La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

La presentazione è in caricamento. Aspetta per favore

2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale.

Presentazioni simili


Presentazione sul tema: "2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale."— Transcript della presentazione:

1 2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale

2 Prof. Romano Boni 2.1. L’evoluzione della economia mondiale

3 R. Boni Lez. 2.1 - 3 Tipi di società economiche la società agricola la società industriale la società post-industriale o dei servizi la società finanziaria

4 R. Boni Lez. 2.1 - 4 La società industriale Dove è iniziata? Quando?

5 R. Boni Lez. 2.1 - 5 La società industriale la produzione di massa Il taylorismo l’organizzazione fordista del lavoro le grandi fabbriche e l’impatto sociale

6 R. Boni Lez. 2.1 - 6 Il Taylorismo Frederick Taylor – Filadelfia – 1911 Tecnica di progettazione Smembramento di operazioni complesse in operazioni elementari Definizione del modo migliore per eseguirle Selezione e addestramento del personale

7 R. Boni Lez. 2.1 - 7 Il modello fordista Adam Smith - “La ricchezza delle nazioni” 1776 (produzione spilli) Henry Ford - 1913 - Fabbrica di automobili (Ford T nera) Ufficio “tempi e metodi” programma e organizza il lavoro Operaio “non deve pensare, ma solo lavorare” Problemi del modello: - ripetitività  lavoro alienante e insicuro per la caduta di attenzione Conseguenze: - apatia, - alienazione, - Conflittualità, - incidenti sul lavoro

8 R. Boni Lez. 2.1 - 8 Industrializzazione Industrializzazione  Esplosione dei consumi  Consumismo Interpretazione neoliberista Produzione di massa innesta un circolo virtuoso : maggiore produzione, costi unitari minori, prezzi di vendita minori, maggiori vendite, maggiore produzione. Il circolo virtuoso si è rotto per le rivendicazioni salariali degli operai

9 R. Boni Lez. 2.1 - 9 Industrializzazione Interpretazione attenta alla “teoria del limite” Non esistono circoli virtuosi che si protraggano senza fine perché: i mercati arrivano a saturazione (limite fisico) possono entrare in gioco altri concorrenti che fanno abbassare i margini di guadagno fino ad annullarli (limite economico)

10 R. Boni Lez. 2.1 - 10 La reindustrializzazione o riconversione industriale I casi di Chivasso (Piemonte) - 1992 - Chiusura Lancia (4500 ad.) - Unione Industriale crea CSI - 1998 - 14 aziende (2120 addetti) Campi (Genova) - 1988 - Chiusura Italsider (1500 ad.) - Società: IRI, Regione e Industriali - 1998 - 80 aziende operative (2000)

11 R. Boni Lez. 2.1 - 11 La sfida ecologica Problema ecologico - spaventosa conseguenza del consumismo Le imprese, spinte dalle associazioni ecologiste e dei consumatori, stanno affrontando il problema in un’ottica che vede il ciclo di vita del prodotto ampliarsi dalla sua produzione fino al suo riciclo È urgente che, a livello internazionale, si trovino soluzioni pratiche, ragionevoli ed ecologicamente sostenibili per contemperare - progresso civile - sviluppo economico - conservazione dell’ambiente, indispensabile per la vita

12 R. Boni Lez. 2.1 - 12 La società post-industriale Caratteristiche: ridimensionamento delle fabbriche sviluppo dei servizi tempo libero valorizzazione del patrimonio artistico ed ambientale comunicazioni

13 R. Boni Lez. 2.1 - 13 La società finanziaria Il boom degli affari finanziari L’economia reale e la finanza La rete mondiale delle telecomunicazioni La speculazione L’ancoraggio ai cambi stabili

14 R. Boni Lez. 2.1 - 14 La società finanziaria Forme di difesa Sistema di cambi stabili Gruppo di Lisbona Conferenza mondiale di pace finanziaria Consiglio mondiale di sicurezza economica Definizione di regole istituzionali Creazione di una tassa per limitare le speculazioni

15 R. Boni Lez. 2.1 - 15 Crisi finanziaria ed economica 2007 Scoppia in America una crisi finanziaria ed economica che, nel 2008, si propaga a tutto il mondo I governi si rendono finalmente conto della necessità di Mettere a punto regole condivise e condivisibili Creare Istituzioni in grado di farle rispettare

16 Prof. Romano Boni 2.2. L’economia italiana

17 R. Boni Lez. 2.1 - 17 Le prime imprese I mercanti banchieri fiorentini del secolo XIV - Peruzzi – Acciaiuolo – Bardi - 1341 Crisi Marco Datini : il mercante di Prato – 1373 - Rilancia le compagnie mercantili italiane Banco dei Medici a Firenze - La più grande azienda internazionale del Quattrocento Banca San Giorgio a Genova

18 R. Boni Lez. 2.1 - 18 L’inizio della industrializzazione l’avvio nel 1815 la spinta nel periodo della restaurazione nel triangolo industriale il primo fattore di sviluppo : la rete ferroviaria - Da 2773 Km nel 1861 a 18394 Km nel 1911 un secondo fattore : le spese per gli armamenti - 22 % bilancio statale (76 % nella I guerra mondiale) un terzo fattore : le infrastrutture - Acquedotti, reti elettriche, gas, bonifiche, scuole, ospedali

19 R. Boni Lez. 2.1 - 19 L’evoluzione nei primi 50 anni del regno d’Italia 1861 Esportazioni - Seta grezza, olio, canapa grezza – zolfo, marmo Importazioni - Manufatti di cotone, lana, seta – zucchero, caffé 1911 - Interscambio triplicato Esportazioni - Manufatti di cotone, lana, automobili, sommergibili, macchinari Importazioni - Carbone, cotone, grano – zucchero, caffé

20 R. Boni Lez. 2.1 - 20 La nascita dello Stato imprenditore la crisi americana del 1929 (il martedì nero di Wall Street) la crisi finanziaria del 1931 la creazione dell’IRI nel 1933 L’IRI diventa permanente nel 1937

21 R. Boni Lez. 2.1 - 21 La rinascita dell’industria nel dopoguerra salva buona parte dell’industria distrutte le infrastrutture Patto di Yalta (1944) alla base della scelta occidentale Piano Marshall di forniture gratuite per 4 anni - 1947 (European Recovery Program) Creazione della CECA - 1951 potenziamento IRI nascono ENI e EFIM sviluppo della produzione

22 R. Boni Lez. 2.1 - 22 La riorganizzazione dell’economia Le 3 opzioni di base La scelta della democrazia Lo stato imprenditore L’apertura ai mercati europei

23 R. Boni Lez. 2.1 - 23 Il miracolo italiano il grande balzo degli anni ‘50 e ‘60 il tasso del 6% annuo (1961 - 8,3%) Auto - 1937 78.000 - 19631.000.000 Macchine da scrivere - 194848.000 - 1963773.000 Macchine calcolatrici - 194823.000 - 1963726.000

24 R. Boni Lez. 2.1 - 24 Il miracolo italiano nascita del MEC riduzione o abolizione delle tariffe doganali mercato di oltre 250 milioni consumatori nascita di una nuova imprenditoria - piccola e media - origini: mezzadria, artigianato

25 R. Boni Lez. 2.1 - 25 La fine del boom Fine anni ’60 crisi nei rapporti industriali crisi petrolifera nel 1973 - crollo del PIL del 3,6 % fine dello sviluppo senza limiti squilibri sociali, sperequazioni non risolte, stragi (Milano, Brescia, Italicus) - Scioperi selvaggi - Brigate Rosse - Anni di piombo

26 R. Boni Lez. 2.1 - 26 Le cattedrali nel deserto Fine anni ’60 - inizi anni ‘70 Errori strategici: priorità - infrastrutture - prodotti Riduzione della domanda Liquichimica - Fondi pubblici investiti in impianti colossali mai entrati in funzione Italsider - Progettazione del 5° polo dell’acciaio a Gioia Tauro (Calabria) con espropriazione di terreni agricoli, distruzione di agrumeti e colture - Il 5° polo non fu mai costruito

27 R. Boni Lez. 2.1 - 27 Impatto sull’ambiente e sulla salute Marina di Melilli - Il paese, col suo mare, era un posto baciato da Dio. Oggi è un luogo abbandonato da tutti. Gli insediamenti industriali lo hanno ridotto a un cumulo di scorie. Roselina Salemi - L’Europeo - 2003 n°4 Raffineria di Gela - Un´indagine scopre che su 13 mila nati a Gela tra il 1992 e il 2002 quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti, all´apparato digerente e ai genitali esterni, soprattutto, che risultano del 250 per cento superiori alla media nazionale. Fabrizio Bianchi, ricercatore del Cnr e coordinatore italiano delle rete europea sulle malformazioni congenite sta «analizzando» con altri esperti i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e intorno alla quinta città siciliana per abitanti (100.000). La Repubblica - giovedì 14 luglio 2005

28 Prof. Romano Boni 2.3. L’economia italiana: caratteristiche delle aziende

29 R. Boni Lez. 2.1 - 29 La struttura economica dell’Italia anni di riferimento 1975 1985 1995 agricoltura 7,2% 4,5% 2,9% industria 41,4% 35,2% 31,6% servizi 51,3% 60,3% 65,5%

30 R. Boni Lez. 2.1 - 30 Quadro d’insieme 1998 - Dimensioni delle aziende italiane Gruppi globalimeno di 10 Aziende grandi (più di 500 addetti)poche (meno di 100) Aziende medie (da 100 a 500 addetti)molte (circa 7.000) Aziende piccole ed artigianetre milioni circa (da 1 a 99 addetti) Imprenditorialità diffusa  Dimensioni critiche

31 R. Boni Lez. 2.1 - 31 Aziende artigiane 1998 - Aziende artigiane in Italia, Francia e Germania Az. artigiane N. aziendeAddettiDimensione m. Italia1.235.0003.100.0002,3 addetti Francia 820.0002.060.0002,5 addetti Germania 620.0005.140.0008,2 addetti

32 R. Boni Lez. 2.1 - 32 Dimensioni per fatturato N° GruppoFatturato 1998 (in miliardi di euro) 1 IFI 48,8 include FIAT 2 ENI28,33 3 TELECOM23,94 4 ENEL20,15 5 IRI 15,9 era al 1° posto nel 1997 6 COMPART3,2include Montedison e Ferruzzi 7 POSTE ITALIANE5,9nuovo inserimento 8 PIRELLI5,89 9 FININVEST5,2 10 PARMALAT5,1era al 15° posto nel 1997

33 R. Boni Lez. 2.1 - 33 Dimensioni per fatturato N° GruppoFatturato 1998 (in miliardi di euro) 11 IBM SEMEA4,5 12 RIVA4,4 13 Edizione Holding4,1inclusa Benetton 14 SGS THOMSON3,2 15 ITALMOBILIARE2,8 inclusa Italcementi 16 Electrolux Zanussi2,5include Zanussi Fatturato complessivo 193,7 miliardi di euro

34 R. Boni Lez. 2.1 - 34 Ricerca Mediobanca 2002 Fatturato 2001 di 274 aziende multinazionali Multinazionali Fatturato 2001 (miliardi di euro) Italiane (15)170 Tedesche (18)737 Francesi (24)478

35 R. Boni Lez. 2.1 - 35 I Gruppi globali FIAT (  IFI) Pirelli Olivetti Montedison (  Compart) Emergenti Aziende pubbliche

36 R. Boni Lez. 2.1 - 36 IFI 2003 - IFI - Istituto Finanziario Industriale S.p.A. diventa la holding finanziaria di controllo del Gruppo Agnelli con conferimento a IFIL delle partecipazioni Fiat, Sanpaolo IMI, Juventus e Soiem Presidente del Consiglio di Amministrazione: John Elkann Bilancio al 31-12-2006 - Utile netto: € 217,6 milioni Bilancio al 31-12-2005 - Utile netto: € 38,5 milioni

37 R. Boni Lez. 2.1 - 37 FIAT Settori economici FIAT Auto S.p.A. Iveco S.p.A. New Holland Automazione industriale

38 R. Boni Lez. 2.1 - 38 Gruppo FIAT - FIAT S.p.A. Automobili - Fiat Group Automobiles - 100% - Maserati - 100 % - Ferrari - 85 % Veicoli industriali - Iveco - 100% Macchine per l’agricoltura e le costruzioni - CNH - Case New Holland - 90 % Componenti e sistemi di produzione - FIAT Powertrain Technologies - 100% - Magneti Marelli - 100% - Teksid - 84,8% - Comau - 100% Altre attività - ITEDI - 100% Principali partecipazioni di portafoglio - R.C.S. Mediagroup - 9,9 %

39 R. Boni Lez. 2.1 - 39 Gruppo FIAT - Principali dati economici e finanziari Bilancio (miliardi di €) 2006 2005 200420032002 Ricavi consolidati51,8046,5446,7047,27 55,65 Risultato operativo 2,06 2,21 0,02(0,51)(0,76) Utile netto 1,15 1,42 (1,58)(1,90)(3,95) Bilancio (miliardi di €) 2001 2000 19991998 Ricavi consolidati58,0157,5548,1245,77 Risultato operativo 0,32 0,85 0,79 0,75 Utile netto(0,44) 0,66 0,35 0,62

40 R. Boni Lez. 2.1 - 40 Pirelli Holding finanziaria in Svizzera Holding industriale a Milano 2000 vende alla Corning la sua società americana, Optical Technologies specializzata in componentistica ottica Settori - Pneumatici - Cavi - Sistemi energia - Sistemi Telecom

41 R. Boni Lez. 2.1 - 41 Pirelli Ha ridotto fortemente il suo impegno di ricerca nelle TLC 2003 (milioni di €) - Vendite € 6.671 - Utile netto € 4 2007 (milioni di €) - Vendite € 6.075 - Utile netto € 323 2008 (milioni di €) - Vendite € 4.660 - Utile netto € (412)

42 R. Boni Lez. 2.1 - 42 Olivetti 1950-60 Computer “Elea” Grande speranza nel mondo dei computer abbandonato per mancanza di mezzi Macchine da scrivere – PC 1997 ha rischiato il fallimento 1999 cambiamenti vertiginosi Acquisizione di Telecom Vendita di Omnitel e Infostrada a Mannesmann Uscita di Tim da Telecom e suo riposizionamento in Tecnost

43 R. Boni Lez. 2.1 - 43 Olivetti 2003 fusione Olivetti - Telecom Italia  Gruppo Telecom Creazione di Olivetti Tecnost S.p.A. - Office Products (stampa digitale) - Systems (banche, poste, giochi) - 2.300 dipendenti - Fatturato: € 655 milioni

44 R. Boni Lez. 2.1 - 44 Montedison Nasce come Montecatini Centro Donegani guidato da Natta 1965 fusione con Edison  Montedison 1997 vende alla Shell la quota Montell (grandi impianti di polipropilene) L’Italia esce dalla chimica Diventa globale con Ferruzzi 2000 è incorporata nella Compart  Montedison S.p.A.

