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CONFERENZA SUL CLIMA DI LIMA Classe 2IB – a.s. 2014/15 Cardillo, Barbo', Mazzoleni S., Patti, Pinna, Capelli.

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1 CONFERENZA SUL CLIMA DI LIMA Classe 2IB – a.s. 2014/15 Cardillo, Barbo', Mazzoleni S., Patti, Pinna, Capelli

2 2 LA CONFERENZA Nel Dicembre 2014 si è tenuta a Lima la ventesima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (COP20). Vi hanno preso parte 196 Paesi per tentare, ancora una volta, un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di CO 2 e per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici. Dopo lunghi negoziati si è raggiunto un accordo che dovrà essere portato e sottoscritto alla prossima conferenza in programma a Parigi nel La conferenza di Parigi (COP21) dovrà segnare una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il dopo 2020, con l’adozione dei grandi orientamenti affinché tutti i Paesi – sviluppati nonché in via di sviluppo – siano impegnati da un accordo universale costruttivo sul clima.

3 3 OBIETTIVI COP20 si propone di stabilire una road map di avvicinamento a quella che sarà la conferenza decisiva a Parigi, nel dicembre 2015, dove i governi dovranno assumere decisioni definitive per evitare la soglia di aumento del riscaldamento globale oltre i 2 gradi centigradi. La trattativa ha rischiato di naufragare per il rifiuto della Cina di accettare una bozza, ritenuta non equa perché non riconosce le differenze tra le economie industrializzate e quelle emergenti. La Cina si annovera tra le economie in via di sviluppo, ma condivide con gli Stati Uniti lo scettro di principale inquinatore del pianeta, e produce un quarto del totale delle emissioni di gas serra.

4 4 PERCHE’ BISOGNA AGIRE L'ultimo rapporto dell'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, ha calcolato un taglio necessario dal 40 al 70% delle emissioni tra il 2010 e il il 2050, per evitare l’ulteriore surriscaldamento del pianeta e i conseguenti scenari apocalittici. Dal 1880 la temperatura media dell’atmosfera e dei mari è aumentata di 0,85 °C. Le concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera hanno raggiunto i più alti livelli in 800mila anni.

5 5 COME BISOGNA AGIRE Occorrono azioni che dovranno riguardare: la limitazione dell’uso di combustibili fossili, il blocco della deforestazione, l’introduzione di tecniche in grado di assorbire i gas serra, l’adozione di misure per il miglioramento dell’efficienza energetica, lo sviluppo di fonti rinnovabili.

6 6 COSA E’ GIA’ STATO PROPOSTO -1- Introdotto nel 1992, nella prima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change - UNFCCC), sostiene che ogni Nazione deve intraprendere delle azioni per mitigare, ridurre il cambiamento climatico in base alle proprie capacità finaziarie e infrastrutturali. PRINCIPIO DI RESPONSABILITA' COMUNE MA DIFFERENZIATA

7 7 COSA E’ GIA’ STATO PROPOSTO -2- Il termine loss and damage (perdite e danni ) é entrato nell'agenda delle Nazioni Unite durante la COP di Cancun nel 2010, per poi essere formalizzato due anni dopo a Doha. A Doha, é stato approvato un documento che impegna le parti a sviluppare un meccanismo per affrontare i danni derivanti dal cambiamento climatico. Si tratta di un meccanismo di compensazione basato su aiuti, sia finanziari che in termini di sviluppo delle competenze, da parte dei paesi industrializzati a favore dei paesi meno sviluppati e piú vulnerabili ai cambiamenti climatici. LOSS & DAMAGE

