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A CURA DI SOFIA CESARINO, BEATRICE GALLAZZI, ANDREA SOPPELSA E GABRIELE TOSATTO.

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Presentazione sul tema: "A CURA DI SOFIA CESARINO, BEATRICE GALLAZZI, ANDREA SOPPELSA E GABRIELE TOSATTO."— Transcript della presentazione:

1 A CURA DI SOFIA CESARINO, BEATRICE GALLAZZI, ANDREA SOPPELSA E GABRIELE TOSATTO

2 La storia dell’impero La missione militare dell’impero p.3 La sconfitta dei nemici interni ed esterni p.4 Impero restaurato: Giustiniano Il sogno di un impero universale p.5 Giustiniano, un perfetto autocrate La riorganizzazione statale p.6 La conquista del regno dei vandali La guerra in Italia p.7 La prammatica sanzione L’Italia in rovina Gli esiti della politica di Giustiniano p.8 La militarizzazione dell’ impero Eraclio e l’impero dei contadini soldati Una grande vittoria a caro prezzo p.9 I simboli del potere imperiale p Il culto dell’imperatore Un uomo superiore agli altri L’etichetta di corte p.12 L’adorazione p.13 L’Imperatrice di Bisanzio La figura fondamentale a corte p. 14 La scelta dell’imperatrice Il concorso di bellezza p.15 Un imperatore protetto da Dio p.16 La chiesa sottomessa all’imperatore: il Cesaropapismo L’eredità di Roma p.17 Imperatore e Papa, lo scontro per la supremazia p.19 Il palazzo imperiale p.20 Il gran palazzo imperiale di Costantinopoli I mosaici p.21 La chiesa cattolica p.22 Nestorianesimo p.23 Monofisismo p.24 Un imperatore protetto da Dio Cesaropapismo p.25 Scontro per la supremazia, tra Papa e imperatore La sconfitta dei nemici interni e esterni La missione universale dell'Impero p.26 Iconoclastia p.27 Le basi economiche dell’impero: La lotta per la sopravvivenza Gli slavi: l’invasione di un popolo maledetto p.28 Giovanni di Efeso, storia ecclesiastica La forza dell’economia orientale p.29 Un modello vincente p.30

3 3 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO LA STORIA DELL’IMPERO Nonostante la sconfitta subita nel 1071 da parte dei turchi selgiuquidi, in un epico scontro che costituì l’inizio della crisi, nel 1901 riuscì a respingere l’ultimo grande assalto barbarico, quello dei peceneghi. Costoro vennero annientati nella battaglia della Marizza. Fino alla metà dell’XI secolo una solida struttura economica e militare caratterizza la società bizantina; è costante preoccupazione degli imperatori quella di salvaguardare la piccola proprietà contadina, nella consapevolezza che il libero coltivatore costruisce il pilastro della produzione e della difesa militare. La riforma amministrativa, con la divisione del territorio in temi, a capo dei quali c’è uno stratega, rappresenta il punto di forza di una società. I secoli successivi vedono affacciarsi grandi figure di storici quali Michele Psello ( ), Anna Comnena ( ) Giovanni Cinnamo ( ) e Niceta Coniate ( ), studiosi ed eruditi come gli imperatori Leone VI ( ) e Costantino VII Porfirogenito ( ) ma anche retori, teologi, poeti, matematici, medici, architetti. La letteratura produsse romanzi, poemi epici e quel monumento perenne che è l’Antologia Palatina. LA MISSIONE MILITARE DELL’IMPERO La seconda metà del V secolo, l’impero d’Oriente affrontò uno dei momenti più difficili della sua storia. Dovette sostenere la pressione degli unni di Attila e degli ostrogoti, che poi si spostarono in Occidente. L’imperatore Zenone, di stirpe isaurica, riuscì ad allentare sui confini orientali la pressione degli ostrogoti di Teodorico ma, alla sua morte (491) si presentò il problema della successione. Gli isauri cercarono di far valere la propria potenza militare e di imporre al trono di Costantinopoli un loro candidato, ma divenne imperatore Anastasio ( ), un funzionario di corte appoggiato dalla burocrazia imperiale. Anastasio I resse l’impero con grande fermezza bloccando ogni tentativo di rivincita politica e militare, da parte degli isauri. Si scatenò una lunga guerra che porto alla distruzione delle fortificazioni isauriche nel 498 e alla deportazione di tutto il popolo di Tracia. Anastasio sostenne duri conflitti anche contro i bulgari e contro l’impero persiano. Riuscì a contenere queste minacce e nello stesso tempo a riorganizzare finanziariamente l’impero, razionalizzando il sistema fiscale, contenendo sprechi o corruzione e diminuendo il peso delle tasse. Attila, re degli unni Solido dell’imperatore Anastasio I

4 4 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO La sconfitta dei nemici interni ed esterni Agli inizi del VI secolo l’Impero d’Oriente aveva ritrovato stabilità interna e solidità economica e finanziaria, era così di nuovo in grado di attuare una politica di egemonia sull’area mediterranea. Il suo successore, Giustino ( ) risolse la separazione con la chiesa di Roma, riaffermando l’ortodossia cattolica e combattendo ogni forma di eresia. Giustino riaffermò l’autorità dell’imperatore anche in materia religiosa e rinnovò la missione universale dell’impero. Riunire tutto il mondo conosciuto sotto un unico sovrano e sotto un’unica fede, quella cristiana cattolica. Questo comportava una politica di riconquista dei territori occidentali, un progetto che avrebbe costituito il fulcro dell’azione del successore di Giustino, Giustiniano. Imperatore Giustiniano, Basilica di S. Vitale, Ravenna

5 L’IMPERO RESTAURATO: GIUSTINIANO 5 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Il sogno di un impero universale Giustiniano ( ) salì al trono dell’Impero romano d’Oriente nel 527 ed ereditò dai suoi predecessori uno stato solido e prospero, ma soprattutto non più sottoposto alla minaccia dei barbari. Tali condizioni favorevoli gli consentirono la restaurazione dell’impero universale di Roma (restauratii imperi). Per perseguire questo obbiettivo dovette eliminare tutti gli elementi di divisione nell’impero. La sua azione politica si ispirò quindi a un ideale di unità in tutti i campi. Prima di tutto ricercò l’unità nel governo dell’impero, frutto di una riorganizzazione istituzionale dello stato intorno alla figura centrale dell’imperatore. Poi perseguì l’unità religiosa, attraverso l’eliminazione di ogni eresia e la riaffermazione dell’ortodossia cattolica, infine l’unità culturale, basata sulla salvaguardia della grande tradizione della cultura romana, in particolare del diritto. Ma il sogno di ricostituzione dell’Impero romano non poteva esistere senza il recupero dell’unità dei territori imperiali, cioè la riconquista delle terre d’Occidente in mano ai barbari. Il sogno di un impero universale Giustiniano ( ) salì al trono dell’Impero romano d’Oriente nel 527 ed ereditò dai suoi predecessori uno stato solido e prospero, ma soprattutto non più sottoposto alla minaccia dei barbari. Tali condizioni favorevoli gli consentirono la restaurazione dell’impero universale di Roma (restauratii imperi). Per perseguire questo obbiettivo dovette eliminare tutti gli elementi di divisione nell’impero. La sua azione politica si ispirò quindi a un ideale di unità in tutti i campi. Prima di tutto ricercò l’unità nel governo dell’impero, frutto di una riorganizzazione istituzionale dello stato intorno alla figura centrale dell’imperatore. Poi perseguì l’unità religiosa, attraverso l’eliminazione di ogni eresia e la riaffermazione dell’ortodossia cattolica, infine l’unità culturale, basata sulla salvaguardia della grande tradizione della cultura romana, in particolare del diritto. Ma il sogno di ricostituzione dell’Impero romano non poteva esistere senza il recupero dell’unità dei territori imperiali, cioè la riconquista delle terre d’Occidente in mano ai barbari. Impero universale di Giustiniano Unità politica Unità religiosa Unità culturale Unità territoriale Centralizzare il potere nelle mani dell’Imperatore Lotta all’eresia e affermazione dell’ortodossia cattolica Recupero della tradizione romana, in particolare del diritto Riconquista del territori occidentali dell’impero

6 6 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Giustiniano, un perfetto autocrate Giustiniano considerò l’accentramento dell’autorità nelle mani dell’ imperatore. Fu quindi sostenitore dell’autocrazia, cioè del potere assoluto dell’imperatore. La politica di Giustiniano provocò le reazioni della società bizantina, in particolare dell’aristocrazia senatoria. Nel 532costantinopoli fu scossa dalla rivolta di Nika, nata negli ambienti dell’ippodromo della capitale. Qui solitamente si fronteggiavano due partiti, gli Azzurri e i Verdi divisi da ragioni di carattere religioso, politico e sportivo. I due partiti si unirono contro l’autoritarismo di Giustiniano. Quest’ultimo appoggiato dall’esercito, fu spietato e lasciò sul campo circa trentamila vittime. Fu il segnale chiaro che nessuno doveva più opporsi all’autorità dell’imperatore. La riorganizzazione statale Giustiniano agì con decisione per organizzare meglio lo stato bizantino cercando di eliminare la corruzione di limitare l’indipendenza dei funzionari dell’impero. Venne centralizzato l’apparato burocratico statale, portandolo sotto il diretto controllo dell’imperatore e dei suoi stretti collaboratori: tra questi il giurista Triboniano, i generali Belisario e Narsete, il ministro delle finanze Giovanni di Cappadocia, oltre a Teodora, l’imperatrice, la quale influì in molte occasioni nel governo dello stato. La pressione fiscale divenne con il tempo fortissima; com’era accaduto in precedenza in Occidente, l’aristocrazia fondiaria divenne così sempre più potente e riottosa ad accettare l’autorità imperiale tanto da rappresentare un elemento di forte instabilità politica. La pressione fiscale divenne con il tempo fortissima; com’era accaduto in precedenza in Occidente, l’aristocrazia fondiaria divenne così sempre più potente e riottosa ad accettare l’autorità imperiale tanto da rappresentare un elemento di forte instabilità politica. Ricostruzione digitale dell’ippodromo Ricostruzione digitale dell’ippodromo

