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Giuseppe Flavio Testimonianze su Gesù e altri personaggi evangelici Prof. Angelo Garofalo.

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1 Giuseppe Flavio Testimonianze su Gesù e altri personaggi evangelici Prof. Angelo Garofalo

2 Giuseppe Flavio, cenni biografici Giuseppe Flavio (Giuseppe Ben Mattatiahu) nacque a Gerusalemme intorno al 37/38 d.C., nel primo anno del regno di Caligola, da una nobile famiglia sacerdotale della Giudea. Fu un giovane precoce e a 14 anni, a suo dire, possedeva una tale conoscenza della Legge, che i sommi sacerdoti e i notabili della città si recavano da lui per ricevere istruzioni. Ma ciò non lo soddisfaceva ancora e a 16 anni frequentò, una dopo l’altra, le scuole dei sadducei, degli esseni e dei farisei.

3 Cenni biografici A 19 anni decise di unirsi ai Farisei. Nel 64 d.C., all’età di 26 anni fece parte di una delegazione diplomatica per ottenere da Nerone il rilascio di alcuni sacerdoti a lui vicini. Lo ottenne grazie al favore di Poppea e carico di doni tornò in Giudea. Due anni dopo (66 d.C.) scoppia la Prima Rivolta Giudaica contro i Romani e Giuseppe dapprima la sconsiglia – come tutti i membri dell’aristocrazia – e poi vi si unisce e diviene perfino il comandante in capo della Galilea.

4 Cenni biografici Caduta la fortezza di Jotapata nel 67 d.C., viene catturato. Condotto poi davanti al generale Vespasiano, gli predice la sua futura ascesa al trono e per questo viene trattato sin dall’inizio con considerazione e rispetto. Due anni dopo (69 d.C.), Vespasiano viene proclamato imperatore e concede la libertà al suo prigioniero. Da quel momento Giuseppe rimane al seguito di Tito, figlio di Vespasiano, che assume il comando dell’esercito. Assiste all’assedio e alla presa di Gerusalemme (70 d.C.).

5 Cenni biografici Dopo la guerra, si reca a Roma e diventa cittadino romano, entrando a servizio degli imperatori Flavi: Vespasiano, Tito e Domiziano. L’ex sacerdote giudeo diviene dunque un letterato greco, vivendo in una casa che era precedentemente appartenuta a Vespasiano. Muore dopo il 100 d.C.

6 Le opere Scritte con l’intento di spiegare e giustificare il comportamento dei romani verso gli ebrei e viceversa. Ma, soprattutto, sono una difesa dell’operato dei romani e un ammonimento al popolo ebraico a vivere in pace sotto il loro dominio. Un dettaglio importante, perché influenza il modo in cui Giuseppe descrive i vari movimenti giudaici.

7 La Guerra Giudaica FLAVIO GIUSEPPE, La guerra giudaica, a cura di G. VITUCCI, 2 voll., Mondadori, Milano Scritta sotto il regno di Vespasiano, fra il 75 e il 79 d.C. Divisa in 7 libri, che trattano per la maggior parte della Prima Rivolta Giudaica, a parte il primo libro che inizia con Antioco Epifane ( a.C.) e finisce con la morte di Erode il Grande (4 a.C.) e il secondo libro, che continua la storia fino allo scoppio della guerra (66 d.C.) e comprende anche il primo anno della guerra. Vespasiano e Tito attestarono la veridicità di quanto raccontato nell’opera e Tito in persona ordinò che il libro venisse pubblicato. Mentre Agrippa II scrisse 62 lettere in cui testimoniava la precisione del racconto.

8 Antichità Giudaiche FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, a cura di L. MORALDI, UTET, Torino Scritta intorno al 93/94, nell’anno XIII di Domiziano. Divisa in 20 libri. Tratta della storia del popolo giudaico dall’inizio fino allo scoppio della guerra con i Romani. Il quindicesimo, il sedicesimo e il diciassettesimo libro trattano del regno di Erode il Grande (37-4 a.C.), e gli ultimi tre arrivano fino al 66 d.C.

9 Antichità Giudaiche L’intera opera, come ci dice l’autore stesso (Ant. 16,6,8 [ ]), era destinata anzitutto a lettori non giudei, dunque greci e romani. L’intento era quello di suscitare rispetto per il tanto calunniato popolo giudaico. La storia biblica è presentata nella miglior luce possibile, dunque vengono omessi o alterati quei punti che potrebbero compromettere l’immagine del popolo.

10 Antichità Giudaiche Varie sono le fonti di cui Giuseppe si serve per la storia post-biblica. Per il tempo di Erode, la fonte principale che lui stesso cita è Nicola di Damasco, amico personale di Erode, che scrive una Storia Universale raccolta in 144 libri, di cui rimangono solo alcuni frammenti. Mentre la storia di Erode il Grande è trattata molto dettagliatamente, quella dei suoi immediati successori è piuttosto inconsistente. Sembra quasi che Giuseppe non avesse a disposizione fonti scritte per questo periodo. Il racconto torna a farsi più consistente dal regno di Agrippa (41-44 d.C) in poi.

11 La Vita FLAVIO GIUSEPPE, Autobiografia. Introduzione, traduzione e note di E. MIGLIARIO, Rizzoli, Milano Tratta quasi esclusivamente della sua attività di comandante della Galilea (66-67 d.C.). Brevi notizie biografiche vengono date all’inizio e alla fine dell’opera. In effetti la Vita si presenta come un’aggiunta alle Antichità Giudaiche. In tutti i manoscritti esistenti è unita alle Antichità.

