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Lanalisi quantitativa Giancarlo Ragozini Università di Napoli Federico II Dipartimento di Sociologia.

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Presentazione sul tema: "Lanalisi quantitativa Giancarlo Ragozini Università di Napoli Federico II Dipartimento di Sociologia."— Transcript della presentazione:

1 Lanalisi quantitativa Giancarlo Ragozini Università di Napoli Federico II Dipartimento di Sociologia

2 Premessa metodologica Obiettivo fotografare e descrivere la condizione giovanile delle regioni del Sud Italia e delle due Isole maggiori in relazione al tema del lavoro e della partecipazione sociale Metodo sono stati raccolti, nellambito del Progetto Policoro, 1460 questionari; i questi 15 sono stati somministrati a soggetti con una età superiore a 36, fino addirittura ad avere soggetti di 50 anni, fuori quindi da ogni definizione, seppur allargata, di giovinezza.

3 Premessa metodologica Considerazione statistica le modalità di selezione degli intervistati non sono state quelle proprie del campionamento statistico, e a prima vista neanche quelle dei campionamenti non probabilistici utilizzati nelle ricerche di mercato. Effetti indesiderati non sono generalizzabili non rappresentano un campione statisticamente rappresentativo delluniverso i risultati che si presenteranno non sono generalizzabili ai tutti i giovani del meridione dItalia poiché i soggetti intervistati non rappresentano un campione statisticamente rappresentativo delluniverso che si voleva ritrarre. Effetti desiderati I giovani intervistati, tuttavia, per le loro caratteristiche, potrebbero descrivere abbastanza bene un destinatario tipico del Progetto Policoro, in quanto più vicino agli ambienti diocesani e più sensibile degli altri al cooperativismo. Da alcuni risultati che di seguito verranno riportati, sembra emergere che i giovani intervistati sono per lo più quelli vicini agli ambienti diocesani che esprimono certe idealità e certe configurazioni valoriali.

4 Caratteristiche strutturali I 1445 intervistati sono abbastanza equamente distribuiti fra uomini e donne con una leggera prevalenza delle donne (55.2%), e fra le diverse regioni di provenienza. Si nota una maggiore presenza dei campani, dei pugliesi e dei siciliani, rispettivamente pari al 23.2%, 18.5% e 16.5%; la presenza degli abruzzesi e molisani, così come dei calabresi si attesta intorno al 12% mentre quella dei lucani e dei sardi intorno all8% Confronto con nostre elaborazioni su censimento Regione% dal censimento Abruzzo/Molise7.03 Basilicata2.84 Calabria9.83 Campania28.76 Puglia19.83 Sardegna7.99 Sicilia23.72 Regionen% Abruzzo/Molise Basilicata Calabria Campania Puglia Sardegna Sicilia Totale

5 Caratteristiche strutturali: età Per quel che attiene letà degli intervistati si nota una forte concentrazione nelle classi di età centrali con il 73% degli intervista compreso tra i 21 e 30 anni, con una buona presenza dei giovanissimi tra i 16 e i 20 anni (19.5%) e una quota residuale dei più grandi (7.5%).

6 Caratteristiche strutturali: età e provenienza Considerando la distribuzione degli intervistati per classi di età sulla base delle regioni delle diocesi coinvolte emergono forti differenze, statisticamente significative ( 2 =32.59, p-value=0.019). Ci sono regioni in cui i giovanissimi sono sovra rappresentati (Abruzzo/Molise e Puglia) a scapito delle altre classi di età, mentre, al contrario in Calabria, Campania e Sicilia sono sotto rappresentati rispetto alla distribuzione totale.

7 Caratteristiche strutturali: età e provenienza Se si confronta questa distribuzione con quella relativa a classi di età simili secondo nostre elaborazioni su dati del Censimento 2001, si può notare la forte differenza con il campione osservato, sia in termini di distribuzione generale per classi di età, sia per singola regione. Questo dato avalla lavvertenza, espressa in premessa, circa le possibilità inferenziali della presente indagine.

8 Caratteristiche strutturali: titolo di studio Per quel che attiene al titolo di studio circa il 57% ha terminato la scuola superiore, circa il 23% ha conseguito una laurea, mentre il 13% ha terminato solo la scuola dellobbligo. Tale distribuzione è fortemente diversa da quella rilevabile al Censimento 2001 in cui i laureati tra i giovani tra i 15 e i 35 anni hanno una incidenza pari al 6.25%, mentre quelli che hanno conseguito la licenza media sono pari a ben il 45.63%, mentre quelli che hanno conseguito un diploma di scuola superiore sono pari al 41%. Il campione osservato è quindi decisamente più istruito della popolazione di riferimento.

