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Io ne ho viste cose che voi umani… Blade Runner (director’s cut) R.Scott, 1982.

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Presentazione sul tema: "Io ne ho viste cose che voi umani… Blade Runner (director’s cut) R.Scott, 1982."— Transcript della presentazione:

1 Io ne ho viste cose che voi umani… Blade Runner (director’s cut) R.Scott, 1982

2 Nella Los Angeles del 2019 la Tyrell Corporation produce i Replicanti, esseri «artificiali» creati dall’ingegneria genetica in tutto e per tutto simili agli uomini, utilizzati per i lavori più pericolosi nelle colonie extramondo. Un gruppo di Replicanti, dopo avere ucciso l’equipaggio di un’astronave, torna sulla Terra per motivi ignoti…

3 Rick Deckard è un ex Blade Runner, un’unità di polizia incaricata di «ritirare», cioè eliminare fisicamente, i Replicanti ribelli. Il compito non è semplice, poiché è estremamente difficile distinguere un essere umano dagli androidi: il rischio di «ritirare» un originale al posto di una «copia» è alto. COME DISTINGUERE CIO’ CHE E’ UMANO DA CIO’ CHE NON LO E’?

4 Più umano dell’umano… Tratto dal romanzo di P.K.Dick Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Blade Runner è il film che nel 1982 ha cambiato e rinnovato l’immaginario fantascientifico cinematografico...

5 Il film ha anticipato di qualche anno il filone cyberpunk (Gibson, Sterling), di cui propone già alcune tematiche ricorrenti: -la fusione sempre più stretta tra organico e artificiale; -l’incertezza di fronte a un oggetto o un essere la cui natura autentica ci sfugge; -l’interrogazione filosofica sui limiti e i confini tra umano e non-umano.

6 Protagonista assoluta del film è una Los Angeles distopica, inquinata, notturna e perennemente piovosa, sovraffollata e multietnica, all’interno della quale si svolge la caccia di un riluttante Deckard, costretto con le minacce a svolgere la missione, di fatto un pluriomicidio legalizzato…

7 La necessità di rendere i Replicanti il più possibile simili agli uomini ha spinto il loro creatore, Tyrell, a dotarli di una (falsa) memoria e identità: fotografie di madri che non hanno mai avuto, ricordi di esperienze che non hanno mai vissuto, innesti cerebrali di memorie a cui non corrisponde alcun dato di vita veramente vissuta. Rachael, la replicante che Deckard incontra alla Tyrrell Corporation

8 Tutto questo fa sì che, col tempo, i Replicanti acquisiscano una vera e propria personalità, anche emotiva, sia pure basata su pregresse esperienze solo virtuali. Il Padre-Creatore (cfr. il mito di Frankenstein), allora, per evitare che si realizzi la piena umanità delle sue creature, le dota di una vita a termine: quattro anni, passati i quali i replicanti «muoiono»…

9 Dico in generale che quanto più un certo Corpo è più atto degli altri a fare oppure a patire simultaneamente una pluralità di cose, tanto la sua Mente è più atta delle altre a percepire simultaneamente una pluralità di cose; e quanto più le azioni di un solo corpo dipendono soltanto dallo stesso e quanto meno gli altri corpi concorrono con esso nell’agire, tanto più atta è la sua mente a capire distintamente. (Spinoza, Ethica, II, prop.13, scolio) Ovvero: poiché non possiamo separare il corpo dalla mente, niente accade al corpo che non abbia una corrispondenza anche nella mente.

10 Quindi, poiché il corpo dei Replicanti diventa sempre più attivo e ricco di esperienze che fanno al posto degli umani, essi sviluppano anche la loro mente e non si limitano più ai soli compiti fisici loro assegnati (soldato, prostituta, etc). Assassinarli è l’unica soluzione per impedire la ribellione...

11 La vita vista dalla fine: tra Nietzsche e Leopardi

12 Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire…

13 Il monologo finale di Roy, dopo che ha salvato Deckard che sta per precipitare da un palazzo, sembra esprimere non solo l’accettazione del proprio destino, ma anche il disincanto di fronte al fatto che tutti i momenti di un’esistenza, anche quelli più intensi, devono svanire nel tempo come un nulla. Così Nietzsche in Verità e menzogna:

14 In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e menzognero della "storia del mondo": ma tutto ciò durò un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. - Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'intelletto umano entro la natura. Vi furono eternità in cui esso non esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole.

15 Io non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l'avesse mai amata... Non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita. Tutto ciò che volevano erano le risposte che noi tutti vogliamo: da dove vengo? Dove vado? Quanto mi resta ancora? Non ho potuto far altro che restare lì e…. Dunque, Roy sembra dare voce all’idea nietzscheana della ineluttabile fugacità del tempo, della caducità del mondo, della nullità dell’uomo: insieme al mondo anche l’uomo è destinato a svanire nel nulla. E’ proprio così?

16 Le parole di Deckard (nel commento off dell’edizione del 1982) richiamano invece un passo di Leopardi del Cantico del gallo silvestre: Tempo verrà che esso universo, e la natura medesima, sarà spenta [...] un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso. Così questo arcano mirabile e spaventoso dell'esistenza universale, innanzi di essere dichiarato e né inteso perderassi. Ovvero: non la vita come non-senso ma, al contrario, come un enigma che mantiene intatto tutto il suo mistero e di fronte a cui continuiamo a stupirci, incantati e riconoscenti… Disincanto o meraviglia?

17 Dopo il film: Deckard…chi era costui? -Perché Gaff lascia davanti alla porta di casa di Deckard un origami a forma di unicorno? -Coma mai Roy chiama sempre per nome Deckard anche se non lo ha mai conosciuto? -Qual è il significato delle due battute che Roy rivolge a Deckard Non eri tu quello bravo? e Vieni, Deckard. Fammi vedere di cosa sei fatto!? -I personaggi «genuinamente» umani sono anziani e/o malandati e/o corrotti, mentre i Replicanti sono modelli di forza, intelligenza e bellezza;

18 -Il riflesso rossastro negli occhi di Deckard in un fotogramma e le fotografie in bianco e nero sul pianoforte (una è del tutto simile a quella di Rachael con la «madre»)…tutti indizi seminati dal regista che ci inducono a pensare che ANCHE DECKARD E’ UN REPLICANTE!


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