7 7 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO La conquista del regno dei vandali I grandi alleati di Giustiniano nella riconquista dei territori Occidentali furono il clero cattolico, deciso a stroncare l’eresia ariana diffusa tra i popoli germanici, la grande aristocrazia, desiderosa di recuperare l’antico prestigio e il governo dei territori ora controllati dai barbari, e i mercanti, interessati alla ripresa dei commerci con l’Occidente. Il primo regno a fare le spese dell’espansionismo di Giustiniano fu quello dei Vandali in Africa settentrionale; i loro atti di pirateria bloccavano i commerci via mare. Il regno dei Vandali fu rapidamente conquistato da una spedizione guidata dal generale Belisario tra il 533 e il 534. La conquista del regno dei vandali I grandi alleati di Giustiniano nella riconquista dei territori Occidentali furono il clero cattolico, deciso a stroncare l’eresia ariana diffusa tra i popoli germanici, la grande aristocrazia, desiderosa di recuperare l’antico prestigio e il governo dei territori ora controllati dai barbari, e i mercanti, interessati alla ripresa dei commerci con l’Occidente. Il primo regno a fare le spese dell’espansionismo di Giustiniano fu quello dei Vandali in Africa settentrionale; i loro atti di pirateria bloccavano i commerci via mare. Il regno dei Vandali fu rapidamente conquistato da una spedizione guidata dal generale Belisario tra il 533 e il 534. La guerra in Italia Dalle coste dell’Africa settentrionale, la flotta di Giustiniano raggiunse e riconquistò la Sardegna e le isole Baleari. Quindi sbarcarono nel sud della penisola decisi a porre fine alla dominazione dei goti. Fu l’inizio della guerra greco-gotica, un conflitto durato quasi vent’anni ( ). Totila ( ) seppe riunire tutto il suo popolo nella lotta contro i bizantini; egli cercò di portare dalla sua parte i ceti più bassi della popolazione. Per questa ragione, concesse la libertà agli schiavi a patto che combattessero nel suo esercito, diminuì la pressione fiscale e proibì stragi e saccheggi. Per colpire l’aristocrazia espropriò molte grandi proprietà e aumentò la tassazione nei confronti dei proprietari terrieri. Totila fu vinto e ucciso a Gualdo Tadino nel 522; l’anno successivo l’esercito bizantino guidato da Narsete, successore di Belisario, riusciva a vincere anche Teia, ultimo sovrano ostrogoto. La guerra in Italia Dalle coste dell’Africa settentrionale, la flotta di Giustiniano raggiunse e riconquistò la Sardegna e le isole Baleari. Quindi sbarcarono nel sud della penisola decisi a porre fine alla dominazione dei goti. Fu l’inizio della guerra greco-gotica, un conflitto durato quasi vent’anni ( ). Totila ( ) seppe riunire tutto il suo popolo nella lotta contro i bizantini; egli cercò di portare dalla sua parte i ceti più bassi della popolazione. Per questa ragione, concesse la libertà agli schiavi a patto che combattessero nel suo esercito, diminuì la pressione fiscale e proibì stragi e saccheggi. Per colpire l’aristocrazia espropriò molte grandi proprietà e aumentò la tassazione nei confronti dei proprietari terrieri. Totila fu vinto e ucciso a Gualdo Tadino nel 522; l’anno successivo l’esercito bizantino guidato da Narsete, successore di Belisario, riusciva a vincere anche Teia, ultimo sovrano ostrogoto.

8 8 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO La prammatica sanzione L’Italia venne riunita all’impero con un decreto imperiale denominato Prammatica Sanzione attraverso il quale Giustiniano abolì tutte le disposizioni introdotte da Totila e ristabilì l’assetto sociale tradizionale. Così facendo aristocrazia fondiaria e chiesa recuperarono i propri privilegi, ma l’Italia venne retrocessa al rango di provincia imperiale e sottoposta all’autorità di un governatore bizantino. L’aristocrazia Romana non riacquistò il controllo dell’amministrazione pubblica e si trovò oppressa da nuove tasse. L’Italia in rovina La guerra greco-gotica devastò l’Italia, i danni al territorio e al tessuto sociale furono tali che la penisola si riprese solo dopo secoli. Le campagne furono sconvolte dagli eserciti, le città erano in rovina e abbandonate dalla popolazione che fu decimata dalla guerra, dalle carestie ricorrenti e da una terribile epidemia di peste che infuriò in tutto il bacino del mediterraneo tra il 541 e il 544. Gli esiti della politica di Giustiniano Nel 554 un ultima spedizione militare bizantina guidata dall’aristocratico Liberio occupò la parte sud orientale della penisola iberica, strappandola ai visigoti. Giustiniano era quindi riuscito a riportare sotto il controllo dell’ impero tutto il bacino del Mediterraneo e ristabilire la sicurezza delle vie navali e commerciali. Dopo le vittorie di Narsete, l’Italia venne occupata quasi totalmente dai longobardi, mentre nel 584 i visigoti riconquistarono i territori spagnoli. Ben presto si videro i segnali di una profonda crisi finanziaria. Alla morte di Giustiniano (565) lasciò un impero molto più vasto, ma profondamente indebolito al suo interno. Impero romano d’Oriente nel 527 Territori conquistati da Giustiniano (554)

9 9 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO La militarizzazione dell’impero Alla morte di Giustiniano fu per l’impero un epoca di crisi interna, con guerre civili e rivolte popolari e militari, provocate dall’aumento della pressione fiscale e dal rafforzarsi dell’aristocrazia fondiaria. Lo sforzo di riconquista dei territori occidentali aveva lasciato sguarnite le frontiere orientali, dove ben presto la minaccia dei persiani divenne preoccupante, mentre si facevano sempre più frequenti, alla fine del VI secolo, le incursioni degli slavi nei Balcani. Intorno al 580, queste popolazioni, alleate con gli avari, occuparono stabilmente la penisola balcanica e qui avviarono nel corso del VII secolo un processo che avrebbe portato alla formazione di alcuni stati slavi indipendenti. Insieme ad essi, a partire dal VII secolo cominciarono a stabilirsi nei Balcani anche i bulgari, una delle più grandi minacce per l’impero bizantino del VIII secolo. La militarizzazione dell’impero Alla morte di Giustiniano fu per l’impero un epoca di crisi interna, con guerre civili e rivolte popolari e militari, provocate dall’aumento della pressione fiscale e dal rafforzarsi dell’aristocrazia fondiaria. Lo sforzo di riconquista dei territori occidentali aveva lasciato sguarnite le frontiere orientali, dove ben presto la minaccia dei persiani divenne preoccupante, mentre si facevano sempre più frequenti, alla fine del VI secolo, le incursioni degli slavi nei Balcani. Intorno al 580, queste popolazioni, alleate con gli avari, occuparono stabilmente la penisola balcanica e qui avviarono nel corso del VII secolo un processo che avrebbe portato alla formazione di alcuni stati slavi indipendenti. Insieme ad essi, a partire dal VII secolo cominciarono a stabilirsi nei Balcani anche i bulgari, una delle più grandi minacce per l’impero bizantino del VIII secolo. Eraclio e l’impero dei contadini soldati Nel 610, Eraclio ( ), figlio dell’esarca di Cartilagine, divenne il nuovo imperatore. Eraclio seppe organizzare l’impero, attuando una vera e propria militarizzazione dello stato basata sul sistema dei temi e sulla creazione di un esercito di soldati-contadini. Suddivise il territorio imperiale in circoscrizioni, cioè unità amministrative rette da uno stratega (generale) che deteneva il potere militare e civile. In ogni tema furono stanziati dei soldati ai quali vennero assegnati, in cambio del servizio militare, lotti di terra in proprietà ereditaria ; in questo modo si formò una piccola classe di proprietari terrieri. Eraclio e l’impero dei contadini soldati Nel 610, Eraclio ( ), figlio dell’esarca di Cartilagine, divenne il nuovo imperatore. Eraclio seppe organizzare l’impero, attuando una vera e propria militarizzazione dello stato basata sul sistema dei temi e sulla creazione di un esercito di soldati-contadini. Suddivise il territorio imperiale in circoscrizioni, cioè unità amministrative rette da uno stratega (generale) che deteneva il potere militare e civile. In ogni tema furono stanziati dei soldati ai quali vennero assegnati, in cambio del servizio militare, lotti di terra in proprietà ereditaria ; in questo modo si formò una piccola classe di proprietari terrieri. Una grande vittoria a caro prezzo Questa riforma militare consentì a Eraclio di contrattaccare con efficacia i nemici dell’impero. Il momento più difficile fu nel 626, quando i persiani arrivarono a cingere d’assedio Costantinopoli. Eraclio decise allora di lasciare la capitale sotto assedio e di puntare con il suo esercito al cuore dell’Impero persiano, cogliendolo di sorpresa e sconfiggendolo ; nel 630 Eraclio fece il suo ingresso a Costantinopoli da vincitore. In realtà, il lungo conflitto aveva prosciugato le risorse finanziarie e umane di entrambi gli imperi, i quali si presentarono perciò estremamente indeboliti di fronte a un nuovo nemico comune: l’espansione Araba. Una grande vittoria a caro prezzo Questa riforma militare consentì a Eraclio di contrattaccare con efficacia i nemici dell’impero. Il momento più difficile fu nel 626, quando i persiani arrivarono a cingere d’assedio Costantinopoli. Eraclio decise allora di lasciare la capitale sotto assedio e di puntare con il suo esercito al cuore dell’Impero persiano, cogliendolo di sorpresa e sconfiggendolo ; nel 630 Eraclio fece il suo ingresso a Costantinopoli da vincitore. In realtà, il lungo conflitto aveva prosciugato le risorse finanziarie e umane di entrambi gli imperi, i quali si presentarono perciò estremamente indeboliti di fronte a un nuovo nemico comune: l’espansione Araba.