45 R. Boni Lez. 2.1 - 45 Montedison La Compart opera nei settori Agroalimentare Energia Chimica, in forma residuale (Ausimont e Antibioticos) 2002 Edison, Fiat energia e Sondel incorporate per fusione in Montedison ridenominata Edison S.p.A. Il nome Montedison scompare

46 R. Boni Lez. 2.1 - 46 Gruppi globali emergenti Benetton - Franchising abbigliamento - Holding: Edizioni Holding - Autogrill 430 in Italia, 77 in Francia, 62 Benelux, Spagna, Austria 1999 - Acquista Host Marriot Services proprietaria dei marchi USA: Pizza Hut - Sbarro - Kentucky - Autostrade Privatizzate dallo Stato nel 1999 2003 - Società Newco28 tramite OPA si fonde per incorporazione in Autostrade S.p.A. poi quotata in borsa (debito con le Banche trasferito a questa Società)

47 R. Boni Lez. 2.1 - 47 Gruppi globali emergenti Ferrero - Cioccolato (Nutella) - Sede da Torino a Bruxelles Barilla – Alimentare - 1971 Luigi Barilla vende il marchio “Mulino Bianco” (il mulino di Chiusdino) a una società americana - 1979 Ricompra il marchio - 1998 primo stabilimento americano - 1999 acquisisce Wasa (Crispbread)

48 R. Boni Lez. 2.1 - 48 Aziende leader di settore Luxottica - Occhiali - 1997 acquisizione Rayban (USA) Marzotto, Zegna – Tessile Merloni – Elettrodomestici Riva - Lucchini - Siderurgia Marazzi - Ceramica

49 R. Boni Lez. 2.1 - 49 Le Aziende Pubbliche: IRI Privatizzazioni IRI negli anni ’90 - 1993 Italgel - Cirio Bertolli De Rica - Credito Italiano - 1994Comit - Acciai Terni - Sme 1 tranche - 1995Italtel - Ilva - Sme 2 tranche - 1996Dalmine - Italimpianti - Nuova Tirrena - Sme 3 tranche - 1997Aeroporti di Roma - Telecom - Seat - Banca di Roma - 1999Autostrade - Azienda Agricola Maccarese Incasso totale per lo Stato51.518 miliardi di Lire 2000 IRI messo in liquidazione Società non vendute  Ministero del Tesoro (dal 2003 Ministero dell’Economia) in attesa di cessione

50 R. Boni Lez. 2.1 - 50 Le Aziende Pubbliche: IRI IRI - Finmeccanica - Finsider - Fincantieri - Finmare - STET - SME - Alitalia + Bad Company - Autostrade - Banche Esito (2008) - venduta (40 % Stato) - venduta - in vendita - venduta - venduta (fusa in Telecom) - venduta - Venduta (alla CAI) - Bad Company (100 % Stato) - venduta - vendute

51 R. Boni Lez. 2.1 - 51 Chi vende, chi compra. Un acquirente svizzero Il gruppo svizzero Nestlé, fondato nel 1866, ha acquistato 1988 Gruppo Buitoni, di cui fa parte la Perugina 1993 Italgel - Gelati Motta - Antica Gelateria del Corso - La Valle degli Orti Gruppo Dolciario Italiano - Motta - Alemagna 1997 Sanpellegrino

52 R. Boni Lez. 2.1 - 52 Le Aziende Pubbliche: E N I 28-04-1945 - Enrico Mattei è nominato liquidatore dell’Agip 1953 - Creazione ENI Ente nazionale - Presidente E. Mattei Forti contrasti con le sette sorelle: - Standard Oil of New Jersey - Royal Dutch Shell - British Petroleum - Standard Oil of New York - Texaco - Standard Oil of California - Gulf Oil Scontro politico in Iran (1953 – Mossadeq - Shah Reza Palavi - CIA) Rapporti con l’Unione Sovietica (nonostante la guerra fredda in atto) Sostegno per emancipazione paesi asiatici e africani 1962 - L’aereo con cui Mattei torna a Milano da Catania esplode in volo

53 R. Boni Lez. 2.1 - 53 Le Aziende Pubbliche: E N I Settore - Ricerca ed estrazione - Raffinazione e distribuzione - Trasporto gas - Distribuzione gas - Piattaforme petrolifere - Chimica Azienda - AGIP - AGIP PETROLI e IP - SNAM - ITALGAS - SAIPEM - ENICHEM 1992 - ENI convertita in Società per azioni e QUOTATA IN BORSA a Milano e New York

54 R. Boni Lez. 2.1 - 54 Le Aziende Pubbliche: EFIM - EGAM EFIM: venduta o liquidata - Vetro - Lavorazione alluminio - Metallurgia - Fucine EGAM: liquidata dopo vari scandali - Miniere - Metallurgia - Terme Azienda - SIV - ALU... - BREDA - TERNI

55 R. Boni Lez. 2.1 - 55 ENEL Istituito dal Governo Fanfani con legge del 27-11-1962 su proposta dell'onorevole Aldo Moro. La nazionalizzazione dell’energia elettrica era basata sulla considerazione che l’energia elettrica è un bene pubblico e che è bene che sia un ente pubblico produrla ed a distribuirla. Sino ad allora l'elettricità era gestita da aziende di dimensione medio, piccola, controllate da poche aziende capofila: la Sade (Veneto e parte dell'Emilia) - 9-10-1963 Disastro del Vajont la Edison (Lombardia, Emiliane Liguria) la SIP (Piemonte), la Centrale (Toscana, Lazio e Sardegna) la SME (regioni del Sud e Sicilia)

56 R. Boni Lez. 2.1 - 56 ENEL 1962: nasce un monopolio pubblico 2000: non più utile un monopolio così esteso  parziale privatizzazione - nel 2002: la capacità produttiva è passata dal 73% a meno del 50% - create 3 società Eurogen (7000 megawatt, fatturato circa 2000 miliardi di lire) Elettrogen (5400 megawatt, fatturato di quasi 2000 miliardi di lire) Interpower (2600 megawatt, fatturato di 960 miliardi di lire)

57 R. Boni Lez. 2.1 - 57 ENEL Nel 2004 ulteriore privatizzazione altri attori nel settore elettrico - 2 società private Edison (3600 megawatt e altri 1600 megawatt in corso) Sondel ( piccoli impianti da 500 megawatt ciascuno) - società municipalizzate ACEA (Roma) - AEM (Milano e Torino) - ASM (Brescia),... impianti idroelettrici e termoelettrici e reti di distribuzione nelle città

58 R. Boni Lez. 2.1 - 58 Problemi di coordinamento Black out elettrico in Italia per un problema in Svizzera Mancato coordinamento tra centrali elettriche italiane non coordinate centralmente  grave black out La prima notte bianca romana, per questo motivo, è stata nera (2003)

59 R. Boni Lez. 2.1 - 59 Le aziende familiari numerosissime punti di forza - flessibili - fantasiose punti di debolezza - dominate dal fondatore - ricambio generazionale - management

60 R. Boni Lez. 2.1 - 60 Fragilità delle PMI Si evidenzia quando la dimensione d’impresa va oltre le risorse della singola famiglia con il passare del tempo proliferano le famiglie di riferimento hanno bisogno di coinvolgere risorse umane esterne ad alto potenziale. Scogli principali da affrontare il capitale di rischio il coinvolgimento di competenze manageriali

61 R. Boni Lez. 2.1 - 61 PMI - Come attrarre capitali di rischio Andare in Borsa In Italia è abbastanza difficile - in USA c’è il Nasdaq (  crescita Microsoft) 1999 avviato Secondo Mercato collegato all’Easdaq europeo Fare entrare nuovi soci Occorre trovare un equilibrio tra famiglia dominante e nuovi soci Conflitto tra soci  Crisi dell’azienda

62 R. Boni Lez. 2.1 - 62 PMI - Come attrarre e trattenere bravi manager Requisito per lo sviluppo dell’azienda Competenze manageriali > diritti di proprietà Autolimitazione del potere dell’azionista di maggioranza Selezione del management Obiettivo: massimizzare valore dell’azienda non solo dell’azionista di maggioranza

63 R. Boni Lez. 2.1 - 63 Permasteelisa – Un esempio di successo in 5 tappe Sede: San Vendemiano (Veneto) - Fatturato: 334 miliardi di Lire (1996) Settore: facciate in vetro, metallo o pietra dei grattacieli 1. l’azienda veneta “Isa” acquista (1974) l’australiana “Permasteel” unificando le due società nella “Permasteelisa” 2. mette a punto con Impregilo e ABB la “blue technology” (recupero e risparmio di energia) che riduce del 30% costo di gestione edifici 3. diventa globale: Europa – Usa – Far East soprattutto 4. viene creata la Permasteelisa Pacific con la partecipazione del 20% della Singapore Technology (società controllata dal governo di Singapore) 5. consiglio di amministrazione scelto fra amministratori delle società che nell’ultimo triennio hanno avuto i risultati migliori - i manager ricevono anche azioni e diventano azionisti coinvolti nell’azienda

64 R. Boni Lez. 2.1 - 64 I distretti industriali Caratteristiche Competitività Innovazione Miglioramento continuo del prodotto Condivisione degli oneri per investimenti obbligatori - es. trattamento fanghi di depurazione (Toscana) 1991 - 240 distretti - 1,7 milioni di addetti

65 R. Boni Lez. 2.1 - 65 I distretti industriali Peculiarità italiana (Fonte: Sole 24 ore 25-9-1997) distrettosettore n di imprese n. di addettifatturato % export PRATOtessile8.50044.0006.90066% BIELLAtessile2.00028.0006.50030% S. CROCE PISAconcia1.75015.6006.00052% COMOtessile2.75029.0002.75034% PESAROmobile1.20013.0002.45032% CARPImaglieria2.45011.0002.20025% FERMOcalzature3.10021.0002.00058%

66 R. Boni Lez. 2.1 - 66 Il superamento dei distretti Il sistema si è verticalizzato (a cavallo del 2000) - Pesaro(Mobile) ->Scavolini - Emilia(Ceramica) ->Marazzi – Stefani - Seveso(Chimica fine) ->Bracco Le imprese che emergono hanno - approccio dinamico - management capace di muoversi a livello internazionale in un sistema di cambi stabili (Fonte: Mediobanca - Unioncamere – 2004)

67 R. Boni Lez. 2.1 - 67 I problemi dei distretti Poca ricerca Rigidità dei costi Scarsa innovazione Inadeguata crescita culturale Inadeguate dotazioni informatiche e telematiche Carenze strutturali del sistema Italia Servizi carenti Burocrazia eccessiva Difficoltà di accesso ai finanziamenti Assenza di leggi che favoriscano fusioni e aggregazioni Assenza di centri di ricerca con cui avviare progetti finalizzati

68 R. Boni Lez. 2.1 - 68 Le aziende “lepri” Le aziende “lepri”( Studio Mediobanca – 2005 ) - Fatturato tra 50 e 290 milioni di euro - Tasso di crescita del fatturato: 20 % all’anno - Produzioni tradizionali a livelli di eccellenza tali da imporli sui mercati internazionali Biscazza (Vicenza) – mosaici in vetro Margaritelli (Roma) – Listone Giordano Rebechetto Candiani – Denim, tessuto per jeans

69 R. Boni Lez. 2.1 - 69 TPI (Trade Performance Index) 2008 - Classifica UNCTAD* e WTO° di 189 paesi in base a TPI Paese N. di Settori in cui è primo secondo terzo Germania720 Italia341 Olanda210 Svezia103 Australia100 Cina030 * United Nations Conference on Trade And Development ° World Trade Organisation

70 R. Boni Lez. 2.1 - 70 TPI (Trade Performance Index) In base al TPI l’Italia è Prima: - Tessile - Abbigliamento - Cuoio, pelletteria, calzature Seconda: - Meccanica non elettronica - Meccanica elettrica - Occhialeria, oreficeria - Manufatti in metallo, marmi, ecc. Terza: - Alimentari trasformati (vini, ecc.)