8 8 Insieme delle azioni per limitare i danni del cambiamento, da adottare dal livello internazionale fino alla scala locale. Il cambiamento climatico viene quindi affrontato anche attraverso interventi di adattamento capaci di ridurre la vulnerabilità dei sistemi naturali e socio-economici e aumentare la loro capacità di far fronte agli impatti del clima che sta cambiando. COSA E’ GIA’ STATO PROPOSTO -3- ADATTAMENTO CLIMATICO Il piano prevede, a tutti i livelli, le seguenti azioni: La valutazione dei rischi e della vulnerabilità L’identificazione delle opzioni di adattamento La valutazione delle opzioni di adattamento L’implementazione Il monitoraggio e la valutazione degli interventi

9 9 Istituito durante i negoziati sul clima di Cancun del 2010, il Green Climate Fund è un meccanismo finanziario che ha l’obiettivo di promuovere azioni di adattamento e di abbattimento delle emissioni di gas serra nei Paesi in via di sviluppo. I principali contributi al fondo arrivano da Paesi come gli USA, l’Australia, il Giappone, Gran Bretagna, Francia e Germania. Partecipa anche l’Italia con un contributo di oltre 300 milioni di dollari; il nostro Paese risulta settimo in classifica come entità del finanziamento in valore assoluto, mentre se si considera il contributo pro-capite si posiziona all’ultimo posto con circa 6 dollari a testa. COSA E’ GIA’ STATO PROPOSTO -4- GREEN CLIMATE FUND

10 10 La conferenza di Lima è stata preceduta da diversi trattati sul clima, promossi dalle Nazione Unite. Questi hanno via via proposto una serie di nuove misure e protocolli con l’obiettivo di: I TRATTATI SUL CLIMA DELLE NAZIONI UNITE Proporre piani d’azione, obiettivi concreti, programmi per uno sviluppo sostenibile. Introdurre limiti alle emissioni di CO 2 e dei gas serra. Destinare fondi ai Paesi in Via di Sviluppo (PVS) per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici. Stabilire impegni finanziari, da parte dei Paesi più industrializzati nel confronto dei Paesi più poveri, per incrementare l’adozione di tecnologie destinate alla produzione di energie da fonti rinnovabili e per la riduzione dei gas serra. Fissare obblighi, a medio termine, legalmente vincolanti e, nel contempo, fissare politiche flessibili riguardo alcuni Paesi.

11 11 Le negoziazioni sul clima delle N.U. sono risultate particolarmente complesse a causa delle frequenti discordie sulle diverse proposte e richieste di alcuni Paesi; ad esempio: I TRATTATI SUL CLIMA DELLE NAZIONI UNITE la possibilità di ottenere crediti per compensare la minore produttività e i maggiori costi legati alla riduzione delle emissioni; l’entità e le modalità dei provvedimenti correlati al mancato raggiungimento degli obiettivi; l’entità e le modalità di assistenza finanziaria ai PVS. Non secondarie sono risultate anche le conseguenze legate ai cambiamenti delle situzioni politiche e alle modifiche delle condizioni economiche di alcuni Paesi; in particolare: George W.Bush, divenuto presidente degli USA, rigettò il Protocollo di Kyoto (2001); l’aumento dell’influenza, del peso economico e politico di diversi PVS: Brasile, India, Cina, Sud Africa.

12 12 I TRATTATI SUL CLIMA DELLE NAZIONI UNITE Di seguito l’elenco dei diversi trattati, promossi dalle Nazione Unite, che hanno portato alla conferenza di Lima: Dichiarazione di Stoccolma Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED) – Rio de Janeiro – 1992 COP-1, Mandato di Berlino (1995) COP-2, Ginevra (1996) COP-3, Kyoto (1997) COP-6, L’Aja (2000) COP-6 bis, Bonn (2001) COP-7, Marrakesh (2001) COP-9, Milano (2003) COP-10, Buenos Aires (2004) COP-11, Montreal (2005) COP-12, Nairobi (2006) COP-13, Bali (2007) COP-14, Poznan (2008) COP-15, Copenaghen (2009) COP-16, Cancun (2010) COP-17, Durban (2011) COP-18, Doha (2012) COP-19, Varsavia (2013) Per informazioni più specifiche e dettagliate visita il sito di Lega Ambiente.