9 Caratteristiche strutturali: titolo di studio Purtroppo il livello culturale dei giovani meridionali osservabile dai dati ufficiali è per certi versi scoraggiante e fa il paio con i seppur contenuti, ma ancora alti, tassi di non conseguito della scuola dellobbligo nel meridione dItalia, e con gli elevatissimi tassi di dispersione scolastica che si osserva alla scuola superiore Fonte: Ministero della Pubblica Istruzione, 2007

10 Caratteristiche strutturali: differenze Dallanalisi delle tabelle di contingenza del titolo di studio incrociato con il genere, la regione di residenza e letà degli intervistati, emergono forti differenze. In primo luogo, le donne sono mediamente più istruite degli uomini ( 2 =19.19, p-value=0.001), con il 25.7% che ha conseguito la laurea (contro il 19% circa degli uomini) e con l11.2% delle donne che ha solo la scuola dellobbligo (contro il 14% circa degli uomini). Significative sono anche le differenze territoriali ( 2 =129.14, p- value=0.000) che mostrano profonde disparità nelle distribuzioni dei titoli di studio: la Sardegna e lAbruzzo/Molise mostrano le quote più alte di giovani in possesso della sola scuola dellobbligo (rispettivamente il 27.6% e il 21.9% contro il 12.7% del totale); gli intervistati dalla Puglia sono quelli che più frequentemente hanno conseguito la laurea (27.3%) così come anche sono quelli che presentano la quota maggiore di persone in possesso della qualifica professionale (15.2%); la Campania, la Sicilia e la Basilicata, infine, fanno registrare la quota maggiore di intervistati in possesso di un diploma di scuola superiore (intorno al 62%). Ovviamente si evidenzia una forte relazione tra letà degli intervistati e il titolo di studio, relazione scontata e poco interessante..

11 La condizione attuale Rispetto alla loro situazione attuale il 33% degli intervistati dichiara di lavorare, di avere una qualche occupazione sia essa anche nelleconomia informale; il 28% dichiara di essere studente a tempo pieno, l11.4% di essere uno studente lavoratore, l11% che pur studiando a tempo pieno saltuariamente lavora; il 13% che dichiara di essere inoccupato o disoccupato. la definizione istituzionale e teorica non sono propriamente corrette: chi ad esempio svolgesse una qualche attività lavorativa nelleconomia informale sarebbe comunque o disoccupato, qualora avesse perso un lavoro regolare, o inoccupato, qualora non avesse mai avuto una occupazione regolare. Così come non è corretto tenere insieme in una unica categoria gli inoccupati e i disoccupati.

12 Condizione attuale: differenze di genere gli uomini risultano più occupati delle donne: la percentuale dei maschi che lavora è pari al 39.7% contro il 27.4% delle donne. Viceversa le donne studiano di più degli uomini (30.2% contro 25.1%) avendo percentuali maggiori a quelle degli uomini in tutte le modalità di risposta che contengono lo studio. Di più, infine, sono le donne che si dichiarano in altra condizione occupazionale, incorporando forse la condizione di casalinga che manca fra le varie modalità di risposta.

13 Condizione attuale e titolo di studio gli intervistati in possesso della sola scuola dellobbligo, che come si è visto sono anche i più giovani, presentano una quota maggiore di quanti studiano ancora (pari al 41.8%) fra i laureati solo il 13.8% studia ancora, presumibilmente impegnato in formazione post-laurea quali specializzazioni o master. In ogni caso la relazione che si evince dallanalisi indica una associazione nota in letteratura per cui i titoli di studio più elevati hanno una maggiore occupabilità.

14 Condizione attuale e età Analizzando la relazione tra lavoro e titolo di studio al netto delletà si vede che nelle classi di età intermedie la quota degli occupati con la sola scuola dellobbligo è maggiore rispetto ai laureati, dato che avendo terminato gli studi questi giovani si immettono immediatamente nel mercato del lavoro e cercano una loro collocazione, solitamente in posizioni medio basse. Allaumentare delletà la quota di laureati che trova occupazione aumenta e supera quella degli altri titoli di studio restano più o meno stabili, confermando che linvestimento nellaccrescimento del proprio capitale culturale sul medio e lungo termine ripaga. Per quel attiene alla relazione tra età e condizione attuale si nota come allaumentare delletà la quota di quanti lavorano sale dall8% al 66%, mentre ovviamente la quota di quanti studiano scende dal 63.4% a circa il 4%. Nonostante il campione di intervistati sia mediamente più istruito della popolazione di riferimento cè una quota abbastanza consistente di giovanissimi pari all8% che giù lavora.