71 R. Boni Lez. 2.1 - 71 World Economic Forum 2008 - Classifica del World Economic Forum di Davos (Svizzera) l’Italia è al 47° posto come paese nel suo complesso con le sue strutture - Politiche - Sociali - Istituzionali

72 R. Boni Lez. 2.1 - 72 La Rete Innovation Relay Centre Rete IRC creata nel 1995 dalla Commissione Europea Promuove innovazione - nelle PMI - nei laboratori delle Università - nei centri di ricerca degli stati europei Obiettivo: favorire collaborazioni internazionali per - sviluppo di tecnologie innovative - sfruttamento dei risultati della ricerca

73 R. Boni Lez. 2.1 - 73 Gli Innovation Relay Centre in Italia 2007 - Rete IRC in Italia Potenziale motore dell’innovazione dei processi e dei prodotti delle piccole e medie industrie Promuove il raccordo tra ricerca e industria 7 nodi centrali che collaborano con - Sistemi camerali – Regioni - Consorzi e Parchi di ricerca - Sistema di ricerca pubblica CIRCE (Lazio, Abruzzo e Sardegna) - ALPS (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria) - IRENE (Triveneto, Emilia Romagna, Marche) - RECITAL - (Toscana. Umbria) - IRIDE (Puglia, Campania, Basilicata, Molise) - LOMBARDIA - MEDIA (Sicilia, Calabria)

74 R. Boni Lez. 2.1 - 74 APRE Dal 2008 la rete IRC è stata ristrutturata ed ha preso il nome di APRE Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea Stesso obiettivo Rilanciare la cooperazione tra aziende europee e ricerca universitaria per realizzare progetti innovativi

75 R. Boni Lez. 2.1 - 75 2.4. le maggiori trasformazioni nelle aziende italiane Prof. Romano Boni

76 R. Boni Lez. 2.1 - 76 Dal pubblico al privato Esisteva l’impresa pubblica, ma non l’ imprenditore pubblico Motivi del passaggio - Risultati economici non positivi o fallimentari delle attività imprenditoriali e bancarie, e della gestione dei beni immobiliari - Scorporo, delimitazione aree e responsabilizzazione delle diverse attività per eliminare sussidi occulti ed immotivati - Ripianare finanze dissestate mediante vendita dei “ gioielli di famiglia “ Stessi motivi delle imprese private in crisi - vendita di rami d’impresa non strettamente necessari al “core business” 1994 Debito pubblico = 125 % PIL

77 R. Boni Lez. 2.1 - 77 Cosa resta oggi allo Stato Italiano 2009 - In carico al Ministero dell’Economia ENEL – parte relativa alla trasmissione di energia elettrica RAI – la privatizzazione di una delle tre reti è rimandata “sine die” Monopoli per produzione e lavorazione di tabacco Ferrovie Bad Company (Debiti Alitalia) Finmeccanica (40 %)

78 R. Boni Lez. 2.1 - 78 Dal familiare al manageriale I tre temi critici delle imprese familiari limitato capitale di rischio rispetto dei soci di minoranza accettazione/valorizzazione di un management esterno Necessità di un salto culturale - Azienda - organismo sociale cui partecipano più stockholder (portatori di diverse tipologie di interessi)

79 R. Boni Lez. 2.1 - 79 Dal nazionale all’internazionale pochi presenti all’estero con successo ritardo del nostro sistema economico a convivere in un sistema veramente concorrenziale

80 R. Boni Lez. 2.1 - 80 Competizione globale Criteri strategici per affrontarla - Forza di attrazione dei capitali - Capacità di operare nel mondo intero - Risorse Umane

81 R. Boni Lez. 2.1 - 81 Evoluzione del capitalismo italiano 2005 - Classifica delle circa 3600 maggiori società italiane ENI IFI-AGNELLI (FIAT) ENEL TELECOM ITALIA Seguite a distanza dalle altre Crescita con successo delle aziende “lepri” (Mediobanca - 2005)

82 R. Boni Lez. 2.1 - 82 Le medie imprese italiane e l’IT Secondo le medie imprese gli investimenti nell’ IT danno un vantaggio competitivo quando sono mirati a - preparare l’azienda alla crescita - rendere più efficiente l’attività operativa - facilitare la flessibilità dei modelli di business - supportare l’espansione all’estero L’ IT è considerato - un fattore abilitante per la crescita - uno strumento fondamentale per conciliarla con la flessibilità (Ricerca svolta dall’ intelligence unit dell’Economist – 2006) (opinioni del 60 % del campione di medie imprese italiane esaminate)

83 R. Boni Lez. 2.1 - 83 Ostacoli agli investimenti IT Secondo le medie imprese gli investimenti nell’ IT sono ostacolati da: Costo di sistemi e applicazioni (58 %) Resistenza del personale al cambiamento (34 %) Concorrenza di altri tipi di investimento a fronte di budget limitati (Ricerca svolta dall’ intelligence unit dell’Economist – 2006) (Opinioni % del campione di medie imprese italiane esaminate)

84 R. Boni Lez. 2.1 - 84 2.5. le aziende italiane: minacce ed opportunità Prof. Romano Boni

85 R. Boni Lez. 2.1 - 85 Trattato di Maastricht Sottoscritto in Olanda il 7 febbraio 1992 dai dodici stati membri della Comunità economica europea Ha istituito l‘Unione Europea che poggia su tre pilastri: - L’unione economica e monetaria (entro il 1999, in tre fasi) mediante la creazione di una moneta unica e di una Banca Centrale Europea - La politica estera e di difesa comune - La politica di cooperazione in materia di giustizia e di affari interni Entrato in vigore il 1 novembre 1993 Punto di arrivo del rilancio comunitario iniziato quasi un decennio prima

86 R. Boni Lez. 2.1 - 86 Il trattato di Maastricht Ha fondato l’Unione Economica e Monetaria (UEM) Ha deciso la realizzazione della moneta unica europea EURO - Con la partecipazione di 11 paesi membri della Unione Europea (non vi hanno aderito Gran Bretagna, Grecia, Danimarca e Svezia) - EURO - denominazione e tabella di marcia per introdurlo furono stabilite dal Consiglio europeo di Madrid - 15-16 dicembre 1995 1° gennaio 1999 - operazioni in titoli pubblici e transazioni finanziarie effettuate in EURO (scritturale) 1° gennaio 2002 - effettiva circolazione di banconote e monete in EURO in sostituzione delle valute nazionali

87 R. Boni Lez. 2.1 - 87 Trattato di Amsterdam 29 marzo 1996 - Conferenza intergovernativa di Torino - Inizia la fase della revisione del trattato di Maastricht 15-16 giugno 1997 - Vertice di Amsterdam - conclude la fase della revisione del trattato 2 ottobre 1997 – Trattato di Amsterdam. - Sottoscritto dai paesi membri dell'Unione europea. - Revisione ufficiale del Trattato di Maastricht - Entra in vigore nel 1999

88 R. Boni Lez. 2.1 - 88 Precedenti storici Trattato di Bretton Woods (1944 - 1971) - possibilità di cambiare le monete in oro ad un cambio fissato SME sistema monetario europeo (1979) - sistema di cambi fissi valido nei paesi della CEE numerosi riallineamenti, cioè svalutazioni di alcune monete, specie lira e peseta settembre 1992, la lira esce dallo SME per rientrarvi solo il 25 novembre 1996

89 R. Boni Lez. 2.1 - 89 Il trattato di Maastricht I tre requisiti più importanti per aderirvi sono - deficit pubblico rapportato al PIL non superiore al 3% in via stabile - inflazione non superiore al 2% - debito pubblico non superiore al 60 % del PIL L’Italia è entrata nell’area euro (dal 1° gennaio 1999) perché ha soddisfatto i primi due requisiti, ha fornito un piano credibile di rientro del debito pubblico

90 R. Boni Lez. 2.1 - 90 I problemi risolti e quelli aperti (1999) rientro dall’inflazione, basso prezzo delle materie prime, petrolio incluso, dollaro in discesa tassi d’interesse scesi di 3,5 punti nel 1997 e di altri 3 punti nel 1998 surplus primario pubblico (differenza tra export ed import prima degli interessi sul debito pubblico) salito a 100.000 miliardi minori tassi interessi fanno pesare meno costo interessi sul deficit debito estero azzerato, a differenza delle tigri asiatiche risparmio privato sempre molto alto, secondo solo al Giappone i mercati finanziari e del lavoro sono molto diversi e dovranno omogeneizzarsi perché c’è la libera circolazione dei capitali e delle persone i sistemi previdenziali e pensionistici sono differenti: Francia, Italia, Spagna e Germania sono in fase di trasformazione da sistemi a ripartizione a sistemi ad accumulazione le normative fiscali sono differenti riforma fiscale e dei mercati finanziari da elaborare e definire a livello europeo risoltiaperti

91 R. Boni Lez. 2.1 - 91 Come è cresciuto il debito pubblico in Italia? AnnoDebito/PIL 196129 % 197140 198155 Primo governo Craxi (1983 – 1986) - Gli anni delle spese 198582,3 % 198686,3 198790,5 198892,6 198995,3 199097,2

92 R. Boni Lez. 2.1 - 92 Come è cresciuto il debito pubblico in Italia? Governo Andreotti (1991 - 1992) - firma Trattato per Unione monetaria europea 1991100,8 % 1992108,1 Governo Amato (1992 - 1993) - vara finanziaria per 1993 (“lacrime e sangue”) 1993118,7 % 1994124,8 % Grazie ai tagli della spesa pubblica il deficit inizia a scendere dal 1994 il debito pubblico comincia a scendere dal 1995 Governi Ciampi e Prodi - continuano la politica di rigore che permette all’Italia di entrare in Europa nel 1999

93 R. Boni Lez. 2.1 - 93 Dove stava l’Italia nel 2001? (fonte: Sole 24 Ore del 14 ottobre 1998 – agg. Focus Ott. 2005 )

94 R. Boni Lez. 2.1 - 94 Dove stava l’Italia nel 2005 e dove stava andando? AnnoDebito/PIL 2002107,9 2003106,2106,5(rettifica Eurostat) 2004105,8106,6(rettifica Eurostat) AnnoDeficit/PIL 20043,2 20054,3 previsto La montagna del debito ha ripreso a crescere (fonte: Focus Ott. 2005)

95 R. Boni Lez. 2.1 - 95 Italia - Previsioni su Deficit e PIL Formulate da FMI OCSE Commis. UE Confind. 2005 2006 2005 2006 2005 2006 2005 2006 Deficit/PIL * 4,3 5,1 4,4 5,1 4,3 4,7 4,3 4,1 Crescita PIL 0 1,4 0 1,1 0 1,5 0,2 1,0 * Senza manovre di bilancio (Fonte: La Repubblica – 22-09-2005 – pag. 5)

96 R. Boni Lez. 2.1 - 96 Dove sta l’Italia nel 2007 e dove sta andando? AnnoDebito/PIL 2006106,9 2007106,0 2008103,0(previsioni Ministero Finanze 2007)

97 R. Boni Lez. 2.1 - 97 Il mercato, le sue regole, i cambiamenti mercato libero da vincoli e barriere - la produzione affluisce a chi è più efficiente e più innovativo, di fatto a chi è più abituato alla concorrenza - finita l’epoca: salario variabile “indipendente” inefficienza della PA pagata dalla collettività (famiglie/aziende) protezione contro la concorrenza estera tempo come variabile competitiva vera cultura della concorrenza - consapevolezza della nuova realtà - costruzione di un sistema di responsabilizzazione - sviluppo di competenze speciali

98 R. Boni Lez. 2.1 - 98 Il Mezzogiorno Alcuni dati (1997) - Disoccupazione NORD 6,6%CENTRO 10,0% SUD 23,1% - Disoccupazione Giovanile NORD 17,7%CENTRO 32,3% SUD 53,3%

99 R. Boni Lez. 2.1 - 99 Le soluzioni del passato Anni ’50riforma agraria Anni ’60-‘70interventi statali per sviluppo di poli industriali nei settori: chimico - petrolchimico - siderurgico Sicilia: Gela - Augusta - Priolo Puglia: Manfredonia - Taranto Calabria: Lamezia Sardegna: Porto Vesme - Ottana - Porto Torres Fine anni ’70crisi a seguito aumento prezzo petrolio centri industriali  cattedrali nel deserto

100 R. Boni Lez. 2.1 - 100 I mali del Sud Mancanza di infrastrutture Criminalità diffusa Imprenditoria limitata ad alcune zone Ambiente culturale poco favorevole Scuole internazionali inesistenti Servizi sanitari carenti

101 R. Boni Lez. 2.1 - 101 I mali italiani Elevata pressione fiscale Rigidità del lavoro Lungaggini burocratiche Incertezza e tempi lunghi della giustizia

102 R. Boni Lez. 2.1 - 102 Nel 1999 quali erano le prospettive ? I contratti di area: il caso di Manfredonia I porti come fattore trainante: il caso di Gioia Tauro I servizi turistici integrati: il caso di Castellaneta Il rafforzamento delle aree esistenti: - Caserta (poli: chimico – telecomunicazioni - alimentari) - Santeramo (divani e salotti – Natuzzi)

103 R. Boni Lez. 2.1 - 103 Il porto di Gioia Tauro Inaugurato il 15 settembre 1995 3.200 navi attraccate nel 2004 3.200.000 container movimentati nel 2004 (obiettivo: 6 milioni nel 2010) 3.000.000 container movimentati nel 2008 1.500 persone occupate 1.400 miliardi di vecchie lire spesi dal 1998 al 2005 per costruire 30 capannoni industriali quasi inutilizzati - ne funzionano solo 3 o 4 390 milioni di euro l’investimento richiesto per - ammodernare il porto (allungare la banchina di carico e abbassare il fondale fino a 18 metri) - realizzare un impianto di rigassificazione - ampliare l’area commerciale e industriale per creare un indotto produttivo

104 R. Boni Lez. 2.1 - 104 Fuori dal porto Infrastrutture di collegamento del porto con l’entroterra carenti (Dati 2004) Strada di 6 km che collega il porto allo svincolo dell’autostrada Salerno Reggio Calabria autostrada Salerno Reggio Calabria (449 km di cui completati 49 km) in rifacimento (al ritmo di 7 - 8 km all’anno) Ferrovie quasi inesistenti - per Rosarno, la stazione più vicina, i treni devono prcedere a passo d’uomo - per Taranto il treno più veloce impiega 12 ore Per la Calabria (Grandi Opere) stanziati 794 milioni di euro (2003) parte per la sicurezza

105 R. Boni Lez. 2.1 - 105 Calabria – La ‘ndrangheta Le cifre della ‘ndrangheta (2004) - 112 cosche – un affiliato ogni 345 abitanti (Fonte: Eurispes) - 27 % popolazione calabrese legata in qualche modo alla ‘ndrangheta ( Fonte: Procuratore della Corte d’Appello di Reggio Calabria ) - tasso di omicidi 17 volte superiore alla media nazionale La risposta delle strutture statali (2004) - 45 associazioni per delinquere smantellate - 918 persone segnalate all’autorità giudiziaria - 65 latitanti catturati - 30 sottoposti a regime speciale