10 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 10 La cattedrale di santa Sofia venne consacrata il 26 dicembre 537.L’enorme cupola centrale crollò in seguito al terremoto del 7 maggio 558 e venne ricostruita per essere riconsacrata solennemente la vigilia di natale del 562. Santa Sofia era naturalmente un edificio religioso, ma a Costantinopoli il cristianesimo e il potere imperiale erano un cosa unica. L’enorme cattedrale doveva dimostrare il carattere universale e sovrumano dell’impero e contribuire all’immagine della città capitale come centro del mondo. L’edificio religioso di santa Sofia veniva percepito dagli osservatori come carico di simbologie del potere universale.Parallelamente, l’atto dell’incoronazione dell’imperatore era profondamente intessuto di motivi religiosi. Le norme da seguire per il corretto svolgimento della manifestazione erano ben precise. Tutti arrivavano prima del sovrano, con le vesti di gran gala ; il senato al completo e gli altri ufficiali delle scholae e degli altri tagmata [le truppe della guardia imperiale]si abbigliano per la cerimonia e prendono le insegne per seguire in corteo i sovrani; quando tutto è pronto, l’imperatore muove dall’ > [ la sala delle udienze]portando il suo scaramangion e il saghion [ gli abiti dell’imperatore] di porpora, scortato dai domestici addetti alla sua persona,e arriva fino al Onopodion [il vestibolo del palazzo] qui nell’Onopodion, il sovrano riceve i primi omaggi dei patrizi: il maestro delle cerimonie dice: >,ed essi augurano: >. Poi tutti scendono fino al grande concistoro (sala delle udienze), dove i consoli e gli altri senatori si riuniscono in assemblea : i sovrani restano in piedi davanti al ciborio, mentre tutti i senatori, insieme ai patrizi si prostrano a terra. Quando si sono rialzati, i sovrani rivolgono un cenno al praepositus sacri cubicoli, e il silenziarlo[il primo degli addetti alla persona dell’imperatore e il funzionario incaricato di imporre silenzio ]dice: >, ed essi augurano : >.Poi il gruppo dei reali si dirige verso la cattedrale[Santa Sofia] passando tra le scholae, mentre le fazioni[i due partiti del circo, i verdi e gli azzurri] stanno in piedi,al loro posto, in abiti da cerimonia, soltanto segnandosi col segno della croce.

11 11 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Quando l’imperatore è giunto all’Orgoglio [alla porta della cattedrale ]viene sollevata la cortina, ed egli entra nella zona della chiesa riservata alla vestizione dell’imperatore, qui indossa il divitision e il tzitzakion [altri abiti dell’imperatore] mentre sopra il saghion, quindi fa il suo ingresso insieme con il patriarca. Accende dei ceri presso le porte d’argento,percorre la navata centrale, avanza lungo la solea e prega davanti alle sante porte, dopo aver acceso altri ceri, poi sale all’ambrone[il pulpito] insieme al patriarca. Egli,allora, recita la preghiera sulla clamide[il manto imperiale ], e, quando l’ha terminata, i domestici addetti alla persona del sovrano sollevano la clamide stessa e ne rivestono il loro signore.Il patriarca recita una seconda volta la preghiera sulla corona destinata al sovrano, e, dopo averla conclusa, il patriarca stesso prende la corona e la pone sul capo dell’imperatore.Nello stesso istante il popolo acclama: >. Così per tre volte. E poi: > e quel che segue. Allora l’imperatore, con la corona sul capo, scende dall’ambrone,raggiunge nuovamente il luogo della vestizione, e siede sul seggio reale, dopodiché fanno il loro ingresso gli altri dignitari, che si posano a terra e gli baciano entrambe le ginocchia.[Entrano poi nella chiesa, secondo un rigido ordine gerarchico, gli altri funzionari, militari,civili e di corte.] A tutti i praepositus dice: >, ed essi esprimono il loro augurio con la formula : >. Quando l’imperatore è giunto all’Orgoglio [alla porta della cattedrale ]viene sollevata la cortina, ed egli entra nella zona della chiesa riservata alla vestizione dell’imperatore, qui indossa il divitision e il tzitzakion [altri abiti dell’imperatore] mentre sopra il saghion, quindi fa il suo ingresso insieme con il patriarca. Accende dei ceri presso le porte d’argento,percorre la navata centrale, avanza lungo la solea e prega davanti alle sante porte, dopo aver acceso altri ceri, poi sale all’ambrone[il pulpito] insieme al patriarca. Egli,allora, recita la preghiera sulla clamide[il manto imperiale ], e, quando l’ha terminata, i domestici addetti alla persona del sovrano sollevano la clamide stessa e ne rivestono il loro signore.Il patriarca recita una seconda volta la preghiera sulla corona destinata al sovrano, e, dopo averla conclusa, il patriarca stesso prende la corona e la pone sul capo dell’imperatore.Nello stesso istante il popolo acclama: >. Così per tre volte. E poi: > e quel che segue. Allora l’imperatore, con la corona sul capo, scende dall’ambrone,raggiunge nuovamente il luogo della vestizione, e siede sul seggio reale, dopodiché fanno il loro ingresso gli altri dignitari, che si posano a terra e gli baciano entrambe le ginocchia.[Entrano poi nella chiesa, secondo un rigido ordine gerarchico, gli altri funzionari, militari,civili e di corte.] A tutti i praepositus dice: >, ed essi esprimono il loro augurio con la formula : >. Basilica di Santa Sofia, Istanbul

12 12 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO IL CULTO DELL’IMPERATORE “ Un uomo superiore agli altri” L’imperatore bizantino era una figura sacra. Il rispetto e l’obbedienza che gli dovevano i sudditi, anche gli appartenenti all’aristocrazia e i militari di corte era assoluto, era assoluto. Avvicinarlo al di fuori delle rigide regole del cerimoniale di corte era praticamente impossibile perché funzionari e cortigiani che lo circondavano creavano una sorta di sbarramento tra il sovrano e il mondo dei comuni mortali. Tale distacco dal mondo fece si che in torno alla sua figura nascesse un vero e proprio culto dell’imperatore di tipo religioso. Le sale destinate alla vita pubblica all’interno del palazzo imperiale, per esempio, ricordavano volutamente l’architettura delle chiese, o il trono al posto dell’altare. Ogni sala aveva una precisa funzione e le cerimonie prevedevano una ritualità simile a quella delle celebrazioni religiose. L’imperatore e l’imperatrice avevano abiti per ogni cerimonia. Si cambiavano prima oppure lo facevano dietro un paravento durante la cerimonia stessa. Anche i dignitari avevano abiti che corrispondevano al loro rango a alle regole del cerimoniale. “ Un uomo superiore agli altri” L’imperatore bizantino era una figura sacra. Il rispetto e l’obbedienza che gli dovevano i sudditi, anche gli appartenenti all’aristocrazia e i militari di corte era assoluto, era assoluto. Avvicinarlo al di fuori delle rigide regole del cerimoniale di corte era praticamente impossibile perché funzionari e cortigiani che lo circondavano creavano una sorta di sbarramento tra il sovrano e il mondo dei comuni mortali. Tale distacco dal mondo fece si che in torno alla sua figura nascesse un vero e proprio culto dell’imperatore di tipo religioso. Le sale destinate alla vita pubblica all’interno del palazzo imperiale, per esempio, ricordavano volutamente l’architettura delle chiese, o il trono al posto dell’altare. Ogni sala aveva una precisa funzione e le cerimonie prevedevano una ritualità simile a quella delle celebrazioni religiose. L’imperatore e l’imperatrice avevano abiti per ogni cerimonia. Si cambiavano prima oppure lo facevano dietro un paravento durante la cerimonia stessa. Anche i dignitari avevano abiti che corrispondevano al loro rango a alle regole del cerimoniale. “L’etichetta di corte” La corte dell’imperatore era considerata la copia “terrestre” della corte celeste di Dio e doveva dare un’immagine di ordine e perfezione.Per tale ragione,su tutto dominava la taxis,l’etichetta di corte, che determinava quale posto dovevano necessariamente occupare i dignitari secondo la loro importanza, quali atteggiamenti tenere di fronte al sovrano, quali gesti compiere e come esprimersi. Ogni infrazione alle regole era ritenuta un sacrilegio. Una regola fondamentale era quella del silenzio da osservare in presenza del sovrano. Toccava ad un funzionario specifico, il silenziarlo, e intimare l’assoluto rispetto di questa regola. Nelle udienze solenni l’imperatore doveva mantenere un atteggiamento impassibile, che non rivelasse alcuna passione umana. Per sottolineare la sua differenza rispetto agli alti uomini, non doveva calpestare terreno comune ma soltanto lastre di porfido o tappeti color rosso porpora. Chi riceveva da lui un dono doveva nascondere le mani sotto il lembo del mantello, per evitare la profanazione dell’eletto da Dio da parte di una mano comune. “L’etichetta di corte” La corte dell’imperatore era considerata la copia “terrestre” della corte celeste di Dio e doveva dare un’immagine di ordine e perfezione.Per tale ragione,su tutto dominava la taxis,l’etichetta di corte, che determinava quale posto dovevano necessariamente occupare i dignitari secondo la loro importanza, quali atteggiamenti tenere di fronte al sovrano, quali gesti compiere e come esprimersi. Ogni infrazione alle regole era ritenuta un sacrilegio. Una regola fondamentale era quella del silenzio da osservare in presenza del sovrano. Toccava ad un funzionario specifico, il silenziarlo, e intimare l’assoluto rispetto di questa regola. Nelle udienze solenni l’imperatore doveva mantenere un atteggiamento impassibile, che non rivelasse alcuna passione umana. Per sottolineare la sua differenza rispetto agli alti uomini, non doveva calpestare terreno comune ma soltanto lastre di porfido o tappeti color rosso porpora. Chi riceveva da lui un dono doveva nascondere le mani sotto il lembo del mantello, per evitare la profanazione dell’eletto da Dio da parte di una mano comune.

13 13 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO “L’adorazione” “L’adorazione” Un altro rito fondamentale del cerimoniale era l’adorazione [in greco proskynesis], un rito di ossequio proveniente, probabilmente dalla Persia. Chiunque si trovasse di fronte all’imperatore e all’imperatrice doveva adorarli. A seconda del rango dei dignitari ammessi al cospetto dei sovrani, l’adorazione passava dal semplice inchino alla prosternazione a terra con le braccia e le gambe tese. Il rituale comprendeva anche il bacio dei piedi dei sovrani. L’adorazione si estendeva anche alle immagini dell’imperatore che erano definite sacre e divine. Per questo, le immagini del basileus[re] venivano portate in processione durante le solennità religiose insieme alle rappresentazioni dei santi ed erano oggetto di culto, come anche le statue dell’imperatore. “L’adorazione” “L’adorazione” Un altro rito fondamentale del cerimoniale era l’adorazione [in greco proskynesis], un rito di ossequio proveniente, probabilmente dalla Persia. Chiunque si trovasse di fronte all’imperatore e all’imperatrice doveva adorarli. A seconda del rango dei dignitari ammessi al cospetto dei sovrani, l’adorazione passava dal semplice inchino alla prosternazione a terra con le braccia e le gambe tese. Il rituale comprendeva anche il bacio dei piedi dei sovrani. L’adorazione si estendeva anche alle immagini dell’imperatore che erano definite sacre e divine. Per questo, le immagini del basileus[re] venivano portate in processione durante le solennità religiose insieme alle rappresentazioni dei santi ed erano oggetto di culto, come anche le statue dell’imperatore.