15 Condizione attuale e regione le distribuzioni condizionate rispetto alla regione di appartenenza senza pretese di generalizzazione sembrano riflettere abbastanza, almeno come tendenza, le diverse configurazioni socio-culturali delle regioni. La Puglia La Puglia si dimostra una regione con un mercato del lavoro molto vivace e, fra le regioni meridionali, con leconomia che offre maggiori opportunità, ma anche come una regione in cui i giovani tendono a permanere di più nel percorso formativo: ciò si evince non tanto dalla quota di occupati, ma dalle quote di lavoratori studenti e studenti che anche saltuariamente lavorano che sono sensibilmente più alte, testimoniando che ci sono opportunità più ampie di studio/lavoro. dellAbruzzo e del Molise Il profilo dellAbruzzo e del Molise è simile alla Puglia, anche se meno marcata è la presenza di quanti studiano e lavorano contemporaneamente. Sardegna La Sardegna è la regione che ha la quota maggiore di occupati, circa il 41%, ma anche una delle quote più basse di giovani ancora in formazione, a significare che probabilmente i giovani sardi preferiscono occuparsi prima piuttosto che investire in formazione. la Calabria e la Basilicata Profilo simile lo mostrano la Calabria e la Basilicata, con un profilo economico più basso della prima che ha la quota di inoccupati più alto in assoluto, con una maggiore propensione allinvestimento in formazione la seconda anche se con la quota più bassa di studenti lavoratori (a testimoniare una certa rigidità del mercato del lavoro che non consente ai giovani di trovare lavori flessibili tali da conciliare le esigenze dello studio e del lavoro). Sicilia e la Campania La Sicilia e la Campania mostrano profili simili e in qualche modo medi rispetto alle altre, con una leggera prevalenza degli studenti in Campania e una prevalenza della modalità altro in Sicilia.

16 Condizione attuale e regione le distribuzioni condizionate rispetto alla regione di appartenenza senza pretese di generalizzazione sembrano riflettere abbastanza, almeno come tendenza, le diverse configurazioni socio-culturali delle regioni.

17 I giovani e il lavoro Il 64% degli intervistati, pari a 925 intervistati, ha dichiarato di avere attualmente una occupazione o comunque di averla avuto in passato, sia essa regolare o irregolare o informale. Fra quanti hanno dichiarato di lavorare o di aver lavorato il 58.9% ha avuto o ha una occupazione con contratto regolare, il 12.9% con contratto irregolare, ovvero in possesso di un contratto che però non è completamente rispettato, e ben il 28.2% ha un lavoro nelleconomia informale. Questa ultima percentuale è in linea con la quota più volte richiamata dalla stampa nazionale che indica come pari al 30% la quota di economia informale. è possibile desumere che il 13.3% di inoccupati e/o disoccupati si divide nel 9% di inoccupati, ovvero in cerca di prima occupazione, e nel 4.3% di disoccupati, ovvero di giovani che hanno lavorato e che hanno perso un precedente lavoro. In realtà il 2% ha avuto occupazioni al nero e, quindi, ufficialmente risulta in cerca di prima occupazione..

18 I giovani e il lavoro Posizione occupazionale N% su occ. /dis occ. Occupati/ disoccupati Regolari non regolari in nero Totale Inoccupati Non risponde261.8 Totale Totale Tipo di contratto% Dipendente42.7 Parasubordinato14.1 Autonomo8.3 Prestazione occasionale9.0 Senza contratto22.1 Altro3.3 Più risposte0.5 Totale100.0

19 I giovani e il lavoro: differenze Anche se non emergono differenze significative di genere si può affermare, rassicurati anche da ricerca analoghe, che gli uomini hanno con più probabilità un contratto regolare rispetto alle donne che più facilmente, quando lavorano, lavorano in nero. Dallanalisi delle tabelle di contingenza emerge che i giovanissimi che lavorano lo fanno con un contratto in nero, così come quelli che hanno titoli di studio inferiori come la scuola dellobbligo: pur non essendoci alcuna domanda nel questionario circa il tipo di lavoro fatto, sia per livello che per qualifica, è noto che i lavori informali sono generalmente a bassa qualifica, meno retribuiti e con condizioni lavorative peggiori rispetto ai lavori con contratti regolari. E quindi ragionevole pensare che per i giovanissimi che accedono al mondo del lavoro con titoli più bassi siano riservati lavori non qualificati a nero. Viceversa i laureati e i diplomati di scuola superiore hanno maggiori probabilità di ottenere un lavoro con un contratto regolare. Posizione lavorativaScuola obbligo Qualifica professionale Scuola superiore Laurea Regolare Non regolare In nero

20 I giovani e il lavoro: differenze Stesso andamento, anche più marcato, si mostra per letà: allaumentare di questa la quota di contratti regolari passa dal 37.4% al 77.2%: ciò è spiegabile anche in relazione al fatto che spesso i giovani si inseriscono nel mercato del lavoro con posizioni irregolari e via via stabilizzano la loro condizione. Posizione lavorativa Regolare Non regolare In nero

21 I giovani e il lavoro: differenze Per quel che attiene alla relazione esistente tra posizione contrattuale e regione della diocesi, si nota come la Sardegna e la Basilicata, e lAbruzzo e Molise in misura inferiore, hanno le quote maggiori di lavoro regolare (intorno al 70%) e, per contro, le quote minori di lavoro irregolare (intorno al 20% circa). Dallaltro lato ci sono la Puglia, la Campania, la Sicilia e la Calabria che, invece hanno quote minori di lavoro regolare (intorno al 55% circa) e quote più consistenti di lavoro informale intorno al 30%. Questa divisione sembra essere legata alla presenza di una forte economia informale in queste regioni, che trova la sua forza nella contiguità nelleconomia illegale: le regioni appena elencate sono quelle che vedono molto forte la presenza di criminalità organizzata molto strutturata e economicamente attiva.