12 Contro Apione FLAVIO GIUSEPPE, In difesa degli Ebrei (Contro Apione), a cura di F. COLABI, Marsilio, Venezia Un’opera in due libri. E’ diretta contro il grammatico Apione e contro tutti coloro che diffamavano il popolo giudaico. Una brillante apologia, che ha soprattutto il pregio di contenere estratti di autori le cui opere sono perdute. Nell’opera, Giuseppe cita le Antichità. Dunque fu scritta senz’altro dopo quell’opera, cioè dopo il 93 d.C.

13 Alcune caratteristiche del pensiero e dello stile di Giuseppe Flavio Egli scrisse con l’intenzione di elogiare il suo popolo. L’attesa messianica che, per le aspirazioni politiche ad essa inerenti, costituì un potente incentivo alla ribellione, fu taciuta per nascondere l’ostilità giudaica verso Roma. Il pensiero che vuole veicolare nelle sue opere è che non fu il popolo a desiderare la guerra contro l’impero; esso fu traviato da alcuni fanatici.

14 Diffusione delle opere La protezione dei Flavi ha fatto in modo che le opere di Giuseppe venissero ricopiate negli scriptoria pubblici, ma dopo la caduta di Roma vengono ricopiate solo in ambito cristiano. Ignorate dall’ampia letteratura rabbinica, nonostante l’utilità delle informazioni ivi contenute. Uno dei motivi per cui i cristiani si mostrano sin da subito interessati a Giuseppe Flavio è che egli fornisce informazioni su alcuni personaggi del Nuovo Testamento: Giovanni Battista, Giacomo il minore e Gesù.

15 Giuseppe Flavio e Giovanni Battista (Ant. Giud. XVIII, ) Contesto: Morte di Filippo (34 d.C.), tetrarca della Traconitide, della Gaulanitide e della Batanea. Personaggio descritto da Giuseppe con toni benevoli. Subito dopo (XVIII, ), Giuseppe menziona una grave sconfitta subita da Erode Antipa per mano di Areta (citato in 2Cor 11,32), re dei Nabatei, nonché suo suocero. Il monarca nabateo gli aveva mosso guerra in quanto indignato perché Erode aveva divorziato da sua figlia per sposare Erodiade, moglie del fratellastro Erode Filippo (non il tetrarca della Traconitide).

16 Testo Ant. Giud. XVIII, « Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell'esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista. Erode infatti aveva ucciso quest'uomo buono (avgaqo.n a;ndra) che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l'anima fosse già purificata da una condotta corretta. [continua]

17 Continua Testo Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene. A motivo dei sospetti di Erode, (Giovanni) fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell'esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode »

18 Autenticità quasi indiscussa Quasi nessuno ne pone in discussione l’autenticità. Ma in questo testo abbiamo le uniche attestazioni dei termini baptisth,j e baptismo,j, in tutte le opere di Giuseppe Flavio. Qualche critico per questa ragione avanzò dei dubbi sull’autenticità del testo. Ma qualora vi fosse stata davvero una interpolazione, si tratterebbe di un’operazione molto antica. Ossia non oltre l’inizio del III sec., perché il testo è citato da Origene, nel Contra Celsum (I,47).

19 Confronto con la testimonianza dei Vangeli La condotta e il messaggio del Battista, che è chiamato espressamente “uomo buono”, non differiscono dall’attestazione dei Vangeli. Ma una differenza vi è invece nella motivazione dell’arresto e della condanna a morte. Secondo Giuseppe Flavio, Erode vede nel messaggio del Battista la minaccia di una sedizione politica. Secondo i Vangeli, la motivazione è nell’attacco sferrato dal Battista alla condotta morale di Erode (cf. Mc 6,17-21), che nel racconto di Flavio è piuttosto alla base della guerra con Areta.

20 Confronto con la testimonianza dei Vangeli Quanto al significato che Flavio attribuisce al battesimo, anche qui vi è una differenza rispetto ai vangeli. Lo storico ebreo lo assimila al battesimo degli esseni - che egli aveva conosciuto - e lo considera una semplice purificazione del corpo a cui si sottoponevano solo coloro che avevano già l’anima purificata dalla giustizia (cf. Regola della Comunità [1QS] 3,2-8). In Mc 1,4 leggiamo invece: “Apparve Giovanni nel deserto, battezzando e predicando un battesimo di penitenza per la remissione dei peccati”.

21 Confronto con i Vangeli: conclusione I Vangeli conoscono il Battista nel contesto della missione di Gesù, mentre Flavio non lo pone in nessuna relazione con le origini del cristianesimo. Le diverse prospettive delle due fonti non sono in contrasto, ma rispondono ai due diversi obiettivi letterari dei rispettivi autori. Queste discordanze potrebbero essere una prova dell’autenticità della testimonianza di Giuseppe. Dei copisti falsari avrebbero certamente armonizzato la testimonianza flaviana.

22 Giacomo il Minore (Ant. Giud. XX, ) Contesto: Giuseppe Flavio ha appena parlato della morte del procuratore Festo e dell’invio di Albino come suo successore (62 d.C.). Con Albino ancora in viaggio, approfittando del periodo di sede vacante, Anano, sommo sacerdote, convoca il sinedrio e condanna alla lapidazione alcuni, accusandoli di aver trasgredito la Legge. Fra i malcapitati vi è anche “Giacomo, fratello di Gesù”. Giuseppe ci informa che Anano faceva parte “della scuola dei Sadducei, che, in verità, quando sedevano in giudizio erano più insensibili degli altri Giudei”. (Ant. Giud. XX, 199)