14 L’IMPERATRICE DI BISANZIO 14 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Teodora, imperatrice di Bisanzio S. Vitale, Ravenna “La figura fondamentale a corte” L’imperatrice più famosa della storia dell’impero Bizantino fu sicuramente Teodora, moglie di Giustiniano. Ebbe un ruolo politico molto rilevante durante gli anni di governo del marito. Solitamente l’imperatrice non svolgeva compiti politici o di governo. L’imperatrice aveva la reggenza dell’impero nel caso in cui l’erede al trono alla morte del padre fosse ancora un bambino. Inoltre, se l’imperatore moriva senza aver avuto figli maschi, la successione al trono veniva assicurata dalla vedova la quale legittimava un nuovo sovrano sposandolo. L’imperatrice veniva chiamata “Augusta” e dall’VIII ° secolo, basilissa. Le venivano però resi onori pubblici e la sua presenza era indispensabile per lo svolgimento delle cerimonie regali, o dei banchetti rituali, ai quali partecipavano tutte le donne della corte. “La figura fondamentale a corte” L’imperatrice più famosa della storia dell’impero Bizantino fu sicuramente Teodora, moglie di Giustiniano. Ebbe un ruolo politico molto rilevante durante gli anni di governo del marito. Solitamente l’imperatrice non svolgeva compiti politici o di governo. L’imperatrice aveva la reggenza dell’impero nel caso in cui l’erede al trono alla morte del padre fosse ancora un bambino. Inoltre, se l’imperatore moriva senza aver avuto figli maschi, la successione al trono veniva assicurata dalla vedova la quale legittimava un nuovo sovrano sposandolo. L’imperatrice veniva chiamata “Augusta” e dall’VIII ° secolo, basilissa. Le venivano però resi onori pubblici e la sua presenza era indispensabile per lo svolgimento delle cerimonie regali, o dei banchetti rituali, ai quali partecipavano tutte le donne della corte.

15 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 16 “La scelta dell’imperatrice” “La scelta dell’imperatrice” Se l’imperatore era già sposato al momento dell’incoronazione, la moglie non diventava automaticamente imperatrice, ma doveva essere a sua volta incoronata in una cerimonia distinta da quella del marito. L’incoronazione avveniva nel palazzo imperiale. Un imperatore poteva scegliere di incoronare imperatrice una donna che non era sua moglie. Allo stesso modo, non vi erano preclusioni di tipo sociale nella scelta dell’imperatrice. Giustino I ° era già sposato con una sua ex schiava di nome Lupicina, incoronata imperatrice con il nome greto di Eufemia. Giustiniano sposò Teodora di umili origini. Erano invece limitati i matrimoni con donne straniere. “La scelta dell’imperatrice” “La scelta dell’imperatrice” Se l’imperatore era già sposato al momento dell’incoronazione, la moglie non diventava automaticamente imperatrice, ma doveva essere a sua volta incoronata in una cerimonia distinta da quella del marito. L’incoronazione avveniva nel palazzo imperiale. Un imperatore poteva scegliere di incoronare imperatrice una donna che non era sua moglie. Allo stesso modo, non vi erano preclusioni di tipo sociale nella scelta dell’imperatrice. Giustino I ° era già sposato con una sua ex schiava di nome Lupicina, incoronata imperatrice con il nome greto di Eufemia. Giustiniano sposò Teodora di umili origini. Erano invece limitati i matrimoni con donne straniere. “Il concorso di bellezza” “Il concorso di bellezza” L’importanza della scelta della sposa imperiale è attestata dalla pratica del “ concorso di bellezza” Gli emissari dell’imperatore percorrevano le province alla ricerca delle fanciulle più belle. Quindi, si assicuravano che appartenessero a famiglie oneste. Se le fanciulle rispondevano alle indicazioni estetiche dell’imperatore venivano inviate a corte per la scelta definitiva. Anche l’arrivo della promessa sposa dell’imperatore a Costantinopoli era circondata da una precisa ritualità. La futura sovrana si fermava alle porte della città e lo sposo doveva andarle in contro per renderle omaggio. Lo stesso dovevano fare le mogli dei dignitari e senatori, che le facevano indossare calzari color porpora e abiti imperiali perché si recasse cavalcando a palazzo,scortata e con tutti gli onori, come si conveniva ad una imperatrice. Cominciava per la promessa sposa una nuova vita a corte. “Il concorso di bellezza” “Il concorso di bellezza” L’importanza della scelta della sposa imperiale è attestata dalla pratica del “ concorso di bellezza” Gli emissari dell’imperatore percorrevano le province alla ricerca delle fanciulle più belle. Quindi, si assicuravano che appartenessero a famiglie oneste. Se le fanciulle rispondevano alle indicazioni estetiche dell’imperatore venivano inviate a corte per la scelta definitiva. Anche l’arrivo della promessa sposa dell’imperatore a Costantinopoli era circondata da una precisa ritualità. La futura sovrana si fermava alle porte della città e lo sposo doveva andarle in contro per renderle omaggio. Lo stesso dovevano fare le mogli dei dignitari e senatori, che le facevano indossare calzari color porpora e abiti imperiali perché si recasse cavalcando a palazzo,scortata e con tutti gli onori, come si conveniva ad una imperatrice. Cominciava per la promessa sposa una nuova vita a corte.

16 UN IMPERATORE PROTETTO DA DIO 16 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO L’autorità dello stato centrale, incarnata dall’imperatore non venne messa in crisi dalla scesa della grande aristocrazia fondiaria ne dal potere dei comandanti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l’economia e la società, grazie ai funzionari di palazzo fedeli unicamente al sovrano. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l’imperatore la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio che il suo potere fosse assoluto anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile perché si vedeva in lui il vicario di cristo, cioè il rappresentante di dio sulla terra, con il compito di guidare e vegliare i suoi sudditi.Nell’ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l’impero stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare e se necessario imporre la fede cristiana a tutti i popoli.

17 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 18 “ La chiesa sottomessa all’imperatore: il Cesaropapismo” “ La chiesa sottomessa all’imperatore: il Cesaropapismo” In questo modo si realizzò nell’impero d’oriente un legame profondo e indissolubile tra chiesa e stato. Mentre in occidente nei regni romani/germanici, i vescovi e i papa diventavano sempre più autonomi rispetto al potere politico, in oriente la chiesa assumeva si una posizione di assoluto privilegio, ma rimaneva sottomessa all’imperatore. Si affermò così il principio del Cesaropapismo, l’imperatore era la maggiore autorità non solo in campo politico ma anche in quello religioso. In pratica fu il vero e proprio capo della chiesa d’oriente ed ebbe il compito di presiedere i concili, di preservare l’ortodossia della dottrina e di combattere l’eresia. Toccava a lui in fine, scegliere il vescovo di Costantinopoli, il Patriarca. -Concilio: è un’assemblea di vescovi riunita per discutere, approvare o respingere norme o dottrine teologiche. -Patriarca: vescovo a capo delle diocesi delle città più importanti. Il territorio ecclesiastico sul quale si estende la giurisdizione di un patriarca è detto patriarcato. -Concilio: è un’assemblea di vescovi riunita per discutere, approvare o respingere norme o dottrine teologiche. -Patriarca: vescovo a capo delle diocesi delle città più importanti. Il territorio ecclesiastico sul quale si estende la giurisdizione di un patriarca è detto patriarcato. L’eredità di Roma L’impero bizantino ereditò dall’antico impero romano la solida struttura statale con al vertice l’imperatore e la cultura ellenistico romana. La civiltà bizantina fu gelosa custode dell’eredità di Roma tanto che nel XV secolo i bizantini continuavano a definirsi Romei=Romani, e a chiamare l’impero Romania e a considerarsi unici e veri eredi della tradizione di Roma. Per lungo tempo i sovrani orientali considerarono i territori occidentali parte del loro impero e gli insediamenti dei popoli germanici solo un fenomeno temporaneo prima dell’inevitabile riconquista. La separazione tra oriente e occidente divenne nel corso dei secoli sempre più netta e definitiva dopo il fallimento della politica di restaurazione condotta da Giustiniano. La civiltà bizantina spostò sempre di più il suo asse principale verso il mondo greco/orientale acquisendo caratteri originari. Per esempio, a partire da VII secolo il greco divenne la lingua ufficiale al osto del latino e l’imperatore cominciò ad essere indicato col termine greco di basileus=Re al posto di Imperator o Augustus.

18 19 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Ruolo della chiesa nel V secolo Impero d’oriente Impero d’occidente Sottomissione al potere dell’imperatore Autonomia del potere politico

19 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 20 Imperatore e papa lo scontro per la supremazia Imperatore e papa lo scontro per la supremazia Rispetto alla condanna delle dottrine considerate eretiche dalla chiesa di Roma, la politica degli imperatori fu alterna e ciò portò allo scontro con il papa che difendeva invece le condanne emerse dai consigli ecumenici. Quando l’imperatore Zenone salito al trono nel 474 tentò di conciliare monofisismo e posizioni ortodosse con l’editto di unione del 482 il risultato fu la separazione tra chiesa d’oriente e di occidente che durò circa trent’anni. In realtà, ne il papa ne l’imperatore erano disposti a rinunciare alla propria supremazia : stava prendendo corpo lo scontro tra papa e imperatore per la conquista dell’egemonia sul mondo cristiano che avrebbe caratterizzato tutta la storia del medioevo. Imperatore e papa lo scontro per la supremazia Imperatore e papa lo scontro per la supremazia Rispetto alla condanna delle dottrine considerate eretiche dalla chiesa di Roma, la politica degli imperatori fu alterna e ciò portò allo scontro con il papa che difendeva invece le condanne emerse dai consigli ecumenici. Quando l’imperatore Zenone salito al trono nel 474 tentò di conciliare monofisismo e posizioni ortodosse con l’editto di unione del 482 il risultato fu la separazione tra chiesa d’oriente e di occidente che durò circa trent’anni. In realtà, ne il papa ne l’imperatore erano disposti a rinunciare alla propria supremazia : stava prendendo corpo lo scontro tra papa e imperatore per la conquista dell’egemonia sul mondo cristiano che avrebbe caratterizzato tutta la storia del medioevo. CESAROPAPISMO CESARE= IMPERATORE Indica un potere monarchico assoluto. PAPA Autorità della chiesa cattolica