13 13 La prima conferenza delle Nazioni Unite sulla protezione dell’ambiente naturale si è svolta a Stoccolma dal 5 al 16 giugno Fu firmata una Dichiarazione con il consenso sia dei paesi industrializzati che di quelli in via di sviluppo e fu una tappa fondamentale della politica internazionale per l’inizio dell’attuazione del progetto dello sviluppo. Venne redatto anche un piano d’azione con 109 raccomandazioni per difendere l’ambiente. LA DICHIARAZIONE DI STOCCOLMA Alla Conferenza di Stoccolma presero parte 113 nazioni di cui 108 membri ONU, il segretario Generale dell’ONU, i rappresentanti di 13 agenzie specializzate delle Nazioni Unite, diverse organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative in qualità di osservatori. Caratteristica fondamentale che scaturisce dalla Conferenza di Stoccolma è il nuovo modo di concepire l’ambiente: non più l’insieme dei singoli elementi che lo compongono (acqua, aria, terra, etc.) ma un tutto indivisibile le cui problematiche devono essere analizzate e risolte in un contesto organico ed unitario, e l’emergere della consapevolezza che la difesa e il miglioramento dell’ambiente è una questione di capitale importanza che riguarda il benessere dei popoli e lo sviluppo economico del mondo intero.

14 14 IL SUMMIT DI RIO DE JANEIRO Il Summit della Terra, tenutosi a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992, è stato la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull'ambiente. È stato un evento senza precedenti anche in termini di impatto mediatico e sulle scelte politiche e di sviluppo che l'hanno seguita. Vi parteciparono 172 governi e 108 capi di Stato o di Governo, rappresentanti di organizzazioni non governative. Gli argomenti che furono trattati sono: l'esame sistematico dei modelli di produzione, in particolare per limitare la produzione di tossine, come il piombo nel gasolio o i rifiuti velenosi le risorse di energia alternativa per rimpiazzare l'abuso di combustibile fossile ritenuto responsabile del cambiamento climatico globale un quadro sui sistemi di pubblico trasporto con il fine di ridurre le emissioni dei veicoli, la congestione nelle grandi città e i problemi di salute causati dallo smog la crescente scarsità di acqua.

15 15 IL SUMMIT DI RIO DE JANEIRO Un altro importante risultato della conferenza fu un accordo sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che a sua volta portò, alcuni anni dopo, alla stesura del protocollo di Kyōto. Si siglò anche l’accordo di non installare attività produttive in terre abitate da indigeni tali da degradare l'ambiente in cui vivono o da risultare inappropriate culturalmente. La Conferenza di Rio, inoltre, produsse i seguenti documenti ufficiali: Dichiarazione di Rio sull'ambiente e sullo sviluppo Agenda 21 Convenzione sulla diversità biologica Princìpi sulle foreste Convenzione sul cambiamento climatico. Tra le indicazioni di Agenda 21 c'è anche l'istituzione del giorno internazionale dell'acqua, che cade regolarmente ogni 22 marzo.

16 16 Con la COP-3, svoltasi a Kyoto (Giappone) nel dicembre 1997, dopo tese negoziazioni, fu adottato il cosiddetto Protocollo di Kyoto. IL PROTOCOLLO DI KYOTO Il protocollo di Kyoto, ora sottoscritto da più di 180 Paesi, è considerato uno dei fondamentali trattati sul clima. Il trattato prevedeva l'obbligo di operare una riduzione delle emissioni dei gas serra e di sostanze inquinanti dell’atmosfera (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore all'8%, nel periodo , rispetto alle emissioni registrate nel 1990, considerato come anno base.