23 Testo Ant. Giud. XX, « Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un’occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era detto Cristo (lett: “il fratello di Gesù, detto Cristo, il cui nome [era] Giacomo”: to.n avdelfo.n VIhsou/ tou/ legome,nou Cristou/ VIa,kwboj o;noma auvtw/|) e certi altri (kai, tinaj e`te,rouj), con l'accusa di avere trasgredito (paranomhsa,ntwn) la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati. Ma le persone più equanimi della città, considerate le più strette osservanti della Legge si sentirono offese da questo fatto… »

24 Tradizione testuale Si trova nella principale tradizione manoscritta greca delle Antichità Giudaiche, senza varianti di rilievo. Il passo è citato letteralmente anche da Eusebio di Cesarea (Hist. Eccl. II,23,22), che fa riferimento esplicitamente al ventesimo libro delle Antichità. La citazione del nostro testo in Eusebio è preparata da un’altra espressione di Flavio, che però non trova riscontro nell’opera dello scrittore ebreo, almeno nella redazione giunta fino a noi. Probabilmente si tratta di un apocrifo. Manca, tra l’altro, l’abituale menzione dell’opera e del libro che solitamente si riscontra in Eusebio: «Queste sciagure (si riferisce all’assedio di Gerusalemme, che avvenne dopo alcuni anni) si riversarono sui Giudei come punizione della loro efferatezza nei riguardi di Giacomo il “Giusto”, fratello di Gesù detto il Cristo, che essi uccisero, sebbene fosse l’uomo più giusto» (Hist. Eccl. II,23,20).

25 Testimonianza di Origene Un’espressione simile la si trova già in Origene, in Commentarium in Matthaeum X,17 e in Contra Celsum I,47. Leggiamo entrambi i testi, perché ci danno informazioni diverse: « Questo Giacomo rifulse di così grande splendore per la sua giustizia, in mezzo al popolo, che Flavio Giuseppe, autore dei venti libri delle Antichità Giudaiche, volendo indicare il motivo di tante prove sofferte dal popolo al punto che il tempio fu distrutto, affermò che ciò era loro avvenuto secondo l’ira di Dio, per i torti che avevano osato compiere nei confronti di Giacomo, fratello di Gesù chiamato Cristo. E quel che stupisce è che, pur non ammettendo che il nostro Gesù sia il Cristo, nondimeno dia testimonianza a tale giustizia di Giacomo. E afferma che anche il popolo pensava di aver subito questi castighi a causa di Giacomo » (Commentarium in Matthaeum X,17)

26 Testimonianza di Origene « E lo stesso autore, quantunque non riconosce Gesù come il Cristo, ricercando la causa della caduta di Gerusalemme e della distruzione del tempio, non dice in realtà, come avrebbe dovuto dire, che fu l’attentato dei Giudei contro Gesù la causa vera di queste sciagure per il popolo, dacché essi avevano fatto morire il Cristo, che era stato loro annunziato nelle profezie; però egli, quasi contro voglia, non giunge molto lontano dalla verità, quando dice che queste cose sono capitate ai Giudei per rendere giustizia di Giacomo il giusto, il quale era fratello di Gesù chiamato il Cristo » (Contra Celsum I,47) Dove viene ravvisato tutto questo in Giuseppe Flavio? Forse nel giudizio benevolo sotteso al racconto flaviano?

27 Chi è Giacomo? Origene lo identifica espressamente con Giacomo, “fratello del Signore”, che Paolo incontra a Gerusalemme, registrando l’episodio in Gal 1,19 (si veda anche Mc 6,3: “Non è costui… il fratello di Giacomo…?”; cf. 1Cor 9,5: “i fratelli del Signore”). Dunque lo si deve distinguere dall’altro Giacomo, chiamato il maggiore, fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo. Dagli Atti degli Apostoli (12,2) apprendiamo che costui era stato fatto perire di spada da Erode (Agrippa I). Mentre il Nuovo Testamento tace sulla fine di Giacomo, fratello del Signore.

28 Perché Giuseppe menziona il nome di Gesù accanto a quello di Giacomo? E’ molto comune il nome VIa,kwboj presso gli ebrei dell’epoca e di tutti i tempi. Esso traduce l’ebraico bqo[]y:. Giuseppe nelle sue opere conosce ben 5 differenti persone di nome VIa,kwboj. Per questa ragione è necessario specificare l’identità del nostro Giacomo, specificando che si tratta del “fratello di Gesù”. In realtà la qualificazione, nel testo greco, viene prima del nome VIa,kwboj. Potrebbe essere un indizio importante per confermare la maggiore fama del fratello Gesù, il quale anch’egli però ha bisogno di essere qualificato, a causa della frequenza del nome Gesù (circa 13 personaggi diversi con il nome di Gesù nelle opere di Giuseppe Flavio).

29 Ecco dunque anche la ragione che sottende alla specificazione “detto Cristo”. Ma Flavio avrebbe potuto qualificare Giacomo con il patronimico “figlio di Giuseppe”. Ma evidentemente egli non è a conoscenza dell’albero geneaologico. Vi è da aggiungere che solitamente fuori dalla regione di appartenenza le persone tutt’al più venivano qualificate con il nome della città di provenienza, piuttosto che con il patronimico.

30 Il testo può essere un’interpolazione cristiana? La grande maggioranza degli studiosi afferma l’autenticità di questo passo. Le ragioni del sì: Il testo è saldamente ancorato al contesto. Una mano cristiana avrebbe usato la qualificazione che troviamo nel NT e anche in scrittori cristiani, ossia “fratello del Signore”. Così, ad esempio, lo storico della Chiesa Egesippo (II sec.), un giudeo proveniente dalla Palestina e citato da Eusebio di Cesarea (Hist. Eccl. II,23,4). In effetti, se si effettua una ricerca sugli scritti dei padri della Chiesa prima del concilio di Nicea, gli scritti extra canonici, e il Nuovo Testamento non vi sono passi in cui Giacomo sia identificato come “il fratello di Gesù”, se si escludono le citazioni che Origene ed Eusebio fanno del brano di Giuseppe Flavio. Dunque l’appellativo dato da Giuseppe Flavio a Giacomo sembra essergli proprio.