20 IL PALAZZO IMPERIALE 20 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Dinnanzi al sedile dell’imperatore stava un albero di bronzo, ma dorato, i cui rami erano pieni di uccelli ugualmente di bronzo e orati di diverso genere,che secondo le loro specie emettevano i versi dei vari uccelli. Il trono dell’imperatore era disposto con una tale arte, che in un momento appariva al suolo, ora più in alto e subito dopo sublime, e lo custodivano, per dir così, dei leoni di immensa grandezza, non si sa se di bronzo o di legno, ma ricoperti d’oro, i quali percuotendo la terra con la coda, aperta la bocca emettevano il ruggito con le mobili lingue. In questa casa dunque fui portato alla presenza dell’imperatrice sulle spalle dei due eunuchi.E sebbene al mio arrivo i leoni emettessero un ruggito, e gli uccelli strepitassero secondo le loro specie,non fui commosso né da paura, né da meraviglia, poiché di tutte queste cose ero stato informato da chi le conosceva bene. Chinato prono per tre volte adorando l’imperatore,alzai il capo e quello che avevo visto prima seduto elevato da terra in moderata misura,lo vidi poi rivestito di altre vesti seduto presso il soffitto della casa ; come ciò avvenisse non lo potrei pensare,se non forche che era stato sollevato fin là da un ergàlion (argano), con cui si elevano gli alberi dei torchi. Allora non disse nulla di sua bocca, giacché anche se lo volesse,la grandissima distanza lo renderebbe sconveniente,ma per mezzo del logoteta,i domandò della vita e della salute di Berengario.Avendogli risposto conseguentemente, a un cenno dell’interprete uscii e mi ritirai subito nell’ostello concessomi. Liutprando di Cremona,Antapoldosis,VI,4-5,in Italia e a Bisanzio alle soglie dell’anno mille. Avorio Barberini : Museo del Louvre, Parigi Rappresenta l’imperatore trionfante Avorio Barberini : Museo del Louvre, Parigi Rappresenta l’imperatore trionfante

21 21 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO IL GRAN PALAZZO IMPERIALE DI COSTANTINOPOLI Il mosaico, inventato nel mondo greco nel V secolo a.C., è la tecnica artistica più caratteristica dell’arte bizantina.numerose sono le opere d’arte ritrovate in questa tecnica, soprattutto i mosaici pavimentali del V e VI secolo, prodotti a Costantinopoli. A Ravenna con Giustiniano, ci troviamo di fronte ad un imperatore che volle abbellire con questa tecnica splendide chiese come San Vitale, inaugurata nel 547. Qui troviamo due grandi rappresentazioni,a mosaico, di Giustiniano e Teodora mentre portano pane e vino per l’eucarestia. Le scene sono rappresentate con una rigida proporzione gerarchica.

22 LA CHIESA CATTOLICA 22 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Il successo del modello orientale si basava anche su ragioni politiche. L' autorità dello stato centrale, incarnata dall' imperatore, non venne messa in crisi dall' ascesa della grande aristocrazia fondiaria nè dal potere dei comandamenti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l' economia e la società, grazie anche a una schiera di funzionari di palazzo di modesta origine sociale, fedeli al sovrano. Allo stesso tempo, l' esercito, per quanto importante, non riuscì mai a prendere il sopravvento sul potere civile ne ad avere un ruolo determinante nella scelta degli imperatori, come era avvenuto in Occidente. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l'imperatore, la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio il fatto che il suo potere fosse assoluto, anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile, perche si vedeva in lui il vicario di Cristo, cioè il rappresentante di Dio sulla Terra, con il compito di vegliare e guidare sui suoi sudditi. Nell'ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l'imperatore stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare, e se necessario imporre, la fede cristiana a tutti i popoli. In questo modo, si realizzò nell'Impero d'Oriente un legame profondo e indissolubile tra chiesa e stato. Mentre in Occidente, nei regni romano-germanici, i vescovi e il papa diventavano sempre più autonomi rispetto al potere politico, in Oriente la chiesa assumeva si una posizione ne di assoluto privilegio, ma rimaneva sottomessa all'imperatore. Si affermò così il principio del cesaropapismo, caratteristico del mondo bizantino: l'imperatore era la maggiore autorità non solo in campo politico, ma anche in quello religioso. In pratica, fu il vero e proprio capo della chiesa d'Oriente ed ebbe il compito di presiedere i concili, di preservare l'ortodossia della dottrina e di combattere l'eresia. Toccava a lui, infine, scegliere il vescovo di Costantinopoli, il patriarca. L'Impero bizantino ereditò dall'antico Impero romano due elementi caratterizzanti: la solida struttura statale con al vertice l'imperatore, di cui abbiamo parlato, e la cultura ellenistico-romana. La civiltà bizantina fu gelosa custode dell'eredità di Roma, tanto che ancora nel XV secolo i bizantini continuavano a definirsi romei (romaioi, in greco romani"), a chiamare l'impero Romania, e a considerarsi gli unici veri eredi della tradizione di Roma. Per lungo tempo, inoltre, i sovrani orientali considerarono i territori occidentali parte del loro impero e gli insediamenti dei popoli germanici solo un fenomeno temporaneo prima dell'inevitabile riconquista. In pratica, tuttavia, la separazione tra Oriente e Occidente divenne nel corso dei secoli sempre più netta e definitiva. La civiltà bizantina sposto sempre di più il suo asse principale verso il mondo greco-orientale acquisendo caratteri originali. Per esempio, a partire dal VI secolo il greco divenne la lingua ufficiale dell'impero al posto del latino e anche l'imperatore cominciò a essere indicato con il termine greco basileus (re), al posto di imperator o augustus. NESTORIANESIMO: La concezione orientale della supremazia dell'imperatore sulle questioni spirituali fece si che il sovrano, come già era accaduto con Costantino, si trovasse coinvolto nelle dispute religiose che scuotevano il mondo cristiano. In questo modo, i conflitti religiosi diventarono anche controversie politiche e chi si opponeva alle decisioni dell'imperatore in materia di religione veniva considerato non solo nemico dello stato, ma eretico. Parallelamente, le questioni religiose si legavano ai tentativi delle grandi province orientali di conquistare autonomia rispetto al potere centrale. Le dispute religiose si concentravano su come concepire la relazione tra natura umana e divina in Cristo. Nel 428 divenne patriarca di Costantinopoli Nestorio. Egli sosteneva che in Cristo esistevano due persone, in quanto uomo e Dio, e quindi dovevano sussistere in lui anche due nature distinte, quella umana e quella divina. Tale dottrina venne chiamata nestorianesimo e provocò reazioni in tutto il mondo, principalmente nel patriarcato di Alessandria, non disposto ad accettare l'egemonia dottrinale di Costantinopoli. Il nestorianesimo venne infine condannato dal concilio di Efeso (431), nel corso del quale si affermò che natura umana e divina si incontravano e coesistevano in Cristo in una sola persona. MONOFISISMO: Gli scontri teologici, però, non si placarono. Ad Alessandria si sviluppò una nuova dottrina chiamata monofisismo (da monos, in greco "uno", e physis, natura"). I monofisiti sostenevano che Cristo ha un'unica natura (quella di vina). La loro dottrina godette di grande popolarità nei territori dell'impero: il monofisismo di venne infatti un simbolo di opposizione all'autorità imperiale e si legò alle spinte autonomistiche delle province dell'Egitto e della Siria. Se l'imperatore si dimostrava tollerante verso questa eresia, scoppiavano disordini nella capitale e nei Balcani, zone fortemente avverse alle tesi monofisite. Se si dimostrava intransigente, il rischio di disordini si spostava in Egitto e Siria. Contro il monofisismo prese invece posizione netta la chiesa di Roma. Papa Leone I ( ) sosteneva infatti che nella persona unica di Cristo convivevano due nature, distinte ma inseparabili quella umana e quella divina. Questa posizione venne riconosciuta come e ortodossa dal concilio di Calcedonia del 451 che segnò un forte riconoscimento dell'autorità del pontefice in materia di dottrina. La supremazia del pontefice, accettata in Occidente, fu contestata in Oriente sia dai vescovi sia dall'imperatore. Inoltre, le conclusioni di Calcedonia non servirono a eliminare il monofisismo, che continuo a incontrare molti favori in Oriente e costituire per secoli un problema per gli imperatori e papa. UN IMPERO PROTETTO DA DIO: Il successo del modello orientale si basava anche su ragioni politiche. L' autorità dello stato centrale, incarnata dall' imperatore, non venne messa in crisi dall' ascesa della grande aristocrazia fondiaria nè dal potere dei comandamenti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l' economia e la società, grazie anche a una schiera di funzionari di palazzo di modesta origine sociale, fedeli al sovrano. Allo stesso tempo, l' esercito, per quanto importante, non riuscì mai a prendere il sopravvento sul potere civile ne ad avere un ruolo determinante nella scelta degli imperatori, come era avvenuto in Occidente. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l'imperatore, la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio il fatto che il suo potere fosse assoluto, anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile, perche si vedeva in lui il vicario di Cristo, cioè il rappresentante di Dio sulla Terra, con il compito di vegliare e guidare sui suoi sudditi. Nell'ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l'imperatore stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare, e se necessario imporre, la fede cristiana a tutti i popoli. Il successo del modello orientale si basava anche su ragioni politiche. L' autorità dello stato centrale, incarnata dall' imperatore, non venne messa in crisi dall' ascesa della grande aristocrazia fondiaria nè dal potere dei comandamenti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l' economia e la società, grazie anche a una schiera di funzionari di palazzo di modesta origine sociale, fedeli al sovrano. Allo stesso tempo, l' esercito, per quanto importante, non riuscì mai a prendere il sopravvento sul potere civile ne ad avere un ruolo determinante nella scelta degli imperatori, come era avvenuto in Occidente. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l'imperatore, la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio il fatto che il suo potere fosse assoluto, anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile, perchè si vedeva in lui il vicario di Cristo, cioè il rappresentante di Dio sulla Terra, con il compito di vegliare e guidare sui suoi sudditi. Nell'ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l'imperatore stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare, e se necessario imporre, la fede cristiana a tutti i popoli. In questo modo, si realizzò nell'Impero d'Oriente un legame profondo e indissolubile tra chiesa e stato. Mentre in Occidente, nei regni romano-germanici, i vescovi e il papa diventavano sempre più autonomi rispetto al potere politico, in Oriente la chiesa assumeva si una posizione ne di assoluto privilegio, ma rimaneva sottomessa all'imperatore. Si affermò così il principio del cesaropapismo, caratteristico del mondo bizantino: l'imperatore era la maggiore autorità non solo in campo politico, ma anche in quello religioso. In pratica, fu il vero e proprio capo della chiesa d'Oriente ed ebbe il compito di presiedere i concili, di preservare l'ortodossia della dottrina e di combattere l'eresia. Toccava a lui, infine, scegliere il vescovo di Costantinopoli, il patriarca. L'Impero bizantino ereditò dall'antico Impero romano due elementi caratterizzanti: la solida struttura statale con al vertice l'imperatore, di cui abbiamo parlato, e la cultura ellenistico-romana. La civiltà bizantina fu gelosa custode dell'eredità di Roma, tanto che ancora nel XV secolo i bizantini continuavano a definirsi romei (romaioi, in greco romani"), a chiamare l'impero Romania, e a considerarsi gli unici veri eredi della tradizione di Roma. Per lungo tempo, inoltre, i sovrani orientali considerarono i territori occidentali parte del loro impero e gli insediamenti dei popoli germanici solo un fenomeno temporaneo prima dell'inevitabile riconquista. In pratica, tuttavia, la separazione tra Oriente e Occidente divenne nel corso dei secoli sempre più netta e definitiva. La civiltà bizantina sposto sempre di più il suo asse principale verso il mondo greco-orientale acquisendo caratteri originali. Per esempio, a partire dal VI secolo il greco divenne la lingua ufficiale dell'impero al posto del latino e anche l'imperatore cominciò a essere indicato con il termine greco basileus (re), al posto di imperator o augustus.