106 R. Boni Lez. 2.1 - 106 Calabria – Interessi in gioco Gli interessi in gioco –Il PIL della Calabria sfiora i 29 miliardi di euro –Il volume di affari della ‘ndrangheta supera i 35 miliardi di euro, di cui 22,34 prodotti da traffico di droga, il resto da appalti pubblici e estorsioni ( dati 2004 ) Estorsioni Colpiscono il  50 % dei commercianti e degli industriali  70 % a Reggio Calabria (Fonte: Confesercenti)

107 R. Boni Lez. 2.1 - 107 Il dominio della ‘ndrangheta Messaggio delle cosche per chiarire chi comanda e perché la politica capisca –16 ottobre 2005 - Ucciso da un killer il vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Fortugno (Primario del Pronto Soccorso in aspettativa), in pieno giorno nel centro di Locri –Altri tre medici dell’ospedale eliminati con le stesse modalità –In gioco appalti di milioni di euro nella sanità

108 R. Boni Lez. 2.1 - 108 Lo sviluppo della ‘ndrangheta Ottobre 2008 –Arrestati il sindaco e il vice sindaco di Gioia Tauro per collusione con la ‘ndrangheta –Accertato, in base ad indagini della magistratura, il controllo sul porto e sulle attività collaterali del Clan Piromalli –Il volume d’affari della ‘ndrangheta sfiora i 60 miliardi di euro

109 R. Boni Lez. 2.1 - 109 Un regalo alla ‘ndrangheta Ottobre 2008 Previsioni finanziaria: tagliare in tre anni 8 miliardi di euro alla scuola, di cui il 50 % al sud, in base a statistiche che ignorano la geografia. Tra la Sila e la Locride saranno chiusi 213 centri scolastici: 1 su 3 Risultato: preclusione di ogni possibilità di riscatto al Meridione La Calabria, con il più alto tasso di abbandono scolastico del continente e con 354 comuni su 409 a rischio spopolamento, vede lo spettro di un deserto regalato alla ‘ndrangheta Lo Stato si ritira e resta la ‘ndrangheta che riconosce “il rispetto” e paga uno stipendio

110 R. Boni Lez. 2.1 - 110 Economia e finanza pubblica in Italia (dati 2004) lavoro nero e sommerso: 27 % del PIL evasione fiscale: 200 miliardi di € grandi aziende (fatturato > 50 milioni di €) che evadono il fisco: 98,40 % esportazione illecita di capitali: 360 miliardi di € fatturato annuo delle mafie: 85 - 90 miliardi di € beni consolidati delle mafie: 1000 miliardi di € affiliati alle mafie: 1,8 milioni di persone percentuale estorsioni per regione: Campania14,9 % Sicilia 12,9 % Lombardia 10,4 % investimenti americani in Italia (2003): 3 % investimenti in Europa (Fonte: Elio Veltri - Il topino intrappolato - Editori Riuniti - Giugno 2005)

111 R. Boni Lez. 2.1 - 111 Economia e finanza pubblica in Italia (Fonti) OCSE Secit Revue de droit fiscal Agenzia delle entrate fiscali Confcommercio Eurispes Procura nazionale antimafia DIA Ministero dell’Interno Camera di commercio americana in Italia

112 R. Boni Lez. 2.1 - 112 Italia - Quali prospettive? Condizioni di illegalità diffusa - rendono difficile avviare progetti innovativi di politica economica - favoriscono il passaggio delle risorse impegnate in progetti finalizzati all’innovazione e allo sviluppo delle infrastrutture nelle tasche della criminalità, non solo nel Mezzogiorno Strategie - la strada per uscire da questo circolo vizioso passa per la definizione di regole trasparenti per gli appalti la riduzione progressiva del lavoro nero il controllo del territorio

113 R. Boni Lez. 2.1 - 113 Cosa fanno gli altri ? Il modello Galles Il modello Malese Il modello New England

114 R. Boni Lez. 2.1 - 114 Il modello Galles Galles (UK) - area di deindustrializzazione (chiusura miniere carbone) punta sugli incentivi per attrarre capitali - Riduzione del costo del lavoro < 20 % - Nessun limite all’orario settimanale - Un solo contratto a livello aziendale - Fiscalità: 31 % sugli utili

115 R. Boni Lez. 2.1 - 115 Il modello Malese Area di 50 per 15 km - “Supercorridoio multimediale” Progetto (completamento 2020) per una città dell’era multimediale con Telecomunicazioni a basso costo Strade intelligenti per auto Treni superveloci Ambienti non inquinati Insediamenti accoglienti Scuole internazionali Aeroporto per 25 milioni di passeggeri Servizi sanitari e ricreativi di alto livello Imprese coinvolte: Acer, Alcatel, IBM, Microsoft, Sun, Intel, ecc. (nessuna italiana)

116 R. Boni Lez. 2.1 - 116 Il modello Malese (segue) Linee strategiche Specializzazione nell’IT Visione a lungo termine Obiettivi e offerte Innovazioni legislative Telemedicina Sicurezza Evasione pratiche in 30 giorni Incentivi fiscali: tasse 0 per 10 anni Servizi efficaci: telefono installato in 24 h, ecc.

117 R. Boni Lez. 2.1 - 117 Il modello New England New England (USA) dopo II guerra mondiale  crisi recessiva Rilancio basato su formula rivoluzionaria: creazione di una società per fornire capitali, management e tecnologie per avvio di aziende hi-tech Nasce l’American Research and Development Corporation (partecipata da: MIT, Harvard Business School, altre istituzioni finanziarie) Numerose iniziative imprenditoriali avviate – ad es. Digital Formula vincente per sviluppare competitività tecnologica: forte integrazione tra ricerca accademica, industria e finanza L’integrazione è massima quando l’università, produttrice di conoscenza tecnologica, si fa promotrice diretta d’impresa

118 R. Boni Lez. 2.1 - 118 L’emulazione inglese In Inghilterra le Università di Oxford, Cambridge e Edimburgo hanno promosso la creazione da parte di docenti universitari di aziende - nella biotecnologia - nell’informatica - nelle comunicazioni a Cambridge sono state create più di mille nuove imprese l’ISIS Information ad Oxford - ospita laboratori industriali ed imprese - trasforma professori in imprenditori

119 R. Boni Lez. 2.1 - 119 Prof. Romano Boni 2.6. La crisi del Giappone

120 R. Boni Lez. 2.1 - 120 GIAPPONE PIL4.800 M $ (4,5 volte l’Italia) Crescita PIL 1997: +5 % ; 1998: - 3 % ; 1999: - 1 % PIL pro capiteda 4.750 $ a 21.350 $ in 20 anni - Agricolturada 13 % a 6 % - Industriada 36 % a 34 % - Servizida 51 % a 60 % (Dati 2000)

121 R. Boni Lez. 2.1 - 121 Gli anni della crisi Anni ‘80 Giappone, nazione modello, ricca, esportatrice Anni ‘90 la locomotiva perde vigore - tassi d’interesse: da 0% a 5% - $ forte yen debole Nazionalismo economico - valori immutati - orgoglio smisurato 1997 Crisi finanziaria asiatica 1998 Crisi delle Banche giapponesi - Lo Stato interviene - stanzia 43.000 miliardi di yen (circa 600.000 miliardi di lire) - vara un meccanismo complesso che salva il sistema bancario

122 R. Boni Lez. 2.1 - 122 La Long-Term Credit Bank of Japan Long Term Credit Bank (LTCB) fondata nel 1952 - tra le principali finanziatrici dello sviluppo post bellico giapponese Anni ’90 - Esplode la bolla speculativa del mercato azionario e immobiliare (fine dicembre 1989 – massimo dell’Indice Nikkei: 38,915.87) - Inizia la crisi nei settori: immobiliare, costruzioni, mutui, trasporti - 1991 Crediti inesigibili della LTCB: 19 miliardi di $ - 1997 Crisi finanziaria asiatica fa precipitare la situazione 1998 Lo Stato nazionalizza la LTCB e la rivende al gruppo americano Ripplewood Holdings per 10 milioni di $ nel 2000. Il gruppo la rilancia come banca commerciale col nome di Shinsei Bank

123 R. Boni Lez. 2.1 - 123 La situazione nei primi anni 2000 Aspetti negativi Yen forte impedisce ripresa esportazioni Disoccupazione: 4,5% (3 milioni – livello altissimo per il paese) Consumi privati e investimenti ridotti al minimo Restrizione nella concessione dei crediti da parte delle banche Aspetti positivi Annuncio di spese pubbliche per 100 milioni di euro per rilanciare l’economia, data la stasi degli investimenti privati Spese per ricerca e sviluppo: 3 % (USA - 2,5 %) 2003 Aprile - Comincia la risalita dell’Indice Nikkei ( Minimo: 7,603.76)

124 R. Boni Lez. 2.1 - 124 La nuova strategia del Giappone Totale cambiamento di strategia del governo guidato da Koizumi Città più industrializzate: Tokio – Nagoya (Toyota) – poi Osaka Privatizzazione delle Poste (gestivano 1/3 delle finanze giapponesi) Più efficiente utilizzo delle risorse pubbliche eliminando il finanziamento di opere pubbliche non necessarie Efficiente allocazione dei capitali - Soluzione raggiunta dopo anni di studio del modello USA Riforme graduali per arrivare ad un mercato con - maggiore attenzione a redditività e competitività - minore spazio agli accordi di potere

125 R. Boni Lez. 2.1 - 125 La ripresa del Giappone 2002 – nasce IRCJ (Industrial Reconstruction Corporation of Japan) Obiettivo: acquistare e ricollocare sul mercato aziende in crisi Periodo di operatività: 5 anni 2005 – IRCJ – Presidente: Saito - imprese rilevate: 41 – imprese risanate e vendute: 15 molte aziende avevano il capitale allocato male risorse liberate senza creare traumi per la collettività 2006 – Il Giappone ha ripreso a muoversi con - una moderna cultura di valutazione dell’impresa - nuovi standard economici

126 R. Boni Lez. 2.1 - 126 La ripresa del Giappone 2007 – La IRCJ (Industrial Reconstruction Corporation of Japan) conclude la sua attività 41 imprese risanate -La maggior parte di medie dimensioni -Tra le grandi Kanebo - Cosmetici Daiei Inc - Supermercati

127 R. Boni Lez. 2.1 - 127 Prof. Romano Boni 2.7. La crisi Petrolifera

128 R. Boni Lez. 2.1 - 128 Crisi petrolifera - Lo scenario Fonti energetiche Combustibili fossili: carbone, petrolio, gas naturale Energia nucleare Energie rinnovabili: eolica, solare, marina Idrogeno Petrolio: fonte di energia di maggiore impiego

129 R. Boni Lez. 2.1 - 129 Il processo di produzione dei carburanti Il ciclo di produzione e distribuzione dei carburanti - ricerca: anche nelle zone più impervie del pianeta - estrazione: costo da 15 $ il barile del 1980 a 5 $ nel 1998 - trasporto del greggio estratto, via nave o via oleodotto: collo di bottiglia - raffinazione e stoccaggio: scarsa elasticità/inquinamento, scorte strategiche/speculative - distribuzione capillare ai consumatori: frazionata/antieconomica

130 R. Boni Lez. 2.1 - 130 Crisi petrolifera - La storia 1° fase: fino al 1970 - sovrapproduzione petrolifera  basso prezzo del greggio : 2 $ al barile - mercato saldamente controllato dalle 7 sorelle (alti profitti) 2° fase: dal 1970 al 1980 - crescita della domanda  prezzo del greggio da 2 a 3 $ a barile - 1973 - guerra del Kippur  prezzo del greggio da 3 a 12 $ a barile - 1979 - rivoluzione islamica in Iran e guerra con l’Iraq ( 1980 )  prezzo del greggio 31-36 $ a barile 3° fase: dal 1983 - 1983 per la prima volta greggio quotato alla Borsa di New York - 1985 Arabia Saudita aumenta la produzione  prezzo del greggio scende

131 R. Boni Lez. 2.1 - 131 Crisi petrolifera - La storia 1998 - prezzo del greggio 8 $/b 1999 - I paesi dell’OPEC tagliano la produzione  prezzo 18 $/b Le previsioni di fine 2000 - Non possono resistere a lungo - dicembre 2000  diminuzione del prezzo del greggio Cosa è successo dopo?