31 Il passo di Ant. Giud. XX, contiene una formula neutrale, “Gesù detto Cristo”, che potrebbe ingenerare dubbio nel lettore. Nel caso di una interpolazione cristiana nessun elemento di dubbio sarebbe stato accostato alla specificazione che Gesù è il Cristo. D’altro canto, però, ritroviamo la medesima definizione di Gesù in uno scritto canonico (Mt 1,16), dove leggiamo: “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo (Ihsou/j o` lego,menoj cristo,j)”. Il racconto di Giuseppe differisce da quello di Egesippo (e di Clemente di Alessandria, secondo Eusebio) sotto diversi aspetti. Risulta strano, pertanto, che un ipotetico falsario cristiano non abbia armonizzato le due versioni.

32 Discordanze tra Giuseppe Flavio ed Egesippo (citato da Eusebio) In Giuseppe Flavio, troviamo che Giacomo viene lapidato per ordine del sinedrio convocato da Anano. In Egesippo (in Hist. Eccl. II,23,12-18), invece, sono gli scribi e i farisei che lo dichiarano colpevole e lo precipitano dal pinnacolo del tempio e poi lo finiscono lapidandolo e colpendolo con un legno da lavandaio. In Giuseppe, il motivo della condanna risiede nell’aver “trasgredito la Legge”. In Egesippo, Giacomo viene condannato perché accusato di aver ingannato il popolo “su Gesù, facendogli credere che egli era il Cristo”.

33 Specificità delle due testimonianze su Giacomo: Flavio – blocco Egesippo, Origene ed Eusebio) Ancora una volta, come nel caso della testimonianza su Giovanni il Battista, l’intento delle fonti cristiane si rivela diverso da quello di Flavio. Le fonti cristiane intendono legare la morte di Giacomo all’evento Cristo. Dunque il racconto si presenta molto dettagliato ed edificante. Dal canto suo, lo storico ebreo, invece, è interessato ad una questione più politica, ossia al comportamento illegale di Anano, che viene disapprovato dai più stretti “osservanti della Legge” (i farisei).

34 Alcune riserve sull’autenticità della testimonianza flaviana su Giacomo Sono pochi gli autori che dubitano sull’autenticità. Fra questi vi è T. Rajak (Josephus. The Historian and His Society, Duckworth, Londres 1983, 131), che ritiene che il brano sia in contraddizione con Guerra Giudaica IV,5,2, in cui Anano dallo stesso Giuseppe viene presentato in chiave positiva. Ma a tal proposito John P. Meier rileva che “la svolta verso una considerazione più negativa dei sadducei al potere è tipica delle Antichità rispetto alla Guerra Giudaica” (op. cit., p. 62, nota 12).

35 Riserve per la differenza stilistica: Generalmente, quando Giuseppe cita un personaggio, è solito richiamare più o meno brevemente le caratteristiche dello stesso. Si veda il caso di Giuda il Galileo, di cui si parla per la prima volta in Ant. Giud. II, 118 e poi di lì a poco in riferimento al figlio Menaem in II, 433. E nonostante la vicinanza delle due citazioni, l’autore richiama nuovamente alcuni dettagli sul personaggio Giuda il Galileo.

36 Supponendo che il Gesù fratello di Giacomo sia veramente lo stesso Gesù di cui si parla per la prima volta nel cosiddetto testimonium flavianum (Ant. Giud. XVIII, 63-64), che noi tratteremo fra poco, sarebbe stato naturale, secondo lo stile di Giuseppe Flavio, ritrovare un breve accenno sull’operato e la vita di Gesù anche nel riferimento relativo a Giacomo, che si trova ben due libri dopo il testimonium flavianum. Per questa ragione alcuni pensano che il riferimento a Gesù in XX, 200 se fosse stato davvero autentico, avrebbe dovuto necessariamente contenere un riferimento o un richiamo a un brano precedente su Gesù, che peraltro esiste e sarebbe il testimonium flavianum.

37 Pertanto, alcuni concludono che o il testimonium flavianum era assente nell'edizione originale delle Antichità Giudaiche, oppure lo era il passaggio XX, 200. O addirittura lo erano entrambi i passi e Giuseppe non ha mai inteso parlare di Gesù nella sua opera, in nessun punto. Una soluzione al dubbio: Contro questa argomentazione, è necessario osservare che non sempre lo stile letterario di Giuseppe è così preciso. Per esempio, in Guerra Giudaica II,247 si trova il riferimento a Felice, fratello di Pallante:

38 «Dipoi Claudio inviò Felice, il fratello di Pallante, come procuratore della Giudea, della Samaria, della Galilea e della Perea, e trasferì Agrippa da Calcide a un regno maggiore assegnandogli i domini che un tempo erano appartenuti a Filippo, cioè la Traconitide, la Batanea e la Gaulanitide, cui aggiunse il regno di Lisania e l'antica tetrarchia di Varo». Il procuratore Antonio Felice viene definito qui come “fratello di Pallante”, sebbene di tale Pallante non si parli in alcun altro punto della Guerra Giudaica. Un caso analogo potrebbe essere accaduto in occasione della citazione di Gesù in XX, 200. Aggiungiamo che non vi sono altri personaggi che Flavio denomina con l'appellativo “Cristo” nelle sua opera. Dunque la qualificazione “Cristo” allontana qualsiasi dubbio sull’identità del personaggio.