22 I giovani e il lavoro: differenze Per quel che riguarda la tipologia contrattuale, emergono differenze di genere, di titolo di studio, età e regione, che però vanno nella stessa direzione delle differenze appena esposte, dato che la quota di lavoro dipendente è sostanzialmente lavoro di tipo regolarmente contrattualizzato, mentre lavoro nero è sostanzialmente con il lavoro senza contratto. Vale la pena di segnalare solo alcune differenze circa le differenti ripartizioni fra lavoro dipendente e autonomo che denunciano differenti vocazioni. Si evince che gli uomini più delle donne svolgono lavoro di tipo autonomo (11.8% contro 5.1%); i giovani adulti nella classe di età anni esprimono quote maggiori di lavoro autonomo pari a 18.3% contro il 2% dei giovanissimi; i giovani con la scuola dellobbligo sono leggermente più propensi al lavoro autonomo dei laureati (10.3% contro 8%).

23 Quante ore lavorano Per quel che riguarda le ore lavorate, circa il 40% degli intervistati che lavora ha dichiarato di essere impegnati mediamente tra le 25 e 40 ore settimanali. Da notare anche la presenza di un 25% circa che dichiara di lavorare non più di 16 ore settimanali, ovvero di aver un lavoro part time o saltuario. In mediana vengono lavorate circa 30 ore settimanali a significare che il lavoro che i giovani svolgono li impegna molto. Data la presenza di valori anomali e la asimmetria della distribuzione la mediana è una misura di tendenza centrale più adeguata della media aritmetica. Ore lavorate n% 1-8 ore ore ore ore ore ore809.0 oltre 48 ore Totale886100

24 Quante ore lavorano Esiste una differenza significativa tra le ore lavorate settimanalmente tra gli uomini e le donne: i primi lavorano in mediana 35 ore contro le 25 delle donne. Non si evincono differenze significative del numero di ore lavorate in base alle diverse classi di età e in base alla regione di appetenza. Emergono differenze significative per il titolo di studio: i giovani in possesso della scuola dellobbligo sono quelli che in mediana lavorano di più (40 contro le 30 degli altri). Altrettanto significativa è la differenza fra le ore lavorate a seconda della posizione contrattuale: sebbene i giovani che hanno un contratto regolare dichiarano di lavorare mediatamente 30 contro le 28 di quelli che lavorano in nero,

25 Quanto guadagnano una situazione generale di bassa retribuzione: ben il 57% dichiara di ricevere un salaria inferiore ai 600 mensili, l84% è al di sotto dei 1000 mensili e solo il 7% percepisce un salario mensile al di sopra dei Emergono numerosi e significativi differenziali salariali legati al genere, alletà, al titolo di studio, alla regione e alla tipologia di contratto

26 I differenziali salariali le donne guadagnano decisamente meno dei giovani uomini (498 delle donne contro i 690 degli uomini e i circa 590 generali) i giovani adulti guadagnano più dei giovanissimi (451 dei giovanissimi contro 791 dei più adulti) evidenziando una sorta di relazione lineare tra età e reddito mensile. Per quel che riguarda il titolo di studio, invece emergono differenze non immediatamente spiegabili: i giovani con la scuola dellobbligo e quelli con la laurea sono quelli che guadagnano di più rispetto a quelli con la qualifica e con il diploma di scuola superiore. a vicinanza dei redditi fra i giovani con istruzione inferiore e quelli con titoli universitari sembra contraddire quanto si sa sul mercato del lavoro, e cioè che i laureati guadagnano più degli altri. Poiché non si conoscono altre informazioni circa i lavori svolti (tipologia di lavoro, qualifica e livello di inquadramento, durata del rapporto lavorativo) possiamo solo presumere che i redditi di quanti sono in possesso della scuola dellobbligo sono più alti probabilmente per una maggiore anzianità di servizio (poiché non hanno proseguito gli studi si può a ragione pensare che si siano immessi precocemente sul mercato del lavoro), mentre quello dei laureati è ragionevolmente il primo stipendio. Reddito mensile Scuola obbligo Qualifica professionale Scuola superioreLaurea Media

27 I differenziali salariali Relazioni più evidente e consueta è quella tra il salario percepito e la posizione contrattuale: quelli con contratto regolare guadagnano l80% in più di quanti hanno un lavoro informale (711 contro 391). A livello regionale, anche se significative, non sembrano esserci situazioni di estrema disparità: si va da un salario medio mimino di 513 della Puglia ad un massimo di 684 della Sardegna. Su questi differenziali, che sono contenuti in un intervallo di 170, pesano le altre associazioni della variabile regionale con la posizione contrattuale o con il titolo di studio.