132 R. Boni Lez. 2.1 - 132 11 settembre 2001 Antefatti: - Anni ’80 - Sostegno USA a: Saddam Hussein, Iraq, contro l’Iran di Komeini Talebani (Omar e Bin Laden), Afganistan, contro i Russi - 1991 - Prima guerra del Golfo contro Saddam Hussein Basi militari americane in Arabia Saudita Liberazione del Kwait - Anni ‘90 - Reazioni alla presenza americana in Arabia Saudita Attentati terroristici contro sedi diplomatiche americane 11 settembre 2001 - Distruzione delle Twin Towers (New York) e di parte del Pentagono (Washington) con 4 aerei dirottati da 19 kamikaze islamici (1, precipitato in Pennsylvania, aveva come obiettivo la Casa Bianca)

133 R. Boni Lez. 2.1 - 133 Reazioni USA all’11 settembre 2001 Reazioni USA agli attacchi terroristici dell’11-09-2001 - 2002 - Invasione USA dell’Afganistan, con sostegno internazionale - 2003 - Invasione unilaterale dell’Iraq da parte degli USA Contrari: ONU – Unione Europea – Paesi arabi e africani A favore: Inghilterra, Spagna, Italia, Polonia, e altri Nota - 2006 - Prima la Spagna, poi l’Italia ritirano le truppe dall’Iraq - 2007 - Brown, succeduto a Blair, avvia il ritiro delle truppe inglesi

134 R. Boni Lez. 2.1 - 134 Prezzi storici del greggio (a) (b) 1973Guerra dello Yom Kippur16,09,7 1974Embargo arabo46,625,6 1979Rivoluzione iraniana51,528,8 1980Guerra Iran – Iraq75,447,4 1990Invasione del Kwait30,921,9 1998Crisi in Asia14,213,2 2003Invasione dell’Iraq29,429,1 2004Media annua37,036,8 2005Nuova crisi energetica63,863,8 a) Prezzi reali deflazionati con l’indice medio dei prezzi al consumo (in $ 2005) b) Prezzi reali deflazionati con l’indice del valore medio delle esportazioni (in $ 2005) ( Fonte: La Repubblica – 18-09-2005 p. 32)

135 R. Boni Lez. 2.1 - 135 Acutizzazione del terrorismo islamico Esplosione a livello mondiale del terrorismo islamico - Attentati in Spagna ( Madrid ), Indonesia, Egitto ( Taba, Sharm El Sheik) - Attentati continui in Iraq dopo la fine della guerra (2003) –contro le truppe straniere e contro civili e militari iracheni –cattura e uccisione di ostaggi di ogni nazionalità Note - 2003 Novembre 12 – 19 italiani vittime della strage di Nassyria - 2005 Settembre - caduti americani più di 2000 - caduti italiani più 20 - 2006 Settembre - caduti americani: oltre 3000 - caduti italiani: oltre 30 - 2007 Settembre - caduti americani: circa 3500 - l’Italia ha ritirato i soldati - 2008 Settembre - caduti americani: oltre 4000

136 R. Boni Lez. 2.1 - 136 2005 - Andamento dei prezzi del petrolio Prezzo del greggio - Inizi agosto 2005 - supera i 70 $/barile poi riscende a 64 $/barile - fine agosto 2005 - l’ Uragano Katrina devasta New Orleans e distrugge circa 70 piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico petrolio a 68 $/b - settembre 2005 – Uragano Rita – danni alle raffinerie del Texas (FMI - petrolio a rischio 80 $/barile)

137 R. Boni Lez. 2.1 - 137 2006 – Continua l’altalena del prezzo del greggio Il Presidente dell’Iran annuncia che procederà ad arricchire l’uranio nonostante le diffide del Consiglio di Sicurezza dell’ONU Incremento della domanda di greggio di Cina e India, in forte espansione - elemento strutturale importante e non reversibile 2006 aprile – Washington annuncia riduzione scorte USA  prezzo del greggio sul mercato di Londra supera i 74 $/b 2006 agosto – prezzo del greggio sale a 78 $/b 2006 fine settembre – prezzo del greggio scende a 60 $/b

138 R. Boni Lez. 2.1 - 138 2007 – Aumentano i prezzi del greggio Nuova impennata dei prezzi del greggio Andamento altalenante dei prezzi 2007 settembre – il prezzo del greggio sale a 83 $/b 2007 novembre - il greggio sfiora i 100 $ al barile

139 R. Boni Lez. 2.1 - 139 2008 – Andamento dei prezzi del greggio Nel 2008 il prezzo del greggio ha raggiunto la cifra record di 140 $/b per attestarsi, nel mese di agosto 2008, sui 120 $/b. 2008 prima metà di settembre - crollano le richieste di forniture - il greggio scende sotto i 100 $/b 2008 seconda metà di settembre - crisi dei mutui - fallisce la banca d’affari americana Lheman Brothers - prospettive di recessione - il prezzo del greggio scende sotto i 90 $/b 2008 metà ottobre il prezzo scende a 78 $/b - fine ottobre: 62 $/b (*) 2008 dicembre - prezzo del greggio: 45 $/b (*) i paesi produttori riducono la produzione di greggio di un milione e mezzo di barili al giorno

140 R. Boni Lez. 2.1 - 140 2009 – Aggiornamento sui prezzi del greggio 2009 marzo - prezzo del greggio: 50 $/b 2009 giugno - prezzo del greggio: 70 $/b 2009 settembre - prezzo del greggio: 78 $/b 2009 ottobre - prezzo del greggio: 80 $/b circa

141 R. Boni Lez. 2.1 - 141 Ombre sul futuro Crisi attuale strutturale - diversa dagli shock petroliferi degli anni ’70 - è una crisi da domanda (crescente fabbisogno di energia di Cina e India) - il forte sviluppo economico richiederà sempre più energia - prima o poi il petrolio non basterà più Prospettive recessione mondiale o sviluppo di energie alternative (nucleare, vento, sole, idrogeno, che costano più del petrolio) L’energia costa – la Grande Era del Petrolio lo aveva fatto dimenticare

142 R. Boni Lez. 2.1 - 142 Fonti alternative al petrolio Carburanti biologici biodiesel per i motori diesel etanolo per i motori alimentati a benzina Sono sottoposti all’ IVA ma non alle accise

143 R. Boni Lez. 2.1 - 143 Biodiesel Carburante biologico per i motori diesel - Si ottiene lavorando gli oli di semi di colza o di girasole

144 R. Boni Lez. 2.1 - 144 Etanolo Carburante biologico per i motori alimentati a benzina - Si ricava dalla fermentazione degli zuccheri presenti in coltivazioni naturali come uva, patate, mais e barbabietole L’Italia è proprietaria della tecnologia per utilizzare le vinacce da etanolo - Attualmente le manda al macero senza sfruttarle

145 R. Boni Lez. 2.1 - 145 Possibili risparmi Ipotesi: - miscela di benzina con etanolo e di gasolio con biodiesel al 25 %  fabbisogno di petrolio diminuirebbe del 25 % Calcolo della riduzione dei costi di acquisto del greggio Importazione da parte dell’Italia - due milioni di barili di greggio al giorno (dati 2004) Costo di un barile di greggio - circa 80 $ al barile (arrotondamento dati ottobre 2009) (2.000.000 x 80 x 365)  53,4 miliardi $ di bolletta petrolifera in un anno Riduzione del 25 %  taglio di 14,6 miliardi di $

146 R. Boni Lez. 2.1 - 146 Energia Eolica In Italia vengono prodotti 1.400 megawatt - in Germania 17.000 Nel mondo industria eolica - da 2.500 (1992) a 40.000 (2004) megawatt “L’approccio di Fiuminata” (Provincia di Macerata - Marche) - costruite 11 pale a vento sul monte Ferro Rotondo per 10 megawatt (evitano l’emissione di 22.000 tonnellate di anidride carbonica l’anno - danno elettricità a 65.000 persone) Le Marche progettano di realizzare 160 megawatt di eolico garantendo il controllo dell’impatto ambientale e paesistico (Dati 2005)

147 R. Boni Lez. 2.1 - 147 Pannelli solari Situazione 2005 In Italia sono stati installati circa 500.000 mq di pannelli solari In Germania ne sono stati installati 5.000.000 di mq C’è molto da fare e molto da recuperare Importante imparare dalle esperienze e cominciare a fare i passi giusti

148 R. Boni Lez. 2.1 - 148 Pannelli solari Ricerche e studi 2008 Pannelli solari installati nel deserto del Sahara, su una superficie pari alla Lombardia, fornirebbero energia sufficiente a tutta l’Europa - Problemi allo studio: trasporto cavi superconduttori

149 R. Boni Lez. 2.1 - 149 Riduzione delle emissioni di CO 2 Ottobre 2008 Obiettivo europeo - Riduzione delle emissioni di CO 2 nell’atmosfera Dimas, Commissario europeo all’Ambiente - stime europee dei costi dell’operazione: circa lo 0,66 % del PIL Governo italiano non concorda - chiede di fermare per un anno l’applicazione del pacchetto UE per verificare che costi non siano più pesanti per i Paesi manifatturieri

150 R. Boni Lez. 2.1 - 150 Prof. Romano Boni 2.8. Globalizzazione dei mercati

151 R. Boni Lez. 2.1 - 151 La globalizzazione Come è percepita e cos’è Il “villaggio globale” Una descrizione Una definizione Qualche esempio Caratteristiche essenziali Come prepararsi ad affrontarla

152 R. Boni Lez. 2.1 - 152 Una descrizione Le antichissime industrie nazionali sono state e vengono, di giorno in giorno, soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tante nazioni civili. Industrie che non lavorano più materie prime del luogo, ma delle zone più remote, ed i cui prodotti non vengono consumati solo nel paese, ma in tutte le parti del mondo.

153 R. Boni Lez. 2.1 - 153 La descrizione è di Karl Marx e Friedrich Engels (Manifesto del Partito Comunista – 1848)

154 R. Boni Lez. 2.1 - 154 Una definizione Il fenomeno della globalizzazione consiste, sostanzialmente, in una maggiore integrazione tra i paesi ed i popoli del mondo, determinata dall’enorme riduzione dei costi dei trasporti e delle comunicazioni e dall’abbattimento delle barriere artificiali alla circolazione internazionale di beni, servizi, capitali, conoscenza e, in minor misura, delle persone

155 R. Boni Lez. 2.1 - 155 La definizione è di Joseph E. Stiglitz Nobel per l’economia nel 2001 (“La globalizzazione ed i suoi oppositori” - Einaudi – 2002)

156 R. Boni Lez. 2.1 - 156 Qualche esempio Vai in qualsiasi posto del mondo e ci trovi la Coca-Cola o le Nike o le Marlboro Puoi comprare azioni in tutte le Borse del mondo, investendo in aziende di qualsiasi paese I monaci tibetani collegati a Internet L’auto costruita a pezzi, un po’ in Asia, un po’ in Europa e magari un po’ negli Stati Uniti Al computer puoi comprare tutto quel che vuoi on line Dappertutto, nel mondo, hanno visto l’ultimo film di Spielberg o si vestono come Madonna o tirano a canestro come Michael Giordan

157 R. Boni Lez. 2.1 - 157 Questi esempi sono stati raccolti da Alessandro Baricco Scrittore (Autore di “Novecento” da cui è stato tratto il film di Tornatore “La leggenda del pianista sull’oceano”) (“Next” - Feltrinelli – 2002)

158 R. Boni Lez. 2.1 - 158 Globalizzazione - Cenni storici La globalizzazione è il risultato di un processo sia culturale che economico, che si è sviluppato in fasi: I fase : allargamento progressivo dei confini culturali e commerciali del mondo (dalla Grecia all’Australia) II fase : la globalizzazione moderna III fase: La globalizzazione attuale

159 R. Boni Lez. 2.1 - 159 I Fase Conquiste di Alessandro Magno (IV sec. a.C.) Geografi di Alessandria d’Egitto (II sec. a.C.) Impero romano (I sec. a.C. – V sec. d.C.) Marco Polo – “Il Milione” (XIII sec.) C. Colombo - 1492 – Scoperta dell’America XVI sec. Vasco de Gama - Magellano - Vespucci XVIII sec. Macchine a vapore - Rivoluzione industriale XVIII sec. Scoperta dell’Australia

160 R. Boni Lez. 2.1 - 160 II Fase XIX sec. Enorme sviluppo delle ferrovie e della navigazione a vapore. Telegrafo. Sviluppo delle Borse XX sec. Aviazione. Il primo uomo sulla Luna (1969). Grande sviluppo delle scienze: energia nucleare, informatica, telecomunicazioni, Internet, medicina, biologia (DNA), ecc.

161 R. Boni Lez. 2.1 - 161 III Fase - La globalizzazione attuale è una nuova ondata caratterizzata da: - mercato finanziario globale - spostamento delle fabbriche - grande sviluppo del sapere

162 R. Boni Lez. 2.1 - 162 La globalizzazione attuale rivoluzione basata sull’unione del computing con le telecomunicazioni e la TV la lotta per il futuro l’impatto sulle aziende e sulla vita sociale

163 R. Boni Lez. 2.1 - 163 Conseguenze concorrenza globale innovazione e cambiamento quale territorio? nazione o mondo migrazione delle industrie nazioni senza ricchezze e ricchezze senza nazioni

164 R. Boni Lez. 2.1 - 164 Posizione dell’Italia concorrenza dai paesi a basso costo concorrenza dai paesi ad alta ricerca e tecnologia via gli strumenti di protezione destatalizzazione imprenditorialità diffusa

165 R. Boni Lez. 2.1 - 165 Come prepararsi ad affrontarla Prepararsi ad: essere cittadini del mondo imparando due o tre lingue apprendere in continuazione assumere una mentalità aperta al cambiamento avere dei principi, degli ancoraggi sicuri; punti fermi a cui riferirsi in tempi in cui tutto cambia rapidamente per interpretare i mutamenti come opportunità e non subirli

166 R. Boni Lez. 2.1 - 166 Globalizzazione e politiche economiche Aspetti positivi della globalizzazione: - eliminazione delle barriere al libero commercio - maggiore integrazione tra le diverse economie Necessità di politiche economiche adeguate per: - valorizzare aspetti positivi - evitare possibili disastri

167 R. Boni Lez. 2.1 - 167 Quali disastri? Crisi economiche gravi a partire dal 1997 Aumento della miseria in molti paesi Sconvolgimenti sociali e rivolte popolari Reazione : Nascita dei movimenti “No Global”

168 R. Boni Lez. 2.1 - 168 Chi doveva evitarli? Gli organismi internazionali messi a punto con questo specifico obiettivo: FMI Banca Mondiale WTO

169 R. Boni Lez. 2.1 - 169 FMI Fondo Monetario Internazionale Presidente: europeo 1944 luglio – Bretton Woods (New Hampshire – USA) Nasce per evitare crisi economiche mondiali tipo “Grande depressione” degli anni trenta Negli anni ottanta: Sotto l’influsso di R. Reagan e di M. Tatcher abbraccia l’ideologia del libero mercato

170 R. Boni Lez. 2.1 - 170 Banca Mondiale Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo Presidente: americano 1944 luglio – Bretton Woods (New Hampshire – USA) Nasce con l’obiettivo di: - finanziare la ricostruzione dell’Europa - cooperare con l’FMI per evitare depressioni economiche

171 R. Boni Lez. 2.1 - 171 FMI e BM Nascono con il: Presupposto che: - i mercati funzionano male Convincimento che: - occorre esercitare una pressione internazionale sugli stati perché adottino politiche economiche più espansive, aumentando, per esempio, la spesa pubblica, riducendo le imposte oppure abbassando i tassi d’interesse per stimolare l’economia (orientamento keynesiano)