39 Restano due domande: Perché Anano condanna Giacomo? Chi sono i “certi altri” (tinaj e`te,rouj) che vengono condannati insieme a lui? Douglas R.A. Hare (The Theme of Jewish Persecution of Christians in the Gospel According to St Matthew (Society for New Testament Studies Monograph Series 6), Cambridge University Press, Cambridge, 1967, 34) ritiene che “Anano agì per animosità personale e che quanti sono chiamati «alcuni altri», uccisi nella stessa occasione, non fossero cristiani, ma altri nemici personali di Anano”.

40 Testimonium Flavianum (Ant. Giud. XVIII, 63-64) Il testo: « Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani »

41 Tradizione testuale Questo passo è testimoniato da tutt’e tre i manoscritti greci a noi pervenuti dell’opera di Giuseppe Flavio. Il codice più antico è l’Ambrosianus (XI sec.). Il passo viene citato nella medesima recensione anche da Eusebio di Cesarea (Hist. Eccl. I,11; Demonstratio Evangelica III,5)

42 Dubbi sull’autenticità Ma sin dal XVI secolo si iniziò a mettere in discussione l’autenticità del Testimonium Flavianum, a causa di alcune sue caratteristiche troppo “cristiane”. Si iniziò dunque a ritenerlo un’interpolazione cristiana nell’opera di Giuseppe Flavio. Il capostipite di questa ipotesi è Lukas Osiander che affermò: “Si enim Josephus ita sensisset…, Josephus fuisset christianus”.

43 Quali sono le espressioni che sembrerebbero più “cristiane” nel testo? Riportiamo nuovamente il passo, ma poniamo in corsivo le espressioni considerate problematiche: « Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo (ei;ge a;ndra auvto.n le,gein crh,); poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo (o` cristo.j ou-toj h=n). Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. [Continua]

44 Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui (evfa,nh ga.r auvtoi/j tri,thn e;cwn h`me,ran pa,lin zw/n tw/n qei,wn profhtw/n tau/ta, te kai. a;lla muri,a peri. auvtou/ qauma,sia eivrhko,twn). E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani »

45 Ricapitolando: Se pure uno lo può chiamare uomo (ei;ge a;ndra auvto.n le,gein crh,). Questa espressione sembra modificare la precedente designazione di Gesù come “uomo saggio” (sofo.j avnh,r). Una definizione sentita restrittiva da un ipotetico interpolatore cristiano. Egli era il Cristo (o` cristo.j ou-toj h=n). La maggioranza degli studiosi la percepisce come una inequivocabile professione di fede cristiana (cfr. Gv 7,26 e At 9,22, dove troviamo un’espressione quasi identica, eccetto la copula, che nel nostro testo è all’imperfetto, mentre lì è al presente, evstin, esprimendo meglio l’oggi della fede).

46 Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui (evfa,nh ga.r auvtoi/j tri,thn e;cwn h`me,ran pa,lin zw/n tw/n qei,wn profhtw/n tau/ta, te kai. a;lla muri,a peri. auvtou/ qauma,sia eivrhko,twn). Anche questa affermazione ha l’aspetto di una professione di fede e sembra richiamare il kerigma annunciato da Paolo in 1Cor 15,3ss., dove ricorre per due volte la formula “secondo le scritture”.

47 Tre le posizioni principali assunte dagli studiosi di fronte al Testimonium Flavianum: Ipotesi dell’autenticità Ipotesi dell’interpolazione totale Ipotesi della rielaborazione parziale

48 Ipotesi dell’autenticità L’ipotesi della autenticità totale oggi è stata abbandonata dalla quasi totalità degli studiosi, con qualche sparuta eccezione. Segnalo Lucio Troiani (“Il Gesù di Giuseppe Flavio”, in A. PITTA [ed.], Il Gesù storico nelle fonti del I-II secolo. Atti del X Convegno di studi neotestamentari [Foligno, settembre 2003] = “Ricerche storico bibliche” 17 [2005] n. 2, p ). L’autore qui preferisce non mettere in discussione a priori l’autenticità di alcune espressioni, ma cerca piuttosto di interpretarle dal punto di vista del linguaggio di Giuseppe Flavio.

49 Ipotesi dell’interpolazione totale Quali gli argomenti? Contesto immediato: Il passo si mostra troppo neutrale rispetto alla serie di episodi che nella medesima sezione dell’opera contengono critiche severe a Pilato e/o ad esponenti ebrei. Si aggiunga che nel descrivere il periodo di Pilato come una successione di ribellioni, Flavio usa delle parole chiave all’inizio e alla fine di ogni racconto, che nel nostro caso sono assenti.

50 Contenuto e lingua: - “se pure uno lo può chiamare uomo” (ei;ge a;ndra auvto.n le,gein crh,). Un’espressione che lascia intendere che Gesù è più che umano. - “Egli era il Cristo” (o` cristo.j ou-toj h=n). Un primo problema è dato dal fatto che questa formula si presenta come una professione di fede, a causa della presenza dell’articolo o`, che rende la parola “Cristo” un titolo e non nome proprio, come si potrebbe intendere invece in Ant. Giud. XX, 200 (tou/ legome,nou Cristou/), dove dunque non è stata necessaria un’ulteriore specificazione del termine, neppure per lettori pagani. Nel nostro caso, invece, trattandosi di un titolo, si ritiene che sarebbe stato necessario, da parte dell’autore, aggiungervi una chiarificazione per il lettore pagano. Un’obiezione ammissibile, soprattutto se si considera che Flavio usa questo termine solo per Gesù. [continua]