28 Quanto lavorano e guadagnano Va, infine, segnalata la relazione esistente tra retribuzione mensile e ore lavorate: allaumentare delle ore lavorate cè un incremento della retribuzione. Tale relazione tuttavia non è così univoca perché sulla retribuzione pesano anche altre informazioni che in questa sede non sono state rilevate, prima fra tutte la qualifica e i livello di inquadramento.

29 Gli aspetti relazionali Per i giovani intervistati il lavoro sembra configurarsi come luogo confinato e chiuso in sé. i giovani sul posto di lavoro parlano sostanzialmente di lavoro, un po più spesso di problematiche sociali o del tempo libero, di questioni personali o di problemi del territorio, parlano poco di religione e politica (anche se ad avviso di chi scrive parlino poco di questi due argomenti anche fuori dal posto di lavoro). Interessante e, per certi punti di vista preoccupante, il fatto che si parli pochissimo di problemi sindacali.

30 Il ruolo del lavoro nella vita Il lavoro è sicuramente molto importante, è fra le cose più importanti (48.1%) attribuendogli una importanza di tipo relativo e strumentale (Ragozini, 2007), come anche testimoniato dalla quota rilevante che afferma che il lavoro è solo un aspetto della vita (23.6%). Tuttavia il lavoro non ha una importanza assoluta, non è un idolo: solo per il 4% circa è la cosa più importante. Altrettanto pochi sono quelli che invece lo considerano come accessorio pari al 6.9%, mentre cè un 15% circa che gli attribuisce una pura funzione strumentale, caricandolo di significati riproduttivi e acquisitivi di reddito (Clarizia e Maddaloni, 2006). Il lavoro% è la cosa più importante4.7 è una tra le cose più importanti 48.1 è soltanto un aspetto della vita 23.6 è una parentesi senza particolare importanza 6.9 ha un'importanza solo economica 15.6 Altro1.2 Totale100. 0

31 Il ruolo del lavoro nella vita Si notano solo tendenze che sono in linea con altre ricerche: gli uomini attribuiscono una maggiore importanza delle donne, i laureati attribuiscono più importanza in senso assoluto, mentre i giovani con titolo inferiore gli attribuiscono maggiore importanza agli aspetti economici. Una differenza significativa si nota, invece, in relazione alletà: allaumentare delletà limportanza del lavoro aumenta passando dal 37% al 55%, così come diminuisce limportanza del significato riproduttivo ed acquisitivo di reddito che passa dal 25% al 15%. Rispetto allarea geografica non emergono differenze significative: in questa sede si vuole solo indicare un dato che a nostro avviso sembra indicativo di aspetti culturali: la Campania ha la quota più alta di quanti dichiarano che il lavoro è la cosa più importante in assoluto (7.6% contro il 4.7% generale), ad indicare che in un cotesto come la Campania, in condizioni di scarsità, limportanza del lavoro aumenta. Significativa, invece, è la relazione fra limportanza del lavoro e la posizione contrattuale: i giovani con contratti regolari considerano il lavoro più importante, mentre i giovani che lavorano in nero gli attribuiscono maggiormente significati economici. Lavere quindi un lavoro di bassa qualità predispone ad abbassare le aspettative nei confronti di una realizzazione personale attraverso il lavoro.

32 La soddisfazione per il lavoro Per quel che riguarda la soddisfazione per il lavoro svolto, il campione degli intervistati mostra livelli di soddisfazione abbastanza alti con circa il 62% che dichiara livelli di soddisfazione medio-alta. Tale soddisfazione che risulta essere indipendente dalle variabili strutturali, dipende invece, dalla posizione contrattuale: i giovani con contratti regolari considerano il lavoro più importante, mentre i giovani che lavorano in nero gli attribuiscono maggiormente significati economici. Lavere quindi un lavoro di bassa qualità predispone ad abbassare le aspettative nei confronti di una realizzazione personale attraverso il lavoro. Forte è lassociazione anche fra la soddisfazione per il lavoro e limportanza del lavoro nella vita: più sono soddisfatti per il lavoro più importanza vi attribuiscono in termini di realizzazione personale. Fra gli intervistati cè una quota consistente, intorno al 60% circa, che dichiara che sta cercando attualmente una occasione migliore di lavoro. Tale quota aumenta al 80% fra quelli che non sono soddisfatti del lavoro che hanno e al 74% percento circa fra quelli che hanno un lavoro con contratto non rispettato o un lavoro in nero.