172 R. Boni Lez. 2.1 - 172 WTO World Trade Organization Il WTO, accordo sul libero commercio mondiale, è stato stipulato a Marrakech, in Marocco, il 15 aprile 1994 Non stabilisce regole Fornisce una tribuna per lo svolgimento dei negoziati commerciali Assicura che gli accordi vengano rispettati

173 R. Boni Lez. 2.1 - 173 World Trade Organization Sostituisce il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) precedente sistema di accordi commerciali - eliminandone gradualità e misure di controllo - innescando la creazione di enormi squilibri economici e sociali La Cina è diventata membro del WTO l’11 dicembre 2001

174 R. Boni Lez. 2.1 - 174 Il “Washington Consensus” Con questo termine si indica: l’identità di vedute tra l’ FMI, la Banca Mondiale ed il Tesoro degli Stati Uniti d’America sulle politiche “giuste” da adottare per i paesi in via di sviluppo, che devono accettarle senza discutere

175 R. Boni Lez. 2.1 - 175 La politica dell’FMI Prescrivere, senza tener conto della realtà dei paesi, soluzioni “standard” che prevedono: Apertura delle frontiere dei paesi in via di sviluppo alle merci di importazione Liberalizzazione del commercio senza reti di sicurezza per i lavoratori in esubero Liberalizzazione dei mercati finanziari e dei capitali Adozione di politiche monetarie rigide Imposizione di condizioni a fronte dei prestiti

176 R. Boni Lez. 2.1 - 176 Prof. Romano Boni 2.9. La crisi asiatica del 1997

177 R. Boni Lez. 2.1 - 177 Sistemi Integrati Sistema economico - descritto e misurato dal PIL Sistema valutario - riguarda i rapporti di cambio Sistema finanziario - sistema bancario Sistema politico - Stato e struttura Sistema sociale - società e componenti Principio fondamentale Questi sistemi si intrecciano tra loro e si influenzano reciprocamente NB Il fattore umano Le trasformazioni non sono reversibili (Principio di Entropia)

178 R. Boni Lez. 2.1 - 178 Macroeconomia tratta i più importanti aspetti e problemi economici del nostro tempo si occupa dei “Sistemi integrati” - economico, valutario, finanziario, politico e sociale studia il comportamento del sistema economico nel suo complesso - i periodi di espansione e di recessione, la produzione complessiva di beni e servizi, la crescita del prodotto, i tassi di inflazione e disoccupazione, la bilancia dei pagamenti, i tassi di cambio analizza i comportamenti economici e le politiche che influiscono su - consumi e investimenti, bilancia commerciale e tassi di cambio, variazione dei prezzi e dei salari

179 R. Boni Lez. 2.1 - 179 Macroeconomia – I tre modelli base Ogni modello si presta a studiare un diverso orizzonte temporale Lungo periodo - Capacità produttiva dipende dall’offerta aggregata Prezzi dipendono da rapporto tra domanda e offerta (aggregate) Medio periodo - Capacità produttiva fissa. Fluttuazioni della domanda aggregata determinano prezzi e inflazione Breve periodo - Fluttuazioni della domanda aggregata determinano ammontare produzione e tasso di disoccupazione

180 R. Boni Lez. 2.1 - 180 Teoria quantitativa della moneta mette in relazione il tasso di crescita della moneta (m) la variazione percentuale della sua velocità di circolazione (v) il tasso d’inflazione (i) il tasso di crescita del prodotto (p) attraverso l’equazione m + v = i + p da cui, isolando l’inflazione (i) si ottiene i = m – p + v

181 R. Boni Lez. 2.1 - 181 Modelli Economici Istituzioni e Sistemi Modelli economici semplificati Istituzioni e Sistemi giuridici e normativi - L’approccio dei neoliberisti - L’approccio dei gradualisti

182 R. Boni Lez. 2.1 - 182 Modelli economici semplificati Sono alla base dell’ideologia del libero mercato Prevedono tre ingredienti essenziali: Prezzi, proprietà privata e profitti + concorrenza Tengono in scarsissima considerazione le dinamiche di cambiamento Postulano una concorrenza e un’informazione perfette. Si rifanno ad A. Smith (“ La ricchezza delle nazioni” 1776)

183 R. Boni Lez. 2.1 - 183 Principali critiche ai modelli economici Funzionamento imperfetto dei mercati (non esiste una concorrenza perfetta) Asimmetria delle informazioni (macroscopiche quelle tra le parti) Mancato riconoscimento dell’importanza delle Istituzioni e dei sistemi di riferimento giuridici e normativi Grenwald e Stiglitz - Non c’è equilibrio competitivo se informazione e mercati sono imperfetti

184 R. Boni Lez. 2.1 - 184 Istituzioni e Sistemi Giuridici e Normativi Nelle nazioni con economie di mercato mature sono stati messi a punto in un secolo e mezzo per garantire che: I contratti vengano rispettati Le vertenze commerciali siano risolte La concorrenza sia salvaguardata Le banche siano in grado di restituire i depositi ricevuti Sono la risposta ai problemi creati dal Capitalismo di mercato che operava libero da ogni vincolo, tipo: Fallimenti di banche Raggiri di azionisti

185 R. Boni Lez. 2.1 - 185 L’approccio dei gradualisti I gradualisti sostengono che: La transizione all’economia di mercato deve essere preceduta da creazione di strutture minime indispensabili al suo funzionamento Molti paesi industrializzati hanno costruito con successo le loro economie proteggendo saggiamente e in maniera selettiva alcuni settori industriali finché non sono diventati abbastanza forti per competere sul mercato Un programma economico, per riuscire, deve prestare la massima attenzione alla sequenza e ai tempi di realizzazione delle riforme

186 R. Boni Lez. 2.1 - 186 La crisi del Sud Est asiatico La crisi asiatica del 1997 è stata la più grande crisi economica dai tempi della “Grande depressione” del 1929 Ha travolto Tailandia, Indonesia, Corea del Sud, Singapore e Hong Kong, conosciute come le “Tigri asiatiche” perché avevano avuto uno sviluppo ininterrotto negli ultimi 20 anni Ha investito la Nigeria, l’America latina e la Russia

187 R. Boni Lez. 2.1 - 187 Le tigri asiatiche: INDONESIA (un esempio) PIL195 M $ (1/4 dell’Italia) Crescita+ 6-8 % annuo PIL pro capiteda 500 $ a 3.700 $ in 20 anni (fino al 1997) - Agricolturada 30 % a 17 % - Industriada 33 % a 40 % - Servizida 36 % a 42 %

188 R. Boni Lez. 2.1 - 188 La crisi delle Tigri 2 luglio 1997 Effetto domino Crescita tumultuosa Indebitamento estero a breve Problemi istituzionali

189 R. Boni Lez. 2.1 - 189 L’inizio della crisi La crisi inizia in Tailandia il 2 luglio 1997 con il crollo del bath, nonostante il governo abbia bruciato tutte le riserve in $ e l’FMI abbia cercato di sostenerlo L’FMI ha prestato : 18 miliardi di $ alla Tailandia 43 miliardi di $ all’ Indonesia 58 miliardi di $ alla Corea del Sud

190 R. Boni Lez. 2.1 - 190 L’espansione della crisi Con effetto domino la crisi si espande a tutte le tigri asiatiche, le cui monete sono legate al dollaro In Indonesia cade la dittatura di Suharto In Corea del Sud il leader dell’opposizione passa dalla galera a fare il capo del governo

191 R. Boni Lez. 2.1 - 191 1997 - Le scelte della Corea del Sud e della Malaysia La Corea del Sud ignorando i consigli esterni ricapitalizza le sue due banche principali - due modi per aumentare il rapporto tra capitali e prestiti aumentare il capitale ridurre i prestiti - la Corea del Sud sceglie la prima strada - supera la crisi in modo relativamente rapido In Corea e in Malaysia, per il ruolo attivo avuto nella gestione della crisi, la ristrutturazione finanziaria della maggior parte delle aziende è stata completata nel giro di soli due anni

192 R. Boni Lez. 2.1 - 192 Il fondo monetario asiatico 1997 - il Giappone offre 100 miliardi di dollari per - contribuire alla creazione di un fondo monetario asiatico - finanziare azioni di stimolo necessarie per la regione Il Tesoro degli Stati Uniti e l’FMI - fanno di tutto per sopprimere l’iniziativa - l’idea viene abbandonata 2000 - i paesi dell’Est asiatico si riuniscono e creano una versione più modesta del fondo, denominato “Iniziativa Chang Mai” (dalla città tailandese in cui è stata lanciata)

193 R. Boni Lez. 2.1 - 193 La crisi delle Tigri I punti di vista dei - Neoliberisti - Gradualisti

194 R. Boni Lez. 2.1 - 194 Le cause della crisi delle Tigri (neoliberisti) Corruzione Trasparenza mercato finanziario Mancano giudici Legami politici finanza Indebitamento estero a breve

195 R. Boni Lez. 2.1 - 195 Effetti della crisi e ripresa (neoliberisti) Caduta delle dittature Nuove classi medie Società civile Nuove regole imposte da FMI 2000 – Inizia la Ripresa Hong Kong+ 8,5% PIL Indonesia+ 3,5% Tailandia+ 3,5% Corea+ 8,3% Singapore+ 8,0%

196 R. Boni Lez. 2.1 - 196 Le cause della crisi delle Tigri (gradualisti) Condizioni imposte dall’FMI - Fino al 1997 Aumento dei tassi d’interesse Tagli della spesa pubblica Aumenti delle imposte Condizioni imposte dall’FMI - Dopo il 1997 (nonostante le gravissime conseguenze sociali ed economiche) Politiche di contrazione Riduzione del disavanzo della bilancia commerciale

197 R. Boni Lez. 2.1 - 197 Condizioni imposte dall’FMI (gradualisti) Principali conseguenze sociali ed economiche Distruzione sistematica di posti di lavoro Tassi di interesse a livelli tali da impedire il ricorso ai finanziamenti necessari per creare posti di lavoro Chi ha perso il lavoro è sprofondato nella povertà Chi non lo ha perso è stato colpito da forte insicurezza

198 R. Boni Lez. 2.1 - 198 Condizioni imposte dall’FMI (gradualisti) Altre conseguenze negative Rinuncia dei paesi a gran parte della loro sovranità economica, con rischi per la democrazia Diminuzione degli investimenti e dei consumi (anticamera della recessione) Drastica riduzione del gettito fiscale Squilibri di bilancio Riduzione delle importazioni da parte dei paesi in crisi Diffusione della stasi congiunturale da un paese all’altro Innesco di una forte recessione esportata in tutto il mondo (effetto domino)

199 R. Boni Lez. 2.1 - 199 Tigri asiatiche – La ripresa 2005 - Nazioni leader nella ripresa della crescita economica - Indonesia+ 11,93 % - Corea+ 11,83 % - Filippine+ 9,30 %(new entry) (Fonte: Sole 24 ore del 16-06-2005 – Finanza e Mercati)

200 R. Boni Lez. 2.1 - 200 1997 - La crisi della Nigeria e del Brasile Cause: riduzione delle importazioni da parte dei paesi in crisi paura degli investitori esteri e tagli dei finanziamenti (nel caso del Brasile) Conseguenze: Crollo dei prezzi delle materie prime Crisi finanziaria

201 R. Boni Lez. 2.1 - 201 Il Brasile Legame con il $ Fuga di capitali Export in difficoltà Aumento tassi e tasse Recessione

202 R. Boni Lez. 2.1 - 202 La crisi dell’Argentina È scoppiata nel 2001 a la riprova del fallimento dell’FMI l’FMI aveva ridotto l’inflazione agganciando il peso al $ Questa misura, inizialmente positiva, nel lungo termine si è rivelata deleteria in quanto ha: - impedito svalutazioni controllate per favorire le esportazioni - facilitato tensioni speculative  crollo del peso

203 R. Boni Lez. 2.1 - 203 La Russia Caduta del muro - 1989 Crollo del modello Libero mercato Chi intraprende I boiardi

204 R. Boni Lez. 2.1 - 204 La Russia 1997 1999M = Miliardi PIL392 M $180 M $ Crescita+3%- 4 % PIL pro capite5.000 $1280 $ - Agricolturada 12 %a 7 % - Industriada 50 %a 37 % - Servizida 38 %a 56 % (Dati 1999)

205 R. Boni Lez. 2.1 - 205 La crisi russa 1989 Caduta del muro di Berlino Avvio del processo di transizione dal comunismo all’economia di mercato Errore fondamentale Mancato riconoscimento della centralità del problema della trasformazione delle strutture sociali e politiche del paese

206 R. Boni Lez. 2.1 - 206 Realtà economica dell’Unione Sovietica ( 1989 ) nelle campagne e nelle fabbriche non ci si doveva preoccupare né di procurarsi i mezzi per produrre né di vendere i prodotti - pensava a tutto lo Stato la disoccupazione non esisteva - non si poneva un problema di sussidi i lavoratori passavano tutta la vita lavorativa nella stessa azienda - mancava un mercato del lavoro non c’erano case per i lavoratori per passare da un’azienda all’altra - mancava un mercato immobiliare lo Stato - determinava i prezzi in base a criteri politici -impegnava una quota enorme del PIL per le spese militari -aveva la proprietà di tutte le risorse produttive e naturali

207 R. Boni Lez. 2.1 - 207 La crisi russa e i fondamentalisti del mercato Errori commessi nel cercare scorciatoie per il capitalismo Liberalizzazione affrettata dei prezzi Rialzo eccessivo dei tassi d’interesse, da parte del governo Eltsin e dell’FMI, per contenere l’inflazione Rigidità delle politiche monetarie Mancanza di regole e di meccanismi di controllo Privatizzazioni effettuate tenendo in scarso conto la concorrenza