23 23 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO NESTORIANESIMO: La concezione orientale della supremazia dell'imperatore sulle questioni spirituali fece si che il sovrano, come già era accaduto con Costantino, si trovasse coinvolto nelle dispute religiose che scuotevano il mondo cristiano. In questo modo, i conflitti religiosi diventarono anche controversie politiche e chi si opponeva alle decisioni dell'imperatore in materia di religione veniva considerato non solo nemico dello stato, ma eretico. Parallelamente, le questioni religiose si legavano ai tentativi delle grandi province orientali di conquistare autonomia rispetto al potere centrale. Le dispute religiose si concentravano su come concepire la relazione tra natura umana e divina in Cristo. Nel 428 divenne patriarca di Costantinopoli Nestorio. Egli sosteneva che in Cristo esistevano due persone, in quanto uomo e Dio, e quindi dovevano sussistere in lui anche due nature distinte, quella umana e quella divina. Tale dottrina venne chiamata nestorianesimo e provocò reazioni in tutto il mondo, principalmente nel patriarcato di Alessandria, non disposto ad accettare l'egemonia dottrinale di Costantinopoli. Il nestorianesimo venne infine condannato dal concilio di Efeso (431), nel corso del quale si affermò che natura umana e divina si incontravano e coesistevano in Cristo in una sola persona. NESTORIANESIMO:

24 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 24 MONOFISISMO: Gli scontri teologici, però, non si placarono. Ad Alessandria si sviluppò una nuova dottrina chiamata monofisismo (da monos, in greco "uno", e physis, natura"). I monofisiti sostenevano che Cristo ha un'unica natura (quella di vina). La loro dottrina godette di grande popolarità nei territori dell'impero: il monofisismo di venne infatti un simbolo di opposizione all'autorità imperiale e si legò alle spinte autonomistiche delle province dell'Egitto e della Siria. Se l'imperatore si dimostrava tollerante verso questa eresia, scoppiavano disordini nella capitale e nei Balcani, zone fortemente avverse alle tesi monofisite. Se si dimostrava intransigente, il rischio di disordini si spostava in Egitto e Siria. Contro il monofisismo prese invece posizione netta la chiesa di Roma. Papa Leone I ( ) sosteneva infatti che nella persona unica di Cristo convivevano due nature, distinte ma inseparabili quella umana e quella divina. Questa posizione venne riconosciuta come e ortodossa dal concilio di Calcedonia del 451 che segnò un forte riconoscimento dell'autorità del pontefice in materia di dottrina. La supremazia del pontefice, accettata in Occidente, fu contestata in Oriente sia dai vescovi sia dall'imperatore. Inoltre, le conclusioni di Calcedonia non servirono a eliminare il monofisismo, che continuo a incontrare molti favori in Oriente e costituire per secoli un problema per gli imperatori e papa.MONOFISISMO:

25 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO 25 UN IMPERO PROTETTO DA DIO: Il successo del modello orientale si basava anche su ragioni politiche. L' autorità dello stato centrale, incarnata dall' imperatore, non venne messa in crisi dall' ascesa della grande aristocrazia fondiaria nè dal potere dei comandamenti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l' economia e la società, grazie anche a una schiera di funzionari di palazzo di modesta origine sociale, fedeli al sovrano. Allo stesso tempo, l' esercito, per quanto importante, non riuscì mai a prendere il sopravvento sul potere civile ne ad avere un ruolo determinante nella scelta degli imperatori, come era avvenuto in Occidente. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l'imperatore, la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio il fatto che il suo potere fosse assoluto, anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile, perche si vedeva in lui il vicario di Cristo, cioè il rappresentante di Dio sulla Terra, con il compito di vegliare e guidare sui suoi sudditi. Nell'ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l'imperatore stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare, e se necessario imporre, la fede cristiana a tutti i popoli. UN IMPERO PROTETTO DA DIO: Il successo del modello orientale si basava anche su ragioni politiche. L' autorità dello stato centrale, incarnata dall' imperatore, non venne messa in crisi dall' ascesa della grande aristocrazia fondiaria nè dal potere dei comandamenti militari germanici. Lo stato controllò sempre la vita pubblica, l' economia e la società, grazie anche a una schiera di funzionari di palazzo di modesta origine sociale, fedeli al sovrano. Allo stesso tempo, l' esercito, per quanto importante, non riuscì mai a prendere il sopravvento sul potere civile ne ad avere un ruolo determinante nella scelta degli imperatori, come era avvenuto in Occidente. Al vertice di questa struttura fortemente centralizzata vi era l'imperatore, la cui autorità non fu mai messa in discussione. Nessuno osava mettere in dubbio il fatto che il suo potere fosse assoluto, anche perché si riteneva che derivasse direttamente da Dio. Era considerato una figura sacra e inviolabile, perche si vedeva in lui il vicario di Cristo, cioè il rappresentante di Dio sulla Terra, con il compito di vegliare e guidare sui suoi sudditi. Nell'ottica di questa concezione divina del potere imperiale, era l'imperatore stesso ad assolvere un compito storico affidatogli da Dio: quello di portare, e se necessario imporre, la fede cristiana a tutti i popoli. CESAROPAPISMO: In questo modo, si realizzò nell'Impero d'Oriente un legame profondo e indissolubile tra chiesa e stato. Mentre in Occidente, nei regni romano-germanici, i vescovi e il papa diventavano sempre più autonomi rispetto al potere politico, in Oriente la chiesa assumeva si una posizione ne di assoluto privilegio, ma rimaneva sottomessa all'imperatore. Si affermò così il principio del cesaropapismo, caratteristico del mondo bizantino: l'imperatore era la maggiore autorità non solo in campo politico, ma anche in quello religioso. In pratica, fu il vero e proprio capo della chiesa d'Oriente ed ebbe il compito di presiedere i concili, di preservare l'ortodossia della dottrina e di combattere l'eresia. Toccava a lui, infine, scegliere il vescovo di Costantinopoli, il patriarca. CESAROPAPISMO:

26 26 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO SCONTRO PER LA SUPREMAZIA TRA PAPA E IMPERATORE: Rispetto alla condanna delle dottrine considerate eretiche dalla chiesa di Roma, la politica degli imperatori fu alterna e ciò portò allo scontro con il papa, che difendeva invece strenuamente le condanne emerse dai concili ecumenici. Quando l'imperatore Zenone (salito al trono nel 474) tentò di conciliare monofisismo e posizioni ortodosse con l'editto di Unione del 482, il risultato fu una separazione tra chiesa d'oriente e d'Occidente che durò circa trent'anni. In realtà, ne il papa ne l'imperatore erano disposti a rinunciare alla propria supremazia: stava pren- dendo corpo lo scontro tra papa e imperatore per la conquista dell'egemonia sul mondo cristiano che avrebbe caratterizzato tutta la storia del Medioevo. SCONTRO PER LA SUPREMAZIA TRA PAPA E IMPERATORE: Rispetto alla condanna delle dottrine considerate eretiche dalla chiesa di Roma, la politica degli imperatori fu alterna e ciò portò allo scontro con il papa, che difendeva invece strenuamente le condanne emerse dai concili ecumenici. Quando l'imperatore Zenone (salito al trono nel 474) tentò di conciliare monofisismo e posizioni ortodosse con l'editto di Unione del 482, il risultato fu una separazione tra chiesa d'oriente e d'Occidente che durò circa trent'anni. In realtà, ne il papa ne l'imperatore erano disposti a rinunciare alla propria supremazia: stava pren- dendo corpo lo scontro tra papa e imperatore per la conquista dell'egemonia sul mondo cristiano che avrebbe caratterizzato tutta la storia del Medioevo. LA SCONFITTA DEI NEMICI INTERNI ED ESTERNI: Nella seconda metà del V secolo, l' impero d'oriente affrontò uno dei momento più difficili della sua storia. Dovette, infatti, sostenere la pressione degli unni di Attila e degli ostrogoti, che poi, come sappiamo, si spostarono in Occidente. L'imperatore Zenone, di stirpe saurica, riuscì ad allentare sui confini orientali la pressione degli ostrogoti di Teodorico, ma alla sua morte (491) si presentò il problema della successione. Gli isauri cercarono di far valere la propria potenza militare e di imporre al trono di Costantinopoli un loro candidato, ma divenne imperatore Anastasio appoggiato dalla burocrazia imperiale. Anastasio I resse l'impero con grande fermezza bloccando ogni tentativo di rivincita, politica e militare da parte degli isauri. Si scatenò una lunga guerra che portò alla distruzione delle fortificazioni isauriche nel 498 e alla deportazione di tutto il popolo in Tracia. Anastasio sostenne duri conflitti anche contro i bulgari (una tribù di stirpe mongolica che premeva lungo la frontiera danubiana) e contro l'Impero persiano. Riusci a contenere queste minacce e allo stesso tempo a riorganizzare finanziariamente l'impero, razionalizzando il sistema fiscale, contenendo sprechi e corruzione e diminuendo anche il peso delle tasse sui sudditi. LA SCONFITTA DEI NEMICI INTERNI ED ESTERNI: Nella seconda metà del V secolo, l' impero d'oriente affrontò uno dei momento più difficili della sua storia. Dovette, infatti, sostenere la pressione degli unni di Attila e degli ostrogoti, che poi, come sappiamo, si spostarono in Occidente. L'imperatore Zenone, di stirpe saurica, riuscì ad allentare sui confini orientali la pressione degli ostrogoti di Teodorico, ma alla sua morte (491) si presentò il problema della successione. Gli isauri cercarono di far valere la propria potenza militare e di imporre al trono di Costantinopoli un loro candidato, ma divenne imperatore Anastasio appoggiato dalla burocrazia imperiale. Anastasio I resse l'impero con grande fermezza bloccando ogni tentativo di rivincita, politica e militare da parte degli isauri. Si scatenò una lunga guerra che portò alla distruzione delle fortificazioni isauriche nel 498 e alla deportazione di tutto il popolo in Tracia. Anastasio sostenne duri conflitti anche contro i bulgari (una tribù di stirpe mongolica che premeva lungo la frontiera danubiana) e contro l'Impero persiano. Riusci a contenere queste minacce e allo stesso tempo a riorganizzare finanziariamente l'impero, razionalizzando il sistema fiscale, contenendo sprechi e corruzione e diminuendo anche il peso delle tasse sui sudditi. LA MISSIONE UNIVERSALE DELL'IMPERO: Grazie all'accorta politica di Anastasio, agli inizi del VI secolo l'Impero d'Oriente aveva ritrovato stabilità interna e solidità economica e finanziaria; era cosi di nuovo in grado di attuare una politica di egemonia sull'area mediterranea. Il suo successore, Giustino ( ) risolse inoltre la separazione con la chiesa di Roma, riaffermando in maniera netta l'ortodossia cattolica e combattendo attivamente ogni forma di eresia. In questo modo, Giustino riaffermo l'autorità dell'imperatore anche in materia religiosa e rinnovò la missione universale dell'impero: riunire tutto il mondo conosciuto sotto un unico sovrano e sotto un'unica fede, quella cristiana cattolica. Questo comportava una politica di riconquista dei territori occidentali, un progetto che avrebbe costituito il fulcro dell'azione del successore di Giustino, Giustiniano. LA MISSIONE UNIVERSALE DELL'IMPERO: Grazie all'accorta politica di Anastasio, agli inizi del VI secolo l'Impero d'Oriente aveva ritrovato stabilità interna e solidità economica e finanziaria; era cosi di nuovo in grado di attuare una politica di egemonia sull'area mediterranea. Il suo successore, Giustino ( ) risolse inoltre la separazione con la chiesa di Roma, riaffermando in maniera netta l'ortodossia cattolica e combattendo attivamente ogni forma di eresia. In questo modo, Giustino riaffermo l'autorità dell'imperatore anche in materia religiosa e rinnovò la missione universale dell'impero: riunire tutto il mondo conosciuto sotto un unico sovrano e sotto un'unica fede, quella cristiana cattolica. Questo comportava una politica di riconquista dei territori occidentali, un progetto che avrebbe costituito il fulcro dell'azione del successore di Giustino, Giustiniano.

27 27 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO ICONOCLASTIA: L'iconoclastia o iconoclasmo è stato, nella storia della Chiesa, un movimento di carattere religioso sviluppatosi, in vari momenti. Il primo ebbe inizio intorno alla prima metà dell'VIII secolo. Questa idea provocò non solo un imponente confronto dottrinario ma anche la distruzione materiale di un immenso patrimonio culturale. Il termine è usato più in generale per indicare altre forme di lotta contro il culto di immagini in altre epoche e religioni o correnti religiose. Iconoclasta fu l'islam nella proibizione dell'uso dell'immagine di Maometto, come molte altre più moderne. Fin dalla fine del VI secolo, l'Impero bizantino fu afflitto da numerose eresie, che rischiavano di minare la sua stessa unità. Le più importanti tra queste furono il nestorianesimo e il monofisismo. Per abbattere queste correnti eretiche, l'imperatore Leone III di Bisanzio, originario di Germanicea, promanò un editto imperiale del 726 che decretava l'eliminazione di queste raffigurazioni. Nel 754, dopo un concilio indetto da Costantino V, Gregorio III (il papa in quel tempo) condannò, dal canto suo, i decreti di Leone. Fu il secondo concilio di Nicea a dover deliberare sul culto delle immagini. Convocato nel 787 a Nicea, su richiesta di papa Adriano I, dalla imperatrice reggente d'Oriente Irene di Bisanzio e dall'imperatore Costantino VI, si svolse con la partecipazione di 367 padri, quando a Bisanzio era patriarca Tarasio. L'effetto complessivo dell'iconoclastia fu duplice: da un lato, il danneggiamento (quando non distruzione) di un grande numero di raffigurazioni sacre; dall' altro, un generale irrigidimento dei rapporti fra la chiesa d'Oriente e la chiesa d'Occidente. Ai decreti di Leone III seguì un periodo di alterne vicende che durò poco più di un secolo, durante il quale l'iconoclastia venne alternativamente approvata o bandita. Nell'odierna Turchia, nella valle di Lhara, vi sono numerose chiese rupestri bizantine dove si possono ancora vedere, nella maggior parte dei casi, i volti delle raffigurazioni sacre sulle pareti danneggiati e deturpati. La loro distruzione risale a quel periodo, anche se l'iconoclastia proseguì in maniera più o meno occulta per numerosi anni.ICONOCLASTIA: L'iconoclastia o iconoclasmo è stato, nella storia della Chiesa, un movimento di carattere religioso sviluppatosi, in vari momenti. Il primo ebbe inizio intorno alla prima metà dell'VIII secolo. Questa idea provocò non solo un imponente confronto dottrinario ma anche la distruzione materiale di un immenso patrimonio culturale. Il termine è usato più in generale per indicare altre forme di lotta contro il culto di immagini in altre epoche e religioni o correnti religiose. Iconoclasta fu l'islam nella proibizione dell'uso dell'immagine di Maometto, come molte altre più moderne. Fin dalla fine del VI secolo, l'Impero bizantino fu afflitto da numerose eresie, che rischiavano di minare la sua stessa unità. Le più importanti tra queste furono il nestorianesimo e il monofisismo. Per abbattere queste correnti eretiche, l'imperatore Leone III di Bisanzio, originario di Germanicea, promanò un editto imperiale del 726 che decretava l'eliminazione di queste raffigurazioni. Nel 754, dopo un concilio indetto da Costantino V, Gregorio III (il papa in quel tempo) condannò, dal canto suo, i decreti di Leone. Fu il secondo concilio di Nicea a dover deliberare sul culto delle immagini. Convocato nel 787 a Nicea, su richiesta di papa Adriano I, dalla imperatrice reggente d'Oriente Irene di Bisanzio e dall'imperatore Costantino VI, si svolse con la partecipazione di 367 padri, quando a Bisanzio era patriarca Tarasio. L'effetto complessivo dell'iconoclastia fu duplice: da un lato, il danneggiamento (quando non distruzione) di un grande numero di raffigurazioni sacre; dall' altro, un generale irrigidimento dei rapporti fra la chiesa d'Oriente e la chiesa d'Occidente. Ai decreti di Leone III seguì un periodo di alterne vicende che durò poco più di un secolo, durante il quale l'iconoclastia venne alternativamente approvata o bandita. Nell'odierna Turchia, nella valle di Lhara, vi sono numerose chiese rupestri bizantine dove si possono ancora vedere, nella maggior parte dei casi, i volti delle raffigurazioni sacre sulle pareti danneggiati e deturpati. La loro distruzione risale a quel periodo, anche se l'iconoclastia proseguì in maniera più o meno occulta per numerosi anni.