33 Il lavoro di domani: autonomo e cooperativo? Avendo chiesto ai giovani intervistati quale preferirebbero che fosse la forma del loro lavoro futuro emerge una grande voglia di lavoro autonomo e quindi di imprenditorialità (42%) accompagnata da una buona dose di giovani cui piacerebbe un lavoro di tipo dipendente (34.1%). Interessante la quota pari al 10.4% di intervistati che vorrebbero un lavoro di tipo cooperativo, così come rilevante la quota di indecisi pari al 13.2%. La voglia di lavoro autonomo così fortemente dichiarata dai giovani in realtà contrasta con la realtà di quanti hanno effettivamente un lavoro autonomo pari appena all8.3% e con la quota molto elevata di quanti hanno scelto come motivazione la voglia di avere una retribuzione fissa e garantita mensile Tale discrepanza ad avviso di chi scrive non è spiegabile solo con le difficoltà ambientali ed economiche a mettersi in proprio. Anche la quota di giovani che dichiara di desiderare un lavoro di tipo cooperativo appare in un certo qual modo sospetta: andrebbe verificato se è effettivamente un desiderio autentico o indotto dallaver letto la modalità ed averla scelta per compiacere lintervistatore (in letteratura sono noti e studiati infatti gli effetti di suggerimento e di compiacimento). Altra spiegazione plausibile a questa quota stranamente alta la si può trovare nel fatto che il campione analizzato, essendo di persone comunque vicine agli ambienti diocesani, e probabilmente di persone non del tutto alloscuro del Progetto Policoro, è composto da giovani che hanno sviluppato una certa sensibilità al cooperativismo. Ciò è confermato anche dalla quota alta di giovani che hanno scelto come motivazione alla loro risposta a questa domanda il desiderio di fare qualche cosa per il territorio

34 Il lavoro di domani: le motivazioni per quel che riguarda i motivi della scelta si nota, la netta prevalenza del desiderio di stabilità e certezza dovuta allo stipendio fisso che ha il punteggio più alto pari a 37.1 dovuto alla percentuale più alta in assoluto di quanti hanno scelto questa motivazione come prima scelta. Questa motivazione sembra fare il paio con la quota altrettanto rilevante di quanto hanno dichiarato di preferire fare le 8 ore al giorno per poi essere liberi. Queste due motivazioni che sono tipiche è preponderanti fra quanti hanno dichiarato di volere un lavoro dipendente, sono anche molto presenti fra quelli che hanno dichiarato di desiderare un lavoro autonomo. Incrociando ciascuna motivazione con il tipo di lavoro desiderato si evince che la voglia di lavoro autonomo sembra spinta dal desiderio di costruire una cosa propria e di gestire autonomamente e meglio i propri tempi, così come la voglia di realizzare un sogno; la voglia di cooperativismo viene invece dal desiderio di fare qualche cosa per il proprio territorio, dalla possibilità di gestire meglio i tempi e dalla possibilità di realizzare un sogno. Non emergono grandi differenze di genere, età e regione di appartenenza. I giovani e gli uomini mostrano una maggior propensione al rischio, sia economico che di stabilità, la voglia di fare qualcosa per il proprio territorio appartiene più ai laureati che agli altri e più ai sardi, a siciliani e ai campani e meno ai calabresi.

35 Il lavoro di domani: le caratteristiche Fra gli aspetti maggiormente rilevanti per i giovani intervistati si rinvengono quelli legati a significati espressivi ed identitari del lavoro, come la realizzazione personale, la libertà e la fiducia nelle proprie capacità, insieme con aspetti più economici e riproduttivi, come la retribuzione, o aspetti spesso trascurati nel Mezzogiorno, come la sicurezza sul posto di lavoro. La caratteristica meno importante di un lavoro è la possibilità di viaggiare Fra le differenze significative le donne attribuiscono una maggiore importanza alla possibilità di realizzare se stessi sul lavoro, agli aspetti relazioni, ed in particolare con il rapporto con i superiori, alla sicurezza sul posto di lavoro, la libertà e la fiducia nelle proprie capacità e alla possibilità di esprimere la creatività. I giovani nelle classi di età più alte attribuiscono maggiore importanza alle condizioni dellambiente di lavoro, ai contenuti del lavoro svolto e alla possibilità di essere liberi e avere fiducia nelle proprie capacità. I giovani con i titoli di studio più elevati attribuiscono più importanza alle condizioni dellambiente di lavoro, alla possibilità di realizzare se stessi sul lavoro, ai contenuti del lavoro svolto e alla possibilità di esprimere la creatività, mentre attribuiscono meno importanza alla retribuzione. Per quel che riguarda differenze regionali i sardi e i campani attribuiscono maggiore importanza alla retribuzione rispetto agli altri, ed insieme ai pugliese anche alla stabilità del posto di lavoro, mentre campani, calabresi e siciliani alla possibilità di esprimere la creatività. Aspetti del lavoro Punteggio medio Condizioni ambientali di lavoro 7.73 Grado di autonomia sul lavoro 7.15 Retribuzione 8.20 Possibilità di carriera 7.35 Orario di lavoro 7.18 Realizzazione di se stessi 8.63 Stabilità del posto di lavoro 8.39 Contenuto del lavoro (quello che si fa) 7.81 Rapporto con i colleghi 7.56 Rapporto con i superiori 7.36 Riconoscimento per il lavoro svolto 7.84 Possibilità di viaggiare 5.62 Sicurezza sul posto di lavoro 8.41 Libertà e fiducia nelle proprie capacità 8.24 Spazi per la propria creatività 7.15