208 R. Boni Lez. 2.1 - 208 Conseguenze eclatanti La privatizzazione ha favorito la cessione delle aziende di stato ai loro ex dirigenti La mancanza di leggi e di controlli ha favorito la spoliazione delle aziende Programma “prestiti in cambio di azioni” (in pratica una “finta vendita” delle aziende di stato) Questi abusi hanno minato la fiducia dei russi nei governi, nella democrazia e nelle riforme

209 R. Boni Lez. 2.1 - 209 Il caso dell’India e della Cina Questi due paesi, contrariamente alle indicazioni dell’FMI, avevano introdotto attenti controlli sul movimento dei capitali In tal modo hanno evitato la crisi di origine speculativa del 1997 che aveva investito gli altri paesi dell’area Nel 2002 il PIL della Cina ha superato quello dell’Italia e nel 2003 quello della Francia Nel 2008 l’Istituto Statistico USA Global Insight ha valutato che il PIL della Cina, nel 2009, supererà quello degli Stati Uniti

210 R. Boni Lez. 2.1 - 210 Il sorpasso della Cina 2008 - Sondaggio del Boston Consulting Group - la maggioranza degli americani è convinta che il sorpasso della Cina sugli USA sia già avvenuto da tempo perché i giornali USA evidenziano -chiusure di fabbriche e licenziamenti di massa -non arrivo di multinazionali straniere, anche cinesi, che investono e assumono i beni con etichette “made in China” si notano in tutti gli ipermercati Wal-Mart i prodotti USA nei settori tecnologicamente avanzati (aerospaziale, biomedico, robotica, ecc.) sono meno visibili ai consumatori

211 R. Boni Lez. 2.1 - 211 Breve storia economica della Cina 1830 - la Cina, con il 30 % del PIL mondiale, era prima nella classifica della ricchezza delle nazioni (da oltre cinque secoli) Dall’inizio della prima guerra dell’oppio (1839 - 1842) in poi il crollo cinese fu velocissimo 1840 - la Gran Bretagna effettuava il sorpasso diventando la prima potenza industriale dell’ottocento XX secolo - gli USA hanno sottratto il primato all’Inghilterra, ma senza mai raggiungere il record cinese del 1830 2008 - la Cina sta per riprendere, dopo 180 anni, il primato perduto dopo secoli di “centralità asiatica”

212 R. Boni Lez. 2.1 - 212 Prof. Romano Boni 2.10. Scandali globali americani

213 R. Boni Lez. 2.1 - 213 Scandali globali americani Il caso della Long Term Capital Investments Gli scandali Enron e Worldcom La scomparsa della Arthur Andersen La risposta americana: Sarbanes-Oxley Act

214 R. Boni Lez. 2.1 - 214 Il caso Long Term Investments Società fondata da John Merriwether e da due professori Ha raccolto risparmi per 100 miliardi $ Attività iniziale come Hedge fund Poi è entrata nel mercato dei derivati Ha puntato sui mercati asiatici e sul mercato russo 1998 agosto - dopo mesi di rovesci in Asia crolla la Russia I risparmiatori cercano di ritirare i loro fondi 1998 settembre - non ci sono soldi in cassa - scoppia il caso La Federal Reserve, banca centrale USA, salva la Long Term Investments per non creare drammi sul mercato internazionale

215 R. Boni Lez. 2.1 - 215 Hedge fund e Derivati Hedge fund - Fondo di copertura assicurativa contro perdite valutarie dovute ad oscillazioni dei cambi Strumento derivato - Titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi, ecc.) - Esistono derivati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona - Utilizzi principali: speculazione, copertura (detta hedging) - Attività sottostanti : sono le variabili alla base dei titoli derivati e possono essere: azioni, obbligazioni, indici o altri derivati

216 R. Boni Lez. 2.1 - 216 Lo scandalo Enron 1985 - Enron nasce dalla fusione di Houston Natural Gas e Internorth - Diventa uno dei maggiori gruppi energetici degli Stati Uniti 2001 autunno - Enron riduce il capitale di 1,2 miliardi $ - Direttore Finanziario Andrew Fastow viene licenziato - Dichiara perdite per 586 milioni $ - Inchiesta SEC 2002 gennaio - Dipartimento di giustizia apre un’inchiesta penale - Amministratore Delegato Kenneth Lay si dimette

217 R. Boni Lez. 2.1 - 217 Conseguenze penali 2002 ottobre - A. Fastow viene imputato di 78 capi d’accusa 2003 settembre - Glisan (ex tesoriere) viene condannato a 5 anni 2004 - A. Fastow viene condannato a 10 anni - Kenneth Lay si consegna all’FBI 2006 luglio – Processo di Kenneth Lay (amico di George W. Bush) - riconosciuto colpevole di bancarotta viene condannato a 24 anni - muore d’infarto

218 R. Boni Lez. 2.1 - 218 La scomparsa dell’Arthur Andersen Risultati delle inchieste - Bilanci Enron e Worldcom gonfiati con la complicità della società di revisione Arthur Andersen & Co. - Come? inserendo come poste attive guadagni presunti mascherando perdite effettive 2002 ottobre - 500 mila $ di multa ad Arthur Andersen & Co. per aver distrutto documenti compromettenti (circa una tonnellata) La società di revisione AA&Co. è costretta a chiudere

219 R. Boni Lez. 2.1 - 219 La risposta americana: Sarbanes-Oxley Act Firmato da Gorge Bush il 30 luglio 2002 Aggrava responsabilità e pene per il reato di falso in bilancio Condannati in base al S-O Act (oltre ai responsabili Enron) - Bernard Ebber, Chief Executive Officer della Worldcom, a 25 anni - John Rigas, presidente della Telecom, a 15 anni - Timothy Rigas, suo figlio a 20 anni Settembre 2005 - condannati a 25 anni + risarcimento danni di 134 milioni $ - Tennis Kozlowski (ex presidente Tyco) + multa 70 milioni $ - Mark Swartz (ex vicepresidente Tyco) + multa 35 milioni $

220 R. Boni Lez. 2.1 - 220 Prof. Romano Boni 2.11. Scandali globali italiani

221 R. Boni Lez. 2.1 - 221 Scandali globali italiani Cirio–De Rica e Parmalat Agli inizi degli anni 2000 emergevano nel nuovo mercato globale Il loro fallimento ha - avuto grande impatto su opinione pubblica italiana per rilevanza delle dimensioni impatto economico e finanziario - evidenziato pericolose falle nei sistemi di controllo connivenze e finanziamenti occulti di politici al vaglio della magistratura

222 R. Boni Lez. 2.1 - 222 Cirio-De Rica 1856 Francesco Cirio fonda la società Cirio a Torino 1875 la Cirio è la prima industria conserviera italiana 1891 l’azienda fallisce 1894 il fondatore non si arrende e riparte da Napoli 1900 F. Cirio muore, entrano nuovi soci e la società si espande 1972 la SME acquisisce il controllo della società 1993 l’IRI vende la SME a pezzi 1994 Sergio Cragnotti acquista il gruppo Cirio-De Rica 2000 inizi - fatturato Cirio-De Rica sfiora i 5.000 miliardi di lire

223 R. Boni Lez. 2.1 - 223 2002 - Il fallimento Cirio-De Rica 2000 - 2001 - politica aggressiva di acquisizioni di società estere - Del Monte (fatturato: 1.600 miliardi di lire) sudafricana - Bompril (detergenza, fatturato: 800 miliardi di lire) brasiliana - Peixe (conserve alimentari) brasiliana - Centrale del latte di Roma (poi ceduta a Parmalat) 2002 espansione si interrompe - Sergio Cagnotti non è in grado di restituire obbligazioni per 150 milioni di euro - il gruppo fallisce entrano i commissari che ne curano la gestione e la vendita 2004 fine di settembre - Cirio e De Rica sono acquistati (155 milioni di euro) da Conserve Mediterraneo, controllata al 51 % da Conserve Italia, colosso della cooperazione bianca emiliana

224 R. Boni Lez. 2.1 - 224 2007 - Cirio-De Rica – Sviluppi giudiziari 25 Settembre 2007 Il GUP * di Roma decide di - Rinviare a giudizio Cragnotti, Geronzi e Fiorani 35 imputati una società di revisione - Prosciogliere gli ex manager di San Paolo - IMI * Giudice per l’Udienza Preliminare

225 R. Boni Lez. 2.1 - 225 2008 - Cirio-De Rica – Il processo 12 febbraio 2008 Il Tribunale Civile di Roma condanna in solido Sergio Cragnotti e Capitalia a risarcire € 300 milioni al Gruppo Cirio come risarcimento per la cessione di Eurolat a Parmalat 14 marzo 2008 Inizia il processo Cirio–De Rica

226 R. Boni Lez. 2.1 - 226 Lo scandalo Parmalat 19 dicembre 2003 - Bank of America nega di custodire 4 miliardi di $ del gruppo - Scoppia lo scandalo 23 dicembre 2003 - Ministero delle Attività Produttive nomina commissario straordinario Enrico Bondi 27 dicembre 2003 - Calisto Tanzi viene arrestato a Milano 31 dicembre 2003 - Viene arrestato l’AD Fausto Tonna

227 R. Boni Lez. 2.1 - 227 Processo Parmalat 28 settembre 2005 Comincia a Milano il processo a Calisto Tanzi e ad altri 18 imputati per i reati di aggiotaggio e false comunicazioni al mercato Aggiotaggio - Delitto commesso da chi divulga notizie false o tendenziose o usa altri mezzi al fine di causare una variazione dei prezzi delle merci o dei valori quotati in borsa, in modo da turbare l’andamento delle attività commerciali e trarne illeciti profitti (Fonte: Dizionario Garzanti - 1987)

228 R. Boni Lez. 2.1 - 228 Parmalat – Sviluppi Maggio 2007 Parmalat cresce di nuovo in termini di utili e di ricavi grazie ad Enrico Bondi. La sua posizione finanziaria netta è tornata in utile per € 87,4 milioni (trimestrale di bilancio al 31-03-2007) Il titolo azionario ha raggiunto € 3,3 da € 2 di fine 2005 I cittadini si sono costituiti parte civile nel processo contro la Parmalat Ottobre 2008 Calisto Tanzi è condannato a 10 anni e all’interdizione dai pubblici uffici. Assolti i funzionari dalla Bank of America

229 R. Boni Lez. 2.1 - 229 La risposta italiana - Falso in bilancio depenalizzato Leggi e D.L. proposti e approvati dal Governo Berlusconi (2001 - 06) Decreto delegato per la riforma del diritto societario (2001) depenalizza il reato di falso in bilancio per le società non quotate in Borsa - 26 settembre 2005 - caso “All Iberian” chiuso perché il falso in bilancio non è più reato per una società non quotata Leggi che hanno ridotto i termini di prescrizione di gravi reati (es. corruzione di magistrati) - caso “SME” - “Consolidato Fininvest” - Procedimenti penali per i reati di corruzione chiusi per decorrenza dei termini

230 R. Boni Lez. 2.1 - 230 Le conseguenze Perdita di credibilità dell’Italia Gli scandali Cirio-De Rica e Parmalat hanno evidenziato la mancanza di - regole - controlli - attenzione da parte della politica - informazione finanziaria comprensibile al cittadino L’Italia è agli ultimi posti per investimenti esteri

231 R. Boni Lez. 2.1 - 231 Prof. Romano Boni 2.12. Reazioni alla globalizzazione

232 R. Boni Lez. 2.1 - 232 Reazioni contro la globalizzazione Cenni storici Un documento “No global” ante litteram Le contestazioni (da Seattle a Cancun) Prospettive

233 R. Boni Lez. 2.1 - 233 Cenni storici XVIII sec. I gesuiti in Sud America levarono la loro voce in difesa degli Indios XIX sec. primi scritti “no global” modernamente intesi

234 R. Boni Lez. 2.1 - 234 Un documento “no global” ante litteram Io sono convinto che le strade di ferro, i telegrafi, le macchine, i miglioramenti dell’industria, tutto ciò finalmente che sviluppa e facilita il commercio, è da una legge fatale destinato ad impoverire le masse fino a che il riparto dei benefizi sia fatto dalla concorrenza. Tutti quei mezzi aumentano i prodotti, ma li accumulano in un piccolo numero di mani, dal che deriva che il tanto vantato progresso termina per non esser altro che decadenza. Se tali pretesi miglioramenti si considerano come un progresso, questo sarà nel senso di aumentare la miseria del povero per spingerlo infallibilmente a una terribile rivoluzione, la quale, cambiando l’ordine sociale, metterà a profitto di tutti ciò che riesce a profitto di alcuni

235 R. Boni Lez. 2.1 - 235 Il documento è di Carlo Pisacane È un brano del suo “Testamento politico” scritto a Genova il 24 marzo 1857 prima di imbarcarsi per la spedizione di Sapri

236 R. Boni Lez. 2.1 - 236 Le contestazioni 1999 – Seattle (USA) – 1^ contestazione contro il WTO 2001 Marzo – Genova – disordini contro il G8 (1^ vittima Carlo Giuliani) 2002 Novembre – Firenze – “Social forum” – prospettive per la costruzione di un metodo di confronto 2003 Settembre – Cancun (Messico) – Fallimento del confronto tra Europa/America e paesi emergenti al vertice del WTO Suicidio del sindacalista coreano Lee

237 R. Boni Lez. 2.1 - 237 Le denunce di Naomi Klein il suo bestseller “No Logo” (2002) bandiera dei “no global” racconta - gli aspetti più subdoli della globalizzazione - la progressiva imposizione dei "marchi” - la ribellione contro questo mondo di etichette Il suo nuovo libro “Shock Economy” (2007) - smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato - solo uno shock causato dal terrorismo, da un cataclisma o dalla guerra può consentire al capitalismo di conquista di trasformare il “politicamente impossibile” in “politicamente inevitabile”

238 R. Boni Lez. 2.1 - 238 La democrazia e le sue radici globali Saggio di Amartya Sen che, in un’intervista concessa a Paolo Flores D’Arcais (11 marzo 2004) così si esprime - La globalizzazione di per sé non è un problema - La globalizzazione in economia, nelle scienze, in matematica, nella musica è qualcosa che arricchisce l’umanità, è un fatto assolutamente positivo - Il problema è l’ineguaglianza nel partecipare alla globalizzazione