51 Infatti, Giuseppe ha pochi riferimenti ai movimenti messianici e solitamente ne minimizza la portata attribuendo ad un gruppo di estremisti la responsabilità della guerra con i romani. Un motivo in più per ritenere che un riferimento di carattere positivo ad un “messia” qui risulta abbastanza problematico. Aggiungiamo che Giuseppe in Guerra Giudaica III, e soprattutto in VI, , sostiene che le profezie bibliche non si riferiscano ad un messia ebreo, ma al generale Vespasiano. - “Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui” (evfa,nh ga.r auvtoi/j tri,thn e;cwn h`me,ran pa,lin zw/n tw/n qei,wn profhtw/n tau/ta, te kai. a;lla muri,a peri. auvtou/ qauma,sia eivrhko,twn). Come già detto sopra, un linguaggio totalmente kerigmatico in un senso cristiano

52 Testimonianze esterne: La testimonianza più antica risale ad Eusebio (IV sec. d.C). Mentre gli apologisti cristiani del II e del III secolo, nonostante conoscano l’opera, non citano questo passo. Lo stesso Origene, come già accennato, ci riferisce che Giuseppe non crede che Gesù sia il Cristo (Contra Celsum I, 45; Commentarium in Matthaeum X, 17), mostrando in tal modo di conoscere una recensione dell’opera flaviana con una versione diversa del Testimonium o addirittura del tutto mancante di questo passo.

53 Ragioni a favore dell’autenticità di gran parte del Testimonium Prima di procedere con la presentazione della terza ipotesi (rielaborazione parziale), riteniamo di dover già escludere l’ipotesi della interpolazione totale, in quanto sono numerosi e assolutamente plausibili gli argomenti in favore dell’autenticità di gran parte del Testimonium: Contesto ampio: Se consideriamo autentico il passo su Giacomo (Ant. Giud. XX, 200), si deve ammettere che esso presupponga una precedente menzione di Gesù. Difatti, trattandosi di identificare Giacomo, Flavio lo connette semplicemente con “Gesù, detto Cristo”, senza aggiungere ulteriori informazioni su Gesù. Contesto immediato: Lo storico ebreo nei capitoli di Ant. Giud. XVIII tratta esattamente del periodo in cui è in carica Pilato. Dunque questa sezione dell’opera costituisce il contesto più adatto per menzionare Gesù.

54 Contenuto e lingua: - “Uomo saggio” (sofo.j avnh,r). Non è ciò che ci si aspetterebbe in una interpolazione cristiana, poiché si tratta di una designazione inusuale di Gesù in ambito cristiano. L’espressione è invece piuttosto comune in Giuseppe, che se ne serve per elogiare alcuni personaggi. Lo dice, ad esempio, di Salomone (Ant. Giud. VIII, 53) e di Daniele (Ant. Giud. X, 237). - “compì opere straordinarie” (parado,xwn e;rgwn poihth,j). Non è la maniera solita con cui ci si riferisce ai miracoli di Gesù. Peraltro questa espressione potrebbe essere tradotta con “opere strabilianti/controverse”.

55 - “che accoglievano con piacere la verità” (tw/n h`donh/| tavlhqh/ decome,nwn). Gli autori cristiani evitano di usare in un contesto positivo la parola h`donh, (“piacere”), a causa della sua connotazione di ‘edonismo’ estranea alla morale cristiana. - “Conquistò molti Giudei e molti Greci” (kai. pollou.j me.n VIoudai,ouj pollou.j de. kai. tou/ ~Ellhnikou/ evphga,geto). Rispecchia una situazione del cristianesimo della fine del I sec., che è proprio il periodo in cui scrive Flavio.

56 - “Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui” (ouvk evpau,santo oi` to. prw/ton avgaph,santej). Un’espressione tipica dello stile di Giuseppe Flavio. Essa lascia intendere che il perdurare del movimento sia dovuto all’amore dei seguaci di Gesù e non piuttosto a quanto si dice dopo, ossia le apparizioni del risorto. - “non è venuta meno la tribù” (ouvk evpe,lipe to. fu/lon). Il termine to. fu/lon riferito ai cristiani sarebbe stato inusuale da parte di uno scriba cristiano, visto lo spirito di apertura missionaria che caratterizza la nuova fede. Per questa ragione, infatti, negli scritti del primo cristianesimo il termine “tribù” è riferito sempre a Israele.

57 Testimonianza esterne: Il Testimonium Flavianum è attestato in tutt’e tre i manoscritti greci e nei numerosi manoscritti che riportano la traduzione latina fatta dalla scuola di Cassiodoro nel VI sec. Da Eusebio in poi molti padri citano il Testimonium Flavianum nella forma giunta fino a noi. Compreso un antico testo arabo, di cui parleremo in seguito.

58 Ipotesi della rielaborazione Si tratta dell’ipotesi che prevede l’esistenza di un substrato autentico, sul quale sarebbe poi intervenuta una rielaborazione da parte cristiana. Una posizione sostenuta dalla maggioranza degli studiosi, fra cui ebrei (ad es.: Paul Winter e Luois H. Feldman), cristiani non confessionali (ad es.: S.G. Brandon e Morton Smith), protestanti (ad es.: James H. Charlesworth) e cattolici (ad es.: C.M. Martini e A.M. Dubarle). Essi si dividono tra coloro che propendono per una ricostruzione negativa del testo e coloro che propendono per una ricostruzione neutrale