17 17 Il protocollo di Kyoto prevede inoltre, per i Paesi aderenti, la possibilità di servirsi di un sistema di meccanismi flessibili per l'acquisizione di crediti di emissioni: IL PROTOCOLLO DI KYOTO Clean Development Mechanism (CDM): consente ai Paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti nei Paesi in via di sviluppo, che producano benefici ambientali in termini di riduzione delle emissioni di gas-serra e di sviluppo economico e sociale dei Paesi ospiti e nello stesso tempo generino crediti di emissione (CER) per i Paesi che promuovono gli interventi. Joint Implementation (JI): consente ai Paesi industrializzati e ad economia in transizione di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni di gas-serra in un altro paese dello stesso gruppo e di utilizzare i crediti derivanti, congiuntamente con il paese ospite. Emissions Trading (ET): consente lo scambio di crediti di emissione tra Paesi industrializzati e ad economia in transizione; un paese che abbia conseguito una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiore al proprio obiettivo può così cedere (ricorrendo all’ET) tali "crediti" a un paese che, al contrario, non sia stato in grado di rispettare i propri impegni di riduzione delle emissioni di gas- serra.

18 18 GLOSSARIO MINIMO Adattamento climatico Agenda 21 Carta della Terra CDM – Clean Development Mechanism COP- Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite ET – Emission Trading Green Climate Fund IPPC – Intergovernmental Panel of Climate Change JT – Joint Implementation Loss and damage ONG/NGO- Organizzazione Non Governativa Principio di responsabilità comune ma diffderenziata PVS – Paesi in Via di Sviluppo Riscaldamento globale Road map Sviluppo sostenibile UNCED – Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite UNFCCC - United Nations Framework Convention on Climate Change Collegamento esterno Collegamento a una pagina

19 19 GLOSSARIO MINIMO Adattamento climatico Agenda 21 Carta della Terra CDM – Clean Development Mechanism COP ET – Emission Trading Green Climate Fund IPPC – Intergovernmental Panel of Climate Change JT – Joint Implementation Loss and damage ONG/NGO- Organizzazione Non Governativa Principio di responsabilità comune ma diffderenziata PVS – Paesi in Via di Sviluppo Riscaldamento globale Road map Sviluppo sostenibile UNCED – Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite UNFCCC - United Nations Framework Convention on Climate Change Colore diverso

20 20 LE PRINCIPALI COP – CONFERENZA DELLE PARTI 5 Meccanismi: I meccanismi di "flessibilità", che gli USA avevano fortemente sostenuto quando il protocollo venne inizialmente stilato, comprendenti il commercio di emissioni, l'implementazione congiunta ed il Meccanismo di Sviluppo Pulito o (Clean Development Mechanism - CDM in inglese), che fornisce sovvenzioni dalle nazioni sviluppate per le attività di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, con un credito per le nazioni donatrici. Abbattimento del carbonio: Venne concordato un credito per le numerose attività che assorbono carbonio dall'atmosfera o lo immagazzinano, come la gestione di foreste e di terreni coltivabili e la rivegetazione. Ad esempio, un tetto di 13 milioni di tonnellate poteva essere accreditato al Giappone (il che rappresenta circa il 4% delle sue emissioni annue). Per la gestione delle terre coltivabili, le nazioni potevano ricevere crediti solo per miglioramenti rispetto ai livelli del Conformità: l'azione finale sulle procedure di conformità e i meccanismi riguardanti la non-conformità a quanto previsto dal protocollo vennero rinviati al COP-7. Finanziamento:Tre nuovi fondi vennero concordati per fornire assistenza per i bisogni associati ai cambiamenti climatici; un fondo per le nazioni meno sviluppate, in supporto ai Programmi d'Azione di Adeguamento nazionale; e un fondo di adeguamento al Protocollo di Kyōto, sostenuto da una imposta sul CDM e da contributi volontari. Una serie di dettagli operativi riguardanti queste decisioni rimase da negoziare e concordare, e furono l'oggetto principale dell'incontro COP-7 che seguì a questo. Gli accordi di COP6-bis comprendevano:

21 21 GLOSSARIO MINIMO FARE UN GLOSSARIO


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