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LE CORBUSIER Le città utopiche e Il Piano per Algeri Torriani Cecilia Trombatore Maria Politecnico di Torino.

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Presentazione sul tema: "LE CORBUSIER Le città utopiche e Il Piano per Algeri Torriani Cecilia Trombatore Maria Politecnico di Torino."— Transcript della presentazione:

1 LE CORBUSIER Le città utopiche e Il Piano per Algeri Torriani Cecilia Trombatore Maria Politecnico di Torino

2 Le Corbusier progetta tre modelli di città che danno un contributo all’urbanistica moderna : La Città Contemporanea per tre milioni di abitanti Il Plan Voisin per Parigi La Città Radiosa

3 LA CITTA’ CONTEMPORANEA (1922)

4 PLAN VOISIN (1925) «La geometria pura deve regnare, dettare tutti i tracciati e svolgerli fino alle estreme conseguenze. La città attuale sta andando in rovina per non essere geometrica»

5 LA CITTA’ RADIOSA (1929) «La città di domani dove sarà ristabilito il rapporto uomo-natura»

6 Per le sue proposte di disegno urbanistico Le Corbusier si lascia ispirare spesso da Venezia. «Quello che è fondamentale a Venezia è la distinzione tra la circolazione naturale e quella artificiale: il pedone e la gondola. Questa distinzione è originata dalle condizioni naturali del sito. […] La netta separazione delle due circolazioni ha permesso d’organizzare, senza equivoci né dualità, i tracciati urbani: qui i canali, là le strade dei pedoni. E’ un sistema cardiaco puro, impeccabile.»

7 IL PIANO PER ALGERI Le Corbusier, agli inizi degli anni trenta, prefigurava la futura espansione di Algeri. L’intenzione era di unire i vantaggi dell’alta densità (razionalizzazione delle reti infrastrutturali, alta presenza di servizi ecc.) con la comodità dei tipi edilizi suburbani, moltiplicando il terreno disponibile in grandi edifici configurati come scaffali.

8 Gli edifici non si guardano più tra loro ma, separati da setti opachi, si affacciano sul mare o sul grande spazio interno. La forma urbana viene demandata al grande intervento infrastrutturale che, ponendosi in “contrasto tecnico” con il paesaggio, dà luogo a un titanico confronto tra artificio e natura. Le case diventano esclusivamente macchine per abitare e per guardare verso l’esterno: nessuno può più vederle, non è necessario che siano “belle”, non importa se sono “brutte”, possono essere modificate o sostituite in ogni momento.


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