59 Ricostruzione negativa (R. Eisler; W. Bienert; S.G.F. Brandon; F.F. Bruce) Si ritiene che la testimonianza primitiva di Giuseppe si riferisse ad un movimento di contestazione della religione ebraica, che opportunamente le autorità ebraiche cercano di soffocare, consegnando Gesù ai romani. Per questa ipotesi è determinante il contesto in cui il passo si trova: una serie di ribellioni sedate durante il periodo di Pilato. In questo modo viene fuori un testo che secondo la ricostruzione proposta da F.F. Bruce (Testimonianze extrabibliche su Gesù. Da Giuseppe Flavio al Corano, Ed. Claudiana, Torino 2003, 39), il quale si rifà a vari studiosi da lui stesso elencati, si presenta nella forma seguente:

60 Ricostruzione negativa: testo «Ora, circa in quel tempo, spuntò una nuova fonte di disordini con un certo Gesù, un uomo saggio (qualcuno intende sofo,j come “scaltro”/“millantatore”) che compiva opere sorprendenti (qualcuno intende parado,xwn e;rgwn come “azioni paradossali”, ossia contrarie alla mentalità giudaica), un maestro per uomini che accettano volentieri cose insolite. Si trascinò dietro molti ebrei, e anche molti pagani. Era il cosiddetto Cristo. Quando Pilato, che agiva in base alle informazioni dategli dai nostri uomini di rilievo, lo condannò alla croce, quelli che prima lo avevano seguito non smisero di provocare disordini, e la tribù dei cristiani, che da lui ha preso questo nome, non è estinta neppure oggi»

61 Ricostruzione negativa: operazioni effettuate Secondo questa ipotesi, dunque, l’ipotetico scriba cristiano non si sarebbe limitato ad interpolare delle espressioni nel testo, ma avrebbe anche rimosso o modificato delle espressioni da lui giudicate offensive. Nel testo ricostruito da F.F. Bruce abbiamo 4 modifiche, oltre che l’espunzione di tutto ciò che sin dall’inizio della trattazione sul Testimonium abbiamo indicato come ‘indiziato’. Viene lasciata solo l’espressione “egli era il Cristo”, che però nella ricostruzione diventa “era il cosiddetto Cristo”. La prima modifica consiste nell’aggiunta dell’espressione “una nuova fonte di disordini”, che lega più naturalmente il passo con il contesto negativo.

62 La seconda modifica interviene sull’espressione “cose vere” (in greco tavlhqh/), che diventa “cose insolite” (in greco tavhqh/). La terza modifica consiste nell’inserimento di “cosiddetto” davanti a “Cristo”, come in Ant. Giud. XX, 200. Ammettere la presenza del termine “Cristo” nel testo originale salva il riferimento a questo titolo di Gesù quando poi si parla di “tribù dei cristiani”. La quarta modifica risolverebbe un problema che si riscontra nel testo greco del Testimonium, dove troviamo l’epressione “non smisero” (ouvk evpau,santo), ma senza ulteriore specificazione. Dunque F.F. Bruce suggerisce di aggiungere la locuzione “di provocare disordini”.

63 Non mancano coloro che si spingono anche oltre… Elenchiamo alcune congetture, che traggono ispirazione dal contesto e dal vocabolario che Giuseppe utilizza altrove riferendosi ad altri agitatori di masse: L’espressione sofo.j avnh,r (“uomo saggio”) nell’originale sarebbe stato sofisth.j kai. go,hj (“sofista e [taumaturgo] imbroglione”). In luogo dell’espressione pollou.j (…) evphga,geto (“attrasse molti”) ci sarebbe stato in origine pollou.j (…) avphga,geto (avpa,gw significa “sedurre”/”attrarre con la forza”).

64 Ricostruzione neutrale Si tratta di una posizione sostenuta ormai dalla maggioranza degli studiosi e consiste nell’espunzione o leggera modifica delle asserzioni che appaiono di carattere cristiano. Il brano primitivo, pertanto, sarebbe stato ampliato da una mano cristiana.

65 Le ragioni della ricostruzione neutrale Contesto immediato: Si ritiene che il passo nel suo complesso si agganci bene al contesto. Il paragrafo successivo comincia infatti con la seguente espressione: “Analogamente, verso questo tempo, un’altra sventura (deino,n) agitò i Giudei” (Ant. Giud. XVIII,65) Giuseppe, dunque, avrebbe visto nell’esecuzione di Gesù un deino,n, ossia un fatto terribile, tremendo.

66 Le ragioni della ricostruzione neutrale Lingua e contenuto: Il linguaggio (lessico e sintassi) del Testimonium non è dissonante con lo stile di Giuseppe. Tra i tanti commentatori, è opportuno ricordare H. St. J. Thackeray, il quale trattò a lungo dell’argomento dal punto di vista stilistico e filologico, e da negatore assoluto della autenticità del passo divenne poi sostenitore della sua sostanziale autenticità, sposando la tesi della parziale interpolazione/rielaborazione cristiana.

67 Il testo, inoltre, se liberato dalle “aggiunte”, conserva una narrazione persino più scorrevole e più coerente, sia sintatticamente che contenutisticamente; quelle che abbiamo considerato aggiunte cristiane, infatti, spezzano il fluire del discorso, essendo tutte in forma parentetica. Si presentano proprio come aggiunte in mezzo ad un testo preesistente.

68 Testo “neutrale” ricostruito «Allo stesso tempo circa, visse Gesù, un uomo saggio, poiché egli compì opere straordinarie, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò sia molti Giudei che molti Greci. (Egli era detto Cristo). Quando Pilato udì che era accusato dai principali nostri uomini, lo condannò alla croce, ma coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti cristiani»

69 La presenza della menzione di Cristo, benché modificata, rende logico il riferimento al nome di Gesù per spiegare il termine “cristiani”. Vi è pure chi suggerisce di lasciare nel testo anche il riferimento alla risurrezione e alla testimonianza dei profeti, ma riformulandolo, in modo da renderlo coerente con la testimonianza di Origene, il quale ci riferisce espressamente che Giuseppe non aderì alla fede. Avremmo allora l’introduzione “raccontarono che…” riferito ai discepoli.

