estensive della norma impositiva che consente di ritenere fattispecie imponibile anche il comportamento elusivo. Lelusione non è più tale, ma diventa una delle ipotesi in cui si applica la norma. La nozione di elusione rimanda ad una duplice possibile interpretazione della disposizione fiscale: a) una interpretazione letterale o restrittiva, o formalistica, in base alla quale il comportamento elusivo non è tassabile; b) una interpretazione non letterale, non rigida, non formalistica, in base alla quale il fatto elusivo è tassabile.

43 Gli strumenti antielusivi Il legislatore dispone di due tecniche per fronteggiare lelusione: a) le norme a contenuto antielusivo che attribuiscono allAF il potere di qualificare come elusiva una determinata operazione, e di applicare la norma elusa; b) le norme specifiche cui il legislatore ricorre quando, verificando che una norma fiscale viene elusa con un certo accorgimento, va a modificare la norma impositiva, ad esempio, ampliandone la portata, quindi norme la cui antielusività risiede nella ratio, non nel contenuto.

44 La tassazione delle fattispecie elusive Le tecniche attraverso le quali si può pervenire a tassare le fattispecie elusive sono due: a) la prima consiste nellinterpretare la norma elusa in modo da applicarla anche a fattispecie che essa formalmente non prevede; b) la seconda consiste nellinterpretare e ricostruire i negozi giuridici elusivi in modo da far emergere, al di là dellapparenza formale ed esteriore, il vero affare ed il vero negozio posto in essere dalle parti. Viene così operata una riqualificazione del negozio ovvero un superamento della forma.

45 Le disposizioni antielusive Dalla constatazione dellimperfezione dei dettati legislativi da cui deriva la possibilità di sottrarsi alla giusta imposizione nasce lidea di una norma antielusiva generale, destinata a valere in astratto in ogni circostanza. Ma una norma antielusiva generale presenta il rischio di essere tollerante in relazioni a situazioni formalmente ineccepibili, ma di fatto assolutamente scorrette. Di qui la decisione di elaborare una norma generale antielusiva ma a fattispecie predeterminate al fine di colpire solo quei comportamenti più rilevanti e diffusi: il legislatore si limita a considerare solo le operazioni che con più frequenza e maggiore danno per la collettività vengono manipolate dai contribuenti al fine di ottenerne un indebito vantaggio economico.

46 Le disposizioni antielusive La prima norma (generale) antielusiva a fattispecie predeterminate introdotta nellordinamento italiano è contenuta nellart. 10 della L. 408/90. E consentito allAmministrazione finanziaria disconoscere ai fini fiscali la parte di costo delle partecipazioni sociali sostenuto e comunque i vantaggi tributari conseguiti in operazioni di fusione, concentrazione, trasformazione, scorporo e riduzione di capitale sociale poste in essere senza valide ragioni economiche ed allo scopo esclusivo di ottenere fraudolentemente un risparmio di imposta.

47 Le disposizioni antielusive: lart. 10 della L. 408/90 Lapplicazione di tale disposizione era condizionata alla presenza di a) un presupposto, cioè il conseguimento di vantaggi tributari; b) tre condizioni: lassenza di valide ragioni economiche; lo scopo esclusivo di ottenere il risparmio dimposta; la frode nellattuazione del progetto; c) cinque operazioni, ritenute più di altre elusive.

48 Le disposizioni antielusive: lart. 10 della L. 408/90 Tale norma destò numerose perplessità e venne applicata raramente per più motivi: a) non era chiaro se i vantaggi tributari erano da riferirsi solo al campo delle imposte sui redditi, dovevano essere considerati nellimmediato o in prospettiva, dovevano essere riferiti solo al soggetto che realizzava loperazione o anche ad altri soggetti coinvolti; b) non era facile individuare operazioni che avessero come scopo esclusivo il risparmio di imposta; c) lavverbio fraudolentemente richiamava la disciplina penalistica. Per correggere tali distorsioni fu introdotto lart. 37 bis nel D.P.R. 600/1973.

49 Le disposizioni antielusive: lart. 37 bis del D.P.R. 600/1973 Sono inopponibili allamministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dallordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti.

50 Le disposizioni antielusive: lart. 37 bis del D.P.R. 600/1973 Dalla lettura della norma in questione si evince coma la disposizione antielusiva in essa contenuta si renda applicabile qualora si verifichino, contemporaneamente, le seguenti condizioni: il contribuente ponga in essere atti, fatti e negozi, anche collegati tra loro, che comportino lutilizzo di una o più operazioni fra quelle indicate al comma 3 dellart. 37-bis (fusioni, scissioni, trasformazioni ecc.); che tali atti, fatti e negozi siano complessivamente diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall'ordinamento tributario, e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi altrimenti indebiti; che tali atti, fatti e negozi siano privi di valide ragioni economiche.

51 Le disposizioni antielusive: lart. 37 bis del D.P.R. 600/73 La collocazione della nuova disposizione antielusiva nellambito del D.P.R. 600/73 sullaccertamento delle imposte sui redditi ne delimita il campo di azione solo a tali tipologie di imposte. Il fenomeno elusivo non si esaurisce, normalmente, in una singola operazione, ma si articola attraverso atti tra loro programmati e coordinati. E stato soppresso lavverbio fraudolentemente E venuto meno il requisito dello scopo esclusivo E stato invece mantenuto il requisito delle valide ragioni economiche Linopponibilità è relativa solo allAf, per cui i comportamenti posti in essere dai contribuenti, anche se fiscalmente irrilevanti, sono validi dal punto di vista civile.

52 Le disposizioni antielusive: lart. 37 bis del D.P.R. 600/1973 Lart. 37 bis del D.P.R. 600/73 si compone di otto commi nei quali si individuano: a) il comportamento ritenuto elusivo ( commi 1 e 2); b) le fattispecie potenzialmente elusive riguardanti, in particolar modo, le operazioni straordinarie nella vita dellimpresa ( comma 3); c) aspetti procedurali diretti a rafforzare le garanzie del contribuente ( commi dal 4 al 7); d) listituto giuridico dellinterpello disapplicativo (comma 8).

53 L interpello disapplicativo: rinvio La tipologia di interpello in esame non è finalizzata a fornire al contribuente un parere in ordine ad una questione interpretativa, ma attraverso un provvedimento del Direttore Regionale, viene eccezionalmente disapplicata una norma antielusiva che, altrimenti, troverebbe applicazione nel caso specifico da lui prospettato La procedura dinterpello antielusivo: RINVIO


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