239 R. Boni Lez. 2.1 - 239 L’età dell’odio Sottotitolo Esportare democrazia e libero mercato genera conflitti etnici? La studiosa cinese Amy Chua in questo saggio mette in evidenza che: Libero mercato e democrazia, senza ridistribuzione della ricchezza (o “stato sociale” o “welfare”) sono incompatibili perché - “il potere dei numeri” (democrazia) mal si concilia con - “il potere della proprietà” (capitalismo)

240 R. Boni Lez. 2.1 - 240 L’approccio degli Stati Uniti Secondo Amy Chua Approccio degli Stati Uniti, negli ultimi anni - mescolare la forma più cruda di capitalismo con la forma più grezza di democrazia - esportare questa miscela nei paesi più poveri, frustrati e disperati del mondo Se si aggiunge qualche minoranza economicamente dominante risulta che - l’instabilità insita in questa forma primitiva di democrazia sarà aggravata all’ennesima potenza dalle forze dell’odio etnico

241 R. Boni Lez. 2.1 - 241 Il muro dell’Occidente contro i poveri del mondo Le ondate migratorie, fenomeno drammatico del nuovo millennio: - mettono a nudo le tensioni della cultura liberale e democratica e, in particolare, due problemi di giustizia : distributiva politica Robet Goodin, studioso australiano ha scritto: - fino a quando i beni non circoleranno equamente, è inevitabile che le persone vadano a cercarli dove si trovano È quindi inutile e controproducente innalzare muri e creare barriere

242 R. Boni Lez. 2.1 - 242 Le responsabilità dell’Occidente L’unica soluzione per i paesi del primo mondo è: - adottare politiche globali di giustizia distributiva, altrimenti saranno la meta obbligata alla quale tenderanno i tanti disperati della terra L’Europa dovrebbe farsi promotrice di un progetto politico democratico basato su strategie di - giustizia distributiva a livello globale - integrazione politica a livello nazionale È la strada obbligata per - difendere la qualità della nostra democrazia - acquisire l’autorità morale per poterla diffondere

243 R. Boni Lez. 2.1 - 243 Prof. Romano Boni 2.13. La crisi dell’Occidente - 2008

244 R. Boni Lez. 2.1 - 244 Le ideologie del XX secolo Prima metà - Ascesa e crollo del Fascismo e del Nazismo Seconda metà - Crollo del Comunismo (1979 - 1989) - Crisi del Capitalismo (1997 - 2001 - 2007)

245 R. Boni Lez. 2.1 - 245 1995 - Il fantasma della povertà Si prevede che “il fantasma della povertà”(*) arriverà in Occidente perché: - l’Occidente esporta ricchezza e importa povertà - si muovono i capitali occidentali non gli operai - i salariati occidentali si trovano stretti tra “salari orientali” e “costi occidentali” così la povertà entra nella busta paga - gli occidentali non comprendono che (a) mondializzazione dell’economia, (b) crisi dello Stato sociale (Welfare State), (c) crisi della politica, sono anelli spezzati della stessa catena - non si può competere con l’Asia sulla forza lavoro - per lo sviluppo è strategico l’investimento pubblico nel capitale umano e l’uso formativo dei network televisivi pubblici (*) 1995 – Saggio politico di alcuni studiosi, tra cui Giulio Tremonti

246 R. Boni Lez. 2.1 - 246 2008 - La paura e la speranza * Dal 2000-2001 PIL USA gonfiato da continue “bolle” - dalla new economy alla crescita dei valori immobiliari crisi finanziaria USA - parte dalla crisi dei mutui subprime bilancia commerciale USA squilibrata - dal 2000 al 2007 il debito pubblico USA è salito da 5600 a 9000 miliardi di dollari Cina ne possiede quasi la metà dipendenza finanziaria USA dall’esterno accentuata dagli investimenti dei “fondi sovrani” nell’industria bancaria crisi ruota intorno al mercatismo - versione degenerata del liberismo se il mondo è unico, le politiche non possono essere diverse le regole non possono essere parziali. O sono generali o non sono * Giulio Tremonti - Mondadori - Marzo 2008

247 R. Boni Lez. 2.1 - 247 La paura e la speranza * l’Europa non ha superato la dimensione del mercato si illude che il mercato possa sostituire la politica - la politica senza la realtà è vuota - l’economia senza la politica è cieca l’Europa non ha: una politica estera - un seggio unico all’ONU - una politica industriale un funzionale sistema di diritti a tutela della proprietà industriale e intellettuale regole per vietare la concorrenza asimmetrica con i paesi esteri che violano le regole una politica commerciale - è rappresentata nel WTO solo da un Commissario una politica energetica - è in posizione di debolezza nei confronti dei fornitori esteri una politica demografica una politica sociale che ignora gli effetti destabilizzanti prodotti dal lavoro precario una politica culturale * Giulio Tremonti - Mondadori - marzo 2008

248 R. Boni Lez. 2.1 - 248 la speranza * La speranza di superare questi momenti è legata alla combinazione di “identità” e “valori” sintetizzati in sette parole chiave (5 blocchi concettuali) - valori, famiglia e identità - autorità - ordine - responsabilità - federalismo al potenziamento della funzione democratica del Parlamento Europeo * Giulio Tremonti - Mondadori - marzo 2008

249 R. Boni Lez. 2.1 - 249 La crisi americana 29-11-2007 - Congresso USA - Parlamentari Pennsylvania richiamano spirito del 1776 per trovare soluzione a pignoramenti e crisi bancaria marzo 2008 Banca d’affari Bear Stearns assorbita dalla Jp Morgan Chase Governo americano salva Fannie Mae e Freddie Mac, colossi dei mutui 15-09-2008 Banca d’affari Lheman Brothers fallisce (debiti: $ 613 miliardi) 16-09-2008 Merrill Linch acquisita da Bank of America ($ 50 miliardi) 17-09-2008 Fed assume il controllo del 79,9 % della AIG e acquisisce diritto di veto sul versamento di dividendi (con 85 miliardi di $) 25-09-2008 Washington Mutual fallisce - acquistata dalla JP Morgan - 13^ banca americana a fallire 02-10-2008 Senato e Congresso approvano piano anticrisi del Presidente George W. Bush e maxi finanziamento per le banche ($ 700 miliardi)

250 R. Boni Lez. 2.1 - 250 L’innesco della crisi europea e mondiale Mario Draghi Governatore della Banca d’Italia - la crisi richiede interventi urgenti sul fronte monetario, fiscale e regolamentare per ripristinare la stabilità dei prezzi, necessaria per sostenere la crescita 29-09-2008 Crollano le borse in tutto il mondo 2 ottobre 2008 Jean-Claude Trichet presidente della BCE annuncia che il tasso di riferimento resta invariato al 4,25 % 06-10-2008 Perdite pesanti per le Borse europee - Milano: - l’8,24 % - Londra: - 7,25 % Global Financial Stability - crisi dei mutui USA costerà $ 1.400 miliardi (circa € 1.000 miliardi)

251 R. Boni Lez. 2.1 - 251 Autunno 2008 La crisi, partita dagli Stati Uniti, ha investito l’Europa e tutto il mondo Si è capito che è necessario un coordinamento senza frontiere per contrastare il panico e riportare l’economia su un terreno più solido 08-10-2008 a livello mondiale è stato deciso il taglio di 1/2 punto del costo del denaro. La Fed ha portato i tassi all'1,5% e la Bce al 3,75%. Hanno partecipato Banca d'Inghilterra, Banca del Canada, Banche centrali di Svezia e Svizzera e Banca centrale cinese ( - 0,27%) Governo inglese - piano per dare liquidità alle Banche. Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi - decreto legge che impedisce fallimento delle banche e fornisce garanzia pubblica ai depositi bancari fino a 103.000 euro in aggiunta a quella del Fondo Interbancario

252 R. Boni Lez. 2.1 - 252 Autunno 2008 - Primi accordi 08-10-2008 Il Presidente francese Nicolas Sarkozy, Presidente di turno della Comunità Europea, in acccordo con Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, convoca i 15 capi di governo dell’Eurogruppo per varare un piano di ricapitalizzazione delle banche, sul modello di quello britannico 15-10-2008 L’accordo, condiviso dal Governo Americano, è sottoscritto dai 27 capi di governo dell’Unione Europea Il coordinamento euro americano restituisce un po’ di fiducia ai mercati

253 R. Boni Lez. 2.1 - 253 15 novembre 2008 Presidente Bush convoca una riunione dei 20 paesi più industrializzati del mondo (G20) per - fronteggiare la crisi finanziaria - frenarne l’impatto sull’economia reale - evitare la paventata recessione mondiale I risultati dell’incontro sono poco significativi L’attesa è focalizzata su quel che farà il nuovo Presidente USA Barak Obama che subentrerà a Bush dal febbraio 2009

254 R. Boni Lez. 2.1 - 254 Autunno 2009 Nel 2009 il nuovo Presidente USA Barak Obama partecipa alle riunioni del G8 e del G20 L’auspicio è che si avvii una nuova “Bretton Woods”, basata su una ampia visione del mondo, per riformare profondamente le regole e gli istituti di governo dell’economia globale e tenere conto della finanza, ma anche del lavoro, delle materie prime e dell’energia Il 25-09 si è svolta a Pittsburgh l’ultima riunione del G20 per il 2009 Conclusione: tante raccomandazioni sottoscritte da tutti, pochi passi concreti su singoli problemi - Esempio: è stato impossibile formulare tetti precisi e gabbie visibili per i bonus ai banchieri responsabili di perdite finanziarie

255 R. Boni Lez. 2.1 - 255 Prof. Romano Boni 2.14. Un nuovo sistema di regole

256 R. Boni Lez. 2.1 - 256 Un nuovo sistema di regole A fronte dell’ultima crisi mondiale iniziata nel 2007 e nonostante le deludenti risposte fornite dai vari G8 e G20, abbiamo preso coscienza che: Non esistono formule magiche per risolvere i problemi, non solo economici Facciamo tutti parte di una comunità globale e dobbiamo darci delle regole che ci permettano di convivere e di progredire Queste regole devono: - essere, ed essere considerate, eque e giuste - tener conto dei poveri e dei potenti - essere animate dai principi fondamentali della decenza e della giustizia sociale - non devono lasciare spazio a estremismi o fondamentalismi sia economici che religiosi

257 R. Boni Lez. 2.1 - 257 Una speranza per il futuro La soluzione non è facile perché queste regole devono contemperare - democrazia, capitalismo, ridistribuzione della ricchezza, - stato sociale e stato di diritto (complemento indispensabile) È però giunto il momento di preoccuparsi che le cose funzionino e di ripensare a come vengono prese le decisioni e nell’interesse di chi Una globalizzazione gestita in modo equo e giusto permetterà di creare una nuova economia mondiale la cui crescita sarà più sostenibile, più equamente distribuita e potrà contribuire al progresso di tutti

258 R. Boni Lez. 2.1 - 258 Una prospettiva positiva 12 settembre 2003 - Evento di grande valore simbolico “Dichiarazione di Interdipendenza” - Filadelfia (USA) Istituzione della “Giornata d’Interdipendenza” - promossa dal Prof. Benjamin R. Barber - celebrata nel 2003 a Filadelfia e a Budapest 12 settembre 2004 - 2^ “Giornata d’Interdipendenza” - celebrata a Roma - Intervenuti: Prof. Benjamin R. Barber, Sindaco di Roma (Walter Veltroni), eminenti personalità, rappresentanti del Segretario dell’ONU (Kofi Hannan) e del Presidente della Commissione Europea (Romano Prodi)

259 R. Boni Lez. 2.1 - 259 La dichiarazione di Interdipendenza Filadelfia, 12 settembre 2003 Noi, il popolo del mondo, con la presente dichiariamo la nostra interdipendenza come individui e membri di comunità e nazioni distinte. Ci impegniamo ad essere cittadini di un unico “CivWorld”: un mondo civico, civile e civilizzato. Senza pregiudizio per le risorse e gli interessi delle nostre identità nazionali e regionali, riconosciamo le nostre responsabilità nei confronti delle risorse comuni e delle libertà dell’intero genere umano. …

260 R. Boni Lez. 2.1 - 260 La dichiarazione di Interdipendenza ( 12 sett. 2003 ) Ci impegniamo altresì ad operare sia direttamente sia tramite le nazioni e le comunità cui pure apparteniamo come cittadini, per: garantire giustizia ed uguaglianza per tutti … forgiare un ambiente globale sicuro e sostenibile per tutti … offrire ai bambini, nostro futuro comune, particolare attenzione e protezione nella distribuzione delle risorse comuni …. mettere in atto forme democratiche di governance globale, civile e legale, che consentano di garantire i nostri comuni diritti … promuovere la realizzazione di politiche e istituzioni democratiche in grado di esprimere e salvaguardare la nostra appartenenza alla medesima comunità umana sostenere spazi liberi in cui le nostre particolari identità religiose, etniche e culturali possano prosperare e dove le nostre esistenze – tutte di pari valore – possano essere condotte con dignità, al riparo da qualsiasi forma di egemonia politica, economica e culturale

261 R. Boni Lez. 2.1 - 261 2005 – 60° anniversario delle Nazioni Unite Dichiarazione del summit – Un passo significativo enumera - nuovi diritti e nuovi obblighi della comunità internazionale relativi all’intervento nelle questioni interne del Darfur Il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha commentato positivamente - stiamo diventando un mondo nel quale ciascuno di noi è responsabile dei propri fratelli

262 R. Boni Lez. 2.1 - 262 2008 – Tribunale dell’Aja 2008 - il Tribunale dell’Aja ha dichiarato che avvierà una procedura di incriminazione del Presidente del Sudan per crimini contro l’umanità in Darfur Purtroppo il problema del Darfur, è ancora irrisolto così come tante altre gravi situazioni a livello mondiale


Scaricare ppt "2. Quadro d’insieme Prof. Romano Boni Economia Aziendale."

Presentazioni simili


Annunci Google