36 I problemi del mercato del lavoro Alla domanda su quali fossero i principali problemi del mercato del lavoro del meridione dItalia, il primo in assoluto è la disoccupazione con un punteggio pari a 55.1, così come la precarietà (38.3). Molto rilevante anche limportanza attribuita ad una situazione diffusa di illegalità, sia come lavoro nero, sia come mancanza o non rispetto delle regole, che insieme arrivano ad un punteggio di circa 55. Vengono attribuite responsabilità al disinteresse del governo centrale così come al poco potere dei sindacati, ma in misura minore. Anche la mancata formazione professionale sembra essere un problema abbastanza sentito da una certa quota di giovani intervistati

37 Le fonti di supporto Nella vita dei giovani intervistati la famiglia svolge un ruolo predominante, confermando il tipico familismo dei meridionali. La famiglia infatti è il punto fermo dei giovani che se avessero un problema sul lavoro, si rivolgerebbero ad essa. In ogni caso si nota una forte spinta verso la socialità ristretta con i punteggi più alti, dopo la famiglia, si trovano il proprio partner e gli amici. Tutte le istituzioni ricevono punteggi molto bassi. Preoccupante, seppur bassa la quota di quanti non ne parlerebbe con nessuno. Se ha un problema a chi si rivolge Punteg gio Con il ragazzo/a39.07 Con gli amici31.97 In famiglia63.36 Con il delegato sindacale12.49 Con l'associazione di categoria Con il gruppo parrocchiale8.10 Con il sindaco del mio paese/città 6.68 Mi rivolgo direttamente al ministero 6.33 Non ne parlo con nessuno12.46

38 Voglia di trasferirsi Una quota rilevante dei giovani intervistati pari al 63% ha dichiarato di aver pensato di trasferirsi in unaltra città per poter lavorare. La voglia di trasferirsi se non risente di differenze di genere ed età invece cambia la cambiare del titolo di studio e della regione: i laureati mostrano una maggiore propensione a trasferirsi, così come i giovani campani (68.6%), i siciliani (66.8%), contro la minor propensione dei sardi (57.4%) e dei lucani (50.8%). Quelli che lavorano con un contratto irregolare o in nero hanno una maggiore propensione al trasferimento intorno al 70%, così come gli studenti, gli studenti che fanno dei lavoretti e i disoccupati, intorno al 66%. I due motivi più importanti sono da un lato la voglia di fare nuove esperienze di lavoro e arricchire le mie competenze, dallaltro la consapevolezza della scarsità di lavoro. Altri due motivi importanti sono la voglia di cambiare paese città a causa della mentalità così come la voglia di sfuggire allo sfruttamento e al lavoro nero e sottopagato. Fra quelli che non hanno mai pensato di trasferirsi il motivo predominante è la stabilità delle relazioni affettive, essere legati alla famiglia, così come lessere radicati nel territorio, o più scontatamente perché lavorano già.

39 Il tempo libero Il tempo libero rappresenta per il 60.1% un aspetto della vita facilmente sacrificabile a favore di impegni ritenuti dagli intervistati più importanti, in modo particolare per le donne (63.8 %) tra le quali il 10.7% non riesce ad averne. Si può presumere che le donne quando non lavorano e non possono dedicarsi ad unattività ricreativa, molto probabilmente stanno dedicandosi alla cura della famiglia, dei figli, della casa. Per i giovanissimi esso raffigura laspetto più importante della vita (27.6% contro il 13.1% della fascia anni), che per il 14.9% facilmente si distrae a scapito del lavoro e/o dello studio. Sanno privarsene, invece, per il 67.9% soprattutto i giovani di età compresa tra i 26 ed i 30 anni. Il possesso di titoli più alti, quali, laurea e diploma di scuola media superiore incide sulla attribuzione di rilevanza e sulla tendenza a rinunciare più o meno facilmente alle proprie passioni o interessi a favore di attività che richiedono un impegno di maggior rilievo, oltre al fatto che lo studio universitario abitua alla rinuncia la tempo libero Coloro che sanno sacrificare il tempo libero hanno mostrato una tendenza a porre il lavoro al centro della loro esistenza, al contrario, chi ne assegna solo una importanza economica, considera di contro fondamentale investire energie e risorse per attività da consentirsi nel tempo libero.