70 Attendibilità della ricostruzione neutrale Essa rappresenta la spiegazione migliore di questo brano così controverso, perché evita le tante congetture di cui necessiterebbe, ad esempio, la ricostruzione negativa. Così ricostruito, questo testo potrebbe essere stato scritto senza difficoltà da un ebreo che non ha assunto una personale posizione nei confronti del personaggio Gesù.

71 Anzi, potrebbe apparire perfino un descrizione benevola, se la si confronta con quanto di Cristo e dei suoi seguaci dicono le fonti pagane. Il flusso del pensiero appare molto chiaro. Giuseppe chiama Gesù con il titolo generico di “uomo saggio”. Una sapienza dimostrata attraverso i miracoli ed un insegnamento efficace. E sarà stato proprio il successo che ne conseguì ad aver spinto i capi, secondo Flavio, ad accusarlo davanti a Pilato. Ad ogni modo, nonostante la morte ignominiosa sulla croce, i suoi seguaci non lo rinnegano e così la tribù dei cristiani sussiste ancora (cf. John P. Meier, pp ).

72 A favore di questa ricostruzione neutrale, vi è da aggiungere che se i copisti avessero trovato negli scritti di Giuseppe un brano su Gesù dal tono troppo negativo, così come viene suggerito dai sostenitori della ricostruzione negativa, lo avrebbero cancellato, piuttosto che riscriverlo (cf. Robert E. Van Voorst, p. 115). “Questi scrittori si sarebbero messi a difendere l’opera di un ebreo che era l’autore di una serie di perfide calunnie su Cristo, che per questi apologisti era un essere divino?” (G. Vermes, The Jesus-Notice of Josephus Re-examined, p. 10)

73 Un’ulteriore ragione a favore della ricostruzione neutrale e una svolta decisiva nell’analisi del testo Nel 1971 lo storico israeliano Schlomo Pines pubblica una versione del Testimonium tratta dalla Historia universalis del vescovo di Gerapoli, Agapio, un’opera in arabo scritta in Siria nel X secolo. Sembrerebbe rappresentare un testo migliore di quello greco tramandato, perché compatibile con il pensiero di Giuseppe e privo di quelle forme parentetiche considerate dai critici delle rielaborazioni cristiane. Mediante questa testimonianza si viene a confermare sia la sostanziale autenticità del passo, sia la teoria di coloro che già prima del ritrovamento avevano ipotizzato un’interpolazione successiva con i soli metodi della critica interna.

74 Ecco la traduzione del testo arabo: «Similmente dice Giuseppe l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “In quel tempo esisteva un uomo saggio chiamato Gesù. E la sua condotta era buona ed era conosciuto come virtuoso (o dotto). E molta gente tra gli ebrei e altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina). E raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione e che egli era vivo; di conseguenza egli era forse il Messia riguardo al quale i profeti avevano raccontato cose meravigliose».

75 Si noti che, mentre nella recensione greca Giuseppe riferisce in prima persona considerazioni “cristiane” su Gesù, mostrando così di condividerle, in quella araba egli si limita esclusivamente a riportare quanto i discepoli di Gesù riferivano su di lui. L’autore ebreo, però, non esita a testimoniare personalmente l’esistenza storica di Gesù e la sua bontà: “In quel tempo esisteva un uomo saggio chiamato Gesù. E la sua condotta era buona…”

76 L’importanza di questo testo che si presenta più scarno consiste nel fatto che esso è riportato da un vescovo cristiano. Ed è difficile pensare che uno scrittore cristiano abbia modificato il testo di Giuseppe in senso minimizzante nei confronti di Gesù. Pertanto, dobbiamo concludere che Agapio aveva a sua disposizione una diversa recensione del testo di Giuseppe, che possiamo dire “migliore”, anche se non necessariamente originaria.

77 Quale il contributo della ricostruzione neutrale del Testimonium? La ricostruzione neutrale del Testimonium ci fornisce alcune informazioni importanti sulla figura di Gesù, ma soprattutto sulla percezione che Giuseppe Flavio ha di lui e del movimento cristiano: Collocazione temporale della vita e della morte di Gesù; Tipologia di ministero: insegnamento ed azioni miracolose, come conseguenza del suo essere “uomo saggio”; Forte attaccamento dimostrato dai discepoli nei confronti di Gesù e dei suoi insegnamenti, al punto che continuano ad osservarli anche dopo la sua morte;

78 Benché non venga specificata la causa dell’accusa formulata dai capi giudei contro Gesù, il contesto ci lascerebbe intendere che quello che spaventa i capi è la rapida crescita del movimento legato a Gesù. Una crescita percepita come una minaccia (cf. Gv 11,48: “Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il luogo e la nazione”), anche dai lettori romani di Giuseppe, i quali erano preoccupati per la rapida diffusione del cristianesimo. Lo storico ebreo non parla di un processo giudaico, ma solo di un’accusa dei “principali nostri uomini”; Giuseppe collega il perdurare del movimento non alla risurrezione di Gesù, ma all’amore tenace dei suoi seguaci nei confronti del loro maestro.

79 Quali le fonti di Giuseppe? Dalla percezione che Giuseppe Flavio mostra di avere nei confronti di Gesù e del movimento cristiano e dall’analisi lessicale del Testimonium (“uomo saggio”, “piacere”, ecc.) si può ipotizzare che lo storico non abbia attinto né dal NT né da altri scritti cristiani, ma che abbia acquisito autonomamente informazioni su Gesù e sui cristiani, probabilmente in Palestina e a Roma.


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