28 LE BASI ECONOMICHE DELL’IMPERO: 28 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Per gran parte dei secoli che corrispondo al Medioevo europeo, Costantinopoli fu una città di dimensioni e importanza politica ed economica maggiori rispetto ad ogni centro urbano occidentale. Pur avendo dovuto rinunciare, a favore dell’Islam, una larga parte dei suoi possessi territoriali, l’impero bizantino fu in grado di mantenere e rafforzare il suo ruolo nel grande commercio mondiale ancora nel nono e decimo secolo. Urbanesimo e commercio non si esaurivano comunque nella sola capitale. La flotta, il commercio e la moneta rappresentavano gli aspetti più visibili della potenza bizantina. Essa poggiava sulla stabilità economica e sociale del sistema agricolo. Se l’impero riuscì a fronteggiare lunghi periodi di difficoltà, ciò fu dovuto in gran parte al fatto che la piccola proprietà dei contadini-soldato poté essere continuamente salvata dal rischio di finire incorporata nei latifondi laici ed ecclesiastici. Proteggendo i contadini, gli imperatori protessero, fino al decimo secolo, anche gli interessi dello stato. Per gran parte dei secoli che corrispondo al Medioevo europeo, Costantinopoli fu una città di dimensioni e importanza politica ed economica maggiori rispetto ad ogni centro urbano occidentale. Pur avendo dovuto rinunciare, a favore dell’Islam, una larga parte dei suoi possessi territoriali, l’impero bizantino fu in grado di mantenere e rafforzare il suo ruolo nel grande commercio mondiale ancora nel nono e decimo secolo. Urbanesimo e commercio non si esaurivano comunque nella sola capitale. La flotta, il commercio e la moneta rappresentavano gli aspetti più visibili della potenza bizantina. Essa poggiava sulla stabilità economica e sociale del sistema agricolo. Se l’impero riuscì a fronteggiare lunghi periodi di difficoltà, ciò fu dovuto in gran parte al fatto che la piccola proprietà dei contadini-soldato poté essere continuamente salvata dal rischio di finire incorporata nei latifondi laici ed ecclesiastici. Proteggendo i contadini, gli imperatori protessero, fino al decimo secolo, anche gli interessi dello stato. La lotta per la sopravvivenza La parte orientale dell’impero romano fu investita per prima dalle grandi invasioni germaniche cominciate dopo la battaglia di Adrianopoli del 378. Ma fu solo molto più tardi che la sovranità territoriale dell’impero d’Oriente cominciò a essere davvero compromessa in seguito a invasioni barbariche. È a partire dalla metà del sesto secolo che le regioni balcaniche divennero soggetto alle emigrazioni slave. Nel 581 gli slavi operarono un’invasione di massa dei balcani. È uno dei momenti più acuti di crisi per l’impero bizantino: i suoi eserciti sono impegnati a est contro la Persia; a ovest con i Longobardi; sul confine centrodanubiano contro gli àvari che assediano Sirmio ( grande metropoli balcanica). La lotta per la sopravvivenza La parte orientale dell’impero romano fu investita per prima dalle grandi invasioni germaniche cominciate dopo la battaglia di Adrianopoli del 378. Ma fu solo molto più tardi che la sovranità territoriale dell’impero d’Oriente cominciò a essere davvero compromessa in seguito a invasioni barbariche. È a partire dalla metà del sesto secolo che le regioni balcaniche divennero soggetto alle emigrazioni slave. Nel 581 gli slavi operarono un’invasione di massa dei balcani. È uno dei momenti più acuti di crisi per l’impero bizantino: i suoi eserciti sono impegnati a est contro la Persia; a ovest con i Longobardi; sul confine centrodanubiano contro gli àvari che assediano Sirmio ( grande metropoli balcanica). Gli slavi: l’invasione di un popolo maledetto Quello stesso anno, che era il terzo dopo la morte dell’imperatore Giustiniano, rimase famoso anche per l’invasione di un popolo maledetto, chiamato degli slavi, i quali invasero tutta la Grecia, la campagna dei Tessalonicesi, e tutta la Tracia, e si impadronirono delle città, devastarono e incendiarono, schiavizzarono il popolo, e ci abitarono come fosse la propria terra, senza paura. E sono passati 4 anni, e ancora per il fatto che il re è impegnato nella guerra coi Persiani, ed ha inviato tutte le forze in Oriente, essi vivono tranquillamente nella regione, saccheggiano e incendiano e fanno prigionieri. E anche fino ad oggi (584) essi sono ancora accampati e abitano là, e ammazzano e incendiano, ed hanno imparato a combattere meglio dei Romani; benché essi fossero dapprima soltanto dei rozzi selvaggi, che non conoscevano armi, ad eccezione di due o tre giavellotti o dardi. Gli slavi: l’invasione di un popolo maledetto Quello stesso anno, che era il terzo dopo la morte dell’imperatore Giustiniano, rimase famoso anche per l’invasione di un popolo maledetto, chiamato degli slavi, i quali invasero tutta la Grecia, la campagna dei Tessalonicesi, e tutta la Tracia, e si impadronirono delle città, devastarono e incendiarono, schiavizzarono il popolo, e ci abitarono come fosse la propria terra, senza paura. E sono passati 4 anni, e ancora per il fatto che il re è impegnato nella guerra coi Persiani, ed ha inviato tutte le forze in Oriente, essi vivono tranquillamente nella regione, saccheggiano e incendiano e fanno prigionieri. E anche fino ad oggi (584) essi sono ancora accampati e abitano là, e ammazzano e incendiano, ed hanno imparato a combattere meglio dei Romani; benché essi fossero dapprima soltanto dei rozzi selvaggi, che non conoscevano armi, ad eccezione di due o tre giavellotti o dardi.

29 29 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Giovanni di Efeso, Storia ecclesiastica Molte volte sull’orlo del disfacimento totale, l’impero bizantino riuscì per tre secoli a rendersi protagonista di imprevedibili sforzi di rinascita. La regione di Tessalonica, insieme a molte altre regioni della Grecia settentrionale, come soggetta alle più violente devastazioni. Sappiamo però, che la città tre secoli dopo era di nuovo un centro commerciale di prima grandezza. Servendosi di tutti i mezzi ( la violenza, la diplomazia, l’ascendente culturale e religioso), Bisanzio era infatti riuscita a “civilizzare” queste prime ondate di slavi e a grecizzare nuovamente le regioni allora invase. Ci fu un secondo popolo invasore dell’impero, anch’esso soggetto poi al suo potente influsso culturale, i bulgari. Dopo una nuova guerra durata 14 anni, l’imperatore Basilio secondo ( ) risolve in modo atroce il conflitto con il regno o impero dello zar Samuele. Per comprendere la politica bizantina verso i bulgari, e tutti gli altri popoli “barbari” nella sfera d’influenza imperiale, un punto va comunque tenuto presente: dopo la vittoria Basilio secondo seppe realizzare ciò che è stato definito “un vero capolavoro politico”, concedendo alla Bulgaria una piena autonomia religiosa, culturale e amministrativa. Giovanni di Efeso, Storia ecclesiastica Molte volte sull’orlo del disfacimento totale, l’impero bizantino riuscì per tre secoli a rendersi protagonista di imprevedibili sforzi di rinascita. La regione di Tessalonica, insieme a molte altre regioni della Grecia settentrionale, come soggetta alle più violente devastazioni. Sappiamo però, che la città tre secoli dopo era di nuovo un centro commerciale di prima grandezza. Servendosi di tutti i mezzi ( la violenza, la diplomazia, l’ascendente culturale e religioso), Bisanzio era infatti riuscita a “civilizzare” queste prime ondate di slavi e a grecizzare nuovamente le regioni allora invase. Ci fu un secondo popolo invasore dell’impero, anch’esso soggetto poi al suo potente influsso culturale, i bulgari. Dopo una nuova guerra durata 14 anni, l’imperatore Basilio secondo ( ) risolve in modo atroce il conflitto con il regno o impero dello zar Samuele. Per comprendere la politica bizantina verso i bulgari, e tutti gli altri popoli “barbari” nella sfera d’influenza imperiale, un punto va comunque tenuto presente: dopo la vittoria Basilio secondo seppe realizzare ciò che è stato definito “un vero capolavoro politico”, concedendo alla Bulgaria una piena autonomia religiosa, culturale e amministrativa. La forza dell’economia orientale L’impero d’Oriente, come abbiamo detto, basò la capacità di opporsi vittoriosamente ai barbari sulla forza della propria economia agricola e sulla vitalità del sistema degli scambi commerciali, che aveva il suo fulcro nelle città. Innanzi tutto l’agricoltura in Oriente non conobbe la crisi che impoverì le campagne dell’Occidente, dove all’estensione del latifondo corrispose la graduale scomparsa dei piccoli proprietari terrieri. Nei territori orientali, durante il quinto secolo, la piccola proprietà agricola era ancora florida e continuò a fornire abbondanti derrate agricole a tutte le città dell’impero. Furono però soprattutto i commerci ad assicurare prosperità e ricchezza. Grazie al fatto che le grandi vie di comunicazione dell’impero, per mare e per terra, non furono interrotte dalle invasioni barbariche, i traffici commerciali si mantennero attivi. Le province orientali, anzi, rimasero al centro del commercio con l’Asia. Venivano trattati principalmente prodotti di lusso, come perle, spezie, pietre, tessuti preziosi e tappeti persiani e siriani, che venivano acquistati dall’aristocrazia. Contemporaneamente l’impero importava ambra e schiavi dalla Sarmazia e dal mar Baltico, oro e frumento dall’Europa centrale, lana dalla Spagna,grano, vetro, metalli preziosi dall’Egitto, vino e porpora dalla Siria, sete dalla Cina e pellicce dai territori russi. Venivano esportate stoffe pregiate, ricamate d’oro, e raffinatissimi prodotti di oreficeria. La vitalità dei commerci mantenne vivo l’uso della moneta, mentre in molte zone dell’Occidente si tornava a un economia basata sul baratto.

30 30 BISANZIO UN IMPERO MILLENARIO Un modello vincente Mentre in occidente si formavano i regno romano germanici, l’impero d’Oriente riuscì a liberarsi dalla minaccia dei barbari. Il successo ottenuto nell’opera di contenimento delle popolazioni germaniche consentì all’impero di proseguire la sua vicenda storica fino alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel Si sviluppò così la civiltà bizantina che affondava le sue radici nella grande tradizione romana, ma nello stesso tempo aveva caratteri nuovi legati alla cultura greca orientale. Il diverso destino dell’Oriente si deve a ragioni militari, economiche e politiche. Sul piano militare i successori di Teodosio abbandonarono la politica di accoglienza dei barbari come federati dell’impero. Per questa ragione, i soldati barbari continuarono a essere arruolati come mercenari. Per ridurre la presenza e l’influenza dei germani nell’esercito, l’Impero d’Oriente si servì degli Isauri, un popolo originario dell’Asia minore reclutandoli nelle armate imperiali al posto dei germani. L’elemento fondamentale che consentì all’Oriente di opporre resistenza fu il fatto che le maggiori provincie dell’impero non conobbero alcuna crisi di demografia e continuarono così a fornire un gran numero di soldati all’esercito. L’economia orientale continuò a prosperare, fornendo agli imperatori i mezzi economici per finanziare gli eserciti. Un altro espediente fu quello di indurre le popolazioni germaniche a spostarsi in Occidente in cambio del diritto di governare quei territori. Un modello vincente Mentre in occidente si formavano i regno romano germanici, l’impero d’Oriente riuscì a liberarsi dalla minaccia dei barbari. Il successo ottenuto nell’opera di contenimento delle popolazioni germaniche consentì all’impero di proseguire la sua vicenda storica fino alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel Si sviluppò così la civiltà bizantina che affondava le sue radici nella grande tradizione romana, ma nello stesso tempo aveva caratteri nuovi legati alla cultura greca orientale. Il diverso destino dell’Oriente si deve a ragioni militari, economiche e politiche. Sul piano militare i successori di Teodosio abbandonarono la politica di accoglienza dei barbari come federati dell’impero. Per questa ragione, i soldati barbari continuarono a essere arruolati come mercenari. Per ridurre la presenza e l’influenza dei germani nell’esercito, l’Impero d’Oriente si servì degli Isauri, un popolo originario dell’Asia minore reclutandoli nelle armate imperiali al posto dei germani. L’elemento fondamentale che consentì all’Oriente di opporre resistenza fu il fatto che le maggiori provincie dell’impero non conobbero alcuna crisi di demografia e continuarono così a fornire un gran numero di soldati all’esercito. L’economia orientale continuò a prosperare, fornendo agli imperatori i mezzi economici per finanziare gli eserciti. Un altro espediente fu quello di indurre le popolazioni germaniche a spostarsi in Occidente in cambio del diritto di governare quei territori.


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