40 Il tempo libero: con chi? Trascorre tempo libero con i colleghi di studio e/o di lavoro il 66.4% dedicandosi in modo particolare ad attività ludiche, sportive, ricreative, in misura minore alla partecipazione a manifestazioni (35.3%), ad incontri di discussione (34.1%) e a iniziative di solidarietà (23.7%). Incrociando questa informazione con letà. si osserva che soprattutto i giovani ed i giovanissimi tendono ad aggregarsi e a condividere del tempo extralavorativo con i colleghi Questa risultanza apparentemente contrasta con quanto emerso in precedenza circa gli argomenti di cui si parla sul posto di lavoro, laddove è chiaro che la tendenza è quella di considerare il luogo di lavoro non come luogo di socializzazione ma meramente di impegno professionale. Lapparente contraddizione si spiega con il fatto che, mentre la domanda sugli argomenti di cui si parla al lavoro è stata riservata solo a coloro che lavoravano al momento dellintervista o avevano avuto nella vita una precedente esperienza di lavoro, al contrario, la domanda sulle attività condivise con i colleghi di studio e/o di lavoro è stata rivolta a tutti gli intervistati. Di fatto, bisogna leggere, dunque, il precedente risultato considerando anche la notevole quota di studenti e di non lavoratori presenti nel nostro campione

41 Il tempo libero e la partecipazione Alta è la propensione (51%) dei nostri giovani per la partecipazione sociale. In modo tipico, negli ultimi sei mesi hanno frequentato attivamente associazioni di ispirazione cristiana (36.3%), di impegno sociale, assistenziale (22.7%), ricreative, culturali, sportive (24.4%), nettamente inferiori (dall8% al 2%) sono le partecipazioni a forme di associazionismo di carattere politico, quelle a difesa della natura, a favore della pace, di sostegno ai paesi in via di sviluppo, di tipo sindacale. Si evidenzia una notevole associazione tra titolo di studio e propensione ad associarsi a gruppi di interesse e di partecipazione sociale. La partecipazione di questi giovani contrasta con i dati nazionali

42 Influenze educative Per ciò che attiene il pensiero degli intervistati circa quali siano le principali fonti educative ad avere incidenza sulla formazione umana e civile nella società si osserva una precisa attribuzione di tali peculiarità alla famiglia. Il 78.6% infatti la pone come prima scelta. Al centro si pongono coloro che al 48.8% piuttosto individuano la scuola quale fucina educativa. Le maggiori frequenze per la seconda scelta propendono al 21.4% per linfluenza esercitata dalla televisione Influenze educative 1° scelta 2° scelt a Non scelto Famiglia Scuola Parrocchia Giornali Personaggi spettacolo Televisione Amici Associazionism o Totale100

43 Attese e speranze di vita Il campione esaminato si presenta ottimista nei confronti del proprio futuro di vita, nello specifico l83.6% degli intervistati. Il 13%, invece, non attende alcun cambiamento di vita, il 3.1% mostra di aspettarsi peggioramenti nelle condizioni attuali, il 2% appare confuso rispetto a domani. gli uomini sono maggiormente pessimisti verso il proprio futuro di vita rispetto alle donne. Tra gli ottimisti si distribuiscono i giovani di età compresa tra i 26 ed i 30 anni, tra i pessimisti e i rassegnati, allopposto si profilano quelli di età tra i 21 ed i 25 anni. Il titolo di studio sembra non influenzare la personale percezione circa le condizioni di vita futura, che si connota come positiva. Per ciò che attiene le attese di vita in relazione alla regione di provenienza diocesana, infine, si rileva che tra gli ottimisti primeggiano i campani; tra i pessimisti, i sardi; tra i rassegnasti, emergono i pugliesi, tra i confusi, i lucani. Lelemento fonte di preoccupazione per i giovani incontrati in questa indagine sembra potersi sintetizzare in modo esclusivo nella paura della precarietà lavorativa. Questo dato è motivato da altre rilevanze precedentemente emerse circa la posizione contrattuale lavorativa degli intervistati, laddove il 28,2% si dichiara lavoratore a nero.

44 I problemi sociali Di fronte ai problemi sociali, i giovani meridionali in questione appaiono per il 56,1% propensi ad unire le forze e le risorse e ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni locali, per giungere alla definizione di attuabili soluzioni efficaci, indipendentemente dal genere e dalletà Ci sono differenze rispetto al titolo di studio. Infatti, si attribuiscono maggiore propensione alla concertazione sociale i laureati e coloro che hanno conseguito il diploma di scuola media superiore. Sono presenti, pur costituendo una minoranza (26,1%), coloro che attribuiscono a se stessi le caratteristiche proprie dellindividualismo e della tendenza a non contare su nessuno, piuttosto che sulle proprie capacità risolutive. Altre modalità di risoluzione degne di attenzione sono quelle legate alla sfera della solidarietà, quale la soluzione di chi, forte delle proprie risorse interiori, vede nel volontariato una possibile strada per garantire una equità sociale, e nel dono di sé stessi lopportunità di restituire dignità umana a coloro cui è stata tolta alla sfera dellautorità, per chi sente il bisogno, invece, di avere direttive e sicurezza da coloro che ne hanno il potere ed il dovere


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